lunedì 30 luglio 2018

CREDERE AL VANGELO E'....


" Chi vuole venire dietro a me..."
è l'appello di Gesù.

Credere al Vangelo è un paio di piedi per
ricalcare le orme dei suoi passi. 

(Silvano Fausti)

domenica 29 luglio 2018

DIO CHIAMA CIASCUNO PER NOME

Dio chiama ciascuno di voi 
per nome.

Voi siete il "tu" di Dio, 
preziosi agli occhi suoi. 
degni di stima e amati (Cfr Is 43,4).

Accogliete con gioia questo dialogo 
che Dio vi propone,
questo appello che Egli rivolge a voi
chiamandovi per nome!

Papa Francesco GMG 2018

venerdì 27 luglio 2018

DOVE E COME NASCE LA VOCAZIONE? UN'ESPERIENZA "DI INCONTRO" E "CONFRONTO"


Cari amici, in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Ogni autentica vocazione nasce sempre e necessariamente dall'incontro con Gesù, dal dialogo con Lui. Non c'è altra via! Questo vale, sia quando essa matura gradualmente, attraverso un ponderato discernimento, come per lo più accade; sia quando essa si manifesta repentina, come esperienza imprevista e inaspettata, per il potente agire della Grazia Divina ( come fu per san Paolo sulla via di Damasco).

La vocazione è dunque sempre un'esperienza "di incontro" e "confronto", in cui la voce del Signore misteriosamente inizia a risuonare nel cuore di una persona. E' una voce che invita e interpella, che via via diventa provocazione e presenza continua; è una voce che con dolcezza e forza, sollecita e chiede sempre più un ascolto e una risposta, una presa di posizione.

Tale "incontro-confronto" è solitamente accompagnato da:
Una ricerca di silenzio e di luoghi solitari o spazi in cui più facilmente poter rientrare in se stessi e dunque "poter ascoltare" le domande profonde che risuonano iinteriomente; per accogliere e far emergere sempre più con "umile certezza", quella Parola o quel segno che può spingere a fare un nuovo passo, anche senza avere tutto chiaro. 


Nell'esperienza vocazionale di San Francesco possiamo scoprire ognuno di questi tre elementi

1) All'inizio del suo percorso vocazionale e di ricerca di senso, egli sperimenta un nuovo e profondo bisogno di solitudine e di silenzio. Solo così, infatti, scopre di poter riascoltare i sussurri di quella voce divina udita in una notte piena di stelle che lo aveva chiamato e toccato profondamente, mentre andava a divertirsi con gli amici per le vie di Assisi. Una voce, scrive il suo biografo, che "aveva riempito il suo cuore di tanta dolcezza, che non riusciva più nemmeno a parlare". (cfr Cel1, 6 e la Leggenda dei Tre Compagni - capitolo III.), Per riudirla e meglio comprendere il "tesoro" intuito in essa, Francesco ama ritirarsi per molte ore in una grotta.

  • Ecco come ce ne parla il suo biografo Tommaso da Celano (Vita Prima - F.F. 329):  «Vi era ad Assisi un giovane, che Francesco amava più degli altri. Poiché era suo coetaneo e l'amicizia pienamente condivisa lo invitava a confidargli i suoi segreti, Francesco lo portava con sé in posti adatti al raccoglimento dello spirito, rivelandogli di aver scoperto un tesoro grande e prezioso. L'amico, esultante e incuriosito, accettava sempre volentieri l'invito di accompagnarlo. Alla periferia della città c'era una grotta, in cui essi andavano sovente, parlando del «tesoro». L'uomo di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava, lasciando fuori il compagno ad attendere, e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto (Mt 6,6). Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro e, celando saggiamente a fin di bene il meglio, solo a Dio affidava i suoi santi propositi. Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere. Si svolgeva in lui una lotta tremenda, né poteva darsi pace finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato. Mille pensieri l'assalivano senza tregua e la loro insistenza lo gettava nel turbamento e nella sofferenza. Bruciava interiormente di fuoco divino, e non riusciva a dissimulare il fervore della sua anima. Deplorava i suoi gravi peccati, le offese fatte agli occhi della maestà divina. Le vanità del passato o del presente non avevano per lui più nessuna attrattiva, ma non si sentiva sicuro di saper resistere a quelle future. Si comprende perciò come, facendo ritorno al suo compagno, fosse tanto spossato da apparire irriconoscibile. "Da allora, nascondendo agli occhi degli uomini, si ritirò tutto i giorni di preghiera, segretamente attratti dalla dolcezza del cuore, che, visitandolo sempre più spesso, lo invitava alla preghiera, lontano dalle piazze e da altri luoghi pubblici ».

2) In Francesco ritroviamo anche l'esperienza di una domanda insistente, seminata nel suo cuore, ancor prima che questa risuoni sulle sue labbra: "Signore, cosa vuoi che faccia ...?". Una domanda così tenace e così profondamente radicata nel suo animo da accompagnarlo ovunque: nei suoi pensieri, nella sue preghiere, anche nei suoi sogni, come nella famosa notte di Spoleto quando, partito ancora una volta per la guerra illudendosi di trovare fama e gloria e nobiltà, ha un sogno che gli cambia la vita: 


  • E' ancora il suo biografo, fra Tommaso da Celano, a parlarcene (Vita seconda - FF 586-587) "Una notte, mentre era immerso nel sonno gli appare in visione uno splendido palazzo, in cui scorge armi di ogni specie e una bellissima sposa. Nel sonno Francesco si sente chiamare per nome e lusingare con la promessa di tutti quei beni. Allora, tenta di arruolarsi per la Puglia e fa ricchi preparativi nella speranza di essere presto insignito del grado di cavaliere. Il suo spirito mondano gli suggeriva una interpretazione mondana della visione, mentre ben più nobile era quella nascosta nei tesori della sapienza di Dio. E infatti un’altra notte, mentre dorme, sente di nuovo una voce, che gli chiede premurosa dove intenda recarsi. Francesco espone il suo proposito, e dice di volersi recare in Puglia per combattere. Ma la voce insiste e gli domanda:"Francesco, chi ritieni possa esserti più utile, il servo o il padrone".Il padrone”, risponde Francesco.E allora – riprende la voce – perché cerchi il servo in luogo del padrone?” E Francesco: “Cosa vuoi che io faccia, o Signore?”
  • Ritorna – gli risponde il Signore – alla tua terra natale, perché per opera mia si adempirà spiritualmente la tua visione”. Ritornò senza indugio, fatto ormai modello di obbedienza e trasformato col rinnegamento della sua volontà."


3) Ed è, infine, l'esperienza dell'ascolto di una Parola che risuona nel silenzio, mentre Francesco è inginocchiato davanti al Crocifisso di San Damiano, a mostrargli la nuova via da seguire:
«Francesco, va e ripara la mia casa ...».

Ora la sua risposta, è pronta e generosa, disposta anche ad affrontare l'ignoto e l'inaspettato, il non calcolato:
« Lo farò volentieri, Signore ».


  • La testimonianza più antica in proposito si trova nella "leggenda dei Tre Compagni"(13), in cui si narra che a Francesco, ancora agli inizi del suo percorso di conversione, mentre un giorno passava «vicino alla chiesa di San Damiano, gli fu detto in spirito di entrarvi a pregare. Andatoci, prese a fare orazione fervidamente davanti a un’immagine del Crocifisso, che gli parlò con pietà e benevolenza: “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restaurala per me”». Tremante e stupefatto, rispose: «Lo farò volentieri, Signore». Egli, però, aveva inteso che si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole fu colmato di tanta gioia e inondato da tanta luce, che egli sentì nell’anima «ch’era stato veramente il Cristo Crocifisso a parlare con lui»
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"Parla, Signore, che il tuo servo Ti ascolta"
A te sempre la nostra lode!

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



cfr. vocacionesfranciscanas

giovedì 26 luglio 2018

MA E' VERO CHE I FRATI SONO TUTTI VECCHI?


Pace e bene cari amici in ricerca vocazionale,

Nell'elenco dei vari stereotipi riguardanti la nostra vita di frati (ne abbiamo già snocciolati alcuni!!), ecco una convinzione ricorrente: I FRATI SONO TUTTI VECCHI!!
Di seguito il bel commento di fra Nico, giovane frate (29 anni - nella foto sotto con papa Francesco) che parla di sè e della sua esperienza di vita in convento con confratelli di differenti età.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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FRA NICO NARRA LA SUA ESPERIENZA


“Ehi, vecchio a chi? Io non ho neanche 30 anni!”.
Non ho mai avuto l’occasione di rispondere così, purtroppo!!!

Di solito, infatti, la domanda arriva al contrario: 
“ah, sei un frate? Così giovane???”.



Eh sì, come se i frati nascessero già vecchi… Ok, però è inutile nascondercelo: questo non è propriamente un “luogo comune”, mi sa che in un certo senso è la pura realtà. O almeno, lo è qui da noi, in Italia…
Cioè, non è che siamo proprio tutti vecchi, però è vero che l’età media è piuttosto alta. Volete dei numeri? Per esempio, da noi frati francescani Conventuali del Nord d’Italia, i frati sotto i 50 anni sono circa 45, mentre quelli over50 sono addirittura 250…Complice la crisi vocazionale certo di questa Europa scristianizzata, ma anche il generale invecchiamento della nostra società che non risparmia neppure i frati.  Però è vero anche che in altre parti del mondo la situazione è totalmente rovesciata...e la giovinezza esplode.

Allora, cosa ne direbbe Francesco d’Assisi di questa situazione? Di solito in questi post eravamo abituati a partire dalla sua esperienza per raccontare qualcosa di noi, ma stavolta è proprio impossibile: all’inizio, ai suoi tempi, ovviamente i frati erano tutti giovani e scattanti, o comunque c’era un tale boom di ingressi, che la questione non si poneva proprio (senza contare che arrivare a 50 anni era già un traguardo!).

Allora si potrebbe dire che noi, oggi, siamo di fronte a una nuova sfida, una sfida generazionale. Sentite cosa ne pensa Papa Francesco:
«Gli anziani ricevono dai giovani, i giovani attingono dagli anziani, in loro trovano le radici della fede, perché la fede non è una nozione da imparare su un libro, ma l’arte di vivere con Dio, che si apprende dall’esperienza di chi ci ha preceduto nel cammino. Così i giovani, incontrando gli anziani, trovano sé stessi. In quell’incontro i giovani vedono la loro missione e gli anziani realizzano i loro sogni. Perché se i giovani sono chiamati ad aprire nuove porte, gli anziani hanno le chiavi. E la giovinezza sta nell’andare alle radici, ascoltando gli anziani. Non c’è avvenire senza questo incontro tra anziani e giovani; non c’è crescita senza radici e non c’è fioritura senza germogli nuovi. Mai profezia senza memoria, mai memoria senza profezia; e sempre incontrarsi» [cf. Omelia di Papa Francesco, 2 febbraio 2018].

Incontrarsi forse è la parola chiave. La nostra vita di fraternità, in fondo, è davvero un piccolo miracolo per questo: uomini di ogni età che vivono fianco a fianco ogni santo giorno, che si siedono a tavola insieme, chiacchierando di sport, politica, teologia, barzellette, tutto insieme… dove un ragazzo di 22 anni può scherzare con un anziano di 93…

Sì, non è certo facile, soprattutto quando si tratta di fare delle scelte insieme: la maniera di vedere il mondo e la vita talvolta è davvero agli antipodi! Eppure si tratta di ripartire ogni giorno, sopportandosi e imparando a volersi bene.

Io finora sono sempre stato uno dei più giovani della comunità. Posso dire per esperienza che davvero la saggezza di chi ha già camminato per tanti anni su questa strada è un frutto da imparare a gustare pian piano! E d’altra parte è prezioso l’entusiasmo e l’energia che un frate anziano ritrova nei suoi fratelli più piccoli: “Mi dà speranza vedervi, mi fa bene!” mi ha confidato una volta un mio confratello ultra ottantenne.

In fondo, allora si tratta semplicemente di accogliere il dono che siamo gli uni per gli altri, senza pretendere di tenere tutti lo stesso passo, avendo anche il coraggio di rispettarsi e aspettarsi a vicenda.

È quello che fanno Pietro e Giovanni la mattina di Pasqua: certo il più giovane corre avanti, ma poi attende l’altro per lasciarlo entrare per primo…
«Pietro uscì insieme [a Giovanni] e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro […]. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette».[Gv 20,3-8]

Forse si può “vedere e credere” solo così, solo stando insieme, giovani e vecchi, “radici e germogli” come dice papa Francesco.

Narbonne (Francia): i frati riuniti in capitolo nel chiostro della chiesa di S. Bonaventura

Guarda i nostri video promo su Youtube! ⇨

mercoledì 25 luglio 2018

CIASCUNO E' CIO' CHE AMA

(Cammino di Santiago - Villafranca del Bierzo : frati alla Puerta del Perdon)
CIASCUNO E' CIO' CHE AMA.
AMI LA TERRA? SARAI TERRA.
AMI DIO?
DOVREI CONCLUDERE:TU SARAI DIO.
                                                         S. Agostino

Sant’Agostino

giovedì 5 luglio 2018

LUOGHI COMUNI E STEREOTIPI "FRANCESCANI" : MA E' VERO CHE I FRATI SONO SEMPRE FELICI?

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia Pace.

Ecco dal solito gruppo di "giovani frati" un pò burloni e scanzonati che studiano teologia a Padova un altro incisivo post con video su una delle più frequenti e diffuse convinzioni riguardanti la nostra vita francescana: 
"Ma è vero che i frati sono sempre felici?"
Noi frati, per molte persone, risultiamo infatti quasi degli esseri angelicati, una razza strana di extraterrestri, ormai privi di qualsiasi problema o tristezza o preoccupazione e i nostri conventi sono assolutamente luoghi di pace e amore e felicità! Ma siamo davvero così?? 
Andiamo a leggere cosa ci scrivono...

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Ma è vero che i frati sono sempre felici?
Ok, è difficile che uno te lo chieda proprio così.
Però spesso incontro persone che danno per presupposto che noi frati francescani siamo sempre contenti, sempre con il sorriso stampato in faccia, come nelle migliori caricature del nostro povero San Francesco, immaginato a danzare fra i fiorellini e le pecorelle…

Un giorno passavo in fretta attraverso la basilica del Santo, e ho incrociato una signora che mi ha fermato per chiedermi un’informazione. Le rispondo. E lei mi dice: “ah, che luce che hai negli occhi, si vede proprio che hai incontrato il Signore tu, che sei felice!” Bello, dite? Mah, in realtà quella era una giornata in cui stava andando tutto storto, ero stanco e stressato, e in quel momento stavo solo cercando di liberarmi il prima possibile da quell’impiccio…

Probabilmente qualcuno pensa che la vita dei frati sia un paradiso…

Certo può essere piena di tante cose belle, ma anche di tante rogne, doveri, fatiche, proprio come ogni altra vita. Uno può starci con il sorriso, e può starci da arrabbiato.
E quindi? Forse dipende più da come uno ci sta?

Per trovare io stesso una risposta, una luce, vado lì dove so che c’è: nella Scrittura!
In San Paolo trovo scritto (fra le altre cose) così:
«Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti! La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù» [Fil 4,4-7]

Ah ecco, adesso le cose sono un po’ più chiare: certo che nella vita ci sono motivi per essere tristi, anche nella vita dei frati. Ma qui si tratta di sapere con certezza (= di fare esperienza) che “il Signore è vicino!”, che se tu “in ogni circostanza” fai presente a Dio le tue richieste, la sua pace “custodirà il tuo cuore e la tua mente in Cristo Gesù”. Il tuo cuore (sentimenti) e la tua mente (ragionamenti). Come ci riesce? Perché la sua pace, dice Paolo, “supera ogni intelligenza”!

Adesso capisco di più allora perché Francesco scrive nella Regola:
«Si guardino i frati dal mostrarsi tristi al­l’esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti, ma si mo­strino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili» [RnB cap. 7; FF 27]
In ogni circostanza?”. Sì, in ogni circostanza! “Anche se le cose vanno male?”.
Sì !!! (vedi per esempio questo testo di Francesco sulla “Perfetta letizia”).


“Ma così non si è un po’ falsi, un po’ ipocriti a nostra volta?”

Beh, se la gioia è finta, è recitata (con quel sorriso fisso, tipo paralisi facciale) certo che siamo ipocriti, e si capisce subito! Ma se questa sgorga dal cuore, come una fontana senza interruzione, continua a saltare fuori sempre, anche quando le cose vanno male… 

Non si tratta di non perdere mai il controllo della situazione (Gesù stesso qualche volta si lascia prendere dalla tristezza, dallo sconforto!), ma di cercare sempre di tornare alla fonte della nostra gioia, che non può che essere il Signore!

Quindi il mio essere felice o triste non dipende tanto da quello che mi succede, dipende di più da me, da come ci sto dentro, cioè se la mia vita è abitata dal Signore! 


Per questo Paolo e Francesco si possono permettere di chiederci di essere sempre lieti e amabili, perché questo al Signore è possibile! A noi no, ma a lui sì! Infatti Tommaso da Celano ( primo biografo di San Francesco) così scrive di lui.

«Francesco cercava di rimanere sempre nel giubilo del cuore [...]. Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali. Diceva: “quando uno è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo fino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza!”» [2Cel 125; FF 709]

La vita di noi frati non è tutta rose e fiori. Spesso il nostro quotidiano è del tutto normale, monotono e ripetitivo. Ci sono anche occasioni in cui c’è da essere tristi, o da arrabbiarsi, o da annoiarsi.

Però è una vita piena di relazioni, piena di incontri. Prima di tutto c’è il Signore Gesù, poi ci sono i fratelli, e poi tanti uomini e donne con cui condividere tratti di cammino, ogni giorno.

E non è forse nell’ "essere in relazione” che il cuore dell’uomo si può riempire di gioia?

(testo tratto da Bibbia Francescana)

martedì 3 luglio 2018

COME RICONOSCERE SE È AUTENTICA VOCAZIONE?


Caro amico "in ricerca", il Signore ti dia pace.

Non è per nulla strano che la vocazione, la chiamata di Dio, richieda tempo ed energie (più di qualche volta lacrime e sofferenza) nel suo chiarirsi e nell'essere portata alla luce, così come non deve meravigliarti che, soprattutto nelle prime fasi del discernimento, essa non sia facilmente riconosciuta o ascoltata o accolta.

Talvolta è anche molto forte la tentazione di non prestare ad essa la necessaria attenzione o di rimandare costantemente il momento di affrontarla seriamente. C'è anche, in realtà, chi sceglie di proposito di non voler mai fare i conti con una possibile chiamata del Signore ...

Tuttavia, se anche tu porti nel cuore questo piccolo-grande richiamo dall'Alto, voglio incoraggiarti: invece di fuggire o minimizzare o depistare, cerca di mettere in pratica due semplici raccomandazioni che provengono dall'esperienza di S. Francesco. 
  • Prima di tutto, prega! Prega sempre, senza stancarti mai (cfr Lc 18,1-8)! Rivolgiti dunque, più che puoi, con fiducia e abbandono al Signore e chiedigli di mostrarti e indicarti con sempre maggior chiarezza ciò che Lui vuole da te. Tieni presente che Egli, raramente si rivela o manifesta la Sua volontà con mezzi eccezionali o fenomeni soprannaturali come fece per san Paolo sulla via di Damasco (che fu sbalzato da cavallo). Al contrario, di solito il Signore ama muoversi in una certa penombra, preferisce suggerire a bassa voce i suoi consigli. Le Sue indicazioni sono sempre sussurrate, spesso appena accennate; i Suoi segni, sempre da decifrare. E' questa una Sua precisa strategia: Egli non forza mai la nostra libertà; mai costringe, mai impone! Piuttosto, chiede a noi sempre, un coinvolgimento personale, l'assunzione di una responsabilità, di una decisione. Tutto questo è fatica, ma anche grande libertà e amore e rispetto nei nostri confronti.
  • In secondo luogo, chiedi consiglio a chi può e vuole veramente aiutarti e guidarti a scoprire la volontà di Dio. Non fidarti e non dare retta a chi invece ti dice di lasciar perdere, di non complicarti la vita, di divertirti o pensare ad altro. 


La preghiera:
S.Francesco non ha mai preso una decisione, grande o piccola, senza ricorrere alla preghiera. Anche quando doveva semplicemente scegliere se predicare in un villaggio o in un altro "pregava e invitava i fratelli a pregare affinchè Dio suggerisse al suo cuore dove era meglio recarsi, secondo la volontà divina " (Leggenda Perugina 108).
La preghiera era così importante per lui tanto da essere così definito da un suo biografo: “Francesco, non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente”.
E' dunque nella preghiera che Francesco sempre cerca di scoprire la volontà del Signore!
Attraverso la preghiera impara piano piano a decifare e comprendere in profondità i moti e i desideri più veri del suo cuore della sua anima, ma anche a valutare i suoi comportamenti, e così discernere ciò che davvero gli procura dolcezza e pace e consolazione e gioia vera.
E' sorretto dalla preghiera che sperimenta come il donarsi, il servire, il dedicarsi al prossimo (ai poveri, ai lebbrosi..) siano per lui fonte di maggiore e più autentico conforto e gioia e senso, rispetto al vuoto e alla tristezza che a lungo aveva sperimentato rincorrendo bramosamente i fittizi piaceri mondani (cfr. 2 Celano 9).
Nella preghiera, anche la sua umanità gradatamente si trasforma, modellandosi sempre più in Gesù, fino a scoprire come dolce e consolante, poter abbracciare un lebbroso. Prima della sua conversione, solo il vederne uno gli risultava insopportabile e cosa orribile e ripugnante!!

Il confronto e il dialogo:
Il dialogo e il confronto con i fratelli, l'umiltà di chiedere ad altri un consiglio e una indicazione spirituale, sono stati per Francesco un ulteriore mezzo fondamentale per scoprire e decifare ciò che era meglio agli occhi di Dio per la sua vita.
Nelle biografie abbondano al riguardo gli esempi. Come quando, indirizzando una "Lettera a un Ministro", ad un superiore che gli si era rivolto sollevando un grave problema presente nella sua comunità, Francesco scrive che la questione sarebbe stata trattata nel capitolo generale di Pentecoste, "con il consiglio dei frati" (Leggenda minore 12).
Quando dubita che il Signore lo chiami ad una vita eremitica piuttosto che all'apostolato e all'evangelizzazione, Francesco prega e prega e poi parla e si confronta a lungo con i frati: "Fratelli, cosa ne pensate, cosa credete sia più giusto?".
Infine, si appella alle preghiere e alle indicazioni di frate Silvestro e Santa Chiara, attendendo la loro risposta come "indicazione della volontà di Dio". Ed entrambi, in tempi diversi e senza alcuna consultazione previa, suggeriranno a Francesco di stare fra la gente, di dedicarsi all'annuncio e alla testimonianza evangelica, piuttosto che preferire una scelta eremitica.
NESSUNO PUO'FARE UN PERCORSO VOCAZIONALE DA SOLO!

Cari amici, concludo con la stupenda "Preghiera davanti al Crocifisso" che accompagnò Francesco specialmente nei primi tempi del suo percorso di ricerca. Possa essere anche la vostra!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.

Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.

Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera
e santa volontà.




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