lunedì 28 aprile 2014

Forza e coraggio!

Cari amici,
pace a voi!

Solo due parole per introdurre una testimonianza e condivisione che ci ha lasciato Luca, un ragazzo che quest'anno sta facendo il cammino del Gruppo San Damiano. Mette in comune con tutti noi delle belle parole, che descrivono bene quella che è la sua attuale situazione di vita. Luca ha trovato il coraggio di esprimere e seguire il desiderio che lo abitava da anni... e poi si è trovato a dover mettere in gioco ancor più coraggio per camminare e maturare come uomo e come credente.
Visto che lui dona qualcosa di suo per l'utilità di tutti, sarebbe bello che chi ne trova giovamento ricambi, pregando per lui e per il suo cammino!!

Buona lettura! E buon cammino...
Il Signore vi benedica e vi dia pace!

frate Francesco


«Sta’ in attesa del Signore,
prendi forza e coraggio;
tieni saldo il tuo cuore e spera nel Signore».


Ho voluto iniziare questa mia testimonianza con questa frase del Salmo 26, per raccontarvi il mio percorso dall’inizio fino ad arrivare al cammino vocazionale del Gruppo San Damiano.
Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi che partono in quarta e poi per vari motivi, specialmente per la paura del “che cosa ci sarà dopo?” tornano indietro o meglio cercano di soffocare questo Dono, per vivere una vita secondo i condizionamenti delle persone che ci girano attorno. Io questa piccola ma comunque insistente voce l’ho iniziata a sentire quando avevo 15 anni (ora ne ho 21). Per me era un qualcosa di così grande che tenerlo nascosto era una cosa da “pazzi” ed allora subito (partire in quarta!) lo andai a dire ai miei genitori, per poi ricevere la loro risposta con: «Prima finisci la scuola, poi si vedrà!». Sono passati gli anni, ho finito la scuola alberghiera, ho cominciato a lavorare e dentro di me questa voce comunque non è sparita: anzi, quando cadevo negli ostacoli della mia crescita sentivo questo più forte.
Dopo tante e-mail e contatti scambiati con il frate che avevo conosciuto, ho deciso di incontrarlo e prendere sul serio ciò che dentro di me stava capitando. Solo che i miei genitori non sapevano nulla di tutto quello che facevo in tal senso, e mi sono reso conto che non avrei potuto far un cammino vocazionale senza dirglielo. Così una sera dissi loro tutto di ciò che desideravo fare e che, se il Signore veramente mi avesse voluto come frate, volevo far un cammino vocazionale per capirlo bene.
Da lì è avvenuto un cambiamento dalla A alla Z, perché, dopo aver parlato con i miei genitori di tutto ciò, nel giro di due settimane sono partito per andare a Giovani verso Assisi. Dentro di me c’era qualche paura perché non conoscevo assolutamente nessuno, ma ringrazio il Cielo per avermi dato l’occasione di andare: perché in quei giorni ad Assisi ho conosciuto tanti ragazzi con i quali ho instaurato un’amicizia fantastica. Già stava cambiando qualcosa dentro me e sentivo davvero che non potevo far finta di nulla e proseguire la mia vita da ragazzo chiuso in pasticceria senza ascoltare questa voce.
Due settimane più tardi iniziai il cammino tanto desiderato con il Gruppo San Damiano. Se penso a come ho fatto ad andarci non ho la più pallida idea, perché è stata un’emozione che neanche le parole possono esprimere. Mi sono ritrovato in mezzo a diversi altri ragazzi che, come me, cercavano e cercano tutt’ora una risposta. Per me era qualcosa di strano, perché nonostante non ci conoscessimo tra noi era già nata una fraternità. Ora, pensando a tutti gli incontri partecipati, mi rendo conto che tutti i ragazzi del gruppo per me non sono amici ma fratelli, perché con loro ho avuto ed ho l’occasione di parlare, di confrontarmi di condividere ciò che il Signore ha messo dentro di me, senza nessun problema, senza pregiudizio, ma anzi con tanto affetto verso i fratelli che Gesù mi ha donato.
Ritornando al Salmo, non ho scritto un versetto a caso, ma un qualcosa che spero possa aiutare i ragazzi che leggeranno la mia testimonianza. Questo cammino vocazionale certo non è semplice, perché è un cammino di fede, ma offre anche l’occasione di maturare caratterialmente, vedere le proprie lacune, i nodi, questa polvere che ci impedisce di essere LIBERI.
Ultimamente questo cammino sta diventando sempre più impegnativo, perché si avvicina la fine del Gruppo San Damiano ma anche perché, insieme al mio padre spirituale mi domando «CHI SONO IO? CHI SEI TU, GESU’?».
Non fatevi prendere dalla paura di cosa sarà, non lasciatevi intrappolare da questa paura di intraprendere il cammino, perché non si perde nulla ma, anzi, si guadagna davvero tanto.
«Sta’ in attesa del Signore»: non serve far chissà che cosa, ad esempio: “Vado via di casa, così non dico ai miei cosa c’è dentro di me”: io, nonostante tutte le mie cadute in cuor mio, stando male perché i miei genitori non capivano, ho cercato sempre di star in attesa del Signore, ho avuto “pazienza” e il Signore mi ha ripagato così, donandomi tanti fratelli, tanti sorrisi, tante bellissime cose. Certo all’idea di dire ai propri genitori, amici ecc... di voler intraprendere un cammino vocazionale si ha sempre qualche paura: “Chissà cosa dirà?”... ma sono solo le prime volte, fidatevi, perché che motivo c’è di vergognarsi di Colui che tanto ci ha Amato?
«Prendi forza e coraggio»: ripeto con sincerità, perché spero che le mie parole possano essere d’aiuto.
Questo cammino serve davvero tanto, indipendentemente da qualsiasi strada il Signore ci vuole indicare: ci sono momenti pesanti (il mio motto nei mesi passati era «Che pesantezza!!!»), momenti in cui sembra che non si faccia altro che sbagliare, ma «tieni saldo il tuo cuore e spera nel Signore», perché le difficoltà ci sono, ma in questo cammino non sarai mai solo... perché hai tanti amici-fratelli con cui potrai parlare senza aver paura del giudizio e ci sono anche persone che hanno davvero tanta pazienza, in particolare i nostri FRATI.
Pace e bene a tutti, fratelli! E ricordateci nelle vostre preghiere, come anche noi del Gruppo ricorderemo voi!

Luca


giovedì 24 aprile 2014

Postulanti in servizio...

Cari amici... in ascolto della voce del Signore che chiama,
pace a voi!

Questa sera ci ritroviamo a Brescia: postulanti, ragazzi del Gruppo San Damiano e alcuni altri ragazzi in cammino vocazionale. Vivremo insieme tre giorni di fraternità, preghiera e servizio presso una realtà che accoglie persone con diverse disabilità... Per i postulanti non sarà un novità perché il servizio fa parte del loro intenso calendario settimanale. Confidiamo potrà essere una esperienza utile anche per tutti gli altri.
A proposito, i postulanti ci hanno inviato un loro post, che presenta proprio i fronti di servizio in cui sono impegnati!

Buona lettura... e nel vostro cammino di discernimento, se ancora non c'è, inserite un impegno di volontariato e carità: facendo il bene, riceverete del bene!

Il Signore vi benedica!

frate Francesco


Il nostro percorso formativo presso il postulato di Brescia dei Frati Minori Conventuali – oltre alla formazione interna tenuta dai nostri formatori tutte le mattine e alle lezioni della Scuola di teologia per laici, presso il Seminario di Brescia – ci impegna anche in attività socio-caritativeQuasi tutti i pomeriggi ci rechiamo a gruppetti di due o tre postulanti presso alcune strutture, dove cerchiamo di renderci utili e di mettere in pratica la carità, tanto cara a san Francesco.
I luoghi in cui andiamo sono: 
  • L’Hospice, in cui sono ricoverati i malati terminali. Il nostro compito è quello di fare visita a queste persone semplicemente per scambiare due parole, per far sentire loro qualche parola di conforto per quel che è possibile e, se ben accolta, recitare una preghiera assieme affidando loro stessi alle mani del Padre.
  • La comunità Nuova Genesi, dove vengono accolte persone sieropositive e malati di AIDS. Qui il nostro compito è animare il pomeriggio: con un po' di compagnia, con giochi in scatola, o altre attività... per provare a portare loro un po’ di speranza e gioia. Cerchiamo anche di proporre un piccolo momento di preghiera, così da poter riscoprire con loro quella roccia che è Gesù.
  • La scuola Nicolajevka, centro di accoglienza per persone con disabilità. Il nostro servizio consiste nell'aiutare gli ospiti durante i pasti e le merende, oltre che di appoggiare gli educatori nello svolgimento delle attività organizzate. Il servizio consiste anche nell'interagire a tu per tu con gli ospiti, creando un clima piacevole e diverso dalla loro quotidianità.
  • La fondazione Casa di Dio, struttura residenziale per anziani. Ci rechiamo qui tutti i giorni feriali, sempre in coppia, per aiutare gli operatori e gli anziani ospiti duranti i pasti.
In tutti i nostri servizi cerchiamo e impariamo a portare il nostro Signore Gesù Cristo, poiché senza il suo aiuto il nostro servizio "servirebbe" a poco o nulla.

Buona Pasqua a tutti!

i postulanti


domenica 20 aprile 2014

Sfolgora il sole di Pasqua...

Carissimi amici in ricerca e lettori tutti,
al termine di questo meraviglioso Triduo Pasquale, condividendo un po' di frammenti di vita di alcuni nostri fratelli, vi auguriamo di cuore che la pace e la luce della Pasqua di Gesù crocifisso e risorto giungano a fecondare la vostra vita e la vostra ricerca vocazionale!

Con fraterno affetto,
i vostri frati


La luce del sole che oggi invade la nostra Basilica dei Santi XII Apostoli in Roma,
sede del Ministro e della Curia Generale dell'Ordine.

... risuona il cielo di canti...



I nostri giovani frati di Padova hanno iniziato in modo solenne i Secondi Vespri di questa sera di Pasqua, in cui è tradizione che il Maestro di formazione annunci chi di loro ha chiesto di essere ammesso alla Professione solenne.

... esulta di gioia la terra!



Un gruppetto internazionale tra i giovani frati studenti di teologia a Roma ha vissuto un momento di auguri e canti... ed evangelizzazione per questa Pasqua a Roma in Via dei Fori Imperiali.

Fiorisce la vita

Domenica 20 aprile 2014
Pasqua di Risurrezione


“E vide e credette”
(Gv 20,8)

“Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre”
(dal Salmo 117)

Siamo certi che Cristo è veramente risorto:
cantiamo nella Sequenza del Victimae paschali.

Abbiamo "fede retta e speranza certa"
che la luce del Risorto
anche quest’anno saprà destare
nelle nostre piccole vite
una bella fioritura di grazia.

foto di fr. Giovanni Voltan

venerdì 18 aprile 2014

La gioia di essere prete

Cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina, il Signore vi dia pace.
Ieri sera si è celebrato con grande solennità, qui alla Basilica del Santo (come in tutte le chiese), la messa in Coena Domini, in cui si fa  memoria dell'istituzione dell'eucarestia. La nostra numerosa comunità francescana, nell'occasione, si è stretta attorno ai molti frati sacerdoti operanti al servizio della basilica e dei pellegrini. Quale dono grande per la Chiesa sono i sacerdoti!! Ce ne accorgiamo sempre di più, specie in questo nostro tempo, così povero di vocazioni. Invito pertanto tutti a pregare il Padrone della messe perchè mandi operai  per la sua messe. Invito a pregare per tutti i sacerdoti, i nostri parroci, i giovani preti. Invito a pregare in particolare per tutti i giovani che portano nel cuore tale vocazione. Riporto poi di seguito un bel articolo con le parole che il Papa ha rivolto ieri ai preti. Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto



LA GIOIA DI ESSERE SACERDOTE
Giovedì 17 aprile 2014 Papa Francesco ha celebrato in mattinata la Messa Crismale in San Pietro, mentre nel tardo pomeriggio si è recato presso l’Opera Don Gnocchi per la Messa in Coena Domini. Qui ha definito la lavanda dei piedi – un rito che il Pontefice ha voluto compiere quest’anno con dodici disabili – «un gesto di congedo» di Gesù, «l’eredità che ci lascia»: «essere servitori gli uni degli altri». Lavare i piedi è, ha spiegato Francesco, «un gesto simbolico: lo facevano gli schiavi, i servi ai commensali, alla gente che veniva a pranzo, a cena, perché in quel tempo le strada erano tutte di terra e quando entravano in casa era necessario lavarsi i piedi. E Gesù fa un gesto, un lavoro, un servizio di schiavo, di servo». Un gesto difficile da capire all’epoca, e forse non ovvio neppure oggi. Ma un gesto che attraversa i secoli e arriva fino a noi, perché «pensiamo all’amore che Gesù ci dice che dobbiamo avere per gli altri, e pensiamo anche come possiamo servirle meglio, le altre persone. Perché così Gesù ha voluto da noi».
Nella Messa Crismale, come già aveva fatto l’anno scorso, il Papa ha parlato del sacerdozio. Ha insistito sulla «gioia del sacerdote», che «è un bene prezioso non solo per lui ma anche per tutto il popolo fedele di Dio».
I sacerdoti, ha detto il Pontefice, sono «unti con olio di gioia per ungere con olio di gioia. La gioia sacerdotale ha la sua fonte nell’Amore del Padre», e ha il suo modello nella Madonna. «Il sacerdote è il più povero degli uomini se Gesù non lo arricchisce con la sua povertà, è il più inutile servo se Gesù non lo chiama amico, il più stolto degli uomini se Gesù non lo istruisce pazientemente come Pietro, il più indifeso dei cristiani se il Buon Pastore non lo fortifica in mezzo al gregge». Il sacerdozio è grande, eppure «nessuno è più piccolo di un sacerdote lasciato alle sue sole forze; perciò la nostra preghiera di difesa contro ogni insidia del Maligno è la preghiera di nostra Madre: sono sacerdote perché Lui ha guardato con bontà la mia piccolezza».
Il Papa ha elencato tre caratteristiche della gioia sacerdotale: «è una gioia che ci unge, (non che ci rende untuosi, sontuosi e presuntuosi), è una gioia incorruttibile ed è una gioia missionaria che si irradia a tutti e attira tutti, cominciando alla rovescia: dai più lontani».
Anzitutto, una gioia che unge, nel senso che «è penetrata nell’intimo del nostro cuore, lo ha configurato e fortificato sacramentalmente». «Unti fino alle ossa… e la nostra gioia, che sgorga da dentro, è l’eco di questa unzione».
Secondo: una gioia incorruttibile, perché al dono del sacerdozio «nessuno può togliere né aggiungere nulla». La gioia sacerdotale «può essere addormentata o soffocata dal peccato o dalle preoccupazioni della vita ma, nel profondo, rimane intatta come la brace di un ceppo bruciato sotto le ceneri, e sempre può essere rinnovata».
Terzo: una gioia «eminentemente missionaria», una caratteristica da «condividere e sottolineare in modo speciale»: l’unzione «è in ordine a ungere il santo popolo fedele di Dio» e perciò la gioia «fluisce solo quando il pastore sta in mezzo al suo gregge (anche nel silenzio della preghiera, il pastore che adora il Padre è in mezzo alle sue pecorelle)». «Anche nei momenti di tristezza, in cui tutto sembra oscurarsi e la vertigine dell’isolamento ci seduce, quei momenti apatici e noiosi che a volte ci colgono nella vita sacerdotale» – «attraverso i quali anch’io sono passato», ha confidato il Papa –, finché si è capaci di ripartire ed essere missionari la gioia rimane come quel fuoco sotto le ceneri che può sempre essere ravvivato.
Tre sorelle difendono la gioia sacerdotale, ha aggiunto Papa Francesco: «sorella povertà, sorella fedeltà e sorella obbedienza». Prima sorella: la povertà. «Il sacerdote è povero di gioia meramente umana: ha rinunciato a tanto! E poiché è povero, lui, che dà tante cose agli altri, la sua gioia deve chiederla al Signore e al popolo fedele di Dio. Non deve procurarsela da sé». «Molti, parlando della crisi di identità sacerdotale, non tengono conto che l’identità presuppone appartenenza. Non c’è identità – e pertanto gioia di vivere – senza appartenenza». Di qui nascono tante crisi dei sacerdoti. «Il sacerdote che pretende di trovare l’identità sacerdotale indagando introspettivamente nella propria interiorità forse non trova altro che segnali che dicono “uscita”: esci da te stesso». «Se non esci da te stesso, l’olio diventa rancido e l’unzione non può essere feconda».
Seconda sorella: la fedeltà, «una sempre nuova fedeltà all’unica Sposa, la Chiesa. Qui è la chiave della fecondità». Non una Chiesa inventata. Questa Chiesa, qui e oggi. La seconda sorella richiama così la terza: l’obbedienza «alla Chiesa nella Gerarchia che ci dà, per così dire, non solo l’ambito più esterno dell’obbedienza: la parrocchia alla quale sono inviato, le facoltà del ministero, quell’incarico particolare… bensì anche l’unione con Dio Padre, dal quale deriva ogni paternità».
«In questo Giovedì Santo – ha detto il Papa – chiedo al Signore Gesù che conservi il brillare gioioso negli occhi dei nuovi ordinati, che partono per “mangiarsi” il mondo, per consumarsi in mezzo al popolo fedele di Dio, che gioiscono preparando la prima omelia, la prima Messa, il primo Battesimo, la prima Confessione…». Ma questa «gioia della partenza» spesso si perde con gli anni. Non ci si deve rassegnare alla perdita della gioia sacerdotale. Quando è perduta può tornare, se la si ravviva e si prega. E può rimanere anche nei sacerdoti anziani e malati. «È la gioia della Croce, che promana dalla consapevolezza di avere un tesoro incorruttibile in un vaso di creta che si va disfacendo». C’è anche «la gioia di passare la fiaccola, la gioia di veder crescere i figli dei figli e di salutare, sorridendo e con mitezza, le promesse, in quella speranza che non delude».

giovedì 17 aprile 2014

Verso Te...

Triduo Pasquale 2014

Verso Te....
Egli, che era senza peccato,
accettò la passione per noi peccatori
e, consegnandosi a un’ingiusta condanna,
portò il peso dei nostri peccati.
Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione
ci acquistò la salvezza”.

(dal prefazio della domenica delle Palme).

Entriamo nei giorni santi, cuore dell’anno liturgico, cuore della nostra fede, contemplandoLo, seguendoLo, amandoLo.

Buon Triduo Pasquale dai vostri frati


(foto di fra Giovanni Voltan: nel chiostro del convento di Cholet, Francia)

lunedì 14 aprile 2014

Chi sono io...?


Cari amici,
pace e bene!

Ieri, Domenica delle Palme e di Passione nonché XXIX Giornata Mondiale della Gioventù, Papa Francesco ha tenuto una brevissima omelia dopo il lungo racconto della Passione del Signore secondo Matteo. La sviluppa a partire da un domanda molto semplice:
Abbiamo ascoltato la Passione del Signore. Ci farà bene farci soltanto una domanda: chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre?
L'omelia si conclude così:
Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio? Che questa domanda ci accompagni durante tutta la settimana.
Leggetela tutta questa breve riflessione omiletica!
E accogliamo l'invito del Papa!! Lasciamo risuonare questa domanda nel corso della Settimana Santa! Come san Francesco a La Verna, anche tu, anche io, anche noi – soprattutto chi sta affrontando il proprio discernimento vocazionale – chiediamoci davanti al Signore Gesù crocifisso:
Frate Leone «udì la voce di Santo Francesco, e appressandosi, il vide stare ginocchioni in orazione colla faccia e colle mani levate al Cielo; ed in fervore di Spirito sì dicea: Chi se’ tu, dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo? E queste parole medesime pure ripetea, e non dicea nessuna altra cosa » (Fioretti: FF 1915).
Il Signore risponde!! ... come ha risposto a san Francesco... così parlerà a chi vorrà stare con Lui nella Settimana più santa dell'anno.

Buon cammino verso la Pasqua!
Fraternamente...

frate Francesco con fra Alberto


sabato 12 aprile 2014

Aprendo la Settimana Santa...

Domenica 13 aprile 2014 
Domenica delle Palme e della Passione del Signore


“La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate” (Mt 26,38)

Siamo sotto elezioni, almeno qui a Padova. I vari candidati si presentano vincenti in diversi passaggi nevralgici, esponendo i loro rimedi ai molteplici mali ben argomentando tutto nella lista-promesse.

Siamo sotto settimana santa, almeno per tutti i cristiani del mondo. L’unico candidato si presenta perdente in diversi punti nevralgici, esponendo come rimedio ai molteplici mali la coerenza della sua parola e dei suoi gesti, cui non vuole per nulla rinunciare. A costo di dare la vita e di rimanere solo.

Non è un eroe, ci chiede di stare con Lui: “La mia anima è triste: restate qui”. Non siamo migliori di Pietro, Giacomo e Giovanni che hanno preso sonno, ma cerchiamo, Signore Gesù, di seguirti, di restare con te che con la tua morte e la tua vita continui a restare accanto alla nostra morte e alla nostra vita. Perché anche i nostri sono spesso giorni di passione. E Tu ci sei.

Buona Domenica della Palme, buona Settimana Santa!
i vostri frati


(foto di fra Giovanni Voltan: "aprendo" la finestra nel chiostro del convento dei nostri confratelli francesi di Cholet)

venerdì 11 aprile 2014

Nato "per caso"?

Sant'Antonio con Gesù bambino:
icona francescana dell'amore per la vita
Pace e bene a voi tutti,
cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita!

Assistiamo ormai quasi ogni giorno ad un generale "inquinamento dell'uomo" e ad un progressivo deterioramento della sua dignità e unicità. Sullo sfondo appare evidente il disprezzo per il nostro essere fatti ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26-27) e la negazione di ogni riferimento a Dio per la nostra vita. Ecco infatti farsi strada sempre più l'idea che – poiché la tecnica rende possibile ogni intervento o perché la legislazione lo consente o perchè l'onnipresente pensiero "politicamente corretto" sembra imporlo – certe scelte siano normali e lecite e corrette ormai anche moralmente o comunque accessibili senza possibilità di contraddittorio da parte di nessuno. Pensiamo al riguardo al filo rosso che unisce insieme temi all'ordine del giorno quali l'aborto, l'eutanasia, la svalutazione del matrimonio fra un uomo e una donna, l'utero in affitto, il diritto non più scontato per ogni bimbo che nasce di avere un vero papà e una vera mamma, la teoria del gender...

In tutto questo, vi leggiamo l'eterna pretesa dell'uomo di bastare a se stesso, di autodeterminarsi e percepirsi come inizio e fonte e fine di tutto, eliminando necessariamente la figura "scomoda e antiquata" di Dio, da cui non di tollera più che ci indichi il bene come il male, il lecito e l'illecito, ciò che è naturale da ciò che non lo è. L'uomo fa da solo e non vuole più referenti esterni a lui.  Ma un uomo senza Dio è un essere "gettato nel mondo", senza alcuna origine nè meta se non quelle dettate dal suo desiderio di potenza e affermazione... finché gli va bene! È l'uomo "del caso": nato "per caso" in un luogo e in un tempo "per caso", figlio di qualcuno "per caso", cresciuto "per caso", innamoratosi "per caso", ammalatosi "per caso", morto "per caso"...,  e così, "per caso" è un uomo che conclude anche tutta la sua storia "per caso"!! E così sia!!!
In realtà nessuno potrà mai soffocare l'anelito di ogni uomo a "sentirsi figlio", vale a dire: pensato da sempre, amato, guidato, ispirato, atteso, chiamato. La nostra fede cristiana, al riguardo, ci rivela in Gesù il volto di un Dio Padre buono, amante dell'uomo e della sua vita da sempre, da subito, prima dei tempi, e poi dal suo concepimento... per tutta la sua vita, in eterno.

Anche la vocazione religiosa francescana, come ogni vocazione, scaturisce da questa figliolanza, da questo legame divino dell'uomo al suo Dio... creatore e redentore. Senza vita – evidentemente! – non c'è vocazione. Non c'è futuro. D'altra parte è vero che: senza vocazione non c'è vita... in pienezza.

Non vogliamo soffermarci oltre, se non per incoraggiarci a vicenda a tenere sempre uniti nella preghiera e nella quotidianità, nelle parole e nei fatti: la cura della vita e l'attenzione alle vocazioni. Confidiamo che le parole che il Papa ha pronunciato oggi di fronte ai rappresentanti del Movimento per la Vita italiano, in continuità con il Magistero del Concilio Vaticano II e dei suoi Predecessori, possano contribuire ad animare anche voi nella preghiera nell'attenzione alla Vita:
«La vita umana è sacra e inviolabile. Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita [...] "... oggi dobbiamo dire 'no a un’economia dell’esclusione e della inequità'. Questa economia uccide... Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo; un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio a quella cultura dello 'scarto' che, addirittura, viene promossa". E così viene scartata anche la vita.
[...] Occorre pertanto ribadire la più ferma opposizione ad ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa, e il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia. Ricordiamo le parole del Concilio Vaticano II: "La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli".
[...] Proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi. Vi incoraggio a farlo sempre con lo stile della vicinanza, della prossimità: che ogni donna si senta considerata come persona, ascoltata, accolta, accompagnata».
Leggete con attenzione anche quanto Papa Francesco ha detto l’11 aprile 2014 al BICE (Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia):
«Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva...Vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: "A volte, non si sa se con questi progetti – riferendosi a progetti concreti di educazione – si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione».
Il Signore della vita vi doni vita... in pienezza!

frate Alberto con frate Francesco 
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qui un video interessantissimo sul tema, dal titolo: 
CONTRO I FALSI MITI DEL PROGRESSO

martedì 8 aprile 2014

Sopra la nebbia


Cari amici in ricerca del senso e della vocazione divina per la vostra vita, il Signore vi dia pace. Sono davvero tanti i ragazzi che mi scrivono confidandomi il desiderio di dedicare la vita al Signore, dicendo di essere rimasti affascinati da una scelta di consacrazione, di avere pensato almeno qualche volta a diventare frate francescano o sacerdote, o missionario...Il Signore, infatti, non smette mai di chiamare con dolcezza alla Sua sequela.  Poi, però moltissimi sono anche quelli che non si fanno più vivi, rinunciano, scappano, mettono a tacere questa voce e questa piccola fiamma accesasi nel loro cuore. Pensando a questi atteggiamenti di fuga, vi propongo oggi qualche breve pensiero che spero possa aiutarvi nelle vostre scelte, nel vostro cammino vocazionale. 
L'immagine che accompagna questo post è stata scattata dall'alto dal porticato del Sacro Convento della Basilica di san Francesco in Assisi. Si tratta di una vista abbastanza frequente in primavera , quando la nebbia del mattino invade la piana sottostante e solo la cupola della Basilica di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola  riesce ad emergere al di sopra di essa, come la prua di una nave in un mare in tempesta. E' una bellissima e suggestiva immagine, che può ricordarci come il percorso della chiamata alla vocazione divina, sia certamente impegnativo e difficile, ma con la Grazia di Dio e la nostra umile e tenace determinazione, nella forza della preghiera, potremo certamente superare ogni ostacolo e difficoltà . Il segreto: lasciarci raggiungere, riscaldare, affascinare dalla Luce di Cristo, che solo può dissipare le tenebre e le nebbie che ci opprimono, per quanto fitte esse siano. 
Se ci pensiamo, anche San Francesco d'Assisi, nella sua giovinezza e nel tempo delle scelte,  avrebbe potuto farsi soppraffare dalla "nebbia", avrebbe potuto ignorare e far tacere la Voce di Gesù che da tempo lo interpellava. In tal modo si sarebbe senz'altro risparmiato un sacco di problemi e di "rogne" prima di tutto con il padre che lo voleva ricco mercante e nobile cavaliere, così nei riguardi dei suoi concittadini e amici di baldoria e bagordi. Senza l'audacia delle fede, non avrebbe certo iniziato una vita "da pazzo", scegliendo la povertà e una vita casta e umile per amore di Dio, ma semplicemente avrebbe continuato nella sua vita di sempre, comoda e promettente, per quanto triste e vuota.  
Ugualmente Santa Chiara, avrebbe potuto più semplicemente accondiscendere alle pressioni violente della sua famiglia, che si aspettava ben altro da lei e non certo preferire un vita povera e penitente nel monastero di San Damiano. Invece, sia Francesco che Chiara, nonostante le molte pressioni esterne e i tanti richiami "mondani", una volta raggiunti e toccati  dalla luce di Cristo, non hanno permesso a niente e nessuno di essere di intralcio nel realizzare la loro vocazione, la loro chiamata divina. 
Ma penso anche ad una figura come San Tommaso Moro (martire nel sec. XVI); questi avrebbe potuto cedere ai desideri e alle lusinghe di Enrico VIII e così salvarsi la vita, ma oggi sarebbe ricordato solo per la sua piaggeria e vile compiacenza invece che per la sua luminosa testimonianza alla verità e alla giustizia.  Ugualmente il Santo Curato d'Ars o il nostro santo francescano San Giuseppe da Copertino, non si fecero travolgere dalle tante difficoltà che entrambi sperimentavano nello studio della teologia perchè davvero più grande era in loro il desiderio di diventare sacerdoti e consacrati. Fu questa stessa audacia nella fede e nell'abbandono al Signore a guidare San Massimiliano Kolbe ( frate minore conventuale!) prima nella scelta di diventare frate francescano (invece che militare come il padre) e poi nel campo di concentramento di Auschwitz nel sostituirsi volontariamente nella morte ad un altro prigioniero già condannato. Anche in un recente post vi ho parlato poi di un altro francescano, p. Placido Cortese ( del convento del Santo di Padova), che seppe affrontare torture fino alla morte, pur di non svelare alla Gestapo i nomi dei suoi collaboratori.
Ma se questi vi sembrano nomi lontani e forse un pò altisonanti e irraggiungibili, vi invito a pensare ai tantissimi giovani, ai tanti preti e frati, alle suore, ai missionari, alle mamme ai papà, ai tanti cristiani che quotidianamente per amore di Dio si offrono, si spendono, si donano, si sacrificano, scelgono, affrontano la responsabilità della loro vita e della propria chiamata....pagando di persona! E' di stamattina la notizia di quell'anziano sacerdote gesuita - padre Frans van der Lugt ucciso in Siria, terra insanguinata dalla guerra civile da cui aveva rifiutato di andarsene per rimanere accanto alla sua gente (cristiani e musulmani)
Ma questa, in fondo, non è la stessa strada mostrataci da Gesù, la strada della Croce scelta volontariamente per Amore?
Assisi: Porticato del Sacro Convento della Basilica di San Francesco
Cari amici,  può darsi che anche qualcuno di voi si trovi nel guado, nel dilemma sempre arduo di una scelta tra ciò che si percepisce nel profondo come una chiamata del Signore e altri percorsi forse più suadenti e comodi che sempre si presentano in questi casi. Non abbiate paura! Non temete! Nella tempesta lasciatevi orientare da una bussola interiore che potete consultare in ogni momento: si tratta di riandare, di rimanere avvinghiati con tutte le vostre forze al Signore Gesù, che solo ci offre la GIOIA vera, quella che mai si estingue, che sempre sazia, che a tutto da senso e pienezza... La profonda gioia del cuore che Gesù ci dona, infatti, è la bussola che ci indica la via da seguire nella vita, l'unica in grado di farci attraversare anche le nebbie più fitte ... Non lasciamoci dunque rubare questo DONO prezioso da nessuno, specie dal Maligno, dal grande seduttore e nostro nemico! Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Vi benedico. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

lunedì 7 aprile 2014

Gli occhi di Gesù

Cari amici in ricerca del senso e della "vocazione divina" per la vostra vita, il Signore vi dia pace.
Abbiamo certo ancora nel cuore il Vangelo di domenica, con il racconto della Resurrezione di Lazzaro, con quell'intreccio di sentimenti forti (lacrime, commozione, rabbia, dolore, sofferenza, gioia, speranza...) che sempre questo testo trasmette così come le grandi domande che sa suscitare sul senso della vita, sul perchè della morte, sul nostro bisogno di salvezza e di eternità e felicità oltre ogni finitudine e precarietà; domande che senza Gesù restano solo dei "buchi neri", dei punti interrogativi drammatici e senza soluzione. Ho trovato al riguardo stamane un articolo interessante di Antonio Socci, un autore talvolta polemico ed esagerato, ma sempre provocante e capace di suscitare una riflessione critica su quanto accade al di là di ogni compiacenza a posizioni allineate sul "politically correct" (tanto di moda!). Una frase molto bella mi ha colpito: "Incontrare e seguire quello sguardo (di Gesù) è la più grande fortuna della vita". Cari amici in ricerca, lasciatevi trafiggere il cuore da Lui, lasciatevi guardare e toccare, lasciatevi guarire, lasciatevi guidare, lasciatevi lavare i piedi, lasciatevi chiamare, lasciate che Lui si faccia vostro compagno di viaggio e di strada....: solo così scoprirete e conoscerete la vostra "divina vocazione". Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Vi benedico. Buona settimana. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Incontrare e seguire quello sguardo è la più grande fortuna della vita.

GLI OCCHI DI GESU’ 
(di fronte alla nostra morte…)
Certo, i poeti e i profeti lo dicono con ben altra potenza. Ma anche quei protagonisti della cultura pop di oggi che sono i cantautori – menestrelli del duemila – a volta azzeccano un verso (o una canzone) che, sia pure in un mare di nichilismo, è come un lampo di luce sulla condizione umana.
Penso all’ultimo successo di Vasco Rossi, “Dannate nuvole”, che parla della vita come “valle di lacrime” dove “tutto si deve abbandonare” perché “niente dura” e “questo lo sai, però non ti ci abitui mai. Chissà perché?”.
Questa fragilità dell’esistenza, che davvero dura un soffio di vento e – dice la Bibbia – è come l’erba del campo (“al mattino fiorisce e alla sera è falciata e dissecca”), è la vera grande domanda che grava su di noi. Più incombente di qualsiasi problema quotidiano. Perché è la domanda sul senso della vita.
STRUZZI
Ma noi solitamente facciamo spallucce e mettiamo la testa sotto la sabbia. C’è una scambio di battute, nel film “La grande bellezza”, che è un simbolo perfetto del nostro tempo vacuo e superficiale. Come stai , caro?”, chiede Jep Gambardella ad Andrea. E lui: “Male. Proust scrive che la morte potrebbe coglierci questo pomeriggio. Mette paura Proust. Non domani, non tra un anno, ma questo stesso pomeriggio, scrive”. La replica di Jep è questa: “Vabbè, intanto adesso è sera, dunque il pomeriggio sarebbe comunque domani”. E’ un cinismo compiaciuto che oggi è molto diffuso (ci si sente furbi e spiritosi a buttarla in battuta), ma che nasconde una disperata inermità.
Del resto già Pascal diceva che gli uomini, non sapendo trovar rimedio alla morte, decisero, per rendersi felici, di non pensarci. Ma quale felicità? Quella del ballo sul Titanic? Più che una grande bellezza, una grande tristezza.
Dev’esserci anche un qualche meccanismo psicologico che si è interiorizzato per evitare di guardare l’abisso. Freud sosteneva che “in fondo nessuno di noi crede alla propria morte”. Così quando arriva è troppo tardi per pensarci. Ma la si sconta vivendo, avvertiva il poeta. E specialmente vivendo la morte delle persone che amiamo. In quel caso – e capita a tutti – per un attimo, un’ora o un giorno il teatro delle chiacchiere e dei burattini che è la quotidianità scompare e ci si trova ammutoliti davanti alla realtà.
I NOSTRI NANNI
Pare che sia un evento privato di questo tipo, la morte della madre, avvenuta l’anno passato, ad aver ispirato il film che Nanni Moretti sta girando in questi giorni a Roma e che s’intitolerà appunto “Mia madre”. E’ già cominciata la solita solfa del set blindatissimo e però anche delle indiscrezioni da cui puntualmente filtra la trama. E’ stato Michele Anselmi sul “Secolo XIX” a parlarne.
Protagonisti saranno i due figli di una madre anziana e malata: due fratelli interpretati da Moretti stesso (che arriva a licenziarsi per accudire la madre) e da Margherita Buy che nel film interpreta una regista “engagée” in via di separazione dal compagno e con una figlia adolescente. Margherita, la regista, è alle prese con un film di denuncia sociale sulla ristrutturazione e i licenziamenti in una fabbrica mentre la vita privata incombe e gli ultimi giorni della madre impongono le solite, drammatiche domande sul tenerla in ospedale o portarla a morire a casa.
Si può immaginare la tipica fibrillazione nervosa del personaggio della Buy che non riesce a tenere insieme “l’impegno” del suo film sociale, dove la fabbrica in crisi è la metafora dell’Italia, i problemi scolastici della figlia, la separazione e il dramma di una madre morente. Del resto Anselmi scrive che “l’idea di Moretti, al di là del tirante drammaturgico della malattia, è interrogarsi su quella che ha definito ‘una crisi culturale e sociale che ci coinvolge tutti’ ”. Vedremo se e come il regista romano saprà farci stare di fronte alle domande immense suscitate dalla malattia e dalla morte. Vedremo se saranno solo dei pretesti narrativi, delle metafore per parlare del momento storico e sociale, o se lui avrà il coraggio di prendere di petto la questione di fondo: il senso del vivere e del morire. Ovviamente Moretti non è Bergman, né Tarkovskij. Però potrebbe sorprendere con un accento nuovo. Ha già affrontato il tema del dolore e della morte con “La stanza del figlio” (che vinse la Palma d’oro a Cannes nel 2001). Mostrò un certo talento, ma più che fare i conti col tema della morte mise in scena il problema dell’elaborazione del lutto. Più Freud che Leopardi.
SCOPERTA
Moretti dà spesso la sensazione di un “vorrei, ma non posso”. Regista di talento, sembra non riuscire mai a scappare dalle gabbie del conformismo, dai tic e dai pregiudizi della sua generazione. Conosce e pratica (molto bene) il registro dell’ironia, ma gli è sconosciuto lo sguardo profondo e lieve della poesia. E’ l’icona di una generazione che sembra incapace di essere libera, di mettersi veramente in discussione e di cercare la verità dovunque essa sia, anche fuori dal proprio frigorifero esistenziale.
Azzardo una previsione. Specialmente se il film andrà alla mostra del cinema di Venezia, fra qualche mese la cultura dominante – cioè il salottismo borghese-sinistrese – scoprirà che esiste la morte (perché le cose esistono solo quando le scopre lei).
Ne ciancerà con qualche serioso pistolotto per una decina di giorni e poi ordinerà un aperitivo passando ad altro. Che sia Renzi o Berlusconi, che sia l’ultima articolessa di Scalfari o papa Francesco. Infatti nel “banal grande” politically correct in cui tramonta stancamente questa generazione di vecchi vincenti, si riesce perfino a mitizzare Francesco snobbando tutto quello che lui accoratamente dona. Con i loro assordanti applausi evitano di ascoltare ciò che dice e perdono la grande occasione della loro vita: conoscere un’ignota Misericordia.
LA SOLA SPERANZA
Parafrasando Pessoa si può dire che la generazione pre e post Sessantottina ha perduto la fede cristiana per la stessa ragione per cui i suoi padri l’avevano avuta: senza sapere perchéC’è perfino chi – come Scalfari – ogni settimana sulla “Repubblica” riesce nella spericolata operazione di osannare Francesco e proclamarsi suo amico e seguace, ma senza considerare minimamente ciò che al Papa sta più a cuore: quella Misericordia che tanto commuove il suo cuoreEppure proprio quella Misericordia è la grande bellezza (quella vera). Ed è la risposta alle  domande più profonde. Perché può dar senso alla vita solo qualcosa – o meglio Qualcuno – che sa vincere la morte. Altrimenti è un imbroglio. Quella Misericordia – ha ripetuto papa Francesco – è un Uomo. L’unico che ha vinto la morte e la disperazione. La potenza e la bontà del suo sguardo hanno ridato la vita al figlio della vedova di Naim, alla figlia di Giairo, al suo amico Lazzaro.
Incontrare (e seguire) quello sguardo è la più grande fortuna della vita.
Ieri don Julian Carron, parlando davanti ad alcune migliaia di persone della Fraternità di CL, ha indicato proprio quello sguardo – Ojos de cielo, occhi di cielo – come la sola speranza: quegli occhi che ci tolgono dall’inferno dei nostri affanni e ci illuminano perché sono cammino e guida.
Quegli occhi che fanno vivere tutto. E non fanno morire mai più coloro che si amano. Con Lui, caro Vasco, ogni bellezza dura. E per sempre.

Antonio Socci

sabato 5 aprile 2014

Vieni fuori!

Domenica 6 aprile 2014 - quinta domenica di quaresima

«Detto questo, gridò a gran voce: ‘Lazzaro, vieni fuori!’. Il morto uscì... Gesù disse loro: ‘Liberatelo e lasciatelo andare’». (Gv 11,43-44).



Dopo i “segni” dell’acqua e della luce, quello che tutti contiene: la vita! In sottofondo c’è l’itinerario battesimale, c’è il nostro battesimo: siamo immersi nella Vita. Per non morire mai, per non essere strappati dall’amore di Chi ci ama. Vivi per Amore! “Vieni fuori!” è il grido dell’amico all’amico, di Gesù a Lazzaro, di Gesù a ciascuno di noi per non restare chiusi in qualsiasi ombra di morte: dolore, paura, risentimento, apatia… “Vieni fuori!, Vieni fuori!” ci dicevamo da bambini giocando a nascondino quando qualcuno indugiava a uscire allo scoperto. E anche, in un altro gioco, quando qualcuno, bontà e coraggio suoi, “liberava” tutti. Gesù “liberatutti”: Vieni fuori, anima mia e non temere!
Buona e santa domenica dai vostri frati !

mercoledì 2 aprile 2014

Aiuto! Il mio ragazzo è andato ad Assisi al corso vocazionale

Pace e bene cari amici in ricerca. Molti ragazzi mi scrivono dopo avere frequentato ad Assisi uno dei vari Corsi Vocazionali tenuti dai frati : chiedono una direzione e una guida spirituale e spesso di iniziare un percorso di discernimento vocazionale più mirato e orientato anche alla vita religiosa francescana. A tutti cerco di indicare dei frati a cui rivolgersi per un dialogo suggerendo, quando è il caso, anche l'itinerario più specifico del Gruppo San Damiano (un percorso di "verifica" proposto al nord Italia, e un pò in tutte le regioni). 
Mi ha colpito al riguardo la recente lunga lettera di una ragazza di Torino (Matilde - 19 anni) che mi scrive, spaventatissima e arrabbiatissima, perchè il suo ragazzo (Giulio) è tornato da Assisi, deciso ad iniziare il Gruppo vocazionale San Damiano. Vi riporto di seguito uno stralcio della corrispondenza intercorsa fra noi. Invito tutti a pregare per Matilde e per Giulio e anche raccomando a chi è in "ricerca" di fare bene attenzione, prima di recarsi ad Assisi: ne succedono di belle!! Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Frate Alberto (fra.alberto@davide.it)
Assisi: settimane di spiritualità animate dai frati
LETTERA DI MATILDE
(...) Con Giulio eravamo fidanzati da più di un anno, ma lui mi ha detto che deve assolutamente verificare quanto intuito nel suo cuore ad Assisi. (...) Dice di avere incontrato il Signore, che ha conosciuto san Francesco e che tutto questo è stato per lui un vero terremoto. Mi ha dunque chiesto un tempo di sospensione e di attesa fra di noi, ma in pratica è come se mi abbia già lasciato. Vorrei sentirmi libera di dirgli di andare e fare quello che il cuore gli sta indicando, ma anche sento di essere troppo legata a lui. Io lo amo e non voglio perderlo!! Sono molto arrabbiata con Dio e con voi frati! Farò di tutto per riaverlo!(...)

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Carissima Matilde, grazie per la fiducia e per quanto mi hai scritto nella tua lunga lettera: posso comprendere la tua rabbia e il tuo disorientamento. Certo, il passo che ti è chiesto non è facile e sapere che il tuo ragazzo sta valutando un'altra scelta di vita (senza di te), immagino, quanto possa essere doloroso. Vorrei però invitarti a "guardare in alto" anche se ora ti è difficile. "Guardare in alto" significa affidare questa tua storia e la storia di Giulio prima di tutto al Signore nella preghiera e non solo ai tuoi sentimenti che ora vedi "traditi", non solo alle tue pur legittime aspettative spezzate, non solo ai tuoi desideri e sogni che sembrano frantumarsi. Il Signore infatti, e solo Lui, sa dove stanno il vero bene tuo e il bene e la meta e la direzione di Giulio. E se questi ora necessita di un chiarimento vocazionale sulla propria vocazione e scelta di vita, lascia che lo possa percorrere con molta libertà! Proprio perché gli vuoi bene e ti è caro, lascialo dunque libero che possa verificare ciò che sente nel cuore. La vita da frate francescano infatti, se è questo che il Signore gli farà capire,  non sarà una vita triste e senza amore, bensì un cammino di gioia e pienezza per lui come per tante altre persone. E credo che senza dubbio tu voglia che Giulio sia felice compiendo la volontà di Dio!! Se tu lo incatenassi a te (e le donne - ti prego non offenderti -  possono avere talvolta un potere molto seduttivo e forte al riguardo) farai solo il suo male e anche il tuo! L'amore non si può costringere, l'amore non si può pretendere!! Credimi, in questi anni ho ricevuto moltissime lettere di uomini e donne adulti, che piangono e sono tristi per non avere potuto o voluto percorrere la loro vera e autentica vocazione lasciandosi invece trascinare su strade che non appartenevano ad essi (sia nel matrimonio come nella vita religiosa). Lascia dunque che si sperimenti, lascialo andare, non trattenerlo. L'amore vero non è mai un possesso! Anche perchè, stanne certa, se tale chiamata francescana non è genuina e vera, al Gruppo san Damiano e con l'aiuto del padre spirituale, questo di sicuro emergerà, e Giulio potrà ritornare presto e con più serenità all'idea di farsi una famiglia. Non tornerà però facilmente da te se gli avrai fatto sentire "il fiato sul collo"!! Anche noi frati poi, ti sia ben chiaro, non vogliamo avere sulla coscienza persone costrette o abbindolate, per indossare il nostro abito!! Nessuno di noi vuole andare all'inferno (esiste!!) per avere agito con disonestà!
Carissima Matilde, ti invito ad essere una donna forte, e ad affidarti al Signore. Solo così, questa prova che stai attraversando, potrà aprire anche per te, ne sono certo, nuove e inaspettate novità che solo Lui sa e ha in serbo per la tua vita. Diversamente, resterai prigioniera dei tuoi pensieri e progetti, ma non aspettarti da questi felicità. Ti benedico e ricordo. fra Alberto 
Assisi: città di dialogo e confronto dei giovani con i frati