Cosa significa “pregare sempre”? Come si fa? Il Vangelo ci dà qualche indicazione preziosa.
Acquisire una buona abitudine è difficile!
Avete mai provato ad acquisire una buona abitudine? Io per esempio sto provando ad acquisire l’abitudine di fare ogni giorno cinque minuti di esercizi di stretching per la schiena (ho un ernia…). Ma possono essere anche altre cose: andare a letto presto, mettere via i social e leggere un libro, smetterla di rispondere male a mia mamma, fumare di meno… scegliete voi. Acquisire un’abitudine è difficile. Ci vuole molta forza di volontà, risolutezza, motivazione, energia, costanza, perseveranza.
E queste di per sé non sono cose che ci vengono naturali: se io dovessi ascoltare la mia natura, i miei istinti, seguirei ogni giorno una voglia diversa, altro che costanza, perseveranza… o no? La costanza, la perseveranza, sono cose da costruire, da imparare, che non ci vengono spontanee e che fanno un po’ a pugni con la nostra natura. Fanno la lotta con la nostra natura. C’è una lotta, una guerra dentro di noi quando ci proviamo.
E diciamocelo pure: questa lotta, questa battaglia, include delle sconfitte. Sempre. In realtà, noi non siamo strutturalmente capaci di essere perfettamente fedeli, perfettamente costanti, sempre. È fuori dalla nostra portata. Forse la perfetta fedeltà, precisa, e infallibile, è pure un po’ disumana…
“Pregare sempre, senza stancarsi mai”
Eppure c’è un passo del vangelo in cui “Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai” (Lc 18,1). Necessità, sempre, mai: tre parole che sembrano dirci che è obbligatorio essere perfettamente costanti; Gesù sembra chiederci una cosa impossibile, disumana. Ma se poi guardiamo effettivamente alla parabola che Gesù racconta notiamo aspetti un po’ diversi.
In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi””. E il Signore soggiunse: “Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente! (Lc 18,2-8a)
Gesù parla di una vedova cha una necessità, che parte da un bisogno; un bisogno così potente da generare una insistenza, e quindi una perseveranza (“gridare giorno e notte”). In seconda battuta per il Signore è importante sapere che la risposta arriverà certamente: “Dio farà loro giustizia prontamente”.
Quindi c’è sì una perseveranza, ma che per esserci ha bisogno di questi due elementi: una necessità potente, e la certezza che si verrà esauditi. Solo con questi due elementi di può fare la lotta, la battaglia, sia esteriore (convincere il giudice), sia interiore (continuare a gridare giorno e notte).
La perseveranza è figlia della necessità e della certezza
Per la vedova della parabola essere esaudita dal giudice è importante. Non solo importante: è vitale! Lei rischia la vita, la sua necessità è ineludibile, se perde la causa, muore di fame; e in più sa, come tutti i poveri nel Vangelo sanno (avete presente la vedova al tesoro del tempio? Il pubblicano al tempio?), che Dio è dalla loro parte, e non li lascerà morire di fame. Davvero lei può essere perseverante perché rischia la vita e perché sa che ne vale la pena (necessità e certezza).
Allora la conseguenza per noi è molto chiara! Abbiamo bisogno di due cose, entrambe fondamentali, per qualsiasi cammino di vita:
- Avere bisogno di Dio, sentire che senza di lui io muoio. Avvertire questa necessità profonda e ineludibile: senza Dio io rischio la vita! Il contrario di questo è il pensiero, la sensazione, che in fondo posso farcela da solo, che tutto sommato la mia vita dipende da me. Allora chiediti: posso vivere senza di Lui o no? Ho bisogno davvero di Lui o no?
- Sapere per esperienza che Dio è per te, è dalla tua parte, che lui è fedele e quindi io posso fidarmi di lui. Avere fatto esperienza in qualche modo di questa fedeltà, questa cura di Dio nei miei confronti. Il contrario qui è il pensiero che in realtà Dio voglia fregarmi, “in fondo io devo fare un sacco di robe per lui, ma poi chi te lo dice che lui davvero interviene?”, in fondo se mi guardo intorno ci sono un sacco di situazioni dove lui avrebbe dovuto intervenire e non l’ha fatto… Mi fido veramente di Lui? Sono davvero sicuro che Lui è intervenuto e interverrà ancora certamente nella mia vita?
Ci lasciamo queste domande, grandi, enormi… Ce le lasciamo dicendoci che allora forse si tratta di vivere le nostre lotte, le nostre battaglie, insieme a Dio, in sua compagnia, scoprire che lui già le abita da dentro. E quando si lotta in due, allora cambia tutto, allora la lotta, la fatica, rischia anche di acquistare un senso.
“Il Signore ti custodirà da ogni male,
custodirà la tua vita,
quando esci e quando entri,
da ora e per sempre!” (Sal 120).
Dacci signore di sentire chiaramente
che abbiamo necessità di te,
e di sapere che tu sei certezza di risposta per noi!
Allora la nostra preghiera sarà perseverante,
allora la nostra vita e la nostra quotidianità
sarà come un “pregare sempre, senza stancarsi mai!”.
Buon cammino a tutti.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org















