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Vocazione Francescana
Home umanizzarsi

La provocazione della castità

fra Alberto Tortelli di fra Alberto Tortelli
28 Ottobre 2014
in umanizzarsi
8

Cari amici oggi voglio affrontare il tema “spinoso” della castità che chiama in causa chi desidera diventare frate o comunque sente una chiamata alla vita religiosa o sacerdotale.

Che cosa c’è dietro la scelta di rinunciare al matrimonio per dedicare la propria vita a Dio? Perché è difficile comprendere questo tipo di scelta? Domande che interpellano giovani e famiglie e che esigono risposte. Sono, infatti, davvero tanti i giovani che mi scrivono sull’argomento e che ogni volta affermano che “se non fosse per la castità…mi farei subito frate”.

Un’obiezione che però rivela da subito come in realtà, non si abbia ben chiaro cosa significhi una chiamata, una vocazione religiosa che invece pretende “il tutto”, la donazione totale e piena di sè senza ombre o aspetti riservati o porzioni proprie. Se infatti il Signore è il “sommo bene” , per dirla con san Francesco, ha senso e dà gioia consegnarsi interamente a Lui. Di seguito vi propongo un articolo al riguardo che spero vi possa essere utile.

Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

fra Alberto – fraalberto@vocazionefrancescana.org

Fra Nico professione solenne
Fra Nico professione solenne
La provocazione della castità di Rossana Brichetti

C’è una parola che, al di fuori degli ambienti strettamente religiosi, suscita insieme curiosità e diffidenza, stupore ma anche perplessità. Ed è “castità”. Non me ne meraviglio, anzi credo che queste reazioni siano normali. La castità come scelta di vita, cioè la rinuncia a sposarsi e ad una propria famiglia per dedicare interamente la propria vita a Dio e, di riflesso, ai fratelli è effettivamente uno scandalo perché è qualcosa che sembra andare contro la stessa natura umana.

Eppure, pur con modalità diverse, è una scelta che accomuna parecchi percorsi spirituali anche non cristiani. Perché, come dice Gesù di questo stato di vita:

«Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini; e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei Cieli. Chi può capire, capisca» (Mt 19,11-12).

Chiariamo subito una cosa. In realtà, a proposito di questa scelta di vita sarebbe meglio parlare di “verginità”, essendo in qualche – modo la castità (intesa più in generale come custodia del cuore, come purezza da applicare ad ogni atto della vita) un impegno e un atteggiamento che dovrebbe riguardare chiunque creda e si sforzi di seguire gli insegnamenti evangelici e l’esempio di Gesù. E anche per restare al campo più strettamente sessuale, non è che agli sposati o ai non sposati in attesa di trovare un partner sia concessa ogni libertà. La sessualità, infatti, va comunque vissuta in modo ordinato e conforme al disegno di Dio sull’uomo perché possa trovare la sua migliore realizzazione.

Se, dunque, dopo questa precisazione, impieghiamo il termine un po’ improprio di “castità” è perché questo è l’uso invalso nella Tradizione. D’altra parte, sempre nella stessa Tradizione, la castità non viene mai considerata da sola, ma strettamente unita ad altri due elementi che la accompagnano, cioè la “povertà” e “l’obbedienza”. Questo perché si è sempre reputato che questi tre aspetti si aiutino e si sostengano a vicenda: non può reggere a lungo una vera castità chi non sia anche povero nello spirito e, quantomeno, parco nella vita, come chi non sia davvero obbediente e disponibile alla volontà di Dio anzitutto, ma anche alla materna guida della Chiesa ed, eventualmente, alla comunità nella quale è inserito.

Crocifisso e neve
Crocifisso e neve

Ma perché questa scelta – così anticonformista soprattutto oggi – che, proprio perché tale, non a tutti è dato capire? Che cosa c’è dietro, che cosa la muove e la sostiene? C’è l’intuizione – ma forse sarebbe meglio dire l’illuminazione – che Dio è Tutto e che, al contempo, è Amore. Un Tutto, un Amore che già di per sé riempie in modo così pieno la vita al punto che quest’ultima gli può essere, fin da qui, interamente dedicata.

“Dio sarà tutto in tutti” ci dice s. Paolo riferendosi al Paradiso. Ecco, il vergine è stato così folgorato da questa rivelazione da volerla anticipare, da cercare di viverla con la maggior pienezza possibile fin da ora. La sua è, dunque, al contempo, una scelta e una testimonianza: quella che si può vivere di Dio rinunciando anche a gioie terrene lecite e giuste come quelle che nascono dall’amore di una famiglia umana. Non rinunciando, invece, a praticare un amore casto verso i fratelli in umanità, anzi dedicandosi totalmente ad essi come è più facile fare, con cuore indiviso, nella verginità e nel celibato.

Si tratta di una vocazione di minoranza. La chiamata al matrimonio è la più diffusa ed è altrettanto nobile e importante, dal momento che è attraverso di essa che vedono la luce i nuovi figli di Dio. Però è una vocazione preziosa perché, anche attraverso lo scandalo che suscita, ma pure per i frutti spirituali che produce. E’ una testimonianza e al contempo un simbolo molto forte. Una sorta di piccolo faro che illumina e fa pensare.

Una vocazione che nel tempo ha assunto forme diverse. Monaci e monache ritirati nei loro monasteri, da dove ci garantiscono un ricordo costante nella preghiera. Solo in Cielo sapremo quanto dobbiamo a questi fratelli che vegliano lodando e impetrando Dio per noi così indaffarati in tutti i nostri numerosi impegni. Religiosi e religiose di “vita attiva”, frati e suore, dediti alle più varie opere sociali e di apostolato e missione.

E, da ultimo, laici che in forme diverse e spesso non rinunciando ad una professione testimoniano in mezzo a tutti questa loro scelta portandola, come testimonianza umile ma preziosa, fin dentro agli ingranaggi della vita. Confusi in mezzo agli altri, professionalmente impegnati ma, al contempo presenza che richiama alla consapevolezza che tutti, vergini e non vergini, siamo incamminati verso una meta preziosa. Una meta dalla quale a essi viene speranza e linfa e che, proprio per questo, dimostra come non tutto si esaurisca nei gesti e negli eventi di questa vita.(…)

La cultura di oggi vuole convincerci che rinunciare al sesso, al denaro ad una libertà quasi senza limiti sia una scelta assurda, incomprensibile, addirittura malata. E qualche volta rischia di riuscirci o, quanto meno, di insinuarci dei dubbi. È un fatto che oggi anche in famiglie di credenti, spesso si lotta contro eventuali vocazioni verginali dei figli.

Eppure, al di là di ogni ragionevole aspettativa ad ogni generazione, anche oggi, si ripete questo meraviglioso evento, quasi un miracolo che sempre provoca stupore: che un giovane (o anche un meno giovane) rispondano “sì” alla chiamata divina a seguire Gesù in povertà, castità e obbedienza. A seguirlo per testimoniare di un Amore che ha illuminato il loro cuore e che lo ha totalmente conquistato.

Nuovi figli di Dio che vanno ad unirsi alla schiera dei vergini che nella Chiesa, pur con i loro limiti, cercano di anticipare coraggiosamente il Regno e aiutano tutti noi a ricordare la giusta gerarchia delle cose, il primato di Dio su tutto, la speranza che nasce dalla fede, la meta che ci attende.

Tags: affettività e sessualitàvoti
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Anonimo
Anonimo
29 Agosto 2015 15:56

Pace fratelli, vorrei solo ricordare a tutti che anche noi cristiani sposati sopportiamo con fatica la castità coniugale: la cura dei figli, il lavoro, i mille impegni spesso riducono di molto gli spazi per un incontro anche sessuale col proprio coniuge. La totale astinenza dall'autoerotismo e dall'indugio in pensieri lussuriosi che ci impone la nostra vocazione di mariti e papà in Cristo è spesso fonte di affanno ed irrequietezza tali da gridare nei nostri cuori e ricordarci di rifugiarci in Gesù nella preghiera per ritrovare quiete. Un abbraccio fraterno

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