lunedì 31 marzo 2014

La Quaresima è quasi passata e io non ho fatto nulla

Pace e bene a voi tutti, cari amici in ricerca della vocazione che il Signore Gesù ha seminato nel vostro cuore.
Mi ha colpito ieri, la confessione "in lacrime" di un ragazzo che, parlandomi dei suoi bei propositi spirituali fatti all'inizio della quaresima, mi diceva però di non avere camminato per nulla, di non essere affatto progredito (specie in alcuni ambiti per lui molto difficili, come la preghiera, la purezza, la voglia di far bene, la gratuità...). Piangeva, perché si vedeva ormai a Quaresima finita, con la chiara percezione di avere sprecato ancora una volta l'opportunità di conversione di questo tempo santo.
Nella mia risposta, fra le varie parole, ricordo in particolare di avergli detto: "Caro fratello, guarda che in realtà, la Quaresima non solo non è finita, (mancano ancora tre settimane alla Pasqua) e poi per il Signore, NON E' MAI TROPPO TARDI. Fidati di Lui; Lui sempre è pronto a perdonarci, più di quanto lo siamo noi; Lui sempre ci invita ad approfittare del nuovo giorno, a ricominciare, ancora a credere alla Sua bontà e alla Sua capacità di guarirci e risanarci, più che a confidare sulle nostre deboli forze. Coraggio... coraggio! Fidati... fidati!".
Ebbene carissimi, a tutti voi, che forse vi ritrovate a fare un bilancio un pò magro di queste prime settimane di Quaresima, dico ugualmente: "Coraggio, coraggio..; non è mai troppo tardi per ripartire e fidarsi del Signore Gesù!".
Di seguito vi propongo un bel video - In cammino verso la Pasqua - confezionato dai giovani frati studenti in teologia qui a Padova: sono certo vi piacerà.
Vi benedico,  portandovi tutti nella preghiera davanti al Signore. A Lui sempre la nostra Lode.
Fra Alberto

domenica 30 marzo 2014

Io sono la luce del mondo


Io credo, Signore.
In Te pongo la mia speranza,
il mio passo il Tuo insegue,
la mia meta è la Tua Parola.
Dove andrò lontano dal Tuo Volto,
dove trovare conforto quando la vita è dura,
e il buio investe le mie ore?
Tu, mia Luce,
apri i miei occhi al vero.

Ora conosco il giorno,
ora vedo il percorso.
Tu mi hai rivestito di coraggio
e io non ho più paura.
Il mondo non comprende la gioia che mi ha preso,
la gente non riesce a capire il mio cambiamento!
Una sola cosa io so:
ero cieco,
e ora vedo.
Io vedo,
io credo!

sabato 29 marzo 2014

I frati francescani confessori del Papa



PAPA FRANCESCO VA A CONFESSARSI 
Papa Francesco si è confessato in San Pietro ieri pomeriggio. È andato a uno dei confessionali della Basilica di San Pietro per il Sacramento della rinconciliazione e ricevere egli stesso l'assoluzione.

«Chi tra di noi può presumere di non essere peccatore?». Questa domanda, posta da Francesco, è risuonata nella Basilica di San Pietro, dove il Papa ha confessato alcuni fedeli e presieduto il rito penitenziale promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, le “24 ore per il Signore”.  Francesco ha citato le parole dell'apostolo Giovanni: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità». «È quello che avviene - ha sottolineato - anche in questa celebrazione e in tutta questa giornata penitenziale».

Nell'omelia, Francesco ha ricordato che nella Quaresima «siamo chiamati ad abbandonare i comportamenti del peccato e fissare lo sguardo sull'essenziale» ed ha ricordato «la differenza tra la vita deformata dal peccato e quella illuminata della grazia». 
«Dal cuore dell'uomo rinnovato secondo Dio provengono - ha spiegato - i comportamenti buoni: parlare sempre con verità ed evitare ogni menzogna; non rubare, ma piuttosto condividere quanto si possiede con gli altri, specialmente con chi è nel bisogno; non cedere all'ira, al rancore e alla vendetta, ma essere miti, magnanimi e pronti al perdono; non cadere nella maldicenza che rovina la buona fama delle persone, ma guardare maggiormente al lato positivo di ognuno».

Francesco, nella liturgia penitenziale, ha anche evocato la parabola del Figliol prodigo, rilevando come nei suoi personaggi tutti possiamo riconoscere il Signore ma anche noi stessi, in quanto peccatori, ma anche come potenziali artefici della Misericordia.

«Forse - ha ipotizzato - qualcuno nel suo cuore ha qualcosa di pesante». Ma, ha assicurato, «il Padre non si stanca mai di amare e i suoi occhi non si appesantiscono nel guardare la strada di casa, per vedere se il figlio che se n'è andato e si è perduto fa ritorno». «Questo Padre - ha aggiunto - non si stanca nemmeno di amare l'altro figlio che, pur rimanendo sempre in casa con lui, tuttavia non è partecipe della sua misericordia, della sua compassione».

 (da Avvenire)

I FRANCESCANI DA SECOLI CONFESSORI IN VATICANO

Ventiquattro ore settimanali di servizio, turni di cinque ore al giorno, circa 9.000 fedeli confessati all'anno, conoscenza di almeno due lingue, con una buona preparazione in teologia morale e in diritto canonico, appartenente all'ordine dei frati minori conventuali: è l'identikit del penitenziere vaticano, il religioso che si incontra nei confessionali della basilica di San Pietro. La Penitenzieria Apostolica è uno dei più antichi dicasteri della Curia romana. Il primo Papa che chiamò i frati francescani al delicato ufficio dell'ascolto delle confessioni presso la curia papale in San Giovanni in Laterano fu Gregorio IX , amico personale di san Francesco.
Fu poi, molti secoli dopo, papa Clemente xiv, ad affidare ancora ai frati francescani ( i minori conventuali ) il ministero della penitenza in San Pietro, dopo la soppressione, per lui molto sofferta, dei gesuiti che da due secoli offrivano questo servizio nella Basilica. I nostri confratelli iniziarono il loro ministero di penitenzieri il 17 agosto 1773. La formulazione giuridica dell'affidamento si concretizzò il 10 agosto 1774 con il Motu proprio Miserator Dominus che li costituiva penitenzieri vaticani in perpetuo. 

Il Collegio dei penitenzieri è composto da 14 sacerdoti dei frati francescani minori conventuali, che svolgono il ministero della riconciliazione nella basilica di San Pietro in forma stabile. Si tratta di una comunità internazionale che rappresenta otto diversi Paesi: due vengono dall'Italia, cinque dalla Polonia, uno dalla Spagna, uno dal Brasile, uno da Malta, uno dall'America del Nord, uno da Taiwan, uno dalla Romania, uno dalla Croazia. Chiaramente è il Ministro Generale (attualmente P. Marco Tasca) dei frati minori conventuali che sceglie in tutto l'ordine i confratelli, che ritiene adatti per un tale ministero e li presenta alla Penitenzieria Apostolica dopo un esame di idoneità.

In un anno un penitenziere confessa circa dagli 8500 ai 9000 fedeli.
La maggioranza dei penitenti viene ovviamente dall'Italia; poi dai Paesi di lingua inglese, spagnola e portoghese. Numerosi sono anche i francesi e i tedeschi e i polacchi. Non mancano fedeli di lingua slava, cinese, filippina, giapponese, coreana e indiana. Per quanto riguarda l'età, ogni giorno accedono al confessionale decine di bambini, adulti e numerosi anziani. Moltissimi sono poi i giovani che si rivolgono ai frati anche solo per dialogare e per approfondire la fede. A volte incontrano anche persone non cattoliche: ebrei, musulmani, buddisti, indù e protestanti. Vengono per chiedere consigli sulle questioni morali d'attualità, sulla pace e sul senso della vita.

Al francescano chiamato a questo incarico si richiede in particolare che ami particolarmente il sacramento della riconciliazione e sia disposto a vivere il proprio sacerdozio, offrendo soprattutto e principalmente questo dono ai fratelli. Che sia ricco di bontà, di ascolto, di serenità, di pazienza, ben disposto a donare tempo e attenzione. Che abbia una buona preparazione in teologia morale e in diritto canonico. Che conosca bene un'altra lingua oltre alla propria. Nell'esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia al numero 29, del ministero del confessionale si legge: Questo è, senza dubbio, il più difficile e delicato, il più faticoso ed esigente, ma anche uno dei più belli e consolanti ministeri del sacerdote. Ottemperando con docile adesione al magistero della Chiesa, egli si fa ministro della consolante misericordia di Dio. 

Il ministero di penitenziere si confà pienamente ad un frate francescano conventuale, che è chiamato per vocazione alla minorità, alla fraternità e al servizio particolarmente degli ultimi della società. Sono proprio costoro che il penitenziere accoglie e con animo da fratello, ascolta, incoraggia, perdona.
( da l'Osservatore Romano)

Vedere per... seguire


30 marzo 2014
IV domenica di quaresima

“Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”
(Gv 9,25)

Dietro il miracolo del cieco sin dalla nascita, un significato esistenziale riguarda ciascuno di noi: dal non vedere al vedere, dalle tenebre (dai nomi molteplici: peccato, autosufficienza, ostinazione,…) alla luce (incontro con la persona di Gesù, rapporto nuovo con gli altri e con le cose…). Tutta un’altra visione!
Con un rischio: chi, sicuro di sé, crede di vedere, sapere, corre il serio pericolo di non aprire mai gli occhi.
Con un’opportunità: riconoscere che chi dona la vista agli occhi e al cuore – a costo di essere “cacciato fuori” dai più, come successo al cieco del vangelo – è il Signore Gesù. Un orizzonte inedito si apre: seguire, da discepoli innamorati, Gesù per avere la luce della vita. Come canta un frammento di uno dei salmi: «Alla tua luce, Signore, vediamo la luce». Sì, nella tua luce risplende anche la nostra vita!

Buona domenica!
i vostri frati

venerdì 28 marzo 2014

Fra Rosario racconta la sua vocazione

Gruppo di giovani frati del "Franciscanum" di Assisi
Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.
Vi propongo oggi la storia di una vocazione! Si tratta di un nostro frate siciliano, fra Rosario, che al momento sta compiendo gli studi di teologia in Assisi presso il "Franciscanum", il convento vicino alla basilica di san Francesco dove i giovani frati si preparano al ministero e alla vita evangelica. Fra Rosario condivide questa tappa importante del suo cammino con altri giovani frati di varie nazionalità: italiana, cinese, austriaca, tedesca, ungherese, beninese e slovacca, uniti dal comune desiderio di seguire Cristo sulle orme di Francesco. Qui in Assisi, vivono il periodo della prima formazione alla vita consacrata con lo studio della Teologia, nel servizio liturgico e pastorale nella Diocesi e nelle Basiliche di S. Francesco e l'accoglienza semplice e calorosa dei pellegrini. Gestiscono anche un Blog vivace e interessante da visitare. Ricordo pure come in Italia altri centri di formazione teologica per i giovani frati si trovino a Padova e a Roma. Vi invito a pregare per fra Rosario, che ringraziamo per la sua testimonianza, e per tutti questi giovani confratelli: hanno bisogno del nostro sostegno, della nostra simpatia, ma soprattutto del nostro affidamento alla Vergine Maria e al suo Figlio Gesù, nostro Signore. A Lui sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto

TESTIMONIANZA VOCAZIONALE DI FRA ROSARIO 

Mi chiamo Rosario, ho 29 anni e vengo da Marineo, in provincia di Palermo. Ho scelto di rispondere all’invito di raccontare la mia vocazione alla vita religiosa.
Prima di cominciare a parlare della mia vocazione volevo dire che non mi sento un ragazzo diverso da tanti altri e nemmeno migliore per il motivo che il Signore mi ha chiamato a seguirlo, no! Quello che sono è solo grazie a Dio che ha scelto di venirmi incontro ed entrare nella mia vita e renderla bella.

Nella mia storia non c’è stato un momento preciso, ma un cammino di fede che mi ha portato a fare questa scelta. Tutto è iniziato dopo la scuola superiore. Ho conosciuto una ragazza con la quale mi sono fidanzato e che aveva una famiglia molto religiosa. Ho ricominciato a frequentare la chiesa insieme a lei, inserendomi in un gruppo di giovani e riscoprendo la persona di Gesù. Questo muoveva qualcosa dentro me e mi donava tanta gioia che non avevo mai provato. Sperimentavo la gioia di stare insieme tra noi ma soprattutto insieme a Gesù. Ma quando ho capito che rischiavo di perdere quello che avevo, ci ho ripensato e invece di approfondire ciò che sentivo dentro, ho deciso di stare nel quieto vivere, di accontentarmi, senza correre rischi e continuare la storia con la mia ragazza.

Ma questa voce che cercavo di coprire riaffiorava sempre, soprattutto davanti alle scelte grandi che si presentavano nella vita, come ad es. il matrimonio. Sentivo che in quella via non ero felice, mi mancava qualcosa, era un campanello d’allarme che mi indicava qualcosa che non andava. Avevo provato un tipo di gioia diversa stando con Gesù e con gli amici del gruppo e adesso quella voce me ne faceva sentire una forte nostalgia. Ero confuso e sentivo il bisogno di fare chiarezza. Dissi a me stesso che non potevo continuare a nascondere la verità. Così decisi di lasciare la mia ragazza dicendole che avevo bisogno di far luce dentro il mio cuore e capire cosa voleva il Signore da me. In definitiva che cosa volevo fare della mia vita. E’ stata una scelta molto difficile, sapevo cosa lasciavo ma non a cosa andavo incontro, in quel momento non avevo certezze, ne sicurezze, ma un indizio solo: che esisteva un amore e una gioia più grande di quella che fin ora avevo provato con la mia ragazza.

Avevo tanta paura ma da subito sentii che il Signore si era affiancato a me e mi teneva per mano. L’ho riconosciuto nel volto di tante persone care che mi confermavano che stavo percorrendo la strada giusta: fr. Antonio, l’animatore vocazionale, sr. Angela con i suoi occhi pieni di gioia, e tanti altri che avevano la gioia di chi riesce a donare la propria vita a Dio. Cominciai il mio cammino di discernimento. Questo fu l’anno in cui ho sperimentato l’immenso amore di Dio per me. In particolare l’esperienza con i poveri che venivano alla mensa della Caritas e poi anche con i bambini che frequentavano il convento di Marineo, il mio paese. A settembre entrai in convento a Palermo. 

Il clima di gioia che cominciavo a respirare insieme agli altri giovani che erano entrati in convento prima di me era grande. Poi il trasferimento nella città di Assisi, dove ho fatto il noviziato e continuo gli studi di teologia in cammino verso il sacerdozio, contento di servire il Signore e lodarlo dalla città di san Francesco.
Lungo il mio cammino il Signore mi ha donato figure di Santi che hanno vissuto questo cammino di pienezza e di felicità, come la Beata Chiara Luce Badano, P. Pino Puglisi, Chiara Corbella, S. Teresa di Calcutta, che mi hanno mostrato che la vita è una sola e vale la pena viverla bene!

Non so se la mia storia può aiutare qualcuno nella ricerca del senso della propria vita, ma voglio dire a tutti i giovani che se il Signore ha scelto di farmi conoscere il Suo amore lo farà e lo sta già facendo con ognuno. La risposta tocca a noi!  
Il Signore vi dia Pace!

Fra Rosario

mercoledì 26 marzo 2014

Frati che parlano di frati - Padre Placido Cortese, martire di carità

Cari amici "in ricerca", il Signore vi dia pace.
Prego  che il vostro "cercare" vi conduca a riconoscere la vocazione, la chiamata che da sempre il Signore ha seminato nel vostro cuore, perché lì sta il segreto di una vita in pienezza. Molti di voi mi scrivono chiedendomi: "che cosa fanno i frati"? Ebbene, le nostre attività sono davvero molteplici - come già scritto  in vari post - (parrocchie, santuari, opere di carità, scuole, ospedali, missioni...) e legate a diversificati luoghi di residenza come alle molteplici necessità della Chiesa e dell'Ordine. I frati che operano per esempio qui alla Basilica di S. Antonio di Padova o alla Basilica di san Francesco in Assisi (i due grandi santuari che da sempre noi Frati Minori Conventuali custodiamo) sono completamente dediti all'accoglienza delle migliaia di pellegrini che ogni giorno visitano le tombe "di famiglia" di S. Antonio e san Francesco. Alcuni di noi invece, come il sottoscritto fra Alberto e frate Francesco (che collabora con me al Blog), sono dediti all'accompagnamento dei giovani, all'ascolto, e alla guida nel loro discernimento vocazionale.  Spesso io e fra Francesco siamo anche chiamati a portare la nostra testimonianza in parrocchie o nelle scuole avendo così la possibilità di incontrare tanti ragazzi. Per esempio martedì prossimo animeremo qui in Padova un incontro per circa 300 studenti delle medie, illustrando la figura unica di un nostro frate martire durante la seconda guerra mondiale: p. Placido Cortese. Egli nel periodo dell'occupazione tedesca, non temette di rischiare la vita per portare in salvo centinaia di prigionieri, clandestini ed ebrei. Scoperto dalla Gestapo, morirà dopo atroci torture nella risiera di S. Sabba a Trieste, senza aver rivelato alcun nome dei suoi molti collaboratori. Rileggendo in questi giorni la sua vicenda, sono rimasto ancora una volta affascinato da questa figura di umile frate, che in nome del Vangelo, offrì la sua vita per salvare dei fratelli. Di seguito riporto un post (già pubblicato a  suo tempo) dedicato a p. Placido. Invochiamo la sua benedizione e intercessione per il nostro cammino di discernimento: il suo esempio ci spinga a scelte audaci e forti nel nome del Signore Gesù.
A Lui sempre la nostra lode.
fra Alberto

P. Placido Cortese nel chiostro del Santo
Padre Placido Cortese, un silenzio che gli costò la vita.
Frate Francescano della Basilica del Santo in Padova, direttore del Messaggero di S. Antonio e impegnato nell'assistere ebrei e altre vittime del nazifascismo, venne arrestato e sottoposto a tortura. Preferì morire piuttosto che rivelare i nomi dei collaboratori.
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Nel dopoguerra usciva un libro, "Anche i preti sanno morire", nel quale don Primo Mazzolari raccontava storie di sacerdoti uccisi da opposti fanatismi: nazifascista e comunista. Diverse le vicende, uno solo il risultato: il martirio. Mazzolari era consapevole che il suo martirologio non era completo, che altri martiri andavano aggiunti. Uno di essi è un francescano minore conventuale, dei frati del Santo: padre Placido Cortese. L'allora rettore della basilica, nel denunciare al questore di Padova l'assenza inspiegabile dal convento di padre Placido (era stato sequestrato dalle SS naziste l'8 ottobre 1944), lo descriveva così: "È una persona di media statura, corporatura piuttosto gracile e snella, storto negli arti inferiori, viso oblungo, capigliatura bionda, occhi celesti con occhiali a stanghetta, dall'incedere claudicante. Devo precisare che verso le ore 13 di ieri (domenica) due sconosciuti chiesero del suddetto padre con rozza insistenza. Uno era di media statura, faccia piena, carnagione bruna e giacca marrone scuro. L'altro, che si teneva in disparte, slanciato, magro e senza il braccio destro, con un impermeabile".
A consegnarlo alle SS, che attendevano oltre il sagrato della basilica (territorio pontificio), era stato un amico, che gli aveva teso una trappola facendolo chiamare dal portinaio del convento per prestare un soccorso d'urgenza ad alcuni rifugiati. Tra l'8 ottobre e il 15 di novembre di quell'anno, si consumava il dramma di padre Placido, martirizzato nella sede della Gestapo di piazza Oberdan, a Trieste. Interrogato, torturato, non svelò i nomi dei suoi collaboratori, pur sapendo che ciò gli sarebbe costato la vita.
Durante la guerra, il Delegato pontificio della Basilica del Santo, cardinale Francesco Borgongini Duca, gli aveva affidato l'incarico di assistere ebrei, profughi slavi (parlava bene il croato), giovani sloveni, fuggiti dal proprio Paese per sottrarsi al conflitto e internati nel campo di concentramento allestito alla periferia di Padova, in località Chiesanuova.

L'Italia divisa e preda del caos
Nell'autunno del 1944, l'Italia era nel caos. Due i governi, la Repubblica sociale di Salò, al Nord, e il governo di unità nazionale (Roma era stata liberata) al Centro Sud: due eserciti in lotta fra loro, tedeschi contro gli alleati. Inevitabile la lacerazione del tessuto civile. Ci fu chi combatté a fianco degli alleati, chi scelse la montagna come partigiano, e chi preferì continuare a credere al duce. La maggioranza degli italiani fu attendista, zona grigia (l'espressione è di Primo Levi, adottata dagli storiografi), stette, cioè, a guardare, atterrita dall'orrore nazista e dal furore partigiano. Una specie di resistenza sommersa, ha detto Riccardo Chiaberge nel suo recente lavoro: Salvato dal nemico, 1944: una strage nazista nell'Italia divisa dall'odio (Ed. Longanesi).
Padre Cortese, allora anche direttore del Messaggero di sant'Antonio - che a causa della guerra aveva limitato le uscite - non si allineò mai con i più forti. Non era un rivoluzionario, ma nemmeno neutrale. Come dice il Vangelo, condivise la sorte di sbandati, ricercati e perseguitati. A Padova, all'indomani dell'Armisitizio (8 settembre 1943), egli faceva parte di quei preti che consigliavano le ragazze della città a presentarsi nelle caserme, dichiarandosi, per sottrarli alla deportazione, sorelle o fidanzate dei soldati reclusi, che poi ospitavano nelle proprie case, vestendoli con gli abiti dei fratelli o dei papà dispersi o morti in guerra.
I tedeschi consideravano padre Placido un protettore dei perseguitati politici. Egli, soprannominato "frate zoppino", sotto la tonaca - racconta un suo collaboratore, oggi farmacista in pensione - nascondeva il pane per i poveri. La coscienza lo spingeva a disattendere i rischi.
Di che cosa lo accusavano? Dice Lidia Martini Sabbadin, testimone e sua collaboratrice: "Era accusato di aver protetto ebrei in fuga verso la Svizzera, via Milano; di solidarizzare con il gruppo Fra-Ma, Franceschini-Marchesi, due noti professori dell'Università di Padova (Concetto Marchesi era anche Rettore magnifico), sorto nel giugno del 1944 per soccorrere i prigionieri alleati e aiutare i rifugiati sloveni, croati... che i tedeschi consideravano partigiani comunisti. Fingevo, in basilica, di accostarmi al suo confessionale per confessarmi, invece era un modo per chiedere denaro e fotografie utili a contraffare i documenti. Usavo slogan convenzionali: Abbiamo bisogno di dodici rami... di dodici scope.... E così usciva dal confessionale e mi accompagnava alla Tomba di sant'Antonio per individuare dodici foto esposte fra gli ex voto".

Trieste: Risiera di S. Sabba

L'arresto, le torture, il martirio
Padre Placido rischiava ogni giorno di essere catturato e ucciso. Le autorità religiose e alcuni confratelli gli consigliavano di andarsene, lontano da Padova. Ma lui, clandestino in convento, continuava nella sua opera, nonostante i più stretti collaboratori fossero stati arrestati o, per timore del peggio, avessero lasciato il terreno della solidarietà. Inviava messaggi agli alleati perché salvassero prigionieri: "Furono centinaia - scrive il suo biografo Apollonio Tottoli - a salvarsi attraverso la linea Padova-Milano-Svizzera".
All'inizio dell'autunno del 1944, la basilica del Santo fu oggetto di visite improvvise da parte di commandi nazifascisti, per arrestare il frate o per scoprire rifugiati sospetti. Li tratteneva, dicono gli storici, il timore di uno scandalo diplomatico con il Vaticano. Dell'esenzione territoriale si era servita anche una giovane intellettuale ebrea, che si nascondeva in uno dei chiostri del convento. Ma fu arrestata dalle SS in abito civile, vanificando il tentativo di padre Cortese di sottrarla alle leggi razziali.
Janez Ivo Gregorc prigioniero, testimone dell'agonia di padre Cortese, scrive: "Padre Placido era terribilmente malridotto: l'avevano bastonato, picchiato; il vestito lacerato e la faccia rigata di sangue. Ho ancora presenti le sue mani deformate e giunte in preghiera. Ci siamo riconosciuti. Mi incoraggiava a rimanere fedele, a confidare in Dio, a non tradire nessuno".
Il celebre pittore sloveno Anton Zoran Music, per un mese prigioniero nelle celle delle torture della Gestapo a Trieste, poi deportato nel campo di concentramento di Dachau, rievocando la figura del Cortese, confidò al compagno di campo Janez Ivo Gregorc: "Mi ricordo che nel bunker di piazza Oberdan c'era un sacerdote, un certo padre Cortese. Erano visibili sul suo corpo i segni delle torture. Lo vidi per la prima volta quando ci portarono tutti in Questura per le fotografie di rito. Sulla giacca era vistosa una grande macchia di sangue. L'avevano picchiato duramente. Era una persona squisita. Teneva un comportamento da mite e pieno di speranza. Pregava sempre, a mezza voce. Gli avevano spezzato le dita. Mi colpiva la sua tenace volontà di resistere. La fermezza e la fede di quel piccolo e fragile padre, che non si arrese e non tradì nulla".
Ifrati del Santo lo ricordano come un religioso di grande spessore spirituale, umile, coraggioso, vero testimone di amore al prossimo. Interpellato, il santo padre Pio rispose, tramite suor Giustina Fasan: "Dica ai padri del Santo che non facciano ricerche su padre Cortese, perché è in paradiso per la sua grande carità".
Il padre Placido, da novizio, aveva scritto ai genitori: "Il cristianesimo è un peso che non ci si stanca mai di portare, che sempre più innamora l'anima verso maggiori sacrifici, fino a morire tra i tormenti come i martiri". Era stato profeta. Infatti, riferisce Vladimir Vauhnik, colonnello sloveno, capo della rete informativa pro-alleati: "Al religioso Placido Cortese la Gestapo cavò gli occhi, tagliò la lingua e lo seppellì vivo".
Aveva 37 anni e otto mesi! Padova ha dedicato una via alla sua memoria.

di fra Luigi Francesco Ruffato


martedì 25 marzo 2014

Annunciazione e Vocazione - Avvenga di me quello che hai detto

Annunciazione 
Dal Vangelo di Luca (1,26-38)

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 

Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

Vocazione 
Pace e Bene cari amici in cammino e in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita. Oggi celebriamo l’Annunciazione a Maria, lo sbocciare della sua vocazione, con la visita dell’Angelo recante un messaggio speciale e unico per la sua vita e per la vita del mondo: “HAI TROVATO GRAZIA PRESSO DIO".

Il Vangelo, in poche parole, ci fa intravedere anche il travaglio e il cammino interiore che la Vergine è chiamata a compiere: ci mostra i suoi turbamenti e i suoi interrogativi. L’Angelo la invita però a scorgere i SEGNI di Dio che già è all'opera e dunque a “NON TEMERE”: il Signore, è più grande di ogni dubbio o paura, il Signore è più grande di tutto e di tutti! E Maria risponde con un "ECCOMI", forte e disarmato allo stesso tempo; Maria ascolta, Maria si affida, Maria si consegna.

Cari amici in ricerca, meditando l’annuncio dell’Angelo a Maria, ecco che davvero ciascuno di noi può scorgervi il mistero della sua stessa vocazione e comprendere che la vocazione è un’impresa che non può essere portata avanti con le proprie forze, ma si può abbracciare contando solo sulla GRAZIA del Signore e credendo alla sua promessa. 

Affido ciascuno all'intercessione della Madre Celeste e del suo figlio Gesù: A Lui sempre la nostra lode.
frate Alberto


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Le fotografie: 
L'Annuciazione: particolare di un mosaico di Rupnik. Le mani di Maria sono nella stessa posizione di chi suona l’arpa. In Lei la Parola ha trovato lo spazio, è risuonata. (Chiesa delle Suore Orsoline Figlie di Maria Immacolata, Verona).
Il giovane frate: Si tratta di un caro confratello, frate Pierre-Vincent (proveniente dalla Francia), ritratto sul porticato del Sacro Convento di Assisi durante l'anno di Noviziato (2011-12). Pierre-Vincent (come lui stesso racconta in un intervista a "La Croix") ha incontrato in maniera forte il Signore all'età di 17 anni, durante un pellegrinaggio ad Assisi con i nostri frati di Cholet (Francia). Attualmente frequenta il secondo anno di teologia a Padova. 

lunedì 24 marzo 2014

Ritiro delle Palme con i frati francescani


Come ogni anno la comunità di frati, che anima il piccolo ma vivace Santuario del Santissimo Crocifisso a Longiano sui colli tra Cesena e Rimini, propone tre giorni di deserto in preparazione alla celebrazione dei Misteri pasquali, organizzata e curata insieme alle suore e ai laici con cui cammina e collabora. E' una proposta molto elastica, rivolata soprattutto ai giovani, che vogliono prendersi qualche ora o qualche giorno di preghiera, fraternità e approfondimento.
Qui di seguito il programma e a questo indirizzo il blog della Comunità di Longiano: http://santcrociflongiano.blogspot.it/.


11-13 aprile 2014

“Nel deserto...
parlerò al tuo cuore”

tre giorni di preghiera
aperti a tutti 
in preparazione alla Pasqua


Si è fatto povero
per arricchirci con la sua povertà (cfr 2Cor 8,9) 

programma

Venerdì 11 aprile
20.00 Preghiera dei “Corda Pia”
20.30 S. Messa in santuario, presieduta da S. Ecc. Douglas Regattieri, vescovo di Cesena-Sarsina
22.00 -23,00 Adorazione eucaristica guidata, seguita da un tempo di preghiera libera e silenziosa fino alle ore 24,00

Sabato 12 aprile
7.00 S. Messa e Lodi 
8.00 Colazione
9.30 “S. Francesco si spoglia”: la povertà di Francesco rappresentata da Giotto negli affreschi della Basilica di Assisi
11.30 Preghiamo con “l’Ufficio della Passione” di san Francesco
12.30 Pranzo
15,30 -16,30 Adorazione eucaristica
16.45 - 18,45 Bibliodramma: un metodo esperienziale per favorire l’incontro profondo tra la Parola di Dio e la vita concreta e vivere, da dentro, un brano biblico, sia mettendosi nei panni e nei sentimenti di un personaggio, sia osservando il brano rappresentato “dal vivo”.
19.15 Vespri
19.45 Cena
21.00 La GMG per la zona pastorale. Sarà con noi Marco Spaggiari (dei ControTempo) per una testimonianza in musica

Domenica 13 aprile
8.00 Colazione
8.30 Lodi
9.30 S. Messa
Tempo di silenzio e preghiera
12.30 Pranzo
15.30-16.30 Adorazione eucaristica
17.00 Meditazione biblica: Il processo e la crocifissione di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni
19.15 Vespri

NOTA BENE
- È un’occasione a disposizione di tutti per pregare.
- Chi desidera può partecipare alla preghiera unendosi in qualsiasi momento a seconda delle personali possibilità di tempo.
- Per chi desidera sono previsti pranzo, colazione e cena, a partire da sabato mattina. Segnarsi alcune ore prima. Alcuni pasti saranno vissuti in silenzio.
- È possibile fermarsi a dormire in convento. Avvisare alcuni giorni prima.
- Portare la Bibbia.

INFO
fr. Mirko e fr. Carlos
Convento SS. Crocifisso - Longiano (FC)
tel. 0547 665025 / 665625
e-mail: framirk@yahoo.it - carlos.galeano@ppfmc.it

sabato 22 marzo 2014

Dammi da bere!


IIIª Domenica di Quaresima “Anno A” - 23 marzo 2014

Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva. (...) Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

Cari amici, in ricerca della vocazione per la vostra vita, il Signore vi dia pace.
In questa domenica riascolteremo il vangelo della Samaritana. Gesù , chiedendo a quella donna "DAMMI DA BERE" si fa voce della nostra grande sete di senso, di bene, di felicità, di vita piena: anche noi assettati e affamati, cerchiamo nella nostra vita ciò che veramente può nutrirci e dissetarci. Sono molte le strade al riguardo che un ragazzo in ricerca e inquieto (come è anche normale che sia nella giovinezza) può compiere per placare questa sete, e talvolta può anche perdere la rotta, rincorrere le illusioni, lasciarsi sedurre da fonti e sorgenti non pure e cristalline. Carissimi, SOLO IL SIGNORE GESU' è l'acqua viva che mai delude, solo Gesù è la sorgente di ogni felicità piena e non vacua o futile o passeggera, solo Gesù non viene mai meno. Tutto il resto: affetti, beni, salute, bellezza, età, è comunque segnato dalla precarietà, dalla debolezza, dalla finitudine. E' questa esperienza di "TOTALITA" che scopriamo solo in nel Signore, che genera scelte tanto ardue e incomprensibili per molti, come quella di diventare frate o prete o missionario, ma anche di costituire una famiglia cristiana (oggi è fuori moda anche la famiglia!!), così come di scegliere e testimoniare sempre e ovunque l'UNICITA' di Gesù, anche a costo talvolta di grandi sacrifici e prove, anche a costo della vita (i martiri)!!! Chi infatti incontra il suo Amore non può non trovarsi intimamente trasformato, non può non diventare suo testimone, non può non lasciarsi interpellare nelle scelte grandi o piccole di ogni giorno, non può non gridare a tutti la gioia di questa scoperta.
Cari giovani, prego per ciascuno di voi, perché questa certezza, si radichi sempre più nel vostro cuore e diventi la roccia forte e indistruttibile su cui possiate costruire la vostra esistenza, le vostre scelte e la vostra vocazione. Affido al Signore e chiedo anche la vostra preghiera per i tantissimi adolescenti che oggi e domani noi frati francescani del Nord Italia incontreremo a Milano per il Meeting Francescano Adolescenti: che sia un incontro di festa, un'autentica esplosione di Amore in Gesù.
A lui sempre la nostra Lode. Vi benedico e abbraccio.
frate Alberto

frate Cristian Borghesi, missionario in Cile
Dagli Scritti di San Massimiliano Kolbe 
Frate Francescano minore conventuale, martire ad Auschwitz

L'uomo desidera esser grande, sapiente, ricco, celebre, felice, amante e amato.
Tuttavia nessuna felicità di questo mondo lo appaga interamente.
Desidera di più, sempre di più.
Quando finalmente si sentirà soddisfatto?
Anche se gli capitasse la più grande felicità, non appena vi scorge un qualsiasi limite, lo supera con il desiderio e dice:
"Oh, se anche questo limite venisse in qualche modo annullato...!".
Qual è dunque la felicità che egli desidera?
Una felicità senza limiti, senz'alcun limite nell'intensità, nella grandezza, nella durata e in qualsiasi cosa.
Tale felicità è solamente Dio, sorgente infinita di ogni felicità che risplende in diversi gradi nelle creature.

venerdì 21 marzo 2014

Giovani al Triduo Pasquale 2014 con i frati francescani

TRIDUO PASQUALE 2014

Basilica di S. Antonio - Padova

Cari amici, la Pasqua si avvicina...! 

Vi ricordo la possibilità unica di vivere i giorni del Triduo Pasquale con noi Frati Francescani presso il Convento e la Basilica di Sant'Antonio di Padova: dal pomeriggio del Giovedì Santo (17 aprile) alla Domenica di Pasqua (20 aprile)
La proposta è per giovani 17-30 anni (ragazzi e ragazze). I posti sono limitati: chi fosse interessato mi scriva quanto prima. L'esperienza è condivisa con le Suore Francescane Elisabettine.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
frate Alberto

CINQUE MOTIVI PER PARTECIPARE
1) Per condividere una fortissima esperienza di fraternità e di preghiera con altri giovani e la comunità francescana "del Santo" (Frati Minori Conventuali) in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo (più di 50 frati).
2) Per comprendere e vivere in modo più intenso e profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, grazie alle splendide liturgie e alle catechesi offerte.
3) Per conoscere più da vicino alcune opere di "resurrezione" e "di frontiera" a cui noi francescani (frati e suore) ci dedichiamo in favore dei più poveri.
4) Per stare accanto alla tomba di un umile frate francescano che, però, è anche il Santo più amato e conosciuto nel mondo intero: sant'Antonio di Padova.
5) Per poter "esportare" questa ricchezza di esperienze, l'anno prossimo, nella tua comunità parrocchiale, con una partecipazione più profonda e consapevole dei Misteri pasquali della nostra salvezza.


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NOTE 
Il Triduo al Santo può essere vissuto solo UNA volta nella vita : sia per dare a molti giovani questa possibilità , sia perché è bene che di norma esso sia celebrato nella propria comunità ecclesiale. Vedi programma dettagliato.
Per ogni informazione e l'iscrizione scrivici al più presto (fino ad esaurimento posti):
- fra' Alberto Tortelli: fra.alberto@davide.it
- frate Francesco Ravaioli: francesco.ravaioli@gmail.it





giovedì 20 marzo 2014

Cose da pazzi...?!


Cari amici,
pace e bene!

Magari la troverete una scelta discutibile, oppure vi scoprirete entusiasti, oppure sarete totalmente contrari e critici... non so: io stesso non ho un'idea chiara. Però non c'è che dire suor Cristina ha colpito! Su Twitter questa mattina tra gli hashtag italiani #suorcristina è in testa...

Non ho le idee chiare... solo un po' di emozioni scomposte. E il sorriso sulle labbra... soprattutto per le facce e le reazioni dei "grandi" dello spettacolo e della canzone, che si sono letteralmente inchinati alla giovane suorina siciliana.
Di suore brave, che sanno cantare bene, ce ne sono tante! [Anche se sempre meno, ahimè! :-( ...]. Tante sono anche le suore che pregano tanto e per tutti e lavorano in modo encomiabile. Nessuno le nota e le vede... e – potremmo dire – va bene così! «Il Padre vostro nel segreto vi ricompenserà...» (Mt 6...).

Che cosa ha fatto sr. Cristina?!? Ha evangelizzato? Non so...
Sta di fatto che ha creato una occasione di relazione: ha fatto un primo passo verso l'altro... «Ho un dono e ve lo dono», ha risposto a Raffaella Carrà. Le persone non si auto-evangelizzano, magari leggendo dei bei blog su Internet, ma ricevono e accolgono l'annuncio del Vangelo perché incontrano persone buone, persone credibili, persone certamente non perfette ma il cui sguardo convince. Non perché è telegenico ma perché autentico.
Dalla occasione si passa alla relazione e nella relazione si può trasmettere il Vangelo. E quello che quotidianamente ci auguriamo anche per il nostro piccolo blog... e che non di rado accade, ringraziando il Signore!

A suor Cristina l'augurio di evangelizzare davvero, di incontrare davvero l'altro... ed essere in grado anche di "portare il peso" del palcoscenico, senza perdere – anzi accrescendo – l'autenticità del suo sguardo... e della sua voce. Nella consapevolezza che al primo passo ne devono seguire altri...
Dalla Esortazione Apostolica "Evangelii Gaudium" (n. 24) di Papa Francesco
La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa!
Per voi – e per noi frati... e per le suore... – l'augurio e la preghiera di osare, lungo la strada che il Signore apre dinanzi a ciascuno, di fare il primo passo... di gareggiare per crescere, per abbracciare la propria vocazione e per evangelizzare, generando occasioni nuove!

Il Signore vi benedica!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com


mercoledì 19 marzo 2014

San Giuseppe e la vocazione

Raffaello: lo sposalizio della Vergine Maria e Giuseppe
Pala trafugata da Napoleone dalla chiesa francescana di Città di Castello
e ora a Milano (Brera)
Cari amici, il Signore vi dia pace.
Si celebra oggi nella Chiesa la solennità di San Giuseppe, venerato anche in modo speciale da noi frati come Patrono del nostro Ordine Francescano. Mi piace proporvi questa stupenda figura talvolta un poco dimenticata. In realtà San Giuseppe è un modello e un esempio per tutti i giovani in ricerca della loro vocazione: egli è un uomo vero, giusto, forte, audace e nello stesso tempo fedele, umile, obbediente, mite, casto... Lasciamoci guidare dal suo esempio e dalla sua santità e invochiamolo come nostro speciale intercessore nel cammino di discernimento che stiamo intraprendendo. Vi benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
frate Alberto

Meditazione vocazionale su San Giuseppe

San Giuseppe e la vocazione
Nel piano di salvezza di Dio, San Giuseppe, ha un suo posto, ossia una vocazione. Nessun uomo è al di fuori del disegno di Dio, siamo tutti dei chiamati da Dio. Dobbiamo essere persuasi di questa fondamentale verità per poter interpretare la nostra vita. Essere chiamati da Dio vuol dire appunto essere collocati da Lui nel disegno di salvezza per esserne ad un tempo beneficiari e collaboratori. Infatti non siamo soltanto dei salvati, ma siamo anche chiamati ad essere a nostra volta salvatori.
Gli uomini si interrogano spesso sul senso della vita, ed è bene, perché nessuna domanda è più essenziale e fondamentale di questa. Non bisogna però dimenticare che l’uomo resta realtà indecifrabile quando lo si separa da Dio e lo si pensa fuori del suo piano di salvezza. San Giuseppe è un esempio di come la creatura deve rispondere al piano di Dio nei suoi confronti. Dalla iniziativa di Dio egli si trova inserito in modo estremamente compromissivo nel mistero dell’Incarnazione del Verbo: è lo sposo di Maria, sarà il padre putativo di Gesù e porterà avanti l’Incarnazione come avvenimento storico, come fatto umano e societario. Sarà lui, a presiedere la famiglia di Nazaret, a sostenerla con il suo lavoro, a difenderla e a proteggerla, senza fare la parte del protagonista, ma lasciando a Dio di esserlo. Noi, a volte, pecchiamo di intemperanza e ci facciamo quasi concorrenti di Dio, dimenticando che la dignità dell’uomo consiste proprio nell’essere creatura di Dio, chiamata al suo servizio. Giuseppe questo l’ha capito tanto bene, non attraverso tanti filosofici ragionamenti, ma perché ha compreso la cosa essenziale: che a Dio si dice sempre sì, e si dice sì in umiltà e si dice sì in obbedienzaIn questo modo si è realizzato anche come uomo e noi lo vediamo oggi ai vertici della storia umana della salvezza, con il suo sì pieno di fede e di abbandono. Da San Giuseppe dobbiamo imparare soprattutto a convertirci, cioè a diventare sempre più poveri di Dio, creature semplici, piccoli figli del Padre, con una certezza in cuore che si chiama fede, con una libertà dell’anima che è la speranza filiale. Quella fede e quella speranza che furono la sostanza più profonda dell’amore e del servizio del giusto Giuseppe.
La docilità di San Giuseppe
Guardiamo come questo santo Patriarca, l’ultimo del Vecchio Testamento e il primo del Nuovo, ha interpretato la sua vita. La vita è quella che è e gli uomini la interpretano attraverso la varietà delle ideologie e hanno tutti da proporre un loro vangelo. Noi abbiamo un solo Vangelo, quello di nostro Signore Gesù Cristo, che è venuto dal Padre per portarci al Padre. Ma bisogna che ci lasciamo portare, bisogna che viviamo continuamente l’esperienza dell’esodo, dimenticando le cose terrene per andare verso Dio. San Giuseppe si è lasciato travolgere dal Signore e condurre per strade misteriose. Ha rinunciato a capire e ha accettato di credere; ha rinunciato a possedere e ha accettato di essere posseduto; ha rinunciato a comandare e ha accettato di obbedire. Una creatura che potremmo definire “senza pretese”. Eppure, credendo, si è lasciato condurre dal Signore e questi lo ha introdotto in un modo particolarmente intimo nel mistero dell’Incarnazione e della salvezza. Lasciandosi portare dal Signore, San Giuseppe è diventato il contemplativo dell’Incarnazione del Cristo. L’ha contemplata nella verginità meravigliosa, incorrotta e feconda della sua Sposa; ha visto fiorire da questo roveto ardente il frutto benedetto dello Spirito, Gesù Salvatore, e così è stato vicino, anzi bene addentro al mistero del Dio fatto uomo. Lo stesso mistero dell’Incarnazione, possiamo dire che non lo ha voluto: vi è stato coinvolto, ma per gli altri. Lui è stato come un’ombra che, finché è stata utile, è rimasta lì a temperare il mistero sovrumano; poi se ne è andato nelle braccia di Dio.

                                  Card. Anastasio Ballestrero



San Giuseppe,
uomo giusto,
patrono della Chiesa universale,
patrono del nostro Ordine dei frati minori conventuali,
prega per noi!


giovedì 13 marzo 2014

Pregare per il Papa


Un anno fa a quest'ora eravamo tutti davanti alla TV (se non addirittura in Piazza San Pietro, come un caro confratello della nostra comunità, che si trovava a Roma per un lavoro di alcuni giorni)... ad attendere di conoscere il volto di colui, la cui elezione era stata annunciata dalla fumata bianca.

Al compimento del primo anno di pontificato ci ritroviamo a pregare per un Papa di nome Francesco.
Viviamo presso una Basilica Pontificia, che - proprio per essere tale - ci ha abituato a ricordare e a pregare in particolare nell'anniversario dell'elezione del Pontefice "regnante". Domenica prossima, come ogni anno, si canterà il Te Deum di ringraziamento.
Oggi una occasione in più: nel contesto delle iniziative di www.unattimodipace.it, anche questa sera - come ogni giovedì di Quaresima - la Basilica di Sant'Antonio apre eccezionalmente le sue porte per offrire uno spazio e un tempo di pace e di adorazione in più. L'Adorazione eucaristica di questa sera sarà "un attimo" (dalle 21.00 alle 22.30) per pregare in particolare per Papa Francesco... portando all'altare anche le invocazioni raccolte via internet... qui: www.perpapafrancesco.org.

Accanto al Papa... questa sera vi ricordiamo!

fr. Alberto e fr. Francesco
con i frati della Basilica del Santo

martedì 11 marzo 2014

5 idee distorte di vocazione

Situazione. Un gruppetto di giovani o adolescenti si trova ad incontrare un giovane prete/seminarista/frate/suora. Come/dove è relativo. Durante l'ora di religione, al campo scuola, durante una visita guidata ad un santuario, nel corso di un week-end di volontariato... Se uno dei giovani soggetti incuriositi riesce a vincere la timidezza, a rendersi conto che la vocazione non è contagiosa al solo parlarne, che il personaggio esotico tutto sommato è civile e non morde... allora LA domanda sta per arrivare.
Ma quando hai sentito la chiamata, cosa è successo? Hai avuto tipo... una visione? 
Proprio perché consapevolmente esotico (e apparentemente in via d'estinzione), per il soggetto interrogato non è affatto facile rispondere! Non perché non sappia bene cosa gli è capitato, o perché nel rispondere abbia doppi fini, ma perché per capirsi bisogna parlare la stessa lingua. Ovvero tradurre un'esperienza in parole e immagini comprensibili ad entrambi. E, specialmente oggi, tradurre un cammino vocazionale 'in italiano' e attraverso l'immaginario di un adolescente medio è impresa non da poco...

Qui non rispondiamo alla fatidica domanda, ma proviamo a dire: che cosa la vocazione non è.
  • La telefonata. Dio oggi ha deciso di prendere il telefono e di comporre il tuo numero! Per farti sapere cosa devi fare nella vita. No! le cose non stanno proprio così... Il Padre eterno non è il SuperMegaDirettoreGenerale del mondo o della Chiesa, che si interessa personalmente delle pratiche giacenti all'Ufficio Personale. L'unica cosa che si può salvare di questo modo di immaginare la vocazione è che: ti indirizza verso ciò che il Signore vuole per te a da te.
  • La visione. Siccome i tempi sono maturi, il Signore mette in programma di mandare domani in una città del nord Italia, chiamata Milano, l'Arcangelo Gabriele e santa Chiara: rispettivamente a Marco (22 anni, laureando in filosofia) e a Beatrice (25 anni, infermiera al San Raffaele), per chiedere loro di diventare lui prete e lei Clarissa. Fosse così facile e straordinariamente mistico, credo che anche al giorno d'oggi Seminari, monasteri e chiese sarebbero pieni... Le vocazioni scaturite da esperienze "straordinarie" non sono impossibili, ma – per definizione – non sono ordinarie!! Diciamo che di questa prospettiva (che trova comunque nelle narrazioni bibliche i suoi "prototipi") può valere per ogni chiamata il fatto di avere la propria origine nel mistero di Dio: ogni vocazione è divina.
  • La fuga. Si viene a sapere che quel bel ragazzo di Christian, 23 anni, il figlio della sarta, è entrato in seminario da una settimana. Più o meno un anno fa aveva lasciato la ragazza. Dalla parrucchiera del quartiere non si parla d'altro: «Per fare una scelta simile, chissà che delusione ha avuto!». «Dicono che lei l'avesse tradito...». «Comunque... meglio così, piuttosto che drogato!». «Forse vuole espiare i propri peccati...». Oggi come oggi non è raro che che siano gli 'spettatori' ad interpretare una vocazione come 'scusa' per scappare dai problemi e dalla complessità della vita, soprattutto quando il chiamato è ritenuto una persona in gamba. Tuttavia... detto in altri termini...:
    Don Abbondio:
    il personaggio dei Promessi sposi del Manzoni,
    esempio di vocazione inautentica e pavida...
  • Il rifugio. Giuseppe, 30 anni, lavora come impiegato nel Comune della sua città. Da qualche tempo il suo capo ufficio vuole responsabilizzarlo maggiormente, perché tutto sommato si fida di lui. Le uniche amicizie che coltiva sono i ragazzi con cui gioca a calcetto una volta a settimana e qualche vecchia conoscenza dei tempi del liceo. Con le donne non ci sa fare granché per cui non ha avuto storie finora, pur essendo un "buon partito". Da un annetto, però, una nuova collega gli dedica qualche attenzione, non particolarmente esplicita, ma capace di metterlo in imbarazzo e farlo sentire imbranato. Allora Giuseppe insiste con il frate suo confessore, che lui pensa di avere la vocazione e di doversi «ritirare in convento per trovare la pace». Certamente troverebbe la pace piena se il Convento fosse «l'eterno riposo». Pur aspirando al Cielo, i frati sono ancora nel mondo e – per i loro e altrui limiti – non sentono meno le sfide e le spine quotidiane della vita. Anzi! il ruolo e la visibilità pubblica che hanno non di rado li espone più che proteggerli. Tuttavia è vero che la vita religiosa è tale anche per mettere al riparo dalle distrazioni inutili o eccessive, chi si vuole dedicare a tempo pieno a Dio e al prossimo.
  • L'auto-realizzazione. Finalmente Giacomo, 29 anni, dopo due storie importanti, una laurea in ingegneria gestionale e 4 anni di carriera come manager... ha capito che, se vuole veramente dare completezza alla propria vita (e non annoiarsi troppo... come gli sta capitando), deve mettere le proprie competenze a servizio di Cristo. D'altra parte fare il prete significa gestire – come minimo! – una parrocchia (e quindi una ampia e complessa rete di persone e gruppi), non per uno scopo qualsiasi, ma per salvarli e renderli efficaci evangelizzatori! Con uno scopo così alto, il suo impegno gli potrà dare soddisfazioni più alte, più "spirituali"! Peccato che il Gesù da cui ora vuole farsi assumere, tra le altre cose, abbia detto anche: «Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua»!! È pur vero, tuttavia, che ogni vera vocazione è capace di portare felicità a te e a chi ti circonda.
Cari amici,
tra il serio e il faceto... abbiamo provato a dire che cosa non è la vocazione. Se volete ripercorrere che cosa sia (e non...) in modo un po' più organico, ecco un post precedente che fa al caso vostro.

Buon cammino, cari giovani!
Pace e bene!

frate Francesco