Quando si dice “obbedienza”, forse, si sente subito nel cuore un peso, un contraccolpo di antipatia nei confronti di una parola che sembra tristemente parlarci di costrizione. Qualcosa che ci capita “da fuori”, senza che noi abbiamo la possibilità di entrare in dialogo con nessuno.
Eppure l’obbedienza è uno degli aspetti più tipici della fede cristiana. Nel contesto della vita consacrata e francescana, poi, è addirittura uno dei “voti” (assieme a povertà e castità). Gesù stesso è stato obbediente. Maria, la madre sua, è stata obbediente. E sono stati così felici!
Se l’obbedienza è così importante, vorrà dire che ci sarà pure modo di scoprirne qualcosa di simpatico e di attraente. In fondo si può dire questo per ogni singolo aspetto della fede cristiana: siccome la fede di un cristiano nasce dal vangelo, e siccome il vangelo è una notizia bella, tutto ciò che ha a che fare con il cristianesimo dovrebbe essere gioioso e bello. Anche l’obbedienza!
A che cosa obbedire?
Direi che la prima cosa da mettere in luce è questa: l’obbedienza è innanzitutto invito a mettersi in ascolto, a udire; anzi: a “ob-audire”, udire bene, udire con la curiosità di chi va in cerca di tracce significative per mettersi su un sentiero che conduce a un tesoro.
Obbedire, dunque, vuol dire riaccendere nel cuore la passione del cercatore, sapendo che Dio ci parla e che non sempre è facile intercettare la sua voce.
Sì, perché Dio ci parla in molti modi. Con la parola della Bibbia. Con la parola della preghiera. Ma Dio ci viene incontro in molti modi: attraverso la parola di un amico, attraverso i fatti che accadono, attraverso gli incontri che si vivono.
Il timbro della voce di Dio
E come si fa a capire che si tratta del “timbro” della voce di Dio? Riassumerei così: ogni volta che qualcosa o qualcuno ci mette in discussione e ci fa capire che la vita è un gran dono da condividere, quella è la voce di Dio! Ogni volta che qualcosa e qualcuno ci scuote e ci fa assaporare che la nostra esistenza diventa più gustosa quando seminiamo vita intorno a noi, quella è la voce di Dio!
Dio parla così: rimettendoci in gioco, attirandoci sulle strade che aprono orizzonti e alleggeriscono il cuore. Con domande di questo tipo: chi vuoi fare sorridere oggi? A chi vuoi togliere qualche peso di dosso oggi? A chi vuoi dare parole buone che facciano riapparire la speranza? Ecco, obbedire è proprio questo: ascoltare la vita che scorre a ogni istante, per darle questa intonazione estroversa.
Obbedire, allora, non è più qualcosa di esterno, che ci capita “da fuori” e ci costringe. Ma è avventura del cuore intelligente, che si interroga; che sceglie liberamente in quale maniera dare corpo ai sogni di bellezza e di bontà che Dio fa germogliare nel nostro cuore. Obbedire non è, dunque, sopportare un antipatico macigno sulle spalle, di cui non capiamo il senso; ma è la voglia concreta di inseguire sogni, per realizzarli sul serio!
fra Antonio Ramina – info@vocazionefrancescana.org
















