sabato 31 dicembre 2016

BUON ANNO NUOVO NEL SIGNORE E NELLA SUA VOLONTA'


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace.

Oggi termina il 2016 e si avvia un nuovo anno - 2017 -, a cui affidiamo ogni volta immancabili speranze e pronostici e previsioni di bene e fortuna. Questa conclusione e questa ripartenza per la verità puramente teoriche e convenzionali possono aiutarci a rifellettere sul valore del tempo e sul significato profondo che ad esso affidiamo e in particolare su ciò che da' "senso" ai nostri giorni di fronte al trascorrere inesorabile della nostra vita; su ciò che rende il nostro alzarci ogni mattina degno e bello e "beato" (per usare una categoria evangelica) oppure al contrario, vuoto, sterile, triste, senza un perchè.

Infatti, la riflessione sul tempo e in definitiva sul perchè vivere come sul morire può rivestirsi, talvolta anche per noi, del più oscuro nihilismo, in cui l'uomo è un essere "gettato" nel mondo senza un vero motivo, frutto del caso e di un destino cieco e incomprensibile... brancolante egli stesso nel buio! Al contrario, quando si è nella fede, ecco invece colorarsi di luce e speranza ogni gesto, ogni attimo, ogni evento dell'uomo ..anche il più difficile e doloroso, anche la morte! Il cristiano, infatti, è colui che si ritiene pensato e amato e voluto e sempre accompagnato da un Dio che è Padre misericordioso!!

Solo per chi ha fede sono dunque comprensibili e carichi di senso parole come vocazione, chiamata e risposta, progetto di vita, cammino,  ma anche sacrificiodono di sè, sofferenza... croce,  mentre gli stessi termini risultano privi di significato se non ripugnanti per chi è dominato dal "nulla", viene dal "nulla"  e nel "nulla" ritiene di finire i propri giorni . E... la tentazione del "nulla", del "non senso", per quanto sia terribile, è  sempre in agguato per tutti!!! Solo Gesù, unico nostro Salvatore e Redentore ce ne può liberare!!

La notte di Natale il Signore ha chiamato a sè, dopo una dolorosa e devastante malattia, il vescovo emerito di Bressanone, mons-Karl-Golser, pastore amato e appassionato che lascia dietro di sè una grande luce. Mi hanno molto colpito alcune sue parole che riscrivo e che bene mi pare riassumano il sgnificato che noi cristiani diamo alla nostra vita e dunque anche al tempo, ad ogni nostro giorno. 
«Non siamo in balia di un destino cieco, ma siamo nelle mani di Dio. Quando affidiamo a Dio tutta la nostra vita, allora tutto quello che ci va incontro, anche la malattia e la sofferenza, tutto acquista un significato più profondo. Dio ha un disegno per la nostra vita. Egli nel suo amore chiede il nostro sì libero a questo disegno; questo è il senso della sua chiamata».

Con questa speranza auguro a ciascuno un Buon Nuovo Anno nel Signore e nella sua Volontà.

A Lui sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 29 dicembre 2016

COME TROVARE LA VOCAZIONE ?


La vocazione
non la si trova semplicemente 
dopo aver riflettuto ed esaminato le varie strade: 
è una risposta che si ottiene con 
la preghiera”.

Edith Stein

martedì 27 dicembre 2016

CONTEMPLA L'AMORE, SEGUILO E SARA' SEMPRE NATALE !

“Oggi  a Betlemme è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore” (Lc 2,11).

          "E il verbo si fece carne e a ha posto la sua dimora in mezzo a noi” (Gv 1,14).

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Il Natale è giunto e nel Presepe risplende la luce di un Bimbo che è nato ed è il Salvatore. In questa vicenda straordinaria scopriamo l'agire e la presenza di singolari "attori" dove ognuno ha avuto un ruolo e un compito ben preciso, dove ognuno in fondo ha risposto ad una "chiamata", ad una specifica "vocazione": così Dio Padre, così il Figlio unigenito Gesù, Maria come Giuseppe, gli angeli come i pastori e i Re Magi.... 

Per tutti questi protagonisti del Natale possiamo anche identificare un unico denominatore, un comune atteggiamento: l'AMORE e quindi il donarsi, fidarsi, rispondere, mettersi in cammino... ! Ecco qui il senso e il messaggio profondo del Natale!

Ed allora, anche per te fratello e sorella che cerchi la tua strada e la tua vocazione, da questo giorno santo giunge un'indicazione precisa per i tuoi interrogativi e il tuo discernimento: contempla l'Amore e segui l'Amore ! 

Vale a dire: guardando a Gesù venuto in umiltà per la nostra salvezza, anche tu fatti piccolo e povero, pane spezzato per tutti come Lui; offriti e pronuncia il tuo «eccomi» con la fiducia e la disponibilità di Maria; affrettati senza indugiare, come i pastori al richiamo dell'angelo, del messo celeste; sii presenza mite e salda come il giusto Giuseppe; alza lo sguardo e segui la stella divina dietro ai Re Magi; prega il Padre che è nei cieli perché si compia anche in te la Sua volontà. Contempla dunque l'Amore; segui l'Amore e sarà sempre Natale!

Benedico ciascuno di voi con le vostre famiglie e a tutti rinnovo l'augurio di un Santo Natale.
Al Signore Gesù, nato per noi, sempre la nostra lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


La tradizione del Presepio tra i frati francescani 
Come in tutte le chiese francescane anche qui alla Basilica di S. Antonio (Pd) dov'è la mia comunità, il Natale  è stato celebrato solennemente e con grande devozione e partecipazione di fedeli. Nella notte santa, conclusa l'Eucarestia, è stato benedetto nel chiostro un magnifico Presepio, collocando nella greppia Gesù Bambino. La tradizione del Presepio, tipicamente francescana, risale direttamente al Poverello di Assisi, che la "inventò" nella notte di Natale del 1223. Eccone la storia nella narrazione di fra Tommaso da Celano, primo biografo di san Francesco.

Come san Francesco "inventa" il Presepio a Greccio (di fra Tommaso da Celano)
Francesco meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro. A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore. C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni (...). Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello». Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.
E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.
Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava «il Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme» lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme» o «Gesù», passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.Vi si manifestano con abbondanza i doni dell’Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia. (Dalla vita di Francesco - Fonti Francescane 84 - 86)

sabato 24 dicembre 2016

E' NATALE OGNI VOLTA CHE...

Cile, chiesa dei frati a Curicò - P. Tullio Pastorelli così ha preparato l'altare per il Natale  
E' NATALE OGNI VOLTA CHE PERMETTI
AL SIGNORE DI RINASCERE
PER DONARLO AGLI ALTRI

(S. Madre Teresa di Calcutta)

Cile - missione francescana- P. Tullio in visita ad un malato
E dal Cile ecco una "Lettera Natalizia" inviata a frati ed amici da P. Tullio Pastorelli
Curicó, 20 dicembre 2016


Cari amici familiari, gruppi missionari, frati come state? Spero tutti bene! 
Siamo ormai vicini al Natale e un Bambino sta per nascere per noi! Pensando a questo grande, meraviglioso e allo stesso tempo umile evento, nella mente e nel cuore nascono sentimenti di pace, serenità, giustizia e libertà. Ritornano alla mente volti, persone, eventi che in quest’anno sono stati importanti per me e per la missione. Come sempre il tempo lascia gioie e fatiche, allegrie e dolori, sogni e speranze non ancora realizzati! Tutto questo passa nel mio cuore e nella mia mente. E che dire, se non solamente grazie, al Signore della vita e della pace? 
Qui in missione la vita scorre con il suo ritmo normale e anche qui si vedono molte persone, preoccupate delle luci da mettere fuori della casa, dei regali da comprare, di cosa cucinare la notte di Natale; molti si lasciano distrarre da tante realtà che non sono la parte più importante di queste feste. Certamente ci sono anche famiglie che si preoccupano di prepararsi interiormente e si dedicano alla preghiera, alla solidarietà, alla condivisione: è tutto questo bene che parla del Natale di Gesù! 
Cari amici quest’anno non vi racconto delle famiglie povere che aiutiamo, dei bambini che giocano sulla strada e si accontentano di poco, di papà senza lavoro o di mamme che lottano per poter tenere una cena decente la notte di Natale; tutto questo lo conoscete già perché l’ho scritto altre volte e in altri momenti e la realtà non è cambiata in meglio. Quello che desidero condividere con voi è solamente il senso di meraviglia e di stupore (sentimenti tipici dei racconti evangelici del Natale) che porto nel cuore perché il Signore opera cose grandi e meravigliose in mezzo a noi. Quello che dice san Francesco, nella lettera a tutto l’Ordine, parlando dell’Eucaristia lo sento mio e lo trasferisco al mistero dell’incarnazione; sì: Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre. 
Questo per me è il Natale: celebrare l’Eucaristia e far nacere nuovamente Gesù in mezzo a noi. Quanti lo aspettano? Quanti sperano in Lui? Tutti noi abbiamo bisogno della sua pace, della sua luce e della sua serenità! 
Carissimi apriamo le porte del nostro cuore per far spazio a Lui che nasce per noi. Apriamo le braccia per accogliere il fratello che ha bisogno di amore, apriamo la nostra bocca per benedire chi ci sta vicino e per lodare il Dio della nostra salvezza, apriamo i nostri orecchi per ascoltare il grido del povero e del sofferente, apriamo i nostri occhi per vedere le meraviglie del Signore nella nostra vita, apriamo… Mettiamoci in cammino, come i pastori, i magi, per cercare e adorare l’Emmanuele, il Dio-con-noi e offriamogli i nostri poveri doni; può essere solo, come dice un canto natalizio, il suono rauco di un vecchio tamburo, meraviglia e stupore; lo stesso Bambino Gesù ad ascoltarlo ci guarderà e ci sorriderà. Che il sorriso del Bambino Gesù sia nei nostri cuori e nella nostra vita. 

BUON NATALE a tutti. Paz y bien Fr. Tullio Pastorelli

Foto di gruppo dei nostri frati missionari in Cile

giovedì 22 dicembre 2016

Compie un anno il TEST per «verificare» la vocazione francescana

Roma: giovani frati della "sveglia francescana"

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Il 12 dicembre scorso il test «Che tipo di francescano saresti» ha compiuto il primo anno di vita. Ringrazio di cuore quanti ci hanno dato fiducia aderendo a questo fraterno dialogo.

Pensato per ragazzi e ragazze in ricerca vocazionale per una vita consacrata, vi hanno partecipato ben 860 persone, tutti accomunati dal fascino della vocazione francescana.
Dallo scorso settembre ho cercato di inviare ad ogni partecipante anche una restituzione personale, sulla base delle risposte date e delle brevi indicazioni su come approfondire la propria ricerca vocazionale (chiedo scusa per qualche ritardo...)

È per me un piacere condividere con voi alcuni commenti e testimonianze di chi l'ha già fatto, davvero belli, come questi:
  • «Il questionario è ben fatto, costruito ad hoc per aiutare l'utente ad aprirsi e confidarsi, cosa che sicuramente fa bene. Come ho potuto riscontrare, i ragazzi che come me cercano la Via su Internet hanno di sicuro problemi a farsi ascoltare, capire e/o lasciarsi andare e scrivere aiuta a mettere in chiaro le idee. È come un grido di aiuto. Nel mio caso il test mi ha fatto notare che non ho assolutamente idea di cosa sia la vocazione Francescana e tutti i gruppi che la compongono (o della differenza tra vita viva o missionaria) . Ho fatto il test per curiosità, come fosse la manna dal cielo per tutte le domande senza risposta che ho nella testa e nel cuore. Chi ha il dilemma della vocazione cerca un aiuto per affrontare la realtà e questo test, per quanto completo o incompleto, minimale o esagerato che sia a seconda dei punti di vista, ti fa sperare nelle parole di conforto che chi scrive spera di sentirsi dire».
  • «Del questionario ho apprezzato molto la formulazione delle domande, che, nonostante i temi intimi, sono poste in maniera garbata e non invadente. Personalmente non cambierei nulla. Grazie per il Vostro prezioso aiuto.  Francesco».
  • «Ben fatto, semplice ed accogliente».
  • «Il questionario è stato utile in tutto e per tutto. Mi ha tolto molte curiosità, mi ha aperto una porta che per molto tempo è rimasta chiusa».
  • «Ho apprezzato le domande a riposta aperta, con queste ho avuto di esprimermi al meglio, grazie per avermene dato la possibilità :) spero di sentirvi presto, saluti a tutti!».
  • «Un caro saluto a voi che gestite questo bellissimo e interessante questionario, penso che per i giovani come me che sono in cerca della propria vocazione è davvero un aiuto anche solo poter ragionarci sopra su queste domande davvero grazie».
Carissimo amico, se non hai già partecipato, clicca qui e rispondi anche tu al test ! Regalati un mini-titiro online per incontrare san Francesco e le tue domande.

Ormai a pochi giorni dal Natale, attendiamo con gioia il Signore Gesù che viene a donarci la Sua luce, la luce vera. A Lui sempre la nostra lode. 

Frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 18 dicembre 2016

SAN GIUSEPPE, GUIDA AL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE

«Giuseppe, figlio di Davide,
non temere di prendere con te Maria, tua sposa.
Infatti il bambino che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo;
ella darà alla luce un figlio
e tu lo chiamerai Gesù:
egli infatti salverà il suo popolo
dai suoi peccati».
(Mt 1,20-21)
Pace e bene carissimi amici.
Con il Natale ormai alle porte, ecco che il Vangelo di questa IV domenica di Avvento ci presenta la figura di san Giuseppe, da imitare e seguire specie per quanti si interrogano con cuore sincero circa la volontà del Signore sulla loro vita e sono in discernimento vocazionale. 

Ma chi è Giuseppe?
  • Egli è innanzitutto un uomo autentico, concreto, laborioso, attivo...
  • E' un uomo normale, capace di sognare, di innamorarsi, di amare e di progettare la propria vita.
  • E' un giusto, uomo santo di Dio, per la sua disposnibilità ad accogliere l'imprevisto e inaspettato disegno del Signore su di lui, anche se questo mette in crisi e stravolge ogni suo personale progetto.
  • E' un uomo libero, quando per tutelare e proteggere Maria sua promessa sposa, si permette di superare e andare contro la legge, quale ultimo e più alto gesto d'amore.
  • E' uomo di ascolti e silenzi; è fedele, è responsabile..., mette in pratica. 
  • E' un uomo discreto e sobrio che mai vuole apparire. La luce, infatti, è suo figlio Gesù.
  • E' un uomo che fa sua la missione di obbedire, proteggere, custodire, perché l’Emanuele possa essere sempre presente con noi.
  • Giuseppe è un modello di padre e sposo e maestro. La sua capacità di educare è forte sia attraverso la testimonianza, sia attraverso il suo sguardo di amore celeste. 
  • E' modello anche di ogni figlio . Misteriosamente, riceve la propria vocazione da colui che sarà suo figlio, Gesù!
Cari giovani, guardiamo allora a Giuseppe come straordinaria GUIDA nel nostro cammino di discernimento:  c'è bisogno di uomini autentici come lui, per la Chiesa e nella Chiesa, per annunciare il Regno di Dio, per prendersi a cuore Gesù e l'umanità intera.


Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

venerdì 16 dicembre 2016

LA PREGHIERA DEI FRATI

Cari amici in cammino e in rcerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Sono molte le lettere in cui mi si chiede di approfondire il nostro carisma e specialmente la nostra spiritualità. Ma fra le  tante, mi ha colpito in particolare, la mail di Luca, in cui ci definiva degli "specialisti della preghiera", quasi dei super- esperti di Dio. Confesso di aver sorriso al riguardo considerando la mia personale pochezza così come la quotidiana e semplice esperienza evangelica e cristiana di noi frati . Più che grandi "esperti"  di Dio, mi piace definirci dei cercatori, dei pellegrini, dei viandanti... : sempre in cammino, sempre in ricerca, sempre anelanti, sempre protesi e desiderosi, sempre anche deboli e peccatori.
Al riguardo, riporto in parte, alcuni pensieri tratti dal progetto di vita dei nostri confratelli francesi in cui si parla della PREGHIERA e del significato che essa ha per i frati. Spero vi possa aiutare a meglio comprendere la nostra vita.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

---------------------------------------- LA PREGHIERA ---------------------------------------

Un frate è forse uno specialista della preghiera, un super esperto di Dio? 
Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia, anela a te, o Dio” (Salmo 41). In realtà, come suggerisce il salmo, noi siamo degli inquieti cercatori di Dio, uomini deboli attratti dalla forza e bellezza del Vangelo di Gesù Cristo; dei poveri pellegrini che, al seguito di san Francesco, desiderano camminare e vivere come lui, umilmente e ardentemente, sempre aperti alla creatività  e alle novità dello Spirito Santo.


La preghiera è  una componente essenziale del nostro progetto di vita:
« Uomini di preghiera per una missione di fraternità».

Come frati,  noi desideriamo non solo pregare, ma soprattutto siamo chiamati a diventare sempre più degli "uomini di preghiera" a immagine del nostro padre san Francesco che era sempre "tantissimo occupato con Gesù" e che chiedeva senza sosta lo Spirito del Signore  e la sua « santa operazione » (2 Regola 10, 8). La vita di preghiera è dunque la base della nostra vita di frati francescani e siamo intimamente convinti che ogni nostro gesto o attività o rinnovamento ispirato passi per questa strada obbligata.
Del resto, la vocazione di ciascuno di noi sgorga e trova la sua prima origine dall'essere cuore a cuore con Colui che ci ha chiamato a vivere della sua vita. E' per questo che prima ancora della dimensione apostolica e pastorale, la nostra vita si nutre nell'ascolto della Parola, nella lode e nell'adorazione. In questo ci sentiamo incoraggiati da papa Francesco che ha chiesto umilmente, la sera della sua elezione, la preghiera per lui e il suo ministero. Noi crediamo, come lui, nella forza e nella potenza missionaria della preghiera di intercessione.
Nella sua esortazione apostolica "Evangelii Gaudium", papa Francesco conferma queste nostre intuizioni  sottolineando che una vita di preghiera autentica non può essere un ripiegamento su se stessi, ma che al contrario, essa mantiene vivo l'ardore missionario : «Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. (...) Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. » (n°262). La vita di preghiera fa dunque crescere l'amicizia con Gesù e costruisce l'amore fraterno (n°265).


In un recente documento indirizzato a tutti i frati, il nostro Ministro Generale evocava certi pericoli che insidiano anche la nostra vita di religiosi francescani : la perdita di identità per l'indebolimento del senso spirituale e teologico della nostra vita e della nostra chiamata; un attivismo clericale che ecclissa spesso il richiamo contemplativo del nostro carisma e della vita fraterna.

Attraverso dei gesti, delle parole e dei silenzi, la vita di preghiera ci permette ogni giorno di esprimere, di rileggere, di approfondire il senso spirituale della nostra vita  e della nostra identità profetica. (...) Ci permette di riconoscere e rifuggire da scelte di mediocrità e accondiscendenza  con tutto ciò che è mondano e ci allontana da Dio. Ci sollecita e richiama ad una continua tensione, un continuo dialogo fra lo spirito delle origini che ha spinto san Francesco a rispondere alla chiamata del Signore per riparare la sua Chiesa e le sfide del nostro tempo in cui Dio continua, nonostante tutto, ad essere presente e ad agire.   La vita di preghiera ci permette pertanto di ritornare continuamente alle radici e alle sorgenti della nostra consacrazione e alle intuizioni più autentiche del francescanesimo.

L'Ordine e le Chiese locali che ci accolgono, lanciano  e chiedono alle nostre comunità la sfida di un nostro essere presenti in modo significativo e provocante. E' anche per questo che la nostra preghiera non può accontentarsi di restare solo interiore e personale, ma essa è chiamata a prendere corpo  e a rendersi riconoscibile sempre di più anche in una dimensione comunitaria semplice e luminosa.

d


mercoledì 14 dicembre 2016

TI AVVAMPA IL CUORE ?


Quando non sai
 perchè ti avvampa il cuore, 
è Lui che in te si esprime.
"Dio", Reiner Maria Rilke

Dedico questo post ad un giovane amico, ora in Sud America per un'esperienza di vita e di missione!

lunedì 12 dicembre 2016

CHI ASPETTO ?

Dall'alto del monte Subasio..uno sguardo sulla città di Assisi 
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace.

Del vangelo di questa III domenica di Avvento mi colpito molto la domanda che il Battista rivolge a Gesù attraverso i suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Una domanda grande e tragica che esprime tutti i dubbi che stanno assalendo Giovanni nei riguardi di Gesù, ma che chiamano in causa anche la sua stessa identità e missione e vocazione.

Una domanda, con relativi dubbi, che interpella anche il nostro porci verso Gesù. Della serie: "Sei tu, o no quello che il mondo attende? Ma non solo! Sei tu davvero il senso per me, la pienezza, la verità..., la salvezza ..., la strada da seguire? Oppure, come tanti mi dicono, non è forse meglio che io cerchi altrove perchè la "vocazione" è una fregatura e conviene che io pensi a me stesso.. e basta? Oppure, addirittura, non è preferibile che io non cerchi per niente e non attenda nessuno, perchè tanto nulla ha senso e non esiste alcuna via??!! Scommettere su di te Signore Gesù..dove mi porterà? Ne vale davvero la pena?"

La risposta di Gesù per noi (come per il Battista) è un invito al discernimento, a mettersi in ascolto, ad aprire gli occhi:  a riconoscere cioè i segni che Dio già sta operando e seminando, nonostante tutto, nel mondo e nella nostra esistenza; a saper vedere i Suoi passi e la Sua presenza accanto a noi nei tanti quotidiani avvenimenti della nostra giornata; a intuirne il volto nei gesti di bontà e di bene, nel sacrificio e nel donarsi di molte persone....; a sperimentare l'incessante agire della Sua Grazia e Provvidenza oltre ogni nostro limite...  E' soprattutto un invito a non temere e ad aver fiducia in Lui! Occorre però abbandonare ogni superbia e autosufficienza, ma diventare piccoli e umili e semplici. Questa è, infatti, l'unica via per avere accesso al Suo Regno!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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III Domenica di Avvento - Anno A
11 dicembre 2016
Dal Vangelo di Matteo (11,2-11)


Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?».
Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui ». 

mercoledì 7 dicembre 2016

L'IMMACOLATA: PATRONA DELL'ORDINE FRANCESCANO

8 dicembre 2016

Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
“Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1,28).
Assisi-Basilica di san Francesco (chiostro dei novizi)
Statua dell'Immacolata benedetta da P. Massimiliano Kolbe 
Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
La solennità dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria è da sempre per tutti i francescani, la festa mariana più significativa e dunque celebrata con grande devozione e partecipazione in tutte le nostre chiese, specialmente nelle basiliche di san Francesco (Assisi) e di Sant'Antonio (Padova) da noi custodite.

Lo stesso San Francesco infatti, come ricordano i biografi, era " animato da indicibile affetto per la Madre del Signore Gesù", e pose in tal modo le basi del grande amore con il quale l'Ordine Francescano ha venerato nei secoli la Madre di Dio, la donna che ha dato a Gesù Cristo "la vera carne della nostra umanità e fragilità ... rendendolo nostro fratello".

Sant' Antonio pure scrive pensieri e preghiere stupende alla Vergine e in prossimità della morte chiede con insistenza di essere ricondotto da Camposampiero a Padova solo per ritornare nella piccola chiesa, annessa al convento, dedicata a S. Maria Mater Domini; morirà intonando un inno mariano!

Senza dubbio, una delle pagine più belle di questa storia di amore e di affetto dei francescani per la Madre di Dio, è stata scritta dal beato Giovanni Duns Scoto (1265-1308): scozzese di nascita, morto nel convento di Colonia in Germania (e sepolto nella nostra chiesa conventuale), fu un appassionato difensore del privilegio dell'Immacolata Concezione di Maria. Duns Scoto, con la sua acuta e sottile intelligenza, ha rivelato il mistero della grazia di Dio che ha avvolto fin dal primo istante della sua esistenza la donna destinata a diventare la Madre del Redentore, preservandola dal peccato originale.

Come non ricordare poi l'amore appassionato e la devozione filiale per l'Immacolata che sempre animò e sorresse P. Massimiliano Kolbe, il francescano conventuale martire ad Auschwitz ?! 

Che grande dono per noi frati e per ogni credente, avere la Madre Immacolata ! Una Madre splendente di bellezza, trasparente all'amore di Dio..!
A tutti pertanto buona solennità della Beata Vergine Maria Immacolata (Patrona dell'Ordine Francescano), colei che ci ha mostrato e donato Gesù, colei che nella Chiesa continua a farlo per noi e per ogni uomo.

A Lei ci affidiamo e a Gesù suo figlio e nostro Signore, sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Ad onore di Maria Immacolata ecco un canto meraviglioso 
propostoci da FRA ALESSANDRO

 

domenica 4 dicembre 2016

PREPARATE LA VIA

Cari amici in cammino, il Signore vi dia pace.

La figura che più di ogni altra caratterizza il tempo di Avvento è quella di Giovanni Battista. Una figura splendida anche per chi si sente in ricerca vocazionale e si interroga sulla propria strada di vita. Giovanni, infatti, è l’annunciatore della via che bisogna percorrere per incontrare Gesù. Lo abbiamo sentito nel vangelo di questa seconda domenica :«Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, appianate i suoi sentieri”» (Mt 3,3). Per incamminarci verso la festa, che – forse più di ogni altra – esprime la ricerca dell’uomo da parte di Dio, occorre dunque preparare da parte nostra la via al Signore. Tutto è racchiuso in questa frase.

Ma che cosa significa e in che cosa consiste  questa "preparazione" e questo predisporre la strada a chi ha tanto tenacemente rincorso le sue creature da diventare a propria volta uomo? Prima di ogni altra cosa vuol dire orientarsi ad accoglierloPer farlo occorre fare spazio dentro di noi. Occorre, quindi valutare bene cosa abbiamo e custodiamo nello " zaino" della nostra vita e del nostro cammino quotidiano; occorre iniziare a liberarci da tante cose inutili e ingombranti e frastornanti, occorre allontanare anche ciò che in noi c'è di disordinato e maligno e così, più leggeri ed essenziali, correre incontro alla meta, al Signore Gesù che viene per noi.

Si tratta di prendere molto seriamente l'invito evangelico «Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino!» (Mt 3,2; 4,17). Il Natale,  infatti, ( ma anche la nostra ricerca e domanda vocazionale ), potrebbe arrivare e anche passare invano,  lasciandoci assolutamente indifferenti e uguali, rinchiusi e bloccati dai nostri pesi e peccati, dal nostro male, dalle nostre sofferenze e fatiche o anche dal nostro rifiuto e da scelte di comodo. Ed allora, creiamo spazio, buttiamo via ciò che non serve, alleggeriamo il nostro bagaglio... Recuperiamo semplicità e sobrietà, la bellezza di relazioni vere con chi ci vive accanto, cerchiamo il silenzio, mettiamoci in ascolto, troviamo tempo per la preghiera ... Solo così il cammino sarà più lieto e veloce, solo così ciascuno potrà trovare la propria via e vocazione, solo così potrà avvenire il nostro incontro con Gesù.

A Lui sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Prepariamo la via... Prepariamo gli zaini...si parte !
Seconda domenica di Avvento - 4 dicembre 2016
Dal Vangelo di Matteo (3,1-12)

In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano. Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione,
e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Gia la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».

venerdì 2 dicembre 2016

LA VOCAZIONE E' COME LA PREGHIERA


Cari amici, il Signore vi dia pace.

Alcuni giorni fa ho risposto a Zeno, un ragazzo di Trieste (24 anni) che mi chiedeva un approfondimento sulla vocazione religiosa, su come riconoscerla e su alcuni suoi aspetti irrinunciabili.

Rimandandolo anche ai tanti post già scritti sull'argomento mi sono soffermato in particolare su una frase di Madre Teresa che recentemente mi ha colpito anche grazie al talento di un frate , fra Isaiah, che l'ha tradotta in musica :

  • "Prayer is not asking. Prayer is putting oneself in the hands of God, at His disposition, and listening to His voice in the depth of our hearts."
  • "La preghiera non chiede. La preghiera è mettersi nelle mani di Dio, a Sua disposizione, ascoltando la Sua voce nel profondo dei nostri cuori". 

Così come la preghiera, anche la vocazione religiosa non chiede, non pretende, non è per sè stessi!
Ugualmente, esige un rimettersi completamente nella mani di Dio, a Sua totale disposizione, consegnandosi a Lui! 
Chiede un ascolto attento e profondo, cerca il silenzio, per udire nel cuore i Suoi sussurri e gemiti!
E' dire e pregare come San Francesco: "Signore, cosa vuoi che io faccia?". 

A Lui sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


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Fra Isaiah canta per Dio... e per noi