Quando la vita sembra travolgerci e il mondo appare sempre più confuso e ostile, la tentazione di “ritirarsi” è forte. Ma il Vangelo non ci invita alla fuga: ci chiama piuttosto a restare, per trasformare dall’interno ciò che ci sembra perduto. San Francesco lo ha capito bene: non si cambia il mondo fuggendolo, ma abbracciandolo con amore.
La tentazione di fuggire
Capita spesso che mi scrivano persone animate da una profonda delusione verso la società, verso la Chiesa, o verso la vita stessa. Mi raccontano la loro stanchezza, il loro sentirsi fuori posto, la sensazione di non riconoscersi più in nulla.
“Fra Nico, il mondo va a rotoli, la gente pensa solo a sé, la società è corrotta, i valori non esistono più… forse dovrei chiudermi in un convento, in un eremo, lontano da tutto questo male”.
È una reazione comprensibile: quando tutto intorno sembra frantumarsi, sorge il desiderio di proteggersi, di trovare un luogo dove il rumore del mondo non arrivi, dove la violenza e la confusione non abbiano accesso, dove finalmente restare in pace! C’è in questo un bisogno legittimo di pace e di senso. Ma se la motivazione profonda è “scappare”, prima o poi quella stessa inquietudine tornerà a bussare anche dietro le mura di un convento, di un monastero, di un eremo…
Perché? Perché il male che ci ferisce non è solo “fuori”, ma anche dentro di noi. La solitudine, l’egoismo, la paura, il bisogno di controllo o di riconoscimento abitano il cuore umano, di ciascuno di noi, nessuno escluso. E questo perciò non si risolve cambiando ambiente, ma lasciandosi cambiare dentro.
Non ci sono i buoni e i cattivi: ci siamo noi
Siamo spesso portati a dividere il mondo in categorie: da una parte i “giusti” e dall’altra i “corrotti”, da una parte chi “ha fede” e dall’altra chi “vive nel male” (mettendo ovviamente noi stessi dalla parte dei “giusti”, e convincendoci che il 99% delle persone stia dall’altra parte…).
Ma la verità è che non esistono due mondi separati. Esiste un solo mondo, abitato da creature fragili, ferite, e tuttavia amate da Dio. Non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra: ci siamo noi, tutti insieme, impastati di bene e di male, di desiderio di luce e di abitudini che ci riportano nell’ombra.
Anche noi, a volte senza accorgercene, siamo parte di quel sistema che critichiamo: quando giudichiamo con durezza, quando mettiamo al primo posto il nostro benessere, quando chiudiamo gli occhi davanti alla sofferenza altrui. Non siamo semplici “spettatori” del male del mondo, ne siamo parte. E per questo la conversione cristiana non è mai un gesto isolato, ma una responsabilità collettiva: il mondo cambia solo se cambiamo anche noi.
Se cambio io,
allora il mondo
ha cominciato
a cambiare!Ernesto Olivero, fondatore del Sermig
Ritirarsi dal mondo, allora, non significa “salvarsi da soli”, ma privare il mondo della nostra parte di bene. Ogni volta che scegliamo di non partecipare, di non amare, di non impegnarci, lasciamo un piccolo vuoto, un buco nero, dove avrebbe potuto esserci luce.
Restare dentro, con uno sguardo nuovo
Allora c’è un’altra strada, più esigente, ma infinitamente più feconda: restare! Restare dentro il mondo, ma con uno sguardo trasfigurato. Restare cercando di non lasciarsi corrompere, e chiedendo perdono quando ci accorgiamo di averlo fatto. Restare con il cuore libero, capace di vedere il bene anche dove altri vedono solo caos. Restare come segno di speranza, testimoniando che un altro modo di vivere è possibile.
Questo è ciò che ha fatto san Francesco. Non si è rifugiato in un monastero per fuggire la decadenza della sua epoca (che di certo non era migliore della nostra!!!), non si è chiuso in un eremo per condannare la città: ha scelto di camminare nelle sue strade, di incontrare le persone, di lodare Dio nel sole e nel vento, nei poveri e nei lebbrosi. Il suo non è stato un rifiuto del mondo, ma un modo nuovo di abitarlo.
Francesco e i suoi frati non hanno alzato muri, ma abbattuto barriere. Non hanno rinnegato la realtà, ma l’hanno attraversata con cuore semplice, portando dentro di essa la gioia del Vangelo. Questo è il vero “ritiro”: non scappare dalla vita, ma abitare la vita con gratitudine, con stupore, con un cuore disarmato che sa ringraziare.
Chi sceglie di vivere nel mondo con uno “sguardo contemplativo”, chi impara a lodare invece di lamentarsi, chi sa scorgere i semi di bene anche nelle situazioni più difficili, diventa davvero luce. E questa luce non ha bisogno di muri per proteggersi: è il mondo stesso che viene illuminato da dentro.
Conclusione: Coraggio!
Insomma, non serve fuggire per trovare Dio: lui ci attende proprio lì dove siamo, dentro la nostra vita concreta, con le sue ferite e le sue contraddizioni. La santità non è evasione, ma trasfigurazione. Non si tratta di “uscire dal mondo”, ma di lasciarsi trasformare da Cristo per trasformare con Lui ciò che ci circonda.
Quindi, coraggio: se senti che tutto va storto, se il mondo ti appare freddo e confuso, non chiuderti! Resta, ama, prega, lavora, perdona. E ricorda: il Signore stesso ha scelto di incarnarsi in questo mondo, nella nostra storia, e attraversare ogni strada, proprio insieme a te!
Buon cammino.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org















