Nel nostro cammino di fede le emozioni sono compagne preziose. Spesso tendiamo a respingerle o a etichettarle come “positive” o “negative”, ma la realtà è ben altra: le emozioni sono tante e sfumate e ognuna porta un proprio messaggio. Imparare a chiamarle per nome è un dono che ci aiuta a vivere in maniera più autentica e anche a fare discernimento vocazionale in modo più profondo e fruttuoso!
L’importanza di ascoltare le emozioni
Le emozioni sono uno dei linguaggi con cui parla la nostra interiorità, la nostra parte più profonda. La gioia, la tristezza, la rabbia, la paura, la speranza, nessuna di esse è buona o cattiva in sé: tutte ci parlano e ci invitano a guardare dentro di noi. Quando ascoltiamo le nostre emozioni, diamo spazio alla verità del nostro vissuto e possiamo discernere meglio ciò che il Signore ci sta chiamando a vivere.
“Ascoltare le emozioni” però non è cosa facile, immediata o spontanea… anche se può sembrare strano, è in realtà qualcosa che si impara piano piano, con pazienza ed esercizio.
Dobbiamo imparare ad entrare dentro di noi, e ascoltare davvero ciò che ci accade, ciò che proviamo, ciò che sentiamo sulla pelle, che cosa emerge… se non impariamo un po’ alla volta ad ascoltarci, come potremmo poi distinguere in mezzo alle tante voci, quella di Dio?
Dare un nome alle emozioni
Ascoltare ciò ci accade però spesso non è sufficiente. Vi è mai capitato di sentirvi chiedere da qualcuno, magari un amico che vi vuole bene, “come stai?” e non essere in grado di rispondere? Forse avvertite dentro di voi in quel momento “come state”, ci sono degli elementi che emergono, eppure non sapete dare voce, dare nome a ciò che sentite…
Questa è un’esperienza comune… e ci dice quanto dobbiamo crescere nell’imparare a dare nome a ciò che viviamo. Dare un nome, definire, esprimere ciò che scorgiamo dentro di noi, nel profondo di ciò che siamo, è un esercizio estremamente utile, per tanti motivi, direi almeno quattro:
- Autoconoscenza: anzitutto sapere individuare e nominare ciò che sentiamo ci permette di comprenderlo, di riconoscerne piano piano l’origine, di scorgerne i confini e gli effetti, scoprendo tanti aspetti di noi che talvolta possono sorprendere perfino noi stessi.
- Discernimento: questo ci aiuta piano piano a riconoscere da dove arrivano queste emozioni, e che frutti possono portare nella mia vita, imparando così a distinguere la voce dello Spirito di Dio in noi in mezzo a tante altre, e quindi a darci maggiore consapevolezza e libertà nel seguirla, liberi da condizionamenti interni ed esterni.
- Libertà e responsabilità: ci permette quindi di conseguenza anche di fare nostra quella emozione, cosicché sia io a guidarla e “comandarla” (più che lei a comandare sulla mia vita…), così da agire poi in modo più libero e responsabile.
- Profondità: infine imparare a dare un nome, a riconoscere la gamma delle emozioni che ci abitano, ci abitua ad una profondità maggiore, a leggere dentro le cose, a comprendere meglio anche ciò che vivono le persone attorno a noi, e vivere ad un livello diverso. Insomma, ci fa crescere, sia umanamente che spiritualmente, ci fa diventare uomini e donne “di spessore” umano maggiore.
Le sfumature delle emozioni
Se provi allora a fermarti ed ascoltarti dentro, troverai tante emozioni diverse… e ben presto ti accorgerai che usare solamente i termini più comuni (gioia, rabbia, paura…) non è sufficiente ad esprimere ciò che senti: la “gioia” può assumere tante sfumature e intensità diverse, e così la paura, e pure la rabbia, ecc…
Allora capiamo che si tratta di imparare ad affinare la nostra “sensibilità emotiva” (o “competenza emotiva”), a scorgere sfumature e gradazioni, e a dare nomi differenti a ciascuna di esse. Questa varietà ci restituisce piano piano tutta la ricchezza della nostra interiorità, che ha da dirci tanto di più rispetto a ciò che pensiamo!
Un “catalogo” delle emozioni?
Si potrebbe allora tentare un “catalogo delle emozioni” perché diventi anche per noi una sorta di mappa su cui orientarci… e molti studiosi vi si sono cimentati.
Normalmente le emozioni vengono “catalogate” in base a due elementi, il “colore” e l'”intensità”:
- il “colore”: cioè il “tipo fondamentale” di emozione, a quale area di base fa riferimento (che ha alla sua base un preciso meccanismo fisiologico ancestrale); i colori corrispondono alle emozioni fondamentali, che a seconda delle diverse teorie possono essere 5, 6, 8…; normalmente le emozioni di base sono gioia, rabbia, paura, disgusto, tristezza, sorpresa…); dalla combinazione fra loro di queste nascono poi le emozioni più complesse (o secondarie);
- l'”intensità”: cioè quanto l’emozione occupa spazio ed energie nella nostra interiorità; può essere uno stato d’animo di fondo, quasi impercettibile, oppure un’emozione che sentiamo chiaramente ma che riusciamo a controllare, o ancora qualcosa che ci esplode dentro in maniera così forte da determinare direttamente il nostro comportamento.
A partire da questo ecco qualche esempio di “catalogazione”:
- il cono (o ruota) di Plutchik è forse la più famosa; questa proposta riconosce 8 emozioni primarie (8 colori) e per ciascuna 3 intensità diverse;

- Plutchik ha anche elaborato uno schema delle emozioni “miste”, che portano in sé elementi di più emozioni primarie contemporaneamente;

- sulle emozioni “miste” ha lavorato anche Ekman, che fra l’altro è stato anche il consulente per il film “Inside out“; proprio per il film in questione ha preparato questo schema utile;

- ci sono poi altre rappresentazioni che restituiscono maggiormente le sfumature che ci sono fra le emozioni; ad esempio quella elaborata dal Junto Institute;

Ovviamente queste rappresentazioni sono sono esaustive (e in rete ne potete trovare anche altre), ma possono essere un punto di partenza per iniziare a riconoscere le sfumature che colorano il vostro mondo interiore.
Conclusione
Imparare a nominare le emozioni significa accogliere ogni aspetto del nostro essere, senza rifiutare ciò che non ci piace. È un cammino di autenticità, in cui riconosciamo che ogni emozione, con le sue sfumature, ha un valore e un insegnamento da offrire. Nel discernimento vocazionale e nella vita quotidiana, ascoltare il cuore è un atto di coraggio e di fede. Ogni sentimento ci aiuta a capire meglio noi stessi e a rispondere alla chiamata di Dio.
Allora continuate a esplorare, a scrivere, a dialogare con voi stessi (e con il Signore a partire da ciò che scoprite in voi stessi), e scoprirete che anche il linguaggio delle emozioni diventerà un prezioso strumento per il vostro discernimento e persino una preziosa occasione di incontro con Dio.
Buon cammino a tutti!
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
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