mercoledì 29 aprile 2009

2) Seconda Tappa - Corso Vocazionale Francescano


Cari amici, riprendo, scusandomi per la lunga pausa, il "corso vocazionale francescano" a tappe "on-line", che ciascuno di voi può seguire individualmente. Il corso ha come riferimento la "Leggenda dei tre compagni"(FF 1394-1487), vale a dire la più importante fra le biografie non ufficiali di S. Francesco d'Assisi. E' attribuita ai suoi primi compagni, Leone, Rufino e Angelo e il suo valore sta nella rappresentazione genuina e schietta del cammino vocazionale di Francesco e della primitiva fraternità francescana .Prego il Signore per tutti i giovani che leggeranno queste pagine: possa l'esperienza di Francesco toccare il vostro cuore! Vi ricordo nella preghiera e invito ciascuno a pregare soprattutto in occasione dell'imminente giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (domenica 3 maggio).

A chi desidera avere uno scambio e un confronto sul proprio cammino di ricerca personale offro volentieri la mia disponibilità...! Vi offro questa stupenda immagine di S. Francesco (la più antica ritrovata in Veneto)che proviene dalla nostra chiesa francescana di Monselice(purtroppo non più dei frati-è un museo).
Il Signore vi dia pace. frate Alberto

VITA DI S. FRANCESCO -
dalla “Leggenda dei tre compagni”(Capitolo II - FF. 1398-1401)
DELLA SUA PRIGIONIA IN PERUGIA, E DELLE SUE VISIONI
CHE EBBE QUANDO VOLEVA FARSI CAVALIERE
Prigionia a Perugia
1398 4.Tra Perugia e Assisi si erano riaccese le ostilità, durante le quali Francesco fu catturato con molti suoi concittadini e condotto prigioniero a Perugia. Essendo signorile di maniere, lo chiusero in carcere insieme con i nobili. Una volta, mentre i compagni di detenzione si abbandonavano all’avvilimento, lui, ottimista e gioviale per natura, invece di lamentarsi, si mostrava allegro. Uno dei compagni allora gli disse che era matto a fare l’allegrone in carcere. Francesco ribatté con voce vibrata: «Secondo voi, che cosa diventerò io nella vita? Sappiate che sarò adorato in tutto il mondo». Un cavaliere del suo gruppo fece ingiuria a uno dei compagni di prigionia; per questo, gli altri lo isolarono Soltanto Francesco continuò a essergli amico, esortando tutti a fare altrettanto. Dopo un anno, tra Perugia e Assisi fu conclusa la pace, e Francesco rimpatriò insieme ai compagni di prigionia.
Preparativi militari1399 5. Passarono degli anni. Un nobile assisano, desideroso di soldi e di gloria, prese le armi per andare a combattere in Puglia. Venuto a sapere la cosa, Francesco è preso a sua volta dalla sete di avventura. Così, per essere creato cavaliere da un certo conte Gentile, prepara un corredo di panni preziosi; poiché, se era meno ricco di quel concittadino, era però più largo di lui nello spendere.
Prima visione: una sala piena d'armi
Una notte, dopo essersi impegnato anima e corpo nell’eseguire il suo progetto, e bruciava dal desiderio di mettersi in marcia, fu visitato dal Signore, che volle entusiasmarlo e sedurlo, sapendolo così bramoso di gloria, appunto con una visione fastosa Stava dormendo quando gli apparve uno che, chiamatolo per nome, lo condusse in uno splendido solenne palazzo, in cui spiccavano, appese alle pareti, armature da cavaliere, splendenti scudi e simili oggetti di guerra. Francesco, incantato, pieno di felicità e di stupore, domandò a chi appartenessero quelle armi fulgenti e quel palazzo meraviglioso. Gli fu risposto che tutto quell’apparato insieme al palazzo era proprietà sua e dei suoi cavalieri. Svegliatosi, s’alzò quel mattino pieno di entusiasmo. Interpretando il sogno secondo criteri mondani (egli non aveva ancora gustato pienamente lo spirito di Dio), immaginava che sarebbe diventato un principe. Così, prendendo la cosa come presagio di eccezionale fortuna, delibera di partire verso la Puglia, per esser creato cavaliere da quel conte. Era più raggiante del solito e, a molti che se ne mostravano sorpresi e chiedevano donde gli venisse tanta allegria, rispondeva: «Ho la certezza che diventerò un grande principe».
Veste un cavaliere povero1400 6. Francesco aveva dato una prova sorprendente di cortesia e nobiltà d’animo il giorno precedente a quella visione, e possiamo credere che sia stato quel gesto a meritargliela. Quel giorno infatti aveva donato a un cavaliere decaduto tutti gli indumenti, sgargianti e di gran prezzo, che si era appena fatto fare.
"Signore cosa vuoi che io faccia?"1401 Messosi dunque in cammino, giunse fino a Spoleto e qui cominciò a non sentirsi bene. Tuttavia, preoccupato del suo viaggio, mentre riposava, nel dormiveglia intese una voce interrogarlo dove fosse diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: «Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?» Rispose: «Il padrone». Quello riprese: «Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito?». Allora Francesco interrogò: «Signore, che vuoi ch’io faccia?» (At 9,6-7). Concluse la voce: «Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa devi interpretarla in tutt’altro senso». Destatosi, egli si mise a riflettere attentamente su questa rivelazione. Mentre il sogno precedente, tutto proteso com’egli era verso il successo, lo aveva mandato quasi fuori di sé per la felicità, questa nuova visione lo obbligò a raccogliersi dentro di sé. Attonito, pensava e ripensava così intensamente al messaggio ricevuto, che quella notte non riuscì più a chiuder occhio. Spuntato il mattino, in gran fretta dirottò il cavallo verso Assisi, lieto ed esultante. E aspettava che Dio, del quale aveva udito la voce, gli rivelasse la sua volontà, mostrandogli la via della salvezza. Ormai il suo cuore era cambiato. Non gl’importava più della spedizione in Puglia: solo bramava di conformarsi al volere divino.

RIFLESSIONE
Il progetto di Francesco: diventare cavaliere
All'inizio del capitolo ci viene presentato un esempio della generosità di Francesco. In seguito, Francesco, seguendo la sua indole generosa, elabora il progetto di diventare cavaliere, anche se prevale in lui il desiderio della gloria terrena. Questo progetto è suo, di Francesco; non viene dal Signore, perchè Francesco è ancora chiuso a Lui. Però in sè è un progetto buono. I cavalieri, a quel tempo, erano persone consacrate agli altri, e si dedicavano alla difesa dei deboli ed oppressi, erano una specie di volontari permamenti.
Interventi di Dio che sconvolgono Francesco
Francesco è in una situazione di apertura e disponibilità, perciò il Signore lo visita per poi entusiasmarlo e sedurlo con una visione festosa, conforme alla sua mentalità. Ma Francesco non capisce ed interpreta il sogno secondo i suoi criteri mondani perchè non conosce ancora il Signore, non è ancora aperto a Dio e al suo progetto. Ma il Signore interviene di nuovo, perchè non permette che sbagliamo. Francesco risponde con le parole di san Paolo sulla via di Damasco: "Signore cosa vuoi che io faccia"(Atti22,10) e dimostra di avere la disponibilità a cui fa seguito l'obbedienza. La disponibilità e l'obbedienza che Francesco dimostra nei confronti di Dio è preceduta dalla "cortesia e nobilità" d'animo nei confronti del cavaliere decaduto. Infatti non si può essere aperti a Dio se non si è aperti al prorio prossimo, non si dirà di sì a Dio se si chiuderà il cuore al fratello bisognoso.
Atteggiamenti positivi di fronte al progetto di Dio
La disponibilità e l'obbedienza verso il Signore, richiedono un clima di riflessione e di raccoglimento, di interiorizzazione (raccogliersi dentro di sè). Disponibilità, riflessione, interiorizzazione, obbedienza, attesa gioiosa; sono gli elemti indispensabili per un cammino vocazionale serio, sono gli atteggiamenti da coltivare per essere in grado di accogliere la volontà di Dio su noi.
Eseguito l'ordine ricevuto, Francesco vive nell'attesa che gli "si riveli la volontà di Dio e gli si mostri la via della salvezza". Il suo cuore era cambiato e Francesco aveva messo da parte definitivamente i suoi progetti, anche se ciò comportava un fallimento ed una sconfitta sul piano umano. Ciò che gli stava a cuore adesso era di "conformarsi al volere divino".
Il rischio che anche tu puoi correre è di fermarti ad un progetto comune, accettato da tutti, e di chiuderti a progetti più impegnativi, meno gratificanti e soprattutto controcorrente.
PER INTERIORIZZARE
1) Hai fatto la scelta della generosità nella tua vita?
2)La generosità è per te una dimensione di vita?
3)Sai mettere in discussione i tuoi progetti e quelli proposti dall'ambiente per aprirti/ascoltare il progetto di Dio?
4)La disponibilità richiede: riflessione, interiorizzazione, attesa, abbedienza, gioia. Cerchi di vivere questi atteggiamenti? Come?
5) Ti poni mai il problema se quello che fai o vorresti fare è davvero ciò che il Signore vuole da te...oppure...??
6) Ti sembra di essere in un atteggiamento attivo di ricerca di Dio e della sua volontà oppure vivi la fede come un dato scontato?
7) Ti stai aprendo ad un rapporto personale col Signore?
8) Stai comincindo ad interiorizzare la tua preghiera e la tua fede..oppure ancora "galleggi" in superficie?

venerdì 24 aprile 2009

Domenica 3 maggio - giornata mondiale di preghiera per le vocazioni

"SO
A CHI
HO DATO
LA MIA
FIDUCIA"
Domenica 3 maggio si celebrerà in tutta la Chiesa la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Si tratta prima di tutto di una buona occasione per innalzare al Signore il nostro grazie per la specifica vocazione di ognuno di noi: è bello e consolante sentirsi "chiamati", percepirsi parte di un disegno d'Amore più grande, da sempre custodito nel cuore di Dio. In secondo luogo, in questa giornata la Chiesa intera prega per il dono di nuove vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale, prega per tutti i consacrati e ministri, prega in particolare per i giovani perchè accolgano con fiducia l'appello del Signore: Seguimi!

Vi invito a leggere il bel messaggio del Papa per l'occasione e una riflessione vocazionale utile soprattutto a chi è in fase di scelta e discernimento. Il Signore vi dia pace.
(video vocazionali dei frati americani )http://www.franciscans.org/contemplation.cfm
http://www.franciscans.org/recruitment.cfm

giovedì 23 aprile 2009

Foto Triduo al Santo - 2009

Cari amici,
sono passati pochi giorni dalla intensa esperienza del triduo Pasquale al Santo vissuto dai Frati della Basilica insieme ad un bellissimo gruppo di ragazzi e ragazze, le Suore elisabettine e condiviso con tanta gente che in quei giorni ha riempito la Basilica offrendoci esempi inaspettati di fede e devozione.
Vi segnalo alcune belle fotografie con un grazie ad Antonella ..la fotografa del gruppo e l'invito alla preghiera per tutti i giovani presenti: ciascuno portava nel cuore un sogno, un cammino da percorrere o esplorare, una direzione da seguire. Possa il Signore Gesù essere sempre loro Via, Verità e Vita. Il Signore vi dia Pace!
http://picasaweb.google.com/vocazione.francescana/TRIDUO0902#

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giovedì 16 aprile 2009

Decisione umana o decisione cristiana?

Mentre erano in cammino, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire prima mio padre”. Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il Regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. ( Luca 9,57-62)
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"SEGUIMI": E' forte e impegnativo il Vangelo sopra scritto con l'invito diretto ed esplicito a seguire il Signore; chiede un "decidersi" senza riserve, senza "se" e senza"ma"!!
Come è possibile entrare in questa logica tanto esigente e così lontana dal nostro modo comune di pensare? Di seguito propongo un commento rivolto soprattutto a quei giovani che in questo periodo sono "sulle spine" ..per una decisione totale per il Signore....
Ad essi va anche il mio incoraggiamento e la mia preghiera.
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A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi prima di… Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, prima però lascia che...
La decisione di partenza del chiamato può essere a volte entusiasta, ma ben presto col progredire del cammino nascono le paure e le resistenze. Tutto questo è normale perché a decidere è la nostra libertà.
Decidere è voler trasformare l’attrazione verso il valore in una scelta. Questa scelta ci identifica: rafforza la nostra identità e quindi la nostra maturità. Decidersi ci da una fisionomia, ci definisce.
Che cosa significa "decidere"?: dal latino "de – cidere", tagliare da…; è un qualche cosa che fa male, è distacco, strappo, sacrificio, rinuncia. Esige rischio, bisogna esporsi, farsi avanti, accettare di sbagliare, darsi la possibilità.
Il prezzo della decisione, è alto con un basso margine di sicurezza ed è a questo punto che nascono le paure e le resistenze.

La decisione umana è:
*Sicura:
gli elementi di rischio sono ridotti al minimo; fra tutte è migliore quella decisione che più sa assicurarsi contro l’errore e il rischio di sbagliare. Qualsiasi scelta percepita oltre le proprie possibilità e capacità va accuratamente evitata.
*Al minimo costo: raggiungere l’obbiettivo con il massimo di efficienza e il minimo di perdita. Non c’è gratuità ma economia di mercato. Dietro c’è la paura di complicarsi la vita e si scelgono di conseguenza, obbiettivi non troppo impegnativi.
*Precisa e chiara: eliminazione delle variabili impreviste, prevenendo e prevedendo obiettivi finali e intermedi;

La decisione cristiana è:
*A rischio:
la decisione cristiana si basa sulla fede in Dio non sulle certezze umane. Nessun consiglio o parere esterno potrà mai dare tutte le certezze.
*Al massimo costo: La decisione è cristiana quando esprime il dono di sé e chiede rinuncia (Rm 12,1-2). Più il costo è alto, più grande deve essere l’amore e quello cristiano si identifica in una parola scomoda: gratuità.
*Precisa ma non chiara: Discernere non significa disporre del futuro. Significa saper leggere un direzione nel presente. Discernere cosa Dio vuole e fidarsi facendolo.
Ogni decisione è simbolo della morte.
Chi non ha paure e resistenze significa che non sta camminando nella realtà. La resistenza è una modalità con cui si vive la tensione tra lo Spirito Santo e la libertà. Lo Spirito esercita un’attrazione sulla libertà che l’uomo può assecondare o ostacolare.
È il Vangelo percepito come verità che ci permette di cambiare la vita, di vincere cioè le resistenze alla vocazione attraverso quelle metafore che lui stesso contiene e narra. Il Vangelo cambia la vita quando la Parola di Dio diventa, nella sua interezza, “metafora vera” per la vita del credente.
La resistenza ha una sua valenza positiva perché presuppone una certa consistenza della personalità. La vocazione comporta conversione, interpella il senso della vita, la libertà; esige quindi la piena presenza della persona: la responsabilità. La resistenza significa in positivo il mettersi in discussione della persona e la capacità di pagarne il prezzo, affrontando la lotta e la fatica per ristrutturarsi secondo lo stile del Vangelo.
La resistenza diviene negativa quando equivale al rifiuto. Perché la razionalità, il proprio tornaconto, l’io prendono il sopravvento e finiscono con lo smarrire l’uomo illudendolo della gioia dell’intermedio. Oggi siamo totalmente immersi in questa cultura per la paura di scelte radicali e definitive… !!!!
Il "SI'" alla proposta di Gesù di farsi suoi discepoli, è un atto di fede: richiede abbandono, fiducia alla sua proposta soprattutto se si è consapevoli della propria debolezza e fragilità. Il "NO" alla sequela non è mai generalmente un "no" alla proposta di Gesù, ma un "no" allo stile faticoso ed esigente che il discepolato e la sequela richiedono di assumere.
Le resistenze di molti giovani nascono nelle fatiche stesse dell’uomo contemporaneo:
- difficoltà a prendere decisioni a lunga scadenza;
- paura ad impegnarsi in un progetto che includa il tutta la vita.
- fatica a dire dei si e dei no che responsabilizzano
- lasciarsi vivere piuttosto che rischiare.
- ricerca insensata dell’ appagamento immediato.
- auto-realizzazione e non vocazione.
- poca attenzione data alle esigenze dell’umanità: poca passione per il Regno.
- scarsa identificazione con la Chiesa…

A un altro disse: “Seguimi”… Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il Regno di Dio”…
Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”.
Le parole di Gesù ci dicono che la vocazione, la sua chiamata non è una proposta (qualcosa che ti interpella ma lascia un discreto spazio alla tua libertà: «Cosa ne dici se…?»).
Nemmeno si tratta di un comando che obbliga senza tener conto della tua libera decisione («Fai quello che ti dico e basta!»).
Si tratta di "un appello", "un invito a te" personalmente rivolto perché ti ritiene prezioso e degno di attenzione («Hai mai pensato di?»). Gesù, chiamandoti, dice il tuo nome nel suo cuore e fa sentire nel tuo la sua voce. Per questo la decisione chiede ascolto di sé e di Dio. Sempre, un vero discernimento, si svolge su questi due fronti, sbilanciandosi progressivamente verso Dio perché il decidersi per Cristo è solo questione di fede. Prima di rispondere dunque, di prendere una decisione, è necessario chiedersi con fede anche "cosa sta nel cuore di Dio", quali sono le sue preoccupazioni, … ma di questo ne parleremo in modo più approfondito prossimamente..
IL SIGNORE VI DIA PACE.

medita: "Nell’esatta misura in cui tu lasci tutte le cose, proprio in questa esatta misura, né più né meno, Dio arriva apportando tutto ciò che è suo". (Master Eckhart).

mercoledì 15 aprile 2009

Appuntamenti francescani da non perdere...

"Meeting Francescano Giovani 2009"
Milano - 25-26 aprile.

Un appuntamento per tutti i ragazzi e le ragazze (17-30 anni) che desiderano vivere una due giorni francescana. Elementi assicurati: fraternità, letizia, preghiera, condivisione, semplicità, riflessione, festa...gioia...Vedi il programma al nostro sito di pastorale giovanile:
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"Giorni di servizio e spiritualità"
Grumello (Bg) - dalla sera del 29 aprile al 3 maggio
Si tratta di una bellissima e decisamente forte esperienza che ogni anno vivono i giovani "in ricerca" del Gruppo San Damiano insieme a tutti i ragazzi della Comunità dei Postulanti di Brescia. La proposta è però aperta anche ad altri giovani "in ricerca", (anche alle prime armi...ai primi passi), ma comunque desiderosi di conoscere un pò di più la vocazione religiosa francescana e la nostra vita di frati. Ci recheremo presso una struttura (gestita da bravissime suore) in provincia di Bergamo che ospita principalmente donne con gravi disabilità fisiche o psichiche. I giorni saranno caratterizzati certamente da un forte clima di fraternità e condivisione così come da una grande vicinanza a queste persone: aiutandole, facendo loro compagnia...prestando la nostra semplice disponibilità per tanti piccoli servizi richiestici come volontari. Un'altra componente importantissima sarà però la preghiera e una dimensione di ascolto e disponibilità alla voce del Signore , che sempre parla al cuore di un giovane quando questi si apre al servizio verso i più poveri. E' del resto l'esperienza di San Francesco che ritrova se stesso e la propria strada solo quando "scende da cavallo" e per la prima volta ha il coraggio di abbracciare e baciare un lebbroso... Proprio perchè consapevole del cambiamento avvenuto in lui da quell'incontro, Francesco sempre vorrà che chi , desiderava avvicinarsi alla vita dei frati, facesse un'esperienza di servizio accanto ai più poveri, ai lebbrosi...E così, anche oggi, noi frati cerchiamo di seguire il suo insegnamento!!!!
Se dunque qualcuno è interessato alla proposta, si faccia vivo per tempo:...ne vale la pena.!!

"Il Signore concesse a me, Frate Francesco, di incominciare così a far penitenza, poiché essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse tra loro e io usai con essi misericordia... Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo."
(dal Testamento di S. Francesco)
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Esercizi Spirituali per giovani
Dal 30 aprile al 3 maggio 2009
le suore francescane elisabettine propongono degli esercizi spirituali per giovani. Curati dalle suore e da padre Gilberto Depeder, francescano conventuale.
Gli esercizi vogliono essere uno spazio privilegiato di ascolto della Parola, in un clima di silenzio, di preghiera personale, celebrata e condivisa, di contatto con l’esperienza di Francesco d’Assisi e di Elisabetta Vendramini, per scoprire la cura e la tenerezza di Dio che ci comunicano le mani del Figlio.
Per ulteriori informazioni, per il programma e per le iscrizioni

lunedì 13 aprile 2009

Giovani al "Triduo Pasquale" in Convento al Santo

Dal giovedì santo alla domenica di Pasqua un numeroso gruppo di ragazzi e ragazze (circa una trentina) ha avuto la grazia di vivere insieme alla Comunità dei frati del Santo di Padova i giorni intensi e forti del triduo pasquale. Il gruppo è stato guidato e coordinato da frate Giambattista (Fra Giambo!!) e dal sottoscritto frate Alberto insieme alle due fantastiche suore fracescane Elisabettine, Suor Barabara e Suor Laura a cui va il mio più vivo ringraziamento. Che dire di questi giorni? Davvero una grazia del Signore!!!!!
Insieme , abbiamo condiviso soprattutto la preghiera e i momenti liturgici sempre estremamente solenni e curati, ricchi di intensa spiritualità. Bellissimi i momenti fraterni di gioia e di semplicità francescana e di reciproco incontro; così come la condivisione della mensa, degli spazi solitamente riservati alla comunità dei frati. Molto arrichenti le catechesi di Padre Alessandro Ratti che ci hanno bene introdotto ad ogni celebrazione liturgica facendocela gustare e comprendere. Intense sono state le visite all'OPSA(grande centro per disabili gravi di Padova dove operano le suore, nato dalla carità di S. Antonio)e alla comunità S. Francesco dove i frati si occupano di giovani tossicodipendenti...Quanti spunti, suggestioni, provocazioni...difficili da dimenticare. Quanta commozione e viva partecipazione, da parte mia come di tutti, ad ogni momento di questi giorni così belli...Un grazie vivissimo va certo ai frati che ci hanno aperto la porta...ancora un grazie allle Suore, ma un grazie particolare va a S. Antonio e a S. Francesco, nostri fratelli e compagni davvero onnipresenti e "parlanti" in questi giorni..

Riporto di seguito due omelie molto belle pronunciate la sera del giovedì santo e la domenica di Pasqua dal nostro Ministro Provinciale , Padre Gianni Cappelleto, che possono aiutare tutti noi a fare memoria di quelle celebrazioni , e anche rinnovare nei giovani presenti il fiume di grazia ricevuto in questi giorni. Ancora a tutti una SANTA PASQUA!
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Omelia del Giovedì Santo 2009 (Basilica del Santo)

L’esperienza ci dice che quando ci troviamo a cena tra amici è più facile che cresca la familiarità e l’intimità; la comunicazione e la relazione diventano occasione per rivelare agli altri anche cose intime: io racconto agli amici qualcosa di bello che mi sta a cuore o parlo di qualcosa che mi turba e mi crea difficoltà … e gli altri possono così comprendere meglio “chi sono io”.
Così è successo “quella sera”, in quell’ultima cena che Gesù condivise con i suoi discepoli, i “suoi amici” intimi: con dei gesti – e non solo a parole – Gesù “parla di sé”, di ciò che ha nel cuore: sia donando il pane / vino sia lavando i piedi svela qualcosa di sé e del mistero del Padre suo … La lavanda dei piedi di cui stasera anche noi facciamo memoria non è, perciò, un semplice esempio perché pure noi facciamo del bene agli altri né una pura provocazione per diventare più umili. È un gesto attraverso il quale Gesù svela ciò che gli sta a cuore: far conoscere il volto di Dio Padre ai suoi discepoli, visto che ha detto “io e il Padre siamo una cosa sola” e “chi conosce me, conosce il Padre”.

Quale volto di Dio ci rivela Gesù con il suo gesto? Solo due accentuazioni, tra le tante possibile.

1) “Depose le vesti”: Gesù decide di spogliarsi, di denudarsi, di togliersi cioè ogni maschera, ogni prerogativa divina: Lui – afferma San Paolo ai Filippesi – non ritenne un privilegio essere “come Dio”, ma spogliò se stesso divenendo simile agli uomini (Fil 2,6-7 e ss). Gesù “depone le vesti” perché vuole eliminare ogni barriera, ogni corazza di difesa: scopriamo così un Dio che si spoglia, diventa fragile: solo in questo modo può davvero incontrare la nostra fragilità … altrimenti ci schiaccia con la sua “divinità”. Come succede tra di noi: incontriamo veramente l’altro solo quando ci denudiamo e condividiamo la nostra fragilità. Solo l’incontro tra fragilità è salutare e porta riconciliazione, pace, desiderio di crescere e camminare insieme … Se mi relaziono all’altro a partire dalla “mia” forza (reale o presunta) lo schiaccio e non lo incontro nella sua intimità intrisa di debolezza e fragilità, come del resto è la mia – se mi conosco e accetto realmente!

2) “Cominciò a lavare i piedi ai discepoli”: Gesù “sa che è giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre”, eppure non si lamenta, non condanna gli altri, non rivendica diritti; per Lui anche questo momento così difficile è occasione per amare, e per amare tutti, senza preferenze:
- ama Giuda, che ha già il diavolo del tradimento in corpo,
- ama Pietro che non capisce niente e fa lo scandalizzato,
- ama gli altri discepoli che di lì a poco litigheranno per stabilire chi è più grande tra loro …
Insomma, Gesù ama questi “amici suoi” anche se sa che tra poco tutti lo abbandoneranno fuggendo!
È proprio questo amore senza preferenze e “senza limiti” che crea scandalo anche in noi cristiani:
- ci è più semplice pensare a un Dio che “sceglie” i buoni (e io sono tra quelli, ovviamente!) e “scarica” i cattivi;
- ci scandalizza un Dio che “non fa preferenze” e annulla tutte le differenze, abbattendo tutte le barriere del “mi piaci / non mi piaci” – “mi sei simpatico / mi sei antipatico” – “mi sei amico / mi sei nemico” – “mi hai fatto del bene / mi hai fatto del male” …

Gesù, dunque, con questi semplici gesti ci rivela un Dio che si spoglia per incontraci nella fragilità, senza vergognarsi di noi e senza farci vergognare di noi stessi; e ci fa conoscere un Dio che ama chiunque, senza fare preferenze e senza chiedergli prima cosa ha fatto per meritarsi amore, fiducia, perdono!
Se “comprendiamo”, se cioè ci lasciamo amare e amiamo intensamente “questo” Dio, allora saremo testimoni suoi: il gesto di lavare i piedi non sarà solo segno della nostra bontà e del nostro amore quanto piuttosto rivelazione e annuncio del Dio in cui crediamo … anche se gli altri (pure credenti come Pietro) non ci crederanno. Gesù, infatti, ha amato “fino alla fine” e “in perdita”!!
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Omelia di Pasqua 2009 (Basilica del Santo)
Buona Pasqua a tutti voi, fratelli e sorelle, convenuti in questa Basilica per celebrare il fondamento della nostra fede di cristiani, vale a dire la morte e risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. L’auguro lo rivolgo a nome di tutti i frati che prestano servizio in questo Santuario, e a nome di quel Santo che qui veneriamo, Antonio di Padova, per il quale Gesù risorto era ben vivo e presente nella sua esperienza di credente se è vero che – in punto di morte – ha potuto esclamare: “Vedo il mio Signore!”.
È lo stesso Sant’Antonio ad augurarci – in una sua omelia – che quanto celebriamo in questo giorno sia esperienza che dona senso alla nostra intera esistenza di credenti.
Ci ricorda, infatti, che nella Chiesa antica, durante la Veglia pasquale, il sacerdote invitava i fedeli presenti a compiere un gesto particolare per poter vivere pienamente la fede nel Cristo Risorto. Ad un certo punto, infatti, diceva: «Volgetevi ora verso il Signore», invitando tutti a guardare verso est, nella direzione del sorgere del sole, inteso come segno del Cristo che ritorna in mezzo ai suoi discepoli e al quale essi vanno incontro con le “candele accese” per rinnovare le promesse battesimali.
E dopo il rinnovo delle promesse battesimali il sacerdote diceva: «In alto i vostri cuori!», per invitare tutti a vivere “da risorti”, da persone cioè che vivono nella certezza che il Cristo Risorto è il loro compagno di viaggio!
Vogliamo accogliere anche noi questi due inviti che risuonavano nelle prime comunità cristiane, come ricordato da Sant’Antonio:
- “Volgetevi ora verso il Signore”: è qui in mezzo a noi, simboleggiato dai segni che ne richiamano la presenza reale:
· il cero pasquale lo indica come luce che desidera illuminare il nostro cammino spesso avvolto nelle tenebre del non senso e dell’indecisione: noi tutti, per natura, siamo dei “cercatori di un senso” che ci soddisfi nella vita … che dia un significato effettivo al nostro vivere … Non ci rassegniamo al “non vivere”, al fallimento o alla morte … Ebbene, il cero pasquale è acceso per ricordarci che Cristo Risorto è la luce che può orientare il nostro cammino verso qualcosa di sensato e di duraturo;
· altro segno della presenza del Risorto è la parola di Dio ascoltata in abbondanza durante la Settimana santa: è una parola di vita perché ci delinea il volto del Dio in cui crediamo … ci rivela ciò che gli sta a cuore e ciò per cui Lui stesso dona la vita, e cioè che noi possiamo accettare di essere sue creature e suoi figli amati!
· Infine, il Signore Risorto viene a noi come pane: è sì “frutto della terra e del nostro lavoro” ma anche segno concreto della sua bontà che ci dà forza per continuare il cammino condividendo il suo amore con tutti quelli che incontriamo nella vita.

- “In alto i vostri cuori” – è l’altra espressione che completa la precedente: ci rivolgiamo, infatti, al Signore Risorto per poter riempire il nostro cuore di speranza e di serenità.
Abbiamo tutti il cuore un po’ pesante per situazioni familiari faticose, per relazioni d’amicizia non sempre serene … per la crisi economica che getta ombre inquietanti in molte famiglie … per il dolore che ci rende solidali verso i fratelli/sorelle dell’Abruzzo colpiti dal terremoto … eppure noi cristiani ci sentiamo dire ancora oggi e lo vogliamo ripetere a tutti: “In alto i nostri cuori perché il Signore Risorto è in mezzo a noi”! Se il nostro sguardo è fisso su di Lui, infatti, non saremo più schiavi delle paure che la storia ci pone davanti. Guardare il Risorto non è momentanea esperienza che ci inserire in un mondo irreale, illusorio … non è far finta che non ci siano difficoltà, dolore, morte: è invece l’esperienza che rotola via la pietra tombale della disperazione e del fallimento per aprire il nostro cuore alla fiducia e alla speranza … Come gli apostoli corsi di buon mattino al sepolcro, vediamo sì la “tomba vuota” ma crediamo che in essa la vita non sia “sepolta” perché risorta in Cristo! È Lui, il Cristo Risorto, la garanzia che l’ultima parola sulla nostra esistenza non ce l’ha la morte ma la vita … quella vita che pulsa già in noi e che desidera esprimersi in tutta la sua pienezza.
Nessun inganno, in questa affermazione di fede … anche se è evidente che è più facile credere alla crocifissione che alla risurrezione; è più facile per tutti noi venerare un crocifisso che annunciare un Vivente: la paura di essere presi in giro o di essere delusi anche da Dio, ha bloccato i primi cristiani e può bloccare pure noi oggi … Sembra che siamo solidali più con il Crocifisso che con il Risorto; ci identifichiamo più con il Gesù del Venerdì santo che con quello della Pasqua di Risurrezione!
Ecco, allora, l’attualità anche per noi oggi di quell’invito che risuonava anticamente nelle Chiese cristiane: “Volgete lo sguardo al Signore Risorto” e nei vostri cuori abiterà ancora la gioia e la speranza!
È questo l’augurio che rivolgo a tutti voi, fratelli e sorelle, a nome dei Frati che prestano servizio in questo Santuario, augurio che vi prego di estendere ai vostri cari, specialmente agli ammalati e a chi si sente solo: il Cristo Risorto ravvivi la vostra fede nella sua presenza, fondi la vostra speranza che è possibile vivere “da risorti”, rafforzi i gesti d’amore con cui dimostrate la bontà di Dio verso questa umanità. «Ce lo conceda – preghiamo con sant’Antonio
– colui che è risorto da morte: a lui sia onore e gloria, dominio e potestà nei cieli e sulla terra per i secoli eterni. E ogni fedele, in questo giorno di letizia pasquale, esclami: Amen, alleluia!».




domenica 5 aprile 2009

Una preghiera vocazionale per la Settimana Santa

PADRE MIO MI ABBANDONO A TE
Padre mio, mi abbandono a Te,
fa' di me ciò che ti piace.
Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me,
e in tutte le tue creature:
non desidero nient'altro, mio Dio.
Rimetto l'anima mia nelle tue mani,
te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.
E' per me un'esigenza di amore,
il donarmi a Te, l'affidarmi alle tue mani,
senza misura, con infinita fiducia:
perché Tu sei mio Padre
(Fratel Charles de Foucauld)

Domenica delle palme



Guarda
il suo Volto adorabile!

Guarda
quegli occhi
spenti e abbassati!

Guarda
quelle piaghe!

Guarda
Gesù nel suo Volto
e lì vedrai come ci ama.

(S. Teresina)



Domenica delle Palme (B)
La Passione e Morte di Gesù: Marco 14,1 - 15,47


Marco 14,1-11: l’Unzione di Betania
1Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. 2Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo». 3Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di gran valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. 4Ci furono alcuni fra loro che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? 5Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. 6Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. 7I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8Essa ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9In verità io vi dico: dovunque sarà predicato il Vangelo, per il mondo intero in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
10Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

V.3: "Betania". Significa letteralmente, "la casa del povero" (Bet’-Anawim). Gesù entra così nella casa della nostra povertà. Egli che era venuto nel mondo a Betlemme, (letteralmente "la Casa del Pane"), ora prende commiato dai suoi amici nella "casa della povertà", il luogo dove può fiorire l’amicizia con Gesù. si noti come gli altri evangelisti presentino questo episodio nella casa di Lazzaro, di Marta e Maria, amici di Gesù. Marco e Luca invece collocano questo fatto in un diverso contesto della vita di Gesù.
"Ruppe il vaso": sta a significare un'offerta totale, una dedizione assoluta: "l’amore del tutto" (non del tanto, o un poco, ma tutto). Con tutta la mente, con tutte le forze, con tutto il cuore. È quello che Gesù fa sulla Croce: si è dato tutto a tutti.
V.4:"Perché questo spreco di profumo?" È la reazione davanti alla Crocifissione che forse porta anche noi a chiederci: ma la nostra redenzione non poteva essere effettuata senza tanta sofferenza? Era proprio necessario tanto spargimento di sangue? Non è stato uno spreco la morte di Gesù? Qui appare chiaro invece come il centro del mistero di Dio è proprio "lo spreco", rivelazione della totalità dell’amore: "li amò sino alla fine" (Gv 13,1). San Bernardo dice: “In quale modo ameremo Dio? Senza modo, smodatamente! In quale misura ameremo Dio? Senza misura, smisuratamente!”. Se l’amore non è totale non è amore.
Ma non è forse capitato anche a me qualche volta di considerare "vita sprecata" la scelta di un giovane che decide di abbracciare la vita religiosa? Non è "vita sprecata" per tanti la vita meravigliosa e nascosta delle suore di clausura?
"Si poteva venderlo per più di trecento denari". Ci sono due economie in questo Vangelo: quella dello spreco e quella del calcolo. Attenzione allora perchè anche l’elemosina al povero (o un qualsiasi altro tipo di servizio: in parrocchia, di volontariato, di animazione..) può essere solo un modo per esercitare il mio potere, funzionale al mio apparire buono; per sentirmi attivo con alcune opere di carità che danno soprattutto prestigio a chi le fa e non dignità e amore disinteressato per l’altro. Quanto "calcolo" nelle mie relazioni, nei miei progetti, sul futuro della mia vita, sulla mia vocazione!? Com'è difficile invece "lo spreco" di me, la gratuità, la disponibilità totale, la consegna della vita, un offrirsi pieno e generoso senza "se" o "ma"!!?
V. 6: "Lasciatela stare, ella ha compiuto verso di me un’opera buona". E' l’unica azione che Gesù approva apertamente nei Vangeli. In greco: Kalos=bella azione. "Bello", nella Bibbia è ciò che non è contaminato dal male, che ancora è nella logica divina.
La donna di Betania è come la vecchietta al Tempio: dà tutto ciò che ha. Non unge un cadavere, ma ama una persona viva! Qui si misura in qualche modo lo spessore della nostra fede: è semplicemente il pio ricordo di un uomo saggio morto 2000 anni fa e di eventi lontani, o è relazione intima e profonda con una Persona-Gesù, che è vivo ed agisce nella mia vita?
V. 8: “Ha fatto tutto ciò che poteva... ha unto il mio corpo per la sepoltura”. Il gesto preannuncia la resurrezione (16,1): sta ungendo il risorto, proclama la resurrezione. Anche ogni mio atto di "offerta", mi fa entare in questa logica, mi fa vibrare nella resurrezione: ecco l’amore che eleva; qui diventiamo contemplativi! Questa donna è ormai il Vangelo vivente: ha donato tutto!! E per lei ora, il buon profumo di Cristo si effonde in tutto il mondo; in tal modo ella è divenuta memoria stabile del vangelo e del suo significato più vero.
La Vita Consacrata continua nella chiesa e nel mondo l'azione di quella donna: è realtà che profuma, che si dona con spreco e senza calcolo, che annuncia il Risorto; è vita "spezzata", è "profumo" sparso, è "amore"totale.
Se dunque caro amico pensi di incamminarti per tale strada come religioso, frate o suora, ricorda che anche tu non potrai non ripetere e attualizzare nella tua vita questo gesto di offerta assoluto e inebriante!
VV. 10-11: “Giuda Iscariota… per consegnare Gesù”. Al gesto della donna si contrappone quello di Giuda: egli vende una persona, di certo più preziosa del pur prezioso vasetto di alabastro con puro nardo; eppure il prezzo di questa vendita è davvero infimo, un decimo del costo di quel profumo(30 denari!). Giuda vende e porta alla croce un povero per avere una manciata di denaro, valutandolo meno di un vasetto di aromi!!!
Caro amico, saprai anche tu guardare al Cristo che viene tradito e consegnato, con occhi buoni e compassionevoli? Saprai contemplare l'Uomo della Croce e così aprirti all’amore per ogni uomo, per i poveri, i peccatori, i lontani?
Vi offro di seguito una bella testimonianza di S. Teresina del Bambino Gesù che ci fa intravedere "un di più" che ci interpella: «Noi non siamo neppure delle fannullone, delle prodighe. Gesù ci ha difese nella persona della Maddalena. Era a tavola, Marta serviva, Lazzaro mangiava con Lui e i discepoli. Quanto a Maria, non pensava a prendere cibo, ma a far piacere a Colui che amava. Così prese un vaso colmo di un profumo di grande valore e spezzando il vaso lo sparse sul capo di Gesù… allora tutta la casa fu invasa da quel profumo (Gv 12,1-6), ma gli apostoli mormorarono contro la Maddalena!... è proprio come per noi: i cristiani più fervorosi, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate, che dovremmo servire con Marta invece che consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite, con i profumi che vi sono racchiusi… E tuttavia che importa che i nostri vasi siano spezzati se Gesù è consolato e il mondo è obbligato, suo malgrado, a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l’aria avvelenata che non smette di respirare?».
(S. Teresa del Bambino Gesù, Lettera a Celina 19 agosto 1894.)

rifletti:
In quale "economia" mi situo nel mio vivere e nel ricercare la mia vocazione?
Qual'è la logica che sto seguendo? Quella dell'impadronirmi, del vendere, del comprare, dell' infuriarsi, dell'ingannare? Oppure quella del donare, dello spezzare e sprecare, del profumare?
="Offerta" o "possesso", "dono" o "egoismo"?
=Profumo di vita, di nardo (vita spezzata e donata)?
=Oppure fetore di morte, di lebbra (egocentrismo)?

mercoledì 1 aprile 2009

La mia vocazione è l'amore

Santa Teresa di Gesù Bambino: entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux in Francia, divenne per purezza e semplicità di vita, maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell’infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa. Concluse la sua vita il 30 settembre, all’età di venticinque anni. Posta dalla vocazione contemplativa nel cuore della Chiesa, si aprì all'ideale missionario, offrendo a Dio le sue giornate fatte di fedeltà e di silenziosa e gioiosa offerta per gli apostolo del Vangelo. I suoi pensieri, raccolti sotto il titolo Storia di un'anima, sono la cronaca quotidiana del suo cammino di identificazione con l'Amore. Eccone un passo stupendo, dove narra la sua vovazione:
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi. Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: "Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte" [1 Cor 12,31]. L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza l'Amore, e che questa medesima carità è la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace. Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. L'Amore mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Capii che solo l'Amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spento questo Amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Allora con somma gioia ed estasi dell'animo gridai: O Gesù, mio Amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l'Amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'Amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.
S. Teresa di Gesù Bambino. "Storia di un'anima"

nel mese di aprile vi chiedo di pregare per...

Scriveva Santa Teresa di Gesù Bambino: “Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia”.

Giovedì 2 aprile, come ogni primo giovedì del mese, presso la Basilica del Santo di Padova si svolge un' Adorazione Eucaristica prolungata (dalle 21,00 alle 24,00) guidata da noi frati e con la partecipazione di tanta gente che si alterna in queste ore. Nella quiete e nel silenzio della notte, in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento sempre preghiamo prima di tutto per i GIOVANI , per i ragazzi e le ragazze in discernimento e in ricerca del SENSO profondo da dare alla loro vita. Durante l'adorazione, così come nella preghiera di ogni giorno, la nostra comunità francescana presenta al Signore le innumerevoli richieste e intenzioni che ci giungono da ogni parte del mondo da tanti fedeli e devoti di S. Antonio.
Caro giovane, se desideri un ricordo particolare per il tuo cammino di ricerca o anche se vuoi affidarci una tua intenzione personale,...scrivici!