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Vocazione Francescana
Home ascoltare e pregare

“Andare”, verbo chiave della vocazione

fra Nico Melato di fra Nico Melato
4 Settembre 2024
in ascoltare e pregare, discernere, domande vocazionali
0

Lettura dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

I due movimenti della fede

“Gesù li chiamò a sé e prese a mandarli”. Marco in questo versetto condensa due movimenti chiave della nostra fede. Due movimenti che sempre costituiscono la struttura della nostra esperienza di Dio: “li chiama a sé e poi li manda”, oppure, ci chiama a sé e poi ci manda!

Anzitutto il primo movimento, quello che forse ci è famigliare: Dio chi chiama a sé, e noi ci avviciniamo a lui. Abramo alle querce di Mamre, Mosè attirato verso il roveto ardente, Elia nella caverna sul monte Oreb… Maria, attraverso l’angelo Gabriele, i discepoli, chiamati nel mezzo del loro lavoro di pescatori… Dio ci chiama perché ci avviciniamo a Lui, da sempre.

È questo primo movimento che ci permette di metterci in preghiera, di recarci a celebrare l’Eucaristia, di cercare un confessore per incontrare la misericordia di Dio… Il suo appello che da sempre giunge all’orecchio e al cuore di ogni uomo: “venite a me, voi tutti, stanchi e oppressi, e io vi ristorerò!“.

Ma c’è sempre anche un secondo movimento: l’andare, l’essere mandati, inviati! Proprio come si dice alla fine della messa: “andate in pace!”. Cosa vuol dire? Certamente non significa: “abbiamo fatto tutto, tutto apposto, adesso posso riposarmi”. No, no, significa “andate a dire a tutti quello che avete sperimentato qui”.

È questa la seconda azione di Dio, il mandarci dai fratelli a parlare di Lui. Abramo mandato in terra straniera a formare una nuova nazione, Mosè mandato a liberare il popolo, Elia a purificare il culto dagli dei stranieri… Maria, che corre da Elisabetta, i discepoli mandati ad annunciare il Vangelo, come leggiamo in questo e altri brani…

Perché l’incontro con Dio è sempre così, un incontro che smuove, che attiva, che mette in moto, che spinge oltre. Un incontro che ti infiamma il cuore, che ti rovescia dentro, e non ti lascia tranquillo. Un incontro che tu percepisci come la cosa più incredibile che ti potesse capitare, e senti il bisogno, l’urgenza, il desiderio che altri possano farne esperienza.

È il Signore che “ci prende”

È un fuoco questo Vangelo che ci viene incontro. Se il nostro incontro è vero, allora sarà inarrestabile. Proprio come per il profeta Amos …

Dal libro del profeta Amos (7,14b-15)

«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».

È proprio così per tutti noi. Io non ero prete o frate (e nemmeno “figlio di preti”, ovviamente…), ero un giovane che studiava matematica e lavorava al McDonald’s… e il Signore mi prese, mi prese dentro, nel profondo del mio cuore. Mi ha detto: “Nico, voglio stare con te, ti voglio bene“. E ho sentito che quella era la cosa più incredibile del mondo, e che desideravo che tanti altri lo scoprissero.

E questo vale per tutti! Non solo per i preti o i frati… per tutti! Tutti possiamo dire: “ero una mamma, un padre, ero un figlio, ero uno studente, ero un banchiere, un idraulico, un impiegato, un operaio, quello che volete, ma il Signore mi ha preso”, il Signore mi ha preso dentro, mi ha piantato nel petto un fuoco che mi spinge ad andare, verso gli altri.

Non perché siamo migliori, non perché abbiamo capito tutto, non per superbia o vanagloria… Ma solo perché ho incontrato qualcosa di bello, di unico, e voglio condividerlo con te. E da lì, dalla semplicità, poi il Signore fa nascere i miracoli!

Lo dice bene il vangelo di Marco: “Gesù dava loro il potere sugli spiriti impuri”, e “scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano”.

Non so voi quanti demòni abbiate scacciato e quanti infermi abbiate guarito, io tanti… Ma certamente c’è stato per tutti, per ciascuno, almeno una volta nella vita l’aver fatto esperienza che prendendo l’amore ricevuto e portandolo agli altri, abbiamo visto il miracolo del bene che vince? Ci sarà stato almeno una volta che abbiamo visto il potere dell’amore, che sa perdonare, che sa cambiare le persone, che sa guarire dal male, che sa rimarginare le ferite, che sa curare la solitudine, la disperazione, il fallimento… Questi sono i miracoli della nostra fede, quelli di cui la nostra umanità ha bisogno.

cammino frati pellegrini

E allora andiamo!

Allora andate, andiamo, il Signore ci manda: non siate egoisti, non siate timidi, non siate chiusi; siate invece aperti, siate creativi, siate coraggiosi, con il cuore grande, e la semplicità di chi sa di avere già tutto ciò che serve, cioè l’amore di Dio, e di non dover conquistare nulla o convincere nessuno.

Siamo leggeri, siamo fiduciosi, siamo liberi e liberanti. E il Signore ci farà vedere i suoi prodigi, anche attraverso le nostre povere mani e le nostre povere parole.

Buon cammino a tutti

fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org

frati camminano strada tonaca zaino pellegrini

Tags: anno liturgicoParola e vocazionetemi di discernimento
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