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Vocazione Francescana
Home famiglia francescana

Nella Divina Commedia la vocazione e l’identità del frate francescano

Dante Alighieri parla ai giovani in ricerca vocazionale

fra Alberto Tortelli di fra Alberto Tortelli
23 Marzo 2021
in discernere, famiglia francescana
0

Abbiamo visto in un precedente post come molti siano i motivi storici e i profondi legami spirituali ed ideali che legano Dante Alighieri al movimento e all’Ordine francescano. Nella Divina Commedia dedica a san Francesco un intero Canto narrandone la vocazione e la radicale scelta della Povertà.

San Francesco nella Divina Commedia

Nella Divina Commedia, non è dunque un caso che, il Sommo Poeta,  riservi dei versi splendidi a san Francesco in un intero Canto a lui dedicato (Paradiso, Canto XI ; vv. 28 -117) . Qui descrive il percorso vocazionale del santo, tessendogli fin dalle prime battute un elogio ammirato, tanto che, riferendosi ad Assisi sua città di origine, afferma che invece di chiamarsi “Ascesi” dovrebbe dirsi “Oriente”.
Dante paragona, infatti, San Francesco al Sole (vv. 43-54) quando nel suo momento più luminoso (all’equinozio di primavera), sorge da oriente per portare luce ad un mondo avvolto di tenebre. E davvero, per l’Alighieri, Francesco fu un sole, una luce splendidissima per il suo tempo come per la Chiesa oscurata dal potere e dalla bramosia del possedere e dominare.

Vari gli episodi della vita di Francesco che Dante riprende nel canto XI: dalla giovinezza con il contrasto col padre, all’adesione dei primi compagni (Bernardo di Quintavalle, Egidio e Silvestro); e poi il viaggio a Roma per l’approvazione della regola da parte di papa Innocenzo III e la missione in Terra Santa con l’incontro con il Sultano (“Soldan”); l’impressione delle stimmate (“l’ultimo sigillo”) a La Verna (“il Crudo sasso”) e infine la morte di Francesco quando la sua anima lasciò il corpo ed egli fu seppellito nudo nella nuda terra, secondo le sue volontà (vv. 76 -117).

Giotto – Basilica di san Francesco : Nozze mistiche di Francesco con la Povertà

Madonna Povertà

Filo conduttore di tutti questi momenti della vita di Francesco è per Dante, la Povertà (vv. 55-75): rappresentata in veste di una donna che nessuno osò sposare dopo di Cristo (suo primo marito) e a cui solo il Poverello di Assisi volle nuovamente unirsi  e donarsi totalmente in mistiche nozze, spogliandosi di ogni bene e amandola e servendola per tutta la vita.

Madonna Povertà è dunque la sposa di Cristo a cui pure Francesco si congiunse, secondo Dante, quasi in un rapporto fisico («le si fece unito») e a cui sempre rimase fedele e che affidò e raccomandò ai suoi frati, come ultimo atto,  prima di morire.

Francesco in tal modo, con grande audacia espressiva, è descritto dal sommo poeta come “figura Christi”, figura di Cristo, “alter Christus”, rappresentazione luminosa e vivente di Cristo in Terra: simile e unito a Lui per la comune sposa, la medesima donna, Madonna Povertà, invece disprezzata e reietta da tutti gli altri uomini.

Giotto rappresenterà queste nozze mistiche in uno splendido affresco – nella vela della povertà – della Basilica inferiore di san Francesco in Assisi.

Una chiesa povera per i poveri

Dante aveva al riguardo ben presente la triste situazione della Chiesa del suo tempo e giustamente ne vedeva in Francesco e nella  radicalità evangelica da lui abbracciata il rimedio ai tanti suoi mali.

Ma come non pensare qui ai simili richiami fatti alla Chiesa intera molto più recentemente anche da un papa, guarda caso di nome Francesco, che ha fatto della Povertà, il motivo ricorrente dei suoi interventi e della suo agire? Un papa che a pochi mesi dall’elezione, a conclusione di una udienza con oltre 6mila giornalisti venne a spiegare pubblicamente, come avesse scelto il suo nome da Pontefice, proprio ispirandosi al santo di Assisi e all’idea di:

«una Chiesa povera e per i poveri».

Un papa che in altra occasione dirà:

“I poveri sono al centro del vangelo: il vangelo non si capisce senza i poveri. I poveri sono nella stessa personalità di Gesù, che essendo ricco annientò se stesso, si è fatto povero, si è fatto peccato, la povertà più brutta”. (Discorso per la Giornata mondiale dei poveri – 15 novembre 2020)

Minorità e povertà dicono chi è un frate francescano

Molto forti anche i richiami che sempre papa Francesco ha spesso ed esplicitamente rivolto a noi frati francescani, a ricordarci come il nostro specifico ed elemento costitutivo, ciò che ci distingue da altri ordini e congregazioni sia proprio la “Povertà” espressa anche nel termine di “Minorità”. In quel essere e percepirsi sempre ed ovunque “fratelli minori” come è scritto nella Regola non bollata:

«Tutti allo stesso modo (i frati) siano chiamati minori».

Ma da dove è venuta a San Francesco – si è chiesto il papa –  l’ispirazione di porre la minorità – povertà come elemento essenziale della vita francescana? Così lo stesso pontefice delinea una risposta:

Essendo Cristo e il Vangelo l’opzione fondamentale della sua vita, con tutta sicurezza possiamo dire che la minorità, pur non mancando di motivazioni ascetiche e sociali, nasce dalla contemplazione dell’incarnazione del Figlio di Dio e la riassume nell’immagine del farsi piccolo, come un seme. E’ la stessa logica del “farsi povero da ricco che era” (cfr 2 Cor 8,9). La logica della “spogliazione”, che Francesco attuò alla lettera quando «si spogliò, fino alla nudità, di tutti i beni terreni, per donarsi interamente a Dio e ai fratelli».

La vita di Francesco è stata segnata dall’incontro con Dio povero, presente in mezzo a noi in Gesù di Nazareth: una presenza umile e nascosta che il Poverello adora e contempla nell’Incarnazione, nella Croce e nell’Eucaristia. D’altra parte, sappiamo che una delle immagini evangeliche che più impressionò Francesco è quella della lavanda dei piedi ai discepoli nell’Ultima Cena.
(Discorso di papa Francesco ai membri delle famiglie francescane – 23 nov. 2017)

Se vuoi dunque diventare frate ricerca la minorità e la povertà!

Come luogo di incontro e di comunione con Dio
Abbandonando ogni orgoglio spirituale, ogni autosufficienza. Ricorda che per san Francesco l’uomo non ha nulla di suo se non il proprio peccato, e “vale quanto vale davanti a Dio e nulla più”. La tua relazione con Dio sia pertanto come quella di un bambino: umile e confidente e, come quella del pubblicano del Vangelo, consapevole del suo peccato. E tutto restituiamo a Lui, nella lode e nella logica che tutto da Dio abbiamo ricevuto.

Come luogo di incontro e di comunione con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne
Evitando qualsiasi comportamento di superiorità, ma valorizzando sempre l’altro come dono. Diventando spazio accogliente e disponibile perché entrino nella tua vita tutti i “minori”, i poveri, i lebbrosi, i “più piccoli” ed esclusi. Aprendo il cuore con disponibilità all’incontro con ogni persona , senza distinzioni perché “fratelli tutti” nell’unico Padre che è nei cieli.

Come luogo di incontro e di comunione con il creato
Per il Santo di Assisi, il creato ci parla e ci trasmette la bellezza di Dio, e la creazione è come una sorella e una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia. Oggi – lo sappiamo – questa sorella e madre, questa casa comune, si ribella perché si sente maltrattata. Per questo è necessaria anche la tua particolare cura, un tuo farti più attento alle fragilità del pianeta e insieme ai più poveri, per uno sviluppo più armonico e sostenibile che nessuno escluda.

Caro amico in ricerca, risuoni dunque forte anche per te la richiesta rivolta ai suoi frati da san Francesco:

“E siano minori”

Al Signore Gesù sempre la nostra lode

fra Alberto – fraalberto@vocazionefrancescana.org

Fra Angelo in missione
Tags: basilica di san Francescocarisma francescanoFrati Minori Conventualipapa Francescosan Francescostoria francescana
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