sabato 9 marzo 2013

Dio non è mai abbastanza!

In un romanzo di Niko Kazantzakis, "Il poverello di Assisi", pubblicato negli anni Settanta, si legge che un giorno, frate Leone, sempre attento a ciò che stava accadendo nella vita del padre e fratello Francesco, mentre si trovavano a La Verna, lo sentì piangere e, anche se con difficoltà, lo intese pronunciare questa frase: "L'amore non è amato, l'amore non è amato" . Con grande rispetto, come si entra nel santuario della più profonda intimità di un uomo di Dio, Leone gli chiese: "Perché piangi fratello Francesco?" Francesco non rispose, semplicemente continuò: "L'amore non è amato, l'Amore non è amato ". 

Leone, forse per consolarlo, ma anche sinceramente convinto di quello che gli voleva dire, interruppe il pianto di Francesco e replicò : "Francesco, non credi di aver già fatto abbastanza per Gesù, lasciando tuo padre e tua madre, e indicando ai tuoi amici un futuro luminoso?" E Francesco rispose: "" No, non basta" . 
"Ma Francesco, - continuò Leone- non hai già fatto abbastanza spogliandoti dei tuoi bei vestiti e restando nudo davanti a tutti, andando a mendicare per le strade della tua città, abbracciando un lebbroso...fino al punto da essere preso per folle?" Francesco ancora rispose. "No, non abbastanza" . 

Per la terza volta, Leone insistette: "Francesco, non ti bastano le sofferenze nella carne che ti procurano le stimmate, la ribellione e la disobbedienza di alcuni dei nostri fratelli, la malattia degli occhi? " . E Francesco di nuovo , e questa volta ad alta voce gridò: "No, non basta, non basta, non basta" . E così concluse: "Scrivi e ricorda nel tuo cuore, frate Leone, Dio non è mai abbastanza"

"Dio non è mai abbastanza", questa è la risposta sconcertante di S. Francesco. Anche se per Dio e nel suo nome, egli in realtà aveva già fatto tante cose, tuttavia, questo ancora non bastava, ancora sentiva di dover gridare: "L'amore non è amato" . Era il grido di un amante che sempre ha l'impressione di fare troppo poco per l'amato .. S. Francesco ci insegna così la grandezza della "vocazione religiosa", in cui Dio non è "soddisfatto", non si accontenta di una parte della nostra vita, di un momento di preghiera, di una parte del nostro tempo ... Dio vuole "tutto" il nostro essere, "tutto" il nostro cuore, chiede di essere amato con "tutto" noi stessi ( mente, cuore, intelligenza, forze, volontà, passione) ! Solo per chi è disposto a spendersi per il Signore in tal modo , la vita consacrata e la vocazione francescana hanno senso..

1 commento:

  1. Una prima impressione che ho avuto dal dialogo tra S. Francesco e Leone è stata quasi una sensazione di momentaneo scoramento, come dire: "se nemmeno S. Francesco ritiene di aver fatto abbastanza...".
    Poi però questa prima sensazione viene superata dalla riflessione sulla profondità e l'estremità che ci indica S. Francesco, nella fede, nel pensiero e nell'azione, cose che lui in prima persona ha portato avanti.
    E nonostante tutto ciò che egli aveva fatto sino a quel momento, e che viene ricordato da Leone, Francesco sente che non basta, che vi è la necessità di andare ancora oltre: un esempio e una lezione, che tutti devono tenere ben presenti, soprattutto chi, come me, si sta avvicinando all'idea di una vita consacrata.
    In questo vedo un'analogia con il "consumarsi senza ardere" citato nel post su Mosè: o ci dedica con tutto se stesso ("tutto") a questo ideale di vita, oppure si rischia di restare in quella sorta di limbo, dove la vita scorre ordinaria ma in fondo vacua.
    Alberto

    RispondiElimina

Lascia qui il tuo commento all'articolo. Lo leggeremo e cercheremo di pubblicarlo quanto prima. Grazie del tuo contributo al Blog!