lunedì 29 febbraio 2016

PROFETA O OPPORTUNISTA?

Lunedì 29 febbraio 2016
Dal Vangelo secondo Luca (4,24-30)

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Bari: street art
Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

"Nessun profeta è bene accetto nella sua patria!"

Ecco un'affermazione che non può non interrogarci come credenti, aiutandoci a smascherare anche nel nostro cammino di discernimento, le tante non scelte per quieto vivere, il nostro rifuggire e dribblare da prospettive "alte", perchè scomode e rischiose! Possiamo chiederci:

"Sono un profeta o...  un opportunista???"

Quante volte, infatti,  forse anche noi preferiamo optare per vie di facile omologazione e uniformità, di appiattimento di pensiero e di spirito, di rinuncia ad una testimonianza di vita, anziché seguire la voce esigente e libera del Signore!! 

Il Vangelo ci invita ad uno scatto di autenticità e audacia per "essere quel che siamo chiamati ad essere" e non altri; per rialzarci dalla mediocrità e dalla banalità dell'esistere. 
Perchè non osare allora, da oggi, con l'aiuto del Signore, una nuova e inaspettata verità di noi stessi?!
Fidiamoci! Gesù è credibile! A Lui sempre la nostra lode!

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 28 febbraio 2016

STERILI O FECONDI?

Terza domenica di Quaresima
28 febbraio 2016

Dal vangelo di Luca (13, 1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».



Pace a voi tutti,
cari amici in ricerca e in ascolto dei desideri del Signore.
In questa terza domenica di Quaresima è Fra Corrado, del Convento del Seraphicum (Roma), a proporci un bel commento al Vangelo.

Nel brano, emerge per ciascuno una forte domanda che non può lasciarci indifferenti: 
 "La mia vita è segnata e attratta dalla fecondità, oppure dalla sterilità"?
 "Intravedo nelle mie scelte e nel mio orientamento vocazionale segni e desideri di vita, di primavera e di resurrezione, oppure vi prevalgono ombre di morte e di non senso o il rischio di continui vagabondaggi senza una meta??" 

Accanto a questi interrogativi che forse possono spaventarci ecco però anche una grande consolazione: il Signore è buono e pietoso e paziente e non vuole che alcuno perisca o si perda! 
Non scoraggiamoci dunque, se il nostro discernimento e la nostra ricerca forse qualche volta si arenano, ma ritorniamo a Lui con fiducia; Lui ci mostrerà la via!

Buona domenica a tutti. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

venerdì 26 febbraio 2016

IL SORRISO DI UNA SUORA

Pace e bene a voi tutti, 
cari giovani che vi interrogate sulla vostra vita e sulla vocazione che il Signore da sempre ha seminato nel vostro cuore...
Vi ripropongo oggi la gioiosa testimonianza di una giovane suora francescana, sr. Raffaella. Possano le sue parole, vincere il muro di freddezza, se non talvolta di ostilità, che anche molti cristiani hanno nei confronti della vita religiosa femminile! Possa il suo
sorriso far intravedere la bellezza di una vita affidata totalmente al Signore. A Lui sempre la nostra lode.
Vi benedico e incoraggio.

frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


“…Allora Gesù fissatolo lo amò”
Posso dire che il mio cammino di ricerca è iniziato proprio quando mi sono resa conto di questo sguardo d’amore posato su di me. Prima la mia vita scorreva abbastanza normalmente: studio, amici, ragazzo, divertimento, impegno in parrocchia…ma non mi ero mai fermata a riflettere su dove stavo andando. Era normale pensare ad un lavoro, ad una famiglia tutta mia, cose che tutte le ragazze sognano, c’era, però, qualcosa che mi faceva percepire che non ero veramente felice, ma per paura non ascoltavo mai quel senso di insoddisfazione che mi accompagnava. 

Poi è arrivato Assisi e qui l’incontro vero con il Signore. Durante una settimana di spiritualità ho fatto appunto esperienza di questo grande amore che Lui, infinitamente buono e misericordioso, donava a me, piccola e fragile…non ho più potuto opporre resistenza…Da qui, non senza paura, è iniziata la mia ricerca, accompagnata da un sacerdote e da una suora, e, grazie al confronto quotidiano con la Parola di Dio, ho compreso che Lui mi stava invitando a seguirlo nella Famiglia delle Suore Francescane Missionarie di Assisi. 
Di queste suore mi colpiva lo spirito di accoglienza, la loro semplicità, la loro gioia, il loro stare al passo coi tempi, pur non perdendo di vista il loro essere consacrate e francescane. Quando ero con loro mi sentivo a casa, mi piaceva la loro vita, ho avuto modo di intuire che non era “tutto rose e fiori”, ma c’era Qualcuno che le univa…con loro ero serena e soprattutto non c’era quel senso di insoddisfazione. 

Non posso nascondere che in me c’era paura, era qualcosa di grande ciò che Lui mi stava chiedendo. In me, però, risuonavano forti le parole del Vangelo “non temere”, “il Signore è con te”, “nulla è impossibile a Dio”…Esse mi hanno aiutata a fidarmi e allora ho detto il mio primo SI, iniziando il cammino del postulato. Da allora sono passati quasi dieci anni e da cinque mesi ho detto il mio SI definitivo al Signore, consapevole della mia fragilità, ma certa della Sua fedeltà.

Oggi posso dire di essere felice, di sentire che la mia vita ha un senso e che sono protagonista di essa, nel senso che non vivo solo perchè passano i giorni e continuo a respirare (come mi è accaduto in passato), ma perchè sono attiva in ciò che il Signore mi dona di vivere. Questa scelta non è facile (anche se credo che ogni altra scelta, se vissuta seriamente, non sia da meno), comporta delle rinunce, delle fatiche, un morire a me stessa, giorno dopo giorno, nonostante le mie tante resistenze, per potermi abbandonare a Lui, ma sperimento anche pienezza di vita perchè sento che sto vivendo fino in fondo. 

Sento che la mia vita è completa, nel senso che il fatto di non avere marito e figli, non mi fa sentire a metà, non mi fa pensare che la mia vita sia da meno di quella di una donna che vive seriamente la sua vocazione al matrimonio. Ho scoperto la bellezza del lasciarsi amare e dell’amare senza trattenere…non potrei mai desiderare una vita diversa e ringrazio il Signore per il bellissimo dono della chiamata!
Sr. Raffaella


Se qualcuno volesse corrispondere con Suor Raffaella ecco la sua mail:raffaella.cavalera@gmail.com. Ecco anche il sito delle Suore francescane missionarie di Assisi, con le proposte giovani: http://www.assisicasaemmaus.it/.

lunedì 22 febbraio 2016

CERCATE IL MIO VOLTO


Il mio cuore ripete il tuo invito: 
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco. (Sal 26)

«Maestro, è bello per noi essere qui. »
(cfr. Lc 9, 28-36)

Enguerrand Quarton (1450) : particolare dalla Pietà di Villeneuve-lès-Avignon 

BELLEZZA, QUANDO DIO "SEDUCE" 

di Alessandro d'Avenia 
su Avvenire web del 16 febbraio:

Ci innamoriamo e amiamo solo per la bellezza.
Nessuno di noi ha desiderato avvicinarsi e conoscere qualcosa o qualcuno senza esserne prima sedotto. Questo principio di attrazione ha il suo fondamento ultimo qui: «Nessuno viene a me se non lo attrae il Padre». Tutte le volte che nell’ambito naturale (la grazia delle cose) o soprannaturale (la Grazia, dono di Dio a partecipare alla sua vita) la bellezza ci mette in movimento, sperimentiamo l’attrazione dell’Amore che ci trasforma, cioè vuole darci la sua forma, la sua essenza, per farsi tutto in tutti, pur mantenendo ciascuno la sua irripetibile identità.

Questa attrazione che Agostino chiamava delectatio victrix (piacere che avvince), in Dante è il
movimento «amoroso» che Dio imprime alla creazione: «La gloria di colui che tutto move / per l’universo penetra, e risplende / in una parte più e meno altrove», in cui «il più e il meno» non indica solo l’oggettiva scala di perfezione dell’essere delle creature, ma anche la loro risposta soggettiva. La gloria è lo stabile e progressivo manifestarsi e comunicarsi della bontà di Dio nel mondo e nella storia, si mostra come bellezza e si dà quasi senza ostacoli negli esseri privi di libertà (per questo a volte preferiamo cani gatti mari e boschi agli umani), mentre è più o meno o affatto rallentata dalla resistenza delle creature dotate di libertà (in questo senso il massimo del progresso è stato raggiunto una volta per tutte con Cristo).

Quando l’azione beatificante (capace di rendere felici), che attira cose e persone verso il loro pieno e duraturo compimento di bellezza, trova un ostacolo, questa gloria non si irrigidisce ma diventa anzi resiliente e prende il nome di misericordia e, lasciandosi ferire, diventa limite imposto al male della e nella storia. Quando l’ostacolo del male si erge contro la gloria di Dio, trionfo di bellezza a cui ogni cosa e persona è chiamata, l’azione «attraente» di Dio si piega in forma di misericordia (Cristo si china sulla donna che tutti volevano lapidare) sul cuore duro e cerca di sedurlo, a volte con forza a volte con delicatezza, verso un bene più grande e misterioso, nel tempo e nello spazio che si renderanno necessari.

La misericordia accetta il rallentamento della gloria che si dispiegherebbe altrimenti al ritmo divino Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!»), ma proprio questo inciampo fa emergere un volto della gloria spiazzante per i canoni umani: la misericordia («Perdonali perché non sanno quello che fanno»). Che ne sarebbe dell’abbraccio del padre che si china sul figlio sporco, ordinando anello, vestiti e banchetto di festa, se il figlio non fosse andato via e tornato, dopo aver sperperato tutto?

La misericordia è una forma unica e ulteriore di bellezza, perché è la bellezza resa compatibile con il male, con la ferita, con la resistenza (forse solo Michelangelo è riuscito a scolpirla, quasi per errore, nella Pietà Rondanini). Si tratta di una bellezza che mostra le ferite (come accade con l’incredulo Tommaso) come credenziali di un’estetica nuova, in cui la vita ha attraversato e trasformato la morte, ma non per via immaginaria, perché ne porta i segni, producendo una meraviglia inedita rispetto a secoli di storia in cui il bello era soltanto armonia delle parti e il sangue doveva rimanere fuori dalla scena («osceno» appunto). Per ricordarselo, basterebbe fissare per qualche minuto la Pietà di Avignone che Enguerrand Quarton dipinse a metà del 1400: «Quando sarò elevato da terra attirerò tutti (o tutto) a me», la massima attrazione, fascinazione, bellezza, si dispiega proprio al massimo della sconfitta, la massima seduzione provocata dalla nostra più pervicace resistenza.

Non a caso Ambrogio intuì che non dopo aver creato le cose Dio si riposò, ma solo dopo aver fatto l’uomo perché aveva finalmente qualcuno da perdonare: Dio riposa quando può comunicare la sua essenza amorosa alla creatura ferita, riparandone la presunzione di autonomia. L’incontro tra la nostra volontà di autonomia e l’insistenza della seduzione divina è la drammatica estetica della misericordia, cioè della croce («prendere» la croce «di ogni giorno» non è masochismo, ma «ricevere» quotidianamente la misericordia divina, proprio dove falliamo, dove la tristezza ci sorprende).

Tutte le volte che l’uomo si lancia a capofitto nella bellezza, in fondo a essa cerca Dio, anche le volte in cui quella bellezza anelata è frutto del cuore curvato su se stesso che, investendo di assoluto quel poco che gli resta da amare, lo fa diventare un’illusione di Dio: proprio allora, quel cuore deluso e spaccato, può aprirsi al Dio misericordioso.

L’ubriaco ama la sua bottiglia perché in essa cerca Dio, il sensuale ama il suo piacere perché in esso cerca Dio, l’avaro ama il suo denaro perché in esso cerca Dio. Dio però non è «in» ma «oltre» la bottiglia, il piacere, il denaro. Che Dio? Il Dio misericordioso che lo seduce proprio lì, nell’ultimo tentativo auto-inventato dall’uomo per essere tutt’uno con ciò che ama, salvo poi esserne fatalmente e dolorosamente respinto per insufficienza di eternità di quella briciola di bellezza. Forse proprio a quel capolinea abita Dio, per questo «pubblicani e prostitute» precedono chi si crede giusto, perché hanno toccato il fondo e oltre il fondo c’è il profondo, il sottosuolo teologico di Dostoevskij, cioè o la salvezza o la distruzione.

C’è Dio, la cui regola è: «a chi molto viene perdonato, molto ama». In un attimo, con un paradossale «colpo di grazia» che dà vita e non morte, la nostra disperazione può trasformarsi in salvezza, fosse anche per il solo desiderio di avere una «vita nuova», come accadde a Dante, proprio mentre (in)seguiva Beatrice. Non c’è bellezza piena senza ferita, come non c’è misericordia senza giustizia: non è venuto per i sani ma per i malati, che si riconoscono tali. Se il malato riconosce la ferita e la mostra a Dio, perché sa che altrimenti non potrebbe guarirne, la misericordia immediatamente lo raggiunge, anche di soppiatto, come quella donna che sapeva che le sarebbe bastato toccare la veste di Cristo per esser sanata, tanto da costringerlo al miracolo senza neanche chiederlo a voce, in mezzo alla folla che lo pressa. Egli, quasi che la guarigione gli sia scappata, chiede: «Chi mi ha toccato?».

Toccare Dio con la propria ferita aperta è il segreto per sperimentarne la misericordia e vederne finalmente, senza più difese, la bellezza che tutto vince e avvince, bellezza antica e sempre nuova, che non è mai tardi per esserne sedotti, come accadde a un ladro e assassino, che ammise la sua colpa e si rivolse all’unico innocente della storia, e fu accolto in quel giorno stesso in Paradiso.

Ciò accade ancora, in ogni confessione.




domenica 21 febbraio 2016

E' BELLO PER NOI STARE QUI !

Seconda domenica di Quaresima
21 febbraio 2016

Dal Vangelo di Luca (9, 28-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Cari amici,
ecco un bel commento al Vangelo di un nostro giovane frate (Fra Vito) studente in Roma al Seraphicum, e appartenete al gruppo ormai famoso della "Sveglia Francescana". Nella Trasfigurazione i discepoli fanno esperienza della bellezza del Signore Gesù che si manifesta nel fulgore della sua divinità. Un episodio che si imprimerà nel loro cuore e a cui ritornare per trovare senso e forza nell'ora della prova , del dolore, della croce...
Buona domenica a tutti. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


giovedì 18 febbraio 2016

GIOVANI con i FRATI FRANCESCANI al TRIDUO PASQUALE 2016


Cari amici, la Pasqua si avvicina...!
Vi ricordo la possibilità unica di vivere i giorni del Triduo Pasquale con noi Frati Francescani presso il Convento e la Basilica di Sant'Antonio di Padova:
  • Dal primo pomeriggio del Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua (24- 27 marzo). 
  • La proposta è per giovani 18-30 anni (ragazzi e ragazze).
  • I posti sono limitati: chi fosse interessato ci scriva quanto prima. L'esperienza è condivisa con le Suore Francescane Elisabettine. 
Per iscrizioni :
- fr. Alberto Tortelli: fra.alberto.tortelli@gmail.com
- sr. Barbara Danesi: barbara.danesi@elisabettine.it
Basilica del Santo: scorcio dal chiostro del Noviziato
CINQUE "MOTIVI" PER PARTECIPARE

1) Per condividere questi giorni con altri giovani e i frati della "Basilica del Santo" (Pd) in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo.

2) Per comprendere e vivere in modo più profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, grazie alle splendide liturgie e alle catechesi offerte.

3) Per incontrare da vicino alcune opere di "frontiera" in cui noi francescani (frati e suore) operiamo (giovani con dipendenze varie, malati terminali..ecc., profughi..).

4) Per stare accanto alla tomba di un umile e famosissimo frate francescano: sant'Antonio di Padova.

5) Per poter "esportare"questa esperienza anche nella tua comunità parrocchiale e cristiana.


NOTE PRATICHE
  • Portare Bibbia e quaderno; lenzuola o sacco a pelo, asciugamani, le tue cose personali, abbigliamento adatto per un’uscita all’aperto (il sabato si va sui colli, in un eremo).
  •  Per l’esperienza ciascuno potrà contribuire con un’offerta libera.

mercoledì 17 febbraio 2016

HO BISOGNO DI SILENZIO

Alpi friulane- Chiesetta di S. Simeone
Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.
Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorietate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.
Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.
Alda Merini

martedì 16 febbraio 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (16) - COME DISCERNERE LA VOCAZIONE? (16)

COME DISCERNERE ?
Ecco il quesito di Enrico (21 anni), un giovane pieno di slanci e dubbi e tormenti interiori. Di seguito qualche indicazione in "pillole"(16). Rimando, per un approfondimento a precedenti post  più articolati. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


QUESTION TIME
Ogni vocazione scaturisce da una ricerca, da grandi domande esistenziali e personali : "Che cosa sto facendo? Come devo vivere? Chi sono io? A quale strada Dio mi chiama? Dov'è la mia felicità? Dove trovare un senso pieno? Etc". Anche san Francesco, nella sua giovinezza, insistentemente si interrogava: " Signore, che vuoi che io faccia? ". Si tratta di quesiti profondi che esigono ascolto e risposta... pena una vita bruciata o sprecata!
  • Quindi... dobbiamo discernere!
Discernere! Che parola buffa! Tento una definizione:
Il discernimento è un'operazione dell'intelletto e dello Spirito per distinguere e riordinare e vagliare pensieri e sentimenti, interrogativi e dubbi, intuizioni ed emozioni, testa e cuore, in vista di una decisione buona per la nostra vita .
Si tratta quindi di comprendere con la nostra intelligenza, con il nostro cuore e... con l'aiuto del Signore quale strada seguire. 
  • Ma... come fare?  Ecco i primi passi...
Ma.. dove andare? Con chi? Come muoversi? La Bibbia ci viene in aiuto con un'indicazione precisa del profeta Isaia: "Ascoltate e voi vivrete" (Isaia 55: 3). All' ascolto è dunque legata la nostra scelta di vita, la vita vera, la nostra vocazione! L'ascolto autentico (di sè, di Dio, della Parola, degli eventi...) però non è mai frettoloso, solo emotivo, veloce e superficiale; esso richiede invece tempo e pazienza e umiltà. Certo, prendersi questo tempo per sè, non è facile oggi dove tutto è rapido e immediato! Eppure la risposta al senso della nostra vita ha bisogno di tempo, di riflessione, di preghiera e di sostegno. Dobbiamo metterci nelle condizioni interne ed esterne di poter ascoltare la potente voce di Gesù quando dice: " Seguimi ".
  • Un padre spirituale, un gruppo per camminare
Per quanti sono in ricerca, diventa allora fondamentale la figura di un padre spirituale. La sua missione non è certo quella di dirigere o decidere o indirizzare in una determinata via, quanto quella di illuminare e sostenere la persona con il dialogo e il confronto sincero e libero verso la volontà di Dio! E' sempre poi oltremodo utile poter camminare con altri giovani in ricerca, condividendo comuni domande e passioni e desideri e fatiche. L'esperienza del Gruppo san Damiano è al riguardo sempre molto bella e coinvolgente.

Hai bisogno di un aiuto per discernere? Non esitare a contattarci! 



Pillole Vocazionali :
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | | 9 I 10 I 11 I 12 I 13 14 15 I16 I17 I 18 19 20 I21 22 I 2324 I 2526 I 27 I28 29 I30 I 31 I

domenica 14 febbraio 2016

Le tre tentazioni di Gesù e di ogni discepolo

Pace e bene cari amici in ricerca.
Il Vangelo di oggi (Luca 4, 1-13), prima domenica di Quaresima, ci parla delle tentazioni che Gesù deve affrontare all'inizio del suo ministero pubblico. Anche Gesù è chiamato a “verificare” a “testare” la propria vocazione e chiamata, a mettere alla prova fin dall’inizio la sua missione. E’ appena stato proclamato "figlio prediletto" (Battesimo Lc 3,22), ora però (come per ogni chiamato) gli tocca la lotta e la fatica di scegliere tra due volontà, tra due poteri, quello del Padre che lo vuole figlio, e quello del diavolo, che mette in discussione la volontà di Dio.
Se dunque anche nel nostro cammino di discernimento, sperimentiamo prove e tentazioni e seduzioni, non perdiamoci d'animo, ma ricorriamo a Gesù che per primo ha attraversato e superato questo difficile passaggio. A Lui sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Hieronymus Bosch, Il volo e la caduta di Sant'Antonio (particolare),
sportello sinistro del Trittico delle tentazioni di Sant'Antonio, 1505-1506

Prima tentazione (cfr vv. Lc 4, 3-4).
3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

* La prima tentazione è legata al Pane. Essa tocca l’uomo nel suo rapporto con il cibo, le cose, i beni, i nostri bisogni primari . Il diavolo propone a Gesù di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame e il suo bisogno di cibo. La tentazione consiste nel mettere al primo posto questi beni, questi bisogni quasi fossero gli unici. E’ una grande tentazione per l’uomo quella di ritenersi “limitato” a quest’unica dimensione. Gesù ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di Verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare. La vita non si trasmette unicamente attraverso il cibo e la soddisfazione dei bisogni materiali: abbiamo bisogno di parole, abbiamo bisogno della Parola.

* Gesù qui resiste anche alla logica del “tutto e subito” – del “tutto è mio..qui e adesso”:  tutto è  invece DONO  del Padre e prima di tutto verso di Lui va rivolta cura e attenzione; a Lui la priorità. Sceglie pertanto di affidarsi a Dio piuttosto che confidare nelle sue forze.

* In questa tentazione che Gesù supera vediamo anche come egli ci indichi una via concreta di comportamento di fronte ai bisogni (ha fame.. era digiuno da 40 giorni). La nostra società, infatti, li considera come fonte ineludibile di diritti: "mi piace... sento questo.. ho bisogno di quest’altro..; dunque è mio diritto rincorrere questo bisogno e assecondarlo e pretenderlo". Il credente, invece, sottomette i bisogni alla Parola di Dio, alla verità che è il Vangelo, al vero Bene. Per i figli di Dio nulla, neppure l'urgenza più irresistibile, è preferibile alla volontà del Padre.

= E’ qui ravvisabile per il frate il voto di Castità: Dio è l’amore e il bene assoluto e prioritario e totalizzante. Per Lui, il consacrato, rinuncia e mette in secondo piano anche un bisogno primario come la sessualità e gli affetti umani e famigliari e ogni altro bene.

Seconda tentazione (cfr vv. Lc 4, 5-8).
5 Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6 e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7 Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

* La seconda tentazione è legata al Potere e tocca l’uomo nel suo rapporto con gli altri. Il diavolo conduce Gesù in alto e gli offre il dominio del mondo, di popoli e regni e nazioni, se avesse rinnegato suo Padre e Dio.  Il tentatore propone a Gesù un rapporto con gli altri basato sulla sopraffazione e anche strettamente legato all’idolatria . Si comporta così l’uomo, quando diventa “adoratore del tentatore”, ma in fondo “adoratore di se stesso” : non l’uomo fatto a immagine di Dio, ma Dio a nostra immagine.

* Gesù ha ben chiaro che solo Dio può aspirare a richiedere un servizio esclusivo. Niente è preferibile a Dio; nemmeno il più grande fra i poteri umani è un potere così grande che ci faccia simili a Lui: contare su Dio come Padre!! Contare su Dio è scegliere la libertà e la nostra vera identità di figli: ogni altro potere è fonte di schiavitù. Quando l’uomo ha Dio per Signore, l’altro non è mai qualcuno da dominare o usare, l'altro non è mai una minaccia: l'altro è un fratello!

* Gesù  ha poi altrettanto chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, del servizio, dell’amore gratuito.
La nostra società ci mostra strade ben diverse: l’uomo che si illude di bastare a se stesso (con il potere della scienza o economico) ; l’uomo che esalta la forza, la ricchezza, il successo, la superiorità (economica, fisica, sociale…) e che disprezza il servire, la gratuità, l’umiltà.

= E’ qui ravvisabile il voto di Povertà: Dio è il Signore e il Padrone di tutto. Non c’è potere o ricchezza o altro regno materiale che possa superarlo e per il quale spendere la vita. Il religioso è dunque colui che proclama questo davanti al mondo con la sua scelta di rinuncia radicale.

Terza tentazione (cfr vv. Lc 4, 9-12).
9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10 sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano;11 e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 12 Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». 13 Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

*La terza tentazione è legata al rapporto con Dio. Il diavolo, in modo subdolo e pervertito,  propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni, a cui chiedere di fare quello che vogliamo noi (fai quello che dico io!): Lui solo è il Signore di tutto (cfr vv. 9-12).

*Il tentatore chiede dunque a Gesù un gesto che obblighi Dio a venire allo scoperto. Questa è una tentazione spesso ricorrente fra i credenti: quando si ha con Dio un rapporto “commerciale”, quando si pretende che Dio ci risolva i problemi o si pieghi alla nostra volontà o si adegui ai nostri progetti. Ma lui è più grande di tutto questo e i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. A noi piuttosto è chiesto, come tante volte preghiamo, “ che sia fatta la tua volontà”.; che riusciamo a vedere la sua presenza amorosa in ogni circostanza, lieta o triste della nostra vita.

= E’ qui ravvisabile il voto di Obbedienza: Il frate, è colui che sempre si rimette primariamente e in ogni circostanza alla Volontà di Dio. Questa ricerca, a questa desidera conformarsi e obbedire.

Hieronymus Bosch, tentazioni di Sant'Antonio (particolare),


venerdì 12 febbraio 2016

GIOVANI FRATI IN ASSISI - LA VOCAZIONE DI FRA HUNOR

Pace e bene cari amici,
in ricerca dei desideri del Signore!
Ecco la storia vocazionale di un nostro giovane frate (27 anni): frate Hunor, autentico "gigante buono", ungherese di nazionalità, studente in teologia ad Assisi. Pubblico sempre volentieri le testimonianze dei giovani frati, per il confronto, le domande e l'incoraggiamento che ogni volta sanno suscitare in tanti ragazzi in discernimento. Ringraziando fra Hunor, vi invito a pregare per lui e il suo cammino di religioso francescano. Vi benedico!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it


QUESTA È LA MIA VITA! - LA VOCAZIONE DI FRA HUNOR
Il Signore vi dia pace!
Mi chiamo frate Hunor - Tamás Zsók, vengo dalla provincia ungherese dei Frati Minori Conventuali e ho 27 anni. Il mio paese di nascita è Csíkdánfalva, un piccolo paese ungherese fra le montagne dei Carpazi Orientali, in Transilvania.
Dalla mia nascita il Signore mi donò le Sue creature, sorella natura, mettendomi nel cuore lo stupore, la passione e l’amore per essa. La vicinanza degli animali (orsi, lupi, volpi, lontre, castori, serpenti, pipistrelli, ecc.) e le avventure quotidiane hanno segnato, fin da piccolo, la mia vita, preparandomi la strada per le scienze, specialmente della biologia. Volevo diventare un grande biologo!

Da bambino frequentavo la Chiesa, ma poi la mia vita spirituale è stata immersa nella grande guerra tra la fede e l’ateismo, con le sue ragioni scientifiche. A casa mi dicevano che “non c’è niente dopo la morte”. 

A 16 anni, improvvisamente, ho perduto mio padre e così ho cominciato a negare ciò che prima vedevo nella natura: che Dio è il Creatore. Sono riuscito a sacrificare la mia poca fede, ora messa a grande prova, sull’altare della scienza e così ho deciso di abbandonare la Chiesa. Ma le preghiere di tante persone, specialmente le preghiere del gruppo di Búzamag (cioè “Seme di grano”, che è un gruppo carismatico del Rinnovamento dello Spirito) sono state ascoltate, portandomi alla conversione.

La prima chiamata, che ho rifiutato avendo tanta paura, è arrivata quando mi stavo preparando per iscrivermi all'università. Ma ho fatto un compromesso: “Signore, Tu mi hai dato le tue creature e l’amore per esse, mi hai dato la possibilità di andare all'università donandomi un posto già preparato, lasciami andare a studiare. Ma se tu vuoi davvero e mi chiami un’altra volta, ecco io verrò”.

Mi sembrava troppo scomoda questa strada e cercavo di dimenticarla presto, buttandomi nella vita dell’università, ma la Provvidenza è arrivata presto, nell'esempio e nella persona di un giovane sacerdote (László Orbán) che, fedele al Vangelo, ha dato la propria vita per un altro, salvandolo. Il dolce volto sorridente di quel sacerdote e il suo amore stavano davanti a me, e mi tormentavano continuamente.
Mi sono trovato a battere la testa nel muro, pur amando la biologia, i professori, i colleghi, e le creature. Ma c’era qualcosa che non andava. E in quel momento preciso ecco la seconda chiamata: “Perché batti la testa nel muro?! Sai cosa devi fare!”. Sono rientrato piangendo di gioia nella stanza del collegio, facendo le valige e sono tornato a casa, lasciando tutto. 

Una strada preparata che mi aspettava. Subito sono stato inviato dalla mia madrina in un convento, per “prendere un po’d’aria” e chiedere aiuto in vista dell’iscrizione nel seminario diocesano. Il convento di quest’ordine per me ancora sconosciuto era lontano dalla casa mia, stava ad Arad (Transilvania). Non mi diceva niente nemmeno il nome: Ordine dei Frati Minori Conventuali. L’unica cosa che sapevo dalla madrina era che sono francescani. 

Arrivando ad Arad, nella stazione accolto dal guardiano, entrando nel convento, vedendo i frati, i loro abiti sono scoppiato a piangere. Sembrava un sogno. Sono stato riempito da una gioia immensa che mai prima avevo sperimentato. Mi sono trovato subito a casa.

Poi ogni momento vissuto con i frati, la loro vita di preghiera, la familiarità, il lavoro con il sudore sulla fronte mi hanno completamente avvinto. Come un’esplosione nel mio cuore rimbombava: “Questo è ciò che desideravo da sempre! Questo è ciò che cercavo da sempre! Questa è la mia vita!”. Solo il ringraziamento al Signore con le lacrime che mi sono rimaste. Parlando con il provinciale, frate Zsolt Kalna, ho chiesto di poter provare questa vita: “Vivere il Santo Vangelo, secondo la forma della regola dei Frati Minori”.

Dopo un anno mi è stato concesso di entrare nel convento di Eger (Ungheria) e fare esperienza della vita fraterna per circa un anno. Essendo fiero della chiamata e affascinato di questa vita, d’accordo con il ministro provinciale, sono stato portato in Italia, per poter cominciare la formazione. A Brescia mi aspettavano due anni meravigliosi di postulato. Scoprendo il dono dei fratelli, sperimentando le gioie e le fatiche della vita comunitaria, imparando il dialogo e le dinamiche della fraternità, e sotto la guida dei formatori potevo crescere nella speranza, nella fede, nella carità.

La formazione mi offriva il contatto intenso con il Signore, attraverso la preghiera, e con la realtà del mondo umano, attraverso il volontariato tra gli emarginati, sofferenti, piccoli, ultimi, aiutandomi a scoprire chi sono, chi è l'uomo, che cosa è la vocazione che mi è stata donata. Il cammino del postulato si concludeva con la domanda scritta, chiedendo di poter entrare in noviziato.

L'anno del noviziato presso del Sacro Convento, sulla tomba del Santo fratello e padre, Francesco, posso dire che è stato l'anno più bello, più intenso e più profondo della mia vita: caratterizzato dalla preghiera, l'intima vicinanza dell’Amore e della spiritualità francescana. Scoprendo la vita di Francesco e dei frati, cresceva il desiderio di scegliere questa vita. 
Il premio e la corona di quest'anno della prova è stato la Professione, accettando e scegliendo liberamente di vivere il Santo Vangelo secondo la Regola di San Francesco e secondo le Costituzioni dei Frati Minori Conventuali, nell'obbedienza, senza nulla di proprio e nella castità.

Ora il mio cammino procede nella gioia e nella serenità che mi dà la fraternità del Convento Franciscanum, nell’avventura di nuove conoscenze, studiando presso l’Istituto Teologico di Assisi, aiutandomi ad avvicinarmi e conoscere sempre di più il Signore Iddio, a cui posso rendere solo GRAZIE per la mia vita e per la mia chiamata!

Fra Hunor


Contemplando i cieli...

giovedì 11 febbraio 2016

Se qualcuno vuol venire dietro a me


Giovedì dopo le Ceneri 
11 febbraio 2016
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.  (Lc 9,22-25).

Cari amici in ricerca vocazionale, pace a voi!
Il vangelo di oggi è così forte e provocante, da sembrare impraticabile e impossibile! In ogni caso ci stana e ci denuda... Prendendo spunto da un bellissimo commento tratto da "Un attimo di pace" della diocesi di Padova ecco alcuni pensieri al riguardo:

L'evangelista ci richiama, ad una profonda verità di ogni cammino di vita e di discernimento : la sequela, la risposta ad una chiamata e dunque all'Amore al Signore Gesù (come per ogni amore), non la si misura solo nell'entusiasmo degli inizi, o nello stupore e nella sorpresa di una bella esperienza ad Assisi o nello slancio di un primo innamoramento per il Signore e san Francesco (a volte succede!). 

Il Vangelo ci distoglie così dall'illusione di poter evitare, già nella nostra ricerca, ma anche nelle scelte future, sofferenze o conflitti o fatiche. La vita, come l'Amore, non è fatta solo "di inizi", ma anche di piccole morti, giorno dopo giorno. Di crocifissioni che farebbero tanto sentire il desiderio ogni volta di "nuovi inizi", della scorciatoia, dell’abbandono, della fuga... 

Ma per "appartenere" all'altro, nel bene, bisogna accettare il "soffrire"; è necessario il "seguire" e il "mettersi dietro", bisogna decidere di "portare" la croce! Questo vale all'interno di relazioni coniugali e famigliari (lo sa bene chi è sposato!), questo vale all'interno di quella speciale relazione fra il chiamato/discepolo e il maestro Gesù. E' la logica dell'Amare!

Dunque, caro amico, nel tuo camino vocazionale e in relazione alla chiamata che hai intuito, quale croce e sofferenza tendi ad evitare? Quali fughe o scorciatoie hai fin'ora seguito? Quanto vivi ancora di "sorprese" piuttosto che "appartenenze"? Cosa ti impedisce di seguire il Signore? 

A Lui sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Niccolò Fabi canta così in questa splendida canzone :




CostruireNiccolò Fabi

Chiudi gli occhi
Immagina una gioia
Molto probabilmente
Penseresti a una partenza

Ah si vivesse solo "di inizi"
Di eccitazioni da prima volta
Quando tutto ti sorprende e
Nulla ti appartiene ancora

Penseresti all'odore di un libro nuovo
A quello di vernice fresca
A un regalo da scartare
Al giorno prima della festa

Al 21 marzo al primo abbraccio
A una matita intera la primavera
Alla paura del debutto
Al tremore dell'esordio
Ma tra la partenza e il traguardo

Nel mezzo c'è tutto il resto 
Testo trovato su http://www.testitradotti.it
 
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è potere e sapere
Rinunciare alla perfezione

Ma il finale è di certo più teatrale
Così di ogni storia ricordi solo
La sua conclusione

Così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
Un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario
Tra l'attesa e il suo compimento
Tra il primo tema e il testamento

Nel mezzo c'è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere e potere
Rinunciare alla perfezione

Ti stringo le mani
Rimani qui
Cadrà la neve
A breve

mercoledì 10 febbraio 2016

QUARESIMA, TEMPO DI VERITA' E GRAZIA.


Il Signore vi dia pace,
cari "ricercatori" della divina vocazione per la vostra vita.


Si avvia oggi, la Quaresima, un TEMPO di VERITA', TEMPO DI GRAZIA.  Per ben tre volte il Vangelo, in questo Mercoledì delle Ceneri, ci ammonisce mettendoci in guardia dall'ipocrisia, da una fede di facciata, da una vita cristiana segnata dalla mediocrità, dalla paura di scelte scomode:

“non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti”;
“non siate simili agli ipocriti”;
“quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti” (Mt 6,2.5.16).
Il Vangelo si chiude quindi con un invito: 
"entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto" (Mt6,6).

La Quaresima, è dunque prima di tutto un tempo di conversione e rinnovamento, per scrutarci in verità e aggredire le molte nostre contraddizioni e maschere e oscurità che minano la vita di fede.  E' anche uno straordinario tempo di grazia per recuperare un'intimità e una relazione "segreta" col Signore, più profonda e genuina; tempo per "toglierci i calzari" e sostare e riposare in Lui e con Lui.

Quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”, così ci ammonisce san Francesco. Ci è offerta dunque, da oggi, l'opportunità di stare con noi stessi e con Dio; il coraggio di guardarci dentro, senza bugie e senza finzioni per scommettere e spenderci in ciò (passioni, progetti, desideri..) che davvero vale davanti a Lui: “l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1Sam 16, 7). Ricordiamocelo in questa Quaresima!

Buon cammino a tutti di VERITA' e di GRAZIA!

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)