Spesso cerchiamo Dio e il nostro futuro solo nei grandi “effetti speciali”, ma la svolta arriva quasi sempre sottovoce. Condivido con voi un articolo di Avvenire che ci sfida a cambiare sguardo: imparare a misurare l’invisibile per non subire la vita, ma iniziare finalmente a capirla e a sceglierla davvero.
A volte pensiamo che il discernimento o la fede siano fatti solo di “scene madri”, di momenti decisivi e importanti: un trauma gigante, una svolta clamorosa, una voce dal cielo che risolve tutto in un colpo solo. Come se la vita fosse un film d’azione…
In realtà, la vita quasi mai cambia per grandi esplosioni, ma per piccole deviazioni. Un incontro che sembrava da niente, una frase sentita per caso, un dubbio che non hai voluto scacciare subito… Sono quei dettagli che ti si attaccano addosso e iniziano a lavorare dentro di te. Se hai fretta di capire tutto e subito, rischi di farti violenza: la fretta è il bisogno di chiudere il caso prima ancora di aver raccolto le prove.
“L’invisibile non è
il contrario del reale:
è solo reale che
non abbiamo ancora
imparato a leggere”!
(vedi articolo al link)
Il segreto allora sta nel diventare persone capaci di accorgersi dei dettagli! Dobbiamo smettere di buttare via i segnali che Dio ci manda solo perché non sappiamo interpretarli al volo! La vita invece ci lancia un invito:
“A non chiamare “confusione” ciò che è complessità. A non chiamare “destino” ciò che è solo una misura fatta male. Perché a volte la differenza tra una vita che capisci e una vita che subisci è soltanto questo: la sensibilità dello strumento con cui ti ascolti. E sì, è una frase a effetto, ma purtroppo è anche vera” (vedi articolo al link).
Allora mi chiedo: quante volte ho ignorato un segnale solo perché non gridava? E se oggi decidessi di fermarmi e “misurarlo meglio”, che cosa cambierebbe nella mia vita?
Buona lettura di questo splendido pezzo di Gabriella Greison su Avvenire, lo trovi a questo link!
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org




