Ottobre è il mese missionario. Molte sono le iniziative in favore delle realtà di missione anche grazie alla Giornata Missionaria Mondiale che quest’anno abbiamo festeggiato il 18 ottobre scorso.
Alla fine di questo mese non può però mancare qualche riga per dare voce a questa realtà anche attraverso gli articoli del nostro blog. Molti infatti sono i nostri frati impegnati in missione.
Lascio subito la parola a fra Tullio, un frate per molti anni missionario in Cile e rientrato in Italia a seguito di un incidente (qui la sua storia per chi desidera approfondire).
Al Signore sempre la nostra lode!
fra Damiano – fradamiano@vocazionefrancescana.org
Pace e bene a tutti!
Mi chiamo Tullio, sono un frate sacerdote francescano conventuale e sono stato missionario per diversi anni (17) in Cile: a Copiapó, nella regione di Atacama, nel deserto del nord, e a Curicó, nel sud di Santiago del Cile, nella regione del Maule.
Tre anni fa sono rientrato in Italia a causa delle mie condizioni di salute: nel 2021 mi è stato diagnosticato un linfoma del sistema nervoso centrale (SNC), per il quale ho affrontato un autotrapianto di cellule staminali nel 2022. Nell’aprile 2023, a causa di un incidente in bicicletta nella capitale, ho subito l’amputazione degli arti inferiori.
Dall’agosto 2023 vivo a Padova, presso l’Istituto Teologico Sant’Antonio Dottore. Sono originario del Trentino.

Domenica 18 ottobre, terza domenica del mese, come ogni anno abbiamo celebrato, come Chiesa, la Giornata Missionaria Mondiale. In tutto il mondo cattolico si è pregato, si è parlato, si è meditato e si è contribuito a sostenere le missioni sparse nel mondo.
Sono ormai cento anni che si celebra questo evento, istituito per la prima volta nel 1927 da papa Pio XI. Per questa occasione, papa Leone XIV ha inviato un messaggio a tutta la Chiesa dal tema: «Uno in Cristo, uniti nella missione». In questo messaggio, il Papa sottolinea l’importanza di costruire l’unità per essere una cosa sola e testimoniare così il Vangelo ed evangelizzare.
Il Santo Padre ci invita a continuare «con gioia e zelo nello Spirito Santo il cammino missionario, che richiede cuori unificati in Cristo, comunità riconciliate e, in tutti, disponibilità a collaborare con generosità e fiducia».
Nel suo messaggio afferma ancora:
«Ammirando i missionari e le missionarie, rivolgo un appello speciale alla Chiesa intera: che ci uniamo tutti a loro nella missione evangelizzatrice tramite la testimonianza della vita in Cristo, la preghiera e il contributo per le missioni. Spesso – lo sappiamo – “l’Amore non è amato”, come ebbe a dire San Francesco d’Assisi, al quale guardiamo in modo particolare a ottocento anni dal suo transito al Cielo. Lasciamoci contagiare dal suo desiderio di vivere nell’amore del Signore e di trasmetterlo ai vicini e lontani, perché, come affermava, “molto si deve amare l’amore di Colui che molto ci ha amato”».
Dal messaggio di papa Leone emergono tre caratteristiche del missionario, sia che operi in terre lontane – India, Cile, Mozambico… – sia che svolga la propria missione in Paesi più vicini, come l’Italia, il Libano, la Francia o la Russia.

In tutto il mondo, i cristiani dovrebbero testimoniare con gioia e zelo tre atteggiamenti fondamentali: conoscere, pregare e aiutare, coinvolgendo tutto il nostro essere nella realtà missionaria: la mente, il cuore e le mani.
Credo di poter dire di aver vissuto queste realtà nei miei anni di missione. Ho conosciuto la povertà, il dolore e l’essere dimenticati da molti, perché si vive nel Sud del mondo. Ho conosciuto le ingiustizie subite dai fratelli meno fortunati di noi.
Ho visto la gioia nelle preghiere e nelle feste dei parrocchiani cileni. Ho percepito il loro desiderio di vita, a volte frustrato, ingannato e calpestato dai potenti, avidi di denaro e di potere.
Ho conosciuto la violenza silenziosa e l’oppressione devastante: sì, l’oppressione, la rabbia e il dolore. Eppure, nonostante tutto, la gente che vive nei luoghi di missione cerca di vivere bene, coltivando relazioni sane e positive. Sa valorizzare il tempo, l’amicizia e l’aiuto reciproco, anche in tante realtà tragiche e avverse.
L’invito che raccogliamo dalla Giornata Missionaria, dal mese missionario di ottobre e dal nostro essere battezzati è quello di fermarci a riflettere seriamente e serenamente, per conoscere e comprendere il tanto dolore e le ingiustizie presenti nel mondo.

Siamo chiamati a pregare per i tanti fratelli che non hanno voce e il cui grido di sofferenza rimane soffocato.
Infine, siamo chiamati ad aiutare, ad aprire le nostre mani, a saper condividere con tutti i fratelli e le sorelle che vivono con noi sul pianeta i beni che appartengono a tutti e non soltanto a noi!
fra Tullio – info@vocazionefrancescana.org


