mercoledì 31 agosto 2011

Voglio diventare frate, ma...i miei sono contrari !!??

LORENZO MI SCRIVE
Caro frate Alberto, ieri sera ho comunicato ai miei genitori il mio desiderio e la mia decisione (che mi pareva ben ponderata dopo un serio discernimento) di diventare prete, entrando prossimamente in una casa di accoglienza vocazionale francescana. (...) La reazione è stata durissima e inaspettata, della serie: "non pensi a tutto quello che abbiamo fatto per te"; "hai un ottimo lavoro (sono ingegnere) e non pensi ai nostri sacrifici per farti studiare"; "sei matto e ti hanno plagiato"; "ci spezzi il cuore", "se te ne vai con noi è finita"...E poi una lunga invettiva su preti e frati e la Chiesa e tutte le loro malefatte benchè i miei siano entrambi credenti e attivi in parrocchia e nel volontariato (...)
Il mio sconcerto, il mio dolore sono enormi..non faccio che piangere e mi trovo in forte contrasto....mi sento devastato e  incerto sul da farsi..(...)
Le chiedo un aiuto e un consiglio. Lorenzo
RISPOSTA DI FRATE ALBERTO
Caro Lorenzo, grazie per la fiducia e da subito vorrei incoraggiarti e invitarti a "non temere" e ad affrontare con fede e speranza anche questa prova. Comprendo sia molto dura: sono i tuoi cari , le persone a te più vicine e certo non è  bello il vedersi sconfessare e giudicare in modo tanto negativo. Posso ben capire il tuo sconquassamento(...) Certo, fa riflettere come solo alcuni anni fa avere un figlio sacerdote o  religioso fosse un grande onore, mentre oggi sia una disgrazia da scongiurare con tutte le forze (anche nelle famiglie cristiane) !! Che fare? Ti consiglio prima di tutto, in ogni caso, un atteggiamento di rispetto e bontà come conviene ad un figlio. Cerca di accogliere dunque con mansuetudine anche le loro obiezioni, come anche i loro possibili sfoghi, comunque dettati dal bene che ti vogliono: sono essi pure "Provvidenza" e anche questo rientra nei progetti del Signore. A modo loro, se ci pensi, ti stanno sottolineando tutta la serietà e la gravosità di una scelta che ha smesso ormai di avere paracaduti sociali o benevolenze di stato: essere prete o frate infatti oggi non è nè comodo, nè vantaggioso. Ti giocherai infatti l'intera tua vita su di una Parola, un invito certo risuonato forte nel tuo cuore, ma che resta comunque misterioso e per molti aspetti imperscrutabile. Non avrai più nulla per te (nè beni, nè affetti, nè carriera..), ma sarai l'uomo di tutti, padre per una nuova grande famiglia, fratello di ciascuno nel nome del Signore: la tua vita donata, offerta.., una vita carica certo di gioie e soddisfazzioni immense, ma che anche chiede moltissimo...Sei proprio sicuro che è questo che vuoi, che questa è la tua vocazione? La vera "questione" allora caro Lorenzo (anche in questo frangente x te difficile) non riguarda tanto i tuoi cari o quello che potranno obiettarti i tuoi amici, bensì la genuinità della tua chiamata, la profondità della tua decisione, la forza della tua fede, lo slancio che ti viene dal percepirti interpellato dall'Alto. Al riguardo continua il confronto schietto con il tuo Padre spirituale.... I contrasti dei tuoi cari infatti, credimi,  non potranno certo impedirti di fare la tua strada (se è davvero questo che vuoi  e cerchi). Dunque, leggo il tutto come un doloroso e ruvido eppure salutare ultimo test vocazionale!! Pertanto non temere!!Ti ripeto: anche questo è "Provvidenza"!.
Un ultimo consiglio:  mostrati contento e gioioso per quello che ti accingi a fare; è una grande medicina per i genitori che alla fine desiderano e sperano per i loro figli solo una vita bella e realizzata. E poi, certo, una volta entrato in postulato saranno molto utili le le loro visite in questa tua nuova casa, dando loro la possibilità di toccare con mano la freschezza e la ricchezza e  anche la "normalità" della vita francescana..sfatando così anche tanti luoghi comuni o timori infondati. Presto poi capiranno che non solo non hanno perso un figlio, ma ne hanno guadagnato molti altri. Diceva san Francesco: "la madre di un frate è la madre di tutti frati". (...).
Caro Lorenzo, restando disponibile per ogni chiarimento o consiglio, ti ricordo.. ti abbraccio e benedico.
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

lunedì 29 agosto 2011

Diventare prete, diventare sacerdote.

A Madrid, Benedetto XVI  ha rivolto un invito ai giovani presenti  a non fuggire da una chiamata vocazionale (sacerdotale o religiosa) , ma ad accoglierla con gioia ed amore, quale segno di grande predilezione di Dio.
Riporto di seguito un intervento appassionato che anni fa, Madre Teresa di Calcutta, fece ad alcuni giovani sacerdoti della sua congregazione. Sono certo potrà aiutare molti altri giovani che nel cuore sentono questa straordinaria vocazione.


Il celibato sacerdotale, segno della carità di Cristo
Leggiamo nelle Scritture come Gesù venne a proclamare la Buona Novella che Dio ci ama. Oggi lui vuole che noi siamo quell'Amore. Gesù ha detto: “L'avete fatto a me ” (Mt 25,40). Ero affamato, nudo, forestiero e abbandonato e mi avete fatto queste cose. Io lo chiamo vangelo sulle cinque dita. Tutti sono chiamati dunque ad amare Dio con tutto il cuore, l'anima, l'intelligenza e le forze e, per amore di Dio, ad amare il proprio prossimo.
La notte prima della sua morte Gesù ci ha dato però due grandi doni: il dono di se stesso nell'Eucaristia e il dono del Sacerdozio per continuare la sua presenza viva nell'Eucaristia.
Senza sacerdoti non abbiamo Gesù.
Senza sacerdoti non abbiamo l'assoluzione.
Senza sacerdoti non possiamo ricevere la Santa Comunione.
Come il Padre ha preparato per suo Figlio una degna dimora nel Seno Innamorato di una Vergine, cosi è opportuno che un sacerdote si prepari a prendere il posto di Gesù, il Figlio di Dio, scegliendo liberamente il celibato sacerdotale.
Il matrimonio e la procreazione sono miracoli dell'amore di Dio per mezzo dei quali uomini e donne diventano suoi collaboratori nel portare una nuova vita al mondo. Gesù ha parlato però chiaramente di qualcosa persino più grande di questo quando ha detto che in cielo le persone non si sposano né vengono date in matrimonio, ma vivono come gli angeli nei cieli, e che ci sono alcuni che hanno rinunciato al matrimonio per amore del Regno di Dio. Il celibato sacerdotale è il dono che prepara alla vita nei cieli. Gesù chiama i suoi sacerdoti a essere suoi collaboratori nella Chiesa, a riempire il cielo di figli di Dio.
“Un giorno due giovani si presentarono alla nostra casa e mi diedero una grande somma di denaro per nutrire il Popolo, perché a Calcutta, come sapete, noi sfamiamo ogni giorno molti poveri. Chiesi loro dove avessero preso tutto quel denaro, ed essi risposero: "Due giorni fa ci siamo sposati e prima del matrimonio abbiamo deciso che non avremmo acquistato gli abiti nuziali, che non avremmo dato un ricevimento di nozze, ma che invece vi avremmo dato quel denaro per sfamare i poveri". Era un gesto straordinario per degli Indù di ceto sociale elevato. Domandai allora: "Perché lo avete fatto?". Ed essi risposero: "Ci amavamo talmente che volevamo dividere la gioia di questo amore con le persone che voi servite" ”.
Per me questa bellissima storia di due persone che si amano rappresenta un segno vivo dell'unione di Gesù con i suoi sacerdoti. Qui il sacrificio non consiste nel denaro o in cose materiali, ma in un dono più alto e migliore, quello del celibato sacerdotale. Il dono più grande che una persona può offrire a Gesù il giorno in cui diventa sacerdote è un cuore verginale, un corpo verginale. Noi lo chiamiamo celibato sacerdotale. E’ come l'amore verginale di Cristo per la sua Chiesa, che i sacerdoti rappresentano. La Chiesa è il corpo di Cristo, è la sposa di Cristo.
Il celibato non è soltanto la nostra capacità di dare, ma ancor più la nostra capacità di accogliere il dono di Dio, la scelta di Dio. Meditate devotamente sul fatto che Lui, il Creatore dell'Universo, ha tempo per voi, Sue piccole creature.
Il celibato sacerdotale crea un vuoto che ci permette di ricevere l'altro dono meraviglioso che soltanto Gesù può offrire e regalare, il dono dell'amore divino. In primo luogo Gesù offre il prezioso dono di se stesso per un'amicizia con lui personale e fedele che dura tutta la vita, nella tenerezza e nell'amore. Nulla farà venire meno la sua fedeltà. Lui rimane fedele.
Cari collaboratori di Cristo, voi avete detto “Si” a Gesù e lui vi ha presi in parola. La parola di Dio è divenuta Gesù, il povero. Il vostro celibato sacerdotale è il terribile vuoto che sperimentate. Dio non può riempire ciò che è pieno. Può colmare soltanto il vuoto; la grande povertà e il vostro “ si ” segnano l'inizio dell'essere o del divenire vuoti. Non si tratta tanto di quanto effettivamente “ abbiamo ” da dare, ma di quanto siamo vuoti, in modo da poter ricevere pienamente nella nostra vita e di far si che Lui viva la sua vita in noi. Oggi lui vuole rivivere in voi la sua completa sottomissione al Padre; consentitegli di farlo. Non importa quello che provate, ma ciò che egli sente in voi. Distogliete lo sguardo da voi stessi e rallegratevi di non avere nulla, di non essere nulla, di non poter far nulla. Ogni qualvolta questa vostra nullità vi spaventa, fate un gran sorriso a Gesù. Questa è la povertà di Gesù. Voi e io dobbiamo far si che lui viva in noi e, attraverso di noi, nel mondo. Stringetevi alla Nostra Signora, perché anche lei, prima di diventare piena di grazia, piena di Gesù, ha dovuto attraversare questo buio. “ Com'è possibile? ”, ha chiesto. Ma nel momento in cui ha detto “ si ” ha sentito il bisogno di affrettarsi e di portare Gesù a Giovanni e alla sua famiglia. Continuate a donare Gesù alla gente non con le parole, ma col vostro esempio, con il vostro amore per lui, irradiando la sua santità e diffondendo la sua fragranza di amore ovunque andate. Fate si che la gioia di Gesù sia la vostra forza. Siate lieti e in pace, accettate tutto ciò che lui vi dona, e accogliete tutto ciò che lui prende con un gran sorriso. Voi appartenete a lui; diteglielo: “lo sono tuo ”, e se fossi tagliato a pezzi, ciascun pezzo non sarà altro che tuo. Fate si che Gesù sia in voi vittima e sacerdote.
Scegliendo liberamente il celibato sacerdotale, il sacerdote rinuncia alla paternità terrena per accogliere la partecipazione alla paternità di Dio. Invece di diventare padre di uno o più figli sulla terra, egli adesso è in grado di amare tutti in Cristo. SI, Gesù chiama il suo sacerdote a portare l'amore tenero del Padre a tutti e a ciascun uomo. Per questo motivo la gente lo chiama “ Padre ”.
Il celibato sacerdotale non significa pertanto semplicemente non sposarsi, non avere una famiglia. Rappresenta l’amore indiviso per Cristo nella castità; nulla e nessuno mi separerà dall'amore di Cristo. Non si tratta soltanto di una lista di no, si tratta di amore. E’ libertà di amare e di essere tutto per tutti gli uomini. Per questo abbiamo bisogno della libertà, della povertà e della semplicità di vita. Gesù avrebbe potuto avere tutto, ma scelse di non avere nulla. Anche noi dobbiamo scegliere di non avere e di non godere di certi lussi. Perché meno abbiamo per noi stessi, più Gesù può donarci, e più abbiamo per noi stessi, meno Gesù può donarci. Quali sacerdoti, dovete essere capaci di provare la gioia di questa libertà, di non aver nulla, di non avere nessuno; allora potrete amare Cristo con amore indiviso nella castità. Ecco perché quando un sacerdote è completamente libero di amare Cristo, l'opera che compie nell'obbedienza è il suo amore per Cristo in azione. Il preziosissimo Sangue è nelle sue mani, può spezzare il Pane di Vita e darlo a quanti hanno fame di Dio. Tutti coloro che sono chiamati a seguire Gesù nel celibato sacerdotale e a condividere il suo sacerdozio, preghino e chiedano il coraggio di donare... “di donare fino al dolore”. Questa donazione rappresenta il vero amore in azione e possiamo operarla soltanto quando siamo una cosa sola con Lui, perché soltanto in lui, con lui e attraverso di lui, Gesù potrà fare grandi cose, ancora più grandi di quelle che ha già fatto.
Non ci sono paragoni per la vocazione del sacerdote. E’ come un sostituire Gesù sull'altare, nel confessionale e in tutti gli altri sacramenti in cui egli usa il pronome “ Io ”, come Gesù. Pensate come il sacerdote deve essere una sola cosa con Gesù perché Lui lo usi al suo posto, nel suo nome, per pronunciare le sue parole, per compiere le sue azioni, per cancellare i peccati, per trasformare il semplice pane e vino nel Pane di Vita del suo Corpo e nel suo Sangue. Solo nel silenzio del suo cuore egli può ascoltare la parola di Dio e dalla pienezza del suo cuore può pronunciare queste parole: “Io ti assolvo” e “Questo è il mio Corpo”. Come deve essere pura la bocca del sacerdote e come deve essere puro il suo cuore perché egli possa pronunciare le parole: “ Questo è il mio Corpo” e trasformare il pane nel Gesù vivente. Come devono essere pure le mani del sacerdote, come deve essere completa l'identificazione con le mani di Gesù, se in esse, quando egli alza quelle mani, c'è il Preziosissimo Sangue di Gesù. Un peccatore si viene a confessare oppresso dal peccato, e quando lascia il confessionale è un peccatore senza peccato. Quanto deve essere puro e sacro un sacerdote per rimettere i peccati e pronunciare le parole: “ lo ti assolvo ”! Per me il sacerdozio è la sacralità, la santità per cui Cristo è venuto sulla terra e si è fatto uomo per vivere l'amore e la compassione di suo Padre, e per cancellare il peccato. Abbiamo un meraviglioso esempio di questo nell'esperienza della nostra gente.
La suora trovò un uomo e fece per lui tutto ciò che l'amore può fare per un uomo chiuso in se stesso per tanti anni. Per due giorni lui non parlò. Il secondo giorno disse: “Lei ha portato Dio nella mia vita, mi porti anche un Padre". Così la suora gli portò un sacerdote e lui si confessò dopo sessant'anni. Il giorno successivo mori ”. Ecco cos'è il sacerdote; il “vincolo di unione” tra l'uomo e Dio, proprio come Gesù, per cancellare il peccato. Dio entra nella vita dell'uomo, ma il perdono per i suoi peccati deve avvenire attraverso il sacerdote per ristabilire pienamente il rapporto con Dio.
E’ stato un miracolo di grazia quello che è avvenuto nell'uomo che si era allontanato da Gesù per tanti anni, e lui lo ha espresso in modo bellissimo: “ Lei ha portato Dio nella mia vita... mi porti anche un Padre ”. Quella relazione, quella misericordia, quella cancellazione dei suoi peccati, gli sono venute grazie alle mani del sacerdote e alle parole del sacerdote.
Il sacerdote deve anche proclamare Cristo. E non può proclarmarlo se il suo cuore non è pieno di Dio; e Dio è amore. Ecco perché ha bisogno di ascoltare la voce di Dio nel silenzio del suo cuore, perché soltanto allora, dalla pienezza del suo cuore, egli può pronunciare la parola di Dio.
Voi, quali sacerdoti di Dio, siete i suoi strumenti vivi, e quindi dovete sempre consentirgli di fare di voi esattamente ciò che vuole per la gloria del Padre. Lo stesso Spirito vi inviterà a vivere un'unione sempre più stretta con Gesù, nel cuore, nella mente e nell'azione, affinché tutto ciò che farete e direte sia per lui, con lui e verso di lui. Ed egli è tutt'uno col Padre, così voi dovete essere tutt'uno con Gesù. Come voi siete stati sigillati col suo sacerdozio, cosi lui deve essere colui che vive questo sacerdozio dentro di voi. Nulla e nessuno deve separarvi da Gesù, cosi che possiate dire con san Paolo: “ Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me ”. Cristo si è fatto Pane di Vita per soddisfare la nostra fame per il suo amore, e diventa affamato cosi che noi possiamo soddisfare la sua fame per il nostro amore. Quando san Paolo stava andando a distruggere i cristiani di Damasco, fu gettato a terra e udì la voce: “ Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? ”. E Paolo chiese: “ Chi sei tu, Signore? ”. Cristo non ha menzionato i cristiani di Damasco: è la stessa cosa. “ Quello che farai al più piccolo dei miei fratelli l'hai fatto a me ”. Se nel mio nome tu offri un bicchier d'acqua, lo hai dato a me. Se nel mio nome ricevi un bambino, ricevi me. E ha fatto anche si che questa fosse una condizione per cui al momento della morte saremo giudicati su quello che siamo stati e su quel che abbiamo fatto. Egli fa di se stesso l'affamato, l'ignudo, il forestiero, l'ammalato, l'abbandonato, il rifiutato, il reietto, e dice: “ Ero affamato e mi avete dato da mangiare ”. Non avevo fame solo di pane, avevo fame di amore. Ero nudo non solo di un capo di vestiario, ma ero nudo dell'umana dignità di un figlio di Dio. Ero un senzatetto bisognoso non solo di una casa fatta di mattoni, ero forestiero, reietto, abbandonato, senza amore, uno scarto della società, e voi mi avete fatto questo. Gesù nell'Eucaristia diventa Pane di Vita per soddisfare la nostra fame di Dio, perché tutti siamo stati creati per amare e per essere amati. E quel che Gesù vuole è molto chiaro, perché come facciamo ad amare Dio? Dov'è Dio? Dio è in ogni luogo. Come amiamo Dio? Perciò ci offre la possibilità di fare agli altri quello che vorrebbe noi facessimo a lui. Far diventare il suo amore per lui un’azione viva. Per questo quindi ogni vocazione sacerdotale non è semplicemente fare questo o quello; un sacerdote è stato creato per essere totalmente ‑ corpo, mente, cuore, ogni fibra dei suo essere, ogni fibra della sua anima ‑ di Dio, perché Lui lo ha chiamato per nome. Un sacerdote per Lui è molto prezioso, un sacerdote è amato teneramente da Dio, da Gesù che lo ha scelto perché sia il “secondo se stesso” ‑ E l'opera che è stata affidata al sacerdote è soltanto un mezzo per mettere in azione viva il suo tenero amore per Dio.
Quindi il lavoro che egli compie è sacro. E questo impegno deve sempre portare a Dio non soltanto se stesso, ma deve essere in grado di condurre le anime a Dio. Ecco perché Gesù ha detto: “Lasciate che vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre”.
Voi dovete essere la radiosità di Gesù stesso. Il vostro sguardo deve essere il suo, le vostre parole le sue. La gente non cerca i vostri talenti, ma Dio in voi. Conducetela a Dio, mai verso voi stessi. Se non la conducete a Dio significa che cercate voi stessi e la gente vi amerà soltanto per voi, non perché le ricorderete Gesù. Il vostro desiderio deve essere di “ offrire soltanto Gesù ” nel vostro ministero, piuttosto che voi stessi. Ricordate che soltanto la vostra comunione con Gesù porta alla comunicazione di Gesù. Come Gesù era strettamente unito al Padre tanto da essere il suo splendore e la sua immagine, cosi, con la vostra unione con Gesù, voi diventate la sua radiosità, una trasparenza di Cristo, affinché quelli che vi hanno visto in certo qual modo avranno visto lui.
Per poter essere veramente sacerdoti secondo il Cuore di Gesù avete bisogno di pregare molto e di tanta penitenza. Un sacerdote ha bisogno di unire il proprio sacrificio al sacrificio di Cristo se vuole veramente essere una cosa sola con lui sull'altare.
Quando Sua Santità Paolo VI è morto ho ricevuto una telefonata da Londra nella quale mi si chiedeva cosa pensavo della morte del Santo Padre e io ho detto: “ Era santo, era un padre amorevole. Amava molto i bambini e i poveri e aveva un amore speciale per i Missionari della Carità ( i sacerdoti fondati da Madre Teresa). E’ tornato alla casa di Dio e adesso noi possiamo pregarlo ”. Ciò che ho detto del Santo Padre era vero perché, quando stava per morire, il Segretario celebrò la Messa accanto al suo letto.
Lui ebbe un attacco di cuore proprio al momento della consacrazione. Collegate questo fatto a quanto egli aveva detto l'anno precedente, quando qualcuno gli disse che stava soffrendo troppo, che stava continuando la Passione di Cristo, che stava soffrendo soprattutto per quello che accadeva al l'interno della Chiesa, a causa di vescovi, sacerdoti e religiosi che lasciavano la Chiesa. Il Santo Padre non si mise a discutere o a spiegare, ma disse una frase breve e chiara: “ Sto soltanto vivendo la mia Messa”.
Con la vostra vita impregnata di Eucaristia, l'amore di Dio in Gesù, nascosto dietro le umili sembianze del pane e del vino, può essere vissuto in tutta la sua grandezza e bellezza nei più piccoli eventi della vita quotidiana. Dovete continuare la vostra Messa oltre la sua celebrazione quotidiana durante la liturgia, con la vostra fedeltà alle piccole cose che momento per momento segnano la vostra vita. Come le gocce d'olio che alimentano la lampada che brucia continuamente accanto a Gesù vivo nel tabernacolo, la vostra vita deve proseguire come un’estensione viva dell'Eucaristia che offrite. Con questo Pane voi dovete essere spezzati per molti, con questo calice la vostra vita deve essere versata. La carità è amore in azione.
Oggi molti sacerdoti sono sempre più impegnati in opere sociali e nello sviluppo sociale trascurando le opere del loro sacerdozio. Ma ci sono molte persone che si potrebbero impegnare al loro posto in tanti settori. In un sacerdote, la gente ha bisogno di trovare un autentico uomo del sacro che la conduca a Dio, che le porti Gesù. Non ha bisogno di un sacerdote che compia opere sociali. Molte brave persone possono farlo mille volte meglio e non è affatto giusto che noi ci appropriamo di attività che altri possono svolgere in modo più efficace. Nessuno può compiere quell'opera sacerdotale che siete chiamati ad assolvere; soltanto voi in quanto Suoi sacerdoti potete farlo. Perciò non sostituite altri impegni, per quanto belli possano essere, a quello del vostro sacerdozio. I preti devono essere esclusivamente tali!
Penso che molti, moltissimi giovani siano chiamati, anche senza comprenderlo, a donarsi totalmente al Signore. Si, il mondo ha una grande necessità di Sacerdoti, Sacerdoti Santi, del celibato sacerdotale, perché il mondo ha bisogno di Cristo. Dubitare del valore del sacerdozio di una persona e del celibato sacerdotale di una persona nel mondo d'oggi significa dubitare dell'autentico valore di Cristo e della sua missione, perché essi sono una cosa sola. La missione di Cristo è la nostra missione.
E’ inconcepibile che noi possiamo allontanarci da Dio Onnipotente per chinarci verso una creatura per quanto buona possa essere. Gesù non è l'unico che può colmarvi fino all'orlo dell'amore di Dio? Non sorprende quindi che le coppie sposate interpellino la Chiesa. Nella Chiesa cattolica il divorzio non esiste e mai potrà esistere. Perché la Chiesa non può concedere il divorzio a due coniugi e invece un prete può lasciare il suo sacerdozio? Un sacerdote può ottenere una dispensa, ma nessuno potrà mai privarlo del suo sacerdozio. Una volta sacerdote, resta sacerdote per sempre. Anche all'inferno egli rimane un sacerdote. La Chiesa tuttavia può legittimamente e opportunamente privarlo dell'esercizio dei suoi poteri sacerdotali.
Maria Madre dei Sacerdoti
Contemplate la nostra Beata Signora, la Madre di Gesù che sta ai piedi della Croce di suo Figlio, nostro unico Sommo Sacerdote e accanto a Lei san Giovanni l'apostolo e sacerdote prediletto. Gesù ha detto a Lei: “Donna, ecco tuo figlio ” e a lui: “ Figlio, ecco tua madre ”.
Nessuno avrebbe potuto essere miglior sacerdote della Vergine Madre di Dio, perché lei avrebbe potuto veramente dire senza difficoltà: “ Questo è il mio Corpo... questo è il mio Sangue ”, in quanto è stato realmente il suo corpo e il suo sangue che lei ha donato a Gesù. Eppure resta soltanto la Serva del Signore, cosicché voi e io possiamo sempre guardare a lei come nostra Madre. E lei è una di noi, ‑ cosicché possiamo sempre chiedere a lei, rivolgerci a lei ed essere una cosa sola con lei.
Naturalmente questo è il motivo per cui è stata lasciata sulla terra, per fondare la Chiesa, per confermare il sacerdozio degli Apostoli, per far loro da Madre finché la Chiesa, la giovane Chiesa non fosse formata. Lei era lì. Perché, come aveva aiutato Gesù a crescere, così potesse aiutare a crescere anche la Chiesa degli inizi. E’ stata lasciata sulla terra per molti anni dopo che Gesù era asceso al cielo, perché fosse lei a contribuire a plasmare la Chiesa. E’ lei che aiuta a formare ogni sacerdote. Nessuno può rivolgersi a Nostra Signora meglio di un sacerdote. Posso immaginare che lei abbia avuto, e abbia ancora, un amore molto tenero e anche una protezione speciale per ogni sacerdote, se solo egli Le si rivolge.
Com'è bello quindi vedere questa somiglianza con Maria! Noi abbiamo bisogno di Lei! Preghiamola, affinché possa ottenere per noi quel grande e splendido dono che è il celibato sacerdotale, il segno della carità di Cristo. A questo Dio vi chiama quando vi chiama per nome, se Lui vi ha scelti per essere suoi veri sacerdoti, se ha deciso di abbracciarvi con tenerezza e amore. Non abbiate paura, seguitelo. Lei vi aiuterà, vi guiderà, vi amerà, affinché voi come sacerdoti possiate rendere la presenza di Gesù sempre più reale nel mondo di oggi. Mettete la vostra mano in quella di Maria e chiedetele di condurvi a Gesù. Quando Gesù è venuto nella sua vita, lei si è affrettata a portarlo agli altri. Voi, suoi sacerdoti, affrettatevi con lei a portare Gesù agli altri. Ma ricordatevi: non potete dare ciò che non avete. Per poter donare, avete bisogno di vivere l'unione con Cristo, e lui è li, nel tabernacolo dove lo avete posto. Fate il proposito, appena iniziate la giornata, di fare di Gesù il centro della vostra vita. Durante il giorno imparate a fare del vostro lavoro una preghiera: lavoro con Gesù, lavoro per Gesù. State sempre vicini a Maria.
Chiedetele di donarvi il suo cuore così bello, cosi puro, così immacolato, il suo cuore tanto pieno di amore e di umiltà, affinché possiate ricevere Gesù e donarlo agli altri nel Pane della Vita. Amate Gesù come lei lo ha amato e servitelo nei dolorosi panni dei poveri, perché leggiamo nella Bibbia che uno dei segni che Gesù era il salvatore atteso era che il vangelo veniva predicato ai poveri.


Madre Teresa di Calcutta






giovedì 25 agosto 2011

GMG Madrid 2011: Dal Papa un grande annuncio VOCAZIONALE.

Questa Gmg 2011 è stata l’occasione per Benedetto XVI per un grande annuncio vocazionale. Il tema vocazionale "il filo rosso" del Papa . Un annuncio vocazionale che vince la mediocrità
Non ci sono dubbi: questa Gmg 2011 è stata l’occasione per Benedetto XVI per un grande annuncio vocazionale. Le sue parole sono in questo senso inequivocabili. In tutti gli interventi risuona infatti forte – e audace per il nostro tempo – la bellezza della risposta a Dio che chiama. Emerge che la vita è tanto più bella quanto più viene accolta e vissuta come vocazione. Emerge che ciascuno di noi, che lo sappia o meno – come ha scritto il Papa per la Veglia dei giovani – non è «frutto del caso o dell’irrazionalità» perché «all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio». Emerge, di conseguenza, che ciascuna vocazione è come una stella che brilla nel firmamento della Chiesa, la quale non può rinunciarvi – è Dio stesso il protagonista di ogni chiamata – né vuole rinunciarvi per essere missionaria nel nostro tempo. Questo «focolare dei figli di Dio» è ricco di ogni vocazione e di ciascuna di esse si arricchisce per il suo servizio: dalla chiamata al matrimonio a quella del sacerdozio e alla vita consacrata, ma anche quella particolare "missione" che gli uomini di cultura credenti vivono nell’università o svolgono nel servizio del volontariato.
Un mosaico, che il Papa catechista della vocazione non ha difficoltà a raffigurare in «un ambiente nel quale si pretende di escludere Dio e nel quale il potere, il possedere o il piacere sono spesso i principali criteri sui quali si regge l’esistenza». Ma proprio questo tempo, sembra dire il Papa, ha paradossalmente potenzialità nuove da valorizzare: ci sono giovani «interessati a Cristo o in cerca della verità»; c’è chi ha udito «la voce di Dio, forse solo come un lieve sussurro»; altri «percepiscono che Egli è la risposta a molte delle loro inquietudini personali». Il segreto, per Benedetto XVI, è prima di tutto scoprire che «la fede non si oppone ai vostri ideali più alti, al contrario, li eleva e li perfeziona», e poi «esortare i giovani a incontrarsi personalmente con Cristo Amico e così, radicati nella sua Persona, convertirsi in suoi fedeli discepoli e coraggiosi testimoni».
Certo, il Papa è anche esigente, come lo è la Parola che annuncia come successore di Pietro. Non fa sconti, perché non può farli. Il matrimonio chiede di «essere coscienti che solo un contesto di fedeltà e indissolubilità, come pure di apertura al dono divino della vita, è quello adeguato alla grandezza e dignità dell’amore matrimoniale»; e nel sacerdozio «dobbiamo essere santi per non creare una contraddizione fra il segno che siamo e la realtà che vogliamo significare». Anche la vita religiosa «davanti al relativismo e alla mediocrità» è chiamata a testimoniare «la consacrazione come un appartenere a Dio, sommamente amato».
Il tema vocazionale ritorna prepotentemente, ma non sorprendentemente, anche quando il Papa si rivolge ai professori e ai volontari. Per superare un’obiezione ed evitare un equivoco. L’università, si dice, non è nata per educare; in realtà essa non è fatta per trasmettere semplicemente «tecniche strumentali e anonime, o alcuni freddi dati, usati in modo funzionale», ma in essa i docenti sono chiamati a vivere la loro "missione" divenendo per i giovani «autentici maestri» nella ricerca della verità. Molto fecondo anche il tema vocazionale proposto ai volontari: l’equivoco sta nell’accontentarsi – anche a livello ecclesiale – di giovani che offrono nei nostri ambienti un servizio temporaneo e parziale, pur positivo. Perché, dice Benedetto XVI, non far emergere in loro una domanda sul dono di sé definitivo e totale? Un cambio di marcia che i nostri animatori vocazionali non dovrebbero ignorare. Aiutando a vincere quella "mediocrità" che, agli occhi del Papa, appare oggi un rischio sempre in agguato.

(di Antonello Mura – www.avvenire.it – 24 agosto 2001)
 P. Giuseppe racconta la GMG "francescana"
Sito ufficile GMG Spagna
Sito ufficiale GMG Italia
Il Blog degli amici di Papa Ratzinger

mercoledì 24 agosto 2011

S.O.S: Ho perso le ultime vs mail! RISCRIVETEMI


Cari amici,
sono tornato ieri notte dalla GMG di Madrid: un'esperienza fantastica!

Ma... sarà la stanchezza accumulata, inavvertitamente ho perso le mail giuntemi nell'ultimo mese (gli esperti mi dicono un probabile "gap" al sistema). In più di qualcuna vi erano domande e richieste importanti di giovani "in ricerca" ai quali vorrei rispondere.
In ogni caso... chiedo davvero scusa a  tutti per questo disguido, insieme al "rallentamento" estivo del blog per gran parte dovuto ai miei impegni in vari "campi" ed esperienze di spiritualità con gruppi giovanili.

Ricordo a tutti la mia mail: fra.alberto@davide.it.
Grazie di cuore e...portate pazienza.
Vi ricordo e benedico.

frate Alberto

lunedì 8 agosto 2011

I francescani e l'Immacolata. P. Kolbe 70 anni or sono

MORIRE AL POSTO DI UN ALTRO
Il 14 agosto del 1941 (70 anni fa), P. Massimiliano M. Kolbe, si sacrificò ad Auschwitz per un suo compagno di prigionia. P. Kolbe era un sacerdote francescano dei Frati Minori Conventuali (la mia famiglia religiosa). Vi propongo di seguito il racconto del suo martirio, di un gesto estremo che liberamente egli scelse certo ricordando anche un lontano sogno fatto da bambino in cui la Vergine Immacolata gli aveva proposto 2 corone: la bianca, simbolo della verginità e la rossa del martirio. Il piccolo Raimondo (il suo nome di battesimo) le aveva subito accolte entrambe. Possa il suo eroico esempio rafforzare la nostra debole fede e suscitare nel cuore dei giovani un fuoco, una grande passione per il Signore e l'intera umanità.

L'uomo uscì dai ranghi- era il "numero 16670"- e con passo deciso si diresse verso il comandante del campo. Come un soffio di vento, un bisbiglio sommesso passò, da un "blocco" all'altro, per tutte le file del grande quadrato: "Chi è?"; "Che fa?"; " Ma cosa vuole?"; "E' impazzito?". A ricordo dei superstiti più anziani di Auschwitz, nessuno, mai, senza un ordine preciso, aveva osato rompere le file, passare in mezzo ai compagni e soprattutto uscire sullo spiazzo aperto e muovere direttamente verso "Testa di mastino". L'infrazione alla ferrea disciplina del campo era così clamorosa e incredibile che avvennero due fatti altrettanto incredibili e clamorosi: il primo fu che nessuna delle numerose guardie che assistevano alla scena, use tutte a premere il grilletto alla prima mossa sospetta, lasciò partire un colpo; il secondo fu che il terribile Lagerfùhrer Fritsch, vedendo venire verso di lui a passo fermo quell'uomo inerme, fece un balzo all'indietro estraendo fulmineamente dalla fondina la P38 dalla lunga canna: "Alt! - urlò con voce strozzata - cosa vuole da me questo porco polacco?". Lungo le file del grande quadrato passò di nuovo un bisbiglio sommesso: "E' Padre Kolbe!..."; "Sicuro, è Padre Massimiliano Kolbe!..."; E' il francescano di Niepokalanòw!".  Il "numero 16670" aveva finalmente un nome: padre Massimiliano Kolbe, fondatore di Niepokalanòw, la "Città dell'Immacolata". Ma cosa voleva dal purosangue germanico Fritsch quel "porco polacco"? Si tolse il berretto e si pose dignitosamente sull'attenti davanti al comandante del campo. Era calmo e sorridente negli occhi dolci, alto al punto che la magrezza lo faceva allampanato, pallido in volto da parere diafano, la testa leggermente inclinata a sinistra. Disse, quasi sottovoce: "Vorrei morire al posto di uno di quelli " e fece cenno con la mano verso il gruppo dei dieci condannati al bunker, serrati fra gli sgherri. Nello sguardo invasato di "testa di mastino" passò l'ombra dello sbalordimento. Quello che aveva udito superava a tal punto ogni sua possibilità intellettiva, ch'ebbe, per qualche attimo, il dubbio di sognare. Eppure non sognava; e tuttavia lui, l'onnipotente che non ammetteva obiezioni ai suoi ordini, l'inflessibile che non ritornava mai su una decisione presa, il sanguinario che freddava chiunque recalcitrasse davanti a lui con un solo colpo della sua P38, lui, sotto la chiarezza di quello sguardo, non trovò che una parola, per formulare una domanda: " Warum? ", (perchè?). Non era mai accaduto che il Lagerfùhrer Frtisch parlasse direttamente con un "numero" del suo campo, o peggio, discutesse con lui. Padre Kolbe comprese subito che un suo atteggiamento eroico in quel momento poteva guastare tutto. Meglio facilitare la ritirata del carnefice, che per la prima volta si trovava visibilmente in difficoltà, e spianargli la strada invocando un paragrafo non scritto, ma fondamentale, della legge nazista: i malati e i deboli devono essere liquidati. "sono vecchio, ormai, e buono a nulla - rispose - La mia vita non può più servire granchè...". "E per chi vuoi morire?", boccheggiò Frtisch, sempre più interdetto. " Per lui. Ha moglie , lui, e ha bambini...", e indicò col dito, oltre la siepe degli elmetti di acciaio delle SS, il sergente Francesco Gajowniczek, ancora singhiozzante, le mani avvinghiate alla fronte. " Ma tu chi sei? ", sbottò Frtisch. "Un prete cattolico". Non disse un religioso, non disse un francescano, non disse il fondatore della Milizia dell'Immacolata. Semplicemente "un prete". E lo disse per umiltà. E per offrire a Frtisch un solido pretesto che giustificasse quel suo ritorno su una decisione già presa. Perchè i preti, nella consideraione degli aguzzini di Auschwitz - se "considerazione" conserva ancora questo significato, parlando di fatti avvenuti in quell'inferno recinto di filo spinato - i preti, dicevo, occupavano la penultima bolgia; l'ultima essendo riservata, per diritto di razza, agli ebrei. Ma dopo i "porci ebrei" venivano subito i "porci preti", die schweinerische pfaffen, ed ad essi erano imposti i lavori più sfibranti, e su di essi cadevano con maggiore predilezione i colpi di staffile. Umiliati, calpestati, ridotti a stracci umani, l'odio ideologico li braccava senza tregua come bestie rognose. "Un pfaffe" (un prete), disse con un ghigno livido il Lagerfùhrer, rivolgendosi a Palitsch. E in quel ghigno padre Kolbe lesse ormai la certezza che la sua richiesta sarebbe stata esaudita. "Accetto", fu infatti la risposta di Fritsch; e Palitsch tracciò un rigo sul numero 5659 del sergente Gajowniczek, e lo sostituì col numero di padre Kolbe. Tutto era a posto. I conti tornavano, ma il campo pareva impietrito dallo stupore. Ad Auschwitz mai si era verificato il caso che un prigioniero avesse offerto la propria vita per un altro prigioniero a lui completamente sconosciuto. Per la prima volta, nel cupo regno dell'odio era esplosa la luce abbagliante d'un atto d'amore.

Gino Lubich, Massimiliano Kolbe numero 16670.  Padova. Ed. Messaggero, 1982
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Lettera scritta da P. Massimiliano alla madre Maria, appena giunto ad Auschwitz [Oswiecim], 15.06.1941


A Maria Kolbe, Cracovia
Mia amata Mamma,
Verso la fine del mese di maggio sono giunto con un convoglio ferroviario nel campo di Auschwitz.
Da me va tutto bene. Amata Mamma, stai tranquilla per me e per la mia salute, perché il buon Dio c'è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto. Sarebbe bene non scrivermi prima che io ti mandi un'altra lettera, perché non so quanto tempo rimarrò qui.
Con cordiali saluti e baci.
Kolbe Raimondo





domenica 7 agosto 2011

Diventare frate: che "requisiti" ci vogliono?

Cari amici "in ricerca", approfitto di una richiesta inviatami da Marco per ritornare su alcuni passaggi indispensabili nel cammino vocazionale. Mi chiede infatti i "REQUISITI" per diventare frate; date dunque  una letta alla risposta che gli ho mandato privatamente e che qui riporto. Auguro a tutti una santa domenica. vi benedico. frate Alberto
Caro Marco, intanto grazie per avermi scritto, per la fiducia e per la richiesta. Mi scuso se ho ritardato qualche giorno a risponderti, ma mi trovavo ad Assisi per un campo vocazionale con un gruppo di giovani (circa 30 fra ragazzi e ragazze); insieme abbiamo pregato, meditato e approfondito il tema della chiamata e della vocazione, specie quella religiosa e francescana; davvero dei giorni intensi e belli carichi di gioia. Circa quanto mi chiedi..che dire?! Mi domandi i.."requisiti" necessari per diventare frate!? In realtà, credimi, la vocazione la si riceve in DONO, non la si merita per particolari esami o traguardi raggiunti, per doti o "requisiti" speciali, ma il Signore chiama chi vuole e come vuole. Il Suo invito infatti scaturisce da uno sguardo d'amore privilegiato offerto in  assoluta gratuità. Pertanto, per "diventare" frate, il "requisito" fondamentale è la chiamata stessa! La prima cosa da fare è dunque quella di operare un serio "discernimento" sulla vocazione. E' importante cioè , con pazienza e umiltà e fede, comprendere se davvero questa è la strada che il Signore ti vuole indicare..Come muoversi al riguardo? Ecco 3 passi irrinunciabili!
1) Prima di tutto ti sarà molto utile avere una guida, un padre spirituale, un bravo sacerdote o religioso che ti accompagni nel discernimento, che ti aiuti a crescere nella fede e nell'amore di Gesù e della Sua Parola e nella preghiera; che ti sia dunque guida e compagno di viaggio..; senza, non andrai da nessuna parte. Prega dunque lo Spirito Santo che ponga questa persona al tuo fianco...Al riguardo, se lo desideri, potrò consigliarti volentieri qualche confratello francescano a te vicino a cui rivolgerti con fiducia.
2) In secondo luogo (questa è la mia esperienza con tanti giovani) sarà importante che tu possa percorrere un "cammino di discernimento" all'interno di un gruppo di ricerca vocazionale , dove poter incontrare anche altri giovani che si pongono le tue stesse domande, che vivono le medesime paure, gli stessi sogni. Noi frati francescani proponiamo in quasi ogni regione d'Italia questi cammini, e sempre molti sono coloro che vi aderiscono. Per il Nord Italia, in particolare, io e P. Giancarlo (responsabile del postulato) seguiamo il GRUPPO SAN DAMIANO che riunisce tanti giovani "in ricerca" . Si tratta di un incontro mensile (un fine settimana) che solitamente si vive a Brescia (nell'antico convento San Francesco e sede del postulato); il cammino inizia ad ottobre e termina ad agosto con gli esercizi spirituali ad Assisi e sempre si rivela di capitale importanza per chi lo frequenta e vuole comprendere la volontà di Dio nella propria vita. Se vuoi ulteriori dettagli sui cammini che proponiamo fatti vivo! 
3) Infine, come ultima indicazione, ti sarà di grande aiuto qualche esperienza di vita concreta all'interno di un nostro convento o realtà caritativa o pastorale e così vedere più da vicino la nostra famiglia francescana.
Ecco dunque 3 indicazioni molto importanti! Ne mancano molte altre che spero di poterti comunicare quando potremo incontrarci di persona e conoscerci meglio, oppure che potrai condividere con la tua guida spirituale; ogni cammino infatti è sempre anche molto personale e legato alla vicenda e alla storia di ciascuno.
Nel frattempo, ancora ringraziandoti per la fiducia, ti affido a San Francesco e a Sant'Antonio (io vivo qui a Padova presso la sua tomba).
Il Signore ti benedica.frate Alberto
(fra.alberto@davide.it)

mercoledì 3 agosto 2011

diventare frate: francescani nel mondo

un Francescano Minore Conventuale nelle Filippine
Caro amico che forse nel tuo cuore qualche volta hai coltivato il desiderio e il sogno di diventare frate francescano, guarda avanti...e scoprirai un'orrizzonte vastissimo, non rinchiuderti in orti sterili, ma fidati di quanto il Signore Gesù ti sta suggerendo e ascoltalo..... Egli aspetta proprio te per portare il suo Vangelo fino agli estremi confini della terra. La missione è grande, tanti popoli attendono, tanti volti.., tanti cuori desiderano incontrare il Signore anche attraverso di te. E... se vuoi dare un'occhiata a dove noi frati francescani operiamo e siamo presenti visita un pò questa pagina: FRANCESCANI NEL MONDO e scoprirai che il carisma francescano, davvero non ha confini e ovunque sa suscitare e appassionare il cuore di tanti giovani.
Il Signore ti benedica e ti doni la Sua Pace. frate Alberto
(fra.alberto@davide.it)