Il tempo del post-noviziato (qui puoi leggere in cosa consista) è un tempo in cui i frati vengono invitati a vivere diverse esperienze. Il tempo estivo quindi è particolarmente ricco di spostamenti per vivere esperienze divese. Questi mesi sono anche privilegiati per poter viaggiare all’estero, in luoghi in cui i frati hanno dato vita a nuove fraternità attraverso la missione.
Questo è quello che ha vissuto anche fra Felix recandosi in Bunrkina Faso dove 25 anni fa dei frati italiani e polacchi hanno mosso i primi passi per fondare quella che ora è una realtà florida di vocazioni alla sequela di Cristo sulle orme di san Francesco. Proprio come la terra rossa di quel paese che, alle prime piogge, esplode di vita nuova!
Al Signore sempre la nostra lode!
fra Damiano – fradamiano@vocazionefrancescana.org
Questa estate ho avuto la grande fortuna di poter trascorrere sei settimane in Burkina Faso con i nostri fratelli. Non ero mai stato prima in questa parte del mondo. Al mio arrivo all’aeroporto di questo Paese a sud del Sahara, la mia prima impressione è stata che tutto mi fosse estraneo: gli odori, il clima torrido, il colore rosso fuoco della terra. Eppure, mi sono sentito subito a casa non appena sono arrivato in convento, come in qualsiasi altro convento francescano. Il ritmo quotidiano è lo stesso, nella cappella Gesù è presente nel tabernacolo e gli orari di preghiera sono gli stessi. Il desiderio di seguire Cristo è lo stesso, anche se ci troviamo dall’altra parte del mondo e le circostanze intorno a noi sono diverse: una quotidianità fatta di preghiera e di vita fraterna. È la stessa cosa, che si tratti dell’Italia, della Francia o del Burkina Faso!

Questo ingresso in un mondo nuovo mi ha permesso di adottare uno sguardo del tutto diverso, non dall’esterno ma, in un certo senso, dall’interno. Quando la gente mi vedeva per strada, sapeva subito come inquadrarmi, perché a causa della situazione politica nel Paese ci sono pochissimi stranieri, soprattutto europei. Eppure, nonostante il Paese soffra a causa del colpo di stato militare e della costante minaccia di attentati, le persone non accolgono gli stranieri con diffidenza, ma con gioia e curiosità, soprattutto quando vengono salutati con un caloroso “Ne e yibeogo” (buongiorno) in lingua mooré.
Un Paese in pieno fermento
La prima cosa che colpisce della società del Burkina Faso è che le persone sono tutte giovanissime. Ovunque ci sono bambini che corrono. La maggior parte delle donne porta un neonato sulla schiena e, in generale, si respira un’aria di primavera: una primavera intesa come una nazione che cresce, germoglia e sogna un futuro migliore, lavorando consapevolmente per realizzarlo. Questo si percepisce anche in convento. Ci sono moltissimi giovani che desiderano diventare frati e si parla di fondare nuovi conventi. Per me, che provengo da un’Europa abituata a parlare di chiusure, è stata una vera e propria boccata d’aria fresca!

In linea con questa crescita, ho avuto la grande gioia di partecipare all’ordinazione presbiterale di due miei confratelli. È stata una novità assoluta per me: la chiesa era talmente piena che non abbiamo trovato posto all’interno e ci siamo accomodati all’ombra di un albero di fronte all’edificio. Qualche giorno dopo, la prima messa dei due sacerdoti novelli è stata celebrata nei loro paesi d’origine. Entrambi provenivano da zone rurali, lontane dalle principali strade asfaltate. Per questi villaggi è stata una festa enorme il fatto che uno di loro venisse ordinato sacerdote. Così, in loro onore, dopo la messa, i novelli sacerdoti sono stati portati in processione verso il villaggio: in testa i musicisti con tamburi, campane e flauti, seguiti dal coro e dalla folla danzante che, a ogni passo, sollevava la polvere rossa. In mezzo a loro, il novello sacerdote portato a spalla dai giovani del paese. Questa scena mi ha ricordato l’ingresso di Gesù a Gerusalemme nel Nuovo Testamento! Una volta arrivati al villaggio, il nuovo sacerdote è stato prima presentato agli anziani del paese e poi accompagnato dai genitori, dopodiché ha avuto inizio una festa con cibo e danze. Tutti ballano insieme, giovani e anziani, senza distinzione.

Quando la pioggia ridona la vita
Un altro aspetto che mi ha colpito molto è il paesaggio: anche questa natura arida, che sembra così inospitale a causa della lunga stagione secca, una volta all’anno torna fertile grazie alla stagione delle piogge, e l’acqua diventa così, in modo del tutto evidente, la fonte di vita di questa terra. Quest’anno la pioggia è arrivata più tardi del solito, quindi ho avuto la fortuna di assistere alla trasformazione del paesaggio: da arida savana, dopo i primi grandi acquazzoni, si è trasformata in verdi praterie.
Per questo motivo, l’agricoltura può essere praticata solo in estate, durante la stagione delle piogge. In questo periodo tutti si rimboccano le maniche per seminare a mano, noi frati compresi. Rompere la terra con le proprie mani e deporvi il seme mi ha fatto capire che, proprio come la savana arida esplode letteralmente di vita dopo la prima pioggia, anche la fede qui cresce e fiorisce, piena di vita, tenacia e speranza. E questo non è da ultimo merito di alcuni frati italiani e polacchi che, 25 anni fa, hanno lasciato tutto alle spalle, si sono presi a cuore questo Paese e la sua cultura e seguono Cristo in Burkina Faso sulle orme di San Francesco.
A loro e a questo popolo così accogliente: Barka (grazie)!
Fra Felix – info@vocazionefrancescana.org


