mercoledì 31 dicembre 2014

Andarono... e trovarono


Giovedì 1 gennaio 2015
Solennità di Maria Ss.ma, Madre di Dio

I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2,16)

L’anno novello parte con Maria, Madre di Dio: è sotto la sua protezione, accanto a quella discreta e forte del suo sposo, Giuseppe. Sono loro, Maria e Giuseppe, che i pastori trovano assieme al bambino Gesù  adagiato nella mangiatoia. In tutto questo andirivieni, Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore, annota l’evangelista Luca. Quest’atteggiamento (“contempl-attivo” direbbe qualcuno) di Maria, accompagnato e sostenuto da silenzio-memoria-attenzione, ci aiuterà ad affrontare i nuovi mesi, i nuovi giorni, con tutto quel che ci sarà dato da vivere cammin facendo. Con il suo stupore, con quello dei pastori perché a Natale il Verbo di Dio è un bambino piccolo che non sa ancora parlare, l’Onnipotente è una piccola creatura che ha bisogno di tutto. Dio ricomincia sempre così, in semplicità ed umiltà. Inizi così, con uno stupore reso nuovo,  il nuovo anno che il Signore ci dona: in piccolezza ed umiltà per sbocciare in carità e pace. Maria, Madre di Dio e Madre nostra, custodisca i nostri passi!

Buon nuovo anno!
Fra Alberto e Fra Francesco


[photo by fr. Giovanni Voltan]

lunedì 29 dicembre 2014

Natale e vocazione


vocazione come incarnazione

La vocazione è la via
perché la Parola e la salvezza di Dio
possano farsi carne nella tua vita.





sabato 27 dicembre 2014

Quel sorriso, quella gioia... non riesco a trovarli per me

Cari fratelli in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Mi auguro che abbiate trascorso un Santo Natale, nella preghiera e nella lode, circondati dall'affetto dei vostri cari. In questi giorni mi sono arrivate alcune lettere simili di giovani, che (forse stimolati dal clima natalizio sempre provocante) si interrogano sul senso da dare alla propria vita e su come dare risposta alla domanda di pienezza e felicità che si portano nel cuore. Riporto di seguito la mail di Marco con la mia risposta. Lo affido al vostro ricordo. Al Signore Gesù sempre la nostra lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Assisi 2014-Settimana di spiritualità per adolescenti: tutti per uno...uno per tutti!
LETTERA DI MARCO
Salve fra Alberto, mi chiamo Marco, ho 28 anni... Ho trovato il suo indirizzo email nel sito dei frati francescani, dove spiega come lo si diventa. Devo dire che è la seconda volta che mi viene in mente di curiosare sulla vita di un frate o su come si riesce a capire la chiamata di Dio. Non sono molto vicino alla chiesa e ai sacramenti, anzi, in questi anni, mi sono molto allontanato. Ultimamente però, anche a causa della morte di un mio caro zio, sacerdote e missionario, non so cosa mi sia successo, ma mi pongo domande sul Vangelo, su Dio, su cosa spinge una persona a dedicare completamente la sua vita al Signore e al prossimo.Vedo  nel vostro blog, video di ragazze e ragazzi che, suore o sacerdoti o frati, sono felici, con un sorriso immenso sul volto. Io mi ritengo fortunato: ho un lavoro, una famiglia, ma quel sorriso e quella gioia che vedo in quei ragazzi, non riesco a trovarli per me. La prego, se cortesemente può darmi qualche consiglio... Lo so che  x email non è il massimo, ma avrei bisogno solo di poche parole x capire. Grazie e buon Natale a tutti voi. Un abbraccio Marco.

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace a te fratello. Grazie per la fiducia e per avermi scritto di te aspetti anche molto personali, in così poche righe.. Che dire? Credo che al di là che nella vita si possa diventare frate o meno, tutti cerchiamo un senso profondo e una direzione e una pienezza . Questa ricerca è cruciale e tipica soprattutto nella giovinezza, quando si deve improntare e progettare il proprio futuro. Tutti desideriamo la felicità!! Al riguardo, vorrei dirti come prima cosa che Gesù e il Vangelo, quando li scopriamo, sono davvero la via che può colorare di gioia e di senso  e di vera pace ogni nostra scelta di vita.  Ritornare a Gesù è dunque il primo passo da compiere!
La strada della consacrazione religiosa invece, è una delle possibili vocazioni per un giovane che si mette in ascolto della volontà del Signore. 
Questa strada, come ogni altra del resto, non è però aliena da sofferenze e tristezze e grandi prove (anche se ci vedi tutti felici... non è sempre così!!). Essa, infatti, vive sì di ideali grandissimi, ma chiede anche moltissimo in rinunce e nel dono di sé; esige dunque tanto anche se poi sa ridonarti molto di più; è affascinante e ardua allo stesso tempo!! Di sicuro, non è una vita sprecata o tanto meno spesa in cose banali e secondarie.  Non è però per tutti: è una chiamata e un appello speciale, è un Dono gratuito che viene dal di fuori, da Dio...e che porta qualcuno, misteriosamente, a consegnare PER AMORE l’intera sua vita al Signore e ai fratelli (come certo avrà fatto il tuo caro zio). Quando la si accoglie (è un invito "gentile"!) e si vive in pienezza (infatti, la si può anche sprecare e annacquare!), è fonte di grande gioia e beatitudine; una gioia interiore, intima, tenace, più forte di ogni prova … che si dilata e si trasmette, che diventa un regalo per tante persone oggi tristi e stanche e ferite.
Carissimo, se hai intuito  in te questo piccolo  e pur flebile richiamo, ciò che posso consigliarti è che almeno ne parli con qualche bravo sacerdote o religioso per cercare di capirne qualche cosa di più…Può darsi davvero che il Signore abbia in serbo anche per te un invito particolare nel seguirlo più da vicino. Occorre però, sempre (in presenza di queste voci interiori) operare un discernimento, verificare, interrogarsi, pregare... Non preoccuparti poi, se questi pensieri ti vengono anche se sei stato lontano dalla chiesa e dalla fede: il Signore Gesù è più grande anche delle nostre fughe e dei nostri peccati e il suo invito è assolutamente libero e misterioso per chi Lui vuole e sceglie!!!
Se mi scrivi dove abiti, posso provare a vedere se accanto a te e nella tua zona vi è qualche buon frate, da cui indirizzarti per parlarne in tutta libertà e serenità....
Ti benedico. Buon Natale  a te e ai tuoi cari.
Ti incoraggio. Fra Alberto

Assisi: Alcuni Novizi con fra Alessandro al centro ( responsabile dei Postulanti di Brescia)

mercoledì 24 dicembre 2014

Natale 2014 | Dio in mezzo noi

Giovedì 25 dicembre 2014
Natale del Signore


“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”
(Gv 1,14)

Cari amici...
dopo le corse trafelate di questi giorni, tra impegni, pranzi e incontri... vi auguriamo di fare – insieme a un buona sosta – ciò che conta: andare da Gesù, fargli spazio nella vostra vita.

Pur di raggiungerci tutti, Egli si è abbassato, si è fatto carne, è venuto al mondo come noi, come ogni bambino.

Accoglierlo sarà fare nostre la gioia e la pace, i suoi doni, e vivere di Lui.

E il Verbo...
... si fece carne..
... e venne ad abitare in mezzo a noi.
Un sincero e fraterno augurio di pace e benedizione a voi, cari amici, per il bene vostro e delle vostre famiglie!

i vostri frati

[photo by fr. Giovanni Voltan]


Rinascere nella confessione

«È nato per noi un bambino». Di questo bambino, dice il vangelo: Se non vi convertirete e non diventerete come questo bambino... (cfr. Mt 18,3).
[...] Il bambino simboleggia il penitente convertito che, dopo essere stato una volta con il cuore gonfio di superbia, altero e borioso nelle parole, tronfio nella sua ricchezza, ora è diventato piccolo, umile e spregevole ai propri occhi. Quando è sveglio, quando cioè richiama alla mente il suo precedente modo di vivere, piange amaramente; divenuto nudo e povero per amore di Cristo non arrossisce, e neppure si vergogna di denudare se stesso nella confessione; se subisce un'ingiuria non si offende, ma corre alla chiesa e prega per coloro che lo calunniano e lo perseguitano [...].
Quando perciò un mondano si converte e diventa «bambino» di Cristo, con il giubilo del cuore e l'allegria nella voce, dobbiamo esultare dicendo: «Ci è nato un bambino».
[Sant'Antonio di Padova, Sermoni, Natale del Signore: Sermone morale, n. 15]

Cari amici in cammino vocazionale,
pace a voi!

Il buon esito del percorso di ascolto, ricerca e discernimento della propria vocazione è strettamente legato alla qualità della propria vita cristiana. Non di rado l'intuizione vocazionale diventa motivazione e volano per una conversione più profonda.
In questi giorni in cui i sacerdoti – e in particolare noi frati – siamo particolarmente dediti al ministero della confessione, vorrei con semplicità e convinzione ricordavi di prendervi cura di voi stessi, accostandovi al Sacramento della penitenza e della riconciliazione.
Sant'Antonio, "prototipo" del sacerdote francescano, insiste costantemente sull'importanza della confessione sacramentale nei suoi Sermones. Nella sua predica natalizia ci consegna una splendida immagine, come potete leggere qui sopra. Parafrasandolo ed attualizzarlo potrebbe dire così:
«È nato per noi un bambino»: un Bambino ci porta salvezza. Questo è il mistero che ci stupisce ad ogni Natale!
Davanti a questo piccolo grande mistero, sant'Antonio ci ricorda che – per le parole di quello stesso bambino diventato adulto – la nostra conversione passa attraverso un ritorno ad essere bambini. Capaci di semplicità, fiducia, bisognosi di tutto... infanti senza essere infantili, ci tuffiamo tra le braccia del Padre divino e misericordioso, pentiti di ciò che abbiamo fatto di male ai suoi e nostri occhi.
Questo è la confessione del peccatore che, perdonato da Dio, si pente. Perciò vuole fare anche il proprio gesto di affidamento, perché si compia  del tutto quel ponte di riconciliazione, dove da una parte sono già tese all'accoglienza le braccia di Dio e attendono che anche tu arrivi a stringerle, per r-accogliere quel perdono già offerto.
Qui ritorni bambino, rinasci dall'alto, e puoi guardare negli occhi il Salvatore bambino dalla giusta altezza. Dalla giusta bassezza...
Vi incoraggio ad accostarvi con semplicità e coraggio alla rinascita del Sacramento della Confessione. Se volete uno sguardo d'insieme su  cosa sia, potete rileggere l'Articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica che ne parla. Vi consiglio in particolare Gli atti del penitente (nn. 1450-1460), per prepararvi bene e non essere tra quanti (già troppi) che lo fanno solo per assolvere al "dovere delle feste"... e non hanno (meglio: pensano di non avere) niente da confessare. Beati loro! Noi frati, però, di Immacolata Concezione ne veneriamo solo una...
A parte questa "confessione da confessore", vi auguriamo una buona giornata vigiliare e di sperimentare la gioia della misericordia, che il Signore ha riservato per gli umili che lo cercano con cuore sincero. Vi saluto e torno in confessionale.
Il Signore vi dia pace e misericordia!

frate Francesco

I frati confessano all'aperto per la grande affluenza nelle feste...
... alla Basilica e Santuario nazionale
di N. S. Consolatrice degli afflitti, Ohio USA.

Papa Francesco si confessa da uno
dei frati penitenzieri della Basilica Vaticana




































martedì 23 dicembre 2014

Agli amici... per il S. Natale

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Stiamo tutti vivendo questa ormai breve attesa del Santo Natale in letizia e trepidazione e preparativi e auguri e...noi frati, anche con tanto impegno pastorale (moltissime confessioni!). Natale, infatti, come diceva il Poverello di Assisi, "è la festa delle feste!" e sempre, riesce a coinvolgere e commuovere e provocare, nonostante tutto: nasce un bambino che è "il Dio con noi", impossibile restare indifferenti!! 
La preghiera ci accompagni in queste ultime ore per poterlo accogliere, con lo stesso amore di Maria e di Giuseppe, l'incanto degli angeli, la semplicità dei pastori a Betlemme; con lo stupore di san Francesco a Greccio, quando inventa il primo presepio. 
Proponiamo oggi la bella riflessione (rivolta agli amici) di un caro confratello della nostra comunità, qui presso la basilica del Santo: frate Francesco Ruffato, un ottantenne dal cuore  e dagli occhi giovani. Questi pensieri li rivolgiamo in particolare a voi cari amici che ci seguite con simpatia sul nostro blog "Vocazione Francescana", chiedendovi anche una preghiera per questo nostro delicato e importante servizio ai giovani. Buon Natale!
fra Alberto e fra Francesco

Padova - Giotto (Cappella degli Scrovegni): Natività.
NATALE 2014- AGLI AMICI
Siate felici! Non abbiamo molte occasioni per augurarlo, ma una me la offre la fede cristiana: è Natale. Per me, e credo anche per voi, è la memoria di Gesù Bambino. Sembra che sia nato quattro anni prima dell’era cristiana. La tradizione fissa la sua nascita al 25 dicembre, il giorno della festa del sole. Senza il sole non potrebbe sussistere l’universo. Per noi il Sole, nel senso più largo del termine, è Gesù. Lo immagino, in questi giorni, neonato in una stalla, scaldato dal fiato di due miti animali, circondato da Maria, sua madre molto giovane, da Giuseppe, un falegname di grande fede, da pastori con pecore, agnelli, capre e altri animali. Il tutto osannato da angeli cantori intonati con il mistero e la gioia. Mistero perché quel Bambino non è solo un bambino, ma Dio! 

E qui mi fermo, per adorarlo, vincendo la carica del dubbio. Ragionando non arrivo a capire perché a me e a voi, a miliardi di persone, sia donata la fortuna di accoglierlo. Non mi stupisco se altrettanti ne fanno a meno. Si emozionano a presentarlo come una bella favola. “Bellissima e commovente. Rappresenta tutti. Va un grande riconoscimento a chi l’ ha inventata”. Se, invece, crediamo che quel bambino è Emmanuele (Dio con noi), senza svestirsi della nostra natura umana, allora la gioia è incommensurabile. Quel 25 dicembre vale tutti i tempi che l’hanno sognato, che lo custodiscono nel presente e che lo godranno nel futuro. Lui è ieri, oggi e domani. Cresce come bimbo, si stanca come uomo e muore ucciso, perché non è tollerato che Dio, sia un bambino in mezzo a noi. Solo quelli che lo accolgono possono goderlo. Solo chi accetta che il Buon Dio faccia l’impossibile. E’ il passaggio d’obbligo per essere più felici di lui: “Se credete vedrete cose molto grandi, mai viste finora”. 

Io mi commuovo facilmente davanti al presepio. Tutto canta di gioia. Dicono gli storici della musica “mai ci fu ispirazione più umana del presepio”. In quasi tutto il mondo si canta “Tu scendi dalle stelle”, tradotto e arrangiato. L’abbiamo prodotto noi italiani napoletani (S. Alfonso de’ Liguori), che abbiamo l’onore di essere autori di celebri presepi. 

frate Francesco Ruffato
E così non è necessario cercarlo il Signore, basta attenderlo per starci insieme. Lui si fa trovare perché è venuto. La grande intelligenza di S. Agostino, prima ateo e poi cristiano, scrisse nelle sue “Confessioni”: “Non Ti avrei mai cercato, se non ti avessi già trovato”. Ma Gesù stesso nell’ultimo libro della Bibbia afferma: “io sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre, entrerò, mi siederò con lui a tavola”. E’ già accaduto che la ricerca sincera venga dopo l’incontro con le persone. L’amore ha già scritto pagine celebri dopo la “Via di Damasco”. Qualcuno ha detto che “l’uomo non è cattivo, ma ha paura di essere buono”. Gesù di Nazareth, battezzato “Dio con noi” non ha mai avuto paura di essere buono. Non dubitiamo di lui. Ci è necessario. Ci rassicura: “Sono venuto per voi! Sulle mie spalle vi porterò in paradiso”. Vi auguro di gustare il Natale cristiano. La crisi era già attiva a Betlemme, quando Gesù nacque , ma non ha tolto la voce ai deboli, anzi il cielo si è piegato fino a terra. E la Grazia si è fatta Gioia!  

Un bacio natalizio a quanti mi ricordano, alle vostre famiglie. Auguriamoci di continuare, nel nuovo anno, a lasciarci abbracciare dalla misericordia del Signore. Non dimentichiamo: dovunque incontriamo un bambino è Natale, chiunque lo ignora o lo elimina pecca contro Dio e tutta l’umanità.

p. Francesco Ruffato, frate del Santo 

lunedì 22 dicembre 2014

Conducimi Tu, Luce gentile

VENIVA NEL MONDO
LA LUCE VERA, 
QUELLA CHE ILLUMINA OGNI UOMO
(Gv 1,9)



Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Fra pochi giorni sarà Natale. Attendiamo il Signore Gesù, attendiamo la Luce vera, l'unica che può rischiarare e guidare la nostra vita. Vi propongo una stupenda musica da meditare su altrettante stupende parole. E' una canzone di affidamento e abbandono...
Al Signore Gesù sempre la nostre lode. Ti attendiamo o Luce gentile!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Conducimi Tu, Luce gentile (Lead, Kindly Light)

Conducimi Tu, Luce gentile.
Conducimi nel buio che mi stringe:
la notte è scura, la casa è lontana.
Conducimi Tu, Luce gentile.

Tu guida i miei passi, Luce gentile.
Non chiedo di vedere troppo lontano;
mi basta poter fare un passo, solo il primo passo.
Conducimi avanti Luce gentile.

Non sempre fu così! Un tempo Ti pregai
perché Tu mi guidassi e conducessi
sulla strada che io indicavo. Io volevo vedere!
Adesso Tu mi guidi, Luce gentile.

Io volevo certezze: dimentica quei giorni!
Purché l’amore Tuo non m’abbandoni!
Finché la notte passi, Tu mi guiderai,
senza più timori, a Te, Luce gentile.

Conducimi Tu, Luce gentile
conducimi nel buio che mi stringe:
la notte è scura, la casa è lontana.
Conducimi Tu, Luce gentile.

Testo del Beato Cardinale John Henry Newman 
(Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890)
Teologo, filosofo inglese, convertitosi al cattolicesimo e divenuto cardinale.
Proclamato Beato da Benedetto XVI il 19 settembre 2010, nel suo viaggio in Inghilterra.

domenica 21 dicembre 2014

Sì... Sì... Sì...



+ Dal Vangelo secondo Luca (1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». 
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Assisi: un giovane frate in preghiera sul porticato del Sacro Convento
"Santa Maria, Madre di Dio, 
che la mediocrità e l'incertezza e il timore 
non trovino spazio nel mio cuore e sulle mie labbra! 
Aiutami a dire “Sí” alla chiamata del tuo Figlio. 
Guidami e custodiscimi sempre con il tuo abbraccio materno 
e non permettere che io mi perda".

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, affidiamoci dunque a Maria con sentimento di figli, ricorriamo a lei nelle nostre necessità e per il nostro discernimento: non mancherà di sostenerci e di aprirci la via. 

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

sabato 20 dicembre 2014

Nel suo Sì anche il nostro Sì

Angelus Domini nuntiavit Mariae...
Domenica 21 dicembre 2014
Quarta domenica d’Avvento

In quel tempo l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria” (Lc 1, 26-27).

Non a una città importante, non a un personaggio famoso, non in un luogo sacro rinomato Dio invia l’angelo degli annunci decisivi, Gabriele. Ma da Maria, a Nazaret.
Dio ci sorprende sempre con la sua azione gratuita. La contempliamo ancora nel brano evangelico dell’annunciazione, assieme al di Maria. Un che apre per tutti la porta della speranza (in una delle invocazioni litaniche Maria è definita “porta del cielo”). Nel suo si anche il nostro si. Quello del cuore, delle scelte feriali della vita per accogliere il Signore Gesù, per fidarsi della sua proposta.


Buona quarta tappa d’Avvento

Apri a noi la porta del cielo...

giovedì 18 dicembre 2014

Provate a suonare

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia Pace.
Fra le strade di consacrazione considerate più "fuori" (e non solo da chi è distante dalla Chiesa!!), vi è oggi senz'altro la vita claustrale, la scelta cioè che alcune persone fanno, di dedicare l'intera loro esistenza al Signore con una totalità e una radicalità di donazione che solo un grande amore e una specifica vocazione giustificano. Una strada però che, se non è per tutti, a ciascuno consegna un messaggio grande di speranza e incoraggiamento: Dio c'è ed è bello e sensato spendersi per Lui, là dove Lui ti chiama e ti indica (nelle varie forme di consacrazione come di vita laicale). Al riguardo, ho ricevuto alcuni giorni fa una simpatica mail dalle nostre suore Clarisse (figlie di Santa Chiara d'Assisi), del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto. Ve la giro, nella certezza che anche a voi regali un sorriso e al cuore uno sprazzo di gioia (a me così è successo!!) e che vi lasciate coinvolgere da queste poche righe fresche e affascinanti. Trovo anche molto bello che vi sentiate accompagnati nel vostro cammino di discernimento dalla preghiera incessante, nascosta ma potente di queste sorelle francescane a cui già da ora vanno i nostri auguri per il prossimo S. Natale.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Maranathà vieni Signore! 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

La campanella del Monastero Santa Speranza: provate a suonare!
Provate a suonare
Al semaforo svoltate a destra, costeggiando l’ospedale, poi proseguite diritto verso il cimitero, arrivate alla Chiesa Madonna del Suffragio e prendete a destra …"
Buttando l’occhio a queste indicazioni viene quasi da chiedersi chi sia il malcapitato che le chiede e verso quale malcapitato luogo lo condurranno perché, a dir la verità, tra ospedale, cimitero, Suffragio e quant’altro, la situazione non sembra molto confortante!!
Percorso l’ultimo tratto di strada, per di più in salita, si arriva alla meta!
Al campanello d’ingresso si legge: Monastero Santa Speranza!
provate a suonare
Eccoci qua!! Siamo una piccola comunità di monache di vita contemplativa, donne che vivono in clausura secondo la Regola di Santa Chiara d’Assisi, dedicandoci alla preghiera, al lavoro manuale, alla meditazione della Parola di Dio.
E’ un monastero “giovane” che ha appena raggiunto la maggiore età: 18 anni dalla sua fondazione avvenuta nel 1996.
… Anacronistica la clausura oggi? Anacronistico e soffocante abitare un piccolo luogo quando oggi il mondo ti permette di abitare, navigare, viaggiare dovunque e in qualunque momento?
Anacronistica una scelta di povertà quando l’oggi ti dice che “più hai più puoi star bene?
Limitante e stretta la vita in fraternità, il vivere di una condivisione quotidiana che non è solo comunanza di beni, di luoghi ma soprattutto comunione di vita, di anima quando c’è un’esistenza che ti grida di salvare te stesso, aver riguardo solo di te senza tener conto dell’altro?
No … non crediamo tutto ciò sia anacronistico, ridimensionante, limitativo … soprattutto perché si tratta di una scelta di vita fatta non per seguire qualche dettame della moda del momento, né tanto meno la scelta di risultare originali e particolari, la scelta di farsi notare in un mondo che, altrimenti, non ti prenderebbe in considerazione.
No! Non si tratta solo di una scelta!
E’ la risposta ad una chiamata, una risposta piena, vera e viva al desiderio di Colui che ci ha invitato a spendere la vita esclusivamente nel suo nome, per il suo amore: Cristo Signore!
… provate a suonare …!!! 

Le Clarisse del monastero di Santa Speranza
Festa di S. Chiara
sotto la neve...un cuore che canta
Monastero Santa Speranza (vedi sito)
Via Valle d’Oro, 2 – 63074 S. Benedetto del Tronto
Telefono: 0735-594751 – Indirizzo mail: aghiaelpis@alice.it



mercoledì 17 dicembre 2014

Venite, vedete e andate!


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Vi propongo oggi un articolo tratto dal "Messaggero di S. Antonio" (la rivista di noi frati della Basilica del Santo - Pd -) che ogni mese presenta una comunità francescana, in Italia e nel mondo. Qui si narra di un piccola, ma significativa presenza dei frati nel sud dell'Albania. E' un piccolo germoglio certo, ma carico di speranza e di luce in una terra arida e un pò acerba: un bel segno per questo prossimo Natale.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Maranathà vieni Signore!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Venite, vedete e andate!

A Fier, nel Sud dell’Albania, operano da sette anni fra Jaroslav e fra Ireneo. In una terra a maggioranza musulmana, questi due missionari cercano, con umiltà, di far maturare una fede spesso un po’ acerba.

di fra Fabio Scarsato
Celebrazione dell'eucaristia nel villaggio di Shtyllas. <br> Foto: Andrea Semplici.
Celebrazione dell'eucaristia nel villaggio di Shtyllas.
Foto: Andrea Semplici.
A un’ora d’aereo. O, se preferite, a una notte di traghetto, umore del mare permettendo. Senza bisogno di attraversare oceani. Il nostro immaginario «missionario» ne esce un po’ ridimensionato e rivisitato: ai confini della nostra vecchia Europa, poco distante da qui, in Albania, sei già in terra di missione. Dal 2007, a Fier, nel Sud, vivono e operano due frati, Jaroslav, originario della Slovacchia, e Ireneo, polacco. Mi trasmettono l’entusiasmo ma anche le difficoltà di essere missionari in questa terra. È l’antica Illiria, che già san Paolo cita: «In tutte le direzioni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del Vangelo di Cristo» (Rm 8,19).

Percorsa da eserciti stranieri, che parlavano un’altra lingua ma talvolta credevano anche in un altro dio, smembrata e ricomposta al tavolo dei grandi di turno, di volta in volta democratica, monarchica e, infine, sotto il giogo di una feroce e assurda dittatura comunista. Per cinque secoli, a partire dalla conquista del 1385, fu sotto la dominazione ottomana e perciò musulmana: molti preferirono scappare in Italia, dove formarono comunità, dette Arbëreshë,tutt’ora attive soprattutto in Calabria, Sicilia e Lucania. Questa dominazione incise significativamente sulla composizione religiosa dell’Albania, ancora oggi di maggioranza musulmana. Ma contribuì non poco a definire l’identità degli stessi cristiani, ortodossi e cattolici (questi ultimi circa il 10 per cento della popolazione, soprattutto al Nord del Paese), con una forte accentuazione identitaria. Il resto dei guai lo fece la dittatura comunista, che durò fino alle elezioni del 1992: a parte i diritti umani inesistenti e la povertà, passò come una pialla sul popolo albanese, chiudendo il Paese al proprio interno, senza alcun contatto con il resto del mondo, e facendone per legge, nel 1967, il primo stato ateo del mondo.

Il famoso santuario dedicato a sant’Antonio di Padova, «Kisha e Shna Ndout», sulla montagna alle spalle della cittadina di Laç, venne raso al suolo e al suo posto fu costruita una base militare. Anche questo estremo gesto persecutorio, tuttavia, non impedì agli ostinati pellegrini di salire notte tempo, di nascosto, al luogo santo per pregare. Finché il 13 giugno 1990, spinta da un prepotente desiderio di libertà, vi s’incamminò una massa di pellegrini spontaneamente giunta da ogni parte del Paese. Erano circa 60 mila e questa volta nessuno poté fermarli (il santuario, ricostruito dai frati francescani nel 1992, è meta ininterrotta di pellegrini, cristiani e musulmani, che spesso trascorrono la notte nella chiesetta).

Vera vita di fede
Il vento sta nuovamente cambiando nella «Terra delle aquile»: scorrerà ancora sangue, molti scapperanno in Italia, sui gommoni. Ma questa è storia che conosciamo anche troppo bene, per averla vista molte volte sfilare in televisione o per le strade dei nostri paesi. Non ci vuole molto a immaginare che fine abbia fatto la fede degli albanesi in tutte queste vicende.

Fra Jaroslav mi spiega bene la difficoltà di passare da un’appartenenza sociologica, di tradizione cattolica piuttosto che ortodossa, trasmessa da padre in figlio assieme al resto delle tradizioni proprie di quel villaggio o clan, a una vera vita di fede, dove si coniughi ciò in cui si crede con uno stile di vita. Dove spesso è misconosciuto persino ciò che ti rende tale: per cui puoi definirti, con orgoglio e senza possibilità di discussione, cattolico. Ma non essere neppure battezzato, e non frequentare per nulla la chiesa. O dirti cattolico senza minimamente interrogarti se ciò sia coerente con l’antichissimo kanun, raccolta di norme che, tra l’altro, fissa in maniera rigorosa il diritto di vendicare, anche oggi, l’uccisione di un parente, colpendo i parenti maschi dell’assassino fino al terzo grado. O come mettere d’accordo Vangelo e maschilismo imperante nelle famiglie.

Un poeta albanese del XIX secolo, Pashko Vasa, scrisse: «Non guardate chiese e moschee / la religione degli albanesi è l’albanesità». È divenuto il motto dell’Albania, rappresentandone lo spirito laico e nazionalista. Ateismo? Indifferenza, dice piuttosto fra Jaroslav, e forse è anche peggio. Per tutto ciò, la presenza dei frati è delicata e complessa. Non ci sono le masse entusiaste a cui siamo abituati nelle missioni in giro per il mondo. Anche il cosiddetto «risveglio religioso» o i bisogni spirituali sono difficili da cogliere e da suscitare, lì dove «entrare a far parte della Chiesa cattolica» è, nell’immaginario di tanta povera gente –cattolici tanto quanto musulmani o senza religione alcuna –, assicurarsi l’appartenenza a un’organizzazione forte e ricca.

Fra Jaroslav lungo le vie di Jaru mentre si reca a benedire le case. Foto: Parrocchia Nostra Signora dell'Immacolata.
Fra Jaroslav lungo le vie di Jaru mentre si reca a benedire le case. Foto: Parrocchia Nostra Signora dell'Immacolata.
I frati, con tanta pazienza, in semplicità e povertà, accostano le singole persone, le famiglie, cercano di incrinare le supposte sicurezze di chi si considera già pienamente cattolico. Visitano e benedicono le case, offrono incontri di catechesi ogni qual volta se ne presenti l’occasione, soprattutto con i numerosi e vivaci bambini. Celebrano la santa messa ovunque: nel bunker eredità dell’ossessione comunista, in una minuscola stanza nella scuola materna del villaggio di Shtyllas, nato come luogo di deportazione per i nemici del regime. Ora anche nella nuova chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli, nel vicino villaggio di Jaru.

Talvolta, e nel limite del possibile, aiutano anche economicamente: come quella ragazza che desidera finire i suoi studi.

Spuntano anche i segni di speranza. L’entusiasmo di Marsela per il suo gruppo di terziari francescani. Elia, che si fa anche due Messe alla domenica pur di fare il chierichetto. Antonio, maestro in pensione, che organizza in parrocchia rappresentazioni sacre con i ragazzi. Ma onore anche alla piccola Jessica che, vista l’aria che tira, decide di protestare a suo modo, radendosi i capelli e vestendosi da ragazzaccio.

Una comunità non s’inventa, nemmeno quella cristiana. E tanto più se manca qualsiasi esperienza in tal senso anche dal punto di vista sociale. Penso allora a suor Paola, che fra Ireneo chiama «fra Vento», conosciuta mentre fa le pulizie davanti alla chiesa di Fier. Senza accorgermene, mi ritrovo in mano una scala e un secchio d’acqua. E penso che sì, è così che bisogna fare. Rimboccarsi umilmente le maniche per servire anche questa gente.

Nella foto, la chiesa di Jaru consacrata l'8 novembre scorso. Foto: Andrea Semplici.
Nella foto, la chiesa di Jaru consacrata l'8 novembre scorso. Foto: Andrea Semplici.



INFO

Kisha Katolike e Zonjës së Papërlyer
(Chiesa cattolica Nostra Signora dell’Immacolata)

rruga (strada) Jani Bakalli
lagjja (quartiere) 1 Maji
9300 Fier, Albania
e-mail fier@minoriti.sk



 

martedì 16 dicembre 2014

La joie du dépouillement. Storia di una vocazione

Cholet: fr. Jean-François con alcuni frati e giovani "dell'anno francescano"
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace!
Come certo bene saprete papa Francesco lo scorso 30 novembre 2014, la prima Domenica di Avvento, ha dato solenne inizio all'anno dedicato alla VITA CONSACRATA. Noi religiosi (frati, suore..) ci sentiamo particolarmente provocati da questa ricorrenza: un'occasione prima di tutto per rinnovare la nostra scelta di vita, ma anche per portare la nostra testimonianza viva soprattutto ai giovani, nel raccontare la nostra esperienza, nel narrare il cammino della nostra vocazione.
Al riguardo vi propongo un video in cui un caro giovane frate francese, mio confratello (che ben conosco avendo compiuto tutti gli studi e la sua formazione qui a Padova), ci parla di sè. Si tratta di Fra Jean-François-Marie (34 anni), guardiano del nostro convento Saint-François a Cholet (Francia-Vandea; vedi sito). La comunità dove vive, si caratterizza per una forte spiritualità, uno stile davvero povero ed essenziale e da una coraggiosa e carismatica spinta all'evangelizzazione e alla missione (siamo in un terra assolutamente scristianizzata e laicista!!). Grande è in particolare l' apertura e l'attenzione ai giovani, alcuni dei quali scelgono di trascorrere in convento il così detto "anno francescano" condividendo in toto, per vari mesi, la vita dei frati così che molte vocazioni stanno sorgendo proprio da questa esperienza.
Nel suo racconto fr. Jean-François-Marie ci narra di un primo incontro unico e personale con il Signore  e il suo amore avvenuto a 16 anni e di un pellegrinaggio a piedi a Santiago di Compostela e del suo cammino di ricerca, e poi del suo venire in contatto con i francescani conventuali e della "joie du dépouillement" vissuta nella sua vocazione al seguito di san Francesco d'Assisi. 
Spero che la lingua (il francese) non sia poi un grande problema. Se lo fosse, credo che anche solo vedere la serenità e la solidità di questo giovane frate possa incoraggiarvi e interpellare e provocare. 
Vi invito pertanto ad ascoltarlo con gli orecchi, ma anche con gli occhi ed il cuore; sono certo che saprà parlare a ciascuno, oltre ogni ostacolo linguistico. 
Vi benedico e incoraggio chiedendovi di pregare per fr. Jean-François-Marie e la sua comunità e i tanti giovani che la frequentano cercandovi "quel di più" e quella verità e bellezza introvabili altrove.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Maranathà, vieni Signore!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Aggiungo per la vostra riflessione, alcune parole tratte dal messaggio di Papa Francesco ai religiosi all'apertura dell'Anno della vita consacrata ; parole che possono certo indirizzare anche voi nel vostro discernimento. Se qualcuno pensa, infatti, di diventare frate, il Papa qui bene delinea i passi da compiere e l'orizzonte a cui guardare. 

 Questo Anno della Vita Consacrata sia un'occasione affinché tutti i membri del popolo di Dio ringrazino il Signore, dal quale proviene ogni bene, per il dono della vita consacrata, valorizzandola in maniera conveniente. A voi, cari fratelli e sorelle consacrati, va ugualmente la mia gratitudine per ciò che siete e fate nella Chiesa e nel mondo: sia questo un "tempo forte" per celebrare con tutta la Chiesa il dono della vostra vocazione e per ravvivare la vostra missione profetica. 

= Vi ripeto anche oggi quanto vi ho detto altre volte: «Svegliate il mondo! Svegliate il mondo!». Come? Mettete Cristo al centro della vostra esistenza. Essendo norma fondamentale della vostra vita «seguire Cristo come viene insegnato dal Vangelo», la vita consacrata consiste essenzialmente nell'adesione personale a Lui. 

= Cercate, cari consacrati, Cristo costantemente, cercate il suo Volto, occupi Egli il centro della vostra vita in modo da essere trasformati in «memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù, come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli». Come l'apostolo Paolo, lasciatevi conquistare da Lui, assumete i suoi sentimenti e la sua forma di vita (cfr ibid., 18); lasciatevi toccare dalla sua mano, condurre dalla sua voce, sostenere dalla sua grazia (cfr ibid., 40). Non è facile, lasciatevi toccare dalla sua mano, condurre dalla sua voce, sostenere dalla sua grazia. 

= E con Cristo, partite sempre dal Vangelo! Assumetelo come forma di vita e traducetelo in gesti quotidiani segnati dalla semplicità e dalla coerenza, superando così la tentazione di trasformarlo in una ideologia. Il Vangelo conserverà "giovane" la vostra vita e missione, e le renderà attuali e attraenti. Sia il Vangelo il terreno solido dove avanzare con coraggio. Chiamati ad essere «esegesi vivente» del Vangelo, sia esso, cari consacrati, il fondamento e il riferimento ultimo della vostra vita e missione. 

= Uscite dal vostro nido verso le periferie dell'uomo e della donna di oggi! Per questo, lasciatevi incontrare da Cristo. L'incontro con Lui vi spingerà all’incontro con gli altri e vi porterà verso i più bisognosi, i più poveri. Giungete alle periferie che attendono la luce del Vangelo (cfr Evangelii gaudium, 20). Abitate le frontiere. Questo vi chiederà vigilanza per scoprire le novità dello Spirito; lucidità per riconoscere la complessità delle nuove frontiere; discernimento per identificare i limiti e la maniera adeguata di procedere; e immersione nella realtà, «toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo» (ibid., 24). 

Cari fratelli e sorelle: di fronte a voi si presentano molte sfide, ma queste ci sono per essere superate. «Siamo realisti, ma senza perdere l'allegria, l'audacia e la dedizione piena di speranza! Non lasciamoci rubare la forza missionaria!» (ibid., 109). Maria, donna in contemplazione del mistero di Dio nel mondo e nella storia, donna diligente nell'aiutare con prontezza gli altri (cfr Lc 1, 39) e per questo modello di ogni discepolo-missionario, ci accompagni in questo Anno della vita consacrata che poniamo sotto il suo sguardo materno. 

(papa Francesco)

sabato 13 dicembre 2014

Giullari di Dio e araldi del gran Re


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
In questi giorni pre-natalizi alcuni nostri giovani frati del Seraphicum (Pontificia facoltà teologica in Roma dei Frati Minori Conventuali ) si presenteranno in varie piazze della città, per dare un messaggio di pace, per annunciare la venuta di Gesù vera luce, per tentare di spezzare con un sorriso e una canzone e un simpatico augurio di Buon Natale, l'individualismo e la ritrosia e il sospetto reciproco che sempre più ci isola e rinchiude in noi stessi; per trasmettere a tutti la gioia per la nascita del Salvatore del mondo. Si tratta della "Sveglia Francescana" !!!

Anche i giovani Novizi che vivono qui al convento del Santo di Padova, da lunedì prossimo a mercoledì, saranno presenti nel piazzale e nelle strade antistanti la Basilica per accogliere pellegrini, devoti e turisti ed offrire a tutti l'annuncio del Natale, la buona novella del "Dio con noi". Mentre un gruppo di frati sarà in piazza, altri veglieranno in cappella, sorreggendo con la preghiera e l'adorazione i confratelli all'opera. Evangelizzazione dunque e testimonianza andranno di pari passo, alimentandosi reciprocamente, con la spiritualità, il silenzio, l'intimità col Signore. 

Come non vedere in tali iniziative una piena sintonia con i ripetuti inviti del Papa a tutti i cristiani, ma specie ai religiosi, ad "uscire", "ad andare per le strade", a "risvegliare il mondo" e così, portare Gesù nella vita di tante persone spesso lontane e in situazioni di grande fatica e sofferenza e solitudine umana e spirituale?

Ma da dove nasce questa esigenza per il discepolo di "andare", di "uscire", di "svegliare il mondo"
E' il Vangelo prima di tutto a dare queste indicazioni come leggiamo nel testo di Luca (10, 1-5): 
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”».



In questi atteggiamenti davvero San Francesco ci è maestro: un uomo di grande intimità con Dio e insieme sempre estroverso e aperto all'altro;  grande mistico e impregnato di preghiera e per questo sempre capace di un dialogo sincero e mite con amici e nemici, con buoni e cattivi, con i vicini come con i lontani, con i credenti come con gli infedeli, con Papi e principi e gran signori, così come con lebbrosi e mendicanti, ladroni e briganti.  In ciascuno egli, sempre, vede un fratello e un figlio di Dio da incontrare e amare, aiutare e guarire e perdonare.
Al riguardo, sempre mi ha colpito come il Santo sapesse ricorrere, per poter parlare di Gesù e del Vangelo, anche ad espedienti fantasiosi e teatrali, a piccole sceneggiate, a canti improvvisati e gesti eclatanti che stupivano e interrogavano gli astanti e aiutavano a vincere tante ritrosie, aprivano dei varchi di ascolto e simpatia, consentendo alla Parola una più facile accoglienza. Lui stesso amava definirsi "giullare di Dio" e "araldo del gran Re" e chiamava i suoi frati "i pazzi di Dio" e, invitandoli alla missione, sempre ricordava loro che "il chiostro dei frati è il mondo", "è la strada",  a scanso di ogni tentazione di chiusura e di autoreferenzialità. 

Da queste radici scaturiscono dunque le iniziative sopra citate, ma anche la continua fantasia e quella sorta di "anarchia evangelica" che da sempre caratterizza i frati francescani. Non deve pertanto stupire che dei fraticelli (come i nostri giovani frati di Roma) possano talvolta anche ballare o danzare in una piazza per attirare a Gesù e poter parlare di Lui: già il nostro fondatore ha fatto simili cose un pò "pazze" in tempi anche molto più severi. Del resto potrete poi vedere gli stessi frati frequentare con impegno gli studi della facoltà teologica, vivere con serietà i voti assunti con la professione religiosa (di castità, povertà e obbedienza), prepararsi con passione al ministero sacerdotale e alla missione, pregare in coro con devozione e fervore le Ore canoniche e cantare le antifone mariane in  perfetto gregoriano!!! 

Cari amici, se dunque anche qualcuno di voi vuole unirsi a questa fraternità di "Giullari di Dio" e di "Araldi del Gran Re",  si faccia vivo e vi daremo informazioni più precise su come fare: "la messe è molta, ma gli operai sono pochi". Vi incoraggio e benedico!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode: Maranatha' vieni Signore!

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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S. Francesco: Noi siamo giullari del Signore
Il ballo dell'obbedienza
Una stupenda meditazione sul tema
di Madeleine Delbrêl 

Se ci sono molti santi che non amano danzare, ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare, tanto erano felici di vivere: Santa Teresa con le sue nacchere, San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia, e San Francesco, davanti al papa. Se noi fossimo contenti di te, Signore, non potremmo resistere a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,e indovineremmo facilmente quale danza ti piace farci danzare facendo i passi che la tua Provvidenza ha segnato. Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da condottiero, di conoscerti con aria da professore, di raggiungerti con regole sportive, di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.

Un giorno in cui avevi un po' voglia d'altro hai inventato san Francesco, e ne hai fatto il tuo giullare. Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra che danza la propria vita con te. Per essere un buon danzatore, con te come con tutti, non occorre sapere dove la danza conduce. Basta seguire, essere gioioso, essere leggero, e soprattutto non essere rigido. Non occorre chiederti spiegazioni sui passi che ti piace di segnare. Bisogna essere come un prolungamento, vivo ed agile, di te. E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l'orchestra scandisce. Non bisogna volere avanzare a tutti i costi, ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco. Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di camminare. Ma non sarebbero che passi da stupidi se la musica non ne facesse un'armonia. Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito, e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica: dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza, che la tua Santa Volontà è di una inconcepibile fantasia, e che non c'è monotonia e noia se non per le anime vecchie, tappezzeria nel ballo di gioia che è il tuo amore.

Signore, vieni ad invitarci. Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare, questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in cui avremo sonno. Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro, quella del caldo, e quella del freddo, più tardi. Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi; Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo che sono logoranti. E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo: anche questo è danza.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno avviato fra te e noi, il ballo della nostra obbedienza. Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni: in essa, quel che tu permetti dà suoni strani nella serenità di quel che tu vuoi. Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana come un vestito da ballo, che ci farà amare di te tutti i particolari. Come indispensabili gioielli. Facci vivere la nostra vita, non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato, non come una partita dove tutto è difficile, non come un teorema che ci rompa il capo, ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si rinnovella, come un ballo, come una danza, fra le braccia della tua grazia, nella musica che riempie l'universo d'amore.
Signore, vieni ad invitarci.


La Sveglia Francescana per le strade di Roma



venerdì 12 dicembre 2014

Di ritorno dal campo vocazionale ad Assisi

La Verna: sosta "vertiginosa" durante il viaggio
Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Con i giovani del Gruppo vocazionale San Damiano del nord Italia, ma anche con gli altri ragazzi in discernimento di altre regioni, siamo reduci da una bellissima esperienza vissuta ad Assisi nel ponte dell'Immacolata: il campo vocazionale di orientamento alla vita religiosa francescana (dal 5-8 dicembre) vissuto all'ombra della Basilica di san Francesco. Sono stati giorni di fraternità e bellezza, di preghiera e spiritualità, di condivisione e provocazione, ma soprattutto di incontro con la figura e la storia di san Francesco e la sua città, la sua terra, il suo cielo, le pietre che lo hanno visto crescere e maturare. Particolarmente significativa anche la possibilità di conoscere più da vicino la numerosa comunità dei frati del Sacro Convento insieme al gruppo dei Novizi e in qualche modo già poter sognare e intravedere un percorso di vita, dei passi futuri...
Fra i tanti bei momenti vissuti insieme non possiamo non ricordare qui i nostri pellegrinaggi a piedi a S. Maria degli Angeli e poi a Rivotorto (il primo luogo dove Francesco si ritrova con i suoi frati) così come alla chiesetta di San Damiano: come scordare i vespri qui celebrati insieme a tanti pellegrini devoti e tutti stipati in così poco spazio? Come non riandare alla commovente e davvero toccante veglia che insieme abbiamo vissuto alla tomba di san Francesco (la cripta era tutta per noi... che privilegio!) la sera del 7 dicembre e alle lacrime di molti come all'intensa partecipazione sperimentata da ciascuno in quel luogo benedetto??!! Come dimenticare i tanti dialoghi e i perché e i vari interrogativi e timori, uniti agli slanci e all'entusiasmo e alla gioia che da subito ci ha accompagnato??!
Un sentimento di lode e di ringraziamento non può allora non alzarsi al Signore e al suo servo Francesco, per questa stupenda opportunità che ci è stata offerta. Un grazie speciale va ai confratelli di Assisi (in particolare ai frati del Centro francescano giovani, fr. Simone e fr. Antonio) che ci hanno accolto e guidato; un grazie ai giovani che hanno accettato di vivere con noi questa sfida e provocazione per la loro vita e le loro scelte future: Stefano, Daniele, Alessandro, Manuel, Valentino, Matteo, Manuel, Edi, Luca, Bruno... e tutti gli altri.
Vi accompagniamo con la preghiera e il nostro sostegno fraterno.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Maranathà, vieni!

fra Alberto e fra Francesco

Assisi: campanile della chiesetta di S. Stefano
Assisi, S. Damiano: tramonto sulla piana