mercoledì 31 maggio 2017

COM' E' IL MIO CANTO DI VITA ? QUAL E' IL MIO MAGNIFICAT ?

Mercoledì 31 maggio 2017 - Festa della Visitazione
Dal Vangelo di Luca (1, 39-56)


In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


Elisabetta, appena dichiara "Beata" Maria, la fa scoppiare in un inno di lode: “L’anima mia magnifica il Signore…”. Sembra di vederla con le mani tese verso l’alto; guarda il cielo e scruta le profondità di Dio, e il suo canto si fa rivelazione di Dio per noi. Maria, cantando, ci parla di Dio, ci educa al senso di Dio e si fa nostra voce nel lodare Dio.

Il Magnificat è un canto composto da quindici frasi, undici hanno un verbo che ha come soggetto Dio e subito appare chi è Dio per Maria e insegna chi è Dio per noi: è il Signore, l’Onnipotente, il Santo, il Misericordioso, Colui che è fedele, il Salvatore. Sono tutte definizioni che ci fanno sentire Dio presente nella nostra storia. E’ il Dio della storia nella quale camminiamo o da altezzosi, stravolgendola, o come Maria umili, leggendone i segni della presenza misericordiosa di Dio. L’umiltà del Magnificat ci mette a servizio.

Qual è il mio canto del Magnificat? 
Dove va e per chi o per che cosa si eleva il canto della mia vita?
Mostrando me stesso o preoccupandomi solo di me, 
oppure nel riconoscermi figlio e fratello?

“Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio.”  [Papa Francesco]

cfr: getupandwalk.me

venerdì 26 maggio 2017

ORDINAZIONE SACERDOTALE DI FRA ANDREA E FRA SIMONE

ScalviniMilani2
fra Andrea e fra Simone

giovedì 25 maggio 2017

AMA LA STRADA DELLA TUA VITA

Una partenza, un tratto di cammino...
e poi la meta.


Ama la strada della tua vita:
è la tua storia,
è il desiderio di andare oltre...
verso un futuro da realizzare

martedì 23 maggio 2017

Ma se divento religioso come farò con l'attrazione per l'altro sesso?


Alessandro mi scrive:
(...) Sono un ragazzo di Milano (23 anni). L'anno scorso ho avuto una forte conversione (a Medjugorie) ed è nato in me il desiderio di diventare francescano e sacerdote. Ne ho parlato con il mio parroco che mi sta seguendo e dopo l'estate è mia intenzione partecipare a un corso vocazionale più strutturato (ho letto anche del vostro Gruppo san Damiano). Un dubbio che molto mi frena riguarda la castità e l'attrazione per l'altro sesso. Soprattutto mi chiedo, se una volta consacrato, saprò custodire me stesso e non dovrò pentirmi di questa scelta? Leggo di tanti scandali fra alcuni preti e questo mi spaventa (...)


Caro Alessandro,
grazie per la fiducia e per quanto mi hai scritto di così personale sia pure in poche righe. Vedo con piacere che già hai una guida spirituale e questo mi pare davvero saggio e importante. Prima di tutto vorrei dirti che, con questo tuo parroco sei chiamato ad aprirti  in semplicità e ad affrontare le questioni vocazionali che ti angustiano e interpellano, ma anche a sondare con piena libertà ogni possibile strada (consacrazione, vita matrimoniale..) in vista di una scelta vera e autentica. Molto utile ti sarà poi la frequentazione di un Corso/gruppo vocazionale, insieme ad altri giovani che si interrogano come te.

Circa la castità, anche questo è un tema cruciale da affrontare con la tua guida spirituale e che non va sottovalutato anche perchè l'attrazione per l'altro sesso continuerà a persistere e di certo non scomparirà, anche se diventerai frate e sacerdote. Infatti, pur se frate o prete, non sarai mai un essere disincarnato o angelicato ed esente da pulsioni o desideri per altro molto normali: sei e resterai, per fortuna, un uomo!! Come comprendere allora una scelta così radicale e come rimanere fedeli in questa strada intrapresa? Al riguardo ho già scritto molto, mi limito a riprendere alcune brevi considerazioni:
  • Il consacrato, nel suo essere celibe, vuole imitare e attingere direttamente alla vita stessa di Gesù, che per primo volle tale stile di vita. Il prete, addirittura era definito(fino al Vaticano II) come "un altro Cristo" anche per questa medesima decisione di castità. E' dunque Gesù il senso di una scelta  così radicale; Gesù il modello da seguire e il primo e unico amore a cui dedicare l'intera esistenza. Il celibato dice anche, come fu  per Gesù, la piena e totale disponibilità ad offrire e a mettere a disposizione tutto se stessi nei riguardi del prossimo, senza particolarismi o possessi, perchè ogni uomo e donna è considerato fratello e sorella, figli dell'unico Padre che è nei cieli.
  • La castità è dunque legata ad una missione grande; è perciò, per un consacrato, un dono straordinario da custodire e amare e rinnovare quotidianamente. La FEDE in Gesù ne è il vero banco di prova. Tante crisi dolorose e scandalose di sacerdoti udite anche recentemente, a mio parere, infatti, non hanno principalmente una motivazione "sessuale" e non si radicano in pulsioni e attrazioni fisiche ritenute incontrollabili, bensì trovano la loro origine più vera in una CRISI di FEDE. Vale a dire nella perdita nel consacrato del suo legame privilegiato e particolare con il Signore, nell'abbandono della preghiera che è il dialogo intimo con Lui, nel venire meno della sua relazione profonda con Gesù e dunque, conseguentemente, anche in un totale cambio di visione e di sguardo sul prossimo e nelle relazioni. Quando accade questa perdita di FEDE , si frantumano il senso e l'identità del consacrato su tutti i fronti e spesso sono proprio le dimensioni affettive e sessuali a diventare le più vulnerabili e attaccabili.
Se dunque caro Alessandro, il Signore ti chiamerà a diventare frate e prete ricordati questa indicazione: la castità, il celibato....  sono prima di tutto una QUESTIONE DI FEDE!! Custodisci dunque la tua fede e questa custodirà te!

Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

lunedì 22 maggio 2017

«Il Cammino di Sant’Antonio»: Giovani e devoti sui passi del Santo

In tanti all' Ultimo Cammino... 
«Il Cammino di Sant'Antonio» 
E' uno degli itinerari di pellegrinaggio “a piedi” o “in bicicletta”(mountain-bike) più interessanti e ricchi di storia e spiritualità, oltre che di grande interesse naturalistico e paesaggistico, della nostra bella Italia. Ogni anno è percorso da tanti pellegrini e devoti, sia italiani sia stranieri che, zaino in spalla, ricalcano le orme del Santo, toccando alcuni luoghi segnati dal suo carismatico passaggio. Esso si presenta in due segmenti complementari (detti “ultimo” e “lungo cammino”) uniti in un unico grande itinerario. 
  • L'ultimo Cammino : Si tratta di circa 24 Km che conducono i pellegrini dai Santuari Antoniani di Camposampiero (Pd) fino alla meravigliosa Basilica in Padova rinnovando in tal modo i passi del Santo nell’ultimo giorno della sua vita terrena (13 giugno 1231). 
  • Su questo percorso ritorna ogni anno, promosso da noi frati, un pellegrinaggio per i giovani e tutti i devoti.  Si parte in tarda serata dai Santuari Antoniani di Camposampiero dove Antonio ebbe le famose visioni del Bambino Gesù. Dopo avere camminato per un'intera notte, con varie soste meditative e di preghiera, ormai all'alba, si giunge al Santuario dell'Arcella alla periferia di Padova (dove Antonio andò incontro a sorella morte) e quindi alla meravigliosa Basilica che ne custodisce la tomba. (L'edizione di quest'anno si svolgerà nella notte tra sabato 27 e domenica 28 maggio. Per le iscrizioni e il programma aggiornato vedi il sito ufficiale).
  • Il lungo cammino : Ma dalla Basilica, è possibile poi ancora proseguire in 21 tappe (per un totale di 450 Km) verso la grande pianura in direzione Rovigo, Ferrara e Bologna e, attraversando l’appennino Tosco-Emiliano, giungere come meta finale al mistico Santuario della Verna (Ar) luogo di ripetuti soggiorni e passaggi del Santo.
Nella tradizione francescana
“Il Cammino di Sant’Antonio” si inserisce nella grande tradizione francescana dell’itineranza, dell’andare, dell’annunciare, testimoniata dal Poverello di Assisi e fatta propria dal Santo e, nei secoli successivi, dal pellegrinare “a piedi” di tanti frati e devoti accorrenti alla sua tomba e sui luoghi segnati dal suo passaggio. Si tratta di un gesto di devozione e di grande carica spirituale mai venuto meno, nonostante i mutamenti storici e il cambio delle sensibilità, riaffiorato prepotentemente in anni recenti anche grazie al forte richiamo di altri grandi itinerari come il Cammino di Santiago. Vi è però anche il desiderio dell’uomo contemporaneo di riappropriarsi del tempo con ritmi più lenti, di prestare ascolto ai richiami dell’anima, di gustare spazi e modalità di vivere in maggiore semplicità e libertà, di condividere esperienze di essenzialità e bellezza immersi nella natura, di sperimentare relazioni umane più vere e dirette.

Occasione di "vita buona"
Il pellegrinaggio “a piedi”, al riguardo, offre per intero tutti questi elementi di “vita buona”, spesso dimenticati nella frenesia e nell’artificiosità di una quotidianità tecnologica e frenetica che tutti un po’ ci opprime e isola. La strada, il cammino, il pellegrinare diventano allora anche metafora della vita, esprimendo a pieno il bisogno da sempre nascosto nel cuore dell’uomo di verità, libertà, bellezza e bontà e comunione: il bisogno di Dio... Compiere il cammino accanto alla figura del Santo, guidati e attratti da lui, è dunque regalarsi una profondissima e indimenticabile esperienza umana e spirituale.

Sant’Antonio compagno di strada
Se «Il cammino di Sant’Antonio» è, per il pellegrino, un percorso interiore, quasi a ritroso verso ciò che è davvero essenziale e necessario, per certi aspetti, questa “purificazione” avviene anche per la figura stessa di sant’Antonio. Infatti, dalla gloria e dallo splendore della Basilica patavina e dai titoli altisonanti a lui attribuiti (il Santo, taumaturgo, dottore, defensor civitatis), via via, passo dopo passo, è proprio lungo la strada che frate Antonio si fa conoscere al pellegrino in modo più autentico e vero.
Eccolo vicino e fratello nella comune fatica del camminare. Onnipresente nei tanti capitelli di campagna come quasi in ogni chiesa visitata, se ne invoca l’aiuto nei tratti di strada e di vita più difficili e duri. Lo si scorge nei muri delle città da lui attraversate (Monselice, Ferrara…) e segnate dai suoi miracoli; lo incontriamo a Bologna come dotto e umile insegnante di teologia ai frati; lo rivediamo a Forlì nella sua ardente predicazione; silenzioso e orante all’eremo di Montepaolo, tutto dedito al lavoro e alla contemplazione. Eccolo bussare alla porta dei monaci di Camaldoli chiedendo ospitalità dopo avere attraversato le foreste casentinesi; in ginocchio e in visione nella grotta delle stimmate alla Verna. Sant’Antonio, un autentico compagno e amico che sulla strada ama svelarsi e farsi prossimo!

Fra cielo e terra e acqua.
Il Cammino di sant’Antonio regala però anche altre fortissime emozioni agli occhi e al cuore del pellegrino. Ecco, alla partenza da Camposampiero la cella della Visione e il santuario del Noce; a Padova sono le “aeree cupole del Santo” (G. Carducci) ad accoglierci e condurci alla tomba di sant’Antonio, fra mirabili sculture rinascimentali (Sansovino, Lombardo), mentre dall’alto il Crocifisso bronzeo del Donatello ci rivolge il suo sguardo di amore e perdono. E poi via…a piedi veloci, seguendo le frecce onnipresenti e con la Credenziale alla mano dove apporre i fatidici timbri. I dolci Colli Euganei ci ricordano la poesia del Petrarca che qui soggiornò gli ultimi giorni della sua esistenza e ci introducono all’immenso orizzonte di campi, acqua e cielo che ci accompagnerà da qui almeno fino a Bologna. Borghi dispersi e piccoli paesi si alternano a quiete città come Rovigo e al suo antico santuario mariano (Santa Maria del Soccorso) insieme a perle d’arte come Ferrara, racchiusa gelosamente nella cerchia delle mura estensi.
In questo primo tratto del cammino il vero protagonista è il grande fiume, il Po, che si costeggia a lungo sugli alti argini da cui lo sguardo si distende all’infinito verso la vasta pianura polesana. Giungere a Bologna è ritrovare il sapore della grande città, dopo giorni di cammino tra i campi, ma anche ammirarne il ricco patrimonio artistico e religioso: san Petronio, san Domenico, le sue famose torri e i suoi portici...

L'Appennino selvaggio misterioso 
D’ora innanzi però il panorama cambia decisamente: l’Appennino sconosciuto e pressoché intatto nella sua natura incontaminata e selvaggia si offre al pellegrino non appena lasciata la città e ne costituirà l’ambiente quotidiano fino alla meta.
Il Parco dei Gessi Bolognesi e dei calanchi dell’Abbadessa ne sono la prima tappa, ricca di forme erosive spettacolari e di cavità, rifugio per specie vegetali e animali di notevole interesse naturalistico. Alte colline mediterranee, altipiani, rupi rocciose si alternano a campi pianeggianti che trovano la loro estensione tra calanchi argillosi, i calanchi del Passo dell'Abbadessa, modellando così paesaggi di grande impatto e bellezza. Nel mezzo, paesini rurali e vecchi poderi diroccati ci riportano a riti e famiglie e tradizioni ormai finite, segnate da una fede forte e dal duro lavoro di salariati e mezzadri per avere un tozzo di pane.
Ecco poi il Parco della Vena del Gesso Romagnola, che solca le colline romagnole dalla valle del Sillaro fino all’antico borgo di Brisighella: una spettacolare dorsale gessosa, grigio argentea, che interrompe bruscamente i dolci profili collinari conferendo un aspetto unico al paesaggio. Dal castello di Tossignano, la direzione è al Parco del Carnè, nei cui boschi solitari non è raro imbattersi in volpi, istrici e cinghiali, dove il guardiano racconta di passaggi notturni di lupi.
All'Eremo di Montepaolo
Quando il pellegrino giunge a Montepaolo (FC), eremo in cui Sant’Antonio soggiorna per un anno appena giunto in Italia, non mancano le lacrime: ha già fatto molta strada, ma con il Santo al suo fianco è giunto in questo luogo benedetto!
Resta ora da affrontare l’ultimo tratto (otto tappe) contrassegnato in gran parte dall’attraversamento del Parco delle Foreste Casentinesi, il Parco delle Foreste Sacre. Un territorio con centri abitati ricchi di storia e di testimonianze artistiche e architettoniche, che si offrono al pellegrino in una meravigliosa cornice naturale, ricca di flora e di fauna (cinghiale, capriolo, daino, cervo e muflone, lupo). È incredibile passare per gli splendidi boschi (di faggi e abeti) del parco prima di giungere all’Eremo di Camaldoli, gustare l’acqua fresca della fonte presso la porta del monastero e partecipare alla liturgia dei monaci.

Ormai alla meta: La Verna
La meta è ormai prossima: dal Passo dei Mandrioli (mt 1173) al Santuario della Verna il cammino si fa più svelto. All’arrivo, la rupe possente, il "Crudo sasso intra Tevero et Arno”(Dante Alighieri, Paradiso IX) sembra incombere minacciosa, ma subito il panorama si apre e si rasserena sul piazzale del santuario. Un’alta, semplice croce di legno si staglia fra il cielo e i monti lontani. Qui San Francesco ricevette le stimmate, il segno di Cristo, “l’ultimo sigillo” (Dante). Sant’Antonio vi soggiorna qualche mese (1230) rinnovando alla fonte il senso della sua vocazione francescana.
Al rito quotidiano della processione dei frati alla cappella delle stimmate, dominata dalla splendida crocifissione di Andrea della Robbia, segue finalmente il rito dell’ultimo timbro da apporre sulla credenziale.

Un santo per amico
I giorni di bellezza e libertà sperimentati, ma pure le fatiche e i sudori e le vesciche e i tormenti vissuti sono ormai avvolti nella gioia come nella nostalgia della meta raggiunta.
Il Cammino DI sant’Antonio” è così terminato, ma un altro, più interiore e ancora più affascinante si sta avviando :“Il Cammino CON sant’Antonio”, con un santo per amico.

Frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


Per maggiori informazioni sul «Cammino» vedi il sito ufficiale ilcamminodisantantonio.org

sabato 20 maggio 2017

HO SOLO 16 ANNI.. MA SOGNO DI ANDARE IN MISSIONE COME FRATE

frate Angelo missionario in Africa
Cari amici, pace e bene.
Mi ha colpito molto la mail di Gianpaolo, un ragazzo trentino di 16 anni. Guardando le fotografie di un prozio frate francescano, (scomparso da poco, ormai molto anziano e dopo avere dedicato tutta la sua vita alla missione in Africa), mi scrive di avere sentito "come un fuoco nel cuore".

Ecco qualche stralcio della sua mail :"Vivo in un paesino, molto bello fra i monti (...) In famiglia le storie e i racconti fantastici dello zio missionario (fratello di mia nonna) mi hanno accompagnato fin da bambino.., ma riguardare l'altra sera le immagini di zio fra Antonio, tra la sua gente, è stato per me come un fuoco nel cuore, come scoprire un qualche cosa che da sempre voglio fare. Voglio partire, andare là dove c'è più bisogno di me, vorrei anche io diventare frate missionario! Non so però cosa devo fare. Ho bisogno del suo consiglio. Mi aiuti!".

A  Gianpaolo ho risposto dicendo che certamente il sogno di seguire le orme dello zio (e di tanti altri frati missionari) è bello e merita di essere preso più seriamente in considerazione per il futuro.., ma già da ora non è da trascurare. Che fare concretamente?

Ecco alcune indicazioni che gli ho dato: " Dare da subito concretezza a questo sogno significa vivere a pieno la tua vita, vivere bene la tua giovinezza, impegnandoti al massimo in tutto quello che fai, come giovane cristiano gioioso e contento: in famiglia, con gli amici e negli affetti, a scuola, nello sport, nella fede e nell'incontro con il Signore.. ovunque e sempre. Solo se sarai già da ora un giovane vero e autentico e appassionato potrai anche pensare diventare missionario, uno che dà la sua vita a Dio e al prossimo!! Si tratta dunque di crescere e maturare umanamente e spiritualmente  e prenderti le tue responsabilità senza scappare, senza medicorità...  Del resto non potrai fare alcun passo concreto (come per es. entrare in postulato) prima di avere almeno concluso le scuole superiori o avere anche frequentato l'università. Questo ti darà anche il tempo con pazienza di approfondire questo desiderio e sogno che hai e così verificare se si tratta di una chiamata autentica o solo di una infatuzione, di un facile entusiasmo. Al riguardo sarà anche molto utile per te, in questi anni,  una guida spirituale, un frate a cui fare riferimento e con cui parlare liberamente  e poi, piano piano, avvicinarti e conoscere più da vicino la nostra realtà francescana e missionaria che opera in tante parti del mondo in favore di più poveri . Sarà bello poter vivere insieme anche qualche piccola esperienza di missione e volontariato in Italia e all'estero... e   frequentare a suo tempo il Gruppo san Damiano e insieme camminare alla scoperta della volontà del Signore per la tua vita. In questa scoperta infatti sta il segreto della gioia e il senso della nostra esistenza così come , il tuo caro zio fra Antonio ti ha insegnato e testimoniato"

Cari amici, come potete vedere il Signore rivolge la sua chiamata come vuole e a chi vuole, a noi non trascurarla, ma accoglierne i segni attraverso cui Egli sempre si manifesta e ci indica la via!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

frate missionario in Ghana

giovedì 18 maggio 2017

TEST FRANCESCANO - Commenti che incoraggiano! Forse anche te...

Ciao amici ! Il Signore vi dia pace!

In questi giorni ho passato in rassegna consigli e commenti che i partecipanti al test «Che tipo di francescano saresti?» lasciano spontaneamente. Pensate: finora sono arrivate al blog oltre 1130 risposte ...: davvero mi ha sorpreso questa grande e inaspettata adesione! Ma nello stesso tempo, vi confesso, la corrispondenza e la gestione di questa incredibile mole di dati non è stata facile.. Sto cercando di rimandare a tutti un pensiero e una indicazione. Chiedo scusa per alcuni ritardi, ma abbiate fede e un pò di pazienza.... e provvederò rispondendo a ciascuno!

Vi è poi mai capitato di sentirvi imbarazzati per i complimenti che vi fanno? Beh, a me è capitato proprio mentre li leggevo e ringraziavo il Signore per quello che fa anche attraverso gli strumenti che mi ispira per servire la vocazione francescana.

Ho pensato condividere con voi alcuni commenti perché possono illuminare e incoraggiare anche chi non ha ancora partecipato al test. Ho provato anche a raccoglierli per tipologia, per valorizzarli ancora meglio, a partire dai simpatici e spontanei ringraziamenti...

E diamo lode al Signore, che sempre vuole comunicarsi e toccare il cuore delle persone.. anche attraverso internet e i nuovi mezzi di comunicazione. 

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Ringraziamenti ricevuti
  • Ringrazio di questa modalità per leggersi dentro e farsi leggere. Stupendo! Mi è servito molto anche solo rispondere alle domande. Finora essendo molto interessato non avevo trovato su Internet una cosa così completa. Grazie.
  • Un caro saluto a voi che gestite questo bellissimo e interessante questionario, penso che per i giovani come me che sono in cerca della propria vocazione è davvero un aiuto anche solo poter ragionarci sopra su queste domande, davvero grazie.
  • Perfetto, non ho mai trovato di meglio. Grazie di cuore per questo servizio è stata una sorpresa che oggi il signore mi ha fatto, in questo periodo di affanna e di inquietudine, ma soprattutto di delusione verso una Chiesa non sempre capace di Maternità, ma sapere che c'è qualcuno che mi reputa importante è che mi ascolta da sollievo al cuore!
  • Ho trovato geniale questo questionario. Un modo diverso, alternativo, per incuriosire chi ha delle domande, per attrarre chi ha delle incertezze. Un modo per fare sentire meno extraterrestre questa Chiesa.
  • Stupendo. Mi è servito molto anche solo rispondere alle domande. Finora essendo molto interessato non avevo trovato su Internet una cosa così completa. Grazie.
  • È preziosissimo. Mi è piaciuto, nulla da ridire, sicuramente funge da preludio a incontri personali più diretti. Molto interessante ed utile il test! Grazie!
  • Ho trovato molto utile questo questionario. Grazie per questa opportunità. In attesa di una sua risposta cercherò di parlare con il mio Padre Spirituale e capire la mia vocazione.
Che tipo di esperienza ha fatto chi ha risposto?
  •  È stato meraviglioso quando facevo il questionario la mia mente spaziava...
  • Del questionario mi è piaciuta soprattutto la parte in cui bisognava immedesimarsi in altri frati.
  • Mi è stato di sollievo, mi sono sentito coinvolto in qualche cosa di costruttivo per me.
  • Va bene così com'è. L'ho trovato "per caso" in un momento particolare, ho l'impressione che sia stato la cosa giusta da fare al momento giusto. Sono sicuro che ne verrà qualcosa di buono.
  • Test interessante, soprattutto capitato per caso alla mia attenzione in un momento di forte combattimento personale. 
Cosa ha trovato di utile per la propria esperienza? 
  • Utile x aver fatto un po' di introspezione personale circa i miei sentimenti verso Gesù e i frati.
  • Il test è stato utile perché credo che tramite le risposte ognuno di noi possa guardare nel proprio cuore.
  • Ho trovato il test è molto stimolante e utile per comprendere ulteriori motivazioni personali verso questa straordinaria vocazione.
Quali vantaggi ha sperimentato per sé chi l'ha fatto?
  •  Seppur breve, è stato uno stimolo alla riflessione
  • È un questionario che più si va avanti più ti fa compagnia e ti dona pace.
  • Molto bello è dettagliato dove liberamente si può rispondere mettendosi in gioco!
Quali caratteristiche del test sono piaciute di più?
  •  Mi è piaciuta l'idea di compilarlo per iniziare a conoscere questa vocazione.
  • Ben fatto! Ottime domande, semplici e precise.
  • Del questionario ho apprezzato molto la formulazione delle domande, che, nonostante i temi intimi, sono poste in maniera garbata e non invadente. Personalmente non cambierei nulla. Grazie per il Vostro prezioso aiuto.
  • Ho trovato stimolanti le domande dirette su S. Francesco e su Gesù, domande che non mi ero mai posto.
  • Mi è piaciuta l'attività iniziale di riflessione sulle virtù, e che immagine assocerei alla vocazione francescana, poiché non ci avevo mai pensato. Non ho trovato nulla di poco utile o interessante.
  • Grazie per l'opportunità e che Dio vi benedica! Ho trovato tutto davvero molto interessante, ma la cosa che più mi ha "ispirato" sono state le metafore e la domanda su Gesù.
  • Grazie ancora per i vostri consigli e commenti! Non mancate di darcene altri!
E, soprattutto, per chi non avesse ancora partecipato al test, l'invito è sempre valido. Clicca qui per cominciare subito a rispondere: https://docs.google.com/forms/d/198jD2TcHl0bB3eAG91722E82ryT9YmVoj7skZ0JwXlI/viewform?usp=send_form




mercoledì 17 maggio 2017

A cosa sono chiamati i consacrati?

I consacrati e le consacrate 
sono chiamati innanzitutto ad essere 
uomini e donne dell'incontro.
Chi incontra davvero Gesù diventa testimone
 e rende possibile l'incontro per gli altri
papa Francesco

domenica 14 maggio 2017

COME POSSIAMO CONOSCERE LA VIA ?

Domenica 14 Maggio 2017
V Domenica di Pasqua (Gv 14,1-12)

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». 

Insegna lungo "Il cammino di Sant'Antonio"
Cari amici in cammino e in ricerca ,
il Signore vi dia pace.

Oggi, nel vangelo, troviamo una risposta davvero essenziale a tanti nostri interrogativi...; una sorta di lampo che squarcia la notte e il buio che spesso ci opprime.
Alle domande profonde nascoste nel cuore di ogni uomo, ma soprattutto di ogni giovane: "chi sono, dove vado, come spendere la mia esistenza, che senso e significato dare ad essa.., come conoscere la via"...????? , ecco che Gesù semplicemente mostra se stesso. Ci invita a guardare a Lui, a credere in Lui come risposta piena e definitiva al nostro cuore inquieto: «IO sono la Via, la Verità e la Vita !».
  • Gesù è la VIA: Lui è la strada e il modello da seguire, i piedi e le orme da ricalcare, l'esempio a cui rifarci. Lui il cammino che sempre ci invita a novità e ci scuote dal nostro torpore e dalla tristezza. Lui, con noi sempre pellegrino e  fedele compagno di viaggio.
  • Gesù è la VERITA': in Lui il senso di tutto; per Lui cogliamo ciò che è autentico da quanto è invece falso e ingannatore; da Lui le indicazioni al vero bene, all'amore e al bello e alla libertà, al perdono e al dono di sè, alla gratuità e al servizio disinteressato e a tutto quanto può dirsi davvero umano e nello stesso tempo divino.
  • Gesù è la VITA: prima di tutto vita da Lui ricevuta gratuitamente e dunque vita di cui ringraziare e lodare; vita e speranza da attendere anche oltre ogni morte perchè Lui è il Risorto; vita come relazione e amicizia che Lui ci offre; vita da condividere e donare e spezzare e offrire così come Egli ha fatto. 
Grazie Signore Gesù. A te la nostra lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



GESU' NOSTRA VIA, VERITA' E VITA
Preghiera del gruppo Vocazionale "San Damiano"

Gesù nostra via,
fa' che camminiamo
per i tuoi sentieri,
per quelli che tu hai previsto
per noi.

Gesù nostra verità,
fa' che ti possiamo conoscere
e avere la certezza della strada
che tu ci proponi.

Gesù nostra vita,
fa' che troviamo in te la pienezza
di ciò che tu ci prepari
in questa vita e per l'eternità.

(Carlo Maria cardinal Martini)

Questa stupenda preghiera è stata scritta appositamente dal cardinal Martini per il gruppo francescano vocazionale (gruppo san Damiano) 

sabato 13 maggio 2017

PORTOGALLO - FRATI FRANCESCANI NELLA TERRA DI MARIA


International Meeting - Assisi : Giovani e frati portoghesi
Cari amici
in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

In queste ore Papa Francesco si trova al santuario di Fatima ( Portogallo) in occasione del centenario delle famose apparizioni mariane (13 maggio 1917) ai tre pastorelli, i fratelli Francisco e Jacinta Marto e la cugina Lucia dos Santos (futura suor Lucia). "La bella Signora", così i fanciulli chiamavano la Vergine, si rivolse al mondo, sconvolto da guerre e rivoluzioni e tragedie immani, chiedendo la preghiera (soprattutto del S. Rosario) per la pace e la conversione dei peccatori e dei lontani dalla fede e la consacrazione al suo cuore Immacolato. Con il suo messaggio di speranza Maria invitò tutti i credenti anche ad un rinnovato senso di responsabilità collettiva e alla pratica della riparazione dei peccati attraverso gesti semplici e umili di amore, donazione e sacrificio.

Quegli eventi hanno segnato profondamente il Portogallo come autentica "terra di Maria" e impregnato la spiritualità anche dei nostri frati portoghesi molto legati al santuario di Fatima.
E a proposito di frati mi piace ricordare come in questa nazione, accanto alla profonda devozione mariana, permanga anche un'antica tradizione francescana e antoniana (S. Antonio di Padova nasce a Lisbona nel 1195).
La presenza dei francescani è, infatti, qui documentata gia dal 1216  e attraversa momenti di grande espansione insieme a vicissitudini talvolta molto dolorose e difficili come al tempo delle soppressioni. Basti pensare che noi frati conventuali siamo qui ritornati (con religiosi giunti dall'Italia) solo nel 1967 dopo secoli di esclusione. In quell'anno, a Coimbra, abbiamo infatti avuto la gioia di riottenere in consegna la chiesa francescana di Santo Antonio dos Olivais, niente meno che il luogo ove il giovane canonico agostiniano Fernando divenne per sempre frate Antonio (poi detto "di Padova!) spinto dalla volontà ferma di morire martire per il Vangelo. Davvero un gran bel ritorno alle nostre origini!!

Un decennio dopo, il Patriarcato di Lisbona ci chiede una presenza francescana in una zona molto popolosa e assai povera della periferia della capitale: nascono il convento e la chiesa di San Massimiliano Kolbe (1983) al centro di un enorme quartiere popolare segnato da innumerevoli problemi sociali, ma anche pulsante di umanità  e di cui i frati sono il cuore accogliente, la porta sempre aperta, il segno di una fraternità possibile nel nome di Dio.

Nel 1998 i frati s'orientano ad una nuova presenza conventuale e vengono accolti nella città e diocesi di Viseu per dedicarsi più da vicino alla pastorale dei giovani, all'accoglienza vocazionale e all'accompagnamento spirituale degli universitari che numerosi frequentano la città.

Ecco, in sintesi estrema, i quasi 50 anni di storia della nostra presenza in Portogallo. Circa 800 anni dopo l'arrivo dei frati francescani in terra lusitana, anche questo piccolo gruppo di frati presenti (11 frati) è chiamato a continuare e testimoniare il carisma di san Francesco e sant'Antonio dando voce e carne al Vangelo, regola di ogni francescano. Si tratta certo, come è facile immaginare, di andare a seminare in un campo immenso, di un compito enorme affidato a mani generose e insieme limitate e fragili. Ma con la grazia del Signore non mancano e non mancheranno frutti abbondanti.

Caro amico in ricerca, pare dunque che ci sia molto lavoro nel campo del Signore,... e che gli operai siano pochi!! Preghiamo dunque il Padrone della messe perchè mandi operai nella sua messe. (cfr. Mc 9,38). E se senti questo invito..., non rimandare!!! Il campo è grande.. e il Padrone è un buon Padrone-Pastore di cui ci si può fidare !

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


mercoledì 10 maggio 2017

Il saluto francescano di "PACE E BENE"


Pace e Bene
cari amici in cammino e in ricerca vocazionale!

"Pace e bene": quante volte avrete sentito questa espressione sulla bocca di noi frati! E in effetti, si tratta di un saluto tipicamente francescano. Ma qual è la sua origine e il suo significato?  Ecco un breve approfondimento (e un interessante video) che spero vi aiuti a fare vostra questa espressione e soprattutto a testimoniarne con la vita i valori profondi che significa. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.    
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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Il saluto di "Pace e Bene"
Il Saluto specifico di "Pace e Bene" è un saluto che non troviamo negli  scritti di Francesco, ma in una delle più antiche biografie, la "Leggenda dei tre compagni", che meglio di altre sa proporre  una rilettura della esperienza umana e spirituale del Poverello anche attraverso le sue emozioni e i suoi desideri. 
L'episodio si colloca all'inizio della conversione del Santo, quando con l'abito succinto, il bastone e i calzari, Francesco “ispirato da Dio cominciò ad annunziare la perfezione del Vangelo, predicando a tutti la penitenza con semplicità”. A questo punto entra in scena un personaggio misterioso (quasi una sorta di precursore del Santo), di cui il biografo tace il nome  e che per le vie di Assisi si rivolgeva a tutti proprio con questo saluto: Pace e Bene! 
Come lo stesso Francesco ebbe a confidare più tardi, quell'incontro lo colpì moltissimo e in qualche modo fu interpretato da lui come un segnale del cielo, una precisa indicazione e rivelazione divina che gli mostrava chiaramente una strada da percorrere. Tanto che nel Testamento (1226), ricordando quell'episodio, lui stesso scriverà . “Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: Il Signore ti dia pace”.

Il frate francescano annuncia la  Pace
Il saluto di pace definisce pertanto l'identità stessa del frate francescano. Sin dall'inizio, Francesco e i suoi frati s'impegnarono in una predicazione di pace, fino a farne  un tratto distintivo della loro scelta di vita, tanto che nella Regola (1223) vi compare pari pari il monito di Gesù: “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”
Anche Tommaso da Celano, il primo biografo  di S. Francesco parla della giovane fraternità e di Francesco come ambasciatore di pace: “In ogni suo sermone, prima di comunicare la parola di Dio al popolo, augurava la pace. In questo modo otteneva spesso, con la grazia del Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza, a diventare essi stessi figli della pace e desiderosi della salvezza eterna il valorosissimo soldato di Cristo, Francesco, passava per città e villaggi annunciando il regno dei cieli, predicando la pace, insegnando la via della salvezza e la penitenza in remissione dei peccati”. 
La pace, per Francesco,  non deve essere solo proclamata, ma prima di tutto deve essere vissuta e questo lo ritroviamo nella Leggenda dei tre compagni (1276): “La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all'ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia dalla vostra mitezza. Questa è la nostra vocazione: curare le ferite, fasciare le fratture, richiamare gli smarriti”. Fra gli episodi "di pace" più significativi vissuti da Poverello di Assisi, come non ricordare l'incontro amichevole e rispettoso che egli ebbe con il Sultano di Egitto Malik al Kamil (settembre 1219) mentre gli eserciti cristiani e mussulmani si fronteggiavano e si combattevano ferocemente. Quello storico colloquio, avvenuto a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, è ancora oggi così significativo e attuale per le sue conseguenze nel dialogo interreligioso e per la pace mondiale, tanto da rimanere, pur a distanza di molti secoli, l'avvenimento esclusivo che indica la rotta da cui partire nella ricerca di intesa e armonia tra Oriente e Occidente. Non è un caso che papa Francesco vi si sia ispirato apertamente nel suo recente e pericoloso viaggio in Egitto (28-29 aprile 2017).

Il frate francescano testimonia e costruisce la  Pace

In effetti, la pace fu il tema tema prediletto dal Santo nelle sue predicazioni. Tommaso da Spalato, che vide Francesco predicare a Bologna il 15 agosto 1222, narra che “tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace. Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irridibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace”. 
Al vescovo e al podestà di Assisi insegnò a perdonarsi per amor di Dio, e, infatti, nel Cantico delle Creature (1225) aggiunge la strofa del perdono: “Laudato si', mi' Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore”.
Ai figli della pace Francesco dedica anche una delle sue Ammonizioni (1221), la XV, a commento di una delle beatitudini (Mt 5,9): “Sono veri pacifici quelli che di tutte le cose che sopportano in questo mondo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell'anima e nel corpo”. Questa è la vera e perfetta letizia come spiega lo stesso Francesco nel ben noto apologo che potremmo quasi chiosare con le parole di San Paolo nella Lettera ai Filippesi (4,4-7): “Siate sempre lieti nel Signore, sempre; [...] Non angustiatevi per nulla [...] e la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”

E' Gesù Cristo la fonte della pace vera.
Se troppe volte S. Francesco è stato cooptato a forza nelle schiere di un pacifismo ateo e non credente, in realtà (come appare dalla sua vicenda) la fonte del suo annuncio  e del suo impegno per la pace è sempre il Signore, è sempre il Vangelo.   Per Francesco, solo quando riscopre Cristo, l'uomo trova pace, perchè Egli è la nostra pace e non altri. In Lui , allora ritrova anche quell'armonia ( con se stesso, con gli altri, con il creato e la natura) che lo fa capace di lode perenne e il suo cuore cessa di essere un arsenale pronto a esplodere, per divenire un pozzo di misericordia e di amore.
A tutti voi dunque, in Gesù Cristo: PACE E BENE !

martedì 9 maggio 2017

La bugia di chi dice: "Ho la vocazione!"

È termine tecnico di manovra la parola "vocazione". I latini, fini cesellatori della parola, la annodano stretta al verbo "vocare" il cui significato è "chiamare, convocare, esortare, nominare". Verbi che somigliano molto ad una sveglia: interrompono il sonno, fanno scendere dal letto, rimettono in piedi. "Quando hai sentito di avere la vocazione?" mi chiede spesso conto la gente. Non ho mai incrociato una domanda più insulsa di questa. Avere-la-vocazione: una sorta di possedimento, quasi versione evangelica della proprietà-privata della società, il sospetto che anche sulle chiamate dall'Alto l'uomo possa decidere se accettarle oppure lasciarle senza risposta. Le pagine del Vangelo non ammettono margini di errore: non è un qualcosa che si possiede, la vocazione. È la vocazione che ci possiede. Chi dice "ho la vocazione" è sempre tentato, per una sorta di difetto professionale, a guardare indietro per trovare episodi che lo giustifichino: "Gesù mi ha chiamato quel pomeriggio, quella volta che non sono andato fuoristrada, il giorno in cui mi è andata bene l'operazione". Chi ammette d'essere posseduto da una vocazione, sa bene che le tracce della sua vocazione le dovrà andare a cercare davanti a sé: pare impossibile sapere cosa Dio voglia da noi guardando solo alle nostre spalle. È guardando avanti che la strada s'apre per noi.
Il motto della Giornata Mondiale delle Vocazioni di quest'anno è tutto qui: «Alzati, va' e... non temere!». Alzarsi è verbo di manovra, un'azione fastidiosa, il sospetto che la pacchia sia finita. Andare – declinato all'imperativo, la forma del comando – è un'indicazione di movimento: "Sbrigati, datti da fare, il mondo ti sta aspettando". "Non-temere" è augurio di partenza, condizione prima di arrivo: la paura, ad ogni stazione di partenza, è accovacciata alla porta. Quel non-temere è anticipo di compagnia: "Io sarò con te, ce la farai: stanne certo!" Il senso della chiamata è tutto qui: un preoccuparci che la nostra vita non sia una di quelle storie noiose che è difficile ascoltare, ma che possa essere la migliore delle storie possibili. C'è un'immagine d'insopportabile bellezza nel Vangelo di Giovanni: quando la leggo, mi ci leggo dentro. Parla di un incontro: quello tra il giovane Natanaele e Gesù. Natanaele, incuriosito dalle parole dell'amico Filippo, che gli accennava di Gesù, s'avvicina a Cristo. È ancora distante, quando Gesù, parlando a della gente, dice di lui: «Ecco un Israelita in cui non c'è falsità». Quel giovane è stupito, Gli rigira al volo lo stupore: «Come mi conosci?». Pensava di essere un estraneo, Gesù lo seduce con l'effetto-sorpresa: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico» (Gv 1,47-48) Stare sotto il fico è starsene per i fatti propri, a menare avanti la danza dei mestieri di quaggiù: il massimo della sorpresa è sapere che, mentre noi siamo indaffarati, qualcuno ci ha già messo nel mirino del suo sguardo. Quando ci accorgeremo, sarà troppo tardi: per qualcuno, sarà addirittura impossibile andarsene via da quegli occhi.
La storia, anche quella cristiana, è piena zeppa di chiese cadute in rovina: là dentro, certe domeniche, degli uomini hanno nutrito la pretesa di ridurre Dio solamente al rituale di un pane-secco: Lui, nel frattempo, camminava su strade di periferia a cercare-postini da arruolare per i suoi scopi divini. Millenni dopo – con tutta una storia ad accreditargli fiducia – l'uomo ancora s'ostina a trattare la vocazione come fosse un qualcosa che si possiede: "Entro in seminario perché sento la vocazione di diventare prete". Anche Cristo, dal canto suo, è ostinato: a far capire che l'unica vera ragione per dirsi uomini-chiamati è sentirsi devastati da una voce che, più cerchi di ridurre al silenzio, più ti alza la voce: «Alzati, va' e... non temere!». Vocazione è rovesciare i verbi della grammatica quotidiana: «io non credo perché vedo ma perché sono stato visto» (E. De Luca). Appunto.

domenica 7 maggio 2017

IO SONO LA PORTA.. IO SONO IL BUON PASTORE. TI FIDI DI ME?


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace.

Si celebra oggi in tutta la Chiesa la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Lo slogan biblico che ispira questa domenica è : "Alzati, va e non temere!". Esso ci aiuta a guardare più da vicino e con maggior fiducia alla nostra storia  vocazionale, in cui il Signore ci invita ad uscire da noi stessi, per farci dono agli altri. Certo, a chi è chiamato alla vita religiosa e consacrata (a diventare frate)  affida una missione "da brivido e.. da pazzi" , in cui si deve scommettere tutto e unicamente su di Lui. Se questo non è facile,  nel contempo il  Signore sempre ci rassicura con una benedizione costante: "non temere!".... "non temere!" "Io sono la porta.. Io sono il buon pastore".."Io per te offro la mia vita"!! Fidati di me!! E' un incoraggiameno appassionato di Dio per poter andare oltre le paure, i ripiegamenti e le fughe e quanto paralizza in noi ogni slancio e desiderio di bene.

Mentre scrivo queste parole non posso non pensare a (F....) di cui ho ricevuto una breve mail ieri sera. Si tratta di un giovane di 23 anni con il quale da qualche tempo sono in contatto.  Mi aveva scritto circa un mese fa manifestandomi un forte desiderio di seguire il Signore e la sua attrazione per la vita francescana e avrebbe voluto inziare al più presto un'esperienza di verifica e discernimento in convento, trai frati. L'ultima mail invece era lapidaria e triste: "Ho questo desiderio.., ma ho paura.. per ora non me la sento!"
A Riccardo ho risposto prima di tutto dicendogli che prego per lui e lo affido al Signore, perchè gli riveli la sua via . Gli ho scritto anche alcune parole di vicinanza invitandolo a fissare lo sguardo su Gesù , ad ascoltare la Sua voce, a provare a lasciarsi condurre da Lui al di fuori del recinto del timore e della paura . Ci sono pascoli di vita in attesa... e vita da regalare e condividere . L'ho invitato ad un passo semplice, ma per nulla scontato: FIDATI! Lui non ti vuole "fregare"!

FIDATI: una parola che rimando anche a ciascuno di voi in questa domenica speciale in cui il Signore Gesù si rivela come unica PORTA.. e unico BUON PASTORE della nostra esistenza!

A Lui sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Video con un bel commento al vangelo dalla "Sveglia Francescana"
ce lo offre fra Angel, giovane frate sud-americano studente a Roma

Da un'omelia di papa Francesco
«Preghiamo per ottenere la grazia di bussare sempre a quella porta che a volte è chiusa; noi siamo tristi, desolati e abbiamo problemi a bussare, a bussare a quella porta. Preghiamo per trovare la forza per non andare a cercare altre porte che sembrano più facili, più confortevoli, più alla portata di mano e andare invece a cercare sempre quella: Gesù. E Gesù non delude mai, Gesù non inganna, Gesù non è un ladro, non è un brigante. Ha dato la sua vita per me. Ciascuno di noi deve dire questo: “Tu che hai dato la vita per me, per favore, apri, perché io possa entrare”. Chiediamo questa grazia. Bussare sempre a quella porta e dire al Signore: “Apri, Signore, ché voglio entrare per questa porta. Voglio entrare da questa porta, non da quell’altra”».

venerdì 5 maggio 2017

ALZATI, VA' E NON TEMERE.... DI' IL TUO "Sì" !


Cari giovani,
il Signore vi dia pace.

Domenica prossima, 7 maggio 2017, Domenica del Buon Pastore, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.

Al riguardo è davvero bello l'invito che Papa Francesco rivolge a tutti nel suo messaggio : “Alzati, va’ e non temere!”. Insieme, comunità cristiane e frati e ragazzi e giovani,  siamo dunque chiamati ad alzarci e a metterci in movimento, ad uscire da noi stessi e dalle tante paure per dire il nostro "Sì" al Signore e testimoniare ovunque e a tutti  la gioia del vangelo.

E' questo, infatti, un tempo assolutamente bisognoso di nuovi “Sì” e di nuovi slanci e nuove responsabilità; un tempo che necessita di una rinnovata speranza e gioia che solo dei cuori ardenti per il Signore sapranno esprimere e comunicare.

Preghiamo allora per quanti sono in ricerca vocazionale, perché sulle loro labbra e nel cuore risuoni un "Sì" forte e senza riserve: il "Sì" di Maria, il "Sì" di Francesco e Chiara d'Assisi, il "Sì" di chi ama ...

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
Ecco come rispondere alla chiamata ( con un pò di leggerezza...e allegria) 

Dal Messaggio del Papa per 54ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni 
Chi si è lasciato attrarre dalla voce di Dio e si è messo alla sequela di Gesù scopre ben presto, dentro di sé, l’insopprimibile desiderio di portare la Buona Notizia ai fratelli, attraverso l’evangelizzazione e il servizio nella carità. Tutti i cristiani sono costituiti missionari del Vangelo! Il discepolo, infatti, non riceve il dono dell’amore di Dio per una consolazione privata; non è chiamato a portare sé stesso né a curare gli interessi di un’azienda; egli è semplicemente toccato e trasformato dalla gioia di sentirsi amato da Dio e non può trattenere questa esperienza solo per sé: «La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 21).
L’impegno missionario, perciò, non è qualcosa che si va ad aggiungere alla vita cristiana, come fosse un ornamento, ma, al contrario, è situato nel cuore della fede stessa: la relazione con il Signore implica l’essere mandati nel mondo come profeti della sua parola e testimoni del suo amore (....)