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Vocazione Francescana
Home ascoltare e pregare

Proprio me? Signore, sei sicuro?

fra Alberto Tortelli di fra Alberto Tortelli
21 Gennaio 2022
in ascoltare e pregare
0

Il vangelo di oggi ci presenta la vocazione e la chiamata dei 12 apostoli, che l’evangelista con precisione nomina uno per uno; un elenco puntiglioso che un poco sorprende! 

Se prestiamo attenzione al nome, che apre l’elenco dei chiamati, Simone, subito ci viene in mente che giungerà a rinnegare proprio colui che lo aveva chiamato. Se pure guardiamo al nome, che chiude l’elenco, Giuda Iscariota, ecco che gli troviamo assegnata la qualifica di futuro traditore.

Gli altri nomi poi, che sono citati in mezzo, non segnalano virtù e valori particolari, ma appartengono a persone qualsiasi non particolarmente emergenti o speciali per doti o qualità. Anzi, nei vangeli li scopriremo via via, deboli, egoisti, increduli… Nasce allora una domanda sulla chiamata di Gesù: “Ma come ha fatto a chiamare questi qua?”.

Dal Vangelo di Marco (Mc 3,13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.

Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

Crocifisso

Un interrogativo che forse riguarda e interpella anche ciascuno di noi a proposito della nostra personale chiamata: “Ma come fa il Signore a voler chiamare proprio me? Ma davvero Signore hai detto anche il mio nome?”.

L’evangelista Marco a proposito della chiamata dei Dodici come per la nostra, propone una pista di interpretazione che ci consola e incoraggia oltre ogni nostra perplessità e consapevolezza di inadeguatezza. L’evangelista Marco, infatti, situa il verbo “chiamò” tra due altre azioni di Gesù: “salì sul monte” da un lato e “quelli che voleva” dall’altro.

Solo se letta tra questi due argini, la chiamata, la vocazione, perde ogni carattere di superficialità, di improvvisazione, di sprovvedutezza e invece si riempie di altissimo valore.

La chiamata nasce sul monte: il monte era uno dei luoghi privilegiati, nei quali Gesù si ritirava per immergersi nella comunione col Padre, e poi lì, da quell’oceano di amore, raccoglieva la volontà, il piano, il progetto che doveva servire e realizzare.

Sempre le chiamate di Gesù, anche le nostre chiamate personali, nascono da questa sua immersione nell’amore del Padre.

montagna e lago

Sempre le chiamate di Gesù recano dentro di sé come impronta qualificante la tensione dialettica dell’amore: lo sporgersi oltre di sé per andare verso la persona amata in nome del desiderio dell’averlo con sé in una intensa comunione di amore. Se siamo chiamati dunque è perché siamo amati e così coinvolti in una storia più grande di noi, che trova la sua sorgente nel cuore di Gesù e nella sua relazione col Padre.

Ugualmente chi è chiamato a stare con Gesù in profonda comunione di amore, si troverà a sua volta a condividere la stessa tensione dialettica dell’amore: lo sporgersi oltre se stesso, l’andare agli altri per includere anche loro nella comunione d’amore… Da quella chiamata scaturita sul monte, parte dunque un fiume d’amore, che attraversa la storia e la vita di tante persone, per ancora continuare a diffondersi e irradiarsi a tutti.

La volontà di Gesù è l’altro argine, in mezzo al quale nasce la chiamata. La chiamata non è pertanto frutto di casualità, non è dettata dal capriccio di un attimo o da una emozione passeggera di scarsa consistenza e di esiguo spessore, ma nasce dalla volontà del Figlio, che raccoglie con totale dedizione di amore la volontà del Padre. Nella chiamata di Gesù ci raggiunge e ci viene proposto il disegno e il progetto, con cui siamo stati pensati, voluti e amati e scelti da sempre. La chiamata di Gesù, quindi, ci orienta verso la verità di noi stessi.

Noi siamo dunque sorpresi che Gesù ci chiami, visto quel che siamo, visto quel che conosciamo noi di noi stessi. Invece, visto il valore, che indiscutibilmente reca in sé la chiamata di Gesù, dovremmo rimanere stupiti nello scorgere chi siamo, che cosa siamo chiamati a essere, secondo la verità di Dio.

Vi incoraggio e prego per ciascuno di voi. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

fra Alberto – info@vocazionefrancescana.org

Tags: dubbi e paureParola e vocazioneVangelo del giorno
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