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Home discernere

Cosa porti dentro? Cinque segnali

fra Francesco Ravaioli di fra Francesco Ravaioli
2 Settembre 2015
in discernere, domande vocazionali, essere chiesa
0

Riprendo e ripropongo un articolo recente, che con fr. Alberto e altri frati abbiamo notato. E’ una buona lettura, che può dare dei criteri per vagliare i propri desideri in vista di una maggiore comprensione della propria vocazione. Queste righe ci ricordano che la vita religiosa ha le sue esigenze, è esigente.

Questa vocazione si può affrontare bene, in modo pieno e felice solo se si è disposti ad essere un po’ esigenti con se stessi. Questo non significa che la scelta matrimoniale – e del matrimonio cristiano in particolare – non sia esigente e talvolta eroica… ma questo è un altro discorso.

Vi auguro una buona lettura e di ascoltare la voce dei vostri desideri… specie in questo tempo in cui tutto riparte: può essere il kairòs, il momento favorevole per decidere di affrontare un discernimento più approfondito.

verso Santiago
verso Santiago

I 5 segnali di una vocazione alla vita religiosa

«Qual è la mia vocazione?». Prima ti poni questa domanda meglio è, perché è in gioco la tua felicità

Gesù ha chiamato come apostoli quelli che ha scelto, dopo aver trascorso la notte in preghiera. La Chiesa ha visto in questo la chiamata al sacerdozio e anche alle altre forme di vita religiosa. È Gesù che chiama il giovane alla vita sacerdotale, il che non è facile. La vita religiosa esige molte rinunce per essere “tutto di Dio”, per essere al servizio del Suo Regno per l’edificazione della Chiesa e la salvezza delle anime.
La parola “vocazione” deriva dal latino vocare, che significa chiamare. Dio mette nel cuore del giovane il desiderio di servirlo in modo radicale, indiviso, a tempo pieno.

Per discernere questa chiamata divina, il giovane ha senz’altro bisogno di un buon orientatore spirituale, un sacerdote o un laico esperto che lo aiuti. Penso che alcuni segni indicatori della vocazione di un giovane al sacerdozio o alla vita religiosa siano questi:

1 – Voler offrire totalmente la vita a Dio senza tenere nulla per sé; essere come Gesù, totalmente disponibile al Regno di Dio. Essere un altro Cristo – alter Christus. Abbracciare il celibato volentieri, offrendo a Dio la rinuncia ad avere una moglie, dei figli, dei nipoti, una volontà propria, ecc. Si tratta di un matrimonio con Gesù. Egli ha detto che chi lascia tutto per causa Sua e del Suo Regno riceverà cento volte tanto in questa vita e nella vita eterna che le seguirà. Gesù ha detto che le volpi hanno le loro tane, ma che Egli non aveva nemmeno dove posare la testa. Questo è il segno di una vita spogliata di tutto. Niente era Suo, né la grotta in cui è cresciuto né l’asinello che lo ha portato a Gerusalemme. Non erano suoi neanche la barca dalla quale predicava e su cui viaggiava o il mantello che i soldati hanno tirato a sorte. Neanche la casa in cui viveva a Cafarnao apparteneva al Signore. Tutto Gli era stato dato in prestito. Cristo era spogliato di tutto; a Lui apparteneva solo la croce.

Don Bosco ha detto che per una famiglia non ci può essere grazia più grande che avere un figlio sacerdote. È vero. Il sacerdote fa quello che gli angeli non possono fare: perdonare i peccati, realizzare il miracolo dell’Eucaristia, rendere presente il Calvario in ogni Messa per la salvezza del mondo.

2 – La vocazione religiosa richiede che il candidato abbia il desiderio di lavorare come Gesù per la salvezza delle anime, senza pensare a un progetto per la sua vita. Richiede di mettersi totalmente nelle mani di Dio, il desiderio di vivere immerso nel Signore. Il candidato deve amare la preghiera, deve voler stare con Dio, meditare la Sua Parola e partecipare alla liturgia, perché senza di questo una vocazione sacerdotale non ha basi. Il demonio ha molte ragioni per tentare un sacerdote o un religioso, perché questo gli sottrae le anime. Il religioso consacrato deve allora condurre una vita di estrema vigilanza, molta preghiera e mortificazione, come ha detto Gesù.

croce
croce

3 – Amare la Chiesa con tutto il cuore, averla come Madre e Maestra, essere sottomesso agli insegnamenti del suo Magistero. Essere fedele alla Chiesa e ai suoi pastori, non insegnando mai qualcosa che non sia conforme al Sacro Magistero della Chiesa. Vivere ciò che dicevano i Santi Padri: sentire cum Ecclesia. Amare il papa, i vescovi, la Madonna, gli angeli e i santi, i sacramenti, la liturgia e tutto ciò che fa parte della nostra fede cattolica. Amare la Bibbia e volerla meditare tutti i giorni. Desiderare di studiare Teologia, Filosofia e tutto il resto che il Sacro Magistero della Chiesa ci raccomanda e ci insegna. Amare la meditazione, i ritiri spirituali e una ricerca costante della santità. Raggiungere la statura di Cristo, essere un buon pastore per le pecore.

4 – Voler vivere una vita di penitenza, nella semplicità, nella povertà evangelica, nell’obbedienza senza restrizioni ai superiori, aperti a tutti con un dialogo franco. Essere tutto per tutti. Essere disposti ad obbedire sempre al proprio vescovo o al proprio superiore, per tutta la vita, qualunque sia la decisione sulla propria persona.

5 – Essere disposti a dare anche la vita per la Chiesa, per le anime e per Gesù Cristo.
Forse sono stato un po’ esigente, ma a colui che desidera essere un “sacerdote del Dio Altissimo” credo che non si possa chiedere meno di questo. Chi opta per la vita sacerdotale deve donarsi anima e corpo ad essa; non può essere “più o meno” sacerdote o religioso. Sarebbe una frustrazione per la persona e per Dio. È meglio essere un buon laico che un cattivo religioso.

Il Signore vi dia pace!

frate Francesco – info@vocazionefrancescana.org

Tags: temi di discernimento
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