lunedì 22 febbraio 2010

Giornata mondiale per le vocazioni 2010 Messaggio del Papa

Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale per le Vocazioni 2010
"La testimonianza suscita vocazioni"
cari amici, di seguito riporto il messaggio di Benedetto XVI in occasione della 47.ma Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà il 25 aprile prossimo, IV Domenica di Pasqua, sul tema: "La testimonianza suscita vocazioni".
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Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
La 47a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà la IV domenica di Pasqua - domenica del "Buon Pastore" - il 25 aprile 2010, mi offre l'opportunità di proporre alla vostra riflessione un tema che ben si intona con l'Anno Sacerdotale: La testimonianza suscita vocazioni. La fecondità della proposta vocazionale, infatti, dipende primariamente dall'azione gratuita di Dio, ma, come conferma l'esperienza pastorale, è favorita anche dalla qualità e dalla ricchezza della testimonianza personale e comunitaria di quanti hanno già risposto alla chiamata del Signore nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata, poiché la loro testimonianza può suscitare in altri il desiderio di corrispondere, a loro volta, con generosità all'appello di Cristo. Questo tema è dunque strettamente legato alla vita e alla missione dei sacerdoti e dei consacrati. Pertanto, vorrei invitare tutti coloro che il Signore ha chiamato a lavorare nella sua vigna a rinnovare la loro fedele risposta, soprattutto in quest'Anno Sacerdotale, che ho indetto in occasione del 150° anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars, modello sempre attuale di presbitero e di parroco.
Già nell'Antico Testamento i profeti erano consapevoli di essere chiamati con la loro esistenza a testimoniare ciò che annunciavano, pronti ad affrontare anche l'incomprensione, il rifiuto, la persecuzione. Il compito affidato loro da Dio li coinvolgeva completamente, come un "fuoco ardente" nel cuore, che non si può contenere (cfr Ger 20,9), e perciò erano pronti a consegnare al Signore non solo la voce, ma ogni elemento della loro esistenza. Nella pienezza dei tempi, sarà Gesù, l'inviato del Padre (cfr Gv 5,36), a testimoniare con la sua missione l'amore di Dio verso tutti gli uomini, senza distinzione, con particolare attenzione agli ultimi, ai peccatori, agli emarginati, ai poveri. Egli è il sommo Testimone di Dio e del suo anelito per la salvezza di tutti. All'alba dei tempi nuovi, Giovanni Battista, con una vita interamente spesa per preparare la strada a Cristo, testimonia che nel Figlio di Maria di Nazaret si adempiono le promesse di Dio. Quando lo vede venire al fiume Giordano, dove stava battezzando, lo indica ai suoi discepoli come "l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29). La sua testimonianza è tanto feconda, che due dei suoi discepoli "sentendolo parlare così, seguirono Gesù" (Gv 1,37).
Anche la vocazione di Pietro, secondo quanto scrive l'evangelista Giovanni, passa attraverso la testimonianza del fratello Andrea, il quale, dopo aver incontrato il Maestro e aver risposto al suo invito a rimanere con Lui, sente il bisogno di comunicargli subito ciò che ha scoperto nel suo "dimorare" con il Signore: "Abbiamo trovato il Messia - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù" (Gv 1,41-42). Così avvenne per Natanaele, Bartolomeo, grazie alla testimonianza di un altro discepolo, Filippo, il quale gli comunica con gioia la sua grande scoperta: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret" (Gv 1,45). L'iniziativa libera e gratuita di Dio incontra e interpella la responsabilità umana di quanti accolgono il suo invito a diventare strumenti, con la propria testimonianza, della chiamata divina. Questo accade anche oggi nella Chiesa: Iddio si serve della testimonianza di sacerdoti, fedeli alla loro missione, per suscitare nuove vocazioni sacerdotali e religiose al servizio del Popolo di Dio. Per questa ragione desidero richiamare tre aspetti della vita del presbitero, che mi sembrano essenziali per un'efficace testimonianza sacerdotale.
Elemento fondamentale e riconoscibile di ogni vocazione al sacerdozio e alla consacrazione è l'amicizia con Cristo. Gesù viveva in costante unione con il Padre, ed è questo che suscitava nei discepoli il desiderio di vivere la stessa esperienza, imparando da Lui la comunione e il dialogo incessante con Dio. Se il sacerdote è l` "uomo di Dio", che appartiene a Dio e che aiuta a conoscerlo e ad amarlo, non può non coltivare una profonda intimità con Lui, rimanere nel suo amore, dando spazio all'ascolto della sua Parola. La preghiera è la prima testimonianza che suscita vocazioni. Come l'apostolo Andrea, che comunica al fratello di aver conosciuto il Maestro, ugualmente chi vuol essere discepolo e testimone di Cristo deve averlo "visto" personalmente, deve averlo conosciuto, deve aver imparato ad amarlo e a stare con Lui.
Altro aspetto della consacrazione sacerdotale e della vita religiosa è il dono totale di sé a Dio. Scrive l'apostolo Giovanni: "In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1 Gv 3,16). Con queste parole, egli invita i discepoli ad entrare nella stessa logica di Gesù che, in tutta la sua esistenza, ha compiuto la volontà del Padre fino al dono supremo di sé sulla croce. Si manifesta qui la misericordia di Dio in tutta la sua pienezza; amore misericordioso che ha sconfitto le tenebre del male, del peccato e della morte. L'immagine di Gesù che nell'Ultima Cena si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugamano, se lo cinge ai fianchi e si china a lavare i piedi agli Apostoli, esprime il senso del servizio e del dono manifestati nell'intera sua esistenza, in obbedienza alla volontà del Padre (cfr Gv 13,3-15). Alla sequela di Gesù, ogni chiamato alla vita di speciale consacrazione deve sforzarsi di testimoniare il dono totale di sé a Dio. Da qui scaturisce la capacità di darsi poi a coloro che la Provvidenza gli affida nel ministero pastorale, con dedizione piena, continua e fedele, e con la gioia di farsi compagno di viaggio di tanti fratelli, affinché si aprano all'incontro con Cristo e la sua Parola divenga luce per il loro cammino. La storia di ogni vocazione si intreccia quasi sempre con la testimonianza di un sacerdote che vive con gioia il dono di se stesso ai fratelli per il Regno dei Cieli. Questo perché la vicinanza e la parola di un prete sono capaci di far sorgere interrogativi e di condurre a decisioni anche definitive (cfr Giovanni Paolo 11, Esort. ap. post-sinod. Pastores dabo vobis, 39).
Infine, un terzo aspetto che non può non caratterizzare il sacerdote e la persona consacrata è il vivere la comunione. Gesù ha indicato come segno distintivo di chi vuol essere suo discepolo la profonda comunione nell'amore: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). In modo particolare, il sacerdote dev'essere uomo di comunione, aperto a tutti, capace di far camminare unito l'intero gregge che la bontà del Signore gli ha affidato, aiutando a superare divisioni, a ricucire strappi, ad appianare contrasti e incomprensioni, a perdonare le offese. Nel luglio 2005, incontrando il Clero di Aosta, ebbi a dire che se i giovani vedono sacerdoti isolati e tristi, non si sentono certo incoraggiati a seguirne l'esempio. Essi restano dubbiosi se sono condotti a considerare che questo è il futuro di un prete. È importante invece realizzare la comunione di vita, che mostri loro la bellezza dell'essere sacerdote. Allora, il giovane dirà: "questo può essere un futuro anche per me, così si può vivere" (Insegnamenti I, [2005], 354). Il Concilio Vaticano Il, riferendosi alla testimonianza che suscita vocazioni, sottolinea l'esempio di carità e di fraterna collaborazione che devono offrire i sacerdoti (cfr Decreto Optatam totius, 2).
Mi piace ricordare quanto scrisse il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo Il: "La vita stessa dei presbiteri, la loro dedizione incondizionata al gregge di Dio, la loro testimonianza di amorevole servizio al Signore e alla sua Chiesa - una testimonianza segnata dalla scelta della croce accolta nella speranza e nella gioia pasquale -, la loro concordia fraterna e il loro zelo per l'evangelizzazione del mondo sono il primo e il più persuasivo fattore di fecondità vocazionale" (Pastores dabo vobis, 41). Si potrebbe dire che le vocazioni sacerdotali nascono dal contatto con i sacerdoti, quasi come un prezioso patrimonio comunicato con la parola, con l'esempio e con l'intera esistenza.
Questo vale anche per la vita consacrata. L'esistenza stessa dei religiosi e delle religiose parla dell'amore di Cristo, quando essi lo seguono in piena fedeltà al Vangelo e con gioia ne assumono i criteri di giudizio e di comportamento. Diventano "segno di contraddizione" per il mondo, la cui logica spesso è ispirata dal materialismo, dall'egoismo e dall'individualismo. La loro fedeltà e la forza della loro testimonianza, poiché si lasciano conquistare da Dio rinunciando a se stessi, continuano a suscitare nell'animo di molti giovani il desiderio di seguire, a loro volta, Cristo per sempre, in modo generoso e totale. Imitare Cristo casto, povero e obbediente, e identificarsi con Lui: ecco l'ideale della vita consacrata, testimonianza del primato assoluto di Dio nella vita e nella storia degli uomini.
Ogni presbitero, ogni consacrato e ogni consacrata, fedeli alla loro vocazione, trasmettono la gioia di servire Cristo, e invitano tutti i cristiani a rispondere all'universale chiamata alla santità. Pertanto, per promuovere le vocazioni specifiche al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, per rendere più forte e incisivo l'annuncio vocazionale, è indispensabile l'esempio di quanti hanno già detto il proprio "si" a Dio e al progetto di vita che Egli ha su ciascuno. La testimonianza personale, fatta di scelte esistenziali e concrete, incoraggerà i giovani a prendere decisioni impegnative, a loro volta, che investono il proprio futuro. Per aiutarli è necessaria quell'arte dell'incontro e del dialogo capace di illuminarli e accompagnarli, attraverso soprattutto quell'esemplarità dell'esistenza vissuta come vocazione. Così ha fatto il Santo Curato d'Ars, il quale, sempre a contatto con i suoi parrocchiani, "insegnava soprattutto con la testimonianza di vita. Dal suo esempio, i fedeli imparavano a pregare" (Lettera per l'Indizione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009).
Possa ancora una volta questa Giornata Mondiale offrire una preziosa occasione a molti giovani per riflettere sulla propria vocazione, aderendovi con semplicità, fiducia e piena disponibilità. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, custodisca ogni più piccolo germe di vocazione nel cuore di coloro che il Signore chiama a seguirlo più da vicino; faccia sì che diventi albero rigoglioso, carico di frutti per il bene della Chiesa e dell'intera umanità. Per questo prego, mentre imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 13 novembre 2009

Quaresima Giovani 2010


Ecco un’altra Quaresima, Signore, puntuale ogni anno. La Chiesa ci invita ad intraprendere un cammino di conversione per celebrare in verità la tua Pasqua di morte e risurrezione e rinascere a vita nuova. Sono le tue parole a guidarci per questo percorso austero in cui ognuno è chiamato a fare i conti con se stesso, ma anche a scoprire la smisurata grandezza del tuo amore per noi.

Tu ci chiedi di vegliare sul nostro cuore perché è da lì che nasce il male e il bene, l’egoismo e la generosità, la gelosia e lo spirito fraterno. Tu ci chiedi di aprire il nostro cuore al tuo sguardo di misericordia, alla luce che viene da te, per lasciarci trasformare e guarire dal tuo Spirito. Tu ci chiedi di dilatare e ringiovanire il nostro cuore per farlo pulsare al ritmo del tuo. Allora saremo disposti a praticare una nuova solidarietà, capace di cambiare questa terra in una casa di fratelli. Ciò a cui siamo chiamati in questo tempo è espresso dalla consegna che ci è stata affidata con l’imposizione della cenere sulla fronte: “Convertiti e credi al Vangelo”.


Adorazione Eucaristica x Giovani
Ogni giovedì dalle 21,00 alle 23,00: ADORAZIONE EUCARISTICA presso la Basilica del Santo (Pd).
Se sei vicino sei il benvenuto a questo momento stupendo di preghiera animato dai frati e tanti giovani. Se sei distante invia la tua richiesta, la tua domanda di intercessione...La porteremo davanti al Signore per te.

Vedi anche la splendida meditazione quaresimale di DON TONINO BELLO: dalla testa i piedi

giovedì 11 febbraio 2010

Ostensione del corpo di S. Antonio

Venerdì 19 febbraio 2010 alle ore 21, presso la basilica di S. Antonio di Padova, i giovani si incontreranno per una veglia di preghiera in occasione dell'ostensione del corpo del Santo più amato e venerato nel mondo intero.

LA VOCAZIONE DI ANTONIO
Un giovane in ascolto: ideali e desideriS. Antonio nasce a Lisbona in Portogallo nel 1195, ed è battezzato col nome di Fernando. Di nobile famiglia e predestinato ad essere cavaliere e un uomo d’arme, giovanissimo (ha solo 15 anni) dà invece ascolto ai suoi desideri più profondi. Non segue pertanto la carriera voluta per lui dal padre, ma entra in monastero, tra i Canonici Agostiniani. La sua ricerca pare già conclusa in una vita interamente dedita alla preghiera e allo studio assiduo della Parola di Dio.
b- L’incontro con in frati francescani: la missioneNel cuore del giovane e dotto Fernando diventa però sempre più grande il desiderio di annunciare e testimoniare il Vangelo. L’occasione per realizzare questo gli è data dall’incontro con i frati francescani. Alcuni di essi si sono spinti come missionari fino al Marocco, fra gli infedeli; ma dopo qualche tempo fanno ritorno in Portogallo soltanto i loro corpi barbaramente martirizzati a colpi di scimitarra. Il Santo ne resta tremendamente colpito e, a venticinque anni, lascia l’ordine agostiniano per diventare frate francescano, mosso dal sogno di dare anche egli la vita per il Signore e il suo Vangelo.
Lasciando il quieto monastero di Coimbra per avventurarsi ormai su mille strade sconosciute (in Africa, in Italia e Francia) egli è davvero un “uomo nuovo”. Nuovo nel nome che assume: Antonio. Nuovo nell’abito che ora indossa: il saio francescano. Nuovo nella sua missione di Apostolo del Vangelo e testimone di carità fra i poveri.


c- Alcune domande per te:=Antonio è un giovane continuamente “in ascolto” della volontà del Signore?E tu?
=Antonio sa abbandonare i propri progetti di vita (anche buoni e santi) per accogliere la proposta inaspettata del Signore.Come ti poni di fronte alla novità e all’imprevisto che il Signore a volte richiede? Sei tu che decidi tutto per te, oppure lasci spazio alla sua voce, anche se scomoda e provocante?
=Antonio accetta di diventare un “uomo nuovo” (nel nome, nell’abito, nella missione).Cosa del tuo uomo “vecchio” (comodità, abitudini, vizi, peccati...) ti è di ostacolo nel dare novità alla tua vita?

martedì 9 febbraio 2010

Gruppo San Damiano: Cronaca del ritiro di febbraio al Santo

Sabato 6 e domenica 7 febbraio si è svolto presso il convento della Basilica del Santo il ritiro mensile dei giovani del Gruppo san Damiano, il gruppo francescano di ricerca vocazionale. Vi hanno aderito sei ragazzi che con fedeltà stanno frequentando gli incontri ormai da ottobre: Massimiliano, Alberto, Diego, Nicola, Christian e Davide. Erano presenti con loro anche P. Alberto, Fr. Fabio Turisendo., P. Alessandro Perissinotto (da Brescia) giunto insieme a Luca, un postulante delle Marche che domenica ha raccontato e condiviso i vari passaggi della sua ricerca vocazionale.
Credo di poter dire che insieme abbiamo vissuto una delle più belle tappe del nostro itinerario : vuoi per la bellezza del luogo e l'unicità del santuario, vuoi per l'accoglienza della comunità e certo per la presenza di S. Antonio .
Il nostro appuntamento è iniziato infatti con una visita ai vari ambienti del convento come della basilica, alla mostra antoniana e quindi con una sosta di preghiera alla tomba del Santo.
Il week end è proseguito poi, come da schema ormai consolidato, con una Lectio sui testi evangelici e una intensa adorazione eucaristica, mentre la serata si è caratterizzata per la visione di un film (Cuore sacro) alquanto apprezzato per la lettura francescana a cui ben si prestava.
La domenica mattina ha visto invece un intervento di P. Antonio Ramina sulla necessità di conoscersi in profondità e imparare l'arte del discernimento interiore: molte le domande sorte in un clima di viva partecipazione.
Il dopo pranzo è stato caratterizzato invece da una visita davvero unica alla Biblioteca Antoniana, i cui tesori sono stati illustrati degnamente da P. Alberto Fanton. Il tutto si è concluso con la celebrazione eucaristica presieduta da P. Blessandro Brentari che con il consueto inossidabile entusiasmo ha commentato il vangelo della pesca miracolosa e il mandato del Signore a "diventare pescatori di uomini".
In un clima vorrei dire quasi commosso e davvero partecipe ci siamo salutati dandoci appuntamento per il 27-28 febbraio preso il convento di Longiano.

A tutti voi cari amici che ci seguite su questo blog chiedo un ricordo e una preghiera per il cammino di questi giovani e per il loro discernimento. Possano davvero contemplare il volto del Signore e comprendere la Sua volontà.


frate Alberto


cosa fa un frate?



Brescia : giovani al Gruppo san Damiano
 Cosa fa un frate? Come passa la sua giornata?
Queste domande ultimamente mi stannno arrivando sempre più numerose insieme ad altre a dir poco folcloristiche e fantasiose, della serie: " è vero che i frati vanno a letto alle 20,00 di sera?; oppure: "è vero che non potete mai uscire dal convento?"; oppure: "è vero che passate la vostra giornata, e anche la notte, solo a pregare e niente altro?"; oppure: "fate ancora obbedienza cieca ai superiori?", oppure: "è vero che un frate deve essere sempre serio e triste?"...e così via..
Per cercare di chiarire almeno un poco la nostra vita, ecco alcune note che spero possano essere utili.
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Qual'è il fondamento della vita di un frate ?
La vita di un frate è una vita (pur con tutti i nostri limiti personali) molto bella e gioiosa perchè segnata dal "voler bene": al Signore e ai fratelli.
Amare come ha fatto Gesù è dunque la Regola..., il Vangelo perciò la nostra "Magna Charta".
Al Vangelo infatti si ispira S. Francesco quando pensa "una forma di vita" da dare ai suoi seguaci.
Tutto è dunque legato a questo "amare" che si manifesta in uno stile molto particolare fatto da un vivere in comunità, da fratelli, mettendo ogni cosa in comune , vivendo in semplicità, e dedicandoci così prima di tutto alla preghiera, al servizio agli altri, ai poveri..
Per tali motivi il frate è davvero un uomo libero per il suo Signore e per il prossimo.

Di cosa si occupa concretamente un frate ?
Un frate può occuparsi davvero di tutto, purchè resti sempre fedele alla regola base di VIVERE IL VANGELO in modo radicale.
Per conoscere di più la nostra vita, vedi alcuni dei seguenti siti che illustrano alcuni nostri campi di azione (ma ve ne sono moltissimi altri), dove scoprirai che :
= ci sono frati (come il sottoscritto) che per es. si occupano di giovani e lavorano per loro e la loro maturazione umana e cristiana:
http://www.riparalamiacasa.it/
= altri frati curano i malati e i disabili : http://www.villaggiosantantonio.it/
= altri ancora si occupano di ragazzi tossicodipendenti e di persone affette da schiavitù fisiche e psichiche (alcolismo..): http://www.comunitasanfrancesco.org/index.php?pg=cms&ext=p&cms_codcms=55
= altri stanno in grandi santuari come la basilica di S.Antonio o san Francesco in Assisi: qui si confessa moltissimi pellegrini, si celebra per essi l'eucarestia; si accoglie, si ascolta e si benedice, si consola.. http://www.basilicadelsanto.org/
= altri frati studiano, scrivono, stampano libri e riviste (per es. Il Messaggero di S. Antonio) per aiutare le persone a pensare, riflettere e maturare: http://www.messaggerosantantonio.it/
= altri frati (moltissimi) sono in tanti paesi del mondo come missionari; vedi qui dove siamo presenti: http://www2.ofmconv.pcn.net/it/
= altri sono impegnati con stile "francescano" in molte parrocchie, condividendo da vicino le gioie e i dolori e le sofferenze della loro gente, eccone qui una in Veneto :http://www.parrocchiasacrocuore.net/
...e così via.........
dunque c'è spazio per tutti ....!!!!

Le differenze con gli altri ordini o i preti diocesani ?
Sono molte: ne accenno una essenziale che viene dal nostro stesso nome. Il FRATE è chiamato a vivere la sua vocazione religiosa da FRATELLO e dunque mai da solo. Egli sempre condivide, vive, ed è accompagnato da una fraternità, sta insieme ad altri fratelli..nello stile semplice e umile di san Francesco (ci si prova!!).

Com'è la giornata tipo di un frate ?
A questa domanda è difficile dare una risposta univoca. La giornata infatti è molto diversa e varia in base all'ambiente e alle situazioni concrete in cui il frate è chiamato a vivere. Un conto infatti è essere in una parrocchia, altro in una chiesa conventuale, altro a scuola, altro in un seminario, oppure se si gestisce un'opera di carità, o in missione...ecc..Certamente il perno della giornata del frate è sempre : la preghiera!
Riporto qui (a mò di esempio)  l'orario base , con gli appuntamenti comunitari di preghiera, dei Frati della Basilica del Santo (Pd).
*ore 6.55: Preghiera dell'Ufficio-lodi mattutine
*ore 7,40: S. Messa comunitaria
*ore 12,15: Preghiera con salmi-Ora media
*ore 19,00: Preghiera: Meditazione-Vespri-Compieta
Nelle rimamanenti ore, ciascun frate si occupa della propria mansione, in base ad un calendario e tempi ben definiti: chi confessa, chi celebra, chi fa le guide, chi accolgie i pellegrini, chi si occupa della sacrestia e pulizie..ecc..Il lavoro certo non manca per nessuno (e siamo più di 60 frati) in questa basilica dove passano quasi sei milioni di pellegrini l'anno!!!

Conclusione:
Caro giovane,con queste poche righe ho cercato di dare una vaga idea della nostra vita, ma se ancora hai delle curiosità e domande, scrivi e ti risponderò personalmente (fra.alberto@davide.it) oppure potresti venire a vivere alcuni giorni in qualche nostra comunità e toccare con mano:
VIENI E VEDI.
Il Signore ti benedica. frate Alberto