Una settimana missionaria a Ghedi, tra scuole, incontri e testimonianze, ci racconta come, a 800 anni da san Francesco, il carisma francescano continui a parlare al cuore delle nuove generazioni, con lo stesso spirito di allora.
Agli albori della vita francescana, l’esperienza missionaria era costitutiva della vita dei frati. La forma di vita donata a Francesco aveva in sé un profondo anelito missionario. Lo stesso santo di Assisi, infatti, con i suoi primi compagni, si recava di città in città annunciando la pace. Spesso raggiungevano luoghi segnati da conflitti, dove venivano chiamati per contribuire a riportare la pace tra cittadini divisi e in guerra. Nel suo Testamento, san Francesco scrive:
Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!» (Test 23)
A conferma di questo, il suo primo biografo, Tommaso da Celano, racconta che san Francesco
con grande fervore ed esultanza, egli cominciò a predicare a tutti la penitenza, edificando i suoi uditori con la semplicità della sua parola e la magnificenza del suo cuore. La sua parola era come fuoco bruciante, penetrava nell’intimo dei cuori, riempiendo tutti di ammirazione. (…) In ogni suo sermone, prima di comunicare la parola di Dio al popolo radunato, augurava la pace dicendo: «Il Signore vi dia la pace!». Questa pace egli annunciava sempre sinceramente a uomini e donne, a tutti quanti incontrava o venivano a lui. (1Cel 23)
Ma oggi i frati vanno ancora in giro ad annunciare la pace? Continuano a percorrere le città per annunciare il Vangelo? Raccontano ancora la vita di Francesco e cercano di trasmettere lo stile di vita ricevuto in eredità dal loro fondatore?
Sì. In un modo nuovo, ma con lo stesso respiro di un tempo!

Una settimana francescana nel bresciano
Lo scorso settembre, con deu altri frati e con alcune Suore Francescane dei Poveri (qui il loro sito internet), noi frati di Vocazione Francescana – fra Alessandro, fra Pius e fra Damiano – ci siamo recati a Ghedi, invitati dal parroco e dal cappellano ad animare la comunità di questa cittadina in provincia di Brescia.
Gli 800 anni dalla morte di san Francesco sono stati un’occasione preziosa per incontrare tante persone cercando di condividere con loro la nostra vita e raccontare quello che Gesù ha operato nella nostra esistenza.
Durante quella settimana abbiamo fatto visita a molti malati, costretti a rimanere nelle proprie case e ormai impossibilitati a uscire. Abbiamo incontrato le realtà caritative del territorio. Abbiamo condiviso momenti di preghiera al mattino presto con chi doveva poi andare al lavoro e con i bambini prima della scuola. Abbiamo condiviso la colazione con le famiglie in un clima fraterno e quotidiano, Abbiamo incontrato varie classi di catechismo e ci siamo messi a disposizione per le confessioni. Ma, soprattutto, abbiamo incontrato tanti giovani adolescenti nelle scuole.

Nelle scuole
In particolare, mi sono ritrovato a entrare classe per classe, a volte da solo, altre volte insieme a suor Roberta o suor Monica, per incontrare tanti ragazzi e ragazze dell’Istituto Capirola di Ghedi.
Devo ammettere che è stata un’esperienza straordinaria: ho potuto incontrare tanti volti, ascoltare molte domande e incrociare occhi pieni di curiosità. Non sono mancati nemmeno gli sguardi un po’ più sconvolti di chi, vedendo aggirarsi per i corridoi del proprio istituto una persona vestita in modo decisamente insolito, non sapeva bene cosa pensare!
Ѐ stata soprattutto una grande grazia poter condividere buona parte delle giornate a contatto con ragazzi e ragazze che portano nel cuore la ricerca di una felicità autentica.
Sono certo che raccontare loro la vita di san Francesco li abbia aiutati a comprendere come nessuno raggiunga il successo senza passare attraverso il fallimento. Il nostro santo, infatti, si è dovuto scontrare con la dura verità dei propri sogni infranti. Ha dovuto rimettere in discussione il proprio modo di rincorrere la felicità cercando un nuovo modo per ottenerla.
Francesco ha però avuto anche il coraggio di interrogare il Signore, di mettersi in ascolto di quella sete che si portava dentro e, intuendo la strada da percorrere, non ha aspettato di avere chiaro ogni minimo dettaglio, ma fidandosi ha iniziato a fare qualche passo nella direzione che gli sembrava più giusta.
Anche le domande sulle ragioni della nostra scelta di vita e le curiosità più disparate sul nostro modo di vivere sono diventate, così, occasioni preziose per parlare di umanità e di Vangelo. Dialogando, abbiamo potuto sciogliere qualche tensione, liberare l’immaginario sui frati e sulle suore da tanti stereotipi e restituire a questa scelta di vita un volto più familiare e concreto. Un modo per mostrarne la normalità e, perché no, anche la possibilità.

Un annuncio per l’oggi
Ogni vita, come la vita di francesco, in fondo vive questa dinamica di morte e risurrezione. Ogni esperienza che meriti di essere vissuta porta in sé la possibilità di fallimento. Eppure, spesso però dimentichiamo che i successi più importanti della nostra esistenzanascono proprio là dove sperimentiamo la ferita della delusione.
È sentirsi amati, guardati e accolti per ciò che si è a rendere possibile una svolta. Scoprire di essere radicalmente scelti da Dio proprio quando la vita sembra rivolgerci un sonoro “no”, cambia la nostra esistenza.
Raccontare agli adolescenti di oggi che sono amati per ciò che sono significa, in fondo, annunciare il Vangelo di Gesù Cristo attraverso l’esperienza di san Francesco.
Credo che, in quella settimana, noi frati e suore francescani impegnati ad animare la realtà secondo il nostro stile di vita, abbiamo semplicemente avuto la grazia di rivivere ancora, a più di 800 anni, quanto i primi frati hanno vissuto insieme a san Francesco.
E questo ha il profumo del Vangelo.
Al Signore sempre la nostra lode.
fra Damiano – fradamiano@vocazionefrancescana.org


