Oggi siamo tutti abituati ad aggrapparci ai “contratti” per sentirci al sicuro! In questo articolo esploreremo come la logica della certezza non ci può portare alla vera pienezza di vita, e come il rischio e il dono di sé siano la strada verso una gioia autentica e duratura: la vera salvezza non sta nelle garanzie umane, ma nel coraggio di affidarsi al Signore.
La ricerca della sicurezza: il “contratto” sopra ogni cosa
Viviamo in un mondo che idolatra la sicurezza. Cerchiamo percorsi universitari che promettano un lavoro sicuro, ambiamo a contratti stabili, e spesso rimaniamo ancorati alle soluzioni già conosciute e percorse dai più per paura di sbagliare. L’idea di rischiare, di uscire dalla nostra zona di comfort, sembra quasi una follia in una società che premia la prevedibilità e la stabilità.
Conta solo ciò che è certo, assicurabile, misurabile, prevedibile: investo solo se mi conviene; se faccio un passo ho bisogno di avere le spalle coperte; se percepisco che c’è un rischio cerco subito che ci sia una via d’uscita o un risarcimento… “Soddisfatti o rimborsati”, per tutti gli aspetti della vita!
Perfino il matrimonio, o in genere la relazione di coppia, pretende di stare dentro questa logica: anche nelle rare occasioni in cui si arriva a celebrare questo sacramento, ci siamo abituati ad un approccio “assicurato”, che non preveda troppi rischi… Prima la convivenza per “provare”, poi magari un contratto prematrimoniale, e infine comunque una via d’uscita sempre pronta… È come se volessimo assicurare ogni passo, evitare qualsiasi incertezza, tenere il controllo a ogni costo. Perché se non lo/la amo più che succede? E se mi tradirà che farò? Ecc…
E mi permetto di dire anche (scusate per la franchezza): anche la scelta della vita consacrata potrebbe rischiare di essere vissuta allo stesso modo! Faccio gli anni di formazione, tengo duro nelle difficoltà, lascio le mie cose, ma poi alla fine quando arriverò alla professione religiosa (o all’ordinazione presbiterale) finalmente avrò tutto apposto: un “lavoro” sicuro, un tetto sopra la testa, qualcuno con cui condividere la vita, un ruolo riconosciuto nella società… tutto assicurato! E poi, se ad un certo punto vedessi che non va più, dirò “grazie, è stato bello” e andrò altrove…
Questa ossessione per la certezza (e per le uscite di emergenza), però, ci fa davvero felici? Oppure ci toglie qualcosa di essenziale, una dimensione di fiducia, di scoperta, di libertà?

La vita vera è fatta anche di rischio
La realtà è che la vita vera non può essere vissuta sotto una campana di vetro. Le cose che contano davvero – l’amore, le relazioni, la fede – richiedono sempre in certa misura un salto nel vuoto, un rischio, un dono di sé senza garanzie.
Pensa a Gesù: non aveva alcuna “assicurazione” che le persone lo avrebbero seguito, capito o amato. Non aveva un piano B nel caso la sua missione non avesse funzionato. Eppure, si è donato completamente, fino alla croce, confidando nell’amore del Padre e nella fiducia infinita che continuava a donare ai suoi discepoli e a questa umanità.
Lo stesso vale per tanti santi! Il nostro san Francesco forse è uno dei campioni di “rischio”: ha lasciato ogni sicurezza, ricchezza, famiglia, e progetti umani, per abbracciare una vita di povertà e amore radicale. Non aveva certezze su come sarebbe andata, ma il suo abbandono totale ha dato vita a un’eredità spirituale che continua a trasformare il mondo.
Oppure anche santa Chiara, che con un atto di grande audacia ha abbandonato tutto per seguire Francesco, uscendo da tutti gli schemi costituiti della società dell’epoca. La sua scelta non aveva alcuna garanzia di successo: non c’erano “contratti” che le promettessero sicurezza o stabilità. Eppure, il suo sì totale a Dio ha aperto una strada di luce e speranza.
Certo, questo non significa buttarsi senza usare la testa! È importante discernere, riflettere e valutare le scelte con saggezza. Ma c’è una differenza fondamentale tra un discernimento prudente e una paralisi causata dal bisogno di controllo assoluto. Non tutto nella vita può essere deciso seguendo la logica del “dare-avere” o delle garanzie matematiche.
La salvezza non viene dai contratti
E quindi eccoci al cuore del discorso. Quante volte cerchiamo “salvezza” nei contratti, nelle assicurazioni, nei piani ben strutturati? Pensiamo che se tutto è ben organizzato, allora saremo al sicuro, immuni da imprevisti e sofferenze. Ma la salvezza vera – una vita piena di significato, gioia e bellezza – non viene dal tenere tutto sotto controllo.
La salvezza nasce quando abbandoniamo questa logica di calcolo e ci apriamo al rischio di amare, servire e donarci. Quando smettiamo di preoccuparci ossessivamente di calcolare ogni rischio e iniziamo a fidarci di Dio, scopriamo una libertà e una pienezza che non avremmo mai immaginato. Sì, rinunciare alle tante sicurezze fa paura, tanta! Ma è proprio lì, in un atto di fiducia profonda, che incontriamo il senso più profondo della nostra vita.
Il Signore non ci chiede di avere un piano perfetto o di sapere sempre dove stiamo andando. Ci chiede di fidarci, di seguirlo e di lasciarci trasformare dal suo amore. E se non ce lo chiede lui, perché dovremmo pretenderlo noi?

Un invito al coraggio
Allora, cosa possiamo fare? Possiamo iniziare a liberarci dalla paura e dal bisogno di avere tutto sotto controllo. La vita è un cammino che richiede fiducia, coraggio e abbandono. Il Signore non ci promette che sarà sempre facile, ma ci assicura che sarà con noi in ogni passo.
Anche te che leggi: il Signore ti chiama a qualcosa di più grande, non lasciarti bloccare dalle paure. Fidati di lui, anche quando non hai tutte le risposte. Tutti quelli che l’hanno seguito prima di te non erano perfetti o infallibili, non erano meglio di te! Erano semplicemente persone che hanno avuto il coraggio di dire sì.
Io ti assicuro la mia preghiera per questo cammino, perché tu abbia la forza e la creatività di “sì” nuovi e inaspettati! Non sei solo/a: il Signore è con te, e anche noi frati preghiamo per tutti i giovani che, come te, cercano di rispondere alla chiamata con fiducia e generosità.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org















