martedì 31 marzo 2020

Coronavirus: Facciamo "uscire S. Antonio" dalla basilica per benedire Padova, l'Italia e il mondo


In questi giorni davvero difficili  per l'epidemia da corona virus è nato tra noi frati il desiderio di "FAR USCIRE S. ANTONIO" dalla sua basilica, di portarlo in piazza, di far sì che in qualche modo, egli possa ancora rivolgersi alla sua amata città, all'Italia intera, al mondo intero.

Sollecitati, infatti, dalle preghiere e dalle tante richieste dei devoti, noi frati della Basilica del Santo di Padova ci siamo chiesti  spesso come far sentire a tutti la nostra vicinanza e soprattutto la presenza e la  protezione e l'intercessione di sant'Antonio.

Da qui è nato il desiderio di "FAR USCIRE S. ANTONIO" dalla sua basilica, di portarlo in piazza, di far sì che in qualche modo, egli possa ancora rivolgersi alla sua amata città, all'Italia intera, al mondo intero.

Da martedì 31 marzo, come ogni martedì (è il giorno in cui si ricorda la morte di S. Antonio e da sempre a lui dedicato) e fino al termine dell’emergenza sanitaria, a conclusione della Santa Messa delle 18.00 celebrata presso la Tomba del Santo, il rettore della basilica, padre Oliviero Svanera, si recherà sul sagrato per impartire la benedizione alla città e al mondo con una preziosa reliquia di sant’Antonio. Si tratta del dito del Santo, che tradizionalmente viene portato in processione anche il 13 giugno, giorno della sua festa.

Inoltre, in via del tutto straordinaria, all’interno della Basilica, nei pressi della porta principale, sarà collocata la stupenda e veneratissima statua votiva, che di solito si espone solo nel mese di giugno.

Il programma della celebrazione religiosa prevede: alle 18.00 la celebrazione eucaristica; al termine sarà proposta la “Tredicina”, la tipica preghiera antoniana, per invocare la misericordia di Dio per intercessione di sant’Antonio. Alle 18.40 circa, il rettore con la sacra reliquia del dito si recherà alla porta principale della Basilica, da dove, sulla soglia a porte aperte, impartirà la benedizione alla città e al mondo, mentre i religiosi all’interno accompagneranno il gesto con il canto del "Si quaeris" diffuso in piazza dai megafoni della Basilica (come ormai avviene da una settimana al termine della preghiera liturgica del mattino e della sera).

Il tutto si svolgerà secondo le previste disposizioni di sicurezza, in forma non pubblica, ma in diretta TV su Rete Veneta e web streaming sul sito della basilica e su Facebook,

Mentre la messa si può seguire alternativamente in diretta TV sull’emittente Rete Veneta, in streaming web su Santantonio.org , sulla pagina Facebook “Sant’Antonio – I frati della Basilica” e canale Youtube, il rito di benedizione sarà visibile soltanto in televisione.

Si ricorda che la Basilica di Sant’Antonio, anche in questi giorni di serrata generale, continua rimanere aperta dalle 8.30 alle 17.30. Si tratta di un esplicito e voluto messaggio di coraggio e speranza per la città e tutti i devoti: la casa del Santo è sempre aperta!! I fedeli naturalmente vi possono accedere per la preghiera privata, fatti salvi i già noti accorgimenti sanitari per contrastare il diffondersi del virus e le restrizioni vigenti per gli spostamenti.

Al Signore Gesù per il suo servo S. Antonio, sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



COME SEGUIRE LE DIRETTE DELLE MESSE DELLE 18.00 TUTTI I GIORNI:

su Rete Veneta, visibile in streaming web , da APP per Android e iOS, e sui seguenti canali del Digitale terrestre:
• Canale 18 per il Veneto
• Canale 92 per il Friuli Venezia Giulia
su YouTube collegandosi al canale “Messaggero di sant'Antonio” - clicca qui .

⇒ sul sito Santantonio.org , attraverso la webcam dalla Tomba del Santo -clicca qui.
⇒ su Facebook collegandosi alla pagina “Sant’Antonio – I frati della Basilica” - clicca qui .

lunedì 30 marzo 2020

Clarisse di Montone (Pg) : Lettera dalla clausura ai "reclusi" per il corona virus


Abbiamo pensato di raggiungervi con questo nostro scritto per dar voce a un desiderio che abita il nostro cuore: dirvi che vi siamo vicine. Situazione paradossale quella che stiamo vivendo: separati e isolati ma, vicini!

Così scrivono le Clarisse (suore francescane di clausura) del Monastero "s. Agnese" di Montone (Pg), nella lettera che hanno inviato ai loro concittadini alcuni giorni fa e che mi hanno pregato di pubblicare sul blog perchè molte altre persone, in questi giorni esse pure forzatamente "recluse", la potessero conoscere. 
Le ringraziamo di vero cuore: per la loro preghiera e la loro amicizia. Ci affidiamo tutti alla intercessione di queste donne totalmente orientate al Signore perchè ci aiutino a mantenere viva la fiamma delle fede e della speranza.



LETTERA DALLE SORELLE CLARISSE 
“…Perché tutti siano Uno.” (Gv 17, 21)

Monastero “S. Agnese”, 20 marzo 2020
Carissimi fratelli e sorelle montonesi,
pace a voi!

Abbiamo pensato di raggiungervi con questo nostro scritto per dar voce a un desiderio che abita il nostro cuore: dirvi che vi siamo vicine.
Situazione paradossale quella che stiamo vivendo: separati e isolati ma, vicini! L’essere insieme è quasi palpabile. In questi giorni le parole chiave ci paiono essere “vicinanza”, “comunione”, “fraternità”, “comunità”. Non crediamo sia solo un nostro sentire. C’è della “forza” in questa dolorosa circostanza!

Ieri sera è stato commovente affacciarci alla finestra e vedere tanti drappi bianchi e lumini accesi sui vostri davanzali. Abbiamo tutti pregato insieme…e chissà quante altre famiglie, comunità, preti, persone sole, si sono unite a noi. La preghiera è qualcosa di invisibile, apparentemente inutile, ma ha la potenza efficace di renderci “Uno”; sì Uno, un solo Corpo. La preghiera fa sì che non siamo più soli, isolati. E’ meraviglioso sentirci Corpo! Questa è la Chiesa: affacciarci alla finestra, vedere un lumino acceso e non sentirci più soli perché qualcuno ci sta pensando, sta pregando anche per noi. Siamo gli uni incredibilmente legati agli altri. 

Stiamo rinunciando alla celebrazione Eucaristica e ai sacramenti, è faticoso pensare a una Pasqua senza le celebrazioni del Triduo e della Veglia…eppure, mai come in questo tempo, abbiamo la certezza e la convinzione profonda di essere Chiesa, Corpo! E, ricordiamocelo, il corpo di Cristo è la Chiesa!

Sappiate dunque che noi ci siamo; le nostre giornate sono profondamente unite alle vostre. Il nostro pensiero è rivolto a tutti, conoscenti e non.
Condividiamo l’angoscia, la paura e la preoccupazione per la salute e la vita dei nostri cari. Come sapete abbiamo amici e parenti residenti a Bergamo e Brescia. Anche se ormai il virus è, purtroppo, affare di tutti.

Pensiamo e preghiamo per coloro che sono morti, per i familiari che non hanno avuto neanche la consolazione di un funerale.
Preghiamo per chi sta compiendo il duro “passaggio” ed è solo in un letto di ospedale, preghiamo con forza che in quel momento possa almeno incrociare uno sguardo compassionevole di un infermiere; che il Signore gli conceda la forza della fede, la certezza della Vita Eterna e la consolazione dello Spirito santo.
Preghiamo per gli ammalati, perché possano al più presto guarire; preghiamo soprattutto per gli anziani.
Preghiamo per le famiglie, molte ormai sono separate da settimane perché magari un coniuge sta ancora lavorando e, tornando a casa, si teme il contagio.
Preghiamo per tutto il personale sanitario, che Dio benedica e ricompensi tutti! Eroismo ci pare poca cosa, noi sentiamo profumo di santità in questo loro donarsi!
E preghiamo per tutti voi, costretti ad una “clausura” obbligata; che le vostre case possano essere “piccoli monasteri” in cui celebrare, nelle cose di tutti i giorni, l’amore reciproco, mai astratto e sempre concreto.

Noi, dunque, ci siamo…Se non ci affacciamo al balcone a cantare con voi è perché spesso l’orario coincide con la nostra preghiera! E ci siamo per tutti, credenti o non. Ci siamo anche per i nostri fratelli dell’Islam, che non sono una categoria, ma amici che spesso frequentano il nostro parlatorio (soprattutto le mamme con i loro bambini e ragazzi!).
Avrete sentito che abbiamo riattivato le campane del Monastero, non suonavano più da molti anni. E’ per dirvi che ci stiamo recando nel coro della nostra Cappella per la preghiera comunitaria e che portiamo ciascuno di voi con noi.

“Coraggio e avanti!”, come amava dire a tutti la nostra cara sr. Angela Tirimagni, montonese doc e a cui stava particolarmente a cuore il bene di tutti i compaesani. Siamo certe che anche lei, dal Cielo, sta pregando per noi e per il mondo intero.
Vi, e ci, affidiamo a Maria, Madre della Chiesa, Madre dell’unità.
INSIEME ce la faremo!

Un forte abbraccio,
le vostre Sorelle Clarisse di Montone


Se volete unirvi spiritualmente alla nostra preghiera ecco i nostri orari per la Liturgia delle Ore (ormai non è difficile trovarla nel cellulare!):
  • 6.30: Lodi
  • 7.00: S. Messa in TV celebrata da papa Francesco
  • 7.30: Ufficio delle Letture e Ora III
  • 12.00: Ora VI e Angelus
  • 15.15: Ora IX e Rosario
  • 18.00: Preghiera personale - Martedi e Giovedi Adorazione Eucaristica (La Domenica siamo in Adorazione Eucaristica per tutto il pomeriggio in questo tempo di pandemia)
  • 19.00: Vespri
  • 21.15: Compieta
Sarebbe bello ripetere qualche altro momento di “preghiera in comunione” con lumini alle finestre. Ci penseremo! Per metterci d’accordo vi invieremo un messaggio via cellulare o vi faremo una telefonata. Non abbiamo tutti i vostri numeri, se volete essere avvertiti potete mandarci una mail con il vostro numero telefonico oppure potete telefonarci per darcelo e, certamente, vi informeremo.

La nostra mail è: monastero.santagnese@gmail.com – il nostro numero è: 0759306140
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Per conoscere di più la vita e la vocazione delle Clarisse : vedi articoli blog ; vedi sito Clarisse

domenica 29 marzo 2020

Resurrezione di Lazzaro: La morte non può vincere sull'amore


La morte non può trattenere nè vincere l’amore!
L’amore di Dio fa vivere, l’amore di Dio dà vita, il Suo amore fa passare dalla morte alla vita, il Suo amore vive e fa vivere ancora, anche dopo la morte.

Domenica 29 marzo 2020, V di Quaresima (A)
Dal Vangelo di Giovanni (11,1-45)

Signore, se tu fossi stato qui,...
...si commosse profondamente
ancora commosso profondamente, si recò al sepolcro...
"Lazzaro,vieni fuori!"

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Il Signore Gesù nelle precedenti domeniche ci ha parlato di sé come l’acqua viva che zampilla e disseta per la vita eterna (incontro con la samaritana) , poi come luce che sola rischiara le tenebre della nostra cecità spirituale (incontro con il cieco nato) . In questa quinta domenica di quaresima il vangelo ci rimanda al tema della morte (con tutti i suoi interrogativi di sempre, le paure, e le angosce che essa genera in noi e che ciascuno bene sperimenta anche e soprattutto in questo periodo di pandemia) e a Gesù che, al riguardo, ci dice invece: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

Mi soffermo su due sottolineature, fra le tante possibili, riguardo a questo vangelo e al suo messaggio per la nostra vita:

Un primo aspetto che appare evidente e bello è la grande umanità di Gesù. Dice il testo come egli amasse molto Marta e Maria e il loro fratello Lazzaro e questo legame affettivo è rimarcato varie volte. Quando viene a sapere della morte dell’amico, là presso il luogo della sepoltura, Gesù è come travolto da un gorgo di sentimenti che lo portano a scoppiare in lacrime.
Mi colpisce come Gesù si avvicini al dolore, alla sofferenza e alla morte, dimensioni per cui l’animo umano giustamente viene sconvolto, quasi come a realtà sacre! E' un Gesù che esprime tutto questo turbandosi, commuovendosi, piangendo! Non invece parlando, non cercando spiegazioni, non spiritualizzando, non pronunciando formule vuote come a volte può capitare anche a noi, ma accogliendo radicalmente il mistero del dolore e della morte e della morte di propri cari e dei propri amici. Per cui è davvero una profondissima umanità quella espressa da Gesù, che si fa accanto alla nostra, così debole e fragile, talvolta così affranta e così addolorata come nel dramma di questi giorni x la pandemia. E forse mai come ora ci stiamo rendendo conto di avere così bisogno della sua presenza!

Un secondo spunto di riflessione è dato dal “tornare in vita” di Lazzaro, ad opera di Gesù! Che non vuol dire che Lazzaro non morirà più! Lazzaro terminerà i suoi giorni come tutti! E’ piuttosto “un segno” potente che sta a dirci: che quell’amore profondo che umanamente Gesù manifesta è un amore che non può essere cancellato, ma che resta vivo, anche là dove interviene la morte. E' una relazione, un amore che rimane! Richiamare in vita Lazzaro vuol proprio dire questo: che quel legame d’amore che Gesù instaura con questo amico, ma anche il legame d’amore che Dio attraverso di Lui instaura con l’umanità intera, anche con ciascuno di noi, non verrà mai meno. Dio non verrà mai meno a questa relazione con noi! Ma ci vuole sempre uniti a sé, e per questo ci rimette al mondo in maniera nuova anche dopo la morte, anche nella morte.

E se la tentazione più insidiosa è quella di pensare che Dio non sia buono e che il suo amore si fermi, si arresti di fronte alla morte, questo “segno”della risurrezione di Lazzaro ci dice invece l’esatto contrario: la morte non può trattenere nè vincere sull’amore!
L’amore di Dio dunque fa vivere, l’amore di Dio dà vita, l’amore fa passare dalla morte alla vita, l’amore vive ancora dopo la morte.

Per poter cogliere però questo “segno” nella sua verità bisogna far nostro quell’invito di Gesù a credere in Lui: "credi tu? credi tu che io sono la resurrezione e la vita?". Occorrono dunque gli occhi della fede, che scrutano e sanno vedere dove non arriva lo sguardo umano.

Ma a chi cerca, a chi desidera, a chi vuole e chiede di vedere in profondità, Dio lo concede. Dio concede questo sguardo di fede.
Ed è quello che noi chiediamo per ciascuno di noi e in particolare per tutti quelli che stanno vivendo in questi giorni situazioni anche molto difficili e dolorose. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

sabato 21 marzo 2020

Preghiera a S. Antonio nella pestilenza e malattia


Ammirabile sant’Antonio,
glorioso per fama di miracoli e per predilezione di Gesù,
venuto in sembianze di bambino a riposare tra le tue braccia,
ottienimi dalla sua bontà la grazia
che desidero ardentemente nel profondo del mio cuore.
Tu, così pietoso verso i miseri peccatori,
non badare ai miei demeriti,
ma alla gloria di Dio,
che sarà ancora una volta esaltata da te.
Intercedi presso Dio affinché
protegga le nostre famiglie e comunità dalla malattia che affligge il nostro paese,
sostenga col suo Santo Spirito i malati e i loro famigliari,
aiuti col dono della fortezza e dell'intelletto quanti sono impegnati nell'assistenza sanitaria.
Della mia gratitudine, ti sia pegno la mia carità verso i bisognosi con i quali,
per grazia di Gesù redentore e per la tua intercessione,
mi sia dato entrare nel regno dei cieli.
Amen.

venerdì 20 marzo 2020

Atto di comunione spirituale in tempo di pandemia.


Tanti ragazzi mi segnalano, anche con una certa inaspettata sorpresa, la loro sofferenza per non poter partecipare alla messa e ricevere l'eucarestia. Comprendo il loro dolore che è anche quello di noi presbiteri, costretti in questo momento a non "sfamare", a non "toccare" il nostro popolo, la nostra gente. E' una scuola di povertà e minorità aspra e sofferta per tutti. Eppure, anche in questo tratto arido e sterile di "deserto" che stiamo attraversando il Signore non ci abbandona.

In particolare ricordo che, nell'impossibilità di partecipare alla messa, si può anche ricorrere alla così detta "comunione spirituale". Si tratta di rivolgere a Dio il proprio desiderio di riceverlo nella Santa Comunione, unendosi spiritualmente a Lui in modo personale e intimo.

San Giovanni Paolo II ha lodato questa pratica nella sua enciclica Ecclesia de Eucharistia 34: “È opportuno coltivare nell’animo il costante desiderio del Sacramento eucaristico. È nata di qui la pratica della «comunione spirituale», felicemente invalsa da secoli nella Chiesa e raccomandata da Santi maestri di vita spirituale. Santa Teresa di Gesù scriveva: «Quando non vi comunicate e non partecipate alla messa, potete comunicarvi spiritualmente, la qual cosa è assai vantaggiosa… Così in voi si imprime molto dell’amore di nostro Signore»”.

Anche papa Francesco ha invitato alla comunione spirituale «tutti coloro che sono lontani e seguono la Messa per televisione in questo difficile tempo», suggerendo questa preghiera: «Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia».

Di seguito propongo anche un atto di comunione spirituale composto da mons. Centène, vescovo di Vannes (Francia), per tutti coloro che non possono partecipare all'eucarestia a causa dell'epidemia.

ATTO DI COMUNIONE SPIRITUALE

Signore Gesù, credo fermamente che tu sia presente nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia. Ti amo più di ogni altra cosa e ti desidero con tutta la mia anima:"a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua." (salmo 62).


Signore Gesù, vorrei riceverti oggi con tutto l'amore della Vergine Maria, con la gioia e il fervore dei santi. Poiché mi è impedito di riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente a visitare la mia anima.

In questo tempo di Quaresima e di epidemia, possa questo digiuno eucaristico al quale sono costretto, farmi partecipare alle tue sofferenze e soprattutto al sentimento di abbandono che hai provato sulla Croce quando hai gridato: "Mio Dio, mio ​​Dio perché mi hai abbandonato" (Mc 15, 33-37).

Possa questo digiuno sacramentale farmi condividere i sentimenti della Tua Santissima Madre e di San Giuseppe quando Ti hanno perso al tempio di Gerusalemme.  Possa io rivivere i sentimenti della Tua Santa Madre quando Ti ha accolto, senza vita, ai piedi della Croce.

Possa questo digiuno eucaristico farmi condividere le sofferenze del tuo Corpo mistico, della Chiesa, specialmente là dove la persecuzione o l'assenza di sacerdoti sono da ostacolo alla vita sacramentale.

Possa questo digiuno sacramentale farmi capire che l'Eucaristia è un dono sovrabbondante del tuo amore che va oltre ogni mia pretesa di conforto spirituale. Possa questo digiuno eucaristico essere una riparazione per tutte le volte in cui Ti ho ricevuto in un cuore mal preparato, con tiepidezza, con indifferenza, senza amore e sentimenti di gratitudine.

Possa questo digiuno sacramentale alimentare sempre più il mio desiderio di riceverti realmente e sostanzialmente con il Tuo corpo, il Tuo sangue, la Tua anima e la Tua divinità quando le circostanze lo consentiranno.

E fino ad allora, Signore Gesù, vieni a visitarci spiritualmente con la tua grazia per rafforzarci nelle nostre prove. Maranatha, vieni Signore Gesù. "

mercoledì 18 marzo 2020

Dall'immunità di gregge al Buon Pastore

Zubaran: Agnus Dei
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio». (Giovanni 10, 11-18)

«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione». (Luca 15, 4-6)

Risultato immagini per la pecora perduta parabola

lunedì 16 marzo 2020

Signore, vogliamo vederti - Cover dei frati


In questi giorni siamo tutti un pò frastornati, impotenti e travolti dall'epidemia, da questo tragico evento che sembra più grande e forte di noi, piccoli e fragili uomini. E' in atto un'autentica battaglia che vede in prima linea medici, infermieri, personale sanitario, volontari, autorità..; alla loro nobile azione ci affidiamo con disponibilità grata e obbediente .

E' però anche di grande sostegno e speranza continuare ad alzare lo sguardo al Signore e allargare il cuore con la preghiera; ci aiuta gustare le preziose gioie che possiamo riscoprire nella convivenza "forzata" in famiglia o in comunità. Ci sostiene il volerci bene attraverso tanti piccoli gesti che ciascuno può donare e ricevere.

Ecco allora che dai nostri giovani frati studenti in teologia a Roma, quelli già conosciuti altre volte della "Sveglia francescana"  , ci arriva in dono un bellissimo canto da loro interpretato : Apri i miei occhi Signore . Un canto che si ispira al salmo 27 : "Di te ha detto il mio cuore cercate il Suo Volto, il Tuo Volto Signore io cerco non nascondermi il Tuo Volto".

Può darsi, infatti, che in questi giorni difficili ci sia capitato qualche volta di pensare a un Dio che è difficile da vedere, da incontrare, a un Dio che si è fatto lontano. Il salmo e il canto ci richiamano al fatto che non è Dio che nasconde il Suo Volto, ma siamo noi che, nella prova e nella nostra fragilità, siamo impediti e fatichiamo a vederLo, siamo noi a non avere ora la vista sufficiente.

Abbiamo bisogno, piccoli e poveri uomini,  che Dio apra i nostri occhi per vedere la bellezza del Suo Volto. ChiediamoGli questa grazia con tutte le nostre forze. 

Un abbraccio riconoscente (via Blog si può!) ai nostri giovani frati studenti della "Sveglia francescana".

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto  (fra.alberto@davide.it)


Testo del canto
Apri i miei occhi Signore
Apri i miei occhi del cuor
Voglio vederti, voglio vederti
Apri i miei occhi Signore
Apri i miei occhi del cuore
Voglio vederti, voglio vederti

Vederti splendere Signor
Nella luce della Tua gloria
Ricolmi del tuo amor
Cantiamo Santo Santo Santo...

Santo, Santo, Santo
Santo, Santo, Santo
Santo, Santo, Santo
Voglio vederti!

domenica 15 marzo 2020

Una meditazione dalle sorelle Clarisse


Dalle sorelle Clarisse di Borgo Valsugana ecco una riflessione sul tragico momento che tutti stiamo vivendo con grande apprensione. 

Sulle labbra le parole vere
Siamo immersi in un’emergenza che nessuno di noi pensava di vivere. Ci siamo trovati impreparati ad affrontare, più ancora che l’emergenza Coronavirus, l’evidenza della nostra condizione umana, così indifesa, fragile e disarmata.

Come se, abbattute di colpo le illusioni, la vita ci stesse ricordando che siamo creature, punto e basta. Tutti ugualmente creature, da nord a sud, da est a ovest. Gli strepiti mediatici, gli allarmismi e le superficialità, non riescono a coprire il grande silenzio che si è fatto nei nostri cuori.

È un silenzio vigile e vitale, pronto a balzare sulle labbra come domanda di vicinanza, di solidarietà e come implorazione: “Miserere!”, lo stesso grido che Dante, nella Divina Commedia, alza nel momento in cui si scopre braccato e nudo davanti alle conseguenze delle sue scelte. “Miserere, abbi misericordia” è il grido che si alza silenziosamente cosciente dalla nostra fragilità. Quella che il Figlio di Dio ha assunto e fatta indissolubilmente propria.

La preghiera che scaturisce in queste settimane ci mette sulle labbra le parole vere: “Dal profondo a te grido, Signore…”. Non sono parole superficiali, sono le parole essenziali che sentiamo corrispondere fino in fondo a ciò che siamo e viviamo.

Le diciamo perché sappiamo che un Altro, il nostro Dio, Uno e Trino, le ascolta. Di più: sappiamo che queste parole sono impresse nella carne ferita e gloriosa del Figlio. Il Crocifisso sta lì, appeso alle pareti delle nostre case, che in questo tempo si svelano per quel che sono: chiese domestiche, luoghi dove la fede può essere celebrata in piccoli gesti di dono, di attenzione, di premura, di intercessione per tutti e di riconciliazione. Sì, di riconciliazione: abbiamo sempre bisogno di perdono, dato e ricevuto, che rimetta al centro delle relazioni l’incontro e l’abbraccio, “come in cielo così in terra”. E che non dimentichi coloro che, meno fortunati di noi, si trovano a vivere, oltre a questo, anche il dramma della guerra e della fame.

Le Sorelle Clarisse del Monastero
di San Damiano di Borgo Valsugana (Tn)

giovedì 12 marzo 2020

Preghiera di Papa Francesco a Maria, Salute dei malati.


In questi giorni in cui l'Italia è assediata dal virus, molti sono i malati, si piange per le persone scomparse, si lotta per la guarigione negli ospedali e tutti siamo in grande apprensione, giunge di conforto la vicinanza di papa Francesco con la sua preghiera alla Vergine Maria - Salute dei Malati . A Lei affidiamo le nostre famiglie e comunità, la nostra Italia.

Preghiera alla Madonna di Papa Francesco

O Maria,
tu risplendi sempre nel nostro cammino
come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,
che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù,
mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,
sai di che cosa abbiamo bisogno
e siamo certi che provvederai
perché, come a Cana di Galilea,
possa tornare la gioia e la festa
dopo questo momento di prova.

Aiutaci, Madre del Divino Amore,
a conformarci al volere del Padre
e a fare ciò che ci dirà Gesù,
che ha preso su di sé le nostre sofferenze
e si è caricato dei nostri dolori
per condurci, attraverso la croce,
alla gioia della risurrezione. Amen.
Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.

Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.


Immagine: Madonna col Bambino o Madonna del Pilastro: particolare della Vergine tra i santi Giovanni evangelista e Giovanni battista. Affresco di Stefano da Ferrara, sec. XIV. Basilica di sant' Antonio, navata sinistra, altare del i pilastro.

mercoledì 11 marzo 2020

Pregare salva la vita


"Pregare salva la vita, perché ci ricorda che ciò che conta 
non è soggetto a nessun virus" 

(p. Luigi Epicopo) 

martedì 10 marzo 2020

Sant'Antonio prega per noi e per la nostra Italia


Da oggi, MARTEDÌ 10 marzo 2020, l’Italia intera è diventata zona rossa, tutti assediati e impauriti da un terribile morbo. Anche la Basilica del Santo (Pd) e la mia comunità dei frati vive un isolamento e un vuoto davvero strano, partecipi delle sofferenze e preocupazioni di tutti.

Il martedì, per coincidenza, è il giorno dedicato a Sant’Antonio di Padova, in cui si celebrarono i suoi funerali, in seguito alla morte avvenuta venerdì 13 giugno. Due anni dopo, nel 1233, fra Guliano da Spira compose in onore del Santo una preghiera di lode - o responsorio, il famoso "Si QUAERIS". E' cantato nella Basilica di Sant'Antonio a Padova e, ogni martedì, in molte chiese nel mondo intero.

Nell'inno fra Giuliano invitava a rivolgersi con fede al Signore tramite la potente intercessione del Santo: "la morte, infatti, l’errore, le calamità e il demonio sono messi in fuga e sconfitti, gli ammalati diventano sani..."; "i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute..."

Da secoli si prega dunque il "SI QUAERIS"  per essere liberati dal male e ritrovare le cose smarrite. E in questo momento, tutti, abbiamo bisogno che il morbo che ci insidia e appesta sia sconfitto e debellato e possiamo ritrovare la normalità degli affetti e delle piccole preziose cose quotidiane. Tutte le misure messe in atto per contrastare il virus sono doverose e necessarie, ma c'è bisogno di un sostegno grande dall'Alto, perchè non ci scoraggiamo, siamo uniti e il male sia presto vinto.

Ci affidiamo pertanto con fiducia all'intercessione di S. Antonio, il Taumaturgo, il giovane frate francescano amico del Signore, perchè ci sostenga tutti in questo difficile momento e ci aiuti a ritrovare salute, pace e serenità.   

Sant'Antonio prega per tutti noi, per la tua amata città di Padova e per la nostra Italia. 

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SI QUAERIS
Testo in Latino: Si quaeris miracula, Mors, error calamitas, Daemon, lepra fugiunt, Aegri surgunt sani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Pereunt pericula, Cessat et necessitas: Narrent hi, qui sentiunt, Dicant Paduani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani.

Testo in Italiano: Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

lunedì 9 marzo 2020

Frati nel tempo del coronavirus


Cari amici, stiamo tutti vivendo giorni davvero difficili, segnati dall'epidemia del coronavirus. Un tempo anche per noi frati francescani (anche per la mia comunità presso la basilica di s. Antonio - Pd) fatto di preoccupazione e interrogativi di fronte ad un evento inimmaginabile che ha colto tutti di sorpresa; anche noi in un crescendo di timori e smarrimento di fronte al dilagare del morbo e alle sue conseguenze dolorose.

Anche i frati dunque hanno paura!!! ??

Già, anche noi, per quanto consacrati e "uomini di Dio"; noi che dovremmo essere i "testimoni qui in terra di un di più", di una vita e di una pienezza che va oltre, noi che annunciamo "sorella morte"... ebbene, anche noi ci troviamo a fare i conti con la nostra fragile umanità, la debolezza e il limite, la precarietà, l'incognita del futuro, la morte! Ma poteva essere diversamente? 

Ma è bello constatare come, pur accanto alle tante paure, sia presto maturata in noi anche una maggiore consapevolezza della nostra missione, del nostro specifico compito,  in questo tempo difficile: curando ancor più la preghiera e subito cercando di immaginare come renderci presenti e sostenere i tanti pellegrini e devoti costretti, in questa tristissima quaresima, ad un "digiuno" eucaristico e spirituale davvero inusitato. Ecco dunque la messa in streeming, sussidi vari in basilica..e via web.., le confessioni pur fra qualche attenzione. 

Sentiamo forte il senso di responsabilità verso ogni persona e comprendiamo che la preghiera è in questo momento quanto ci è soprattutto chiesto e quanto principalmente dobbiamo fare. Ce lo confermano le molte telefonate al riguardo, i tanti messaggi di amici e devoti, fra cui molti medici e personale sanitario anche del vicino ospedale, ma anche dalla Lombardia e altre regioni in sofferenza.
  • La preghiera non come un amuleto o una magia.
  • La preghiera per non lasciare che la paura ci imponga le regole del gioco.
  • La preghiera per trovare parole e gesti e cuore con cui affrontare cristianamente questo passaggio doloroso.
  • La preghiera per aiutarci a mettere in evidenza ciò che davvero vale e rende degna la vita.
  • La preghiera, per invocare salvezza e aiuto e guarigione, senza voler costringere Dio alla nostra volontà.
  • La preghiera per non dimenticarci che Lui è già ora dalla nostra parte, già ora ci è accanto, che Lui è Padre.
  • La preghiera per affidarci all'intercessione di uno straordinario amico del Signore: S. Antonio. 
  • La preghiera anche per chi non ha il dono della fede, per chi non crede.
  • La preghiera per chi non ha più le parole giuste, per chi è schiacciato o solo o abbandonato. 
  • La preghiera per sostenere chi lotta e si sta spendendo in questa battaglia. 
"Siamo chiamati a pregare, a pregare tanto! A sostenerci l'un l'altro con la preghiera.  A sentirci in comunione reciproca, una sola famiglia; facendo circolare tutto il bene possibile che Dio ha messo nel nostro cuore." (cfr. messaggio card. Montenegro)


domenica 8 marzo 2020

Testimonianza di fra Luca : "sentirsi amati".


Fra Luca, giovane studente in teologia a Padova nel così detto"Postnoviziato", ci racconta un passaggio fondamentale della sua vocazione e ricerca: l'esperienza di sentirsi amato personalmente e intimamente dal Signore! 

“ Tu sei il figlio mio amato”: Quante volte ho letto ed ascoltato queste parole!
Ma mai come quel giorno quando Dio l’ha detto proprio a me. Un giorno, ero ancora in postulato, andai in una libreria insieme a dei miei confratelli e guardando velocemente i vari ripiani mi colpì un titolo “Sentirsi amati” (di Henri Nouwen). Mi incuriosì tantissimo, volevo leggerlo. Dopo qualche giorno era il mio onomastico e chiesi alla mia comunità se come regalo potevo ricevere proprio quel testo e venni ascoltato. Divorai il libro: più lo leggevo e più rimanevo senza parole. Ma quando arrivai al “Tu sei il figlio mio amato” cambiò tutto. Sentii che stava accadendo proprio questo! Dio lo stava dicendo a me e voleva farmelo capire, voleva farmelo vivere.
Cambiò totalmente il mio rapporto con Dio, con Colui che chiamavo padrema del quale, in fondo, mi era difficile sentirmi figlio; cambiò il pensare e vivere l’amore di questo Padre.

Dopo qualche settimana, con i miei confratelli partimmo per gli esercizi spirituali. Una sera, dedicata all’adorazione eucaristica prolungata fino al mattino, proprio là dove, nel mio intimo, c’era questa voglia e bisogno di sentirmi amato, nel pieno della notte Gesù mi ha incontrato e mi ha fatto sperimentare questa grazia. Io e lui, l’amante e l’amato.
Dio ci ama? Oh sì, e non smette mai di farcelo capire con tutti mezzi e modi.

Fra Luca

giovedì 5 marzo 2020

Che significa essere un frate francescano?


A San Francesco, un giorno chiesero  di illustrare il "frate perfetto", come dovesse essere il frate più autentico e vero. Egli rispose in modo alquanto originale, sottolineando le specifiche qualità e peculiarità di ciascun frate: la bontà dell'uno, l'intelligenza dell'altro, la forza di un terzo, l'intelligenza di quello, la gentilezza di quell'altro ecc...

Che grande san Francesco!! Nelle sue parole, infatti, egli mise da subito in evidenza le qualità e non i difetti dei suoi fratelli e insieme volle mostrare il valore della dimensione comunitaria del vivere francescano, dove ci si completa e integra, ci si valorizza e corregge a vicenda. Volle così anche sottolineare come ciascun frate, pur abbracciando la vita religiosa, non fosse stato omologato ad un modello precostituito, ma avesse mantenuto la propria specifica identità e diversità.  

Ma chi è dunque un frate francescano? Cosa lo rende unico e speciale? 
Vediamolo insieme in poche parole chiave.

AMORE: Il frate francescano è prima di tutto un uomo innamorato e appassionato di Dio e del prossimo. Anch'egli è piccolo e debole come tutti, ma porta nel cuore un misterioso richiamo divino ad amare e donarsi senza riserve. A tale appello cerca di rispondere con tutto sè stesso, con l'intera sua vita. In ogni suo gesto tende perciò a realizzare il comandamento evangelico: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze (...) e il tuo prossimo come te stesso (Mc12, 30-31)".  Modello ed esempio di vita, per il frate, è Gesù stesso: in Lui continuamente scopre e ritrova e riorienta sentimenti e atteggiamenti e gesti. L'amore è pertanto al centro della sua vocazione e in Gesù ricerca la forza di realizzarlo, riconoscendosi, infatti, da sè stesso alquanto povero e limitato!

♦ LIBERTA', RADICALITA', DONO DI SE': Il frate è un uomo affascinato da San Francesco e dal suo modo libero e radicale di seguire il Signore e vivere il Vangelo. La Regola a cui cerca di ispirarsi è apparentemente semplice e diretta: "Osservare il Santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità". La "spogliazione" come atteggiamento di libertà e "non possesso"  (da cose o persone o posizioni di potere..) e il dono totale di sé, la gratuità,  ne costituiscono la traduzione concreta. Si tratta di grandi ideali e di una non facile sfida quotidiana per ogni frate. Al riguardo, è la preghiera a costituire "il carburante" e l'alimento fondamentale a scelte tante belle quanto impegnative. Senza, il frate, diventa subito un uomo perso, privo di direzione e significato.

PACE, FRATERNITA', MISSIONE: Il frate non è mai solo, ma condivide la sua vocazione con altri fratelli. "Il Signore mi diede dei fratelli": così si espresse San Francesco, motivando l'inizio dell'Ordine. Il francescano, in tal modo, vuole testimoniare la possibilità di una convivenza pacifica e riconciliata come è bene espresso anche nel famoso saluto di "Pace e Bene" che il Poverello rivolgeva a chiunque incontrasse. Il frate francescano cerca di contribuire, pertanto, con la sua vita e la sua scelta e la sua missione a favorire in ogni ambiente stili e atteggiamenti di fraternità e pace. Non c'è rischio di annoiarsi!

MINORITA', SEMPLICITA', GIOIA: Al frate francescano, infine, non dovrebbe mai mancare uno stile di vita gioioso, semplice e umile come San Francesco e i suoi primi fratelli. Se " un santo è triste, è un triste santo"; così afferma un antico detto spirituale!!! Sì, la gioia - e in particolare la gioia che san Francesco definiva "perfetta", vale a dire la gioia che permane e si mantiene viva pur attraverso le prove - è al centro della vocazione francescana. Essa la vediamo esplodere nel Cantico delle creature  e viene dallo spogliarsi, dal distacco, dall'accettare di non avere nulla, se non l'essenziale: il Signore Gesù Cristo! Non a caso papa Francesco vi ha qui individuato una via di rinnovamento per la chiesa intera, quando dice: " Come vorrei una chiesa povera per i poveri ",

Carissimo, giunti al termine di questo percorso riguardante la figura del frate francescano non posso non porti qualche domanda:
  • E se questo ritratto, fosse anche il  tuo?
  • E se questa vita ti affascinasse e riguardasse anche te?  
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)