Carissimi amici, dal titolo del post sorge spontanea la domanda:
“cosa c’entra la corsa con la vita spirituale, il movimento con la preghiera?”
Non desidero rispondere in modo esaustivo a questa domanda. Per chi volesse addentrarsi di più in questo tema, consiglio la lettura del libro “Correre con Dio” (EMP), scritto da Alberto Trevellin.

Vorrei brevemente soltanto portarvi la mia esperienza francescana. Da 11 anni a questa parte, alla vita “da frate”, fatta di preghiera, fraternità, lavoro, incontri, viaggi ecc… ho innestato, con una certa costanza, anche la corsa. Ho compreso che tra la vita spirituale e la corsa ci sono molte assonanze, molti punti in comune che sono emersi nel tempo, proprio pregando e anche… correndo.
Di certo questi due aspetti hanno trovato come un filo invisibile che li ha uniti, lasciando a me (a noi…) la caparbietà e la costanza, ma anche la fantasia, di varcare la soglia di una credibile, quanto inaspettata, armonia tra le parti, il cui regista è Dio. È stato incredibile, e lo è ancora, pensare come le differenze possano essere appianate, avvicinate, essere messe addirittura in dialogo, un po’ riportandomi alla memoria questo bellissimo passo di Isaia:
“Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.” (Is 11,6-8)
Questa è opera di Dio. L’uomo e la donna però non sono semplici spettatori di uno spettacolo! Sono semmai i protagonisti di quest’opera, che è possibile attraverso un “sì” alla vita che passa proprio anche attraverso il corpo. Secondo la tradizione biblica il corpo non è semplicemente un fardello pesante, una trappola, una gabbia. Per essere un poco più precisi, il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “la persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale” (CCC n.362). Prosegue: “Il corpo dell’uomo partecipa alla dignità di immagine di Dio: è corpo umano proprio perché è animato dall’anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito” (CCC n.364). Infatti “Il corpo è tempio dello Spirito Santo” (1Cor 6,19), come afferma san Paolo nella prima lettera ai Corinzi; “Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1Cor 6,20).
Parafrasando un passaggio della Costituzione pastolare “Gaudium et Spes” (uno dei documenti del Concilio Vaticano II), l’uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, unità di anima e di corpo (cfr. n.14). E, pur dando al corpo la giusta importanza, non vogliamo nemmeno promuovere il culto del corpo fino a sacrificargli tutto, idolatrando la perfezione fisica e il successo sportivo (cfr. CCC n.2289).
Dopo queste doverose premesse che permettono di assettare il discorso riguardante corpo e spirito, possiamo aggiungere che la corsa, così come la vita spirituale, richiede allenamento, costanza, impegno, dedizione, determinazione, pazienza, fatica e anche sudore. Ma è anche dono, gratuità, bellezza, sguardo alla natura.
La corsa è freddo, nebbia, vento; ma è anche sole, caldo afoso, sudore. È mattine in cui vedi sorgere l’alba, o sere di tramonti fiammeggianti. Talvolta è tarde serate con una torcia ad illuminare i propri passi. È giorni in cui calpesti le foglie secche autunnali lungo gli argini ed è giorni in cui decidi di indossare le scarpe da running anche se fuori piove e sai d’inzuppare d’acqua i piedi.
Come non ricordare, allora, a questo punto, il “Cantico delle creature” di san Francesco (di cui quest’anno ricorre l’ottavo centenario) dove il creato e le creature vengono lodati e magnificati dal poverello di Assisi come dono di un Dio che elargisce continuamente del bene a tutti, indistintamente, perché “Il Signore fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45b)?
Alla fine, tutto questo è sempre stupore e meraviglia, anche quando ci si sente particolarmente stanchi al termine di una corsa estenuante, facendo esperienza di una sempre nuova conoscenza di sé, dei propri limiti e delle proprie forze, ma anche dei fratelli e del mondo stesso.
La corsa, allora, può davvero diventare una lode al Signore e trasformarsi in preghiera, permettendoci di rivolgerci a Dio per chiedere (una supplica, una richiesta d’aiuto, una necessità particolare), oppure per invocare il suo Santo Nome, oppure ancora per ringraziare e lodare o, semplicemente, per rimanere uniti a Dio (cfr. pag. 137 “Correre con Dio”), anche quando non si aveva voglia di indossare le scarpe da running per uscire a correre a causa del freddo, del caldo, per pigrizia o per altri motivi ancora. Eppure capita che si inizi a correre e nel mentre che le falcate ci fanno avanzare lungo la strada, piano piano, si è portati a sentire che viene meno il peso interiore che ci opprimeva. Ciò avviene anche perché abbiamo iniziato a correre accompagnati da un versetto biblico che si trasforma in litania – al modo del pellegrino russo – e che ci permette, al termine del nostro tempo di corsa, di renderci conto che il benessere che proviamo intimamente nel cuore non è solo ed esclusivamente una questione “endorfinica”. Forzando un po’ i termini, potremmo anche dire che tutto ciò può essere una sorta di esicasmo prodotto dall’unione e dall’armonia tra corpo e spirito, sotto l’egida compagnia dello Spirito del Cristo Risorto che accompagna i nostri passi oranti, quasi come fossimo dei discepoli “runners” di Emmaus con il cuore che arde nel petto mentre corriamo con Dio. Non è forse questa una santa orazione vissuta correndo?
Allora, con queste premesse, un’ora di corsa può essere un’ora di preghiera, ed è quello che vogliamo condividere coi giovani, con la “Run&Pray”, esperienza di corsa e preghiera, a partire dal mese di ottobre 2025, con cadenza mensile, di sabato mattina, e che avrà come base e luogo di partenza la basilica di sant’Antonio a Padova (trovi tutte le info a questo link).

Vivremo un tempo di adorazione eucaristica, molto semplice, al termine della quale intraprenderemo una tranquilla “galoppata” di qualche km di corsa.
È bello correre da soli, in silenzio, così come è bello correre in buona compagnia, condividendo le circostanze che la vita ci offre. In sostanza, è cosa buona e giusta correre una sorta di corsa che è una sintesi armonica tra solitudine, fraternità e creato e che potremmo anche ribattezzare “francescana”. E lo stare bene insieme, in compagnia del Signore e dei fratelli che il Signore ci dona (cfr. F.F. 116), certamente, è sublime dono dell’Altissimo buon Signore.
Se voleste avere maggiori informazioni o desideraste partecipare andate a questo link!
fr. Gabriele – runandpraypd@gmail.com
















