mercoledì 25 marzo 2009

Testimonianza di Paolino

Cari amici, la testimonianza di Matteo, pubblicata alcuni giorni fa, ha sollecitato l'interesse di molti che anche personalmente mi hanno scritto. Riporto di seguito la lettera inviatami da Paolo (chiamato più famigliarmente Paolino): un giovane di 22 anni che frequenta il cammino di ricerca francescano con il "Gruppo san Damiano". Lo ringrazio di cuore per la fiducia e il desiderio di condividere la sua esperienza con i moltissimi giovani lettori di questo blog vocazionale che invito alla preghiera per lui e per tutti gli altri ragazzi del gruppo.
Carissimo gruppo san Damiano, mi fa molto piacere l’iniziativa di Matteo: fermarsi, riflettere e scrivere ciò che si sta pensando non è facile, ma è importante e molto fruttuoso, soprattutto per noi che stiamo facendo un percorso.
Bè, sono Paolo e come sapete sto studiando all’università. Per me questa è la seconda volta del gruppo di ricerca vocazionale. Il primo percorso l’avevo iniziato due anni fa: avevo fatto un pellegrinaggio a Roma e avevo nello stesso tempo conosciuto la realtà dei frati. Visto che era da un po’ che mi interrogavo sulla mia vocazione, su ciò che il Signore voleva da me, decisi di intraprendere il cammino di discernimento. Una volta terminato, non sentivo però una chiarezza riguardo alla domanda “ cosa vuoi che faccia o Signore?”: un po’ per il mio desiderio di portare a termine gli studi, un po’ anche perché non mi sentivo ancora pronto e maturo per fare una scelta importante. E così ho deciso di ripercorrere di nuovo questo cammino.
Come voi vedete, non sempre sono riuscito a fare tutti gli incontri, soprattutto per gli impegni con l’università oppure con la parrocchia. Anche in questo periodo mi sento un po’ affaticato, soprattutto per la fatica che comporta preparare alcuni esami, e così non sono sempre riuscito a mettere in primo piano l’esercizio di discernimento. E’ vero anche che siamo nella fase più importante del cammino, perché, qualunque scelta si faccia, settembre si avvicini sempre di più. Ora come ora sento abbastanza vicino il momento della scelta , anche se mi rimangono sempre tanti dubbi, piccole paure. Alla fine è sempre una scelta importante e definitiva, e secondo me non va fatta così tanto per fare. Però se continuo a guardarmi, a misurarmi, e a pretendere di essere perfetto, mai sarò pronto per seguire il Signore. Penso che quando sceglierò, o sì o no, il Signore sarà comunque al mio fianco, e se l’avrò ascoltato veramente mi aiuterà non solo nelle difficoltà, ma a crescere bene. E poi.... bisogna anche saper farsi guidare dalla fiducia: mai sapremo se le nostre scelte, qualunque esse siano, vadano bene. La mia vita è un continuo mistero, sorpresa......
Anche adesso che mi sento affaticato, che non riesco "a darne fuori" da un esame, son sicuro che passerà anche questo momento: l’importante è non mollare!
Come discernimento, continuo il mio esercizio con l’incontro costante con il padre spirituale, con la messa domenicale e quando posso anche con quella settimanale, con la preghiera quotidiana…..; certamente potrei fare molto di più.

Però non penso che più preparati si è, più si è adatti a seguire Gesù. Quando Gesù chiamo Levi, lui rispose subito: di certo non si è presentato al Signore con tutta la sua preparazione, ma con tutta la sua fiducia, amore.

Sì, quando sarà anche per me il momento di scegliere, cio’ che conterà di più sarà la fiducia che avrò in Dio, la fede, ad abbandonarmi tutto a Lui, perché sia il Suo amore, e non il mio, a plasmarmi.

Grazie, Paolino.

A.A.A. cercasi "mediatori"

"Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico.
Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: Figlio, ti sono perdonati i peccati". (Mc 2,1-5)
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"Vista la loro fede": è uno degli sguardi più sorprendenti di Gesù sull’uomo. Si tratta nel nostro caso di un gruppo non ben definito di sconosciuti che portano davanti a Gesù con l’ingegno e con l’insistenza propri dell’amore, una persona umiliata dalla sofferenza.
I Vangeli sono ricchi di questi mediatori di fede che si recano da Gesù a chiedere un miracolo, un gesto, una parola per qualcun altro. Spesso si tratta di genitori e Gesù si mostra molto attento al loro dolore e alle loro preoccupazioni. Incontriamo dei padri: come Giairo “uno dalla sinagoga” (Mc 5,21-43); e il padre dell’epilettico indemoniato (Mc 9,14-29). Altre volte sono le madri ad attirare l’attenzione di Gesù come la donna siro-fenicia con la bambina indemoniata (Mc 7,24-30). Incontriamo padroni che chiedono a Gesù un intervento a distanza per un subalterno come il centurione di Lc 7,1-10. In Giovanni sono le sorelle di Lazzaro che mandano a Gesù un’ambasciata per il “suo” amico e loro fratello Lazzaro (Gv 11).
Tutti questi sono immagini della Chiesa che porta a Gesù le gioie e le speranze, i dolori e le sofferenze dell’uomo contemporaneo. Tutti più o meno hanno un nome o una funzione che li identifica. Questo gruppo è, invece, senza specificazioni: non nomi, non luogo di provenienza, non professione che li identifichi. Non sappiamo se sono parenti o amici del malcapitato. Certo si tratta di persone che hanno compassione e che mostrano una grande fede che spesso Gesù riconosce ed elogia pubblicamente.
Ma questo gruppo dei quattro del vangelo di Marco, insieme ai senza nome di Mc 7,32 e 8,22, rimanda ad una delle più belle immagini della vita consacrata (specie di clausura), che la penna degli evangelisti ci abbia lasciato: persone senza specificazioni che portano ogni giorno davanti a Gesù, sulla barella della preghiera, volti, situazioni e ferite di altri. Senza nome, senza riconoscimenti, senza enfasi. Nel nascondimento, con l’intraprendenza e la passione proprie dell’amore.
Perché per la Quaresima non farci mediatori di fede per le ferite dei nostri cari?
da "la Voce del Popolo" fra Giancarlo Paris

venerdì 20 marzo 2009

Il cammino avanti a me

Mio Dio,
non ho idea di dove sto andando, non vedo il cammino che sta davanti a me.
Non posso sapere con certezza dove finirà.
Né conosco me stesso; e il fatto che io stia seguendo la Tua volontà,
non vuol dire che la stia seguendo.
Ma io credo che il desiderio di seguirti ti soddisfi. E spero di avere questo desiderio in tutto ciò che faccio. Spero di non fare niente senza quel desiderio. E penso che se faccio tutto con questo desiderio mi aiuterai a prendere il cammino giusto, anche se non lo conosco.
Perciò mi fiderò di Te sempre anche se potrebbe sembrare che sia perso nell'ombra della morte.
Non avrò paura, Tu sei con me, e non mi lascerai mai affrontare le mie paure da solo.

Le sei paure del chiamato

"Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in barca, si avviarono verso l'altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma Egli disse loro: Sono io, non temete. Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca tocco la riva alla quale erano diretti". (Gv 6,16-21).


Colui che Cristo chiama attraversa prima o poi inevitabilmente momenti di sconforto e sfiducia profonda. La paura lo può assalire come una tempesta furiosa e improvvisa. La Bibbia, su questo argomento, è ricca di episodi e situazioni drammatiche, ma spesso anche tragicomiche o, se si vuole, qualche volta "ridicole" benché sublimi. Sempre l'uomo, sorpreso dal « vieni e seguimi », è tentato prima o poi di sottrarsi a un tale invito: non è facile "l'abbandono" e "la consegna di sè" totale e senza riserve al Signore!
Attenzione dunque a non cadere nella trappola della ...PAURA!!!
Indico di seguito sei "scappatoie" e seduzioni fra le più frequenti nei giovani in cammino.

1)« Non sono libero », ho già fatto il mio programma, sono superoccupato, non c'è più spazio, nel mondo il biglietto d'invito per un pranzo nuziale porta, in basso, queste parole: « Rispondere, per favore, prima di tale data ». La Parola di Dio non prevede l'impossibilità: essa supera ogni altro dovere. Sarebbe difficile immaginare Maria che rispondesse cosi all’arcangelo Gabriele: « Sono desolata, caro arcangelo, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai certamente nel villaggio una giovane che sia libera e che sarà molto felice della tua proposta... ».

2)« Non sono capace-». Qui, uno si fa forte dell'incompetenza, con un'apparenza di umiltà che nasconde malamente la poca voglia o il timor panico. È il caso di Mosè davanti al roveto ardente. Incaricato da Jahvé di andare a trovare il faraone per intimargli di lasciar partire Israele, e quindi di privarsi d'una manodopera straniera preziosa e a buon mercato, si dibatte con tutte le sue forze per sfuggire a tale difficile missione. Snocciola tutti gli argomenti che sa: « Chi sono io per andare dal faraone? » (Es 3,11). La stessa cosa accade con Geremia. Dio non domanda nemmeno il suo parere: gli dice che la sua vocazione è decisa fin dal seno di sua madre, e che egli è già costituito profeta.

3)« Non sono degno ». Con questa scusa l'uomo spera di intrappolare Dio nel laccio della sua umiltà. Passi ancora per l'incompetenza: ma l'insufficienza morale! L'obiezione sembra insormontabile Cristo non teme la tua indegnità dal momento che tu la riconosci. Ti dice, come a Paolo: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta nella debolezza» (2Cor 12,9). Concludi dunque come l'Apostolo: « Mi vanterò quindi volentieri delle mie debolezze, perché si stenda su di me la potenza di Cristo... Perché quando sono debole, allora sono forte ».

4)« Non vedo dove questo mi porterà ». Qui l'uomo passa all'attacco: le difficoltà non sono dalla sua parte, ma dalla parte di Dio, le cui proposte mancano della più elementare precisione. Si vuole credere, certo, ma e poi? Occorrerà per questo ridursi allo stato di vagabondaggio? Abramo, lasciando la Caldea (Gn 12,1-9), non domandò a Jahvé una guida Michelin per riconoscere le sorgenti di acqua dolce tra la città di Ur e la quercia di Mamre, come nella Parigi-Dakar. E Maria non chiese a Gabriele un prospetto completo per Madre di Dio, al fine di sapere che cosa fare in caso di fuga in Egitto. In un magnifico capitolo sulla fede nella Bibbia, la lettera agli Ebrei (11.8) dice: « Abramo partì senza sapere dove andava».

5)« Non ho sufficienti garanzie umane ». Qui bisogna pensare a Pietro mentre cammina sull'acqua (Mt 14,22-36). Ricorda la scena, la decisione più motivata comporta sempre un rischio; è il vincolare la propria libertà, non il semplice mettere in moto un meccanismo. Tu, ragazzo, puoi ricorrere a chi può procurarti « su ordinazione » tutte le ragazze d'un campus universitario corrispondenti a un certo cliché di tuo gusto e da tè segnalato (colore dei capelli, gusti musicali...), per frequentarle nei tuoi momenti liberi; ma, quando ti troverai a dover fare la selezione, non potrai andare più in là con questo mezzo: per farti una vera amica, e a maggior ragione una futura sposa, dovrai scegliere liberamente. L'amore è il frutto d'un incontro, non d'una pesatura, l'ho già detto. Occorre un avvenimento spirituale imprevedibile, che comporta una certa « scommessa ».

6)«..Ho paura di fare fiasco ». Capisco. Non tutti possono essere rompicolli; e sarebbe psicologicamente malsano amare di farsi battere.
Seguire Cristo conduce alla croce: il Signore non ha preso nessuno a tradimento (Gv 14,29). L'importante è di non illuderci sulla sofferenza che ci attende. C'è dunque la tentazione di «arrossire del Vangelo » (Rm 1,16) per non perdere la faccia. Gesù ha, a questo proposito, parole dure: « Se uno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria » (Lc 9,26). Anzitutto non immaginare una situazione estrema come il martirio: pensa a tutte le occasioni in cui, davanti agli amici, sei tentato di « sgonfiarti », cioè di nascondere che sei cristiano, che pensi cristianamente su un punto caldo dell'attualità, per timore di quello che essi potrebbero dire. In questo, convinciti bene che non avrai mai peggior nemico che tè stesso.

domenica 15 marzo 2009

Testimonianza


Riporto di seguito la testimonianza di Matteo, un ragazzo di 19 anni che partecipa da qualche mese al cammino di ricerca francescano"Gruppo San Damiano". Lo ringrazio per la schiettezza e il coraggio di esporsi e raccontarsi.
Strana "cosa" la vocazione: davvero una sorta di iceberg sempre tutto da scoprire, dove quello che appare a prima vista spesso è solo quanto in minima parte percepiamo di una realtà più vasta e profonda nascosta dentro di noi.
Invito i tanti visitatori di questo blog a sostenere Matteo con la preghiera e il loro incoraggiamento.

Ecco, mi chiamo Matteo, e sono un ragazzo che per una serie svariata di motivi si è ritrovato a dire "" e a partecipare agli incontri del Gruppo S. Damiano: un gruppo di cammino, verso...non lo so ancora… “Chi”.
Ecco, sarò sincero, io quasi per scherzo ho cominciato a partecipare a questo gruppo San Damiano, perché una notte insonne critica ed inquieta in cui avevo raggiunto il culmine della sopportazione, quasi per magia, è venuta l’intuizione, (che lo Spirito aveva suscitato) riguardo al fatto che la soluzione a tutti i miei problemi sarebbe stata quella di vivere una vita vera, sana, sincera, facendo quello che facevano i miei amici che molto stimavo per la loro Passione alla vita: il FRATE.
Siccome però non ne sentivo la Vocazione, avevo progettato di fare qualche mese in Sud-America come Missionario Laico per catalizzare la mia... appunto… vocazione. Tuttavia , non ho avuto la possibilità di partecipare a nessuna esperienza missionaria, e allora... che fare ?
Rinunciare a tutto ? Na…!!! Mi son confrontato perciò con un adulto e.. superata la timidezza ho deciso di entrare nel gruppo San Damiano e, giorno dopo giorno, ho cominciato a camminare alla ricerca di quel qualcosa per il quale io avrei detto: "finalmente ho trovato". Il camminare però non fu semplice perché, come in un ascensione verso la vetta, mi sono venute delle “fiacche” che mi hanno un poco rallentato, ma anche mi hanno fatto alquanto riflettere sul mio camminare. Perché infatti, camminavo ? Andavo alla ricerca di che cosa ? Di un posto più bello dove stare, più tranquillo, e meno affaticante ?
Non lo so verso che cosa, so solo che anche se alcuni amici non condividono quello che faccio, e talvolta neanche io lo condivido, io non sto cercando di realizzare me stesso tramite una sorta di facilitazione della vita, ma sto solo cercando di fidarmi di quello che lo Spirito dice a me tramite le voci degli amici e quelle interiori che parlano e dicono ….
Non lo so se questa è la mia strada, non so se è una mia invenzione questa “chiamata” o meno, ma indipendentemente da tutto, dalla scelta che alla fine farò, voglio essere una persona migliore, una persona diversa da quella che ero e per certi versi sono anche adesso; una persona che sa dire "No" di fronte alle seduzioni che si presentano davanti a lei, che la smetta di essere egoista e di pensare solo a sé stessa alla sua maledetta voglia di Godere delle cose, delle persone, chiudendosi nella sua isola di piacere; una persona che di fronte ad un “dovere” non si sieda sulla sedia dell’oziosità, della mediocrità, della non-voglia, facendo le cose svogliatamente e disinteressandosene pensando: "chi se ne frega"; una persona che di fronte ad una ragazza non programmi le sue azioni e le sue parole solo allo scopo di usarle per conquistarla. Basta!
Voglio estinguere ogni forma di egoismo che c’è in me, che mi impedisce di essere “figlio degno”, di essere una persona Sincera, che ama e non ha vergogna di fronte a niente, che vuole mostrare a tutti quanto sia bello e sano e gioioso..VIVERE, AMARE, fare le cose senza aspettarsi che le altre persone dicano "Bravo!", senza aspettarsi il Corpo di un’altra persona, senza aspettarsi di ricevere un compenso. Ecco cosa vorrei cercare di fare.
Non so dove questo camminare mi porterà, ma so che comunque vada, io camminerò verso questa Voglia di vivere, di apprezzar ogni momento di questo vivere, che per abitudine sembra maledettamente grigio.
Ecco non so proprio un bel niente, non so neanche perché scrivo queste cose ma, al di là di tutte la parole, di tutte le azioni, sento che Lui, in tutto questo centra. Anzi, non sono io che lo sento, ma loro lo sentono e mi contagiano…
Chi sei Tu, Gesù ?

venerdì 6 marzo 2009

Ritiro al Santo

Sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo i giovani in ricerca vocazionale del "Gruppo S. Damiano" hanno vissuto il loro ritiro mensile presso la Basilica del Santo di Padova, inserendosi in questa grande comunità con più di 50 frati (!) che quotidianamente si dedicano ad offrire una buona accoglienza spirituale ai milioni di pellegrini che visitano la tomba di S. Antonio ogni anno . Davvero è stata significativa e bella questa piena condivisione con i frati nella preghiera, nella mensa e nei momenti fraterni. In particolare ha toccato la "vicinanza" di S. Antonio e la sua fortissima "presenza"; sempre commoventi poi i gesti devoti e affettuosi di tanti pellegrini alla sua tomba; affascinante e stupefacente poi l'arte straordinaria che la sua basilica racchiude. ma un'altra visita particolarmente significativa è stata al "Villaggio S. Antonio", una grande realtà di carità gestita dai frati e nata a suo tempo per accogliere tanti orfani e bambini abbandonati e poi via via sempre più rivolta a ragazzi e giovani disabili o in difficoltà per vari motivi (famigliari, sociali..ecc..). Come responsabile del gruppo ci tenevo particolarmente a mostrare quest'opera di carità nata dalla sensibilità dei frati della basilica: mi premeva evidenziare come in tal modo S. Antonio ancora continui efficacemente ad agire in favore dei poveri che sempre aveva difeso in vita. frate Alberto

Vedi sito del Villaggio Sant'Antonio: http://www.villaggiosantantonio.it/

lunedì 2 marzo 2009

Chiedo di pregare per....


"Nella preghiera scopriamo il Sogno di Dio su di noi; è la preghiera che ci apre il cuore alla Sua Volontà"
(Madre Teresa)
Giovedì 4 marzo, come ogni primo giovedì del mese, presso la Basilica del Santo di Padova si svolge un' Adorazione Eucaristica prolungata (dalle 21,00 alle 24,00) guidata da noi frati e con la partecipazione di tanta gente che si alterna in queste ore.
Nella quiete e nel silenzio della notte, in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento sempre preghiamo prima di tutto per i GIOVANI , per i ragazzi e le ragazze in discernimento e in ricerca del SENSO profondo da dare alla loro vita.
Durante l'adorazione vengono presentate al Signore anche le innumerevoli richieste e intenzioni che ci giungono da ogni parte del mondo da tanti fedeli e devoti di S. Antonio.
Caro giovane, se desideri un ricordo particolare per il tuo cammino di ricerca o anche se vuoi affidarci una tua intenzione personale,...scrivici!
N.b.: Questa intenzione sarà affidata ai frati della Comunità del Santo per tutto il mese