giovedì 31 marzo 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (22) - I FRATI POSSONO DIVENTARE ANCHE PRETI ?

fra Jean Luc, (frate di comunità a Bruxelles) nel giorno della sua prima messa
I frati possono diventare anche preti?
Un frate può essere ordinato sacerdote?

Cari amici, 
il Signore vi doni la Sua Pace, in questo tempo di gioia pasquale!
Sopra riporto un quesito di molti lettori del blog circa la possibilità per un francescano di diventare anche prete!

La domanda mi offre l'occasione di un approfondimento, ma pure di porgere i migliori auguri ad un caro confratello, Fra Rocco Predoti, che proprio sabato prossimo (2 aprile) verrà ordinato sacerdote a Cittanova(Rc).

  • E' dunque vero che  accanto alla comune chiamata francescana, molti candidati intuiscono nel loro cammino vocazionale anche la chiamata al sacerdozio. Fondamentale per questo discernimento è il tempo di studio e formazione del «post-noviziato».
  • Essere prete (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica), non è certo per una maggiore realizzazione personale o per ottenere del prestigio o dei riconoscimenti sociali (è decisamente finito questo tempo!). Neppure pone i frati sacerdoti, in posizione predominante all'interno della comunità francescana, dove tutti si è uguali e con pari dignità. 
  • E' il Signore invece che, misteriosamente e liberamente, chiama al sacerdozio anche alcuni frati per servire l'umanità e la sua Chiesa e comunicare a tutti, attraverso i sacramenti, la sua Grazia e il suo amore. Il prete, infatti, è ordinato per santificare, guidare e ammaestrare alla maniera di Gesù. Un prete non è un leader, ma un pastore come Gesù.

Invito tutti pertanto alla preghiera e al sostegno verso questi nostri fratelli sacerdoti: investiti di una grandissima responsabilità e  insieme di un grande privilegio e dono da parte del Signore!
A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it

fra Nicola (di comunità a Treviso), nel giorno della sua prima messa


Pillole Vocazionali :
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Come San Francesco guarda ai sacerdoti:
San Francesco aveva uno smisurato amore e devozione ai frati sacerdoti, di cui molti erano appartenenti all'Ordine francescano.
Nella Lettera a tutti i chierici il Santo richiama l'attenzione su due grandi tesori a loro affidati: l’Eucaristia e la Parola di Dio. Francesco esorta i sacri ministri ad amministrare con fede e decoro il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore Gesù e la sua Parola rivelata. Gesù si pone ogni giorno «nelle nostre mani», ma anche noi ministri saremo «nelle sue mani», nel «giorno del giudizio».
San Francesco sa bene che i sacerdoti non sono di per sé impeccabili; egli non si lascia però influenzare dagli atteggiamenti neo-donatisti di catari e valdesi a lui contemporanei, perciò, ben saldo nella fede cattolica, egli può dire, a proposito dei sacerdoti:

«E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io discerno il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e sangue suo, che essi ricevono ed essi solo amministrano agli altri». (FF 113)

Nell’Ammonizione I, Francesco pone un’analogia tra il grembo della Vergine che ha accolto il Verbo fatto carne, e le mani del sacerdote, che sotto il segno del pane, accoglie il Cristo nel Sacrificio della Messa:

«Ecco, ogni giorno egli [il Signore nostro Gesù Cristo] si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote». (FF144)

Nella Lettera a tutti i fedeli, il Santo raccomanda «riverenza verso i chierici, non tanto per loro stessi, se sono peccatori, ma per l’ufficio e l’amministrazione del santissimo corpo e sangue di Cristo che essi sacrificano sull’altare e ricevono e amministrano agli altri. E tutti dobbiamo sapere fermamente, che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano». (FF193-194)

Nella Lettera a tutto l’Ordine dei Minori, san Francesco raccomanda ai frati sacerdoti:

«che ogniqualvolta vorranno celebrare la messa, puri e con purezza compiano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini». (FF218)

Il Serafico Padre, acceso di santo zelo, minaccia i castighi di Dio per il sacerdote che come«un Giuda traditore… si fa reo del corpo e del sangue del Signore». A questo proposito, Francesco ammonisce i frati sacerdoti  a non calpestare, a non oltraggiare il Corpo e Sangue del Signore, e a non assumerLo con leggerezza, come se si trattasse di un qualsiasi cibo ordinario.(FF218-219)

Anche in questa lettera, Francesco pone una similitudine tra la Beata Vergine Maria e il sacerdote:

«Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo […] quanto deve essere santo, giusto e degno colui che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca e offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano fissare lo sguardo».(FF220)

Poi, Francesco stimola i sacerdoti a meditare sulla loro dignità:

«Guardate la vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo. E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l’affidarvi questo ministero, così anche voi più di tutti amatelo, riveritelo e onoratelo. È una grande miseria e una miseranda debolezza, che avendo lui così presente, voi vi prendiate cura di qualche altra cosa in tutto il mondo».(FF220)

Anche in questo testo rivolto a tutti i Frati, Francesco non riesce a nascondere il suo stupore di fede dinanzi al rapporto “celeste” tra Gesù Eucaristico e il sacerdote:

«Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!».(FF221)

La fede e la meditazione di queste realtà sublimi, ci spinge a prostrarci dinanzi al Signore in umile e adorante ringraziamento: «Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati». (FF221)

Verso il termine della vita, Francesco ribadisce la sua fede nella Chiesa Romana e nel sacerdozio ministeriale quali doni preziosi del Signore. Così leggiamo nel Testamento (1226) del Serafico Padre:

«Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa romana, a motivo del loro ordine, che se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e trovassi dei sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà. E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori».(FF112-113)

Nella Compilazione di Assisi (nota anche come Leggenda perugina), leggiamo che il beato Francesco, quando dimorava alla Porziuncola, con ancora pochi frati, andava in giro per i villaggi a predicar la penitenza. Dopo aver predicato al popolo, radunava in un altro luogo i sacerdoti presenti, per non esser udito dai secolari, e parlava loro della «salvezza delle anime» esortandoli alla «massima cura nel mantenere pulite le chiese, gli altari e tutta la suppellettile che serve per la celebrazione dei divini misteri».(FF1588)

Rito dell'Ordinazione sacerdotale

giovedì 24 marzo 2016

TRIDUO PASQUALE 2016


Triduo Pasquale 2016

“Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13, 1).

Cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina , il Signore vi dia pace. 
Entriamo da stasera nel Triduo Pasquale, memoria viva della passione-morte-sepoltura-resurrezione del Signore Gesù. Durante questi giorni, qui alla Basilica del Santo nella nostra grande comunità francescana saranno presenti anche alcuni giovani (ragazzi e ragazze) per un'esperienza intensa di fede, fraternità, preghiera, condivisione. 
La paura e lo sgomento che sembrano prevalere guardando quello che ci succede attorno, ci spronino ancor più  a volgere lo sguardo e il cuore a Chi ha affrontato tanta cattiveria ed odio sino a vincerla con il suo amore e il suo perdono; nel Signore Gesù l'unica nostra forza  e speranza per vivere da risorti, come Lui.

Buon Triduo Pasquale. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


= foto di p. Giovanni Voltan, ministro provinciale dei frati del nord Italia

martedì 22 marzo 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (21) - MA I FRATI PROVANO SENTIMENTI?


Roma: Incontro...
( La Sveglia Francescana)
MA I FRATI PROVANO SENTIMENTI?
Ecco cari amici in ricerca dei desideri del Signore una domanda inviatami da un giovane lettore, un poco risentito da un incontro con un frate, freddo e per nulla partecipe della difficile situazione che gli stava raccontando !!
Può succedere del resto che ci si possa imbattere anche in consacrati non rispondenti alle nostre legittime aspettative di accoglienza ed empatia e disponibilità ..: l'umanità povera e la debolezza, come il peccato, riguardano anche noi!!
Vorrei però suggerirvi una pista "alta": lo stile di san Francesco, punto di riferimento e modello di ogni frate.  La Settimana Santa in questo mi è di grande aiuto.
«Piango la Passione del mio Signore. Per amore a Lui non mi vergognerei di andare piangendo e singhiozzando per tutto il mondo». 
Così si esprime il Santo senza temere di manifestare i suoi sentimenti e le sue lacrime e il suo sentirsi profondamente partecipe di fronte al Crocifisso, origine della sua conversione, insieme con il bacio al lebbroso.
Francesco, si mostra in tal modo nella sua grande umanità, non ha paura di svelare le parti più intime del suo cuore, di manifestare affetti ed emozioni per Gesù: si commuove, piange, bacia, abbraccia..
Ugualmente san Francesco, sarà per chiunque lo incontrerà, uomo di amicizia e di ascolto, fratello e madre per i suoi frati,  misericordioso e umile, allegro e affettuoso, sensibile alla bellezza del creato e di ogni creatura... portando impressi nella sua stessa carne "i medesimi sentimenti di Cristo". 
Da qui il cammino irrinunciabile per ogni suo frate e seguace, chiamati ad essere sempre persone autentiche e vere, dal cuore grande per Dio e il prossimo.


Nel Crocifisso che domina il presbiterio della basilica di Santa Chiara ad Assisi, nella parte parte inferiore, vediamo rappresentato San Francesco chino sui piedi di Gesù, mentre li bacia teneramente.
Questa assoluta novità iconografica comune ad altri pittori del sec XIII, testimonia la rivoluzione introdotta dal santo di Assisi nella mentalità del tempo. Francesco è qui descritto infatti nel suo desiderio di un incontro personale, profondo e affettivo con il Cristo sofferente, lontano da ogni relazione astratta o puramente intellettuale.
  • Grazie a lui possiamo anche noi tutti prendere consapevolezza che non si può essere realmente cristiani, nè tanto meno frati francescani, se non si raggiunge un intimo, fisico contatto con Cristo. Se non si arriva cioè, a toccarne il corpo fino a baciargli i piedi piagati, quale segno supremo d’amore.
  • Grazie a lui ogni frate sa di essere chiamato a rivivere questo stile e questi atteggiamenti  così  umani  anche nei confronti di ogni persona - specie se si presenta nelle sembianze del povero e del fratello più bisognoso -  quale autentico corpo di Cristo.
Disponiamoci dunque anche noi, in questi giorni santi, ai piedi del Signore Gesù con gesti di tenerezza e di affetto sinceri: Lui saprà inondarci della sua bontà e misericordia, da riversare a nostra volta su chiunque incontreremo!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Pillole Vocazionali :
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lunedì 21 marzo 2016

Nuovo test francescano: AAA guida spirituale e vocazionale cercasi



Cari amici, ricordate il test francescano con il famoso quesito «Che tipo di francescano saresti»?

Ebbene, 430 naviganti si sono lasciati incuriosire e coinvolgere, e vi hanno partecipato.
Di questi ben il 93% ha chiesto la possibilità di essere coinvolto con altri quesiti e i relativi questionari.
Oggi propongo a ragazzi e ragazze in ricerca vocazionale (fino ai 35 anni) un nuovo questionario-ritiro on line focalizzato sulle più frequenti domande inviate al blog:

·        Come capire la chiamata del Signore?
·        Come capisco se la mia vocazione a diventare frate (o suora) è vera?
·        Ci sono segni chiari da cui capire la vocazione alla vita consacrata?
·        Come avere certezza della mia vocazione?
·        Come fare discernimento spirituale?
·        A chi rivolgermi se ho la vocazione alla vita consacrata francescana?

Ti piacerebbe trovare una risposta convincente?

Di seguito ecco un questionario per scoprire se per te è il momento favorevole per avere un frate-guida amabile e competente che ti accompagni a discernere il desiderio del Padre su di te.

È un questionario che ti regala due vantaggi:

1.      anzitutto fermarti e meditare, in libertà e in anonimo – un mini-ritiro spirituale on line di circa 20/25 minuti– su questi temi principali:

1.     guida spirituale e desiderio di accompagnamento;
2.     fiducia reciproca;
3.     ambiti di crescita spirituale;
4.     frequenza, modalità e altri aspetti pratici dei colloqui;
5.     le normali difficoltà del discernere;
6.     i benefici dell'accompagnamento;

2.      se vorrai, al termine del questionario potrai chiedermi via em@il una restituzione strettamente personale delle tue risposte al questionario, con i suoi suggerimenti specifici per te.

Procrastinare aumenta i tuoi dubbi. Affrontali e li scioglierai.

Clicca qui, ora, per iniziare a rispondere al questionario

Sii il benvenuto/la benvenuta!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

domenica 20 marzo 2016

LODE AL NOSTRO RE

Domenica delle Palme
20 marzo 2016 

Dal Vangelo secondo Marco (11,1-10)

E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli.


Cari amici,
in questa Domenica delle Palme che da il via alla Settimana Santa, vi invito con forza a lodare e acclamare il Signore Gesù come nostro unico  RE. 
Egli, umile e mite, viene incontro alla nostra debolezza e povertà, si fa carico del nostro male, porta su di sé il dolore e il non senso dell'umanità; offre la sua vita perchè noi non perdiamo la nostra.
A Lui e per Lui, dunque, alziamo in alto le mani con fiori e fronde di primavera, alziamo i nostri cuori alla speranza e alla fiducia, deponiamo al suo passaggio finalmente i tappetti del nostro risentimento, della nostra superbia e autosufficienza, camminiamo dietro di Lui! 
Dall'alto della Sua Croce lo splendore dell'Amore di Dio sta per rivelarsi.
Buona domenica. A Gesù, unico Re e Signore, sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Ramon ( dei frati della "sveglia francescana") ci offre una bella riflessione alla odierna giornata. I sottotitoli in italiano si trovano sotto 'cc'.

 

venerdì 18 marzo 2016

A DIO SI DICE SEMPRE SI'


La vocazione di san Giuseppe

Gli uomini si interrogano spesso sul senso della vita, ed è bene, perché nessuna domanda è più essenziale e fondamentale di questa. Non bisogna però dimenticare che l’uomo resta realtà indecifrabile quando lo si separa da Dio e lo si pensa fuori del suo piano di salvezza. 

San Giuseppe è un esempio di come la creatura deve rispondere al piano di Dio nei suoi confronti.

Dalla iniziativa di Dio egli si trova inserito in modo estremamente compromissivo nel mistero dell’Incarnazione del Verbo: è lo sposo di Maria, sarà il padre putativo di Gesù e porterà avanti l’Incarnazione come avvenimento storico, come fatto umano e societario. Sarà lui, a presiedere la famiglia di Nazaret, a sostenerla con il suo lavoro, a difenderla e a proteggerla, senza fare la parte del protagonista, ma lasciando a Dio di esserlo. 

Noi, a volte, pecchiamo di intemperanza e ci facciamo quasi concorrenti di Dio, dimenticando che la dignità dell’uomo consiste proprio nell’essere creatura di Dio, chiamata al suo servizio.

Giuseppe questo l’ha capito tanto bene, non attraverso tanti filosofici ragionamenti, ma perché ha compreso la cosa essenziale: che a Dio si dice sempre sì, e si dice sì in umiltà e si dice sì in obbedienza. In questo modo si è realizzato anche come uomo e noi lo vediamo oggi ai vertici della storia umana della salvezza, con il suo sì pieno di fede e di abbandono.

Da San Giuseppe dobbiamo imparare soprattutto a convertirci, cioè a diventare sempre più poveri di Dio, creature semplici, piccoli figli del Padre, con una certezza in cuore che si chiama fede, con una libertà dell’anima che è la speranza filiale. Quella fede e quella speranza che furono la sostanza più profonda dell’amore e del servizio del giusto Giuseppe.

(card. Ballestrero)

mercoledì 16 marzo 2016

I FRATI E L'ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI

Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace.
Anche oggi Papa Francesco, è tornato sul dramma dei profughi, invitandoci ad aprire a questi disperati le nostre porte e il nostro cuore. Si tratta di un richiamo forte già rivolto in tante occasioni durante quest'anno Giubilare; un tema in realtà (riconosciamolo con onestà!) non scontato, nè facile che ci trova tutti impreparati.
Al riguardo, è bello vedere come alcune nostre comunità (Treviso, Camposampiero, Padova..) abbiano provato ad attivarsi in questi mesi con discrezione e senza clamori.
Si tratta di accoglienze spicciole e semplici, di due o tre persone per convento. Niente di eclatante! Il segno è però grande ed è un'esortazione e una provocazione prima di tutto per noi frati e ogni nostra realtà.
Riporto di seguito la testimonianza di Fra Antonio Ramina, rettore del nostro seminario maggiore "Sant' Antonio dottore" in Padova, il convento dove studiano e si preparano i nostri giovani frati alla Professione solenne e al sacerdozio. Da qualche mese, in comunità sono giunti due giovani nigeriani, fuggiti dalla loro terra.
La loro presenza ci aiuti a non chiudere gli occhi ai fratelli nel bisogno.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Testimonianza di fra Antonio 
Da circa quattro mesi ospitiamo presso il nostro convento due giovani nigeriani, di 23 e 25 anni.
La nostra è un’unica comunità, composta da frati professi solenni e dal gruppo dei giovani frati professi temporanei in formazione iniziale.
L’anno scorso ci siamo tutti interrogati più volte su quanto potevamo fare per offrire un segno concreto di accoglienza. Gli inviti del papa e la constatazione delle esigenze sempre più pressanti che bussavano alle nostre porte ci hanno spinto a riservare concretamente alcuni spazi della nostra casa per ospitare persone bisognose di un luogo in cui trovare protezione.
Il nostro desiderio era di poter dare ospitalità a qualcuno che desiderasse condividere con noi i «ritmi» della nostra vita, con libertà e semplicità. Si voleva evitare, in altre parole, di offrire semplicemente una stanza, senza che poi ci fosse la possibilità di contatti effettivi nella quotidianità ordinaria.
E così, verso la metà del mese di novembre 2015, sono giunti i due ragazzi nigeriani. Un po’ l’italiano lo sapevano, dato che in Italia erano arrivati già da qualche mese. Con loro si è instaurata una relazione cordiale, sin da subito. Certo: sono fortunati, perché sono arrivati nel nostro convento avendo già iniziato un’esperienza di lavoro presso una cooperativa, dove tuttora sono impegnati. Per il resto vivono con noi come persone di casa, condividendo con noi i pasti, qualche serata di fraternità quando desiderano trascorrere del tempo in più con i frati.
Danno gioiosamente il loro contributo in alcuni servizi semplici e sono fedelissimi nel partecipare con noi ai momenti di preghiera comunitaria, pur avendo lasciato loro la piena libertà di esserci o meno.
Sta di fatto che, da quando sono arrivati, non hanno mai mancato di regalarci il loro quotidiano sorriso, la loro discreta testimonianza di serenità nonostante, alle spalle, abbiano un vissuto drammatico e doloroso.
Ci rendiamo conto: è solo un segno, un segno piccolissimo, che certamente non risolverà il problema enorme dell’accoglienza dei profughi.
E tuttavia siamo noi a ringraziare il Signore che ci sta donando di scoprire nel «forestiero» il volto di un Dio che si fa incontrare lì dove c’è limite, precarietà e bisogno di cura.

Fra Antonio Ramina - guardiano e rettore del seminario
Vedi SITO dell'Ordine

lunedì 14 marzo 2016

RESTA CON ME, SIGNORE!

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
All'inizio di questa nuova settimana e ormai prossimi alla Pasqua vi propongo una stupenda preghiera di un santo frate francescano, P. Pio da Pietrelcina
Nell'anno giubilare della misericordia, il papa ne ha voluto il corpo a Roma, con un altro santo frate francescano, P. Leopoldo Mandic per testimoniare l'amore sconfinato del Padre verso i suoi figli. Amore affidato alle poveri mani di ogni sacerdote sulla terra che si manifesta particolarmente nel ministero sublime dell'Eucarestia e del sacramento della Riconciliazione.
Preghiamo oggi per tutti i sacerdoti e per i giovani chiamati a tale divina vocazione.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Francisco de Zurbarán, Agnus Dei, 1635-60. Museo del Prado, Madrid.
La preghiera di Padre Pio dopo la Comunione
  • RESTA con me Signore, perché è necessario averTi presente per non dimenticarTi. Tu sai con quanta facilità Ti abbandono.
  • RESTA con me Signore, perché sono debole ed io ho bisogno della Tua fortezza, per non cadere tante volte.
  • RESTA con me Signore, perché Tu sei la mia vita e senza di Te vengo meno nel fervore.
  • RESTA con me Signore, per mostrarmi la Tua volontà.
  • RESTA con me Signore, perché desidero amarTi ed essere sempre in Tua compagnia.
  • RESTA con me Signore, se vuoi che Ti sia fedele.
  • RESTA con me Gesù, perché quantunque la mia anima sia assai povera, desidera essere per Te un luogo di consolazione, un nido d’amore.
  • RESTA con me Gesù, perché si fa tardi e il giorno declina… cioè passa la vita… si avvicina la morte, il giudizio, l’eternità… ed è necessario raddoppiare le mie forze, acciocché non venga meno nel cammino e per questo ho bisogno di Te. Si fa tardi e viene la morte!… M’inquietano le tenebre, le tentazioni, le aridità, le croci, le pene, ed oh! Quanto ho bisogno di Te, Gesù mio, in questa notte d’esilio.
  • RESTA Gesù con me, perché in questa notte della vita e dei pericoli ho bisogno di Te. Fa’ che Ti conosca come i Tuoi discepoli allo spezzar del pane… cioè che l’Unione Eucaristica sia luce che dissipa le tenebre, la forza che mi sostiene e l’unica beatitudine del mio cuore.
  • RESTA con me Signore, perché quando arriva la morte, voglio stare unito a Te, se non realmente per la Santa Comunione, almeno per la grazia e per l’amore.
  • RESTA con me Signore, Te solo cerco, il Tuo amore, la Tua grazia, la Tua volontà, il Tuo cuore, il Tuo spirito, perché Ti amo e non chiedo altra ricompensa che aumento di amore. Amore solido, pratico. AmarTi con tutto il mio cuore sulla terra, per seguire amandoTi con perfezione per tutta l’eternità. Così sia.
Musica divina per la nostra anima

sabato 12 marzo 2016

La vita francescana attira e incuriosisce!

Frati volanti.....
Il Signore vi dia Pace,
cari amici in ascolto dei desideri e della vocazione del Signore per la vostra vita!
Oggi mi piace condividere una bella e inaspettata sorpresa.
Con grande piacere, infatti, scopro come davvero tanti visitatori di questo blog siano rimasti incuriositi dal test francescano «Che tipo di francescano saresti?». Proprio tre mesi fa, prima di Natale, era stato lanciato con qualche titubanza e già vi hanno partecipato oltre 380 visitatori!
La vita francescana attira e incuriosisce più che mai!
Ma...tu, hai già dato un'occhiata al test? Se non l'hai ancora fatto clicca qui e partecipa! 
Concediti un momento di riflessione quaresimale e confrontati con il franciscan factor!
Una preghiera per ciascuno di voi. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

venerdì 11 marzo 2016

PILLOLE VOCAZIONALI(20) - E DOPO IL NOVIZIATO CHE SUCCEDE?

Pace e bene, cari amici in  ricerca vocazionale.
Continuo "in pillole" ad illustrare il cammino che un giovane è chiamato a percorrere per diventare frate francescano. Ho già parlato del Gruppo san Damiano e del passaggio successivo in Postulato, quindi del Noviziato.
Oggi illustro sinteticamente il tempo del POST-NOVIZIATO.
Resto disponibile per ogni vostra domanda o approfondimento sui passi necessari  in vista della consacrazione religiosa. Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Assisi: Giovani frati e formatori 
PROIETTATI VERSO UN SI' TOTALE E DEFINITIVO

Terminato l'anno di Noviziato ad Assisi presso la Basilica di san Francesco, il giovane frate, "fresco" dei voti di povertà e castità e obbedienza appena pronunciati nella Professione Semplice (valida per tre anni), è chiamato ora a dedicarsi alla formazione filosofica e teologica. 

Si tratta di alcuni anni (5-6) impegnati nello studio, senza per questo trascurare gli aspetti umani e spirituali. E' un tempo particolarmente prezioso sia per dotarsi di un'adeguata preparazione culturale e svolgere così al meglio la missione futura, ma soprattutto per proseguire il cammino di discernimento vocazionale in vista di un SI' definitivo con la scelta di essere frate "per tutta la vita" ( la Professione Solenne).

Ma il "SI'" a Dio "per sempre" non si può certo prendere alla leggera. L'affascinante prospettiva di dedicarsi interamente al Signore e ai fratelli chiede piuttosto un percorso impegnativo e serio. 
Il  post-noviziato è dunque un tempo favorevole in cui il giovane frate:
  • allena il suo cuore ad amare senza frontiere; 
  • forma la sua intelligenza per diventare un apostolo appassionato; 
  • esercita la sua anima a respirare di Dio in ogni situazione della sua vita; 
  • coltiva la gioia interiore con cui contagiare il mondo intero!
Dei bravi e attenti formatori accompagnano il discernimento e il percorso di crescita è sempre arricchito da innumerevoli proposte e occasioni  di maturazione e verifica. 

Al termine di questo tratto di strada la meta sarà la Professione Solenne (frate per sempre) e l'Ordinazione Sacerdotale per quanti avranno riconosciuto anche questa specifica chiamata. 

Visita i BLOG dei GIOVANI FRATI nelle rispettive case formative:
Padova: gruppo di giovani frati
Pillole Vocazionali :
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mercoledì 9 marzo 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (19) - COSA E' LA DIREZIONE SPIRITUALE?

Cari amici "in ricerca",

spesso avrete letto la mia insistenza sulla necessità di avere un PADRE SPIRITUALE, per un serio e genuino cammino di discernimento vocazionale, ma anche per un'autentica maturazione nella Fede. 
Credetemi: senza questa persona vicino, non si va da nessuna parte nella vita spirituale. Il "fai da te" conduce invece sempre ad un'autosufficienza sterile e senza progresso e anche alla regressione.
Per questo i giovani "in ricerca" che frequentano il Gruppo San Damiano sono tutti affidati alla guida sapiente di frati che li accompagnano nel loro percorso!!!
Se dunque nel vostro cammino vocazionale non avete ancora una guida spirituale... cercatela al più presto, invocando e pregando lo Spirito Santo... e magari scrivendomi: vedrò di indirizzarvi da qualcuno! 
Ma che cosa è la direzione spirituale? Di seguito alcune indicazioni!
Vi benedico. Al Signore Gesù la nostra Lode!
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


COSA E' LA DIREZIONE SPIRITUALE ?  
CHI E' IL PADRE SPIRITUALE?

1. UTILITA' DELLA DIREZIONE SPIRITUALE
Che cos'è?
La direzione spirituale è un aiuto, prestato a nome della Chiesa e nella forza dello Spirito Santo, a chi vuole progredire nella vita di fede, di speranza e di carità per conformarsi totalmente a Cristo. Si può così definire come l'aiuto che un uomo presta ad un altro, perché diventi adulto nella fede e trovi la propria vocazione.
Imposizione o sostegno?
La direzione di spirito non vuole tanto imporsi alla persona, bensì suscitare e sostenere il suo impegno personale nella fede e nella scelta di vita. Nella direzione spirituale le presenze in gioco sono tre: la persona, il padre spirituale (prete, suora, laico...) e lo Spirito Santo. La vera guida spirituale è lo Spirito Santo. È infatti necessaria l'obbedienza sincera e concorde della persona e del padre spirituale allo Spirito Santo.
Quali scopi?
Gli scopi fondamentali della direzione spirituale sono tre:

  • Illumina la mente per scoprire che la santità è la vocazione più grande dell'esistenza e suggerisce le vie e le scelte di vita per realizzarla;
  • Rafforza la volontà per perseverare nella decisione presa;
  • Presta conforto spirituale, ogni volta sia necessario, alla persona che ne ha bisogno.
La sua meta
La sua meta è quindi di consigliare e sostenere nella realizzazione della specifica vocazione che ognuno ha ricevuto da Dio.

2. LE QUALITA' DELLA PERSONA
Sincerità
Una persona ricorre alla direzione spirituale unicamente per diventare più santa e non per instaurare una forma raffinata di amicizia.
La sincerità è necessaria per tener desto lo spirito di fede, che consente di riconoscere nel padre spirituale una mediazione di Dio, da accogliere con gratitudine, rispetto e disponibilità.
Confidenza e concretezza
Per consentire al padre spirituale di consigliare ed orientare bisogna informarlo. Gli si deve esporre con grande sincerità e confidenza ciò che ha bisogno di sapere: le lotte, gli sforzi, le attrattive per il bene, gli atti di virtù, le mancanze e la loro radice.
Nessuno ha il diritto poi di presumere che la persona a cui si chiede l'aiuto spirituale debba necessariamente essere il migliore dei maestri spirituali.
Sobrietà
Dire, non tutto, ma ciò che serve davvero alla crescita spirituale; chiedere meno consigli e seguire di più quelli già ricevuti.
Umiltà
La dipendenza è spesso costosa e l'orgoglio ferito favorisce la tentazione di rifiutare i giudizi della guida spirituale e di valutare negativamente la sua persona.
Preghiera
È una felice e indispensabile abitudine pregare per il bene proprio e del padre spirituale.

3. LE QUALITA' DEL PADRE SPIRITUALE
Maturità umana e santità di vita
L'esigenza della maturità umana nasce dalla ovvia verità che nessuno può essere in grado di aiutare un fratello a vivere con equilibrio la propria vocazione se in qualche misura non l'ha già realizzata in se stesso.
Senza la santità vien meno la sintonizzazione con lo Spirito che apre la strada alla comprensione delle sue vie.
Scienza
Santa Teresa d'Avila scrive: «Ho sempre amato di avere confessori istruiti, perché dai semidotti, a cui, per mancanza di altri, dovetti ricorrere, ebbi sempre del danno». Siccome opera in nome della Chiesa, la guida spirituale deve far leva sul sapere che la Chiesa ha accumulato nel corso della sua plurisecolare esperienza. Se ha poca scienza finisce inesorabilmente con l'esclusivizzare la propria limitata esperienza personale, riducendo le persone ad immagine e somiglianza propria anziché di Dio.
Paternità e capacità di guida
Paternità significa benevolenza, dedizione e dolcezza. Il soggetto va preso dalla parte del cuore: deve capire e sentire che si vuole veramente il suo bene.
Pazienza
Le alterne vicende del proprio itinerario spirituale espongono il soggetto a frequenti tentazioni di scoraggiamento e sconforto: tocca al padre spirituale contagiarlo della propria pazienza, ispirando coraggio e ravvivando la fiducia e la gioia di credere.
Fermezza
Bontà e pazienza non possono degenerare in debolezza. Quando la volontà umana indietreggia davanti a sforzi necessari, quando si mostra riluttante di fronte a sacrifici che costano, la guida spirituale deve spingerla al bene con decisione ed energia.
Rettitudine di coscienza e capacità di intercessione
L'unico intento della guida spirituale deve essere la gloria di Dio nella santificazione delle anime. È indispensabile vedere la persona solo per il valore che possiede davanti a Dio.
Il direttore di spirito è uno che prega per chi fa riferimento a lui. La preghiera è infatti il dono più grande per il prossimo.

4. I MOMENTI DEL RAPPORTO SPIRITUALE
La scelta di inizio
Il criterio da adottare per la scelta della propria guida spirituale è dato dal desiderio di amare e servire di più il Signore. Quando si cerca con sincerità diventa importante anche il sentimento interiore di affezione spirituale che si nutre nei confronti di una guida rispetto ad un' altra.
Il mantenimento
È importante stabilire con la propria guida un ritmo costante di incontro. Imboccato il cammino s'impone un prezzo da pagare. Se il rapporto spirituale è buono, conosce necessariamente dei momenti difficili. È in gioco la volontà di verità. Un buon direttore spirituale, pur di non tacere la verità e pur di aiutare a crescere nella fede, è disposto anche a dire cose spiacevoli alla persona che fa a lui riferimento. Giova dire grazie al Signore per quanto si ha e mettere in pratica le direttive che si ricevono, anche se a volte può costare.
L'eventuale cambio
In linea di principio conviene mantenere la stessa guida finchè fa del bene. Cambiarla per motivi non spirituali è una sconfitta. Lasciarla per paura delle giuste esigenze che la guida avanza in rapporto alla crescita interiore è una catastrofe. Se si insinua uno stabile disagio, che impedisce l'apertura di coscienza, la rinuncia al suo aiuto diviene necessaria.

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