venerdì 18 marzo 2016

A DIO SI DICE SEMPRE SI'


La vocazione di san Giuseppe

Gli uomini si interrogano spesso sul senso della vita, ed è bene, perché nessuna domanda è più essenziale e fondamentale di questa. Non bisogna però dimenticare che l’uomo resta realtà indecifrabile quando lo si separa da Dio e lo si pensa fuori del suo piano di salvezza. 

San Giuseppe è un esempio di come la creatura deve rispondere al piano di Dio nei suoi confronti.

Dalla iniziativa di Dio egli si trova inserito in modo estremamente compromissivo nel mistero dell’Incarnazione del Verbo: è lo sposo di Maria, sarà il padre putativo di Gesù e porterà avanti l’Incarnazione come avvenimento storico, come fatto umano e societario. Sarà lui, a presiedere la famiglia di Nazaret, a sostenerla con il suo lavoro, a difenderla e a proteggerla, senza fare la parte del protagonista, ma lasciando a Dio di esserlo. 

Noi, a volte, pecchiamo di intemperanza e ci facciamo quasi concorrenti di Dio, dimenticando che la dignità dell’uomo consiste proprio nell’essere creatura di Dio, chiamata al suo servizio.

Giuseppe questo l’ha capito tanto bene, non attraverso tanti filosofici ragionamenti, ma perché ha compreso la cosa essenziale: che a Dio si dice sempre sì, e si dice sì in umiltà e si dice sì in obbedienza. In questo modo si è realizzato anche come uomo e noi lo vediamo oggi ai vertici della storia umana della salvezza, con il suo sì pieno di fede e di abbandono.

Da San Giuseppe dobbiamo imparare soprattutto a convertirci, cioè a diventare sempre più poveri di Dio, creature semplici, piccoli figli del Padre, con una certezza in cuore che si chiama fede, con una libertà dell’anima che è la speranza filiale. Quella fede e quella speranza che furono la sostanza più profonda dell’amore e del servizio del giusto Giuseppe.

(card. Ballestrero)

3 commenti:

  1. Possa essere San Giuseppe sempre esempio per noi uomini. Anche lui interiormente ha pronunciato il suo "fiat". Ci accompagni dunque quale nostro padre putativo e ci sostenga nei momenti in cui la realtà sembra così difficile da accettare e da vivere.

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  2. E' tutto giusto, anche perché stare con Dio equivale ad essere felice... tuttavia io sinceramente mi sento costretta sapendo che DEVO dire di sì, e ci sono sacerdoti che a me personalmente hanno detto che sono io a dover decidere e che Dio non mi condanna perché non voglio seguire la mia vocazione specifica. Dopotutto, non è un progetto ma proposto come invito a chi viene pensato per una data cosa?

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    1. Il "dovere" lo si comprende e lo si attua solo in relazione alla forza d'amore per il Signore che pervade e spinge e attrae oltre ogni obiezione .. Là dove manca questa forza e seduzione totalizzante per Lui, non c'è nulla da imporre, e il dovere non ha alcun senso...Dunque stai serena: nessuno può obbligarsi ad una via che non gli appartiene! Auguri di una santa Pasqua

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