mercoledì 26 ottobre 2011

Giovani e frati ad Assisi con il Papa.

Cari amici "in ricerca",
domani 27 ottobre, Papa Benedetto XVI sarà ad Assisi insieme ai leaders delle maggiori tradizioni religiose di tutto il mondo, per commemorare il 25 ° anniversario del primo incontro di preghiera per la Pace convocato allora dal beato Papa Giovanni Paolo II .

La PACE, un dono e un compito affidato anche a ciascuno di noi...


Giovani e frati
Anche noi frati francescani saremo presenti numerosi a questo evento accompagnati da tantissimi giovani che giungeranno da tutta l'Italia. Assisi del resto è un pò la "casa comune" di ciascun frate, ma anche è percepita come "casa" dai giovani che da sempre l'amano e la frequentano. In particolare vivremo insieme al Pontefice il pellegrinaggio a piedi che si svolgerà (nel pomeriggio) da S. Maria degli Angeli fino alla Basilica di S. Francesco. Mentre in serata, parteciperemo alla veglia di inizio del "Convegno Giovani verso Assisi", il tradizionale appuntamento che raduna alla Basilica di san Francesco ogni anno migliaia di ragazzi.  La proposta nasce (32 anni fa!!) dai frati francescani che da sempre custodiscono in Assisi la tomba del Poverello, (l'Ordine dei Frati Minori Conventuali, la famiglia religiosa a cui io pure appartengo); una proposta che continua ad essere ancora viva e attesa e carica di novità, come S. Francesco.
Il convegno del resto ha sempre costituito una scuola di fede e di amore e di vocazione per molti che ad Assisi hanno trovato slancio ed incoraggiamento anche per scelte forti ed esigenti come il "farsi frate" o diventare religiosa o partire per la missione. Tante anche le scelte solo apparentemente più quotidiane che al convegno si sono rafforzate e consolidate; quanti i ragazzi che , grazie al convegno, hanno voluto formare famiglie cristiane, scelto di essere testimoni di fede in ogni ambito della loro vita....!!!
Il Convegno...un'autentica Grazia!

Una preghiera
Affido pertanto alla preghiera di tutti la visita del Papa in Assisi insieme alle vite, ai sogni e alle speranze, agli ideali dei ragazzi che lo accompagneranno in questa visita e quelli del mondo intero.
A tutti il saluto di S. Francesco di  PACE E BENE.
frate Alberto

martedì 25 ottobre 2011

Frati martiri per il Vangelo

Caro giovane "in ricerca", ti ripropongo oggi  una riflessione sulla missione e sul martirio: due aspetti intimamente legati alla Vocazione francescana. Se desideri o pensi alla vita francescana, questi due elementi ideali non ti potranno mancare. Certo poi si esprimeranno nei modi (spesso anche molto umili e quotidiani e per nulla eroici ) che il Signore vorrà, ma " il sentirsi inviati ..." e " il dono di sè.." nel nome di Gesù,  sono costitutivi del frate .  Riporto di seguito l'omelia che Fra Jarek Wysoczanski (ora responsabile per le nostre Missioni Francescane nel mondo) ha tenuto alla Basilica di S. Antonio (Padova)  in occasione della recente Giornata Mondiale Missionaria (Domenica 23 ottobre 2011). In particolare fra Jarek ha raccontato la sua esperienza missionaria in Perù e il suo coinvolgimento nel tragico dramma che vide l'uccisione di due giovani frati missionari con lui:  fra Michele Tomaszek e fra Zbigniew Strzałkowski, Frati Minori  Conventuali, uccisi a Pariacoto (Perù) il 9 agosto del 1991. Il loro esempio ti sproni e ti sia di aiuto : il Signore ama chi si dona con gioia. Ti benedico. fra Alberto
da sinistra:  Fra Zbigniew, fra Jarek e fra Michal.
OMELIA DI FRA JAREK
Anzitutto desidero ringraziare il P. Rettore della Basilica e i frati per l’invito.
Ogni anno la Chiesa célebra la Giornata Missionaria Mondiale. E' un giorno dedicato a ravvivare in tutti la consapevolezza che la Chiesa è missionaria per sua essenza, per sua natura, per volontà di Cristo.
"Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20, 21). Un “invio”, un “andare” è conseguenza di una sequela, di uno "stare con Lui" (Mc 3,13), è conseguenza della fede.
Come ha indicato il Beato Papa Giovanni Paolo II, la fede si rafforza donandola (cfr RM 2). Si trasmette "Qualcuno" di cui si vive e per cui si vive! La fede senza la missione è sterile; e la missione senza la fede è parola vuota! Sono qui per condividere con voi l'esperienza della missione, nella quale i frati del Santo, i pellegrini e, in particolare, la Caritas antoniana ci hanno accompagnati con un sostegno non solo economico ma anche spirituale, fin dagli inizi. Voglio parlare dei miei fratelli: Miguel Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski, oggi già Servi di Dio, con i quali abbiamo iniziato la missione in Perù-Pariacoto.
Miguel e Zbigniew furono uccisi da guerriglieri del Movimento terrorista “Sendero Luminoso” a Pariacoto (Perù) il 9 agosto 1991. Erano francescani conventuali polacchi. Miguel aveva 31(trentun) anni e Zbigniew 33. Giunti nel paese andino, due anni prima della loro morte violenta, si dedicarono a servire il popolo a noi affidato, per restituire alla gente la dignità di figli di Dio attraverso il Vangelo e la carità. Amarono fino a dare la vita, seguendo i passi di Gesù con lo stile di Francesco d’Assisi e secondo l’esempio di Massimiliano Kolbe, martire in Auschwitz.
Hanno semplicemente reso realtà le parole di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15,13)
Siamo arrivati in Perù con Zbigniew il 2 dicembre del 88, e dopo arrivò Miguel.
I primi mesi non abbiamo vissuto insieme io e Zbigniew, cosi che abbiamo potuto imparare con più velocita la lingua spagnola e, più a contatto con la gente, abbiamo potuto conoscere e comprendere meglio la cultura e la religiosità delle persone. Questo periodo fu caratterizzato da un profondo e lento avvicinamento ai problemi sociali (la violenza, l’ingiustizia, il terrorismo, la povertà, la migrazione dalle zone rurali alla città) e anche a certi fenomeni ecclesiali emergenti, e per noi importanti: la religiosità popolare, le Comunità Ecclesiali di base, l’organizzazione della Caritas.
Il 30 agosto del 89 abbiamo assunto, ufficialmente, la missione di Pariacoto, situata nelle Ande peruviane, include 70 piccoli villaggi (per arrivare in alcuni occorrono 12 o piu ore a cavallo).
Noi siamo arrivati alla missione di Pariacoto con poche risorse e la realtà ci invitò a sottometterci a tutte le creature umane. Il nostro atteggiamento risvegliò la curiosità dei campesinos che, indubbiamente, hanno un’incredibile capacità di osservazione. Il nostro stile di vita semplice facilitò, fin dall’inizio, lo scambio e la comunicazione. Potemmo sperimentare, nella nostra propria carne, lo “stare con la gente”.
Il 9 agosto dopo la Messa, Miguel e Zbigniew furono fatti uscire dal convento e condotti, separatamente, al Municipio di Pariacoto (in quel tempo io ero in Polonia, per le mie prime vacanze). Da lì, insieme, furono fatti salire nella camionetta della missione insieme a suor Bertha. Poi, dopo un po’ di strada, i guerriglieri fecero scendere la suora e portarono i frati in un luogo chiamato Pueblo Viejo, vicino al cimitero. Lì assassinarono Fra Miguel con un colpo alla nuca e Fra Zbigniew con due colpi, uno alla spalla e uno alla testa. Uccisero anche il sindaco del villaggio.
Appena prima di essere catturati, sentendo la gravità della situazione, i nostri fratelli difesero i tre postulanti che stavano con loro, e chiesero loro di andare a pregare in cappella senza uscire. Hanno vissuto la situazione di Gesù che sul monte degli Ulivi disse per i suoi discepoli: “Se cercate me, lasciate andare questi”. Anch’essi dissero a chi li catturava “qui siamo noi i Sacerdoti, ma non toccate i giovani”.
I terroristi di “Sendero Luminoso” uccisero i missionari perché secondo loro: “ingannavano il popolo” , “Predicavano la pace”,“addormentavano la gente dando da mangiare” , cosi che non trovassero la spinta e il desiderio di fare  "la rivoluzione”. “La religione è l’oppio del popolo, un modo di dominarlo”.
Miguel era un uomo di profonda fede, semplice, un uomo di preghiera, evangelizzatore e solidale. Amava molto la Vergine ed era vicino ai giovani e ai bambini per mezzo della musica, nella quale aveva grandi doti.
Zbigniew aveva doti organizzative e molto senso di responsabiltá. Amava la natura, voleva servire gli altri, aveva una fede profonda e una vera passione per la figura di San Massimiliano Kolbe.
Miguel y Zbigniew non ci hanno lasciato un testamento “formale”; sono stati sorpresi da sorella morte, in piena corsa. Lasciarono il testamento che rappresenta e riassume l’identità di tante vite e morti anonime che credevano, lottavano e lavoravano per i valori del Regno in Perù e in molte altre parti del mondo, nelle varie situazioni storiche, politiche, culturali, ideologiche. La morte da martiri di Miguel e Zbigniew è un fatto, non un discorso; come lo fu l’abbraccio di Francesco al lebbroso, o il sorriso di Giovanni Paolo I, o il passo silenzioso di Massimiliano Kolbe per Auschwitz, o la fuga di una donna africana dal suo paese con il poco che ha sulla testa e i suoi figli stretti per mano, o l’uomo che vedeva la sua casa divorata dalle fiamme… Sono fatti e gesti che umanizzano gli uomini, risvegliano in noi una sana passione per l’autenticità, mostrano il volto di Gesù, che continua a dirci: “Seguimi”.
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Per approfondire la nostra realtà missionaria francescana , visita il sito dell'Ordinedei Frati Minori Conventuali

lunedì 24 ottobre 2011

Scopri la tua vocazione

Qual'è la mia strada?
2004-frate Alberto e Alessandro, lungo il Cammino di Santiago: quanta nostalgia...quanta Grazia!
Caro giovane "in ricerca",

se vuoi una mano per scoprire  e chiarire la tua vocazione, se cerchi un Frate Francescano al quale porre domande e con cui confrontarti sulla vita francescana, se desideri fare un cammino di discernimento e vivere qualche esperienza che ti  aiuti a capire la strada che il Signore ha pensato per te...
Scrivimi... sarò contento di risponderti e fare un tratto di cammino accanto a te.
Il Signore ti benedica.

frate Alberto

domenica 23 ottobre 2011

Frati Missionari - Frati Martiri

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
Domenica 23 ottobre 2011: Si celebra in tutto la Chiesa la Giornata missionaria mondiale. Un forte invito oggi ci è rivolto: a pregare e sostenere i missionari che annunciano il Vangelo in terre lontane , ma anche a riscoprire la nostra "missionarietà" personale e comunitaria, qui, dove siamo. A tutti noi cristiani infatti, è affidato il compito di anunciare il Vangelo ovunque e in ogni contesto, con audacia e passione, nella certezza che solo il Signore Gesù è "la Via , la Verità e la Vita".
AI GIOVANI
Specialmente i GIOVANI, sono coloro che in questo mondo stanco e avvilito sono chiamati a portare oggi la GIOIA del VANGELO: il mondo vi attende con impazienza! C'è bisogno di voi! C'è bisogno di una Chiesa giovane, che sente di  dover "andare", dover "partire", dover "annunciare" e "testimoniare".... Solo i "giovani" di cuore e di spirito infatti,  sanno donarsi con gratuità e senza calcoli....; ai "vecchi", non è data questa possibilità!!! Com'è triste invece incontrare a volte dei ragazzi già stanchi della vita e senza alcun slancio per niente e nessuno!!
NOI FRATI
Al riguardo, l'Ordine Francescano ha sempre avuto una spiccata sensibilità missionaria; la missione è nel dna del frate, che per antonomasia è "giovane"!. Moltissimi dunque sono i frati impegnati nelle nostre MISSIONI FRANCESCANE (con parrocchie, ospedali, lebbrosari, scuole...) sparse in tutto il mondo; oggi li vogliamo ricordare davvero in modo speciale!
I NOSTRI MARTIRI
E oggi ricordiamo anche tutti quei missionari che hanno pagato con la vita la loro fedeltà al Vangelo.
In particolare, ricorrono venti anni dalla barbara uccisione di due nostri giovani frati in Perù:


Ma l'annuncio del Vangelo non cessa di suscitare odio e persecuzione. E' di pochi giorni fa la notiza dell'uccisione di un altro missionario (del PIME), P. Mario Tentorio.  P. Mario lavorava da anni nelle Filippine (isola di Mindanao) accanto a gruppi tribali. La sua evangelizzazione comprendeva anche l'impegno per garantire sopravvivenza e diritti a queste popolazioni spesso derubate delle terre ed emarginate.

"Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo;
se invece muore porta molto frutto" (Gv 12,24).

sabato 22 ottobre 2011

Non abbiate paura!

Caro amico "in ricerca",
si ricorda oggi in tutta la Chiesa la stupenda figura del beato Giovanni Paolo II, il papa che seppe parlare al cuore di tanti giovani. Ti ripropongo di seguito alcuni passaggi dell'omelia che pronunciò il giorno d'inizio del suo pontificato (Domenica 22 Ottobre 1978) insieme alle parole forti e provocanti che rivolse a milioni di giovani, a Torvergata-Roma, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (Anno Santo 2000), Sono parole che hanno accompagnato e sostenuto nella fede e nella scelta vocazionale tanti giovani come te...fanne tesoro! Betao Giovanni Paolo II , prega per noi.


"Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l'uomo e l'umanità intera!  Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui lo sa!  Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna". (Domenica 22 Ottobre 1978)


“In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”. (Roma.Tor Vergata. XV Giornata Mondiale della Gioventù 2000).

"Come fare a comprendere che cosa Dio vuole da me ?
Come farò io a corrispondere a quel disegno d’amore
che Dio ha fatto per me soltanto …???"  
Ogni giovane, in un determinato momento della sua vita si pone questi interrogativi: "Cosa fare???"  
La prima reazione potrebbe essere la paura: la paura di perdere la propria indipendenza, la resistenza a lasciarsi guidare da Dio e fidarsi di Lui; la paura di tendergli la mano e vedersela carpita.  “Ma io avevo tanti progetti … il desiderio di realizzare tante cose belle, anche opere buone in favore degli altri …” e si ripresenta ogni volta quella lapidaria frase di Gesù …: “Se vuoi essere perfetto …va...vendi...vieni...seguimi”.
Non avere paura,
apri il cuore e le tue mani, fidati di Lui,
perché quanto vuole offrirti è un progetto stupendo d’Amore.

Ti benedico.

frate Alberto

Jesus Christ you are my life - GMG Tor Vergata 2000

giovedì 20 ottobre 2011

Chi è un francescano?

Un francescano è un povero, secondo il Vangelo; un uomo che, liberamente ed umilmente, ha rinunciato a esercitare ogni potere, ogni mezzo di dominio sopra gli altri. Pur tuttavia nella sua vita non è condotto da un atteggiamento da schiavo, ma dallo spirito più nobile ed alto che ci sia , quello del Signore. E’ questa una via difficile. Pochi la incontrano. E’ una grazia, una grazia grandissima che il Signore dona! Non la si ottiene lottando, ma adorando. Al frate solo Dio basta…e Lui è la fonte della sua libertà.

 Eloi Leclerc, "La sapienza di un povero".



martedì 18 ottobre 2011

La messe è molta, ma gli operai sono pochi

Martedì 18 Ottobre 2011
S. LUCA Evangelista (Festa),
Cari amici "in ricerca", si celebra oggi la festa dell'Evangelista Luca. Potrebbe essere una buona occasione per darvi il tempo di leggere tutto di seguito, in questi giorni, il suo Vangelo. Vi invito anche a  soffermarvi sul brano evangelico propostoci dalla liturgia odierna: un brano vocazionale tutto da meditare...e da cui lasciarsi provocare!! "La messe è molta, ma gli operai sono pochi"! Accogliamo oggi anche l'invito alla preghiera che il Signore rivolge : "Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe". Il Signore vi dia Pace. frate Alberto
 
Dal vangelo di Luca (10,1-9).

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.

lunedì 17 ottobre 2011

"Vocazione francescana" ora anche in Spagna


Cari amici "in ricerca",
vi devo dare questa sera una splendida notizia: è nato in Spagna:

Si tratta di un frutto della recente Giornata Mondiale della Gioventù vissuta a Madrid. In quei giorni stupendi infatti, moltissimi frati francescani (minori conventuali) si sono ritrovati , con più di 2000 ragazzi provenienti anch'essi da tutto il mondo , nel collegio di S. Bonaventura (retto dai frati spagnoli). Insieme abbiamo condiviso fraternamente tanti momenti che sono rimasti nel cuore di ciascuno e che difficilmente potremo dimenticare. In particolare, molto bella è stata per noi frati l'opportunità di incontrarci e scambiarci impressioni e pareri e modalità per annunciare ai nostri ragazzi la lieta notizia del Vangelo, la persona di Gesù. Sull'onda di questi dialoghi, i frati spagnoli hanno deciso di avviare anche per i loro giovani "in ricerca" un blog specificatamente vocazionale, consapevoli che la domanda vocazionale è la questione seria di ogni giovane, perchè nel cuore di tutti infatti vi è il desiderio di dare un SENSO PROFONDO alla propria vita. Un grazie di cuore va soprattutto a frate Abel (molti l'anno conosciuto in questi anni ad Assisi al Sacro Convento), che ha creduto a questa grandissima opportunità di incontro e contatto con innumerevoli giovani assetati di una parola vera e desiderosi di seguire il Signore.
Affidiamo questa nuova pagina all'intercessione della Vergine Immacolata, patrona dei francescani; l'affidiamo ai nostri santi S. Francesco, S. Antonio, S. Chiara, S. Massimiliano Kolbe....e naturalmente alle preghiere di tutti voi!
Buon cammino.

frate Alberto


sabato 15 ottobre 2011

Indignati... o ardenti?!

INDIGNATI?
Cari amici "in ricerca", oggi  tutti i giornali e le tv del  mondo riportano le immagini degli "indignados" che marciano e protestano in varie città. Sono giovani arrabbiati...e ne hanno tutti i motivi: senza futuro, precari nel lavoro come negli affetti , imbrogliati e ingannati dalla politica, sfruttati e spremuti fino all'osso per pochi euro....oltre all'essere derisi e tacciati di indolenza e bombocciaggine.. Che dire poi della vergognosa rapina legalizzata che spesso rappresentano gli "stages" e i vari "tirocini" e i "master" spremi-soldi....a cui devono sottoporsi per sperare qualche cosa..E l'elenco può essere ancora più lungo! Sono dunque veri e reali i motivi che li spingono a ribellarsi, certo, non nascondendo anche le loro tante fragilità e inquietudini e debolezze nè tantomeno giustificando le stupide violenze di pochi fanatici che rovinano tutto!
Riflettevo però in questi giorni sulla riduttività di questo termine -"arrabbiati"- con il quale i giovani si descrivono. Mi pare infatti che esso faccia prevalere ed evidenzi soprattutto il senso di ribellione, la frustrazione, la forte reazione emotiva ad una situazione intollerabile, ma che un poco, tutto si concluda lì, senza grandi prospettive. Ho l'impressione che manchi una visione, un sogno, uno slancio, una speranza o che quantomeno, questo termine, non sappia esprimere "un di più" che è invece davvero necessario.


ARDENTI?
Al riguardo sto leggendo in questi giorni un libretto di un famoso gesuita, scienziato e antropologo, Teilhard De Chardin: "Sulla felicità". L'autore, vi divide l'umanità in tre categorie di persone che si manifestano all'inizio di una ipotetica scalata alpinistici: gli stanchi, i gaudenti, gli ardenti.
"Così scrive: "Alcuni rimpiangono di avere lasciato l'albergo. Le fatiche , i pericoli, sembrano ad essi senza proporzione con l'interesse del successo. Decidono di tornare indietro. Altri, non sono dispiaciuti di essere partiti. Il sole risplende, il panorama è bello. Ma perchè salire ancora? Non sarebbe meglio godersi la montagna lì dove si è, in mezzo ai prati o in pieno bosco? E si sdraiano sull'erba od esplorano i dintorni aspettando l'ora del picnic. (Il loro motto sembra quello del "Gaudeamus Igitur", cioè della fruizione di una felicità intermedia, non ancora però piena). Altri, infine, i veri alpinisti, non staccano gli occhi dalla vetta che si sono giurati di conquistare. E riprendono la salita. Gli stanchi-i gaudenti-gli ardenti: tre tipi di Uomini di cui ognuno porta il germe dentro di sè, e tra i quali, in realtà, si spartisce da sempre l'Umanità attorno a noi. "
Che dire!? Forse a queste tre categorie ne potremmo ora aggiungere una nuova: quella degli "indignados". Mi chiedo però come questi si comporterebbero di fronte all'ipotetica scalata alpinistica di cui si parlava...la scalata della vita!!?? Di certo gli "ardenti" continuerebbero ad essere attratti dalla vetta, e per raggiungerla saprebbero affrontare qualsiasi ostacolo e sacrificio, mentre forse più di qualche "arrabbiato", temo che tale potrebbe rimanere e.. nulla più, non trovando la forza e lo slancio di alzare lo sguardo e di mirare anch'egli ad una meta e ad un orizzonte più alto .
Mi pare infatti, che in questo nostro tempo difficile manchi proprio questa dimensione "oltre" e che le alte "vette" siano da tempo oscurate e trascurate. Abbiamo dunque bisogno di qualcuno che torni ad indicare delle mete pure e affascinanti; c'è bisogno di Vangelo, c'è bisogno di maestri, c'è bisogno di uomini e donne che si spendano per ciò che è bello e nobile e giusto, c'è bisogno estremo di giovani ardenti per il Signore ed il suo Regno, c'è bisogno di testimoni coraggiosi e umili, c'è bisogno di politici sobri e retti, c'è bisogno di genitori fedeli e credenti, c'è bisogno di religiosi e sacerdoti appassionati, c'è bisogno di donne di preghiera e di compassione come Madre Teresa, c'è bisogno di SANTI come S. Francesco, S. Antonio, S. Massimiliano Kolbe... C'è bisogno di qualcuno che offra la sua vita per gli altri... gratuitamente... come Gesù!  
C'E' BISOGNO DI TE!


E TU... DOVE SEI?
Caro giovane "in ricerca", permettimi a questo punto di porgerti alcune domande provocatorie: 
In quale categoria di persone ti riconosci? Dove sei? Chi sei? Che cerchi? A cosa tendi nella tua giovinezza? Per chi e per che cosa sei disposto a lottare e forse anche a dare la tua vita? Chi e quale meta ti attrae? Qual'è il tuo sogno?

Cari amici, statene certi, la vostra vita ve la giocherete sulle risposte che saprete offrire a queste domande! La vocazione, e dunque la vostra strada, la scoprirete solo se non vorrete scappare da questi interrogativi.
Il Signore vi illumini e accompagni nel vostro cammino.

frate Alberto

lunedì 10 ottobre 2011

Giovani frati...in cammino

Cari amici "in ricerca", il Signore vi dia Pace.
Da pochi giorni , nel convento francescano S. Antonio Dottore, in Padova, a pochi passi dalla Basilica dove è custodita la tomba del Santo, sono rientrati i giovani frati (francescani dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali ) per proseguire lo studio della teologia, ma anche per continuare nel cammino di crescita e formazione umana e spirituale in vista della Professione Solenne (frati per tutta la vita) e l'Ordinazione Sacerdotale. Sono tutti molto giovani e ardenti....
A tutti loro (come ai giovani frati che studiano negli altri seminari "francescani conventuali" presenti in Italia) auguriamo un buon cammino e un buon anno di  studio e sapienza, ma soprattutto che sempre più possano maturare, nell'umiltà e nella devozione dei santi Francesco e Antonio,  un grande amore al Signore Gesù e una passione ardente per il Suo Regno.
Vi benedico e incoraggio. frate Alberto

Ecco i nostri cari fraticelli....

Molti sono chiamati, ma pochi eletti

Cari amici "in ricerca", certo avrete avuto modo di ascoltare e meditare il vangelo di questa domenica, dalla forte intonazione vocazionale.
Lo ripropongo alla vostra preghiera, augurandovi una buona settimana nel Signore. frate Alberto

Dal vangelo di Matteo (22,1-14).
Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse:  «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.   Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Una lettura vocazionale
Nel brano di Matteo compare una parola strettamente vocazionale: chiamare. Gesù stesso raccontando questa parabola ci dice che la vocazione è un invito a nozze, ad una festa con grasse e abbondanti vivande. Insieme a questa proposta positiva c'è la dimensione negativa: gli invitati rifiutano per vari motivi, chi per interesse, chi perchè dà più importanza ai propri affari, chi per cattiveria...Gesù manda di nuovo a chiamare e solo quando invita i deboli, la sala si riempie. Solo chi ha bisogno di Dio accetta l'invito, non chi è già sazio della vita!
Infine, ecco l'invitato senza abito nuziale. Sono parole dure quelle di Gesù: "molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti". Cosa significano? Qual'è l'abito nuziale da indossare? Stando all'esperienza concreta, anche oggi molti sono i giovani attratti dalla vita religiosa e sacerdotale e molti percepiscono nel cuore la chiamata a consacrarsi totalmente al Signore e al Suo Regno, poi in realtà, spesso prevalgono altre ragioni e preoccupazioni o interessi. Vi è dunque chi ritorna ai propri progetti e programmi, chi si rende sordo alla voce del Signore, chi non si lascia guidare e presume di sapere tutto, chi resta fermo e non rischia mai... Ben pochi dunque sono gli eletti. Per essere fra questi, occorre saper accogliere la chiamata del Signore  con cuore disponibile e umile, con cuore di povero.

Una preghiera
"Amico,come hai fatto ad essere qui?"
Perchè Signore, tu hai allargato l'invito,
hai aperto nuove vie
e se le case erano chiuse,
mi hai trovato lungo le strade.

Ma oggi, Signore, non voglio restare muto
come l'uomo della parabola.
Ti dirò: "Non ho l'abito bello
perchè sono troppo povero,
perchè ne h tessuto solo qualche scampolo.

Donamelo tu, Signore, vestimi di te,
vestimi della tua luce,
io sono soltanto un uomo delle strade,
uno dei crocicchi che i tuoi servi percorrono,
con tanta polvere sul cuore, buono e cattivo allo stesso tempo.

sono stato scovato solo alla fine,
ma adesso accolgo l'invito, farò la mia parte,
scelgo di indossare te.
indosso i tuoi occhi,
mi vesto dei tuoi gesti,
prendo le tue mani, la tua bocca, i tuoi piedi.

Io prendo te come mio desiderio,
come mio sogno,
e tu, Signore, accoglimi di nuovo nella sala del banchetto.
Tu mio abito, mia casa, mia festa.
Amen.

(Ermes Ronchi)

sabato 8 ottobre 2011

Messaggio in bottiglia

Cari amici "in ricerca", ricevo quotidianamente moltissime vostre mail alle quali cerco di rispondere il più celermente e sensatamente possibile. Vi ringrazio per la fiducia e per la pazienza e per la bella corrispondenza che ho con tantissimi di voi sul tema tanto bello e appassionante della Vocazione religiosa e francescana, sacerdotale o missionaria....E' un bellisimo Dono del Signore questa opportunità di dialogo che ci è data su di un tema spesso snobbato se non denigrato, eppure nascosto nel cuore di tanti giovani.


A volte mi giungono però alcune mail molto particolari. Sono quelle che definisco "le bottiglie nell'oceano". Si tratta di giovani che mi dichiarano apertamente di essere attratti dalla vita religiosa e francescana e che mi chiedono un aiuto o un consiglio. Probabilmente proprio grazie all'anonimato del web riescono ad esporsi e a gettare questa intuizione nascosta nel loro cuore (e spesso difficilmente ammessa persino da loro stessi) nel vasto mare di internet..sperando che forse questo loro "messaggio in bottiglia" venga raccolto, ma forse..anche no!! E' un modo molto attuale e giovane di dirsi..di svelarsi..di manifestarsi, ma anche di nascondersi e di non esporsi mai definitivamente e liberamente.
Infatti, quando poi rispondo personalmente, molti di questi scompaiono di colpo e interrompono qualsiasi dialogo, come se si sentissero scoperti e smascherati. E' come se da un lato, scrivendomi, avesserro potuto far emergere a loro stessi e finalmente esprimere almeno a qualcuno (non a caso sconosciuto!) questa loro intuizione o chiamata; dall'altra, è come se venissero un poco svelati, messi a nudo, nei loro sentimenti e desideri nascosti e inconfessati..Prevale a questo punto spesso la paura, il non volersi compromettere .... Meglio dunque tagliare la corda, meglio riseppellire tutto frettolosamente, meglio non rischiare; e così se ne tornano nella loro nicchia nascosta e protetta, si rifugiano nella loro piccola isola dispersa in mezzo all'oceano..in attesa di rilanciare forse ancora una volta la bottiglia con dentro un messaggio di aiuto (help!!) o di richiesta. Ma...non è detto che il mare questa volta ributti la bottiglia sulla spiaggia e qualcuno la raccolga!!!
Vorrei invitare questi naufraghi a farsi coraggio..: anche per loro il Signore ha un bel progetto di amore e certo ha in serbo qualche cosa di grande.
A questi ragazzi dico: rischiate, uscite fuori, non temete, fatevi aiutare, accettate di confrontarvi su quanto avete nel cuore; non rinunciate a guardare all'orizzonte oltre i vostri confini ristretti e sicuri..Fidatevi!
Qualcuno lassù vi vuole bene!
Vi benedico affidandovi a san Francesco e a Maria Immacolata, "Stella del mare".
A tutti: buona domenica. frate Alberto


P.s.: oggi pomeriggio e domani si svolgerà a Brescia (nel nostro convento di san Francesco) il primo incontro del corso vocazionale -gruppo san Damiano (per le regioni del Nord Italia); diversi giovani vi hanno aderito da varie parti (Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte, Friuli, Emilia R...). Dunque si parte "alla ricerca" della volontà del Signore. Vi chiedo una preghiera per loro e per noi frati che li accompagniamo in questo cammino di discernimento sulla loro vita. Grazie di cuore!

venerdì 7 ottobre 2011

I francescani e l'Immacolata: Il S. Rosario

FESTA DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL ROSARIO
7 ottobre

F. Merisi - Parr. di Verolavecchia


Il S. Rosario

Caro amico "in ricerca", in tutta la chiesa si celebra oggi la festa della BEATA VERGINE MARIA DEL ROSARIO. Da Maria, tante volte è giunto l'invito dolce e materno  (come ha fatto a Fatima, a Lourdes...)  a ricorrere quotidianamente a questa preghiera molto semplice eppure profonda e intima.
E' una preghiera da sempre cara e amata anche da noi francescani, che ti raccomando paricolarmente nel tuo cammino di discernimento vocazionale: ti sarà di grande aiuto e sostegno per meglio aprire il tuo cuore alla volontà del Signore.




P. Massimiliano Kolbe, il Rosario e Lourdes

Al riguardo vedi cosa ne pensava S. MASSIMILIANO KOLBE (frate Minore Conventuale - la mia famiglia francescana), martire ad Auschwitz e straordinariamente devoto a Maria Immacolata.

"Nelle sue apparizioni a LOURDES, nell'anno 1858, la Madre di DIO teneva la corona del Rosario tra le mani e, per mezzo di BERNADETTE ce ne ha raccomandato la recita. Possiamo concludere, perciò, che la preghiera del Rosario, una preghiera semplice e sublime,  rallegra assai l'Immacolata. 

A Lourdes l'Immacolata sgrana la corona del Rosario ed incoraggia così Bernardette a recitarlo con Lei. È un modo profondo per insegnarci come dobbiamo approfondire i misteri di GESÙ, dalla sua venuta nel mondo fino all'incoronazione, quale Regina del cielo, di colei che Gli fu Madre.

Ebbene, se desideriamo elevarci fino a conoscere Lei e a innamorarci di GESÙ, dobbiamo soffermarci a meditare questi misteri in unione con Lei, sussurrando e ripetendo incessantemente
l' Ave Maria".
(S. Massimiliano Kolbe)

giovedì 6 ottobre 2011

Ottobre - Missione e S. Rosario

Filippine: alcuni nostri giovani frati (Ordine frati minori Conventuali)
Il mese di ottobre ha due “indirizzi”: è il mese della missione, è il mese del Rosario.
In un recente articolo monsignor Orani João Tempesta, Arcivescovo di Rio de Janeiro (Brasile) ha ricordato che il mese di ottobre ha due “indirizzi”: da un lato “le missioni, che segnano le riflessioni nelle nostre comunità”, dall'altro “è anche il mese del Rosario, di antica tradizione, che ci invita a una vita di preghiera contemplativa”.
Questi due temi, ha affermato, “si completano, perché abbiamo bisogno di una densa vita spirituale e di preghiere per vivere testimoniando Gesù Risorto e annunciandolo alle persone del nostro tempo”.
La missionarietà fa parte dell'esser cristiani
Monsignor Tempesta si è soffermato in particolare sul tema delle missioni, indicando che “siamo essenzialmente missionari”.
La missione fondamentale della Chiesa “è sempre di annuncio della Parola di Dio che echeggia nel cuore dei fedeli, testimoniata e vissuta, che deve trasparire in tutta la vita del popolo di Dio”, ha spiegato. “Tutti noi diventiamo seguaci e missionari partendo dalla Grazia che riceviamo da Dio attraverso il Santo Battesimo”.
A partire dalla conoscenza della Grazia di Dio, adottata nel cuore di quanti cercano la solidità della rivelazione divina nella loro vita, si percepisce la necessità della missione”.
E' anche missione della Chiesa quella di denunciare tutto ciò che è contrario alla Parola di Dio, come le ingiustizie provocate alla luce di interessi particolari che sviano il percorso cristiano”.
“Essere missionario è, in primo luogo, un grande impegno che il cristiano adotta a favore della realizzazione del Regno di Dio, in cui le creature da Lui create devono proclamare e dare testimonianza della propria fede, portando alla conoscenza di tutte le persone la Parola di vita che cura, libera e salva”.
“Essere missionario è innanzitutto l'atto di assumere la fede interamente, in una dinamica viva di accoglienza della propria vocazione. “In questi tempi di grandi difficoltà per la missione della Chiesa, che soffre varie persecuzioni nel mondo, non è facile 'essere discepoli', non è semplice essere presenti nella società in cui una minoranza preferirebbe che 'ci si dimenticasse di Dio'”, ha riconosciuto monsignor Tempesta.
“Nel discernere i 'segni dei tempi', sentiamo quanto siano necessari una 'nuova evangelizzazione' e il coraggio di proclamare in chi crediamo, e come siano importanti per la società i valori annunciati dai missionari”.
Tutto è terra di missione
Molte volte, ha proseguito monsignor Tempesta, si pensa che per essere missionari “sia necessario entrare in un ordine religioso e professare i voti per essere inviati in una terra lontana e lavorare nell'evangelizzazione dei fratelli”.
Ovviamente, “esiste questo tipo di lavoro missionario nella vita della Chiesa”, grazie ai “nostri fratelli che donano la propria vita nell'annuncio e nella testimonianza del Vangelo in luoghi in cui Cristo ancora non è stato annunciato”. La missione, però, è insita “in tutti noi battezzati”, e “dobbiamo agire come veri missionari nell'ambiente in cui viviamo, iniziando dalla nostra famiglia e comunità, in cui esercitiamo il nostro apostolato”.
Santa Teresina del Bambin Gesù, ha ricordato del resto l'Arcivescovo, “non è mai uscita dal Carmelo, ma è stata una grande missionaria, mossa dalle sue continue preghiere, dal suo spirito missionario che portava come inquietudine nel suo cuore e dal profondo amore per Dio”.
In questo contesto, il mese di ottobre è “un momento per rafforzare l'azione di pregare e aiutare il buon esito del lavoro dei missionari che sono in missione in terre molto distanti dal Paese o dalle città di origine”, nonché “l'opportunità di far sì che la nostra missione quotidiana possa sortire gli effeti necessari nel cuore di tutti i fedeli, perché procedano cercando sempre la vicinanza a Dio”.
"La missione di tutti noi consiste nel fatto di dover abbracciare la proposta che Dio ci ha fatto dal momento in cui, mosso da un amore incondizionato, ci ha donato la vita”, ha ricordato l'Arcivescovo di Rio de Janeiro.
Sii anche tu un missionario di Gesù Cristo”, ha esortato.

link utili: www.zenit.org

mercoledì 5 ottobre 2011

la vocazione religiosa: paure, timori, ritrosie, tentazioni

Caro amico "in ricerca" e che forse senti nel tuo cuore un richiamo del Signore alla consacrazione religiosa, molti  come te mi scrivono presentandomi insieme a slanci e grandi ideali di sequela e desideri di  risposta generosa a tale vocazione, anche tante paure e timori legati ad ambiti abbastanza ricorrenti (l'affettività, la contrarietà dei genitori, l'attrattiva dei beni materiali, la sfida dell'ignoto e del futuro, un senso di indegnità e inferiorità personale, la paura di sbagliare..., il timore del "per sempre"..).  Si tratta per la verità di dinamiche che sempre un poco "tormentano" e "tentano" il chiamato, mettendolo alla prova e soprattutto verificandone la FEDE.
La VOCAZIONE RELIGIOSA infatti, è primariamente QUESTIONE DI FEDE!
Vi propongo oggi al riguardo l'antica e sempre nuova storia vocazionale del profeta GIONA, che interpellato  e inviato da Dio a predicare la conversione agli abitanti di Ninive, continua invece a scappare confidando solo in se stesso. Lo ritroviamo descritto (anche simpaticamente!) nelle letture della liturgia di questa settimana. Il profeta vi appare in realtà drammaticamente "arrotolato su di sè ", aggrappato ai propri sogni e convincimenti, preoccupato del proprio progetto di vita. I racconti, alquanto ironici, ci mostrano tutta la sua ostinazione, la poca Fede, il suo non fidarsi del Signore, il suo autocommiserarsi paralizzante, il suo mettersi in fuga. Un rifiuto che lo acceca  e gli indurisce il cuore  impedendogli di intravedere il grande progetto di amicizia e fiducia e amore che il Signore vuole instaurare con lui e con ogni uomo. Neppure coglie, nè gli importa, come il Signore si possa servire di lui per la salvezza di migliaia di persone "che non sanno distinguere la destra dalla sinistra"!!! Ti invito a rileggere la storia di Giona, davvero stupenda e attuale..  e a confrontarla con la tua storia, le tue ostinazioni, i tuoi sciocchi rifiuti e le fughe, le tue visioni limitate ed egoiste..la tua poca Fede., ed anche a valutare le conseguenze (per te e per molte altre persone) di un rifiuto al Signore.
La VOCAZIONE  ricorda, è sempre QUESTIONE DI FEDE!

Dal libro del profeta Giona (1,1-17.2,1.11).
Fu rivolta a Giona figlio di Amittai questa parola del Signore:
"Alzati, và a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me".
Giona però si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s'imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.
Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. I marinai impauriti invocavano ciascuno il proprio dio e gettarono a mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più riposto della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell'equipaggio e gli disse: "Che cos'hai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo". Quindi dissero fra di loro: "Venite, gettiamo le sorti per sapere per colpa di chi ci è capitata questa sciagura". Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: "Spiegaci dunque per causa di chi abbiamo questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?". Egli rispose: "Sono Ebreo e venero il Signore Dio del cielo, il quale ha fatto il mare e la terra". Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: "Che cosa hai fatto?". Quegli uomini infatti erano venuti a sapere che egli fuggiva il Signore, perché lo aveva loro raccontato. Essi gli dissero: "Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?". Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: "Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia". Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano perché il mare andava sempre più crescendo contro di loro. Allora implorarono il Signore e dissero: "Signore, fà che noi non periamo a causa della vita di questo uomo e non imputarci il sangue innocente poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere". Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e fecero voti. Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull'asciutto.
Dal libro del profeta Giona (4,1-11)
Giona provò grande dispiacere e fu sdegnato. Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand'ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?».
Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all'ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino.
Ma il giorno dopo, allo spuntare dell'alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò. Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d'oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: «Meglio per me morire che vivere».
Dio disse a Giona: «Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?». Egli rispose: «Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!». Ma il Signore gli rispose: «Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita! E io non dovrei avere pietà di Nìnive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?».
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Il nome Giona richiama personaggi biblici con questo nome, come il profeta Giona che preannuncia al re Geroboamo II (784-744 a.C) l’ampliamento del regno (2 Re 14,25).

La storia di Giona, narrata nel libro che porta il suo nome, è, però, di epoca più vicina al Nuovo Testamento (400 ed il 200 a. C.) e non ha legami con i personaggi biblici che portano lo stesso nome.
ll libro di Giona, più che una storia accaduta realmente, è narrazione didattica, il cui scopo è di mostrare che Dio ha compassione di tutta l’umanità e non solo del popolo che si è scelto. Questi semmai hanno il compito di farlo conoscere, come Dio di misericordia. Il racconto nei suoi toni anche ironici, come il permanere di Giona nel ventre del pesce a causa del suo peccato (Gn 2,1.11), il sorgere improvviso della pianta di ricino che ristora Giona ed è divorata da un verme dopo un giorno, lasciando Giona sotto il sole rovente (Gn 4,5-11), risponde al dubbio circa il fatto se Dio voglia o no la salvezza di tutti quelli che sembrano lontani dalla fede in lui e nemici dei credenti.  La storia ironica ed efficace di questo piccolo libro, di appena quattro capitoletti, si comprende alla luce dei problemi religiosi e della mentalità “ristretta” dell’epoca in cui il libro fu scritto. E’ il tempo del post esilio. Gli israeliti, tornando in patria, si trovano a contatto con le popolazioni pagane che si erano insediate nella loro terra. I rimpatriati, nel desiderio di vivere una fede pura nel Dio dei loro padri, credono di doversi isolare dagli altri abitanti, ritenuti pagani, e li guardano con sospetto.  Costoro nel libro di Giona sono rappresentati dagli abitanti di Ninive, capitale dell’Assiria, il cui nome ricorda il popolo nemico che distrusse nel 721 a.C. il regno del Nord!
L’autore sacro più che su Ninive fa convergere il suo messaggio sui rapporti tra Dio, il misericordioso, e Giona, che non approva l’agire di Dio. Giona rappresenta il profeta che deve convertirsi a Dio. Per questo Egli lo invia a predicare la conversione proprio a Ninive. Giona si rifiuta e anziché dirigersi a Ninive va verso Tarsis, nome che indica un posto lontanissimo, soprattutto da Dio. Inghiottito, però, da un grosso pesce, nel cui ventre rimane tre giorni, viene salvato da Dio, che è misericordia.
Giona, costretto a ricredersi, predica la conversione al popolo nemico che, suo malgrado, si converte a Dio. Stizzito della loro salvezza, sfoga la sua collera con Dio perché è “pietoso e misericordioso, longanime e di molta grazia” e si pente del male (cf Gn 4,3). Tramite il segno del ricino, e l’ironia di Dio alla sua collera, finalmente, Giona comprende che Dio prova pietà per gli essere umani che non distinguono la destra dalla sinistra, cioè il bene dal male (cf Gn 4,11).
Concretamente il messaggio del libro mostra che il Dio biblico è un Dio che ama immensamente ed il suo amore è la salvezza di tutti i popoli.


Da sapere che:
•La parola Giona significa “il colombo” che va dove non deve andare ma che Dio lo riacciuffa e lo fa andare dove Egli vuole.
•Matteo e Luca ricordano il segno di Giona che Gesù applica a sé: “Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: ‘Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione” (Lc 11 29-30; cf Mt 11,39; 16,4).





martedì 4 ottobre 2011

San Francesco d'Assisi

4 ottobre

solennità del nostro serafico padre
SAN FRANCESCO


Meditava continuamente le parole del Signore
e non perdeva mai di vista le sue opere.
Ma soprattutto l’UMILTA' dell’INCARNAZIONE
e la CARITÀ della PASSIONE
aveva impresse così profondamente
nella sua memoria,
che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.
(FF 467)

Cari amici "in ricerca" a tutti il mio più fraterno augurio di PACE E BENE. Oggi, qui alla Basilica del Santo di Padova si è celebrato con grande solennità la festa di san Francesco; moltissimi frati e tanta gente hanno reso vivi e partecipi i vari momenti di preghiera e la liturgia eucaristica presieduta dal ministro provinciale p. Gianni Cappelletto. Ieri sera , davvero commovente e toccante era stato "il Transito" di San Francesco, la memoria della sua morte.
Che san Francesco vi protegga e illumini nelle scelte della vostra vita. Possa il suo esempio spronare anche ciascuno di voi nell'aderire totalmente e senza timore al Signore Gesù.  frate Alberto

Nb.: Vedi su san Francesco e la sua scelta di vita radicale per il Signore un post interessantissimo del mio confratello  fra Alessandro in:
Cantuale antonianum

lunedì 3 ottobre 2011

San Francesco

4 ottobre 2011
San Francesco d’Assisi

ASSISI! La festa di S. Francesco ci riporta qui. Una memoria affettiva sempre viva nutrita di incontri, esperienze forti, campiscuola, soste veloci.
Perché a te, frate Francesco, tutto il mondo vien dietro?” ripetiamo con frate Masseo (FF 1838) a Francesco. Qual è il fascino di questo piccolo grande uomo?
Seguire Gesù sul serio, vivere il Vangelo per davvero, essere fratello di tutti. Questa la rivoluzione che Francesco portò nella Chiesa e nel mondo di quel tempo, questa la nostalgia e possibilità che ancora ci contagia. Vivere il Vangelo, essere e fare i cristiani. La vita buona del Vangelo!
Lieta festa di S. Francesco a tutti! E a lui, che fra i vari incarichi ha pure quello di essere patrono della nostra Italia, chiediamo la sua intercessione per chi è posto in responsabilità e per noi tutti in questo momento.

-Sera del 3 ottobre. In tutte le chiese francescane, noi frati celebriamo il “transito” di S. Francesco, ovvero facciamo memoria della sua morte (3 ottobre 1226). Una celebrazione commovente in un tempo che della morte non vuol sentirne parlare: Francesco la chiama “sorella” perché ci introduce alla Vita eterna.


Qui a Padova, alla Basilica di S.Antonio, la celebrazione, presieduta dal padre rettore, inizierà alle 21 e percorrerà i chiostri prima di entrare in basilica. Il 4 ottobre il padre provinciale presiederà la s. messa solenne delle 17,30.