Domani, in Francia, un nostro confratello emetterà la sua “Professione solenne“: dopo gli anni della formazione iniziale alla nostra vita francescana, ed essendo già frati da qualche anno, rinnoveranno per sempre i loro voti, entrando a far parte della nostra famiglia in maniera definitiva (qui puoi scoprire le varie tappe di questo cammino).
Con questo articolo ci condivide alcuni aspetti della sua storia vocazionale, in particolare sulla sua scelta di iniziare il cammino vocazionale che ora lo porta ad entrare per sempre nella vita della nostra famiglia francescana!
Lo accompagnamo nella preghiera per questo passo importante della sua vita, grati di quello che il Signore continua a operare nell’esistenza di tanti giovani che si avvicinano a noi con domande simili a quelle che hanno abitato il suo cuore.
fra Damiano – fradamiano@vocazionefrancescana.org

“Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano” (Lc 5,32).
Questa è una frase del Vangelo che porto nel cuore fin da quando ho sentito in me il desiderio di intraprendere un cammino di discernimento con i Frati Minori Conventuali. Questa Parola mi ha accompagnato lungo tutto il percorso che ora sta per giungere al suo compimento. Sabato 22 agosto, a Cholet, in Francia, farò la professione solenne, che corrisponde all’ingresso definitivo nell’Ordine. Per questo motivo mi è stato chiesto di offrire una breve testimonianza.
Come ho spesso risposto a chi mi chiedeva: “Ma come mai sei diventato frate?”, devo dire che non avevo mai immaginato di diventarlo, né di abbracciare qualsiasi altra forma di vita consacrata. Avevo la mia vita ben programmata, fatta di tante certezze: una fede sicura, un buon lavoro, una fidanzata con la quale avevamo già fissato la data del matrimonio, e una vita sociale ricca a Parigi. Tutto sembrava andare per il meglio e pensavo di aver trovato la mia strada.
Tuttavia, ricordo che spesso, dopo una giornata di lavoro, tornavo a casa con un senso di malessere e una profonda tristezza interiore. Sentivo che mi mancava qualcosa, ma non riuscivo a capire che cosa fosse né perché mi sentissi così. Proprio questa inquietudine mi ha messo profondamente in crisi. Da lì ho iniziato a rimettere in discussione molte cose, cercando di capire che cosa non andasse e perché, nonostante tutto, non fossi davvero felice.
In quel periodo, mentre la mia vita diventava sempre più frenetica e impegnativa sotto ogni aspetto, sono stato costretto a fermarmi a causa di un esaurimento che mi ha portato a lasciare il lavoro. Per la prima volta ho dovuto accettare i miei limiti, senza poter fuggire o cercare distrazioni. È stato anche un tempo di crisi della fede, perché non riuscivo a comprendere il senso di una sofferenza così grande.
Con il passare del tempo, però, ho capito che proprio quel momento di crisi era stato una vera benedizione. Per la prima volta mi sono fermato e mi sono ascoltato davvero nel profondo. Ho deciso allora di intraprendere il Cammino di Santiago per cercare di capire, riflettere e trovare delle risposte. Quando sono partito, portavo con me tre domande: se Dio esiste, chi è Dio? Se sono stato creato da Dio, chi sono io? E che cosa devo fare della mia vita?

Attraverso queste domande e grazie ai numerosi incontri fatti lungo il cammino, mi sono reso conto che forse stavo seguendo la strada sbagliata. Avevo programmato ogni dettaglio della mia vita, ma potevo soltanto constatare che il progetto che avevo costruito per me stesso mi conduceva all’infelicità e a un profondo malessere: quello di non sentirmi al posto giusto.
Lungo il cammino, attraverso gli incontri e le condivisioni con gli altri pellegrini, mi sono ritrovato a parlare della mia fede in modo diverso da prima: non più come di una certezza acquisita, ma condividendo semplicemente la crisi che stavo vivendo, con i suoi dubbi e le sue incertezze. Inoltre, l’esperienza di essere pellegrino per due mesi e mezzo mi ha fatto scoprire la gioia di vivere il momento presente, andando all’essenziale e sperimentando una vita fraterna semplice insieme agli altri.
Proprio da questa esperienza è nata la decisione di intraprendere un cammino con i frati, nei quali ritrovavo quei valori che avevo incontrato lungo il Cammino: la semplicità, la fraternità, la gioia della condivisione e l’importanza di andare all’essenziale. Fin da subito, quando ho sentito la chiamata, non ho sentito il desiderio non di fuggire il mondo, ma quello di abitare il cuore del mondo, là dove la gente vive, lotta e soffre.
Oggi, dopo sette anni tra i frati, mi sento profondamente felice e grato per il cammino percorso e per tutte le persone incontrate, che mi hanno aiutato passo dopo passo. Allo stesso tempo, sento che tutto questo è soltanto l’inizio di una grande avventura: un cammino che continua giorno dopo giorno, accompagnato dal Signore, che mi ha portato a scoprire la bellezza del suo progetto attraverso la figura di San Francesco e i frati che mi circondano.
Nel momento in cui mi preparo alla professione solenne, vorrei concludere accogliendo per me le ultime parole che San Francesco rivolse ai suoi frati prima di morire: “Io ho fatto la mia parte, la vostra Cristo ve la insegni” (LegM 14,3).
Fra Anselme Boissonnet – info@vocazionefrancescana.org



