mercoledì 26 febbraio 2020

Quaresima, dono di Dio


Entriamo oggi nella Quaresima: 40 giorni per prepararci alle feste pasquali, fondamento della nostra fede cristiana. Tre grandi pilastri caratterizzano questo tempo speciale: la preghiera, il digiuno e l'elemosina. 

I pilastri della Quaresima: la preghiera, il digiuno e l'elemosina. 
Ciascuno di questi pilastri ci auta a rispondere al primo dei comandamenti : «Amerai il Signore tuo Dio e il tuo prossimo come te stesso»: 
  • La preghiera costruisce e dà forma alla nostra relazione con il Signore. Essa ci permette di scoprire un Dio che ci ama e di rispondere al suo amore. 
  • Il digiuno illumina e purifica la relazione con noi stessi. Ci insegna a volerci bene e a custodirci liberandoci da tutto ciò che ci appesantisce e incatena: il cibo, ma anche tutte le altre eventuali dipendenze (internet, smartphone, alcool, moda, sport, iperattivismo etc.).
  • L’elemosina ci interroga e provoca sulla nostra relazione con gli altri. Essa ci insegna ad amare concretamente anche attraverso un'offerta (di denaro, di tempo, di disponibilità) e mettendo in atto reali gesti fraterni.
Quaresima: un tempo favorevole
Papa Franceso, nel suo messaggio per la Quaresima 2020, insiste su un altro aspetto fondamentale di questo periodo: la Quaresima è un « kairos », vale a dire «un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù», un «mistero d'amore» che risulta essere a «fondamento della nostra conversione». Si tratta dunque di «un tempo di grazia da non lasciar passare invano». Essa, infatti, ci permette (scrive il papa):
  • Di «contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo, dunque, cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perchè la preghiera è tanto importante in questo tempo quaresimale».
  • Di scuoterci dal nostro torpore: «Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore
  • Di richiamarci alla condivisione: «La quaresima è una ricchezza da condividere attraverso l'elemosina e i gesti fraterni. Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo»
Noi frati vi auguriamo dunque un buon inizio di Quaresima. Che questo tempo doni a ciascuno di scoprire di quale amore siamo amati e di rispondere a questo amore, ciascuno secondo la propria vocazione e chiamata. Buona e Santa Quaresima a tutti!


«Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. 
E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» 
(Papa Francesco - Christus vivit n. 123)»

martedì 25 febbraio 2020

Anche il francescanesimo è contagioso!

Frate Fabio ... ci offre un caffè!
Uno strano paragone.
Me lo diceva sempre il caro p.Alessandro Brentari, quando da ragazzo iniziavo a frequentare i luoghi francescani: «stai attento! Non vorrai mica prendere anche tu il virus!»

Quelli non erano certo tempi di epidemia o di psicosi collettiva, però l’ipotesi di un qualche tipo di contagio faceva quanto meno strabuzzare gli occhi e suscitava altre domande: «un virus?! Perché?». A quel punto l’esperto frate, sapendo di aver attizzato la curiosità di noi giovani, iniziava a tessere il suo racconto. «Sì, è così: voi venite ad Assisi, pregate alla tomba di san Francesco, vi comprate il tau e addirittura ve lo mettete al collo! Pazzi: siete felici e cantate, ignari del pericolo che state correndo!!». La storia, che era partita come una battuta, sembrava farsi seria: «padre Alessandro, dicci di che pericolo si tratta…». E lui, con un sorriso sornione: «…ma quello di venire contagiati dal “franciscocco”, il virus francescano!».

La risata generale non riusciva a chiudere il racconto del nostro frate, che ci sapeva fare nell’intrattenere i giovani e nel farli appassionare al carisma del Poverello. «Mentre voi ragazzi entrate in contatto con il mondo francescano, le sue preghiere, i suoi simboli, piano piano, senza che ve ne accorgiate, vi lasciate toccare il cuore da queste cose. È proprio così che il franciscocco fa breccia in voi e non vi dà scampo! Vi innamorate delle vicende di Francesco e Chiara, della loro vita vissuta radicalmente sulle orme dell’Altissimo e bon Signore, e vi viene perfino voglia di imitarli. La spiritualità francescana diventerà fondamentale per voi, e correte il rischio che vi cambi radicalmente, dal profondo. Vedete com’è pericoloso questo virus?!».

Di fronte a questa giocosa ironia francescana non posso che sorridere ancora oggi, magari con un po’ di nostalgia per quel padre che adesso è in cielo. Ma devo anche dire che p. Alessandro aveva ragione.

«Stai attento!», mi diceva. E in effetti io il virus l’ho preso! Non ho smesso di frequentare Assisi, la Basilica del Santo a Padova e tutti quei conventi con alta concentrazione di bacilli vocazionali. Oggi, mentre scrivo queste righe, sono un frate da una dozzina di anni: il francescanesimo non mi è “passato”; anzi, mi ha preso il cuore… e la vita. Non solo: desidero che anche molti altri giovani possano rimanere contagiati dal Vangelo di Cristo e dal carisma meraviglioso di Francesco d’Assisi.

Quindi se mi incontraste e vi dicessi «attenti al franciscocco!» non credetemi! In realtà spero che vi raggiunga e riempia di gioia anche voi.

frate Fabio (fabio.turris@gmail.com)

Fra Alessandro (a sinistra) e fra Alberto

sabato 15 febbraio 2020

Siamo al mondo "per caso"? Oppure...?.

Basilica di S. Antonio (Pd): Giovani e frati in preghiera alla tomba del Santo.
Il ritrovamento misterioso della lingua incorrotta di Sant'Antonio di Padova (febbraio 1263), e quello dell’intatto apparato vocale nel 1981, furono frutto di «un caso»? Nasciamo, viviamo, moriamo «per caso» ? Oppure… 

Cari amici, il Signore vi dia pace.
Come più volte ho scritto, io appartengo alla comunità di frati che vive presso la Basilica e la tomba del Santo di Padova. Non dimentichiamo, che S. Antonio era frate francescano, contemporaneo e amico dello stesso S. Francesco. E proprio nel 2020 ricordiamo il centenario della sua adesione all'ideale francescano, che abbraccia a Coimbra, giovane venticinquenne.
Ebbene, nel cuore di febbraio (il 15 e la domenica più vicina) si celebra in Basilica la «Festa della traslazione delle reliquie del Santo», popolarmente detta «Festa della lingua».
È il ricordo di un evento prodigioso avvenuto nel 1263 quando san Bonaventura, nella ricognizione dei resti mortali di Sant’Antonio, a 32 anni dalla morte, ne ritrovò la lingua incorrotta.
Mostrandola ai fedeli stupiti e attoniti, esclamò: «O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora appare a tutti quanto grande è stato il tuo valore presso Dio».
La preziosa reliquia, custodita in un artistico reliquiario e visibile nella cappella del tesoro dietro l’abside, è ancora motivo di lode e meraviglia, ma talvolta, anche di dubbi e perplessità. Non posso non citare al riguardo, il commento simpatico e ironico di un pellegrino che giustificava il tutto con la furbizia dei frati che, a suo dire, «avevano intinto secoli fa la lingua in qualche prodotto segreto per meglio conservarla». Confesso di essere stato, sorridendo, possibilista al riguardo, ricordando i frati da sempre esperti in farmacia ed erboristeria!!
In realtà, al di là delle battute, si è aggiunto in anni recenti un altro fatto misterioso e intrigante, subito interpretato dai devoti come un «segno» di Dio a conferma del miracolo della lingua e delle parole potenti che sant’Antonio con essa pronunciava.
Nel 1981, infatti, in un’ultima ricognizione dei resti mortali del Santo, gli studiosi dell’università di Padova hanno rinvenuto fra le ceneri anche il fragile apparato vocale di sant’Antonio (laringe, faringe, corde vocali...), pure perfettamente e inspiegabilmente conservato dopo ottocento anni.
Anche tale dato mi è stato però contestato in un recente dialogo con un turista. Questi, con molto scetticismo, commentava e riduceva il tutto ad un puro fatto casuale, ad un’accidentale coincidenza! Altro che «segno» dall’alto, altro che «conferma» divina! Solo ed esclusivamente «un caso».
In effetti, la teoria del «caso» non è poi così fuori moda e secondo alcune ipotesi scientifiche sarebbe all’origine persino del mondo, dell’universo, dell’uomo.
Confesso di non trovarmi per niente a mio agio in tale lettura e interpretazione della vita che vedo minimalista e parziale e soprattutto alquanto triste, priva di ogni speranza e orizzonte di senso.
«Per caso»
 nasciamo? Siamo «gettati nel mondo» per banale accidente? «Per caso» ci ritroviamo in una famiglia, dei genitori..? «Per caso» cresciamo e studiamo? «Per caso» ci innamoriamo, soffriamo o gioiamo? «Per caso» ci ammaliamo e invecchiamo? «Per caso» moriamo? Una prospettiva oscura e tragica che personalmente mi raggela e annichilisce.
Che bello invece e confortante avere la certezza e la fede che la nostra vita scaturisca dal cuore di Dio e che tutto sia frutto di un disegno più grande! Bello intravedere «i segni» della sua presenza nel nostro cammino quotidiano come nelle vicende dell’umanità e credere dunque che sia Lui ad indicarci una strada, un progetto da scoprire, una vocazione da realizzare!
In altre parole: siamo pensati, siamo amati per sempre e da sempre! Siamo unici e irripetibili! Non siamo frutto del «caso», ma «figli di Dio»! Solo in Lui tutto acquista un senso, direzione, redenzione: anche il dolore, anche la morte, anche la sofferenza.

Cari amici «in ricerca», con questa consapevolezza nel cuore, niente vi è allora di più commovente che lasciarsi sorprendere e interpellare dal Signore e dal suo invito: «Vieni e seguimi». Nulla di più alto che accogliere la sua chiamata, per appartenergli e testimoniarlo con l’intera vita.
Certo, così avvenne, anche per il giovane S. Antonio!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

frate Alberto

Padova: “Festa della Lingua del Santo” domenica 14 in basilica
Basilica di S. Antonio di Padova

venerdì 14 febbraio 2020

Chi è il frate francescano?

Frate francescano pellegrino con altri giovani pellegrini a Santiago di Compostella.
Molti ragazzi mi chiedono: "ma chi è un frate francescano?" e "che significa diventare frate?". Al riguardo ho già scritto molto. Di seguito una sintesi super essenziale di ciò che siamo e cerchiamo di vivere. 

CHI E' IL FRATE FRANCESCANO?
  • Un innamorato: Un  uomo che sente forte il desiderio di amore e di totale dedizione al Signore e cerca di rispondere, con tutto se stesso e l'intera vita, alla Sua chiamata. Come Gesù vuole vivere: per Lui, con Lui e in Lui.
  • S. Francesco: Il riferimento ideale per questa sequela radicale del Signore e del Suo Vangelo.
  • La fraternità : L'ambiente quotidiano dove realizzare tale vocazione (il frate non è mai solo). E' anche un modello di vita e società pacificata da costruire e annunciare.
  • Il servizio e il dono di sè: Gli atteggiamenti naturali e irrinunciabili per ogni francescano nei riguardi di ogni persona. 
  • La povertà e la semplicità:  Nello stile umile ed essenziale di ogni suo gesto.
  • La letizia e la gioia: Il sentire tipico di tutti i frati. Un "frate triste" è un "triste frate"!

E TU...? HAI MAI PENSATO DI...
DIVENTARE FRATE FRANCESCANO?


Pace e bene a tutti!
fra' Alberto (fra.alberto@davide.it)

frati francescani in preghiera

giovedì 13 febbraio 2020

COME TI ACCORGI DELLA VOCAZIONE?

Frate francescano alla porta del convento
Forse ti sei chiesto qualche volta come riconoscere la vocazione, la tua chiamata. Come ci si accorge di questa? Quali sono i segni e i sintomi più frequenti che la suggeriscono? Ecco di seguito alcune indicazioni. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

SEGNI premonitori
= Desideri dare un significato importante e profondo alla tua vita.
= Percepisci e intuisci nel cuore che il Signore ti invita e suggerisce "un di più".
= Ti crea forte disagio e ti coinvolge la sofferenza delle persone; hai una sensibilità verso chi è più debole o povero.
= La vita normale che conduci ti piace, ma senti che in fondo non è "piena", che qualche cosa ti manca. Al riguardo tieni presente che quello che “ti piace per davvero” è ciò che realizza il desiderio più profondo celato nel tuo intimo, ma anche che, quasi mai, questo è facilmente riconosciuto o accettato; anzi, di solito è quanto ci fa più paura e cerchiamo di evitare.

Poniti con ONESTA' e LIBERTA' davanti a Dio e a te stesso 
= C'è una risposta che solo tu puoi dare: a questa devi tendere, è questa che va ricercata!
= Cerca di far emergere anche tutti i timori (veri o presunti) che hai riguardo alla vocazione. Molti giovani preferiscono nascondersi dietro mille pretesti per fuggire da una possibile chiamata!
= Che peccato, poi, pensare che Dio ti stia proponendo qualcosa che non ti renderà felice! Che Lui voglia "fregarti"!
= Cerca di verificarti anche su ciò che al momento sembra costarti di più, anzichè preferire la via più comoda e facile. Infatti, solo nella responsabilità e in un pieno coinvolgimento di noi stessi realizziamo il meglio, raggiungiamo delle mete, scopriamo nuove vie e possibilità; mai, questo avviene da scelte mediocri!

Riconosci in te QUALITA' e LIMITI
= Se Dio ti sta chiamando ti darà sicuramente i doni e le grazie necessari per diventare frate e consacrato. 
= Scruta però e conosci sempre meglio te stesso per scoprire le qualità e i talenti che già possiedi. 
= Non temere di far emergere anche limiti e difettti e peccati. Il Signore, non chiama e non vuole persone perfette, ma chiede ai suoi discepoli di essere uomini riconciliati e pacificati, in un continuo cammino di conversione e rinnovamento.
= confrontati e fatti aiutare e accompagnare da una guida spirituale, sapendo che così potrai fare un cammino di discernimento serio e piano piano scoprire ciò che Dio vuole veramente da te.

Ricorda che la vocazione è un PROCESSO, è un CAMMINO
= La vocazione francescana è un processo, un cammino da percorrere come tutte le storie d’amore.
= Non pretendere risposte fulminee e precostituite, ma cammina con pazienza e fiducia.
= Tieni conto che il Signore tende a nascondersi quando ci chiama. Vuole così lasciarci un margine  per agire e per ricercarlo in libertà (altrimenti non sarebbe una vera storia d’amore).
= Cerca di misurarti nel privilegiare sempre ciò che serve di più agli altri, anzichè a te stesso .
= Scegli solo ciò che ti dà la vera pace del cuore. La scelta più autentica, anche se talvolta molto difficile, è quella che è capace di farti sentire il cuore contento; è lì dove il tuo cuore inquieto trova pace, sente di essere al giusto posto, trova "casa".
Approfitta dei ritiri e incontri vocazionali del Gruppo San Damiano per conoscere più da vicino la vocazione religiosa  e l’ambiente e la vita di un convento e dei frati francescani.
= Prega sempre ardentemente come il giovane Francesco d'Assisi: "Signore cosa vuoi che io faccia?". Lui non mancherà di mostrarti la Via!

venerdì 7 febbraio 2020

Cosa non è la vocazione?

Giovane frate ai piedi di san Fancesco
Se più volte ho cercato di illustrare "cosa è la vocazione", oggi , in maniera sintetica vediamo "cosa non è la vocazione", in particolare cosa "non è la vocazione religiosa". Il rischio infatti di avere su di essa idee distorte è molto facile. Meglio dunque chiarire ulteriormente la questione onde evitare illusioni e scelte superficiali.

E se per caso vi riconoscerete in qualche caso sotto esposto, niente paura: è abbastanza normale qualche "inquinamento" alla partenza! Ciò che è importante e necessario è invece fare verità su noi stessi, cercando anche l'aiuto di guide sante ed esperte che ci possano accompagnare e così meglio comprendere, nonostante tutto, l'autentica volontà del Signore sulla nostra vita. Coraggio dunque!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

COSA NON E' LA VOCAZIONE ? 
  • Non è un sentimento: Si è soliti dire "sento" la vocazione; in realtà la vocazione "non si sente", non è semplicemente un'emozione. Piuttosto, è una certezza interiore che nasce dalla grazia di Dio che tocca la mia anima e chiede una risposta libera. Se Dio ti sta chiamando, la certezza dentro di te crescerà tanto più quanto tu gli risponderai con generosità.
  • Non è un oracolo: La vocazione non è un oracolo divino calato dall'alto, come se già tutto fosse deciso e stabilito e all'uomo preso di mira tocchi unicamente controfirmare un documento già redatto per lui. La vocazione è un cammino d'amore in compagnia di Gesù; la vocazione è lo svilupparsi di un'intuizione che via via prende forma e matura nella preghiera, nel dialogo con il Signore, nell'ascolto di sè e della vita, nella libertà e nella responsabilità. 
  • Non è un premio: La vocazione non è un riconoscimento alla nostra bravura o intelligenza o bontà. Essa è invece pura gratuità da parte Dio, un dono e un invito d'amore assolutamente libero, che egli fa e rivolge a chi vuole, come vuole e quando Lui vuole. 
  • Non è un rifugio: La vocazione non nasce da un'incapacità di affrontare la vita. Consacrarsi nella speranza di trovare un "nido caldo" è pericoloso e illusorio. Il frate è infatti oggi più che mai un uomo di Dio perennemente sulla breccia, esposto alla frontiera, chiamato a donarsi e spendersi per tutti, più che a tutelare e custodire se stesso. 
  • Non è una fuga: La vocazione non può essere il ripiego a frustrazioni e delusioni varie (lavorative, famigliari, sociali..) nè tanto meno a immaturità umane o disordini affettivi o sessuali. I problemi, infatti, da cui si pensa di scappare, non si dissolveranno solo perchè si veste un abito religioso, anzi...!!
  • Non è una carriera: Spesso nei film e nell'immaginario di molti, diventare prete o frate, è considerato come un percorso in crescita verso cariche e posizioni di prestigio e potere come altre carriere. Niente di più falso e fuorviante! La vocazione è invece una storia d’amore, un incontro, una relazione, un donarsi. La vocazione è un "cuore trafitto" ! Chi cerca la carriera, come religioso vivrà una vita infelice e sterile, segnata dalla solitudine e dall'invidia.
  • Non è una sicurezza matematica: La vocazione religiosa, non è un qualche cosa dato e raggiunto una volta per sempre. Essa è un cammino, è un mistero d'amore e deve tenere presente il rischio e la libertà che sempre l'amare comporta:  un rischio che è nelle mani di Dio, ma anche, ogni giorno, è affidato alle nostra risposta. Se non si corrisponde, l'amore rimane frustrato, l'amore può anche finire e naufragare. L'amore si può anche sotterrare e non ascoltare.
  • Non è un qualche cosa di unicamente mio: La vocazione, la chiamata alla vita religiosa, non è mai un fatto esclusivamente personale. Non è infatti legata principalmente all'utorealizzazione di noi stessi, ma è sempre "per": "per" Dio, "per" la Chiesa, "per" i poveri, "per" l'annuncio, "per" la missione, "per" il martirio.... Quando manca questo slancio e sguardo all'esterno non c'è vera vocazione!
  • Non è mai al di fuori della Chiesa: La vocazione, non è il semplice sentire di qualcuno, che a tutti i costi deve essere accolto ed esaudito. La vocazione, come scrivevo sopra, è sempre "per" la Chiesa e nasce "nella" Chiesa. Pertanto, "dalla" chiesa (dai suoi rappresentanti, guide, formatori..) e per la propria utilità e il bene dei fedeli è vagliata, riconosciuta o anche, se necessario, non ritenuta idonea o autentica. Ecco perchè sempre si propone ai candidati un percorso di discernimento, con degli accompagnatori, il padre spirituale. il Gruppo san Damiano..ecc. ecc.
Frati alla missione francescana di Rieti 

martedì 4 febbraio 2020

Cos'è la vocazione?

Pellegrini sul Cammino di sant'Antonio- fra san Pietro in Pedriolo e Dozza
Vuoi sapere come investire la vita? Qual è la tua strada? È il problema di tutti. Il tuo interrogativo è serio perché ognuno ha una vocazione, anzi è "una vocazione" e la riuscita dipende dalla risposta che ognuno sa dare: vivere infatti è rispondere. Come scoprire la propria vocazione? Leggi il seguito.
COSA E' LA VOCAZIONE?
Da ogni seme può nascere un fiore - Cos'è una vocazione se non un piccolo seme? Un germoglio da annaffiare e coltivare con ogni premura e delicatezza...!?

La vocazione non è una scelta, ma una risposta - L’uomo è per natura e per vocazione un essere oreintato a Dio. Da Dio viene e a Dio ritorna. L’uomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità. Nel Vangelo vediamo Gesù chiamare a sé quelli che poi farà suoi discepoli: “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. (Gv 15,16) All’origine di ogni autentica chiamata vi è dunque il Signore che sceglie e invita alla sua sequela. Questa chiamata e questo essere inviati nel suo nome valgono per ogni strada, sia pure in forme e modalità diverse (matrimonio, vita consacrata, servizio laicale, missione ecc.).  La vocazione, dunque, non si può costruire a tavolino, non ce la diamo da soli; la si riceve da Dio. Questo è il senso proprio della parola vocazione, che significa “chiamare”.

Come faccio a conoscere la volontà di Dio su di me? - Pregando ogni giorno, dialogando con Dio che ti riveli dove e come la tua vita sarà in pienezza. Non chiedere unicamente a te stesso “ Cosa voglio fare per la mia vita?” Questo è una domanda parziale! Invece, poniti anche un'altra domanda: “Gesù, cosa vuoi che io faccia?”, come chiedeva spesso San Francesco all'inizio della sua ricerca. Mettiti dunque in un atteggiamento di ricerca, di domanda e soprattutto di ascolto! Il primo luogo di rivelazione è il cuore. Ascolta con il cuore! Prova a cogliere alcuni segni che parlano nella tua vita; confronta poi possibilmente la tua vita e i tuoi sogni e i tuoi timori con una Guida, un Padre spirituale, un sacerdote o un religioso buono che ti accompagni nel discernimento...(fondamentale!!!).

Qual è il fine di ogni vocazione? -  In ogni chiamata, vi è un appello di Dio per compiere qualcosa di specifico per Lui e per il Suo Regno. Dio mi ha creato, mi ha preso per mano e il suo sogno è quello di condividere in tutto la mia vita, perchè io sia felice e abbia un vita piena, autentica, "eterna"! La prima vocazione di ogni persona è pertanto la santità: tutti (sposati e non, laici e clero, giovani e vecchi, donne o uomini..) siamo invitati ad amare e seguire il Signore, a camminare secondo i suoi insegnamenti, cooperando alla missione iniziata da Gesù, amando e servendo gli altri. 

Posso essere felice se non seguo ciò che Dio ha in progetto per me? - Se non scopri e non tendi alla strada che davvero ti appartiene, la tua felicità risulterà parziale e non potrai mai essere così felice come avresti potuto esserlo, se tu avessi scelto di seguire la tua vocazione. Per questo è molto importante che tu la scopra e la segua. La vocazione è la decisione più importante che prenderai in tutta la tua vita. Certamente, ci sono prove e difficoltà in ogni vocazione. Diventare frate, prete, religioso o missionario, ma anche sposarsi, formarsi una famiglia, non toglie tutta la sofferenza dalla vita. Ma c’è grande gioia nell'appoggiare la propria vita a Gesù, soprattutto sapendo di essere nella sua volontà. 

giovane frate francescano in famiglia

lunedì 3 febbraio 2020

Perchè diventare frate, perchè consacrarsi?

I Frati Francescani: un bel fiore nel grande giardino della vita consacrata. 
Frati francescani, suore, missionari/e, monaci, monache , eremiti...: diversi modi, di consacrarsi a Dio! Ma chi glielo fa fare a queste persone, e a noi frati,  di spendere la propria vita così?  Perchè abbiamo deciso di lasciare cose preziose, come i beni, come la possibilità di crearci una famiglia propria o seguire i nostri  progetti? 

Molto belle al riguardo le parole di papa Francesco rivolte a tutti i consacrati  (vedi omelia):

Il consacrato: uno che sa "vedere la grazia" e la bellezza
Perché l’avete fatto? Perché vi siete innamorati di Gesù, avete visto tutto in Lui e, rapiti dal suo sguardo, avete lasciato il resto. La vita consacrata è questa visione. È vedere quel che conta nella vita. È accogliere il dono del Signore a braccia aperte (...)  Ecco che cosa vedono gli occhi dei consacrati: la grazia di Dio riversata nelle loro mani. Il consacrato è colui che ogni giorno si guarda e dice: “Tutto è dono, tutto è grazia”. Cari fratelli e sorelle, non ci siamo meritati la vita religiosa, è un dono di amore che abbiamo ricevuto. (...)
La vita consacrata, se resta salda nell’amore del Signore, vede la bellezza. Vede che la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze. Vede che la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia nello stile di Gesù.

Il consacrato: uno che sa cercare il suo prossimo 
Chi tiene lo sguardo su Gesù impara a vivere per servire. Non aspetta che comincino gli altri, ma si mette in cerca del prossimo (...)  Nella vita consacrata dove si trova il prossimo? (...)  Anzitutto nella propria comunità. Va chiesta la grazia di saper cercare Gesù nei fratelli e nelle sorelle che abbiamo ricevuto. È lì che si inizia a mettere in pratica la carità: nel posto dove vivi, accogliendo i fratelli e le sorelle con le loro povertà (...) . Oggi, tanti vedono negli altri solo ostacoli e complicazioni. C’è bisogno di sguardi che cerchino il prossimo, che avvicinino chi è distante. I religiosi e le religiose, uomini e donne che vivono per imitare Gesù, sono chiamati a immettere nel mondo il suo stesso sguardo, lo sguardo della compassione, lo sguardo che va in cerca dei lontani; che non condanna, ma incoraggia, libera, consola, lo sguardo della compassione. Quel ritornello del Vangelo, tante volte parlando di Gesù dice: “ne ebbe compassione”. È l’abbassarsi di Gesù verso ognuno di noi.

Il consacrato: uno che sa sperare  
Lo sguardo dei consacrati non può che essere uno sguardo di speranza. Saper sperare. Guardandosi attorno, è facile perdere la speranza: le cose che non vanno, il calo delle vocazioni… Incombe ancora la tentazione dello sguardo mondano, che azzera la speranza. (...)  Il segreto: non allontanarsi dal Signore, fonte della speranza. Diventiamo ciechi se non guardiamo al Signore ogni giorno, se non lo adoriamo. Adorare il Signore!

frati francescani...dalla lampada sempre accesa 

domenica 2 febbraio 2020

Chi sono i consacrati?

Assisi: equipe di Frati Francescani e Suore francescane ai campi adolescenti estivi. 
Si celebra oggi, 2 febbraio, la "Giornata della vita consacrata". Tutti i credenti sono invitati a fare festa e unirisi nella preghiera con quanti, uomini e donne (frati, suore, monaci e monache, religiosi e religiose) si sono consacrati totalmente al Signore (con i voti di povertà, castità, obbedienza). Ma che significa essere un consacrato?

Che forza le suore!!!

CHI SONO I CONSACRATI ?
Uomini e donne dagli "occhi nuovi"
Il vangelo di oggi ci invita a contemplare il mistero della Presentazione di Gesù al tempio. E proprio dal racconto dell’evangelista Luca voglio prendere la prima parola su cui fermarci insieme: “I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli” (Lc 2,30-31). Non è forse questo che la nostra gente chiede alle persone consacrate, a un frate, a una suora? Che abbiano "Occhi nuovi"? Che sappiano scrutare - penetrare la storia e la vita di ciascuno, guardando oltre le apparenze spesso contraddittorie della vita? Che lascino trasparire vicinanza e possibilità nuove, che illuminino di tenerezza e di pace. È questo che contraddistingue chi mette la propria vita nelle mani di Dio: uno sguardo aperto, libero, confortante, che non esclude nessuno, abbraccia e unisce. “Davanti a tutti i popoli” , dice l’orizzonte senza confini dell’amore e dell’offerta di sé che è chiesto ai consacrati e che essi cercano di testimoniare.

Portatori di Gioia
Papa Francesco nella sua Lettera a tutti i consacrati così scrive: “Dove ci sono i religiosi c’è gioia”. Ciò accade perché essi riconoscono su loro stessi, e in tutti i luoghi e i momenti della vita, l’opera di un Dio che ci salva con gioia. Spesso, cari amici, la stanchezza e la delusione sono esperienze frequenti in ciascuno di noi: benedetti i consacrati che ci aiutano a non ripiegarci su noi stessi e a non rinchiuderci in scelte comode e di corto respiro!!! Rallegriamoci e stiamo contenti dunque per la presenza delle consacrate e dei consacrati nelle nostre comunità. Facciamo oggi festa con loro, ringraziando per una storia ricca di fede e di umanità esemplari e per la passione che mostrano oggi nel seguire Cristo povero, casto, obbediente.

"Sveglie" per il mondo
Mi attendo che svegliate il mondo”, dice ancora papa Francesco nella sua Lettera ai consacrati. “Mi attendo non che teniate vive delle ‘utopie’, ma che sappiate creare ‘altri luoghi’, dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco. Monasteri, comunità, centri di spiritualità, cittadelle, scuole, ospedali, case-famiglia e tutti quei luoghi che la carità e la creatività carismatica hanno fatto nascere, e che ancora faranno nascere con ulteriore creatività, devono diventare sempre più il lievito per una società ispirata al Vangelo, la ‘città sul monte’ che dice la verità e la potenza delle parole di Gesù” (Lettera a tutti i consacrati, II,2). È questa una strada che da sempre i consacrati hanno seguito e che sono chiamati ancora a percorrere con fantasia e novità.

Alternativi e profetici
La vita consacrata, riveste per la Chiesa e per il nostro mondo, un richiamo davvero "profetico" e "alternativo" . Pensiamo per es. alla scelta così luminosa della castità: essa si sostiene e alimenta solo in Dio, non è una fuga dalle responsabilità della vita familiare, ma testimonia la via di una diversa fedeltà e fecondità e generatività, con cui le persone consacrate si legano all’amore assoluto di Dio per ogni uomo affinché nessuno vada perduto. Allo stesso modo, i consigli evangelici della povertà e dell’obbedienza testimoniano, in un mondo tentato dall’ individualismo egoista, che si può vivere conformati in tutto a Cristo, così da ordinare all’intimità con Lui il proprio rapporto con se stessi, con gli altri e con le cose. E' da questa radice che sboccia l’esperienza tutta cristiana della fraternità, sogno di Dio per l’umanità intera. Anche questa è profezia: grazie allo Spirito di Gesù, possiamo vivere gli uni per gli altri, nella ricerca del bene comune e nell’accoglienza delle differenze. Rovesciando così numerosi criteri e parametri che sembrano insuperabili nel loro dividere l’umanità in fortunati e sfortunati, degni di vivere e condannati a soccombere, integrati ed esclusi, la vita consacrata mostra come la verità del potere sia il servizio, la verità del possesso sia la custodia e il dono, la verità del piacere sia la gratuità dell’amore. E la verità della morte sia la Risurrezione.

Sulla breccia e in frontiera
Per vocazione e missione i consacrati sono chiamati a frequentare le “periferie” e le “frontiere” dell’esistenza, dove si consumano i drammi di un’umanità smarrita e ferita. Sono proprio le persone consacrate, spesso, il volto di una Chiesa "in uscita" e "sulla breccia", capace di prendersi cura e ridonare dignità a esistenze sfruttate e ammutolite, a relazioni congelate e spezzate, perché la persona sia rimessa al posto d’onore riservatole da Cristo. L’opera, spesso nascosta e umile, di tante persone consacrate, diventa così il segno dell’abbraccio di Dio all’uomo che mai viene meno.

Non sono "i migliori"
Se i consacrati hanno davanti a loro un grande ed esaltante compito, non di meno, anch'essi fanno i conti con fatiche e infedeltà e mediocrità: l'ideale è altissimo, ma nell'umanità vivono la comune fragilità di tutti noi e non sono certo "i migliori" o "i perfetti" solo perché portano un abito o appartengono a un ordine religioso o hanno emesso i voti. A loro piuttosto, è affidata una responsabilità maggiore, ed è onesto chiedere "un di più" di coerenza, passione, audacia, esemplarità di vita... Per questo hanno bisogno del nostro sostegno e della nostra simpatia, ma soprattutto della nostra preghiera, perché sempre siano umili testimoni di santità, autentici discepoli del Cristo, nelle cui mani hanno scelto di abbandonarsi totalmente e senza riserve.

Testimoni di bellezza
Con questo auspicio rinnoviamo la profonda stima e gratitudine a tutte le persone consacrate, sentinelle vigili che tengono accesa la memoria di Cristo nelle notti fredde e oscure del tempo, splendida ricchezza di maternità e di paternità spirituali, che rendono visibile e desiderabile la "bellezza" di appartenere totalmente a Cristo e alla sua Chiesa.

Assisi - Frati francescani presso la Basilica di san Francesco
Roma - Frati Francescani all'evangelizzazione di strada