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Home ascoltare e pregare

Ed egli, alzatosi, lo seguì

Lectio sulla vocazione di san Matteo

fra Alberto Tortelli di fra Alberto Tortelli
5 Luglio 2019
in ascoltare e pregare
0

Qui di seguito riporto una lectio sulla chiamata dell’apostolo Matteo di un monaco di Bose: come Matteo apriamo, anzi, spalanchiamo le porte a Cristo.

fra Alberto – fraalberto@vocazionefrancescana.org

Dal Vangelo di Matteo (9, 9-13)

In quel tempo Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Seguimi di Fratel Emanuele

Una parola, un imperativo: “Seguimi!”, e un duplice gesto di resurrezione e di sequela: “Ed egli, alzatosi, lo seguì” (v. 9). “Alzatosi” (anastás) è un verbo che dice non solo la stazione eretta, ma anche l’atto del risorgere. La chiamata è un movimento di resurrezione, dalla stasi al moto, dal sonno alla veglia, dalla morte alla vita.

Il Vangelo non si attarda a esaminare il “frattempo” interiore di Matteo, fra l’appello ricevuto e la sua risposta: non c’è spazio per un’analisi psicologica, spirituale, interiore o storico-sociologica. C’è un’immediatezza che sorprende, in quella risposta silenziosa, senza parole, tutta concentrata nel duplice gesto del corpo, che si leva e s’incammina. La narrazione evangelica non soppesa le ragioni della scelta che possono aver abitato il cuore di Matteo.

“C’è una sola ragione valida per questa corrispondenza tra chiamata e azione: Gesù Cristo stesso. È lui che chiama. Perciò il pubblicano lo segue. Questo incontro attesta l’autorità di Gesù incondizionata, immediata e ingiustificabile. Nulla precede questo incontro e nulla segue se non l’obbedienza del chiamato” (D. Bonhoeffer).

Anche l’invito di Gesù alla sequela è scarno, minimalista, tutto racchiuso nell’esigenza e nel peso di una sola parola: seguire. Ma nulla si dice sull’opportunità di tale sequela, su rischi e vantaggi, sull’itinerario e sulla meta del cammino. L’unico oggetto della sequela, l’unico centro di gravità, l’unico senso del cammino è Lui, il Cristo: seguirlo significa mettere i propri passi sulle sue orme, ovunque egli vada (cf. Mt 8,19).

“E che cosa ci dice il testo del modo di seguire? Seguimi. Corri dietro a me. Ecco tutto. Camminare dietro a lui è, in fondo, qualcosa senza contenuto. Non è certo un programma di vita, la cui realizzazione possa sembrare ragionevole; non è una meta, un ideale a cui si possa tendere. Non è una cosa per cui, secondo l’opinione degli uomini, valga la pena impegnare qualcosa, e tanto meno se stessi” (D. Bonhoeffer).

“Ed egli, alzatosi, lo seguì” (v. 9). L’adesione a Cristo segna un nuovo inizio: è l’avvio di un’esistenza inedita, la possibilità di un ri-cominciamento, quasi un nascere di nuovo, muovendo i passi sulla via dei paradossi di Dio, come insegna ancora Bonhoeffer:

“Si fa un taglio netto e semplicemente ci si incammina. Si è chiamati fuori e bisogna ‘venir fuori’ dall’esistenza condotta fino a questo giorno. Il passato resta indietro, lo si lascia completamente. Il discepolo viene gettato dalla sicurezza relativa della vita nell’assoluta mancanza di sicurezza (ma, in realtà, nell’assoluta sicurezza e tranquillità della comunione con Gesù); da una situazione di cui ci si può rendere conto e che si può valutare (ma in realtà del tutto imprevedibile), in una esistenza imprevedibile, esposta al caso (ma in realtà l’unica determinata dalla necessità e valutabile); dall’ambito delle possibilità limitate (ma in realtà infinite) nell’ambito delle possibilità illimitate (ma di fatto nell’unica realtà veramente liberatrice). Questo non è null’altro che il vincolo che lega solo a Gesù Cristo, cioè appunto la completa rottura con ogni piano programmato, ogni aspirazione idealistica, ogni legalismo. Perciò non si può dare altro contenuto, perché Gesù Cristo è l’unico contenuto. Accanto a Gesù non possono esserci altri contenuti: Lui stesso è il contenuto” (D. Bonhoeffer).

fratel Emanuele

Tags: Parola e vocazioneVangelo del giorno
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