mercoledì 26 dicembre 2012

Contempliamo il Natale...come gli "animali" alla grotta.

Cari amici in ricerca vocazionale, mi auguro che abbiate davvero trascorso un Santo Natale. Ma il mistero dell'Incarnazione continuerà ancora in questi giorni ad accompagnarci ed ispirarci, invitandoci allo stupore , alla preghiera e alla contemplazione. Al riguardo, riporto una breve corrispondenza con un carissimo giovane francescano, mio confratello, frate Francesco. Lo ringrazio di cuore per il suggerimento musicale inviatomi, che certo potrà far vivere anche a noi tutti, un autentico momento di paradiso. In comunione reciproca, vi benedico e incoraggio nel vostro cammino di discernimento.
frate Alberto da Padova



Mi scrive Fra Francesco
"A me negli ultimi anni, in questi giorni natalizi, fa immensamente bene tornare a 7 minuti di ascolto e "contemplazione"... se possiamo scomodare una parola tanto importante per un cosa così "banale".
7 minuti su queste poche parole e con questa musica di Morten Lauridsen:

O magnum mysterium et admirabile sacramentum
ut animalia viderent Dominum natum
iacentem in praesepio.
Beata virgo cuius viscera
meruerunt portare Dominum Christum.
Alleluia.

O grande mistero e mirabile sacramento,
che gli animali vedessero il Signore appena nato
giacente nella mangiatoia.
Beata la Vergine il cui ventre
meritò di portare il Signore (Gesù) Cristo.
Alleluia. (traduzione letterale)

Gli animali a un passo da Dio, il Bambino. Tra quegli animali ci sono io. E ne sono orgoglioso!
Se non ve ne sentite offesi, vi auguro e vi invito... almeno per 7 minuti... a "fare gli animali" anche voi!!
Buon Natale!
Un fraterno abbraccio!
fr. Francesco

martedì 25 dicembre 2012

San Francesco, i frati francescani e il Natale (5)

“Oggi  a Betlemme è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore” (Lc 2,11).
"E il verbo si fece carne e a ha posto la sua dimora in mezzo a noi” (Gv 1,14).

Cari fratelli e sorelle, il Natale è giunto (cfr. post precedenti) e nel Presepe risplende la luce di un Bimbo che è nato ed è il Salvatore. In questa vicenda straordinaria scopriamo l'agire e la presenza di singolari "attori" dove ognuno ha avuto un ruolo e un compito ben preciso, dove ognuno in fondo ha risposto ad una "chiamata" singolare: così Dio Padre , così il Figlio unigenito Gesù, Maria come Giuseppe, gli angeli come i pastori.. Per tutti questi protagonisti del Natale possiamo anche identificare un denominatore comune,  una comune "vocazione": AMARE!   Ecco il senso e il messaggio profondo del Natale! Ed allora, anche per te fratello e sorella che cerchi  la tua strada e la tua vocazione, da questo giorno accogli questa indicazione precisa per i tuoi interrogativi: SCEGLI L'AMORE! Vale a dire:  offriti con l'umiltà e la disponibilità di Maria; non indugiare, bensì affrettati come i pastori al richiamo dell'angelo, del messo divino ; fatti pane spezzato e servo di tutti come Gesù; sii ascoltatore mite e giusto come Giuseppe; invoca il Padre che che è nei cieli perchè si compia in te la Sua volontà e tu possa diventare testimone del Suo Regno. SCEGLI L'AMORE e sarà sempre Natale!
Benedico ciascuno di voi con le vostre famiglie e a tutti rinnovo l'augurio di un Santo Natale. Al Signore Gesù, nato per noi, sempre la nostra lode.
Frate Alberto, frate francescano minore conventuale
Basilica di S. Antonio (PD)

Lorenzo  Lotto, Natività (1530). Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia.
La tradizione del Presepio tra i frati francescani 
Come in tutte le chiese francescane anche qui alla Basilica di S. Antonio (Pd) dov'è la mia comunità, il Natale  è stato celebrato solennemente e con grande devozione. Scrivo ormai questo post al termine di una giornata intensissima, dove il "mondo intero" si è riversato in Basilica. Nella notte santa, conclusa l'Eucarestia sempre commovente e alquanto partecipata, è stato benedetto nel chiostro un magnifico Presepio, collocando nella greppia Gesù Bambino. La tradizione del Presepio, tipicamente francescana, risale direttamente al Poverello di Assisi, che la "inventò" nella notte di Natale 1223. Ecco come ci racconta il fatto il suo primo biografo , Tommaso da Celano:


Giotto, il presepe di Greccio. Basilica superiore, Assisi.
Come san Francesco "inventa" il Presepio a Greccio (di Tommaso da Celano)
La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.
Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro. A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore. C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello». Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.
E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.
Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.Vi si manifestano con abbondanza i doni dell’Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia. (Dalla vita di Francesco - Fonti Francescane 84 - 86)

lunedì 24 dicembre 2012

San Francesco, i frati francescani e il Natale (4)

Pace e bene a voi,
cari amici in "attesa" del Natale e certo in "attesa" della vostra chiamata e vocazione.
Proseguendo la mia riflessione "francescana sula Natale (cfr. post precedenti), auguro a ciascuno di voi di vivere questo giorno nella "pace" e nella "gioia" del Signore che viene, come ci insegnano i nostri santi, S. Francesco d'Assisi e S. Antonio di Padova. Essi ci hanno lasciato testimonianze stupende circa il Natale, con l'invito a sentimenti di "letizia" e "festa" e "sorriso" e "condivisione", che devono caratterizzare questa grande solennità cristiana. Approfittiamo dunque fratelli di questi ammonimenti; non rinunciamo a Natale, a gesti di riconciliazione, gustiamoci tutta la bellezza dell'intimità delle nostre famiglie e degli affetti più cari, riscopriamo nell'altro un volto amico, lodiamo e preghiamo e ringraziamo Dio Padre per ogni cosa ( lieta e non), ma soprattutto per il Dono del Suo Figlio Gesù che nasce per noi! Buona e santa Vigilia.

Frate Alberto
Frate Francescano Minore conventuale 
e i confratelli della Basilica di S. Antonio  (PD)

Natale alla basilica del Santo (PD)

L'ineffabile premura di Francesco per il Natale
"Al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano. Baciava con animo avido le immagini di quelle membra infantili, e la compassione del Bambino, riversandosi nel cuore, gli faceva anche balbettare parole di dolcezza alla maniera dei bambini. Questo nome era per lui dolce come un favo di miele in bocca" (Vita di S. Francesco - Fonti Francescane n.787).

Deve essere occasione di festa e convivialità piena
Un giorno i frati discutevano assieme se rimaneva l'obbligo di non mangiare la carne, dato che il Natale quell'anno cadeva di venerdì. Francesco rispose a frate Morico: " tu pecchi fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all'esterno" (Vita di S. Francesco - Fonti francescane 787)

Tutti devono gioire, uomini e animali
"E per reverenza verso il Figlio di Dio, che quella notte la vergine Maria depose in una greppia tra il bue e l’asino, chiunque abbia bue e asino sia obbligato a fornire loro generosamente delle buone biade. Così pure, che quel giorno tutti i poveri abbiano in dono dai ricchi copiose ottime vivande». Francesco aveva maggior reverenza per il Natale che per le altre festività. Diceva: «Dopo che il Signore nacque per noi, cominciò la nostra salvezza». Voleva perciò che quel giorno ogni cristiano esultasse nel Signore e per amore di lui, che ci donò se stesso, tutti provvedessero largamente non solo ai poveri, ma anche agli animali e agli uccelli. (Vita di S. Francesco - Fonti Francescane. 1814)

A Natale, Dio ci ha dato il motivo di sorridere e gioire
«E l'angelo disse ai pastori: Ecco, io vi annunzio una grande gioia, perché oggi vi è nato il Salvatore... « (Lc 2,10. 11). Con questo concordano le parole della Genesi: «Nacque Isacco. E Sara disse: Il Signore mi ha dato il sorriso e chiunque lo saprà, sorriderà con me» (Gn 21,5-6). Sara s'interpreta «principessa» o «carbone», ed è figura della gloriosa Vergine, principessa e regina nostra, infiammata dallo Spirito Santo come il carbone dal fuoco. Oggi Dio le ha dato il sorriso, perché da lei è nato il nostro sorriso. «Io vi annunzio una grande gioia», perché è nato il sorriso, perché è nato Cristo.
Questo abbiamo udito oggi dall'angelo: «Chiunque lo sentirà, sorriderà insieme con me». Sorridiamo dunque ed esultiamo insieme con la beata Vergine, perché Dio ci ha dato il sorriso, cioè il motivo di sorridere e di gioire con lei e in lei: «Oggi vi è nato il Salvatore». Se uno si trovasse in punto di morte o fosse condannato all'ergastolo, e gli venisse annunziato: Ecco, è arrivato uno che ti salverà! Forse che non sorriderebbe, forse che non esulterebbe? Certamente! Esultiamo quindi anche noi, nella serenità della coscienza e nell'amore autentico (cf. 2Cor 6,6), perché oggi ci è nato il Salvatore, colui che ci salverà dalla schiavitù del diavolo e dall'ergastolo dell'inferno. (Sermone di Natale - S. Antonio di Padova)

S. Antonio con il Bambino Gesù fra le sue braccia

domenica 23 dicembre 2012

Quarta domenica di Avvento - Ecco io vengo per fare la tua volontà

Domenica 23 dicembre 2012 - Quarta domenica di Avvento
Cari amici, pace e bene.
in quest'ultima domeniva di Avvento, ormai prossimi al Natale, i testi delle letture sono spiccatamente "vocazionali". Di certo, si prestano ad essere meditati da chi ricerca e si interroga sulla vocazione che il Signore ha misteriosamente seminato nel suo cuore. Vi invito a rileggerli con questa chiave di lettura, lasciandovi interpellare sulla vostra vita. Buona quarta tappa d’Avvento!
frate Alberto e i frati francescani della Basilica di S. Antonio (Pd)
Maria si alzò e andò in fretta verso la montagna...

Prima lettura ( dal profeta Michea 5,1-4) - La vocazione di un luogo : Betlemme.
"E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti."(...)
* Betlemme, una cittadina sperduta e insignificante, abitata da poveri pastori, "vocata" però e "prescelta" da Dio ad un ruolo straordinario che cambierà la storia del mondo. Per secoli i profeti, e il popolo di Israele,  hanno atteso il Messia, che proprio da Betlemme doveva scaturire. E...Betlemme ha risposto!
* Credo che anche noi abbiamo potuto toccare con mano cosa significhi "la "vocazione" di un luogo, come per es. Assisi, la Basilica di S. Antonio, Lourdes..Il Signore infati sempre si manifesta nella concretezza, nella realtà, ci visita nella storia e nella bellezza  e nella spiritualità di una chiesa, di un'opera d'arte, di un luogo specifico. di un incontro..., là dove il nostro cuore e il nostro spirito si rendono più attenti e disponibili alla sua chiamata.

Seconda lettura (dalla lettera agli Ebrei 10,5-10) . La vocazione di Gesù
"Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà " (...).
* Ormai l'unica offerta gradita a Dio è il corpo stesso del suo Figlio, che venendo nel mondo a noi nella carne permette a tutta l'umanità di ritrovare la comunione con il Padre. Il Figlio si fa così nostro fratello e consegna se stesso per fare la volontà del Padre: e questa volontà è appunto la salvezza di tutti noi. E' la risposta di Gesù.
* In Gesù, è chiara la dinamica di ogni ricerca e scelta vocazionale: "Ecco io vengo, per fare o Dio la tua volontà". Non delego ad altri, non fuggo, non mi nascondo.., ma offro tutto me stesso , la mia vita intera,  la mia piena e totale disponibilità al tuo progetto su di me, per la salvezza del mondo.  
 
Il Vangelo (Lc 1, 39.45) . La vocazione di Maria
“Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa. (…).
Beata colei che ha creduto all’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”
* Nell’ultimo tratto di strada verso il Natale ci fa da guida santa Maria, una ragazza gravida di Dio, incinta di luce. Maria si mise in viaggio in fretta. L’amore ha sempre fretta, è sempre in ritardo, non mette mai al primo posto se stessi (…) Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. E l’anziana, anche lei colma di una vita impensabile, è riempita di Spirito, perché Maria porta Dio con sé e contagia d’assoluto chiunque incontra. E' la risposta di Maria
* Questo è il Vangelo che, raccontando la visita di Maria ad Elisabetta, racconta anche che tutte le nostre visite, fatte o accolte, hanno il passo di Dio. Ognuno portatore di Dio, perché Dio cerca madri per incarnarsi ancora”. Come Maria, anche noi chiamati ad accogliere e  credere alla parola del Signore..e poi a non indugiare: c'è fretta di andare, c'è fretta di annunciare, di testimoniare, di condividere. C'è urgenza di "generare" ovunque il Salvatore, di portare ovunque la sua "lieta notizia". 

E...la tua risposta..qual'è?

Eccomi...io vengo per fare, o Dio,  la tua Volontà

sabato 22 dicembre 2012

San Francesco, i frati francescani e il Natale (3)

Veduta della città Betlemme dal "campo dei pastori"
BETLEMME

Pace e bene a voi tutti,
cari giovani amici in ascolto della Vocazione del Signore e della Sua volontà.
Proseguo anche oggi il mio piccolo itinerario francescano sul Natale e L'Incarnazione del nostro Signore Gesù (cfr 1° post) e (cfr 2° post), nella speranza che possa aiutarvi ad attendere e vivere al meglio questo straordinario e dolce mistero che tanto ha affascinato S. Francesco. Al riguardo, non posso non andare col pensiero ed il cuore alla Terra Santa, e a Betlemme, là dove i frati francescani sono presenti da secoli. Fu lo stesso San Francesco d’Assisi, mosso dall’amore per Cristo Povero e Crocifisso, a recarsi in Medio Oriente (1217)  per "toccare" quei luoghi che fino ad oggi costituiscono una testimonianza insostituibile della rivelazione di Dio e del suo amore per l’uomo. In quel suo pellegrinaggio, nonostante il guerreggiare delle crociate, incontrò e dialogò a Damietta, in Egitto, con il sultano Melek al-Kamel, il cui governo si estendeva fino alla Terra Santa. Fu un incontro pacifico, che diede inizio alla presenza dei francescani in Terra Santa e che segnò anche lo stile della presenza dei frati lungo il corso dei secoli, fino ad oggi. A testimonianza dell'amore di san Francesco per la Terra Santa, riporto di lui un piccolo aneddoto che potrà farci un poco sorridere, ma certo rivela tutto l'ardore e l'amore che il Poverello aveva per Gesù e per ogni luogo, fatto, persona, pietra... che Lo potesse in qualche modo ricordare e tenerne desta la presenza. 

Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. (Dalla vita di san Francesco, Fonti Francescane 470)

venerdì 21 dicembre 2012

San Francesco, i frati francescani e il Natale (2)



Nell'Eucarestia... ogni giorno è Natale!

Cari amici, pace e bene.
Il Natale alle porte ci invita a riflettere e a lasciarci commuovere dal grande mistero dell'Incarnazione: Dio stesso è venuto ad abitare in mezzo a noi, è diventato uno di noi e ora ha un volto, una storia, degli affetti, dei sentimenti... nella persona di GESU'! Un mistero che scuote la nostra fede e la nostra esistenza e tocca i nostri cuori. Un mistero da vivere concretamente nei nostri giorni, nelle nostre scelte quotidiane anche circa la vocazione e la strada da intraprendere nella vita. Un mistero che si rinnova in particolare in ogni Eucarestia, in ogni S. Messa e che contepliamo grati e stupiti quando ci prostriamo per adorare il Santissimo Sacramento.
Questo dolce pensiero mi ha accompagnato ieri notte, nella consueta adorazione eucaristica che noi frati francescani della Basilica del Santo viviamo in preparazione al Natale.
San Francesco del resto era ben consapevole di questo intimo legame tra il mistero dell'incarnazione e il mistero dell'Eucaristia, come evidenziato in alcuni suoi scritti. Riporto al riguardo, il testo di una sua ammonizione ai frati:

"Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero. E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: Ecco, io sono con voi "
(S. Francesco - Ammonizioni - fonti francescane 144-145)

Cari amici in attesa del Natale...
Ecco che nell'Eucaristia il Signore sempre viene a noi
e vuole stare con noi:
nell'Eucarestia ogni giorno è Natale.


cfr. post precedente: San Francesco, i frati francescani e il Natale (1)

giovedì 20 dicembre 2012

San Francesco, i frati francescani e il Natale (1)


Cari amici, il Signore vi dia pace.
Fra pochi giorni celebreremo il Santo Natale, certamente una festa che è nel cuore di ciascuno e particolarmente cara, da sempre, a noi  frati francescani. I giovani in ricerca vocazionale che stanno frequentando i nostri conventi in questo periodo, certo possono testimoniare il fervore, la gioia e la letizia che vi si respira: Viene il Signore Gesù; Nasce il Salvatore!! In particolare in ogni nostra chiesa  sarà presente il Presepio, una meravigliosa tradizione natalizia, tipicamente italiana e soprattutto francescana! L'idea del  Presepio nasce infatti a Greccio dall'ardente amore di S. Francesco per Gesù e dal suo desiderio di "vederLo" "toccarLo", "imitarLo" e  fare esperienza diretta di Lui. Scrive il suo biografo come Francesco "meditasse continuamente le parole del Signore… soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione”,  a tal punto da poter “in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello". Mosso da tale ispirazione, la notte di Natale (1223) predispose una sorta di sacra rappresentazione della Natività, ma sulla greppia, fra il bue l'asinello e i pastori e i frati festanti, chiese che si celebrasse l'Eucarestia! S. Francesco dunque "inventò" il Presepio, certo mosso anche dal suo spirito poetico, ma soprattutto per amore a Gesù e in riferimento all' Eucarestia nella quale sempre poteva contemplarLo  e incontrarLo e vederLo realmente presente. Che san Francesco ispiri anche ciascuno di noi in questo grande amore a Gesù così da poter desiderare di vederLo sempre presente in ogni istante della nostra vita.
Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode.

frate Alberto
frate minore conventuale
della Basilica del Santo (PD)

mercoledì 19 dicembre 2012

Meditando sul Natale

DAL VANGELO DI LUCA (2,1-20)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.  C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Giotto- Cappella degli Scrovegni: Natività
BETLEMME
Bethlem è il luogo d'origine della famiglia di Gesù, della dinastia del re Davide. Giuseppe e Maria vi ritornano per obbedire all'ordine dell’imperatore, che ha indetto il censimento: tutti devono farsi registrare nella città di provenienza. Mentre sono a Bethlem, per Maria arriva il tempo del parto. Ma non trovano posto in una casa, bensì in una grotta, rifugio di pastori e animali.
UNA MANGIATOIA
E il «figlio di David» nasce come un povero, in una delle caverne scavate nelle colline attorno a Bethlem. Gesù, appena nato, viene posto in una mangiatoia: Il Figlio di Dio sceglie così fin da subito gli ultimi, i poveri. Non ha né una propria abitazione, né una culla normale. E’ il Messia dei poveri: nasce lontano dal suo villaggio e dall’affetto del clan famigliare, lontano dalle comodità di una casa; nasce da straniero fra stranieri… Nella sua nascita già si preannuncia il dramma del rifiuto che segnerà tutta la sua esistenza: “venne fra la sua gente ma i suoi non lo riconobbero” (Gv 1,11); un dramma al suo culmine con la Passione. Il dramma di Dio che sempre si offre all’umanità e spesso non viene riconosciuto o è rifiutato.
I PASTORI
Nella regione dove è nato Gesù, ci sono dei pastori, dei mandriani. È gente di cattiva reputazione, che non gode di alcuna fiducia da parte della gente. Sono poveri e sempre pronti a rubare: ladri e attaccabrighe, non frequentano il tempio. Stanno sempre col bestiame; quasi quasi, anche loro sono diventati delle bestie. Ma il primo annunzio, la prima notizia della nascita di Gesù, come Salvatore e Messia, è rivolta ad essi.
L’ANGELO
Nella notte si accende una luce improvvisa: Dio, per mezzo dell'angelo, si fa presente. Il timore è grande, perché eccezionale è l'annuncio: «Oggi è nato a voi nella città di David un Salvatore». L'attesa della liberazione può dirsi conclusa. Il segno è quel bimbo che è nato. Altre volte i segni di Dio sono stati prodigiosi, straordinari; qui invece è un segno semplicissimo. Il Messia è un neonato indifeso e non nasce certo in una reggia. Se così, sarebbe stato il Messia dei grandi: un re come tanti altri e proprio per questo irriconoscibile e inavvicinabile. I pastori, i poveri, gli umili, non avrebbero potuto incontrarlo e riconoscerlo come il loro Salvatore. E’ invece un povero e loro vanno a vedere senza difficoltà. Non mettono avanti difficoltà o obiezioni all'annuncio ricevuto; non pongono domande, ma con sollecitudine e passo svelto si muovono. La fretta ritrae il loro stato d'animo, l'ansia di vedere il Salvatore. E non ci sono ostacoli all’incontro, nessun gendarme alle porte: entrano infatti in una stalla, nella casa della povertà dove non c’è nulla da difendere.
MARIA GIUSEPPE E IL BAMBINO
I pastori entrano e si uniscono a Maria e Giuseppe, per adorare quel Bimbo. E’ la «prima Chiesa», la Chiesa dei credenti, la chiesa dei poveri, quella riunita lì nella grotta di Bethlem. Raccolti insieme davanti al Bambino, Maria e Giuseppe , i pastori cercano di comprendere la Parola di Dio, la meditano, si interrogano a vicenda su quel fatto, ma non si chiudono in se stessi. Anzi, sentono di dovere subito rendere partecipi altri della loro esperienza e in tal modo esprimere così la propria riconoscenza per quello che è avvenuto.

ASCOLTARE
Bethlem è un luogo geografico, certo. Ma è anche una situazione. Bethlem può essere qualsiasi altra città o paese. Un posto dove è avvenuto qualcosa di grande. Ma grande secondo Dio. Agli uomini, alla maggior parte di essi, rimane quasi invisibile. Ed è, comunque, piccola cosa. Soprattutto lo è per i "ricchi", cioè per coloro che sono pieni di sè, delle proprie idee; per coloro che contano solo su se stessi. Nel loro cuore non c'è posto per Dio e per gli altri. Costoro sono incapaci di vedere le cose belle che succedono, non hanno occhi umili per cogliere il valore di un SEGNO, non hanno orecchi per ascoltare un annuncio di novità . Sono incapaci di fare una esperienza spirituale. Per loro conta soltanto "avere". Non vi è la disponibilità del pastore, a correre e a vedere. Sono troppo soffocati da rumori, strilli, fracasso. Dio parla nel silenzio.
VEDERE
Anche per te ogni giorno arriva un angelo di Dio e ti dice: Vieni a vedere. Impara a vedere i segni della presenza di Dio attorno a te.Viviamo certo in una società dura ed egoista eppure vi sono ancora tanti segni di bontà e bellezza attorno a noi. Vi sono per es. delle persone che scelgono il bene; che pensano agli altri, che credono nei valori della pace, della giustizia, della verità. Magari sono giovani come te, vestono come te, vanno alla tua stessa scuola o al tuo stesso lavoro. Ma hanno qualcosa di più. Hanno messo Dio in mezzo.
VEGLIARE
Nota il Vangelo che i pastori stavano vegliando. Il dovere di stare svegli e pronti! Dirà Gesù che la vita è simile a dieci vergini invitate alle nozze. Ciascuna aveva la propria lampada; ma solo cinque avevano fatto la scorta di olio. E quando lo sposo arrivò di notte, e le ragazze si erano assopite, solo cinque entrarono al banchetto: le cinque previdenti e sagge; quelle che erano pronte. Abbiamo il dovere di stare pronti: perché non sappiamo quando passa il Signore a chiamarci!
CUSTODIRE
Quei pastori custodivano il gregge. Vita dura, la loro. Indipendentemente dal loro comportamento morale, nei pastori è rappresentata quella che deve essere la nostra vita: lavoro, responsabilità, impegno, servizio. Non ci è lecito sprecare tempo, bighellonare, vivere da parassiti. E se siamo attivi e impegnati, è come se ad ogni istante della nostra vita un angelo venisse a darci il lieto annuncio: «Vi è nato un Salvatore; pace in terra agli uomini che Dio ama».
RICERCARE
E i pastori corsero in tutta fretta. Prova a pensare alle chiamate che il Signore ti ha rivolto: alla vita, alla grazia, alla verità, ad una particolare missione... Importa meno il tipo di chiamata: Vale come hai risposto, vale la qualità del tuo Sì! Come i pastori di Bethlem, con i caratteri di una ansiosa ricerca? O stai ancora rinviando la risposta? C'è pericolo di non trovarlo più il Salvatore. Ed allora, dove andare poi a cercarlo?
SCOPRIRE - GIOIRE
E i pastori dopo che «hanno udito e veduto», tornano cantando, pieni di gioia, al lavoro di sempre. Sono però cambiati dentro: hanno fatto una straordinaria scoperta, hanno trovato un tesoro; hanno visto la Luce vera, hanno incontrato il Senso di tutto. Ora hanno il cuore contento e radioso. Così, il cristiano non è diverso dagli altri per lingua, usanze, modi di vita: è però diverso dentro, egli ha sempre un atteggiamento di speranza e pienezza di fonte alla vita, egli non è mai solo…nonostante tutto! L’ esperienza di Bethlem sa indicare questo interiore cambiamento.

martedì 18 dicembre 2012

Testimonianza di Ignazio

Pace e bene a voi tutti. Il post di ieri con la vicenda di Andrea ha suscitato molto interesse e tante lettere. Ne riporto una: quella di Ignazio che si sta orientando ad entrare in un Postulato francescano. Lo incoraggio insieme ad Andrea.
Al Signore sempre la nostra Lode.
f. Alberto, "frate minore conventuale" della Basilica di S. Antonio (Pd) 

Assisi - Basilica di san Francesco : porta aperta sul porticato
"Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta,
io entrerò da lui e cenerò con lui, ed egli con me" (Apocalisse 3:20)
Ciao a entrambi, frate Alberto, e Andrea!
Mi chiamo Ignazio e vivo e lavoro a (...).. ho quasi 30 anni.
In 8 anni di testardaggine ho inseguito università e lavoro, oggi ho raggiunto la "tranquillità" come sviluppatore di software. Ho da poco lasciato la ragazza dopo 7 anni di rapporto. Peraltro ho vissuto un periodo di discreta "dissoluzione". Appena sono rimasto "da solo" una voce è tornata ad urlare. E tra le immagini apparse nel cuore c'è stata, prima di ogni altro santo, quella di Francesco d'Assisi. Così ho cercato un direttore spirituale, e ho trovato una guida presso i frati di (...). Sto cercando di essere libero, lasciando il lavoro, per iniziare un cammino di postula(nda)to - si scrive così? (...). Se è il mio cammino, lo capirò, altrimenti ho fiducia che troverò l'indicazione per la prossima tappa.
Andrea, sono un poco più anziano di te ma vivo la tua stessa generazione. Vedo un mondo più ricco di inganni che di opportunità di salvezza. Se senti la voce, chiediGli più e più volte. Se continua ad ispirarti lì.. non lasciare che altro ti intralci e lanciati. Siamo giovani e inseguiamo inevitabilmente ideali. Quale "ideale" è più vero della chiamata di Gesù a seguirlo? Lui è il Signore, non c'è "datore di lavoro" più grande di Lui. E visto che tanti giovani oggi si definiscono "coraggiosi" e "matti", beh allora diamo tutto il nostro coraggio e impeto di giovinezza a Chi lo merita di più - e saprà ricambiarlo.
Ricordiamoci in preghiera.
P.S. sono stato super-prolisso.. ma mi sentivo di darti un appoggio.
A te, e frate Alberto, con tutto il blog che leggo spesso, pace e bene . Ignazio

lunedì 17 dicembre 2012

Frate o manager?

Pace e bene cari amici. Vi propongo oggi la lettera di un ragazzo, Andrea, insieme ai suoi interrogativi circa la vocazione e la scelta di vita: Frate o Manager? Postulato o Università? Vita da benestante o in umiltà e povertà dedicandosi al prossimo?....
Lo ricordiamo nella preghiera! Al Signore Gesù la nostra Lode.
f. Alberto - Frate Minore Conventuale da Padova

Giotto -  Assisi - Basilica di san Francesco
LETTERA DI ANDREA
Caro fra Alberto, mi chiamo Andrea, vivo a (...) . Sono un suo lettore fedele e il blog mi ha aiutato tantissimo su molte mie domande. Ora sto passando un difficile momento ; sono ormai all'ultimo anno delle superiori, (liceo scientifico) e mi trovo di fronte ad una scelta che mi tormenta. Entrare in Seminario (seguendo la mia ispirazione interiore) o proseguire per l'Università come vorrebbero i miei ? Tenga presente che sono figlio unico! Ho una testa "matematico-tecnica" e quella è la mia passione e so che i miei genitori hanno grandi aspettative su di me al riguardo e già mi vedono a guida dell'Azienda meccanica di famiglia (leader nel suo settore). ..Ma io...da tempo ho il desiderio di consacrarmi al Signore, un desiderio che ho sempre tenuto segreto per paura di non essere compreso e anche perché anch'io volevo avere idee più chiare. Ne parlavo dallo scorso anno solo con il mio parroco, don Angelo, un sacerdote davvero "francescano", per umiltà e stile di vita: è stato lui a farmi conoscere San Francesco e a portarmi, ( quando facevo il chierichetto), ad Assisi! Questo desiderio è nato in me proprio allora, da quando facevo il ministrante in parrocchia e mi incantavo a "servire" le bellissime messe del mio parroco a cui devo l'amore a Gesù e alla preghiera. Con lui avevo iniziato un cammino spirituale e di discernimento, ma poi il Signore l'ha preso con sé per una grave malattia, a fine giugno... Ora in me da un lato sento che il Signore ha parlato al mio cuore ( anche attraverso l'esempio e le conversazioni che ho avuto durante la malattia con Don Angelo) e so che la mia strada è diventare francescano e sacerdote e dedicare la mia vita al Signore (forse anche da missionario!), ma dall'altra penso ai miei genitori che già mi vedono all'università e stanno facendo grandi progetti su di me e temo di deluderli. Ne ho parlato con i miei due più cari amici, ma uno mi ha incoraggiato a seguire il mio desiderio e l'altro invece, mi ha detto di non capirmi. Secondo lui infatti ho tutto, ho un futuro, i soldi, un'attività...e sarei matto a fare il frate!.. Scrivo a Lei perché non so più a chi rivolgermi; con il nuovo parroco mi è difficile parlare.Ho bisogno di un consiglio. grazie. Andrea

RISPOSTA DI FRATE ALBERTO
Carissimo Andrea , grazie per la fiducia. Sono felice che quanto scrivo sul blog ti possa essere stato di aiuto. Comprendo bene il tuo stato d'animo..soprattutto riguardo alle grandi aspettative dei tuoi genitori, anche per il fatto che sei figlio unico e già forse ti vedono a capo dell'azienda di famiglia..Certo non è per niente facile fare i genitori oggi!!! Sia chiaro! Ed è ovvio che ogni papà e mamma mirino ad offrire ai propri figli le opportunità migliori. Può succedere però talvolta, che manchi il dovuto ascolto, la necessaria accoglienza delle libere istanze di un figlio, che rischia così di venire "programmato" come fosse una "macchina", un computer. Qualcosa di simile del resto avvenne al giovane Francesco, che figlio del più ricco mercante di Assisi era stato programmato dal padre ad una vita da agiato possidente ed erede di un cospicuo patrimonio. Francesco, per un pò cercherà di adeguarsi a questo progetto che non gli apparteneva (mercante, cavaliere, re delle feste..), poi finalmente si deciderà nel seguire la strada che il Signore gli aveva ispirato nel cuore: "Francesco, va e riparala mia casa, non vedi che cade in rovina?". Questo significò per lui spogliarsi di tutto, restituendo ogni cosa al padre terreno, per affidare totalmente la sua vita al Padre nei cieli. Ma...non fu così facile! Per arrivare a questo dovette passare periodi carichi di domande e tentativi maldestri ed errori..e tormenti e incomprensioni...Un aspetto lo aiutò molto: si fidò di alcune guide spirituali come il vescovo Guido di Assisi o come l'anziano sacerdote che stava a san Damiano...Come dire: si fece aiutare nel discernimento! Credo che questo possa valere anche con te. So che stavi in cammino con il compianto Don Angelo, ebbene ora è necessario trovare un altro riferimento e riprendere la strada interrotta . Nella città di (...) vicina al tuo paese puoi senz'altro recarti alla nostra Chiesa Francescana e chiedere di frate (...); ti aiuterà moltissimo! Inoltre potrai valutare con lui l'opportunità di frequentare per i prossimi mesi il Gruppo Francescano vocazionale "S. Damiano", di cui spesso parlo nel blog. Con questi due riferimenti potrai certo arrivare per il termine del liceo ad una scelta vocazionale più ponderata e serena. Che poi tu possa decidere di entrare subito in Postulato, credimi, non è una disgrazia!! A Brescia, tra i nostri Postulanti, vi sono ben 5 ragazzi fra i 18 e i 19 anni, dunque giovanissimi, ma che si sono lanciati con entusiasmo in questa avventura. Un tuo ingresso a settembre 2013, certo ti potrebbe essere contestato (da genitori ed amici) per la tua giovinezza e in favore dell'università, ma anche ti offre da subito l'opportunità di conoscere la nostra realtà e di verificare se davvero è questa la strada che cerchi. Un giovane come te, può infatti permettersi anche un rischio di questo tipo. Non sarà invece certo più così facile nè scontato fare questo passo fra qualche anno e con il peso ulteriore di una laurea e  ancora più grandi aspettative dei tuoi genitori su di te!! Ti invito alla preghiera, affidandoti in modo particolare al sostegno e all'intercessione del caro Don Angelo, tuo maestro di vita, che da lassù continua guidarti. Lo ricorderò anch'io nella santa Messa. Ti benedico! Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto



domenica 16 dicembre 2012

Che cosa dobbiamo fare?

Domenica 16 dicembre 2012
Terza Domenica d’Avvento - "Gaudete"




“E noi,

che cosa

dobbiamo fare?”

(Lc 3,14)










“Cosa dobbiamo fare?”. Per tre volte nel Vangelo di questa domenica ascoltiamo tale domanda rivolta dalle folle, dai pubblicani e dai soldati a Giovanni, uomo di Dio. “Che cosa dobbiamo fare? Cosa devo fare?”: una domanda che risuonò anche nel cuore del giovane e inquieto Francesco secoli fa..e lo spinse a ricercare, ad andare oltre se stesso, a mettersi in discussione, a fidarsi, a non accontentarsi...e giungere così a scegliere la Santità !
"Che cosa devo fare?": Una domanda decisamente buona anche per ciascuno di noi perché ci libera dall’autosufficienza dei nostri ragionamenti, dall’autoreferenzialità delle nostre scelte, delle nostre azioni e ci apre ad altro, al Vangelo come proposta che rende buona la vita. E in fin dei conti porta alla gioia (Gaudete), umile e lieta protagonista di questa domenica: ecco allora che qualcun Altro (più grande di me!)  mi fa vedere la possibilità di una vita più umana, più vera, più ricca di senso. Più…

Questa domenica d’Avvento è detta Gaudete (rallegratevi) dal verbo latino posto all’imperativo: è colto dall’antifona d’ingresso che invita a rallegrarsi perché “il Signore è vicino”. Il colore liturgico di questa domenica può essere il rosaceo che attenua il viola intenso d’Avvento. Per questo ho scelto come kartolina delle ‘stelle di natale’ di tal colore coltivati nelle serre della Comunità S. Francesco di Monselice-Pd ove i "Frati Francescani Minori Conventuali" (miei confratelli e legati alla Basilica di S. Antonio) accolgono ed accompagnano persone con problemi di dipendenza, soprattutto giovani con problemi di droga o alcolismo. Un percorso che dal “che devo fare?” può portare al “gaudete”. Come per ciascuno di noi.
Buona terza d’Avvento! frate Alberto e i frati della Basilica del Santo (Pd)

Convento di Camposampiero (Pd)  -  Giovani frati in preghiera
Dal Testamento di san Francesco
Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo.(...)
E dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava "che cosa dovessi fare", ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò.
E quelli che venivano per intraprendere questa vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere, ed erano contenti di una sola tonaca, rappezzata dentro e fuori, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. (...)
Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!».

sabato 15 dicembre 2012

S. Francesco SI! ... Papa... NO?

Cari amici il Signore vi dia Pace.
riporto oggi la lettera di un giovane (Alessio) in ricerca vocazionale. Questi mi pone alcune opinioni personali, per altro alquanto diffuse in questa nostra società e che sento ripetere anche da certuni cristiani, della serie: Cristo SI' - Chiesa NO! Sono "credente", ma non "praticante"! S. Francesco e i frati Ok - No invece al Papa! Ho Fede, ma non mi rispecchio in alcuni atteggiamenti o indicazioni della Chiesa...ecc...Nel rispondere ad Alessio, evidenzio la netta posizione "cattolica" di San Francesco, e quella dei suoi frati, sperando che queste mie brevi sottolineature aiutino tanti giovani, talvolta confusi, ad amare di più la Chiesa e il Papa come ci ha insegnato il Poverello di Assisi.  Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Frate Alberto da Padova

I Ministri dell'Ordine Francescano dal Papa
Il primo frate a sinistra è P. Marco Tasca ,  Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali,
119° successore di San Francesco

LETTERA DI ALESSIO
Salve padre! (...) sono in ricerca vocazionale e ho in me varie domande sulla vostra vita. (...)
Per chi come me è già laureato in filosofia come cambia l'iter di studi? Un altra domanda, questa più importante: io sono stato sempre "credente" ma non molto "praticante" perchè non mi rispecchio in alcuni "atteggiamenti" della Chiesa cattolica, ma ho sempre ammirato l'Ordine Francescano e San Francesco (d'altronde anche l'ordine francescano ha avuto un bel da fare per essere riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa). In me sento da qualche tempo una vera vocazione a Dio e a S. Francesco, ma non al Papa. Come può questo mio stato d'animo collimare con l'ingresso nell'Ordine? Buon Natale!
Alessio

RISPOSTA DI FRATE ALBERTO
Pace e bene a te caro Alessio. Grazie per la fiducia e per avermi scritto di te. Circa quanto mi chiedi riguardo agli studi di teologia, ovviamente, chi ha già fatto esami di filosofia si trova avvantaggiato. Deve di solito però fare qualche corso integrativo, anche se non sono in grado di dirti con esattezza le modalità.
Circa il tuo rapporto con la fede, ritengo invece che non esistano cristiani "credenti", ma "non praticanti": questa, a mio parere, è un'espressione vuota e contraddittoria, che non ha in realtà significato! Infatti "la fede autentica", il credere, inducono sempre "alla pratica", all'adesione, alla partecipazione!! Se non così, sarebbe come dire di volere bene ad una persona e non chiamarla mai, non volerla mai vedere, nè mai fargli una telefonata! Sarebbe come dichiarare a qualcuno: "ok, ti amo e tu sei importante per me e credo in te, ma tu vai pure per la tua strada mentre io proseguo autonomamente per la "mia" e soprattutto non chiedermi nulla che contraddica il "mio" pensiero, le  "mie" convinzioni o esiga un "mio" coinvolgimento personale, nè tantomeno un cambio di prospettiva su aspetti "per me" irrinunciabili" !!
Circa la Chiesa e il Papa, anche qui, se desideri la nostra vita francescana, tieni presente che san Francesco (come S. Chiara) ebbe un amore sviscerato sia per la Chiesa che per il Papa. Tanto che nel suo Testamento (scritto a Siena nel 1226) chiede ai frati che sempre amino la Santa MADRE Chiesa (la chiama Madre!!) e sempre onorino e siano sottomessi e obbedienti e fedeli al Papa e a tutti Prelati. E in realtà San Francesco si differenziò dai molti riformatori del suo tempo (es. Pietro Valdo) proprio per questa sua fedeltà e amore e fiducia nella Chiesa (Sposa di Cristo) e nel Papa. Già all'inizio della sua conversione, quando si spoglia di tutto davanti al padre, è il Vescovo di Assisi che lo accoglie anche simbolicamente sotto il suo manto e nella Chiesa come penitente. Dai Papi si recherà varie volte, desiderando che questi gli approvassero la Regola (non così gli altri "riformatori" del tempo) e così avvenne ad opera di Papa Onorio III. Fu legato da profonda amicizia a Papa Gregorio IX e fu proprio questi a proclamarlo santo, due anni dopo la sua morte e a volere la costruzione della stupenda Basilica sepolcrale in Assisi.  Dalla Chiesa di Roma, l'Ordine francescano ricevette poi da subito un mandato e un'investitura particolare, che ancora lo caratterizza: quello di evangelizzare, di andare, di predicare, di annunciare il Vangelo e di "riparare" così in tal modo la Chiesa...Questa, caro Alessio, è la realtà anche se in giro ci sono tante idee falsate e poco approfondite e moltissimi pregiudizi! Se dunque desideri farti frate francescano e seguire san Francesco, questa è la via!! Non altre..!!! I frati francescani sono da sempre i migliori difensori della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana in tutto (per quello che riguarda la dottrina, l'insegnamento, e perfino la liturgia), e per il resto (e che resto....!) nel cercare di riformare la Chiesa non attraverso crociate riformistiche o contrapposizioni protestanti, ma sull'esempio e con lo stile forte e amabile di san Francesco.
Naturalmente le titubanze e i dubbi che mi hai espresso non potranno impedirti di inziare un cammino di discernimento vocazionale, nella consapevolezza però anche di una necessaria formazione e di una tua conversione al riguardo e di una maggiore comprensione della realtà della Chiesa e del servizio del Papa. Purtroppo in questa nostra società assistiamo talvolta a molta ostilità e avversione verso di loro, anche perchè si presentano come voci sempre più scomode su vari temi (aborto, eutanasia, matrimoni gay, bioetica..) che invece la modernità propugna, ma non lasciarti ingannare! Il Vangelo infatti, come la legge naturale, restano sempre tali e non possono certo essere cambiati nè dal Papa nè dalla Chiesa e le persecuzioni e le incomprensioni sono parte del bagaglio di ogni credente.
Caro Alessio, ti ringrazio ancora per la fiducia e per avermi dato con la tua lettera l'opportunità di un approfondimento utile a molti giovani. Resto a disposizione nel proseguire questo nostro dialogo. Ti benedico e incoraggio. Buon Natale a te e alla tua famiglia. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode! frate Alberto da Padova
Assisi: Benedetto XVI con la Comunità del Sacro Convento
dei Frati Minori Conventuali
custodi della Basilica e della tomba di San Francesco

DALLA REGOLA DI S. FRANCESCO (1223)
“Nel nome del Signore incomincia la vita dei frati minori
La regola e la vita dei frati minori e questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.”

Comincia cosi la Regola di San Francesco d’Assisi. Il serafico Padre Francesco ha l’ardente desiderio, per se e per tutti i suoi frati che in seguito verranno accolti nell’Ordine, che siano obbedienti e prestino ossequio al “signor Papa”. Sono dunque insiti nella spiritualità francescana l’obbedienza e la devozione e l'amore al successore di Pietro.


IL PICCOLO TESTAMENTO DI S. FRANCESCO (SIENA 1226)
« Scrivi che benedico tutti i miei frati, che sono ora in questa Religione e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. E siccome, a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, non posso parlare, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre parole. Cioè:
* in segno e memoria della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino gli uni gli altri,
* sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà,
* e sempre siano fedeli e sottomessi ai Prelati e a tutti i Chierici della Santa Madre Chiesa. »

Il più noto Testamento di Francesco è quello redatto nelle settimane immediatamente precedenti la sua morte, probabilmente nel settembre del 1226. Accanto a questo più lungo e celebre testo, se ne conserva uno più breve, conosciuto come il Testamento di Siena, dettato dal Santo nella primavera dello stesso anno. Il Santo si trovava nella città toscana di Siena quando, a seguito di un prolungato sbocco di sangue, i compagni temetterò il peggio e gli chiesero di lasciare loro le sue "ultime volontà". Ed è significativo constatare come il Poverello, fra le pochissime ed essenziali indicazioni ai frati, evidenzi la fedeltà alla Madre Chiesa

Il Papa incontra  fra Cesar (libanese), della Custodia d'Oriente

venerdì 14 dicembre 2012

Vocazione religiosa...o sposarmi?

Cari amici, il Signore vi dia Pace!
Mi auguro siate sempre in ricerca e in ascolto della vostra vocazione: ne va del senso più vero che volete dare alla vostra vita! Ci stiamo avvicinando velocemente al Natale, una festa speciale per noi frati fancescani; non a caso il presepio fu "inventato" dal nostro Padre san Francesco perchè voleva vedere con i suoi occhi "l'umiltà di un Dio fatto bambino"! Oggi vi propongo parte di una lettera giuntami da Giacomo (23 anni) in cui mi pone un interrogativo spesso ricorrente : matrimonio o vocazione religiosa?  Riporto anche parte della mia risposta, sperando possa essere utile anche ad altri.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode!
frate Alberto da Padova

Assisi: "Giovani Frati" e una coppia di "Giovani Sposi"
LETTERA DI GIACOMO
Carissimo padre Alberto, innanzitutto grazie per il tuo blog utilissimo per noi giovani a volte un pò in confusione e persi (...). Sono Giacomo, studio filosofia e vengo da una parrocchia del Nord Italia (...) dove da un paio d'anni faccio l'animatore e dove ho ripreso (all'interno di un bel gruppo di universitari) la mia vita di cristiano che avevo un pò abbandonato.. Sono molto contento di condividere con questi  amici un cammino di fede , che vedo mi dà molta più gioia e serenità di prima ..quando facevo la mia vita e stop!  La settimana scorsa abbiamo incontrato per una testimonianza un giovane frate francescano (amico del nostro Don) proveniente da Assisi. Devo ammettere che mi ha molto toccato la scelta radicale di questo ragazzo solo di due anni più vecchio di me e già vestito del saio francescano! (...) In me, quella sera,  si è come riaperto un  interrogativo - Diventare frate? - che avevo dimenticato, ma che nell'adolescenza mi aveva tanto scosso dopo aver visto con entusiasmo il film di Zeffirelli (Fratello sole sorella luna). Per un mese, ricordo ( non di più! ), san Francesco era stato il mio idolo, avevo imparato alla chitarra tutte le canzoni del film, mi ero messo a portare i sandali e sognavo di diventare frate!! Forse atteggiamenti e comportamenti molto superficiali, di fatto ben presto svaniti..(avevo 15 anni!!). Mi ha dunque molto stupito il ripresentarsi inaspettato di emozioni così lontane..e anche di quell'interrogativo dimenticato: Diventare frate? Perchè no?
Devo dire invece che i miei pensieri , sono orientati da tempo al matrimonio e quando penso a questa scelta sento in me tanta serenità, e il mio grande desiderio è di trovare una brava ragazza che voglia costruire con me una famiglia cristiana. Ho conosciuto negli anni passati (abbastanza disordinati) tante ragazze il cui unico interesse (come per me..allora) era solo divertirsi, ma adesso, non è più questo che voglio! Cerco qualche cosa di più solido e stabile.. In questi giorni però, mi ritorna spesso il pensiero di quel giovane frate (...) e insieme a quei ricordi adolescenziali, mi sto chiedendo inaspettatamente se il matrimonio sia davvero la strada che il Signore ha in mente per me , oppure se Egli mi stia chiedendo qualcos'altro.
caro frate Alberto...mi dia una mano..sono incasinato! Ho bisogno di un consiglio..
Giacomo

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Carissimo Giacomo,
grazie per la fiducia e per avermi scritto, così come per gli apprezzamenti al blog (proprio in questi giorni ha raggiunto quota 300.000 contatti in poco più di tre anni!!). Sono da pochi giorni reduce da Assisi dove ho guidato i giovani in ricerca del Gruppo san Damiano proprio sul tema del "discernimento vocazionale"! Una parola, un esercizio interiore che potrebbe essere utile anche a te per poter comprendere se ciò che senti nel cuore sia quanto il Signore vuole dalla tua vita.
"Discernimento vocazionale"? Che significa dunque?
Significa prima di tutto attivare un atteggiamento di "ascolto" sulla tua vita, sulle circostanze, che non sono mai troppo "casuali" o solo "per caso"; significa tentare di cogliere "il senso profondo" di tutto ciò che avviene a te e intorno a te alla luce di Gesù e della sua Parola: fatti, eventi, incontri, amicizie, relazioni, persone. Significa interrogarti e chiederti, quanto di tutto questo, ti orienti o ti allontani dal Signore, ti mostri o ti nasconda la Sua Volontà su di te. Significa affidarti con umiltà a Lui nella preghiera, chiedendogli come faceva san Francesco, con la massima disponibilità: "Signore, cosa vuoi che io faccia?". Si tratta dunque di attivare una ricerca, di dilatare il cuore e lo spirito... Si tratta anche di chiedere aiuto e consiglio: hai già una Guida, un Padre spirituale? Si tratta, se necessario, di partecipare ad un gruppo di ricerca e discernimento, come il San Damiano....perchè da soli è più difficile trovare la via!  Ma infine, non temere, Lui sa come attirarci e manifestarsi. Se per te il matrimonio è il cammino più giusto, soprattutto il cammino che Lui ha pensato per la tua vita, vedrai che la persona giusta arriverà e si farà presente. Se ha pensato qualcos'altro, le "coincidenze" non si faranno aspettare troppo... magari come quell'incontro "imprevisto" con il fraticello di Assisi che ti ha riproposto un interrogativo che neppure più ricordavi;  così come digitare "frate francescano" nel motore di ricerca e giungere "per caso" al mio blog.
Come vedi, per un discernimento, le cose non sono poi così difficili: ascolto, preghiera, una buona guida, dare qualche possibilità al Signore affinché ci possa parlare... e le risposte arrivano. E ' però indispensabile il tuo giocarti, il tuo renderti disponibile..E soprattutto: Fidati del Signore! Lui non vuole ..fregarti!
Caro Giacomo, ti incoraggio. Buon cammino.
frate Alberto

mercoledì 12 dicembre 2012

Giovani e frati ad ASSISI X CAPODANNO

Con San Francesco ad Assisi verso il Nuovo Anno.
Da sabato 29 dicembre 2012 a martedì 1 gennaio 2013

Cari amici, il Signore vi dia pace. Ricordo a tutti la possibilità di passare giorni meravigliosi ad Assisi a FINE ANNO, in una città ancora immersa nel fascino e nella pace del Natale (sotto trovi un bellissimo video natalizio - dei "CONTROTEMPO" - ambientato proprio ad Assisi).
Si tratta di un campo vocazionale e di spiritualità per giovani (17-32 anni) proposto dai nostri frati francescani della Basilica di san Francesco (dove è custodita la tomba del Poverello). Saluteremo il 2012, facendoci pellegrini anche negli altri luoghi francescani (S. Damiano, La Porziuncola, le Carceri..), ringraziando il Signore per i tanti doni ricevuti e anche affidandogli nella preghiera il nuovo anno che viene: ne abbiamo bisogno!
Vedi il Programma dettagliato con informazioni varie  e le modalità di Iscrizione (entro il 18 dic.) sia per i giovani del Nord Italia che per le altre regioni.
Un'esperienza da non perdere ! Ti aspettiamo!
Al Signore sempre la nostra Lode
frate Alberto da Padova

lunedì 10 dicembre 2012

Magica Assisi al campo vocazionale

Cari amici,
di ritorno da Assisi con alcuni giovani "in ricerca", al termine del corso vocazionale dell'Immacolata (6-9 dicembre),  il cuore non può che gioire per i tanti doni ricevuti. La città del Poverello, il Sacro Convento, la Basilica di San Francesco, ci hanno accolto con la loro bellezza davvero magica, anche per la neve che ha imbiancato e tutto reso ancor più suggestivo, quasi anticipando per noi uno spicchio di Natale!.
Ma, se la poesia, non poteva mancare, forte è stato soprattutto l'incontro che i giovani in cammino vocazionale hanno potuto fare con il Signore Gesù e il suo servo San Francesco. Alcuni momenti sono stati al riguardo particolarmente intensi: come la veglia alla tomba di san Francesco,  l'adorazione davanti al Crocifisso di san Damiano, la preghiera condivisa con i Novizi, la rflessione sul Vangelo dell'Annunciazione ( che riporto di seguito), la fraternità e lo scambio con la numerosa comunità francescana del Sacro Convento. Ora riprende per questi giovani, un cammino di discernimento più piano e quotidiano e forse anche più vero (Assisi infatti  sempre sa sedurre!). Sono certo però che quanto vissuto costituirà una tappa fondamentale per meglio comprendere la volontà del Signore nella loro vita . A ciascuno ( Luca, Andrea, Stefano, Massimo, Beniamino, Carlo, Istriano,....non posso che non ripetere una parola spesso pronunciata in questi giorni: FIDATEVI...non abbiate paura a pronunciare, come Maria, il vostro Sì'!.
Al Signore sempre la nostra Lode.

frate Alberto di Padova

Assisi magica: Basilica di S. Francesco e Sacro Convento

COMMENTO-LECTIO VOCAZIONALE
AL VANGELO DELL'ANNUNCIAZIONE
 Luca 1,26-38
Assisi: Immacolata 2012

VANGELO
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava MARIA. Entrando da lei, l’angelo disse:“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.(«Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!» = CEI 1997). A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all'angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l'angelo:
“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: "Eccomi, SONO LA SERVA DEL SIGNORE, avvenga di me quello che hai detto".
E l'angelo partì da lei.

APPROFONDIMENTO DEL  TESTO 
V.26 « Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio…»
● Dio prende l'iniziativa! E' Lui che sceglie Maria fra tutte le fanciulle d'Israele, è Lui che le invia il suo messaggero.
► Ecco una prima legge costante dell'agire di Dio: ogni chiamata/vocazione è sempre frutto dell'amore libero, gratuito e preveniente di Dio. Così fu anche la chiamata di Abramo, di Mosè, di tutti i profeti. Così la chiamata di Maria. Alle volte si può avere l'impressione di essere noi a porci “in ricerca” di Dio. Ma non è mai così: è sempre Dio che fa il primo passo. Se noi lo cerchiamo è perché lui, per primo, suscita in noi il desiderio di incontrarlo (forse ne è la prova anche il fatto che siamo qui). Di fronte a un Dio che si comporta così, che mantiene sempre l'iniziativa, c'è posto soltanto per la disponibilità, l'accoglienza e il ringraziamento : le qualità di Maria che possiamo imitare.
● Chissà quante volte è già successo questo! Quante volte sono stato scelto e visitato, forse senza che io vi facessi attenzione. Ricordo qualche momento particolare nella mia vicenda di vita ( e vocazionale) in cui posso dire di essere stato visitato/toccato dal Signore? Come l’ho accolto? Come ho risposto?(fuga, paura, dubbi..stupore.ascolto.) L’annuncio di Dio, il suo angelo, entra anche oggi , adesso, nella mia vita; sta davanti a me e vuole dirmi qualche cosa. Sono pronto a riceverlo, a fargli spazio, ad ascoltarlo con attenzione? Lui è qui, che mi ha trovato, che sta parlando al mio cuore. Cosa decido di fare? Rimango o fuggo via? Mi metto le cuffie del CD player? Accendo il PC? Mando un SMS a qualcuno? Oppure apro la porta e mi siedo proprio davanti a Lui, faccia a faccia con Lui? Sono disposto, oggi, a questo incontro personale con il Signore che mi vuole parlare?

V. 27 «La vergine si chiamava MARIA »
● Maria è una fanciulla ebrea, che conduce una vita normale nella più semplice quotidianità, una vita che ad occhi superficiali per nulla si distingue da quella di tutte le altre ragazze della sua età. Come ogni pio ebreo attende il Messia. Le Scritture le conosce veramente bene. L'angelo, rivolgendole il messaggio di Dio, usa un linguaggio pieno di reminiscenze bibliche, e Maria lo comprende. E’ un linguaggio che le è familiare. Maria vive a Nazareth, un paese sconosciuto e senza importanza, al punto che l'Antico Testamento non lo nomina neppure una volta. Il suo promesso sposo, è un falegname. Una storia quotidiana , quasi banale. E’proprio questa fanciulla, semplice e sconosciuta, che Dio sceglie per farne la madre del Messia.
► Da qui una seconda considerazione per noi: Dio non segue le valutazioni degli uomini per chiamare qualcuno, anzi! Gli uomini giudicano secondo criteri terreni (di forza, di potere, di autosufficienza). La legge di Dio invece è l'amore gratuito e il suo agire è mosso da uno sguardo più profondo, che rifugge la superficialità e l’apparire, ma guarda alla disponibilità del cuore, all’umiltà…alla verità di noi stessi.
● In questa situazione di Maria siamo invitati ad uno sguardo positivo su noi stessi, il nostro ambiente famigliare, la nostra storia; per quanto normale e forse “banale”; per quanto segnato anche da mediocrità…e ferite! Questa è storia amata e conosciuta da Dio e in questa mia storia il Signore vuole entrare . Ripenso ai molti doni ricevuti…gratis da Lui e da tante persone di cui rivedo ora i volti, i gesti. Affido al Signore anche le inevitabili sofferenze, incomprensioni, piaghe…: anche tutto questo è Provvidenza e segnato dalla Sua presenza! Chiedo a Signore di stare davanti a Lui e nella mia vita “in verità”, allontanando ogni finzione e apparire o falsità.

V. 28 Entrando da lei, [l’angelo] disse:“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. («Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!»)
● Secondo il testo greco, la prima parola dell'angelo non è un semplice saluto, ma è un riconoscimento estasiato dalla bellezza di Maria , la “piena di Grazia”, la ripiena di Dio. E’ quindi un un invito alla gioia, alla letizia. È la gioia per il Signore vicino, per il compimento delle antiche promesse. Dio sceglie Maria per una missione. Ma prima, la invita alla gioia.
► Terza considerazione vocazionale: Le chiamate di Dio sono prima di tutto una chiamata alla “pienezza in Lui” e alla “gioia”. La vocazione infatti ha a che fare con il SENSO pieno dell’esistenza, ci svela la nostra piena identità, CHI SIAMO veramente. E solo quando il Signore ci riempie, sperimentiamo la pace del cuore, la fine di quel vuoto e di quella noia che spesso ci assale!
● Davvero un annuncio sconcertante; Dio mi parla di gioia, di grazia, di presenza. Tutte cose che io sto cercando da tanto tempo, da sempre. Chi potrà mai farmi felice veramente? Chi potrà salvarmi dalla solitudine con la sua presenza guaritrice? Mi raggiunge il ricordo di tanti miei tentativi di trovare felicità: l’amore, la sessualità, il divertimento, lo sport, la velocità, il look, l’impiego importante…lo studio. Quante illusioni ho anche sperimentato! Per un po’ funzionava, poi crollava tutto. Oggi, qui, il Signore mi sta proponendo una gioia diversa, una grazia piena, una presenza assoluta. Solo Lui può fare questo, può dire queste parole con verità. Decido di fidarmi? Voglio fidarmi della Sua felicità, della Sua presenza? Cosa (peccati particolari..vizi..abitudini.) o chi (relazioni..affetti..legami) mi impedisce di fargli spazio ?

V. 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.(cfr anche v 34)
● Le resistenze, i turbamenti, le tentazioni appartengono alla dinamica della chiamata. Il fatto che perplessità e interrogativi ricorrano di norma nei racconti biblici di vocazione significa che il dubbio in se stesso non è deviazione colpevole, ma è una tappa di discernimento necessaria.
► Quarta regola vocazionale: Dio interpella una libertà, e una libertà responsabile. Lui ti rivolge un invito , ma questo non ti esime dalla tua fatica, da un discernimento non scontato né facile. Tuttavia, il dubbio non deve restare la nostra ultima parola: il dubbio permanente finisce per tarpare le ali della fede e paralizza le possibilità di una risposta generosa al Signore.
● Ripercorro con la mente ed il cuore, le mie paure, i miei tentennamenti, i miei dubbi, i miei tanti interrogativi…Li affido a Maria, giovane donna umile e …forte !

V. 30 L'angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. (Cfr V.28 : il Signore è con te”. Cfr. V.37. nulla è impossibile a Dio ).
● Il cammino che Maria è chiamata a intraprendere accanto al Figlio Gesù è un cammino difficile. Ma c'è una sicurezza: «Il Signore è con te…non temere». Dio non toglie le difficoltà, ma si fa presente nelle difficoltà. Dio non si limita ad affidarci un compito: cammina con noi per svolgerlo.
► Quinta considerazione vocazionale: Quando il Signore chiama e ti suggerisce una strada, ti concede anche la forza e il sostegno per intraprenderla: non ti abbandona, ma cammina con te!
● Fidati…non temere…il Signore è con te..nulla è impossibile a Dio..: parole così semplici, così luminose, dette dall’angelo a Maria, che sprigionano una forza onnipotente. Mi rendo conto che basterebbero, da sole, a salvarmi la vita, a risollevarmi da qualunque caduta e abbassamento, da qualunque smarrimento. E’ il Padre che me le ripete perché Lui è con me, non mi abbandona, non mi dimentica, non mi lascia in potere dei nemici. Maria sa ascoltare in profondità questa parola e sa credervi con fede piena, con assoluto abbandono e mi invita a credere con Lei. Voglio FIDARMI del Signore..o ancora nel mio cuore in fondo penso, che così..resterò..fregato?!

V. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
● L’angelo svela a Maria la sua missione. Maria è chiamata ad essere madre, madre di quel Figlio, e in Lui di tutti gli uomini. Ma è una missione che essa scoprirà gradualmente nel corso della sua vita, fino ad afferrarne completamente il senso solo ai piedi della croce di Gesù.
► Sesta regola vocazionale: la chiamata religiosa è sempre e solo in vista di Gesù. Lui, siamo chiamati a concepire, a generare, a nominare , lodare, invocare, far conoscere, amare..Questo è il nostro Natale quotidiano!
● Capita talvolta di assistere a qualche “inquinamento” vocazionale, dove i motivi di una scelta e di un desiderio sono anche "altri" da Gesù: fuga dal mondo, incapacità relazionali, voglia di sicurezze, ricerca estetica (l’abito, il chiostro..), sogni di grandezza o di realizzazione personale (farò questo o quello..) . Chiedo a Maria di purificare i miei desideri e le mie intenzioni per guardare SOLO a GESU’.

V. 38 Allora Maria disse: "Eccomi, SONO LA SERVA DEL SIGNORE, avvenga di me quello che hai detto".
● L'angelo l'ha chiamata "piena di grazia", e Maria chiama se stessa "serva". Piena di grazia e serva: in questi due nomi è racchiuso tutto il progetto di Dio, tutta l'esistenza cristiana. Tutto ciò che sei e che hai è dono di Dio (grazia), di conseguenza tutto ciò che sei e che hai deve farsi dono (servizio). La chiamata di Dio è stata da Maria accolta e vissuta secondo questo schema semplicissimo: grazia e servizio. Delicato ed attento il primo gesto di Maria dopo l’annuncio dell’angelo: visita la cugina Elisabetta
► Settima regola vocazionale: Un’autentica chiamata del Signore, non mira principalmente alla nostra autorealizzazione (io basto a me stesso!), ma chiede l’abbandono alla volontà di Dio, chiede un SI’! Sempre ha come stile il servizio, il donarsi, la condivisione di quanto ricevuto!
● Anche a me oggi il Signore dice: “Hai trovato grazia ai miei occhi”. Grazie Signore: Sento che sono importante, unico, desiderabile, degno ai tuoi occhi . Mi lascio raggiungere fino in fondo da questa Parola; mi ripeto all’infinito che io ho trovato grazia presso Dio, come Maria. Lo ringrazio! Passo in rassegna anche i tanti DONI ricevuti.. Lo Ringrazio..! Gli chiedo, come Francesco, di mostrarmi la missione che ha in serbo per me: “Signore cosa vuoi che io faccia?”
● Eccomi…: Rimango sconvolto dalla ricchezza di presenza che sento in questo “Eccomi!”; non devo sforzarmi molto per ricordare le innumerevoli volte in cui Dio stesso per primo l’ha pronunciato, l’ha ripetuto. Lui è l’Eccomi fatto persona, fatto fedeltà assoluta, incancellabile. Dovrei solo mettermi sulla sua onda, solo trovare le sue impronte nella polvere della mia povertà, del mio deserto; dovrei solo accogliere questo suo amore infinito che non ha mai smesso di cercarmi, di starmi appresso, di camminare con me, dovunque io sia andato. L’Eccomi è già stato detto e vissuto, è già vero. Quanti prima di me e quanti anche oggi, insieme a me! No, non sono solo. Faccio ancora silenzio, mi pongo ancora in ascolto, prima di rispondere…“Eccomi eccomi!” (Is 65, 1) ripete Dio; “Eccomi, sono la serva del Signore” risponde Maria; “Ecco, io vengo per fare la tua volontà” (Sal 39, 8) dice Cristo…E io..cosa dico?

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