lunedì 26 dicembre 2011

Cos’è il Natale? Come continuare a viverne il messaggio?

Cari amici "in ricerca" mentre viviamo questi giorni nella luce del Natale, vi propongo una bella riflessione sul senso profondo di questa festa, spesso ridotta "a poco".
Ancora a tutti "Buon Natale" anche a nome della grande Comunità francescana della Basilica del Santo di Padova! Il Signore vi dia pace. Frate Alberto
Giotto: Natività - Cappella degli Scrovegni (Pd)
Cos’è il Natale? Come viverne il messaggio?
1. Il Natale è evento di salvezza. La liturgia del Natale mette in risalto che l’uomo si rinnova e nasce alla vita divina entrando così nell’unico mistero di salvezza che è quello pasquale, di cui il Natale segna gli inizi. Perciò la festa natalizia deve essere prospettata come un traguardo salvifico: è un tempo privilegiato per accogliere e conoscere il Salvatore e la sua opera. Non lo si può ridurre quindi a poesia e romanticismo infantile, come talvolta capita.
2. Il Natale è mistero di luce. Tutta la storia dell’umanità è un faticoso cammino nelle tenebre alla ricerca di luce, di verità e di speranza. Il Natale è una festa di luce, che rischiara la notte delle nostre tenebre, la notte delle nostre incomprensioni, la notte disumana delle nostre angosce e disperazioni. A Natale è venuta tra gli uomini quella luce elevante e santificante che è il Verbo, grazie al quale gli uomini diventano “figli di Dio” (Gv 1,12), “figli della luce” (Gv 12,36). La colletta della messa della notte di Natale parla di questa santissima notte “illuminata con lo splendore di Cristo vera luce del mondo”. Il prefazio I mette in rapporto Cristo luce, la sua rivelazione e la luce della fede.
3. Il Natale è mistero di debolezza. La dottrina paolina dell’autoumiliazione di Cristo che nel mistero dell’incarnazione “svuotò se stesso” (Fil 2,7) riecheggia nella 3a antifona dei Primi Vespri del Natale: “Oggi il Verbo eterno, generato dal Padre prima dei secoli, ha umiliato se stesso, per noi si è fatto uomo mortale”. La nascita di Gesù non può che sconcertare i grandi, i sapienti e i farisei di tutti i tempi, ma si rivela in tuta la sua importanza ai semplici, che come i pastori di Betlemme, riescono a discernere la voce dello Spirito per il semplice fatto di essere, nella loro debolezza, disponibili e generosi. La scoperta in noi di un bisogno di salvezza ci porta a lottare contro le nostre autosufficienze; solo Cristo può riempire i vuoti della nostra esistenza! Come dice il prefazio III del Natale: “la nostra debolezza è assunta dal Verbo”.
4. Il Natale è messaggio di pace. Gli angeli di Betlemme cantano: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14). Così anche la Chiesa nell’antifona d’ingresso della messa dell’aurora di Natale canta: “Oggi su di noi splenderà la luce, perché è nato per noi il Signore; Dio onnipotente sarà il suo nome, Principe della pace, Padre dell’eternità: il suo regno non avrà fine” (cf Is 9,2.6; Lc 1,33).  Gesù, “Principe della pace”, appare nella storia dell’umanità come segno di riconciliazione con Dio e con gli uomini. Con Cristo inizia il tempo della nuova ed eterna alleanza tra l’uomo e Dio, un tempo – ormai definitivo – di pace, di intimità e familiarità dell’uomo con Dio. Una piccola iniziativa nel tempo natalizio potrebbe essere quella di rendere più gioioso il gesto della pace con il quale esprimiamo l’amore vicendevole prima di partecipare all’unico pane eucaristico.
5. Il Natale è invito alla gioia. La venuta del Salvatore crea un clima di gioia che san Luca, più degli altri evangelisti ha reso percepibile. Ancor prima che ci si rallegri della sua nascita, Giovanni Battista sussulta di gioia nel seno della madre (Lc 1,41.44). E nel giorno della nascita di Gesù, l’angelo rivela ai pastori: “Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-11).  Grande gioia perché si compie la lunga attesa del popolo di Israele e dell’intera umanità. Oggi riviviamo nel nostro cuore la gioia dei patriarchi, dei profeti, di Maria, di Giovanni Battista e dei pastori. La gioia natalizia esprime fiducia nella storia perché essa è stata attraversata dalla salvezza. La Parola di Dio che si fa carne è anche la Parola di Dio che si fa storia.
6. Il Natale è invito alla solidarietà. Cristo che nasce si fa solidale con l’uomo nel suo tempo e nel suo ambiente. La mangiatoia della grotta di Betlemme è simbolo della povertà di tutti i tempi; vertice, insieme alla croce, della carriera rovesciata di Dio, che non trova posto quaggiù. La mangiatoia però è anche simbolo del nostro rifiuto: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11). Nelle intercessioni dei Primi Vespri del Natale preghiamo: “Sei nato nell’umiltà del presepe, guarda ai poveri del mondo e dona a tutti prosperità e pace”. Il Natale richiede ad ognuno di noi l’impegno per una solidarietà concreta, fatta di opere e di segni visibili. Infatti la scoperta del dono di Dio ci porta ad un umile valorizzazione dei doni che ognuno di noi ha ricevuto anche per gli altri; è l’invito ad uscire da noi stessi per il superamento del proprio egoismo, del disinteresse per gli altri. Nel clima natalizio si potrebbe dare più rilievo alla processione dell’offertorio con la quale portiamo i nostri doni all’altare da condividere con i più poveri.
7. Il Natale è manifestazione del mistero di Cristo. Il bisogno di salvezza ci spinge ad aprirci ad una conoscenza più piena della persona di Gesù: il suo messaggio, la sua parola, le sue azioni, il suo modo di essere di fronte alla vita. La liturgia natalizia ci presenta tutta la profondità del mistero di Cristo, tutti gli aspetti della sua personalità e della sua missione e ci fa intravedere la luce gloriosa della sua Pasqua. Il mistero natalizio pone a ciascuno di noi la domanda rivolta da Gesù agli Apostoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?… Voi, chi dite che io sia?”. La parenesi dovrebbe aiutare coloro che partecipano ai santi misteri del Natale a “confessare” con convinzione e con gioia: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,13-16).
8. Il Natale è rivelazione del mistero dell’uomo. Come afferma il Vaticano II nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS, n. 22). Il Natale è memoria attualizzata dell’evento di salvezza per chi ha accolto e conosciuto Cristo; è perciò una storia che continua, perché Cristo vuole rinascere oggi nelle nostre case, nel nostro cuore, nella nostra vita: “Il Verbo di Dio […] desidera ardentemente di nascere secondo lo spirito in coloro che lo vogliono e diviene bambino che cresce con il crescere delle loro virtù” (brano di san Massimo il Confessore, letto nell’Ufficio delle letture del 4 gennaio).
Nella colletta dopo l’Epifania del martedì delle ferie del tempo natalizio, si chiede di “essere interiormente rinnovati all’immagine” del Figlio di Dio che “si è manifestato nella nostra carne mortale”. Il Natale è la festa dell’uomo nuovo, dell’uomo che rinasce e viene rinnovato, che può essere figlio ed erede di Dio e quindi partecipe del suo futuro.

Matias Augè
http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-un-natale-celebrato-e-vissuto-91044639.html

domenica 25 dicembre 2011

Papa Benedetto XVI: omelia "francescana" nella notte di Natale



Cari amici “in ricerca”,
rinnovando gli auguri a ciascuno di voi ed ai vostri cari, riporto di seguito (e anche in video) la stupenda omelia “tutta francescana” del Santo Padre nella notte di Natale.

Cari fratelli e sorelle,
La lettura tratta dalla Lettera di san Paolo Apostolo a Tito, che abbiamo appena ascoltato, inizia solennemente con la parola “apparuit”, che ritorna poi di nuovo anche nella lettura della Messa dell’aurora: apparuit – “è apparso”. È questa una parola programmatica con cui la Chiesa, in modo riassuntivo, vuole esprimere l’essenza del Natale. Prima, gli uomini avevano parlato e creato immagini umane di Dio in molteplici modi. Dio stesso aveva parlato in diversi modi agli uomini (cfrEb 1,1: lettura nella Messa del giorno). Ma ora è avvenuto qualcosa di più: Egli è apparso. Si è mostrato. È uscito dalla luce inaccessibile in cui dimora. Egli stesso è venuto in mezzo a noi. Questa era per la Chiesa antica la grande gioia del Natale: Dio è apparso. Non è più soltanto un’idea, non soltanto qualcosa da intuire a partire dalle parole. Egli è “apparso”. Ma ora ci domandiamo: Come è apparso? Chi è Lui veramente? La lettura della Messa dell’aurora dice al riguardo: “apparvero la bontà di Dio … e il suo amore per gli uomini” (Tt 3,4). Per gli uomini del tempo precristiano, che di fronte agli orrori e alle contraddizioni del mondo temevano che anche Dio non fosse del tutto buono, ma potesse senz’altro essere anche crudele ed arbitrario, questa era una vera “epifania”, la grande luce che ci è apparsa: Dio è pura bontà. Anche oggi, persone che non riescono più a riconoscere Dio nella fede si domandano se l’ultima potenza che fonda e sorregge il mondo sia veramente buona, o se il male non sia altrettanto potente ed originario quanto il bene e il bello, che in attimi luminosi incontriamo nel nostro cosmo. “Apparvero la bontà di Dio … e il suo amore per gli uomini”: questa è una nuova e consolante certezza che ci viene donata a Natale.
In tutte e tre le Messe del Natale la liturgia cita un brano tratto dal Libro del Profeta Isaia, che descrive ancora più concretamente l’epifania avvenuta a Natale: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine” (Is 9,5s). Non sappiamo se il profeta con questa parola abbia pensato a un qualche bambino nato nel suo periodo storico. Sembra però impossibile. Questo è l’unico testo nell’Antico Testamento in cui di un bambino, di un essere umano si dice: il suo nome sarà Dio potente, Padre per sempre. Siamo di fronte ad una visione che va di gran lunga al di là del momento storico verso ciò che è misterioso, collocato nel futuro. Un bambino, in tutta la sua debolezza, è Dio potente. Un bambino, in tutta la sua indigenza e dipendenza, è Padre per sempre. “E la pace non avrà fine”. Il profeta ne aveva prima parlato come di “una grande luce” e a proposito della pace proveniente da Lui aveva affermato che il bastone dell’aguzzino, ogni calzatura di soldato che marcia rimbombando, ogni mantello intriso di sangue sarebbero stati bruciati (cfr Is 9,1.3-4).
Dio è apparso – come bambino. Proprio così Egli si contrappone ad ogni violenza e porta un messaggio che è pace. In questo momento, in cui il mondo è continuamente minacciato dalla violenza in molti luoghi e in molteplici modi; in cui ci sono sempre di nuovo bastoni dell’aguzzino e mantelli intrisi di sangue, gridiamo al Signore: Tu, il Dio potente, sei apparso come bambino e ti sei mostrato a noi come Colui che ci ama e mediante il quale l’amore vincerà. E ci hai fatto capire che, insieme con Te, dobbiamo essere operatori di pace. Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.
Natale è epifania – il manifestarsi di Dio e della sua grande luce in un bambino che è nato per noi. Nato nella stalla di Betlemme, non nei palazzi dei re. Quando, nel 1223, San Francesco di Assisi celebrò a Greccio il Natale con un bue e un asino e una mangiatoia piena di fieno, si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale. Francesco di Assisi ha chiamato il Natale “la festa delle feste” – più di tutte le altre solennità – e l’ha celebrato con “ineffabile premura” (2 Celano, 199:Fonti Francescane, 787). Baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da Celano (ivi). Per la Chiesa antica, la festa delle feste era la Pasqua: nella risurrezione, Cristo aveva sfondato le porte della morte e così aveva radicalmente cambiato il mondo: aveva creato per l’uomo un posto in Dio stesso. Ebbene, Francesco non ha cambiato, non ha voluto cambiare questa gerarchia oggettiva delle feste, l’interna struttura della fede con il suo centro nel mistero pasquale. Tuttavia, attraverso di lui e mediante il suo modo di credere è accaduto qualcosa di nuovo: Francesco ha scoperto in una profondità tutta nuova l’umanità di Gesù. Questo essere uomo da parte di Dio gli si rese evidente al massimo nel momento in cui il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, fu avvolto in fasce e venne posto in una mangiatoia. La risurrezione presuppone l’incarnazione. Il Figlio di Dio come bambino, come vero figlio di uomo – questo toccò profondamente il cuore del Santo di Assisi, trasformando la fede in amore. “Apparvero la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini”: questa frase di san Paolo acquistava così una profondità tutta nuova. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo. Così l’anno liturgico ha ricevuto un secondo centro in una festa che è, anzitutto, una festa del cuore.
Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino gli si rese chiara l’umiltà di Dio. Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino Gesù, Dio si è fatto dipendente, bisognoso dell’amore di persone umane, in condizione di chiedere il loro – il nostro – amore. Oggi il Natale è diventato una festa dei negozi, il cui luccichio abbagliante nasconde il mistero dell’umiltà di Dio, la quale ci invita all’umiltà e alla semplicità. Preghiamo il Signore di aiutarci ad attraversare con lo sguardo le facciate luccicanti di questo tempo fino a trovare dietro di esse il bambino nella stalla di Betlemme, per scoprire così la vera gioia e la vera luce.
Sulla mangiatoia, che stava tra il bue e l’asino, Francesco faceva celebrare la santissima Eucaristia (cfr 1 Celano, 85: Fonti, 469). Successivamente, sopra questa mangiatoia venne costruito un altare, affinché là dove un tempo gli animali avevano mangiato il fieno, ora gli uomini potessero ricevere, per la salvezza dell’anima e del corpo, la carne dell’Agnello immacolato Gesù Cristo, come racconta il Celano (cfr 1 Celano, 87: Fonti, 471). Nella Notte santa di Greccio, Francesco quale diacono aveva personalmente cantato con voce sonora il Vangelo del Natale. Grazie agli splendidi canti natalizi dei frati, la celebrazione sembrava tutta un sussulto di gioia (cfr 1 Celano, 85 e 86: Fonti, 469 e 470). Proprio l’incontro con l’umiltà di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea la vera festa.
Chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività di Gesù a Betlemme, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato. È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio. Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi. Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”. Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato. Celebriamo così la liturgia di questa Notte santa e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile. Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice. E preghiamo in quest’ora anzitutto anche per tutti coloro che devono vivere il Natale in povertà, nel dolore, nella condizione di migranti, affinché appaia loro un raggio della bontà di Dio; affinché tocchi loro e noi quella bontà che Dio, con la nascita del suo Figlio nella stalla, ha voluto portare nel mondo. Amen.


© Copyright 2011 - Libreria Editrice VaticanaTesto preso da: Cantuale Antonianum http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz1hYPDKsFU http://www.cantualeantonianum.com

sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale !

25 dicembre 2011 - Natale del Signore

“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).
Et Verbum caro factum est
Noi frati qui alla Basilica di S.Antonio in Padova e nelle chiese francescane, i sacerdoti nelle parrocchie, in questi giorni stiamo assistendo a tanti ‘natali’, tante nascite nelle persone che si avvicinano al sacramento della riconciliazione. Il desiderio di tornare-ripartire, il dialogo sacramentale che si apre al perdono dei peccati, l’accoglienza del Signore Gesù sono la vera nascita del cuore che abbracciato dalla misericordia del Padre, diventa, come quello della Vergine, grembo e casa del Figlio di Dio. E fiorisce in vita nuova che dà frutti. E’ nascita, è Natale!
Che ciascuno di noi possa vivere questa nascita interiore!
E’ l’augurio che assieme ai frati della comunità del convento del Santo rivolgo a te e ai tuoi Cari.
Buon e santo Natale! frate Alberto
Et habitavit in nobis  (sullo sfondo le cupole del santo)
(testo e foto di p. Giovanni Voltan)


venerdì 23 dicembre 2011

Corso vocazionale in Assisi: testimonianza

Cari amici "in ricerca",
riporto di seguito la testimonianza di Francesco, uno dei  giovani del Gruppo Vocazionale San Damiano: un cammino e un gruppo importante per chi vuole  discernere la vocazione religiosa francescana.

Recentemente hanno vissuto ad Assisi (alla Basilica di San Francesco) alcuni giorni stupendi di spiritualità. Erano presenti anche altri ragazzi giunti da altre regioni italiane, tutti accomunati dal desiderio di conoscere e interrogarsi sulla Volontà del Signore per la loro vita, tutti affascinati dall'esperienza di S. Francesco. Un grande grazie va alla comunità del Sacro Convento che ci ha accolto con tanta bontà e disponibilità concedendoci di passare giorni intensi, belli e provocanti (quante domande!!!) in quel luogo straordinario... accanto alla tomba di san Francesco (quale benedizione!). Un grazie di cuore anche a Francesco per la sua testimonianza, che ne sono certo, sarà di aiuto e sprone anche ad altri ragazzi "in ricerca".
Ricordo ai giovani miei lettori che i frati di Assisi, propongono mensilmente dei corsi vocazionali, dei Week end di discernimento in cui è possibile avvicinare e conoscere più da vicino la vita dei frati e l'esperienza francescana: una opportunità stupenda e molto utile di cui approfittare.
Chi fosse interessato mi può scrivere: fra.alberto@davide.it; oppure chiamarmi al cell.: 3804199437.

Vi benedico e affido a S. Francesco e S. Antonio, e alla Vergine Immacolata.

frate Alberto

In preghiera, accanto alla tomba di san Francesco
TESTIMONIANZA DI FRANCESCO
Ciao a tutti, sono Francesco un ragazzo di 19 anni e vivo in un piccolo ma splendido paese della campagna veneta. Studio filosofia a Padova e da ottobre sto vivendo un percorso di discernimento con il Gruppo San Damiano assieme ad altri simpaticissimi ragazzi, che, come me, hanno intuito una possibile chiamata del Signore per la vita consacrata e che per questo stanno vivendo un periodo di verifica.
In questo cammino di ricerca siamo accompagnati da P. Alberto e P. Giancarlo (rettore del Postulato di Brescia), due persone veramente fantastiche, e da una guida spirituale, individuale per ciascuno di noi (riferimento essenziale che penso sarebbe opportuno che tutti avessero).
L’incontro mensile di dicembre è stato particolare e più lungo del solito perché lo abbiamo vissuto ad Assisi presso la Basilica di San Francesco, ospiti dei frati del Sacro Convento. Questo ci ha dato la possibilità di entrare in contatto più diretto e di conoscere meglio la figura di san Francesco e personalmente mi ha anche dato l’occasione per vedere più da vicino come vivono i frati, quali i lori ritmi, come si struttura la loro giornata. Forse questo aspetto apparirà minoritario però per me è stato importante.
Siamo arrivati nel pomeriggio dell’8 dicembre, solennità dell’Immacolata, patrona dell’Ordine francescano, e abbiamo partecipato alla messa solenne in basilica inferiore (una funzione a mio parere stupenda anche se lunga).
Oltre a noi del gruppo san Damiano hanno condiviso questa esperienza anche altri ragazzi provenienti dal centro e sud Italia con i quali si è instaurato fin da subito un clima di fraternità e condivisione.
Le nostre giornate sono state vissute in maniera semplice ma intensa. La mattina iniziavamo (e molto presto!) partecipando alle lodi e alla S. Messa in basilica. Poi la mattinata era dedicata ad una lectio divina a sfondo vocazionale, propostaci dalle nostre guide, a seguire un periodo di meditazione personale per riflettere e fare nostra la Parola di Dio ascoltata e infine un momento di confronto assieme in gruppo. Per me entrambi questi momenti, la meditazione e il confronto, sono stati molto utili e importanti perché mi hanno permesso di conoscermi un po’ meglio, di riflettere anche sui dubbi, sulle incertezze che ho e che sto incontrando facendo questo cammino. Ma la cosa fondamentale, e che sempre più sento indispensabile per me in questo percorso di ricerca, è vivere questo cammino assieme, nella condivisione e nella fratellanza con gli altri compagni di “viaggio”.
I due pomeriggi del nostro incontro sono stati dedicati ad una visita di Assisi e dei principali luoghi francescani: la basilica di Santa Chiara, dove è conservato il crocifisso di San Damiano (ahimè non siamo riusciti a vederlo nonostante ben tre tentativi), la chiesetta di San Damiano, la chiesa di Santa Maria Maggiore, dove furono battezzati Francesco e Chiara, la cattedrale di San Rufino. Questi momenti, certamente più vivaci e dinamici, sono stati per me un’occasione non solo per toccare con mano i luoghi in cui è vissuto Francesco, ma un’ulteriore momento di meditazione. L’incanto dei paesaggi, l’antichità di quelle pietre, di quei borghi che persino il tempo, forse anch’esso affascinato, sembra aver voluto preservare, inducono al silenzio, all’intimo dialogo con il Signore, nonostante le numerose folle di turisti. Se è vero che l’arte e la bellezza elevano l’anima verso Dio, io confesso di aver sperimentato questo proprio in Assisi, dove tutto, dall’ineffabile stupore per gli affreschi di Giotto, al paesaggio notturno contemplato dalle logge del Sacro Convento, sono una perenne lode al Signore per le meraviglie che ha compiuto.
Le due serate le abbiamo trascorse sempre in clima di preghiera e meditazione. Nella prima abbiamo pregato il Rosario nel chiostro dei morti, mentre nella seconda c’è stata un’ Adorazione Eucaristica notturna assieme ai novizi. Anche queste sono state occasioni per me di riflessione e crescita spirituale.
Molto bello e utile, anche se breve, è stato anche il momento di fraternità con i Novizi, perché mi ha permesso di confrontarmi con chi sta vivendo la tappa decisiva di un discernimento che lo porterà ad essere consacrato.
Sento che questa esperienza è stata davvero importante per il cammino che sto facendo. Mi ha fatto capire delle cose, mi ha provocato nuovi dubbi, nuovi sentieri di ricerca su cui meditare e riflettere da qui al prossimo incontro di gennaio a Brescia. Prego il Signore e la Vergine Maria perché accompagnino me e quanti stanno vivendo lo stesso percorso di discernimento.
Francesco
Giovani frati nel refettorio del  Sacro Convento, Assisi.


mercoledì 21 dicembre 2011

Come si diventa frati francescani?

DOMANDA: "Come si diventa Frate?"
Ecco una domanda che quotidianamente qualcuno mi pone. Ed ecco anche sinteticamente il percorso che noi frati francescani proponiamo (ripubblico di seguito un post richiestissimo).


Giovani frati "musicanti" e studenti di teologia - Padova
RISPOSTA
ALL'INIZIO: Due sono le Premesse fondamentali.
1. La prima, che forse nella tua domanda è data per scontata, consiste nell'avere una intuizione vocazionale, un desiderio o almeno un dubbio o un interrogativo serio circa la possibilità di consacrarsi al Signore e nel seguirLo.  La vocazione religiosa è paragonabile ad un innamorarsi. Ma è "un innamoramento" che si prova per il Signore e per la sua causa. Usando questa parola, desidero sottolineare che al fondamento di ogni vocazione c'è l'Amore per il Signore. Questo innamoramento è frutto di un fuoco - di origine divina - che Dio stesso accende dentro il cuore di un giovane e per mezzo di questo fuoco lo attrae a Sé in maniera particolare. È lo stesso fuoco che il Signore ha acceso un giorno nel cuore degli apostoli quando li ha chiamati a Sé perché stessero con Lui. Si è trattato di un fuoco così dolce e così coinvolgente che essi subito, abbandonando tutto, decisero di stare con Lui. Per questo, un segno di un'autentica vocazione è la gioia (anche se poi non mancano i timori) che un giovane prova quando vede se stesso in compagnia di Gesù e al suo seguito.
2. In secondo luogo, se questo va bene per qualsiasi consacrato, chi vuole essere frate francescano deve considerare un'altra realtà prima di iniziare il suo percorso; se il Signore lo chiami ad essere come Lui, secondo alcune caratteristiche tipicamente francescane: nella Fraternità, nella Minorità, in Povertà, per la Missione (cfr il mio precedente post al riguardo) . Naturalmente non si chiede una piena conoscenza di tutto questo, ma almeno una predisposizione del cuore, una simpatia , un'attrazione , magari mediata dalla figura straordinaria di san Francesco, o da un incontro particolare con qualche frate, o da un'esperienza forte ad Assisi....
=Queste dunque sono le due premesse che si devono trovare, almeno in germe, in chi desidera fare un percorso per diventare frate francescano. L'itinerario della formazione iniziale mira a svilupparle e a farle divampare.

LE TAPPE: fatte queste premesse, le tappe dell'itinerario che un giovane affronta per diventare francescano sono le seguenti:
1. Primi passi per un discernimento della vocazione.
= La guida spirituale: Prima di tutto è necessario dunque avviare un dialogo sincero e aperto con un religioso francescano presentando a lui sogni e desideri..paure e timori. Molto importante e utile è poi la guida e la direzione spirituale (che sempre noi frati proponiamo) da parte di un religioso che si prenda a cuore la vocazione del giovane e lo accompagni in questo delicato cammino.
= Il Gruppo San Damiano: Il giovane è invitato quindi a partecipare ad un gruppo di ricerca vocazionale (il Gruppo san Damiano) dove insieme ai frati e ad altri giovani con i medesimi interrogativi, inizia un cammino di discernimento. Ci si ritrova solitamente un fine settimana al mese (da ottobre a giugno), per pregare, condividere, conoscere più da vicino la vita dei frati e i segni della chiamata. Il gruppo San Damiano è attivo in tutte le regioni d'Italia. (qui è presentato il link al cammino per le regioni del Nord. Per chi fosse interessato da altre parti d'Italia, mi scriva personalmente e gli darò indicazioni in merito)
= Esperienze di vita conventuale e di servizio: Nel tempo del primo discernimento è molto utile poter vivere alcuni giorni in una comunità francescana o in luoghi dove i frati operano e si spendono (parrocchie/santuari, missioni, con i poveri...). Della serie: vieni e vedi! (anche qui il link rimanda ad alcune attività dei frati nel nord Italia. Chi fosse interessato , da altre località, mi scriva pure e darò indicazioni).
2. Il Postulato: si tratta della fase successiva al Gruppo San Damiano, quando il giovane, in accordo col padre spirituale e i frati responsabili del cammino, sente di poter fare un primo grande passo: entrare e vivere per 2 anni in una comunità francescana reale (per l'italia del Nord, nel convento di Brescia; per il centro ad Osimo; per il Sud a Benevento). E' comunque un tempo ancora abbastanza elastico; serve però a verificare in concreto se uno sia adatto alla vita francescana. È come un pre-assaggio. Anche questo è indispensabile. Il Postulato è dunque  ordinato a far capire al giovane e ai Frati se concretamente, e non nelle velleità, c'è stoffa e desiderio autentico per la vita religiosa francescana.
3. Il Noviziato: Della durata di un anno, si svolge ad Assisi presso la basilica e la tomba di san Francesco. E' ordinato a introdurre decisamente nella vita francescana, a capire come si risponde ad una vocazione divina, a dare testimonianza a se stessi e ai Frati della propria attitudine a vivere nella via segnata da San Francesco. In questo tempo si è affidati ad un Maestro, un saggio frate che accompagna il giovane, passo dopo passo, verso la piena donazione di sè al Signore.
All'inizio del noviziato avviene la vestizione del saio francescano (i panni della prova, come li chiama san Francesco). Il noviziato termina con l'emissione dei voti di povertà, castità e obbedienza, chiamata anche professione religiosa. La professione definitiva (detta anche solenne) è sempre preceduta dalla professione temporanea, della durata di almeno tre anni (ma non più di sei).
4. Post Noviziato: Nel tempo che segue il noviziato, i giovani frati vivono a Padova (per il Nord Italia) presso il Convento Sant'Antonio Dott. (oppure ad Assisi o Roma per le altre regioni) dove si applicano principalmente allo studio delle discipline filosofiche e teologiche in vista della professione solenne (frati per tutta la vita) e per molti anche in vista dell'ordinazione sacerdotale. Si tratta di anni importanti (circa 6 anni di studio in particolare per i futuri presbiteri) per la formazione culturale e spirituale come per le varie esperienze francescane di apostolato e servizio stile fraterno nelle quali il giovane frate viene introdotto. Spesso, dopo la professione solenne e l'ordinazione sacerdotale, il ciclo di studi continua ancora per qualcuno al fine di approfondire un ambito telogico o biblico o pastorale.
= Quello che colpisce di più, forse a prima vista, sono gli anni di studio e formazione. Ma va subito aggiunto: questi, sì, sono necessari (specie nel nostro difficile contesto culturale e sociale), ma è ancor più necessario che il giovane frate si riempia sempre più di Dio, viva all'unisono i misteri di Cristo nella propria vita, e a somiglianza del suo padre San Francesco non faccia altro che parlare con Dio e di Dio.
5. Per te: Caro amico, forse il Signore ti attende a seguirlo più da vicino; la Chiesa e gli uomini ti attendono; ti attendono i poveri e i deboli, gli umili e i semplici così come i sofferenti nell'anima e nel corpo; ti attendono le lontane terre di missione, ma anche i tanti ambiti di evangelizzazione e servizio nelle nostre terre sempre più scristianizzate; ti attendono i giovani e tutti gli assetati di luce e verità e senso in questo nostro difficile tempo.
= Anche san Francesco ti attende per fare di te quello che visse con i suoi primi compagni e con i tanti giovani che da secoli sono affascinati dalla sua figura e dal suo messaggio. A te accogliere questo invito esigente ed esaltante, a te portare ovunque l'amore del Signore, la pace e la gioia... lo spirito di fraternità, in semplicità e letizia, in umiltà e povertà!

Ti benedico.

frate Alberto
fra.alberto@davide.it

Giovani frati a Carpenedolo (BS) per una missione popolare
NB: Alcune indicazioni e rimandi a link del presente post, sottolineano in particolare l'attività dei Frati Francescani Minori Conventuali nelle regioni del Nord Italia e che hanno il loro riferimento ideale e giuridico nella Basilica di Sant'Antonio in Padova (dove io risiedo). Per giovani che fossero interessati a conoscerci in  altre regioni, resto disponibile per ogni indicazione o suggerimento; siamo del resto diffusi capillarmente e presenti in tutta l'Italia.



PS: ti interessa un test francescano? Clicca qui per rispondere al questionario «Che tipo di francescano saresti?» e ottenere, se vuoi, una risposta da frate Alberto



martedì 20 dicembre 2011

Vocazione o...confusione?

Cari amici in "ricerca",
riporto di seguito parte di una lettera giuntami da (...), un bravo ragazzo di 23 anni che mi scrive da Lecco. Studia farmacia... scrive di essere scout impegnatissimo e per questo quasi "venerato" da tutti; si definisce "in ricerca" vocazionale., ma... mi pare abbastanza confuso. Riporto di seguito parte della sua lettera con le domande che mi pone, così come in sintesi la risposta che gli ho inviato privatamente. Spero possa aiutare anche altri in situazioni più o meno simili.

Il Signore vi benedica e soprattutto vi illumini con la Sua luce.

frate Alberto

DOMANDA
caro fra Alberto (...)...sto vivendo un periodo di grande incertezza. (...) Da qualche anno, porto nel cuore il desiderio o quantomeno una  domanda vocazionale. Non nego di chiedermi spesso se la mia strada non sia davvero una consacrazione religiosa . Ho parlato di questo con vari sacerdoti anche se , per la verità confesso, ho sempre un pò schivato un confronto serio (...);  non ho una guida spirituale (...) Spesso frequento un vicino santuario francescano (da bravo scout, ho sempre amato S. Francesco) dove (da un paio d'anni) ho conosciuto un frate, fra (...), con il quale, per la verità,  ho  avuto anche delle confidenze "vocazionali" profonde e belle, ma pur sempre occasionali. Da frate (...) ho ricevuto più volte vari inviti a fare un percorso di discernimento e accompagnamento, ma mai mi sono deciso veramente..e ho sempre tergiversato...mi hanno sempre spaventato i suoi inviti. Contemporaneamente però, anche il mio parroco, che stimo e che sa della mia ricerca mi sta proponendo  sempre più spesso il gruppo vocaz. diocesano e le iniziative del seminario, ma anche qui..tanti tentennamenti e lo schivare ogni proposta. All'università, recentemente ho conosciuto e fatto amicizia con alcuni postulanti di una giovane congregazione (tramite una compagna) e da essi ricevo continuamente inviti e sollecitazioni (...)!  Devo dire che queste  amicizie sono  un grande stimolo per me..a guardare a questa realtà..; forse sono  un "segno" del Signore? Così come mi ha colpito molto, lo scorso mese, la partenza per l'Africa di un mio caro amico missionario che mi ha salutato invitandomi a seguire la sua strada...Sono rimasto letteralmente di stucco e fortemente emozionato da tali parole....ma anche frastornato e ancor più indeciso. Tutti questi inviti e segni ed emozioni, mi stanno creando però molta confusione..E' come se mi sentissi attratto da varie parti..e anche un pò provassi la voglia di scappare.. e non sapessi più che strada prendere..Vado da fra (...), dò retta al mio Parroco, o accolgo gli ultimi inviti di questa congregazione? do retta al mio amico missionario...?mi faccio una famiglia?  Bo!!!.... Mi dia un consiglio..come mi devo muovere? grazie (...)

RISPOSTA
caro fratello (...) ecco alcune parole dettate dal cuore che declino così in due grandi orientamenti
a) Datti il permesso di fare un serio cammino vocazionale; cosa che mi pare tu abbia fino ad ora accuratamente schivato. Affidati prima di tutto ad un padre spirituale da cui  essere accompagnato spiritualmente (non solo emozionalmente!!) e con il quale poterti confrontare per fare un DISCERNIMENTO. Senza, non farai nessuna strada. La vocazione religiosa (come ogni vocazione) infatti passa sempre attraverso delle mediazioni, non è MAI solo risultato di una nostra esclusiva ricerca. Con l'aiuto della guida spirituale diventerà poi più facile entrare anche in un gruppo, in un  percorso specifico di orientamento (insieme ad altri ragazzi). Anche qui infatti si conferma la stessa regola: la vocazione richiede e passa sempre attraverso una MEDIAZIONE.  Solo poi prendendo delle piccole decisioni di questo tipo arriverai piano piano a capire cose più grandi..che ora sono difficili da capire (diventerò frate oppure Don..oppure missionario...?o forse  padre di famiglia??). Dunque,..inizia a camminare! Fai dei passi! rischia da qualche parte..Se no, continuerai a saltellare come una bella farfalla in cerca del miele e di ciò che più ti appaga senza mai giocarti e rischiare del tuo...pena l'inconcludenza!!!
b) Diffida dell'immediato, del sensazionale; impara a discernere (sempre con una guida) ciò che è "vocazione" da ciò che invece è più "emozione". Soprattutto ricorda che se vuoi davvero seguire il Signore come religioso o sacerdote, non potrà non essere vera sulla tua pelle e nel tuo cuore la Sua Parola che non annuncia gratificazioni o piaceri, o forti emozioni, bensì la CROCE , il DONO DI SE', IL PERDERE LA VITA. Al riguardo invece, non è che forse fin'ora  tu ti sei preoccupato di salvaguardarla ad ogni costo!!? e che soprattutto tu abbia considerato e difeso strenuamente ciò che era meglio per te..e solo per te e attraverso di te??? Non è forse giunto il tempo di scendere dunque dal tuo piedistallo e provare finalmente ad "affidarti" a qualcuno -...a QUALCUNO che è più grande di te??!!! Se i giochi li hai sempre voluti condurre da solo..(....) Ora invece caro (...)FIDATI! FIDATI!!

Scusami se sono stato diretto... ma la vocazione religiosa è affar serio!
Ti ricordo nella preghiera e ti affido al Santo di Padova (lo conosci?) qui presso la sua tomba... E... se passi, è un buon consigliere!

Ti benedico. E auguri cari di un Santo Natale.

frate Alberto


giovani frati di Padova
NB: Ricordo a quanti fossero interessati il percorso "i passi per diventare frate".

sabato 17 dicembre 2011

Ecco la serva del Signore.

18 dicembre 2011.
quarta domenica d’Avvento
“Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
Antonello da Messina: Annunciazione
Dice Maria: «Ecco la serva del Signore», ed è come se dicesse: «Sono un quadro che attende di essere dipinto; il pittore vi dipinga ciò che vuole, faccia ciò che vuole il Signore dell’universo». [Origene, Omelie su Luca].
E diveniamo anche noi Maria.
Tutte le volte che prendiamo sul serio la Parola e le diamo, come lei, un corpo.
Tutte le volte che le permettiamo di esistere.
Tutte le volte che la desideriamo perché porti luce e vita.
Solo Maria con il suo sì ha dato un corpo fisico alla Parola, al Verbo eterno di Dio; grazie a lei, anche a ciascuno di noi è donato di credere all’Amore e dargli un corpo visibile con il sì della nostra reciproca accoglienza.
Colui che la Madre ha generato nel suo grembo verginale, sia reso visibile dalla generosità delle nostre opere buone!

Da tutti frati....Buona quarta domenica d’Avvento!

venerdì 16 dicembre 2011

Sono troppo giovane per diventare frate..prete?

Cari amici... pace a voi!

Oggi vi presento (sia pure in formato "stralciato") una bellissima lettera che mi è giunta da (...): preferisco non nominare il  nome per ovvi motivi di tutela e rispetto.  E' un ragazzo di Milano di 18 anni che mi pone una domanda impegnativa circa la vocazione...
Eccola:

DOMANDA
caro frate Alberto,....mi chiamo (...)
terminerò fra pochi mesi il liceo classico. Sono un appassionato di letteratura antica...adoro la filosofia e tutto ciò che è bello e gioioso, compreso lo sport (faccio atletica). In questi anni di studi (forse le parrà strano), ho fatto una grande scoperta:  ho conosciuto Gesù. (...) Affascinato dalla figura di alcuni sacerdoti (don Milani, don Tonino Bello...) sento in me il desiderio di farmi prete , di consacrare la mia vita totalmente..e non vorrei aspettare altro tempo, non voglio indugiare neppure iscrivendomi all'università. Sarebbe un rimandare inutilmente una decisione che in cuor mio sento di avere già fatto. I miei genitori (non praticanti), ad un mio piccolo accenno al riguardo, si sono letteralmente rivoltati (vengo da una famiglia di medici..). L'obiezione più insistente riguarda la  mia giovinezza e a loro dire, una conseguente immaturità verso una decisione (entrare a settembre in seminario) di cui poi certamente mi pentirò. Insistono perchè prosegua gli studi...ovviamente nel solco famigliare..Mi dia un consiglio...Sono davvero "troppo giovane" per questa scelta? Le chiedo una preghiera per me. (...)
un frate giovanissimo (21 anni) - fra Vito (pugliese) - alla GMG di Madrid
Di seguito ecco anche uno stralcio della lettera che gli ho scritto privatamente:

RISPOSTA
Caro fratello,
grazie per la fiducia...(...) ecco alcune indicazioni che mi vengono dal cuore:
=Confrontati nella preghiera e con la Parola di Dio. Ti invito prima di tutto ad andare a leggerti il passo della Bibbia dove si narra la storia del profeta Geremia. (Ger1,1-8). Così gli parla il Signore: "“Mi fu rivolta la parola del Signore: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”.
Risposi: “Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane”. Ma il Signore mi disse: “Non dire: sono giovane, ma và da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che ti ordinerò. Non temerli perché io sono con te per proteggerti”. Come a dire: il Signore non fa distinzione nè di età, nè di classe sociale, nè di maturità, ma chiama chi vuole, come vuole e quando vuole Lui. Dunque non deve stupirti questa chiamata anche se sei giovane (in realtà... non troppo a mio parere...).Io stesso, posso dirti di avere avuto la chiara percezione di una chiamata ancora a 10 anni! Conosco personalmente tanti bravi sacerdoti e frati entrati giovanissimi in seminario. Prega dunque senza mai stancarti e chiedi al Signore di comprendere e confermarti la Sua volontà fino in fondo e di poterla realizzare.
=Confrontati con i tuoi genitori. Verso di loro abbi sempre un atteggiamento di grande rispetto ma anche di  libertà; dunque non rinunciare mai al dialogo schietto e vero in ordine a ciò che senti, credi e speri. Di sicuro sono mossi da un desiderio di bene nei tuoi riguardi e le loro obiezioni sono un passaggio che non puoi eludere e un'importante verifica per te!!. Questo non significa però che possano decidere per te e la tua vita. Spesso oggi può capitare anche questo nelle famiglie, che investono molto sui loro figli preordinando però per loro a volte tutto quanto. "Uscire fuori dal nido" non è certo facile per nessun giovane oggi, specie per uno come te...con queste "idee strane"!!
=Confrontati con una saggia Guida Spirituale. Nella tua lettera non accenni a questa figura (che forse comunque hai) che è  fondamentale per un serio discernimento. Il dialogo con questo sacerdote ti farà intravedere meglio luci e ombre della tua persona, aspetti genuini e forse anche qualche "inquinamento" in ordine al tuo desiderio vocazionale. Lui però potrà anche sostenerti e incoraggiarti nel passo che vuoi fare..oppure valutare con te il tempo più opportuno. Con la guida spirituale, in particolare potrai approfondire e avere una maggiore consapevolezza dell'amore che hai per il Signore Gesù...così come della predilezione e dell'elezione che Gesù ha per te. Sul ruolo della Guida spirituale ti invito a leggere quanto scritto in un precedente post.
=Confrontati con altri giovani e la realtà del seminario. Mi pare importante che tu abbia la possibilità di uno scambio fraterno anche con altri giovani che condividono la tua stessa ricera (credimi...non sei una bestia rara). Solitamente nelle Diocesi vi è sempre un gruppo vocazionale; noi francescani proponiamo il Gruppo San Damiano: sono grandi opportunità per un percorso..un itinerario di discernimento, mai scontato! Inoltre nel nostro cammino, sono sempre molto utili, prima del grande passo, alcune esperienze  dal vivo  in qualche comunità francescana per concretizzare sulla propria pelle l'invito di Gesù "Vieni e vedi".
=Mantieni viva la tua fiamma. Infine, fra le molte altre cose che vorrei dirti, difendi a tutti i costi la piccola grande luce che il Signore ha seminato nel tuo cuore. Chi si prepara a seguire il Signore infatti, anche deve predisporsi a molte tentazioni e prove (Sir2,1) che di sicuro non mancheranno (e mi pare sia già così per te!)
Caro fratello(...) ecco alcune semplici indicazioni. Resto a disposizione per ogni tua domanda o richiesta.. 

Pregherò per te. ti benedico.
frate Alberto




giovedì 15 dicembre 2011

Frati anglicani ritornano nella Chiesa Cattolica e nell'Ordine Francescano

Cari amici in "ricerca" molti di voi mi scrivono per conoscere meglio la storia e le vicende dei frati francescani e specialmente sull' Ordine dei Frati Minori Conventuali, la mia famiglia francescana, che è anche la più piccola (circa 5000 frati nel mondo) rispetto ai più numerosi F. Minori Cappuccini o F. Minori (Osservanti), ma che certo può vantare un'antichità e una continuità ininterrotta e unica dalla sua fondazione per opera di S. Francesco. Del Fondatore dell'Ordine Francescano del resto, i Frati Minori Conventuali, hanno da sempre l'onore di custodirne la tomba nella Basilica di Assisi, così come da sempre custodiscono le tombe di altri grandi santi francescani come S. Antonio di Padova o S. Giuseppe da Copertino, o del beato Duns Scoto....Ai Francescani "Conventuali", ricordo e sottolineo, appartiene pure un santo straordinario come S. Massimiliano Kolbe, martire ad Auschwitz, che a noi tutti ha lasciato un grande amore per la Vergine Immacolata. Al riguardo potete vedere come i nostri confratelli presenzino ogni anno all'omaggio che il Papa rivolge alla Vergine in Piazza di Spagna a  Roma: una tradizione assolutamente "Kolbiana"!  Va anche detto come  l'Ordine dei Frati Minori Conventuali, sia la famiglia francescana che non ha subito particolari crisi vocazionali (anche in questi nostri diffcili tempi), ma anzi risulti (dagli anni '60) in crescita costante grazie anche alla sua grande vitalità missionaria.  

Al riguardo leggo oggi nel blog  Cantuale Antonianum, gestito da un caro confratello, una notizia di alcuni mesi fa che mi era sfuggita, ma che mi giunge alquanto gradita. L'Ordine dei Frati Minori Conventuali, i "Grey Friars" inglesi, ha accolto la domanda di due frati francescani anglicani che cercavano la comunione con la Chiesa di Roma. I due religiosi della Society of Saint Francis in Inghilterra, lo scorso maggio, dopo la loro formale accettazione nella Chiesa, hanno intrapreso subito l'anno di noviziato. Fra Paschal Worton e Fra Maximilian Martin sono stati anche "raccomandati" in modo speciale dall'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che - una volta capito il loro desiderio di "varcare il Tevere", ha cercato di aiutarli a continuare nella loro genuina esperienza francescana. Ambedue erano professi nella congregazione anglicana da 25 anni. Non dunque dei ragazzotti che danno un colpo di testa. I nostri frati inglesi, con molto tatto, ma con molta letizia e accoglienza, li hanno benevolmente accolti, istituendo solo per loro un particolare noviziato, che li aiuti a diventare bravi frati e cattolici.
Queste conversioni singole - e ce ne sono parecchie - non le troverete nelle statistiche dell'Anglicanorum Coetibus, cioè dell'Ordinariato istituito per la riunione corporativa degli anglicani alla Chiesa di Roma, eppure anche questi piccoli numeri contano.
San Francesco gioisce e il suo Ordine si rallegra.
Se vi interessa capire qualcosa del colore originale dei frati francescani, che non è il marrone o altro colore - come molti ritengono - ma il grigio cenere, leggete questo mio post precedente .

 Buon cammino verso il S. Natale ormai alle porte.
frate Alberto

mercoledì 14 dicembre 2011

Diventare frate o prete? Ci hai mai pensato?

Ma..tu? Hai mai pensato di...diventare prete o frate o missionario?
Che domanda semplice e diretta eppure intrigante e magari fastidiosa e provocatoria! Vuoi sapere chi l'ha coniata e rivolta senza timore, ma anzi con tanto amore, a schiere di giovani? Sto parlando di un santo confratello, P. Alessandro Brentari, che vive alla basilica di S. Antonio in Padova (il frate nella fotografia a sinistra).

P. Alessandro, un'autentica figura carismatica, punto di riferimento per migliaia di giovani che per anni (dal 1985) ha accolto, ascoltato, guidato, accompagnato, indirizzato nelle loro scelte di vita. Nonostante la non giovane età (81 anni) e recentemente la salute malferma, ancora quasi ogni giorno si divide fra il Centro di Ascolto in  basilica (presso la cappella di San Francesco) e il confessionale per continuare la sua opera  e il suo ministero in favore , come sempre, soprattutto dei giovani. A lui si deve anche la creazione del Gruppo San Damiano, il percorso di discernimento per chi desidera avvicinarsi alla vocazione francescana. Moltissimi sono i consacrati, religiosi e religiose, sacerdoti o missionari che devono a lui la "scoperta" della loro vocazione e la forza di decidersi e di intraprenderla con gioia e fedeltà. 
Il suo segreto? Prima di tutto la PREGHIERA continua e incessante e personalizzata per ogni giovane che si rivolge a lui. La vocazione, mi ripete spesso, è un DONO di DIO da chiedere senza stancarci mai ed è sempre frutto di qualcuno che ha pregato per noi! Questo suo essere un autentico uomo di preghiera fa anche sì che ogni giovane incontrato sia sempre presente nella memoria e nel cuore di P. Alessandro e che di questi (nonostante l'età) egli ne ricordi perfettamente il  nome, il volto, i tratti, la vita...: un fatto che sempre riesce ancora a stupirmi e meravigliarmi, ma segno di un amore davvero fedele e appassionato. In secondo luogo, lo ha sempre contraddistinto uno stile di accoglienza e ascolto incondizionato, pieno di bontà e mitezza, mai di parte, ma solo e unicamente orientato al vero bene della persona. Infine, mi piace sottolineare come altra sua caratteristica, l'entusiasmo per la vocazione religiosa e la vita francescana con una testimonianza gioiosa che ha saputo contagiare tanti ragazzi che così hanno voluto seguire questa medesima strada.
Da qualche anno, ho la grazia di collaborare con lui nell'animazione vocazionale  e davvero ringrazio il Signore per tutto quanto ha saputo comunicarmi e insegnarmi con il suo esempio e la sua esperienza spirituale.
Purtroppo, ultimamente p. Alessandro ha dovuto rallentare di molto il suo operare a causa di una malattia che lo affligge e gli impedisce di muoversi con facilità, mentre continua ancora più fervente la sua preghiera per i giovani specialmente per quelli "in ricerca" e che partecipano al cammino di discernimento vocazionale nel GRUPPO SAN DAMIANO. A questi ripeto spesso sherzosamente: "con P. Alessandro...siamo in una botte di ferro"!!!

Concludo la presentazione di questo caro confratello con una esortazione che gli è cara e che ha ripetuto innumerevoli volte ai giovani incontrati:
Ma...tu? Hai mai pensato di?? 
Ricorda... che se talvolta ti è capitato di avere questo pensiero... qualcuno ha pregato per te!

Ti benedico e affido al Signore. frate Alberto

martedì 13 dicembre 2011

Testimoni di Luce

11 dicembre 2011

Terza domenica d’Avvento
“Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. … ‘In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete’… “ (Gv 1,7. 26)

La terza d’Avvento è invito alla gioia. “Gaudete”: rallegratevi. Quale gioia è in gioco?
Quella annunciata da tutti "i testimoni di luce" (che se sono veri non dicono mai di essere essi stessi la luce): nonostante le ombre che incombono, le paure che premono sui nostri giorni, c’è la presenza del Signore, una presenza che si prende cura di noi. “In mezzo a voi sta”. Provocazione? Realtà? invito? Nostalgia? Forse solo attesa. Ma basta per accendere la gioia, per affinare la vista, per far battere il cuore.
Il Signore ci doni tanti testimoni di luce, numerosi Giovanni Battista. E faccia della nostra stessa vita una “testimonianza alla luce”.
Buon cammino verso il Natale!

(foto di fra Giovanni Voltan: siamo sempre nel porticato del Sacro Convento di S. Francesco in Assisi verso l’ora del tramonto)

mercoledì 7 dicembre 2011

I Francescani e l'Immacolata: la Patrona dell'Ordine

8 dicembre 2011
Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
“Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1,28).
Pittoni, Sant'Antonio venera la Vergine col Bambino
La solennità dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria è da sempre per tutti i francescani, ma specialmente per noi Frati Minori Conventuali,  la festa mariana più significativa e dunque celebrata con grande devozione e partecipazione in tutte le nostre chiese. Lo stesso San Francesco infatti, come ricordano i biografi, era " animato da indicibile affetto per la Madre del Signore Gesù", e pose in tal modo le basi del grande amore con il quale l'Ordine Francescano ha venerato nei secoli la Madre di Dio, la donna che ha dato a Gesù Cristo "la vera carne della nostra umanità e fragilità ... rendendolo nostro fratello". S. Antonio pure scrive pensieri e preghiere stupende alla Vergine e in prossimità della morte chiede con insistenza di essere ricondotto da Camposampiero a Padova solo per ritornare nella piccola chiesa, annessa al convento, dedicata a S. Maria Mater Domini; morirà intonando un inno mariano! Senza dubbio, una delle pagine più belle di questa storia di amore e di affetto dei francescani per la Madre di Dio, è stata scritta dal beato Giovanni Duns Scoto (1265-1308): scozzese di nascita, morto nel convento di Colonia in Germania (e sepolto nella nostra chiesa conventuale) , fu un appassionato difensore del privilegio dell'Immacolata Concezione di Maria.  Duns Scoto, con la sua acuta e sottile intelligenza, ha rivelato il mistero della grazia di Dio che ha avvolto fin dal primo istante della sua esistenza la donna destinata a diventare la Madre del Redentore, preservandola dal peccato originale. Come non ricordare poi l'amore appassionato e la devozione filiale per l'Immacolata che sempre animò e sorresse P. Massimiliano Kolbe, il francescano conventuale martire ad Auschwitz?!
Che grande dono per noi frati e per ogni credente, avere la Madre Immacolata ! Una Madre splendente di bellezza, trasparente all'amore di Dio..!
A tutti pertanto buona solennità della Beata Vergine Maria Immacolata (Patrona dell'Ordine Francescano), colei che ci ha mostrato e donato Gesù, colei che nella Chiesa continua a farlo per noi e per ogni uomo.
A Lei ci affidiamo.


 Preghiere di S. Antonio alla Beata Vergine Maria

Ti preghiamo, signora nostra,
speranza nostra:
tu, stella del mare, illumina i tuoi figli
travolti da questo tempestoso mare del peccato;
facci giungere al porto sicuro del perdono
e, lieti della tua protezione,
possiamo portare a compimento la nostra vita.
Con l'aiuto di colui che tu hai portato in grembo
e che il tuo santo petto ha nutrito.
A lui è onore e gloria
per i secoli eterni. Amen.

Signora nostra,
unica speranza nostra,
ti supplichiamo di illuminare le nostre menti
con lo splendore della tua grazia,
di purificarci
con il candore della tua purezza,
di scaldarci
con il calore della tua visita
e di riconciliarci con il Figlio tuo,
perché possiamo meritare di giungere
allo splendore della sua gloria.
Con il suo aiuto,
lui che, con l'annuncio dell'angelo,
assunse da te la gloriosa carne
e volle abitare per nove mesi nel tuo grembo.
A lui l'onore e la gloria
per i secoli eterni. Amen.

A lode di Maria Immacolata ecco un canto meraviglioso: Ave vera Virginitas (Josquin De Pres)

lunedì 5 dicembre 2011

ASSISI: I GIOVANI NOVIZI

Foto ricordo alla tomba di san Francesco - Novizi dei Frati Minori Conventuali
Cari amici "in ricerca", vi voglio presentare oggi il folto gruppo de' "I NOVIZI", che presso la basilica di San Francesco in Assisi stanno vivendo un anno fondamentale nel loro cammino, in vista di una scelta della vita religiosa francescana. Il Noviziato: un tempo di grazia totalmente proteso al Signore e a comprendere e ad accogliere la Sua volontà; un tempo privilegiato anche per l'opportunità unica di  stare accanto alla tomba di San Francesco attingendo da lui quotidianamente forza ed esempio evangelico.
Il loro "bel numero" come la loro giovinezza sono la testimonianza concreta della continua vitalità e attrazione dell'esperienza francescana. I loro volti entusiasti esprimono la gioia di seguire il Signore e ci aiutano anche un pò a sfatare i molti discorsi "disfattisti" e qualunquisti sui giovani e la loro presunta fuga dai grandi ideali, dalla fede come da Dio o da scelte esigenti e forti come la vita consacrata.  Il Signore, non temiamo, continua a chiamare e molti sono ancora i giovani (in tutto il mondo) che nell' Ordine Francescano anche oggi rispondono un "ECCOMI" generoso e senza "se" o "ma". Li accompagniamo con la nostra preghiera e simpatia!
Vi benedico. frate Alberto
Novizi nelle Filippine

sabato 3 dicembre 2011

Preparate la via del Signore

4 dicembre 2011
Seconda domenica d’Avvento
                                                                                                                                                                                        
Preparate...raddrizzate..


“ Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri” (Mc 1,2).

A noi muovere i passi per andargli incontro.
L’uomo di Dio, Giovanni Battista, ha visto e ha indicato: il Signore viene, è vicino. A noi preparare e raddrizzare ovvero attrezzarci per il viaggio, per la visita. Ogni incontro desiderato è preparato. Fare di tutto perché Egli venga: l’attesa più vera.


Dai frati, a tutti voi: Buona seconda tappa d’Avvento!


(foto di fra Giovanni Voltan: siamo ad Assisi, ancora nel porticato del Sacro Convento di S. Francesco, accanto alla Basilica . La fuga d’archi ci proietta in avanti, ad intraprendere il cammino)

venerdì 2 dicembre 2011

Vita da postulante

Cari amici "in ricerca"... 
o comunque curiosi sulla vita dei frati e il cammino da fare per diventarlo: il Signore vi dia pace!
Oggi vi propongo la bella testimonianza di un giovane , Davide, da poco entrato in Convento a Brescia, sede del Postulato per il Nord Italia. Ricordo a chi non lo sapesse che per "Postulato" si intende un periodo di due anni in cui ai giovani "in ricerca", che "chiedono" ( che postulano- dal latino) , è data la possibilità di sperimentare e conoscere più da vicino la nostra vita vivendo all'interno di una nostra comunità.
Il postulato è la prima significativa tappa di un appassionante cammino di formazione e crescita umana e spirituale per "diventare frate".
Davide è un ragazzo di 27 anni proveniente da Milano; ha lasciato il suo lavoro di insegnante di informatica in una scuola regionale. Di seguito ci racconta, con stile gioioso e assolutamente "computerizzato", i primi giorni di questa nuova esperienza segnata da tante novità, slanci, desideri, timori..Affidiamo al Signore il cammino di Davide insieme a quello dei suoi fratelli del Postulato di Brescia (per il nord italia) così come quello dei giovani del Postulato di Osimo (per il centro) e di Benevento (per il Sud).
Ricordo anche che il Postulato è un luogo privilegiato di accoglienza per tutti coloro che volesserro trascorrervi alcuni giorni di preghiera, confronto e conoscenza e per una primo approccio alla vocazione francescana. Approfittatene! Chi fosse interessato  mi scriva (fra.alberto@davide.it).
Il Signore vi benedica.
frate Alberto


Settembre: in Postulato
= Eccoci…Riparte l’anno di postulato…!
Il 14 settembre abbiamo fatto il nostro ingresso ufficiale in convento a Brescia  nella festa della “Esaltazione della Croce”…e nel giorno che Francesco ha ricevuto le stimmate. (FF 484). Quella croce che se vogliamo seguire dobbiamo prendere e portare rinnegando noi stessi; quella croce che ogni uomo deve portare qualsiasi decisione prenda per il suo futuro.
La domanda che mi tornava alla mente e con la quale mi trovo spesso a combattere è:
SONO PRONTO A PRENDERE LA MIA CROCE E SEGUIRE CRISTO? O OGNI TANTO LA LASCIA LI’ IN UN ANGOLINO??

= Qui, in convento sto iniziando a sperimentare anche uno dei punti fondamentali per diventare o essere frate: la vita fraterna. E anche qui mi chiedo spesso:
SONO PRONTO A CONDIVIDERE LA MIA VITA CON GLI ALTRI? METTENDO SPESSO DA PARTE IL MIO ESSERE PER VEDERE E FARE IL BENE COMUNE DEL GRUPPO? SONO PRONTO AL COMPLETO SERVIZIO VERSO QUALSIASI PERSONA MI SI FACCIA PROSSIMA?

Ad Assisi per l’ingresso dei Novizi
= Il 17 settembre abbiamo accompagnato ad Assisi i ragazzi che qui a Brescia avevano finito i 2 anni di Postulato, pronti per andare in Noviziato (presso la Basilica di san Francesco).
E’ stato bello poter partecipare alla celebrazione della vestizione del saio francescano da parte di questi nostri fratelli all’inizio di un cammino tanto speciale per loro. Il Noviziato: un anno davvero importante, perché si dedicheranno maggiormente alla preghiera cercando di discernere sempre più che cosa il Signore voglia da loro…

= La celebrazione mi ha molto colpito e interrogato personalmente su quanto potesse dire a me questo passo: “un arrivare sempre più vicino al cuore di Gesù”! Mi sono anche reso conto come questo un po’ mi spaventasse…anche per il fatto che sono appena entrato. Mi sono commosso; e anche coloro che hanno ricevuto il saio si sono commossi. E’ un passo importante a cui si arriva pian piano camminando e capendo sempre di più la volontà del Signore e il nostro desiderio profondo di vita;.. rispettando i tempi di Dio.

= Lasciati i novizi siamo entrati nel vivo della nostra fraternità, fermandoci li ad Assisi per svolgere i nostri esercizi spirituali e per iniziare a conoscerci meglio.

Brescia: passo dopo passo..
= Tornati a Brescia da questa esperienza rigenerante sia per l’anima che il corpo, abbiamo iniziato un’altra esperienza molto importante e che caratterizza il tempo del Postulato: ci siamo infatti dedicati al volontariato preparando del materiale da far arrivare ad una nostra comunità in Romania…

= Il 27 settembre dal Portogallo ci ha raggiunto un altro ragazzo (Edgard) che vuole mettersi sul cammino per seguire Gesù…Lo abbiamo accolto come fratelli con una piccola festicciola, facendolo sentire come a casa…E’ il “più piccolo” del nostro gruppo: ha compiuto 18 anni qualche giorno prima di raggiungerci…

= Il giorno dopo, padre Gianni (il Ministro Provinciale- il superiore dei frati per il nord Italia), è venuto a farci visita e a darci il benvenuto, augurandoci la piena comprensione della volontà del Signore su di noi…

= Noi del primo anno non avevamo mai fatto gli accoliti (i ministranti all’altare nelle celebrazioni) nella nostra vita, così i nostri amici del secondo anno, un pomeriggio con molta pazienza, ci hanno insegnato i vari gesti liturgici e i movimenti da fare per servire il Signore sull’altare.
La prima volta che abbiamo fatto questo servizio è stato molto emozionante per tutti.
Le parole che mi venivano dentro erano queste: “O Signore sono felice di poterti servire anche in questo, cercherò di farlo al meglio mettendoci tutta la mia pazienza e la mia costanza con concentrazione perché come dice S. Francesco solo tu sei il Sommo bene.”

= Il 2 Ottobre siamo stati alla professione Solenne di Fra Matteo Martinelli a Rovereto. E’ stato molto toccante partecipare a questa celebrazione : é diventato a pieno titolo Frate, parte dei fratelli di S. Francesco, per sempre nella famiglia…La domanda che mi toccava l’animo era questa:
SONO PRONTO A DONARMI PIENAMENTE AL SIGNORE? SONO PRONTO A FARE LA SUA VOLONTA’ NELL’OBBEDIENZA, NELLA CASTITA’ E NELLA POVERTA’ FINCHE’ IL SIGNORE MI VORRA’ TENERE SU QUESTA TERRA…??? PER POI CHIAMARMI A STARGLI VICINO IN PARADISO???

= Le mattinate sono occupate dalla formazione interna che serve anche per valutare e conoscere sempre di più il carisma francescano…, ma cerchiamo anche di conoscere più a fondo Gesù facendo la “lectio divina” sul Vangelo della domenica…
Mi chiedo : SONO PRONTO E INTERESSATO A CONOSCERE A FONDO GESU’, E A NON RIMANERE COSI’ IN SUPERFICIE???
Alla “lectio divina” segue in settimana “la collatio” : tutti ci ritroviamo davanti a Gesù, in cappellina, e condividiamo da fratelli quanto il Signore ha ispirato a ciascuno. Bello scoprire come la Sua Parola (che è uguale per tutti), ci ispiri e tocchi in modi sempre molto diversi e personali. Bello poter donare questo agli altri! Bello comunque sentirci uniti da un'unica fede.
Mi chiedo spesso: SONO PRONTO A USCIRE DA ME STESSO E DONARE AGLI ALTRI I MIEI PENSIERI, LE INSPIRAZIONI CHE IL SIGNORE METTE NEL PROFONDO DEL MIO CUORE?

= Una volta a settimana abbiamo l’adorazione eucaristica comunitaria dove ci troviamo faccia a faccia con Lui…: è sempre un momento toccante…
SONO PRONTO AD ASCOLTARE QUELLO CHE IL SIGNORE VUOLE ANNUNCIARE A ME E A ME SOLTANTO E A SEGUIRLO NELL’AVVENTURA CHE LUI HA SCELTO DI VOLERMI FAR AFFRONTARE PER RENDERE LA MIA VITA MERAVIGLIOSA?? SONO PRONTO A INDOSSARE QUELL’ABITO CHE DIO HA CUCITO SOLO PER ME??

= Dice San Francesco :“…Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onesta. Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio” (FF119)
Per “mettere in pratica” questa regola del nostro Serafico Padre diamo una mano nel convento che ci ospita occupandoci di alcune piccole attività o servizio; questo mette un po’ alla prova la nostra persona:
SONO PRONTO A IMPARARE ANCHE SE NON SO FARE? SONO IN GRADO DI DONARE IL MIO TEMPO E IL MIO LAVORO IN MANIERA GRATUITA? SO ESSERE D’ESEMPIO COL MIO COMPORTAMENTO? HO VOGLIA DI NON ESSERE OZIOSO?