mercoledì 28 agosto 2013

Hai un cuore inquieto??


Questa sera il Papa Francesco ne ha fatta "una delle sue": una delle tante per cui vale la pena ringraziarlo! Rivolgendosi ai Frati Agostinani nella omelia della Messa di apertura del loro Capitolo generale, ha "svegliato" i religiosi e i consacrati in genere parlando della necessità di uomini e donne di Dio dal cuore inquieto. Inquieti nella ricerca spirituale, nell’incontro con Dio, nell’amore. Non seduti, arrivati, o – peggio – «zittelloni», come ha detto testualmente.
E' bello come questo Papa, che proviene dalle file di un Ordine religioso, dedichi attenzione, tempo e cura pastorale a noi religiosi, come ha sottolineato anche Cantuale Antonianum. Anche spronandoci con franchezza: infondo è tra i suoi compiti...

Ma veniamo a noi. Nella sua omelia, e soprattutto nel suo primo punto, dice cose molto utili per ogni ricerca spirituale e vocazionale, mentre riflette sulla fase giovanile della via di Agostino:
«L'inquietudine della ricerca spirituale. Agostino vive un’esperienza abbastanza comune al giorno d’oggi: abbastanza comune tra i giovani d’oggi. Viene educato dalla mamma Monica nella fede cristiana, anche se non riceve il Battesimo, ma crescendo se ne allontana, non trova in essa la risposta alle sue domande, ai desideri del suo cuore, e viene attirato da altre proposte. Entra allora nel gruppo dei manichei, si dedica con impegno ai suoi studi, non rinuncia al divertimento spensierato, agli spettacoli del tempo, intense amicizie, conosce l’amore intenso e intraprende una brillante carriera di maestro di retorica che lo porta fino alla corte imperiale di Milano. Agostino è un uomo “arrivato”, ha tutto, ma nel suo cuore rimane l’inquietudine della ricerca del senso profondo della vita; il suo cuore non è addormentato, direi non è anestetizzato dal successo, dalle cose, dal potere. Agostino non si chiude in se stesso, non si adagia, continua a cercare la verità, il senso della vita, continua a cercare il volto di Dio. Certo commette errori, prende anche vie sbagliate, pecca, è un peccatore; ma non perde l’inquietudine della ricerca spirituale. E in questo modo scopre che Dio lo aspettava, anzi, che non aveva mai smesso di cercarlo per primo. Vorrei dire a chi si sente indifferente verso Dio, verso la fede, a chi è lontano da Dio o l’ha abbandonato, anche a noi, con le nostre “lontananze” e i nostri “abbandoni” verso Dio, piccoli, forse, ma ce ne sono tanti nella vita quotidiana: guarda nel profondo del tuo cuore, guarda nell’intimo di te stesso, e domandati:
- hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose? Il tuo cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca o l’hai lasciato soffocare dalle cose, che finiscono per atrofizzarlo?
- Dio ti attende, ti cerca: che cosa rispondi? Ti sei accorto di questa situazione della tua anima? Oppure dormi?
- Credi che Dio ti attende o per te questa verità sono soltanto “parole”?».
Lasciati accompagnare dalle domande del Papa.
Anche noi frati vogliamo lasciarci "scomodare" dalle riflessioni provocatorie del Papa Francesco e rimetterci in cammino sempre.

Buona riflessione e preghiera...!
frate Francesco

Conversione o vocazione? Distinguere per unire

Cari amici,
la domanda vocazionale emerge dirompente soltanto quando uno comincia a leggere la propria vita integralmente alla luce di Cristo. Cioè soltanto dopo una vera conversione, dopo aver abbracciato la fede con una libera decisione personale... quando si capisce che «la fede non è una cosa decorativa, ornamentale; vivere la fede non è decorare la vita con un po’ di religione, come se fosse una torta e la si decora con la panna», come ho sentito dire dal Papa all'Angelus di domenica 18 agosto in Piazza San Pietro insieme con un bel gruppo di giovani. «La fede comporta scegliere Dio come criterio-base della vita», continuava Papa Francesco. Questo è il punto di partenza di una vera vita di fede. Un cammino di conversione che comincia e non finisce... mai.
Soltanto quando si sceglie Dio «come criterio-base della vita» è possibile che "accada" la vocazione. Soltanto quando cominci a dare a Dio il suo legittimo posto – il primo! –, Egli può cominciare a indirizzare la tua vita. Perché solo allora puoi ascoltarLo veramente.

Sant'Ambrogio battezza Agostino
Il santo che oggi ricordiamo, il grande Dottore della Chiesa Agostino di Ippona, è un chiaro esempio di questo passaggio. Sentiamo come lo raccontava Papa Benedetto nella sua prima catechesi su sant'Agostino:
La conversione al cristianesimo, il 15 agosto 386, si collocò quindi al culmine di un lungo e tormentato itinerario interiore [...] e l’africano si trasferì nella campagna a nord di Milano, verso il lago di Como – con la madre Monica, il figlio Adeodato e un piccolo gruppo di amici – per prepararsi al Battesimo. Così, a trentadue anni, Agostino fu battezzato da Ambrogio il 24 aprile 387, durante la Veglia pasquale, nella Cattedrale di Milano.
Dopo il Battesimo, Agostino decise di tornare in Africa con gli amici, con l’idea di praticare una vita comune, di tipo monastico, al servizio di Dio. Ma a Ostia, in attesa di partire, la madre improvvisamente si ammalò e poco più tardi morì, straziando il cuore del figlio. Rientrato finalmente in patria, il convertito si stabilì a Ippona per fondarvi appunto un monastero. In questa città della costa africana, nonostante le sue resistenze, fu ordinato presbitero nel 391 e iniziò con alcuni compagni la vita monastica a cui da tempo pensava, dividendo il suo tempo tra la preghiera, lo studio e la predicazione.
Analogo è stato anche il percorso di Francesco d'Assisi. Soltanto dopo che «smise di adorare se stesso» (cfr. Leg. dei tre comagni) e cominciò a dare al Signore il "potere" di decidere cosa fare nella sua vita («Signore, cosa vuoi che io faccia?»), comincia a comprendere la propria vocazione.

Così nella vita di molti giovani – specie in questi anni, in cui il contesto sociale contribuisce a rendere "tormentato" il rapporto di molti con la fede e la chiesa – spesso il cammino di conversione e la ricerca vocazionale coincidono, si sovrappongono... e l'interessanto entra un po' "in confusione".
Il momento di grazia della conversione dona certamente grande energia ed entusiasmo. Può dare molto slancio nella ricerca vocazionale... nello stesso tempo può portare ad autoattribuirsi una vocazione piuttosto che un'altra in modo frettoloso e avventato.
Allora capita che più di qualche neo-convertito bussi alla porta del convento o del parroco, carico di entusiasmo e di zelo, annunciando che ha "capito" qual è la propria vocazione. Salvo poi... dopo poche settimane di accompagnamento spirituale, arenarsi alla prima difficoltà e "scoprire" che "il Signore lo/a chiama al matrimonio". Se ti capita qualcosa del genere... non è tanto il Signore ad essere all'opera: stai facendo tutto tu!

Quella del discernimento vocazionale è un'arte delicata, in cui non esiste la possibilità di essere "autodidatti". Improvvisare e arrangiarsi... è segno che forse non ci si è ancora affidati veramente a Dio. Discernere la vocazione (tanto più la propria) è un processo che non può non essere che ecclesiale: deve avvenire nel sincero e umile confronto all'interno della chiesa. Come è avvenuto anche nel caso di vocazioni "eccezionali" come quelle di Agostino e di Francesco. Entrambi hanno maturato la loro scelta di vita  coltivando sia momenti di solitudine, sia occasioni di confronto con i pastori. Agostino con il suo "catechista" Ambrogio e con la chiesa di Ippona che lo chiama prima al presbiterato, poi all'episcopato; Francesco con vari sacerdoti che gli spiegano la Scrittura, con il Vescovo Guido e il Papa Innocenzo III, con il suo amico cardinale Ugolino di Segni... e con i suoi primi compagni.
Nell'umiltà e nell'accompagnamento spirituale (animato dalla presenza dello Spirito Santo, oltre che del sacerdote di riferimento) si può imparare a distinguere ciò che è conversione da ciò che è vocazione. Non per dividere, ma per meglio comprendere l'azione di Dio nella propria vita. Questo processo di approfondimento fa meglio scoprire come il Signore interviene nella vita. Individuare i vari aspetti aiuta poco alla volta leggerla in modo sempre più unitario. Un po' come si impara una lingua straniera che non si conosce... Non si comincia leggendo un romanzo o un testo filosofico in lingua originale, ma cercando di apprendere le forme grammaticali basilari e un minimo di vocabolario. Una volta che si è imparato abbastanza della nuova lingua scomposta nei suoi elementi fondamentali, allora si può accostare qualcosa di più complesso e... unitario: capire un testo per intero o affrontare una conversazione con qualcuno.
Così nella vita con Dio, per meglio comprendere e affrontare il tuo cammino di conversione (che è cominciato, ma non finirà mai...) e la tua ricerca vocazionale, è importante imparare a distiguerli per viverli bene... in modo veramente unitario e armonioso.
Fraternamente: il Signore ti dia pace!
frate Francesco

lunedì 26 agosto 2013

Le Clarisse dalla clausura... affascinano Vanity Fair


Su Twitter – dove da poco è sbarcato anche Vocazione Francescana (@fraVocazione) – scopro per caso, tramite qualche retwitt, che le nostre Sorelle Clarisse (www.clarisse.it) sono finite niente meno che su Vaniy Fair... La rivista ospita on-line un bel reportage che descrive in sintensi una recente e piccola fraternità di claustrali.
Emerge l'umanità semplice e disarmante di queste donne, che sono state capaci di una scelta di vita forte e controcorrente. Nello stesso tempo traspare quel di più, che anima una vita quotidiana ripetitiva ma estremamente feconda: la presenza di Dio che ha segnato le loro esistenze personali e contiuna a dare gusto ai loro giorni. Sulla scia di quella "donna forte" che è stata Chiara d'Assisi.
I loro volti non li vedi (neppure in foto), ma emergono netti tra le righe solitamente dedicate alla moda. Quelli di queste suore di claurusa sembrano più tridimensionali e convicenti di tanti volti noti, che più spesso occupano le pagine della rivista e di solito esprimono meglio il significato del suo titolo. ;-)

Le Sorelle che hanno ricevuto la visita di Vanity Fair stanno a San Benedetto del Tronto (AP), nel  Monastero di Santa Speranza. Una di loro, sr. Patrizia, è la Madre Presidente della Federazione delle Clarisse Urbaniste d'Italia. Nel mese di ottobre le Badesse dei Monasteri clariani si ritrovenno per la loro Assemblea federale – con la presenza di fr. Marco Tasca, Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali – e per eleggere la nuova Presidente della Federazione.
Preghiamo per il loro cammino! La fedeltà delle Clarisse alla loro vocazione è un tassello importantissimo per esprimere nella sua totalità la bellezza del carisma francescano.

venerdì 23 agosto 2013

Caro Papa... voglio diventare prete!

Lo slancio vocazionale che commosso il Papa lo scorso 26 luglio:


Cari amici in ricerca vocazionale: il Signore vi dia Pace!
molti di voi mi scrivono esprimendomi il desiderio di diventare prete o frate o religioso, molte sono di solito però anche le paure e le ritrosie... i "se" e i "ma"... che sembrano frapporsi ad una missione tanto bella e un decidersi con gioia per il Signore. 

Nella recente GMG, chi è riuscito a commuovere Papa Francesco a Rio è stato soprattutto questo bambino. Il suo nome è Nathan de Brito che , durante uno dei giri della papamobile per le vie di Rio, è riuscito a saltare le barriere e arrampicarsi fino tra le braccia del Pontefice per dargli un importante annuncio:

"Santità, io voglio diventare prete di Cristo, un rappresentante di Cristo": ha sussurrato de Brito all'orecchio del Papa, abbracciandolo nella sua tenuta della nazionale di calcio brasiliana.

Il Papa ha risposto: "Io pregherò per te, ma chiedo a te di pregare per me", commosso fino alle lacrime ricambiando l'abbraccio.

"A partire da oggi la tua vocazione è decisa".

I presenti hanno notato che il ragazzino non voleva lasciare il Santo Padre. Solo dopo vari tentativi degli agenti di sicurezza si è riusciti ad allontanarlo dalla Papamobile.

Una volta sulla strada, Nathan ha continuato a camminare fiancheggiando l'auto del Papa e salutandolo mandandogli baci. Una delle guardie si è fermato a consolare il piccolo prima di riportarlo indietro alla sua famiglia in attesa.


Cfr. post in: Cantuale Antonianum http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz2bjyjwlvs

martedì 20 agosto 2013

San Francesco e i suoi frati, pellegrini a Santiago di Compostella

Cari amici, il Signore vi dia Pace.
Sono in partenza per per un servizio che mi affascina. Con altri frati sarò in Spagna (per 15 giorni), a Ponferrada, lungo il Cammino di Santiago, per svolgere un servizio di accoglienza, ospitalità e proposta spirituale ai numerosissimi pellegrini "a piedi" che ogni giorno vi transitano e bussano alla porta del rifugio parrocchiale "St Nicolas" . Chiedo da subito comprensione se non sempre sarò in grado di aggiornare il blog. Da secoli i frati francescani sono su questo storico itinerario, facendo risalire addirittura a san Francesco (e ad un suo viaggio a Compostella) questa scelta precisa. Riporto di seguito alcune notizie e informazioni al riguardo. In particolare mi piace sottolineare come l'anno prossimo ricorreranno gli 800 anni di questa nostra presenza. Vi chiedo una preghiera per noi frati, affinchè possiamo dare a tutti  i pellegrini che incontreremo, una gioiosa testimonianza di fede e amore al Signore Gesù. 
A Lui sempre la nostra Lode. frate Alberto


Solamente nei Fioretti, al capitolo 4, si parla del pellegrinaggio a Compostella di San Francesco:
Al principio e cominciamento dell’Ordine quando erano pochi frati, e non erano ancora presi i luoghi, san Francesco per sua divozione andò a San Giacomo di Galizia, e menò seco alquanti frati, fra i quali fu l’uno frate Bernardo; e andando così insieme pel cammino, trovò in una terra un poverello infermo, al quale avendo compassione, disse a frate Bernardo: Figliuolo, io voglio che tu rimanga qui a servire a questo infermo; e frate Bernardo, umilmente inginocchiandosi e inchinando il capo, ricevette l’ubbidienza del padre santo, e rimase in quel luogo; e san Francesco con gli altri compagni andarono a San Giacomo. Essendo giunti là, e stando la notte in orazione nella chiesa di san Giacomo, fu da Dio rivelato a san Francesco, ch’egli dovea prender di molti luoghi per lo mondo, imperciocchè l’Ordine suo dovea ampliare e crescere in grande moltitudine di frati; e in cotesta rivelazione cominciò san Francesco a prender luoghi in quelle contrade. E ritornando san Francesco per la via di prima, ritrovò frate Bernardo e l’infermo, con cui l’avea lasciato, perfettamente guarito: onde san Francesco concedette l’anno seguente a frate Bernardo ch’ egli andasse a san Giacomo. (Dai Fioretti)


Il pellegrinaggio di San Francesco d'Assisi a Compostella (1214) non è in verità un fatto che può essere certificato in sicurezza; infatti solo alcune fonti più tardive (Fioretti, XIV secolo) lo segnalano . Vi sono però al riguardo moltissime altre tradizioni orali e scritte (pur se incerte storicamente), che parlano del passaggio di San Francesco e dei suoi primi frati in diversi paesi e città della Spagna, come Sanguesa, Cañas, Burgos, Ciudad Rodrigo, ecc . Quello che invece è sicuro e documentato è che il pellegrinaggio lungo il Cammino di Santiago è stato molto presente nelle prime generazioni francescane, in linea con il programma di vita penitenziale dei frati, che si sentivano evangelicamente inviati sulle strade del mondo ad annunciare il Vangelo ai  fratelli . Nel 1219 fra Giovanni Parenti (primo ministro della Spagna) raggiunse la penisola iberica con circa 100 frati, su mandato del Capitolo Generale e una tradizione vuole che lo stesso san Francesco si unisse a questa missione fondando molti conventi . 


* Sul passaggio di san Francesco sul Cammino Jacopeo vedi l' interessante ARTICOLO di P. Giovanni Voltan ( Ministro Provinciale dei frati francescani del Nord Italia...e dunque mio diretto superiore!! )

* Segnalo anche che ad Assisi dal 22 agosto (Palazzo Bonacquisti) si apre la mostra "San Francesco nel cammino di Santiago", sino al 20 ottobre: oltre 70 opere di importanti artisti spagnoli che hanno rappresentato la cultura francescana. L'iniziativa anticipa le celebrazione del 2014 anno francescano in Spagna (VIII^ centenario del pellegrinaggio di San Francesco a Santiago De Compostela)

lunedì 19 agosto 2013

Leggi il Vangelo di oggi... e medita!

Dal VANGELO di MATTEO (19,16-22)
Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: 
«Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?».
Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. 
Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».
Ed egli chiese: «Quali?». 
Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, 
non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?».
Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi».
Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze. 


PAPA  FRANCESCO 
Omelia del 14 aprile 2013
“Il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze”


Adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da Lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con Lui, a fermarci a dialogare con Lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte. Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia. Questo ha una conseguenza nella nostra vita: spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza. Sono idoli che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri. Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità: ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita.

domenica 18 agosto 2013

GVA 2013 - Giovani verso Assisi

Convegno Giovani verso Assisi 2013
                              30 OTTOBRE al 3 NOVEMBRE 
Carissimi Giovani, eccoci a voi con un caloroso saluto di Pace e Bene, anche alle vostre famiglie e persone care. Siamo nel cuore dell’estate. Ci auguriamo abbiate avuto tutti la possibilità di riposarvi e di fare delle cose belle. 
Stiamo pensando però già all’autunno, in modo particolare al grande appuntamento di fine ottobre, il GVA 2013 per vivere accanto a San Francesco una straordinaria esperienza di gioia, di preghiera, di fraternità. 
Anche il nostro Papa Francesco, che a Rio de Janeiro ha invitato i Giovani di tutto il mondo ad essere i “nuovi costruttori della Chiesa e della società”, ci sprona a ritrovarci insieme per rinsaldare la nostra Fede e così testimoniare ovunque l'Amore del Signore. Vi aspettiamo numerosi. 
Un caro saluto, con un ricordo speciale per tutti.
I vostri frati 


ISCRIZIONI - 
Entro il 30 settembre - Dai 17 ai 30 anni  
+ Per il Nord Italia:   tutte le indicazioni nel sito www.riparalamiacasa.it 
+ Per le altre regioni:  chiedete ai responsabili locali e date un'occhiata al sito ufficiale  http://www.giovaniversoassisi.it/GVA/GVA2013/
CORO GVA 
Chi desidera partecipare lo notifichi prestissimo!! A metà settembre, sono previste le prove.

sabato 17 agosto 2013

La vocazione, obbligo o dono gratuito?

Cari amici in ricerca vocazionale, 
Ieri ho ricevuto una mail da Davide, un giovane trentino di 21 anni, il quale mi parlava da un lato di una sua attrazione per la vita consacrata francescana, dall'altra esprimeva grandi timori di fronte ad una strada che un poco sentiva come obbligata e già "segnata", quasi fosse una sorta di predestinazione forzata a cui "dover" necessariamente rispondere, mentre il suo cuore era pieno di paure. In particolare Davide mi ha espresso tutta la sua apprensione rispetto ad una scelta tanto impegnativa, per il suo considerarsi un uomo  "debole e peccatore", "impreparato e senza particolari doti"...Mi ha colpito il suo chiedersi ripetutamente: "perchè proprio a me", tra un misto di stupore, incredulità, timore, voglia di scappare e non ascoltare.. Ancora devo rispondere alla sua mail, ma  le tematiche che Davide mi ha esposto sono quelle di molti altri giovani che pure mi scrivono. Riporto al riguardo e di seguito, una bella meditazione di un caro confratello ( fra Antonio) che spero potrà essere utile a tutti. 
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
frate Alberto
Assisi: giovani frati 
LA VOCAZIONE "DONO" E "INIZIATIVA" DI DIO 
Il titolo di questa breve meditazione vuole essere soltanto una provocazione verso un modo di ragionare e di agire oggi molto diffuso - anche tra i cristiani - che in nome di una giustizia, concepita come un assoluto, impedisce, o addirittura nega, la vera libertà, quella di amare senza misura e con essa il vero amore che Cristo Gesù ha vissuto.

Parlare di vocazione come "Dono" di Dio ci costringe, infatti, ad abbandonare la logica del merito e del "do ut des", per lasciarci sorprendere e colmare dalla gratuità dell’Amore di Dio che Gesù ci ha rivelato. Ma, senza sprecare troppe parole, basterebbe che proviate a chiedere ad un consacrato di parlarvi della sua esperienza di Dio e di cosa lo abbia spinto a scegliere di donare la sua vita a Lui, per cogliere subito come vi troviate dinanzi ad un mistero d’amore così grande, che quel povero uomo o donna che sia, non potrà che rispondervi con delle parole o frasi simili a questa: «mi sono sentito profondamente amato da Lui». E ciò non perché consideri l’amore di Dio un fatto scontato, ma perché si riconosce raggiunto da un amore infinito e immeritato di cui egli è stato fatto oggetto. Ma non finisce qui, poiché se, non essendo ancora soddisfatti, provate a domandare: «ti sei chiesto come mai proprio a te?» vi dovrete accontentare di una risposta alquanto deludente come «non lo so!» o «non l’ho mai capito!».

San Francesco ha voluto provare a rispondere a questo interrogativo postogli da frate Masseo e non ha trovato parole migliori di queste: «perché il Signore non ha trovato sulla terra un peccatore più grande di me». Queste parole di Francesco lasciano ben comprendere certamente la sua profonda umiltà, ma soprattutto l’infinita misericordia che Dio gli ha usato, e ci aiutano a capire come il Dio che egli ha incontrato ragiona e fa le sue scelte non secondo criteri di giustizia o di merito, ma di amore. L’amore, infatti, non si merita, ma è dono gratuito e liberamente offerto. Per questo chi è raggiunto da quest’amore sa bene di non meritarlo, e sa ancora meglio di non essere affatto speciale per ritenersene degno.

Lasciarsi raggiungere dall’amore e dalla misericordia di Dio è l’esperienza più vera che ogni uomo possa fare di sé e di Dio, poiché nell’amore il mistero di Dio e quello dell’uomo si incontrano. Infatti, se è vero che nell’amore ricevuto Dio si fa come noi, è altrettanto vero che in quello donato e offerto noi possiamo farci come Lui. Ogni vocazione, pertanto, in quanto dono di amore ricevuto, è per l’uomo l’unica occasione di diventare santo come Dio è santo, cioè capace di amore, ed essere veramente beato, poiché in lui l’amore ricevuto, Dio stesso, porta frutto, in quanto si fa capacità di amore offerto, donato e condiviso con ogni fratello.
Ogni vocazione è, dunque, il luogo privilegiato in cui il mistero dell’amore si fa carne e si fa storia, così come si è fatto carne e storia in Cristo Gesù, affinché la nostra storia parli di Dio e diventi sempre più «sacramento» del suo amore. 

Fra’ Antonio Parisi

venerdì 16 agosto 2013

Il saluto francescano di "Pace e Bene"



Il saluto di "Pace e Bene"
Il Saluto specifico di "Pace e Bene" è un saluto che non troviamo negli  scritti di Francesco, ma in una delle più antiche biografie, la "Leggenda dei tre compagni", che meglio di altre sa proporre  una rilettura della esperienza umana e spirituale del Poverello anche attraverso le sue emozioni e i suoi desideri. 
L'episodio si colloca all'inizio della conversione del Santo, quando con l'abito succinto, il bastone e i calzari, Francesco “ispirato da Dio cominciò ad annunziare la perfezione del Vangelo, predicando a tutti la penitenza con semplicità”. A questo punto entra in scena un personaggio misterioso (quasi una sorta di precursore del Santo), di cui il biografo tace il nome  e che per le vie di Assisi si rivolgeva a tutti proprio con questo saluto: Pace e Bene! 
Come lo stesso Francesco ebbe a confidare più tardi, quell'incontro lo colpì moltissimo e in qualche modo fu interpretato da lui come un segnale del cielo, una precisa indicazione e rivelazione divina che gli mostrava chiaramente una strada da percorrere. Tanto che nel Testamento (1226), ricordando quell'episodio, lui stesso scriverà . “Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: Il Signore ti dia pace”.

Il frate francescano annuncia la  Pace
Il saluto di pace definisce pertanto l'identità stessa del frate francescano. Sin dall'inizio, Francesco e i suoi frati s'impegnarono in una predicazione di pace, fino a farne  un tratto distintivo della loro scelta di vita, tanto che nella Regola (1223) vi compare pari pari il monito di Gesù: “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”

Anche Tommaso da Celano, il primo biografo  di S. Francesco parla della giovane fraternità e di Francesco come ambasciatore di pace: “In ogni suo sermone, prima di comunicare la parola di Dio al popolo, augurava la pace. In questo modo otteneva spesso, con la grazia del Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza, a diventare essi stessi figli della pace e desiderosi della salvezza eterna il valorosissimo soldato di Cristo, Francesco, passava per città e villaggi annunciando il regno dei cieli, predicando la pace, insegnando la via della salvezza e la penitenza in remissione dei peccati”. 
La pace, per Francesco,  non deve essere solo proclamata, ma prima di tutto deve essere vissuta e questo lo ritroviamo nella Leggenda dei tre compagni (1276): “La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all'ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia dalla vostra mitezza. Questa è la nostra vocazione: curare le ferite, fasciare le fratture, richiamare gli smarriti”

Il frate francescano testimonia e costruisce la  Pace

In effetti, la pace fu il tema tema prediletto dal Santo nelle sue predicazioni. Tommaso da Spalato, che vide Francesco predicare a Bologna il 15 agosto 1222, narra che “tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace. Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irridibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace”. 

Al vescovo e al podestà di Assisi insegnò a perdonarsi per amor di Dio, e, infatti, nel Cantico delle Creature (1225) aggiunge la strofa del perdono: “Laudato si', mi' Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore”.
Ai figli della pace Francesco dedica anche una delle sue Ammonizioni (1221), la XV, a commento di una delle beatitudini (Mt 5,9): “Sono veri pacifici quelli che di tutte le cose che sopportano in questo mondo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell'anima e nel corpo”. Questa è la vera e perfetta letizia come spiega lo stesso Francesco nel ben noto apologo che potremmo quasi chiosare con le parole di San Paolo nella Lettera ai Filippesi (4,4-7): “Siate sempre lieti nel Signore, sempre; [...] Non angustiatevi per nulla [...] e la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”

E' Gesù Cristo la fonte della pace vera.
Se troppe volte S. Francesco è stato cooptato a forza nelle schiere di un pacifismo ateo e non credente, in realtà (come appare dalla sua vicenda) la fonte del suo annuncio  e del suo impegno per la pace è sempre il Signore, è sempre il Vangelo.   Per Francesco, solo quando riscopre Cristo, l'uomo trova pace, perchè Egli è la nostra pace e non altri. In Lui , allora ritrova anche quell'armonia ( con se stesso, con gli altri, con il creato e la natura) che lo fa capace di lode perenne e il suo cuore cessa di essere un arsenale pronto a esplodere, per divenire un pozzo di misericordia e di amore.
A tutti voi dunque, in Gesù Cristo: PACE E BENE !


giovedì 15 agosto 2013

Come Maria

Venezia - Basilica dei Frari (frati francescani)
Tiziano Vecellio: l'Assunta
Caro amico in "ricerca" vocazionale, il Signore ti dia Pace! 
Il Vangelo - Lc 1,39-5 -  che la liturgia di oggi ci propone ( festa dell'Assunta) è quello della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. 
Elisabetta è grandemente sorpresa al vedere Maria, la madre del suo Signore che viene ad aiutarla per preparare la nascita di Giovanni Battista. Ma del resto, la madre del Signore che qui si vuole fare serva, nel giorno dell’annunciazione aveva detto : «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38) ed ora si presenta nello stesso modo: «ha guardato l'umiltà della sua serva» (Lc 1,48). 
La madre agisce come farà suo figlio Gesù: «Sono venuto per servire non per essere servito» (Mc 10,45). La grandezza e la vocazione di Maria sta nel suo rendersi umile e attenta alla chiamata del Signore, nel suo farsi serva...
Caro amico, ecco come Maria ti mostra la via, ti rivela la strada per la tua ricerca e il tuo discernimento. Vorrai anche tu "farti servo"?  
Preghiamo la Vergine di poter  rispondere, come Lei, con lo stesso sorriso, la stessa delicatezza, la stessa prontezza. Buona festa. frate Alberto


AVE MARIA DI SCHUBERT - Cantata da Frate Alessandro di Assisi

mercoledì 14 agosto 2013

Padre Kolbe - martire francescano

Cari amici, il Signore vi dia pace. 
celebriamo oggi la festa di un frate francescano, martire ad Auscwhitz nel 1941: P. Massimiliano Kolbe, frate Minore Conventuale (il ramo dell'Ordine Francescano a cui anch'io appartengo). La sua intercessione vi sostenga nella vostra ricerca vocazionale e nell'abbandonarvi con umiltà e gioia alla volontà di Dio per la vostra vita. La Vergine Immacolata, a cui P. Kolbe rivolse costantemente il suo amore e il suo Atto di Consacrazione, sempre vi protegga e custodisca.
fra Alberto


martedì 13 agosto 2013

Santi francescani "d'agosto"


Cari amici, in ricerca vocazionale: il Signore vi dia Pace. 
Questo caldo mese ci regala ogni anno la compagnia di santi tosti che hanno preso sul serio il Vangelo di Gesù. 

In casa francescana ricordiamo in particolare , i Beati  fra Alfonso Lopez Lopez e fra Michele Remon Salvador, francescani e martiri spagnoli, uccisi nel 1936 in "odio alla fede" durante la guerra civile.

S. Chiara d’Assisi (11 ag.), donna forte che si definiva la ‘pianticella’ di Francesco, e S. Massimiliano Kolbe (14 ag.), frate coraggioso che prese il posto d’un padre di famiglia per morire nel ‘bunker della fame’ in Auschwitz (1941).

Ma la vera star-stella che ogni santità orienta, è Maria che celebreremo nella sua Assunzione, il giorno 15:  a Lei ricorriamo, anche quando nel pellegrinaggio ‘gemiamo e piangiamo’ e ‘sospiriamo’ che ci doni, con il suo Figlio, tutta la pienezza di bene che i nostri cuori, anche quando non sanno esprimerla, cercano tra terra e cielo.

Vi benedico. fra Alberto


lunedì 12 agosto 2013

Filmografia francescana

Chiara e Francesco
Titolo Originale: Chiara e Francesco
Regia: Fabrizio Costa
Interpreti: Ettore Bassi , Mary Petruolo, Gabriele Cirilli
Durata: 200 min.
Nazionalità: Italiana 2007
Genere: storico religioso
Nel 1198 ad Assisi i borghesi, molto ricchi e poco aristocratici, assaltano i palazzi dei nobili, molto aristocratici ma con poco denaro. Da una parte, allegro e scatenato, Francesco, figlio di Bernardone. Dall'altra, sconcertata e spaventata, Chiara, figlia di Favarone, d'antico lignaggio. Francesco sogna un futuro da cavaliere, Chiara sarebbe diventata una ricca dama ma il destino li chiama ad un'impresa più grande di loro.
Francesco
Titolo Originale: Francesco
Regia: Michele Soavi
Interpreti: Raoul Bova
Durata: 156 min.
Nazionalità: Italiana 2002
Genere: storico religioso
Raoul Bova è Francesco che impugna le armi in una lotta che vede contrapposte tra loro le famiglie più ricche della città. Catturato dai suoi avversari, viene messo in prigionia e questa esperienza lo farà riflettere sulla su avocazione nella vita. Di lì a poco una voce interiore lo spingerà ad abbandonare la sua ricchezza per dedicarsi alla cura e alla protezione dei poveri e dei più deboli. Francesco raccoglierà attorno a se altri uomini convincendoli a fare la stessa scelta di rinuncia e devozione. Morirà amato e rimpianto da tutti.
Francesco
Titolo Originale: Francesco
Regia: Liliana Cavani
Interpreti: Mickey Rourke, Helena Bonham Carter, Andréa Ferréol, Paolo Bonacelli
Durata: 2,38 h
Nazionalità: Italia 1989
Genere: biografico
Alcuni anni dopo la sua morte, Chiara e cinque fra i primissimi seguaci del Santo ne ricostruiscono la vita, dalle dissipazioni giovanili alla prigionia nella guerra contro Perugia, la rinuncia ai beni materiali e la scelta di dedicarsi interamente ai poveri e ai lebbrosi, la faticata approvazione della "regola" da parte del papa Innocenzo III, via via fino al miracolo delle stigmate e alla morte.
Fratello Sole Sorella Luna
Titolo Originale: Fratello Sole Sorella Luna
Regia: Franco Zeffirelli
Interpreti:  Graham Faulkner, Judi Bowker, Valentina Cortese
Durata: 123 min.
Nazionalità: Italiana 1971
Genere: storico religioso
Francesco figlio di un ricco mercante, è un giovane allegro e scanzonato, che trascorre le sue giornate in compagnia degli amici. Scoppiata la guerra tra Perugia e Assisi , decide di parteciparvi, quasi come ad un nuovo, eccitante gioco, ne ritornerà, invece, ferito nel corpo, ancor più nello spirito. Una lunga meditazione, lo porterà a rinunciare a tutti i suoi beni materiali e a dedicarsi ai poveri e agli umili. Ad uno ad uno si uniranno a Francesco tutti i suoi vecchi amici. Votati a vivere d’elemosina, giudicati matti dai cittadini benestanti, osteggiati dai poteri costituiti, civile e religioso, avranno il loro riscatto quando, Francesco deciso a far valere le proprie, evangeliche ragioni, si recherà a Roma da Innocenzo III, che dopo averlo ascoltato, in segno di approvazione dell’opera condotta dal frate, si prostrerà ai suoi piedi.
Francesco d'Assisi
Titolo Originale: Francesco d'Assisi
Regia: Liliana Cavani
Interpreti:  Lou Castel, Mino Bellei, Marco Bellocchio, Riccardo Cucciolla, Giancarlo Sbragia
Durata: n.d.
Nazionalità: Italiana 1966
Genere: storico religioso
Primo fi lm ad essere prodotto dalla Rai, girato in 16mm, messo in onda in due puntate e suddiviso in capitoli che tracciano l’itinerario della vita di Francesco, dalle prime esperienze giovanili e mondane sino al ritiro alla Verna, la malattia, la morte (4 ottobre 1226). Da poco restaurato e disponibile per l’home video, questo fi lm è l’esordio nel lungometraggio della trentenne Cavani. Francesco ha il volto di Lou Castel. Mino Bellei, Marco Bellocchio, Riccardo Cucciolla e Giancarlo Sbragia gli altri interpreti.
Francesco d’Assisi
Titolo Originale: Francesco d’Assisi
Regia: Michael Curtiz 
Interpreti: Bradford Dillman, Dolores Hart, Stuart Whitman
Nazionalità: Italiana, Inglese 1951
Genere: storico religioso
Abituato sin dalla nascita ad una vita di prvilegi, di passione e di dispendio smodato, Francesco D'Assisi diviene poi uno dei santi più amati e venerati della storia. Bradford Dillman ci regala un'avvincente interpretazione del vigoroso avventuriero che risponde alla chiamata del Signore abbandonando la sua vita profana. Rimpiazzata la spada con la croce, Francesco si eleva così alla gloria... Ma il lavoro di tutta la sua vita è minacciato da una gerarchia ecclesiastica corrotta e gelosa. Diretto da Micheal Curtis, già regista di Casablanca, quest'epico racconto di coraggio e sacrificio coinvolgerà l'intera famiglia.
Francesco, giullare di Dio
Titolo Originale: Francesco, giullare di Dio
Regia: Roberto Rossellini
Interpreti: Aldo Fabrizi; Arabella Lemaitre; Attori non professionisti
Nazionalità: Italiana 1950
Genere: biografico
Articolato in undici episodi, descrive la vita dei frati all'interno della comunità fondata da Francesco: dalla soluzione dei minimi problemi quotidiani all'arrivo di Giovanni il semplice; da un incontro del santo con sorella Chiara fino all'addio di Francesco ai suoi frati, inviati tra la gente a predicare il verbo francescano.
Frate Sole
Titolo Originale: Frate Sole
Regia: Ugo Falena
Interpreti: Umberto Pallarini, Silvia Malinverni, Rina Calabria, Lucienne Myosa, Bruno Emanuel Palmi, Filippo Ricci
Durata: 2121 metri
Nazionalità: Italia 1918
Genere: muto
Il film si concentra su alcuni aspetti della vita di San Francesco e si articola in quattro canti: Il bacio del lebbroso, Sulle orme del poverello di Assisi, Il tempio e Le stigmati. “Frate Sole”è la storia e il dramma stretti insieme indissolubilmente. Non rappresenta l’intera vita del santo ma piuttosto la pellicola la ricostruisce, attraverso momenti storici e rappresentativi, con scrupolosa fedeltà storica, la figura gigantesca di lui ed il suo tempo, pieno di tenebre e di fulgori. Il Film fa del Poverello d’Assisi, non già il protagonista, come si intendeva nel cinematografo, ma uno dei molti personaggi del vastissimo quadro che si propone di animare un quadro fatto di folla, della grande variopinta folla che l’età di mezzo agitava nel suo cupo immenso crogiuolo.


dalla rivista: San Francesco patrono d'Italia

domenica 4 agosto 2013

Vocazione francescana: questa può essere la tua vita

Pace e bene,
cari amici in ricerca della vocazione e della chiamata del Signore per la vostra vita.

Oggi vi segnalo uno stupendo video vocazionale realizzato dai nostri giovani frati francescani dell'isola di Malta. Li ringrazio di cuore per la bella testimonianza che ci offrono, mostrandoci la gioia di vivere il Vangelo sulle orme di san Francesco.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Buona domenica.
frate Alberto

sabato 3 agosto 2013

VIVERE IL VANGELO

Pace e bene cari amici , in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore i gesti e le parole di papa Francesco alla Gmg, con le quali ha invitato tutti i giovani credenti ad impegnarsi e spendersi attivamente per un mondo migliore, in favore di ogni uomo, vivendo radicalmente il Vangelo. Chi poi non ricorda le immagini toccanti della recente visita del papa a Lampedusa e le sue lacrime per le migliaia di morti in quel tratto di mare, attraversato da molti disperati alla ricerca di una vita più decente? E' il Vangelo di Gesù che in realtà, se davvero lo accogliamo, sempre ci provoca e tocca e viene a scardinare le nostre sicurezze, e ci spinge verso il fratello più povero e bisognoso, ci rende attenti e solidali, ci dona sempre coraggio e novità di vita. E' in fondo quello che accade al giovane S. Francesco d'Assisi!! Nel suo desiderio di osservare perfettamente il Santo Vangelo e di conformarsi in tutto al Signore Gesù, saprà superare tabù e paure ataviche, vincere ritrosie e andare oltre comportamenti in quel tempo più che giustificati (come verso i lebbrosi), cercando ovunque di portare la pace. di annunciare la misericordia e l'amore di Dio, mostrandosi  sempre fratello di ogni uomo. Un invito e un esempio che instancabilmente rimanderà ai suoi frati. Un invito e un modello che vogliamo cogliere per la nostra vita. 
benedico tutti. Fra Alberto .

San Francesco e il lebbroso.

Francesco visse in una profonda tensione interiore, sforzandosi di dare ai suoi un esempio coerente di vita cristiana; più volte i compagni menzionarono la sua volontà di essere “modello ed esempio” per i frati, fino a mostrarsi - e non poche volte - apertamente duro con se stesso. Esemplare, a questo proposito, il racconto di un fatto occorso alla Porziuncola, occasionato dall'agire indubbiamente imprudente di fra Giacomo il Semplice. E' forse l'episodio più bello, e più intensamente drammatico, tra tutti quelli riportati nella Compilazione di Assisi e uno dei più belli in assoluto all'interno delle fonti agiografiche su san Francesco.

Frate Giacomo il Semplice aveva condotto alla Porziuncola un lebbroso sfigurato dalle ulceri. Francesco stesso gli aveva raccomandato quei malati; Giacomo, infatti, assisteva i più colpiti e ne curava le piaghe. A quei tempi “i frati restavano nei lebbrosari”. Francesco allora gli si rivolse in tono di rimprovero, dicendogli che non avrebbe dovuto condurre là “i fratelli cristiani” (così egli chiamava i lebbrosi), poichè non era conveniente nè per lui nè per loro. Non voleva, infatti, per ovvi motivi di sicurezza, che frate Giacomo facesse uscire dall'ospedale i più piagati.

Ma non aveva ancora finito di parlare, che subito si pentì di quello che aveva detto e andò a confessare la colpa a Pietro Cattani, soprattutto perchè aveva timore che, rimproverando fra Giacomo, avesse fatto vergognare il lebbroso. Chiese quindi a frate Pietro di non contraddirlo, assegnandogli la penitenza che egli stesso avrebbe indicato, che fu quella di “mangiare nello stesso piatto con il fratello cristiano”.

Non si usavano posate allora, e persone diverse affondavano le mani nello stesso piatto: fu posta, perciò, una scodella tra loro due. Il lebbroso, narrano i testimoni, “era tutto una piaga; le dita, soprattutto, con le quali prendeva il cibo, erano contratte e sanguinolente, così che ogni volta che le immergeva nella scodella vi colava dentro il sangue”. Al veder ciò, frate Pietro e gli altri frati “furono molto rattristati, ma non osavano dir nulla per timore del padre santo”. Ha ragione Raoul Manselli, quando osserva che ciò di cui Francesco si vergogna, non è di aver rimproverato frate Giacomo il Semplice, ma di “aver dato al lebbroso il senso di essere meno che uomo”. Ciò poteva essere superato soltanto con il rendergli di nuovo la sua umana dignità, vale a dire “collocandosi su di un identico piano, nell'unico modo possibile in quella circostanza: mangiando insieme”. Paradossale finchè si vuole, ma evangelico! Sarà bene ricordarsene, soprattutto quando veniamo avvicinati ai semafori da persone che chiedono, alle quali succede a volte che diamo qualche centesimo senza neppure guardarle in faccia e senza far nulla per nascondere il fastidio che ci arrecano...

Felice Acrocca
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