La parola ‘vocazione’ deriva dal verbo latino ‘vocare’ che significa ‘chiamare’. Se c’è qualcuno che chiama, allora ci sarà qualcuno che è chiamato, chiamato a rispondere. Ma, per rispondere alla chiamata, anzitutto è necessario sentirla, ascoltarla! E per poter ascoltare la voce di colui che ci chiama, Dio, dobbiamo essere attenti a riconoscerlo quando attraversa la nostra vita. Il tempo pasquale (dalla domenica di Pasqua alla domenica di Pentecoste) è un tempo propizio per scoprire la propria vocazione perché è un tempo in cui Gesù si manifesta in modo speciale.
Torniamo indietro nel tempo. È l’alba del mattino di Pasqua…
Maria Maddalena si reca alla tomba, e la trova vuota. Vede Gesù ma lo scambia per il custode del giardino… finché Gesù non la chiama per nome, e finalmente lei lo riconosce.
Due discepoli, tristi e abbattuti per la morte di Gesù, lasciano Gerusalemme e si dirigono verso Emmaus, un villaggio fuori città. Un viaggiatore si unisce a loro sulla strada e inizia una conversazione. I loro cuori ardono mentre lo ascoltano. Eppure non lo riconosceranno finché non avrà spezzato il pane.
Gli apostoli, intanto, riprendono il loro mestiere di pescatori sul lago di Tiberiade. Passano tutta la notte senza prendere nulla, ma, al mattino presto, un uomo sulla riva chiede loro di gettare le reti a destra della barca. E lì, accade una pesca incredibile, improvvisa, sovrabbondante. Giovanni dirà a Pietro: “È il Signore!”, e quest’ultimo salterà in acqua per correre verso Gesù.

Tutti questi grandi personaggi della Bibbia hanno sperimentato le difficoltà della vita, i loro limiti e la loro lentezza nel credere, al punto da non riconoscere nemmeno Gesù quando irrompeva nella loro vita. Eppure sono stati al suo fianco per anni, condividendo con lui i loro pasti e le loro vite, hanno sperimentato la sua presenza, la sua forza di vita, di risurrezione, il suo amore.
Eppure faticano a riconoscerlo. E questo accade solo quando Gesù parla loro o fa un segno. Il segno dà loro speranza e li fa passare dalla tristezza alla gioia, dall’incredulità alla fede, dall’impossibile della morte a tutte le possibilità della vita. Gesù li attira nella sua Pasqua: sperimentano una conversione, un nuovo inizio!
E noi? Gesù risorto è vivo, oggi, per te! Come con i discepoli di Emmaus, si unisce a noi sui nostri cammini umani e cammina con noi in mezzo alla nostra tristezza e alle nostre difficoltà. Con il segno dell’Eucaristia, ci ripete: ‘Io sono con voi tutti i giorni!’.
Come gli apostoli sul lago, viene a prenderci e ci chiama, lì dove siamo, nel nostro quotidiano, senza giudicarci ma dicendoci dove gettare le reti perché la nostra vita sia fruttuosa. Come Maria, ci chiama per nome per ricordarci la nostra identità di figli amati dal Padre. Allora, come loro, la nostra vita può essere risuscitata. Come Pietro, possiamo saltare in acqua e rispondere alla sua chiamata, che in realtà è una domanda: “Mi ami?”.
Sì, la vocazione è una risposta amorosa a un amore più grande che chiama. Quindi, lasciamoci raggiungere da Gesù in questo tempo pasquale. Amiamo. Facciamoci chiamare e, facciamo questo salto di fiducia, certi che Lui saprà donarci una vita bella, felice e fruttuosa. In una parola: una vita pasquale!
i frati di Vocazione Francescana – info@vocazionefrancescana.org
PS: articolo tratto dal blog Vocation Franciscaine dei nostri frati francesi (qui il testo originale).

















già,difficile riconoscere la chiamata,poi alla fine la senti,la riconosci e ti accorgi che piu’ volte c’è stata e riesci a collegare i vari fatti a cui prima non avevi dato il giusto significato e la giusta importanza,anche perchè la prima reazione è l’incredulità,segue lo stupore,poi il pianto e la gioia,lo smarrimento e l’abbandono,poi accetti dopo il tremendum e sei felice d’amare ed essere amato