domenica 26 gennaio 2020

Bibbia Francescana a portata di mano


Buona Domenica della Parola di Dio a tutti!

Oggi, domenica 26 gennaio 2020, si celebra in tutta a Chiesa la "Domenica della Parola", voluta da papa Francesco.
Noi frati francescani viviamo di "Parola di Dio":
"la Vita e la Regola dei frati minori è questa:
seguire il Santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo"
così inizia Francesco nel dettare la regola ai suoi frati. Questa domenica ci aiuta a ricordare che davvero la nostra vita parte da lì. Ogni giorno.

Per poterlo fare, concretamente, ci sono tanti strumenti che la Chiesa di propone. Oggi voglio mostrarvene uno. Conoscete il portale bibbiafrancescana.org? Si tratta di un blog creato e guidato da noi frati francescani in cui si legge la Parola di Dio dentro la spiritualità francescana, ricco di spunti, testimonianze, approfondimenti, ecc., tutti curati da frati, suore e laici della nostra grande famiglia francescana.

Proprio da oggi, in occasione di questa "Domenica della Parola", cliccando qui è possibile accedere ad un indice pratico e sempre aggiornato di tutti i commenti biblici pubblicati sul portale in questi anni di attività. Davvero un'occasione unica per avere un aiuto alla preghiera personale, e al tuo cammino di ricerca della Sua volontà.

Buona esplorazione degli orizzonti che solo la Sua Parola sa aprire.
E buon cammino fratello.

fr. Nico - nico.melato@gmail.com



SENTIRSI CHIAMATI - SENTIRSI AMATI !


Domenica 26 gennaio 2020
Dal Vangelo di Matteo (4, 18-22)

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. 

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Chi di noi la mattina, non riaccende lo smartphone (ma forse non l'abbimao mai neppure spento!)  per controllare se è stato chiamato? Se ha ricevuto una telefonata o gli è arrivato un messaggio? Tutti (ammettiamolo),  attendiamo e ci aspettiamo di essere cercati, desiderati, ricordati. A ciascuno fa piacere interessare a qualcuno, sentire pronunciare il proprio nome, essere riconosciuti, in definitiva essere amati.

Se nessuno ti chiama, è come se non esistessi!
Non c'è nulla di più bello, invece, che percepirsi desiderati, che poter udire il proprio nome sulle labbra dell'altro. 
  • Cosa avranno provato Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, quando Gesù, passando sulla spiaggia, li ha cercati e guardati e chiamati per nome? 
  • Che forza d'amore hanno percepito in Lui e da Lui, a tal punto da lasciare tutto (affetti, lavoro, esperienze..) per seguire Lui, Gesù?
CHIAMATI .... AMATI
Frati in cammino

sabato 25 gennaio 2020

CHE SENSO HA LA VITA?

Frate francescano accanto ad un malato 
"LA VITA HA SENSO
QUANDO COMINCI A VIVERLA
 PER QUALCUNO"

giovedì 23 gennaio 2020

CASTITA' E CELIBATO : UN CAMMINO D'ALTA QUOTA!


Oggi riporto la corrispondenza con Luca, un giovane (25 anni) angustiato da tentazioni circa la castità e interrogativi inerenti la vocazione sacerdotale e il celibato. Come sempre, spero che quanto scritto possa essere utile a tutti. Al Signore Gesù la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

LETTERA DI LUCA 
Caro P. Alberto, mi chiamo Luca (25 anni). Finalmente mi decido a scriverle anche per ringraziarla del suo blog e delle sue risposte sempre cosi utili e incoraggianti. Spero abbia una risposta anche ad un quesito che mi assilla da tempo. Durante l’anno passato ho seguito con grande entusiasmo e serietà un corso di discernimento vocazionale nella Diocesi di (...). Nel mio cuore credo di avere intravisto la strada del sacerdozio e vorrei rispondere sinceramente a questa chiamata. Nel frattempo, ho pure concluso l'università e mi pare sia giunto il tempo per una decisione verso il seminario. "Ma"....., c' è ogni volta un "ma" che si ripresenta e mi frena: ho avuto in passato una lunga relazione affettiva (terminata due anni fa), ma vivo e sento in me ancora grande attrazione per le ragazze anche se poi concretamente non ho più voluto cercare un legame avendo la prospettiva della consacrazione. La "castità personale" non è però ancora una meta che posso dire di avere raggiunto, anzi vivo momenti di forte pulsionalità in cui mi trovo senza alcuna difesa e cado miseramente non riuscendo a controllarmi (...) Pensando al celibato, mi chiedo spesso se sarei in grado di sostenerlo con rettitudine. Quando mi scopro debole e peccatore su questi aspetti, mi scoraggio moltissimo e così temo per il mio futuro come seminarista ancor prima che da sacerdote e mi viene da rimettere tutto in discussione. Poi però, ogni volta ripenso al mio cammino di conversione (dopo un pellegrinaggio a Lourdes) e al cammino di fede e vocazionale di questi anni e vi scopro anche tanti segni del Signore che mi indicano questa direzione ed è la preghiera a donarmi l'unico conforto possibile e ancora a suggerirmi il desiderio di continuare.  Però intanto resto fermo e non mi decido a far nulla! Cosa ne pensa? Cosa mi può aiutare? Grazie di tutto. Luca

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Luca, grazie per la fiducia e per avermi raccontato almeno in parte la tua storia e le tue fatiche: un bel dono per me. (...)  Riguardo alle preoccupazioni di natura affettiva e sessuale che ti angustiano, ti rinnovo sopra ogni cosa l'invito ad un dialogo schietto con il tuo padre spirituale; solo nella relazione personale si possono, infatti, affrontare serenamente temi così delicati e intimi. Nella tua lettera non parli di questa figura di riferimento che spero però tu abbia. Non illuderti di camminare da solo!!! Mi permetto in ogni caso qualche breve considerazione. 

Circa le difficoltà (pulsionalità) in ordine alla "castità personale" di cui mi scrivi, da un lato, queste non vanno enfatizzate né super demonizzate: si tratta di un cammino di crescita e di auto dominio di sé che non è per nulla scontato o automatico in un giovane (specie in questa società iper sessualizzata)! Dall'altra, queste non vanno neppure sottovalutate, sostenendoti al riguardo sempre con la preghiera e una vita sacramentale assidua (confessione, eucarestia) e..tanta pazienza e umiltà. In esse andrebbe però colto anche il malessere che esprimono, il bisogno e il richiamo profondo che in qualche modo manifestano sia pure in modo disordinato. Si tratta dunque di andare all'origine di questo disagio, di questa pulsionalità irrazionale e senza confini che pare ogni tanto destabilizzarti. Vanno al riguardo evitati volontarismi e spiritualismi depistanti, scoprendo invece ciò che genera e favorisce in te certi comportamenti che poi ti addolorano e scoraggiano. La gioia sarà il primo segnale di questo cammino di conversione che per altro ti sarà molto utile anche se sceglierai di fidanzarti e farti una famiglia: la castità infatti non è solo prerogativa dei consacrati!!

Circa l'attrazione per le ragazze, ringrazia il Signore per la tua normalità! In questa tendenza infatti non c’è nulla di straordinario o di terribilmente peccaminoso. Questa tendenza, inoltre, non illuderti, anche se diventerai prete, non verrà mai meno e non è che scomparirà con la tua consacrazione. Non sta dunque qui la questione seria dove capire se potrai diventare o meno prete o religioso. I consacrati, infatti, scelgono il celibato, non perché non attratti o incapaci di amare una donna, ma nella consapevolezza che il loro cuore, la loro persona, la loro affettività e fisicità, ha già un'appartenenza, ha già nel Signore un amore ancora più grande e assoluto, così che tutta la loro vita è per Dio e per il Regno. 

Per diventare prete, devi dunque chiederti cosa significhi il Signore per te, che spazio abbia nella tua vita, che forza di seduzione eserciti su ti te. Sarà solo, infatti, una vocazione "divina" a consentirti una fedeltà nel celibato e conseguentemente una grande apertura di cuore e insieme la sua custodia; a permetterti una capacità di relazione e di dono verso ogni persona (donne o uomini) senza alcuna pretesa di possessività o esclusività. La castità e il celibato, nella consacrazione religiosa, dunque come via di libertà e di amore gratuito verso chiunque e ovunque. 

La castità e il celibato del sacerdote come "un cammino d'alta quota"; un cammino certo per "iniziati" (la vocazione religiosa non è per tutti!) esigente e affascinante, prossimo al Cielo, ma anche ben ancorato alla Terra, alla Vita dell'uomo... Qui sta il vero discernimento da operare...!!

Carissimo Luca, non ti conosco personalmente e quindi mi scuso se le mie parole sono state un poco generiche. Posso però dirti che da quanto scrivi, emerge la figura di un giovane retto e sincero; in te, mi pare sia presente un genuino desiderio di seguire il Signore e fare la sua volontà ( che tu diventi prete o no). Sono sicuro che questo tempo di prova e fatica saprà mostrati la strada che Lui ha in serbo per te. Ti sono vicino e ti ricordo nella preghiera. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto
Assisi: frate Fabio e la sua vita donata fra i giovani 
Vietnam: frate con i lebbrosi


mercoledì 22 gennaio 2020

Ci hanno trattati con rara umanità



Piccola risonanza sulla Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani di p. Paolo Floretta.
Buona settimana di preghiera a tutti, e buon cammino.

fr. Nico - nico.melato@gmail.com
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Il testo di Atti che titola la Settimana di preghiera per l'Unità dei cristiani è tanto negletto e quanto ricchissimo, eversivamente umanizzante. Secoli di distanze, anche odiose e odianti, morti, sangue in nome di dio (il minuscolo è d'obbligo) e di un Cristo accaparrato e deformato.
In realtà Gesù ci ha resi tutti fratelli: d'ufficio, de iure divino direbbe anche un canonista.
«Ci hanno trattati con rara umanità» è il constatare che essere umani è possibile, è cristiano, è Vangelo. Finalmente. Dopo secoli, dopo odii, dopo sangue, tristemente inutile. E' difficile lasciarsi umanizzare. E' più facile coltivare e gestire paranoie, anche e ancora in nome di dio (sempre minuscolo). Trattare in modo umano è eversivo, sempre, perché avremo sempre a che fare con le nostre paure arcaiche. Lo Spirito Santo lo sa; è lì per noi e con noi per diventare fratelli. Un mestiere infinito e possibile.

p. Paolo Floretta

martedì 21 gennaio 2020

PERCHE' PRETI E FRATI NON SI SPOSANO?

Frate francescano che contempla il Crocifisso
Fra i vari quesiti che mi giungono, frequente è la questione del celibato dei preti e dei religiosi e perchè questi non possano sposarsi. Di seguito riprendo parte di una lettera giuntami tempo fa da Marco, insieme alla mia risposta che spero vi possa aiutare a fare maggiore chiarezza sull'argomento.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la sua lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

DOMANDA DI MARCO
Caro fra Alberto, nel mio cuore mi trovo recentemente combattuto e in forte crisi. Sono molto attratto dalla vita sacerdotale e, quest'anno ho anche fatto un bellissimo cammino di discernimento vocazionale con la mia diocesi al riguardo. Ho anche pensato seriamente di entrare in seminario (avevo già deciso in tal senso e scritto la lettera di ingresso), ma proprio in questo ultimo mese ho conosciuto una ragazza verso la quale è nato un sentimento inaspettato. E' anche la prima esperienza affettiva vera per me. Così sono strattonato fra queste due opzioni. Vorrei diventare prete perché è quello che cerco e sogno da tempo; in relazione a questa strada, infatti, mi sono interrogato a lungo e con sincerità e sono convinto che il Signore mi abbia rivolto questo invito e chiamata! Ma non posso neppure negare questo nuovo sentimento che va a scompigliare però tutti i miei pensieri. Ancora non ho avuto il coraggio di parlarne con le mie guide del seminario: sembrava la mia, già una scelta fatta. Mi chiedo il perchè della scelta del celibato per i preti stabilita dalla Chiesa Cattolica. Che male ci sarebbe se un sacerdote, o anche voi che siete frati, vi poteste sposare? Se così fosse entrerei subito in seminario, non avrei un attimo di esitazione! Non potrebbe essere che Papa Francesco, come qualcuno dice, possa rivedere questa norma? Sono molte le domande che si affollano in me. Che ne pensa? Grazie. Marco

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace a te fratello. Grazie per la fiducia e per avermi scritto di te aspetti molto intimi e riservati. Che dirti???!!  Mi limito a qualche passaggio fondamentale:

1) La prima cosa che non mi meraviglia e non deve meravigliarti è il  sentimento che sta nascendo in te! Certo, guarda caso (!!!) questo giunge, proprio alla vigilia di un passo tanto importante. Direi che quanto stai vivendo è quasi una prassi normale!! Fa parte della dinamica dello scegliere; ogni scelta infatti implica necessariamente una rinuncia, un sì e un no.. Di fronte a una decisione per nulla facile (come entrare in seminario), può accadere che riemerga con forza e anche sofferenza, quanto si deve lasciare. Ma questo è una grazia e una verifica preziosa circa la tua vocazione. Se entrare in seminario non ti costasse nulla, dubiterei fortemente di te. E’ una scelta di vita a cui ti accingi!!! E' un SI’e un No che ti è chiesto!! Tu cosa vuoi per davvero??

2) In secondo luogo, non mi perderei tanto in discussioni riguardanti il “Se” e i “ma” e i “però” in ordine alle scelte della Chiesa circa il celibato dei preti. Il dato di fatto da cui non puoi prescindere, resta comunque e in ogni caso, che un prete è chiamato al celibato e alla castità per il Regno: mi meraviglia un poco che nel tuo discernimento questo aspetto fondamentale non sia entrato prima. Oggi, (ma anche per il futuro, come ribadito in tantissimi documenti) il prete si connota per questa scelta di affidamento totale ed esclusivo al Signore e al Ministero, non dividendo il suo cuore con altri se non con Lui: Cristo è l'Amato, così la Chiesa è l'unica Sposa. Questa prassi nella Chiesa latina, non è una legge imposta senza un perché, ma trova da sempre (fin dai primi secoli) un fondamento prima di tutto nella vita stessa di Gesù (anche egli celibe): bello e forte che i suoi preti gli somiglino, siano davvero "alter Christus" imitando così anche il suo modo di essere!! Se tutto quanto fa Gesù è "divino", allora anche il suo vivere da celibe e in modo casto è "divino", ed è "divino" imitarlo. O no???
Il fondamento è anche nella Tradizione millenaria della Chiesa (vari Concili e Sinodi fin dal IV sec. fissano questa disposizione). Il celibato? Una questione dunque di cuore indiviso, di imitazione totale, di una vita consegnata a Gesù e alla sua Chiesa! E’ un “rinnegare se stessi”(Lc 9,18-24), è farsi eunuchi per il Regno (Mt 19,12), è lasciare beni e affetti per LUI (Lc 14,26-27). Sei disposto a fare questo per Gesù?

3) Che poi tu possa provare affetto e dei bei sentimenti per una ragazza, credimi, è una benedizione! Il mondo clericale, infatti, a volte è così sterile e incapace di sentimenti! Ringrazia dunque il Signore che in tal modo ti sta confermando che sei un giovane normale e sano (di sentimenti e di orientamento), che ti fa misurare il cuore e la vocazione con una persona concreta (non un'idea astratta). Il Signore non chiama a seguirlo più da vicino persone incapaci di innamorarsi o problematiche nel volere bene (c'è anche chi pensa questo!). In realtà egli vuole che i suoi preti siano dei veri uomini, delle persone autentiche che sappiano diffondere gratuitamente amore, nel suo nome, ad ogni persona, senza reclamare nulla per sè. Che misura ha il tuo cuore al riguardo?

4) Infine, di questo passaggio difficile, direi che è bene tu ne parli assolutamente con il tuo padre spirituale e che non lo affronti da solo. E' bene anche che tu ti dia tutto il tempo necessario per un ulteriore discernimento nel confronto con la tua guida, nella preghiera e nell'ascolto attento di quanto si muove nel tuo animo: non è mai fruttuoso giungere a delle decisioni di vita sull'onda di emozioni e turbamenti e confusioni interiori. Sei disposto a questo dialogo sincero? 

Ecco carissimo alcune indicazioni dirette e schiette…che riassumo in una brevissima frase: Se vuoi fare il prete o il frate caro fratello, devi essere disposto a dare la vita, tutta intera per Gesù, a lasciarti "trafiggere il cuore" solo da Lui!!! E’ a questo che ti senti chiamato?
Ti benedico e affido al Signore.
fra Alberto



domenica 19 gennaio 2020

LA VOCAZIONE COME GUARIGIONE

Frate francescano in preghiera e ascolto 
LA CHIAMATA DI LEVI
Dal vangelo di Marco (2,13-17)

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

LA VOCAZIONE COME GUARIGIONE
Il famoso racconto della vocazione di Levi è inserito in un contesto di guarigioni, e in fondo questo già dovrebbe suggerirci che le vocazioni che accogliamo nella nostra esistenza sono tutte occasioni di guarigione. Si pensi alla chiamata all’esistenza, alla vita. Se viviamo non è per un caso, non siamo frutto di una combinazione meccanica di elementi, di associazioni fortuite, ma abbiamo ricevuto una chiamata: qualcuno ci ha voluto, ha amato la nostra esistenza prima ancora che noi nascessimo. Ricordare questo è già guarigione, guarigione dal non senso, dal pensare che se perdiamo le persone amate, se perdiamo chi ci ama, perdiamo tutto. Siamo stati chiamati alla vita da Colui che ci ha amati per primo: “Sei tu che hai plasmato il mio profondo – dice il salmista a Dio –, mi hai tessuto nel grembo di mia madre” (Sal 139,13).
Ma poi, oltre alla vocazione alla vita, riceviamo altre vocazioni, altre chiamate. Qui c’è il racconto della chiamata di Levi. E anche la sua chiamata è in fondo una guarigione: guarigione dall’isolamento e dalla barriera che quell’uomo aveva dovuto costruirsi inevitabilmente per praticare un mestiere odiato dalla gente. Perché era un pubblicano, un funzionario incaricato di riscuotere le tasse imperiali, e quindi era considerato dai concittadini un collaborazionista, e associato ai peccatori. Gesù, con una sola parola, restituisce a quest’uomo la libertà di essere semplicemente se stesso, un uomo bisognoso, come tutti, di contatto e di comunione con gli altri, desideroso, come tutti, di essere accettato e accolto.
E questa nuova dinamica nella quale Levi entra si esprime a meraviglia in un pasto. Gesù e i suoi discepoli mangiano a casa di Levi, alla stessa tavola con pubblicani e peccatori. “Erano molti infatti quelli che lo seguivano”: questi “molti” sono i discepoli, certo, ma forse anche i peccatori e i pubblicani, che hanno trovato in Gesù uno che li accoglie e accetta per quello che sono, tant’è vero che accetta di mangiare alla loro tavola! (...)
Siamo “malati” che anelano alla guarigione, direbbe Gesù, e non “sani” autosufficienti. Siamo “ciechi”, tutti, ma alcuni coscienti di non vedere, altri che negano la propria cecità (cf. Gv 9). Tutti chiamati, invitati a un banchetto, a patto di riconoscere di non essere migliori degli altri, a patto di accettare di essere guariti.
sorella Laura (monastero di Bose)
Frate francescano che abbraccia il Crocifisso di san Damiano

sabato 18 gennaio 2020

POKOJ I DOBRO: gruppo musicale dei frati francescani polacchi


Pace e bene cari amici.
I frati francescani ovunque nel mondo esprimono fantasia e gioia e libertà. Vi segnalo oggi il gruppo musicale dei Pokój i Dobro, composto da giovani frati polacchi che, nel canto trasmettono a tanti giovani la bellezza del vangelo e della vocazione.

https://soundcloud.com/pokojidobro
https://pokojidobro.net/


giovedì 16 gennaio 2020

ALLA FONTE DELLA MISSIONE E VOCAZIONE FRANCESCANA: IL MARTIRIO!

un bel video con la storia dei protomartiri francescani
prodotto dai nostri frati portoghesi

I Protomartiri francescani
Pace e bene cari amici, in cammino e in ricerca vocazionale.
Noi frati francescani siamo ad oggi presenti in quasi tutte le nazioni del mondo con missioni, opere, attività di evangelizzazione e carità sparse ovunque, anche nei luoghi più sperduti. Ma come iniziò questa avventura, questa vocazione missionaria? Essa sgorga dal sangue dei primi cinque frati uccisi a causa del vangelo, per questo detti "i protomartiri francescani"

Ecco la loro storia: E' il 16 gennaio del 1219 quando presso la città di Marrakesch in Mauritania nell’odierno Marocco, avviene il martirio di fra Berardo, fra Ottone, fra Pietro, sacerdoti, fra Accorsio e fra Adiuto, religiosi, dell’Ordine dei frati Minori, mandati da san Francesco ad annunciare il Vangelo di Cristo ai musulmani. Qui per ordine del capo dei Mori furono a lungo torturati e trafitti con la spada. Francesco alla notizia del martirio dei suoi fratelli, disse: "Adesso posso dire di avere davvero cinque frati minori!".


La vocazione di S. Antonio di Padova
I 5 frati, tempo prima, a Coimbra avevano incontrato un giovane e brillante sacerdote dei canonici regolari, Ferdinando di Buglione. Questi, saputo della loro uccisione e scosso dalla loro forte testimonianza di fede, decise di abbracciare la regola e la vita di san Francesco desiderando egli pure il martirio, solo volendo offrire tutta la sua vita per il Signore e il Vangelo.

Vestendo il saio francescano si fece chiamare frate Antonio. Diventerà uno dei santi più venerati nel mondo: sarà SANT'ANTONIO DI PADOVA! La chiesa di Santo Antonio dos Olivais a Coimbra, dove sostarono i protomartiri prima di partire per il loro destino finale, è abitata tuttora dai francescani conventuali, gli stessi frati del Santo di Padova che entrò nell'Ordine proprio in quella chiesetta, spinto dal desiderio di imitare i fraticelli martirizzati a causa della loro fede cristiana.

Martirio e vocazione
Cari amici in ricerca, come avrete dunque potuto constatare dalle vicende dei Protomartiri e di S.Antonio, martirio e vocazione si richiamano e interpellano reciprocamente.

Ma badate bene, l'abbinamento non riguarda straordinariamente solo i personaggi di cui abbiamo appena narrato e non è relegato a qualche episodio analogo particolarmente cruento!!!
In realtà non c'è autentica chiamata alla consacrazione religiosa se manca la spinta e l'audacia mite e forte nello stesso tempo della testimonianza, del martirio ("marturia").

Se non si è guidati da un desiderio di consegna totale di sé al Signore e al Suo progetto, si sbaglia strada. Al frate, è richiesto sempre, infatti, "di dare la vita" per Gesù, "di morire a sé stesso" per spendersi interamente per Lui, per gettarsi in Lui senza reticenze e confini.

Qualche provocazione per te
Se dunque caro fratello, forse stai pensano a questa nostra strada e vocazione francescana, chiediti se anche tu, come S. Antonio o i 5 giovani frati Protomartiri, sei davvero disposto a rimettere in Gesù tutto di te: il tuo spirito, la tua intelligenza e volontà, i tuoi sogni, i tuoi desideri, il tuo corpo, persino i tuoi limiti e peccati per seguirLo dove Lui vorrà condurti...

Se non è così, sarai soprattutto preoccupato di te e del tuo orticello, di "salvare la tua vita" più che spenderla per il Signore e il Regno di Dio, per il Vangelo!

Se non è così, il convento si trasformerà presto in un accomodante e mediocre o insopportabile rifugio; l'abito in un "soprabito" protettivo; i voti in una pennellata di vernice superficiale, la tua vita insulsa e insignificante!
Se non è per Gesù, ...lascia perdere!

A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

LA VOCAZIONE FRANCESCANA DI SANT'ANTONIO


(2020-2021) 
Un percorso biennale che ci porterà a ripercorrere i passi di sant'Antonio da quando nacque la sua vocazione francescana (1220) fino all’incontro con san Francesco (1221).

Nell’anno del Signore 1220, dalle parti della città di Coimbra, nel Centro-nord del Portogallo: probabilmente l’estate non ha ancora del tutto lasciato spazio all’autunno. Ma la regolare  e tranquilla vita nel monastero agostiniano di Santa Cruz, fatta di preghiera e studio della Bibbia, sta per avere un sussulto, un evento capace di turbare i monaci della comunità. Che neanche immaginavano che stavano assistendo a qualcosa di straordinario…

Uno di loro, tale Fernando, di nobile famiglia e grande intelligenza, comunica improvvisamente che avrebbe lasciato il monastero, per passare tra le fila dei frati minori. I resti mortali di alcuni di loro erano stati riportati proprio a Coimbra, dal Marocco dove avevano ricevuto il martirio giusto qualche mese prima, il 16 gennaio (i primi frati francescani uccisi a causa del Vangelo!). La qual cosa aveva toccato le emozioni profonde di tutti, scuotendo le coscienze e infervorando la tiepida fede di molti.

( vedi Post precedenti sul martirio dei primi frati francescani)

Fernando è un giovane in ricerca. Non ha dubbi su cosa fare della propria vita. Più o meno, almeno. Ma se il disegno generale c’è, sono i particolari a mancargli. L’introduzione e l’indice del libro della sua vita sono in buona parte già scritti, ma come proseguire? È vero che anche i primi capitoli, per restare nella metafora letteraria, sono abbozzati: Fernando ha da un pezzo lasciato casa e famiglia a Lisbona, per entrare giovanissimo in un’altra famiglia, quella agostiniana, nel monastero della sua città. Ma alla lunga questo «giro di pagina» non è sembrato poi così definitivo. C’era bisogno di mettere altro spazio tra lui e il mondo che si lasciava alle spalle? Non basta scegliere una sola volta, ma bisogna farlo più volte?

Ecco, allora, il trasloco a Coimbra. Fernando si rimette in cammino. Il monastero di Santa Cruz sembra una scelta azzeccata, giusto per una manciata di anni. Finché il calendario ci porta al giorno fatidico da cui siamo partiti anche noi qualche riga fa.

La strada sembra richiamare il nostro Fernando. Qualcuno davanti a lui si è rimesso in moto. Non fu soltanto lo choc dei protomartiri francescani ammazzati in "odium fidei" nelle terre degli infedeli. Non sarebbe bastato. Ma Fernando conosceva ormai bene anche un altro gruppetto di frati minori, che si erano accampati nella campagna di Coimbra, tra gli olivi, attorno alla chiesetta di Santo António dos Olivais. È proprio in mezzo a loro, vestito come loro di un grezzo saio, a piedi nudi, che Fernando si trasferisce. Tra lo stupore generale di chi non si raccapacita di come si possa lasciare chiostro, biblioteca, chiesa abbaziale, sicurezze e agi, per sorella povertà.

E fu così che per tutti noi nacque… sant’Antonio! Che dovrà da qui in poi percorrere ancora tanta strada prima di diventare per sempre «di Padova»: il buon Dio gli farà nel frattempo fare e disfare molte volte i bagagli!

Ma noi ( frati della sua basilica in Padova e custodi della sua tomba), prendendo le mosse da questo centenario che ricorda gli 800 anni del passaggio di Antonio dagli agostiniani ai francescani, vogliamo seguirlo passo dopo passo nel suo girovagare: fisico, persino pedestre, dal Portogallo natio alla Sicilia via Marocco, per approdare infine ad Assisi, nel maggio del 1221. Vogliamo interrogarlo, e farci accompagnare più che mai da lui lungo le spesso contorte strade delle nostre esistenze.

Per questo, le tradizionali pagine di catechesi ( sul Messaggero di sant'Antonio, il giornale dei frati del santo)  quest’anno saranno dedicate al Cammino di Antonio, e offerte in modo particolare ai nostri giovani. Non solo, attraverso molte altre pagine e varie iniziative ripercorreremo assieme le tappe della vita del nostro grande Santo: che in quel momento ancora non si esercitava nei miracoli, ma metteva in gioco tutta la propria umanità per rispondere alla chiamata di Dio. Chiamata a una vita piena e realizzata nell’amore.

frate Fabio Scarsato

martedì 14 gennaio 2020

ODORICO DA PORDENONE: FRATE e SACERDOTE, PELLEGRINO e MISSIONARIO, BEATO !

Arca del Beato Odorico a Udine
Cari amici in ricerca,
pace e bene!

Il 14 gennaio, noi frati francescani (soprattutto dell'Italia settentrionale) celebriamo la memoria del beato Odorico da Pordenone. Si tratta di una figura di frate e sacerdote e pellegrino e missionario davvero affascinante: agli inizi del XIV secolo parte alla volta della Cina per annunciare il Vangelo. Un viaggio di più di 50.000 Km che ha quasi dell'incredibile ai nostri occhi, facilitati come siamo a percorrere grandi distanze in tempi brevissimi.

Vi lascio alla lettura di questi tratti della sua vita, un avventura bella e difficile per annunciare Cristo e diffondere la sua Parola e i suoi doni di salvezza. Ogni vocazione è missionaria, nei modi più diversi. Ma confido che stimoli chi è chiamato dal Signore a donarsi per annunciare Cristo dove non è conosciuto: in terre lontane o... qui, appena fuori di casa.

Frati in Cina
Vi chiedo una preghiera per i nostri frati, che ultimamente stanno con fatica riavviando la presenza e il servizio apostolico dell'Ordine nel cuore della grande Cina, per riprendere l'opera a cui Odorico e tanti altri, prima e dopo, sono stati chiamati.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode!

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


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BEATO ODORICO DA PORDENONE
Sacerdote francescano, missionario in Oriente, apostolo dei cinesi
Pordenone 1285 ca. – Udine 1331

ODORICO fu uno dei più grandi missionari, tutto intento a «guadagnare anime a Cristo». Nasce, secondo la tradizione, a Villanova presso Pordenone attorno l’anno 1285. Nulla si conosce della sua infanzia. Entra, sembra all’età di quindici anni, tra i frati minori del convento di San Francesco in Udine. Trascorre del tempo come eremita. E’ ordinato sacerdote. Insigne per spirito di penitenza, porta il cilicio e le catene di ferro alle braccia. Profonda è la sua umiltà: rifiuta incarichi nel convento e nella provincia dell’ordine. Fruttuosa è la sua predicazione; opera anche miracoli. A un certo momento, «frate Odorico di Friuli, d’una terra chiamata Porto di Naone» (come si definisce lui stesso) chiede di partire per il leggendario Catai, l’attuale Cina, allora sotto il dominio dei Mongoli. Non è il primo europeo a raggiungere quel lontano paese (il veneziano Marco Polo era salpato per la Cina nel 1271) e neppure il primo missionario. Il francescano Giovanni da Montecorvino vi era stato inviato dal papa Niccolò IV: era arrivato a Khanbaliq (la «città del re», attuale Pechino) nel 1294 e probabilmente nel 1313 era stato consacrato vescovo (patriarca di tutto l’Oriente). Giovanni aveva fondato poi diverse diocesi e in Cina erano giunti altri missionari

IN VIAGGIO VERSO LA CINA
Odorico arriva in Cina dopo un lunghissimo viaggio da lui descritto nell’Itinerarium. Imbarcatosi a Venezia nel 1318 insieme a frate Giacomo d’Irlanda e a Michele da Venezia, approda a Trebisonda (sul Mar Nero). Attraversa quindi via terra l’Armenia e la Persia salito su una nave ad Hormuz (Golfo Persico), sbarca alle foci dell’Indo, a Tana, nei pressi dell’odierna Bombay. Lì accoglie le ossa dei beati martiri francescani Tommaso da Tolentinoo, Jacopo da Padova, Pietro da Siena e Demetrio da Tiflis e le porta con sé a rischio della vita. Continua il viaggio lungo la costa occidentale dell’India, raggiunge Ceylon e quindi le isole Nicobre, Andamane, Sumatra e Giava. E’ il primo occidentale a mettere piede sul Borneo. Pare sia stato il primo sacerdote a toccare l’arcipelago filippino. Finalmente da Canton entra in Cina: prosegue per Zaiton, dove depone le reliquie dei martiri di Tana. Raggiunge Nanchino e, proseguendo verso Pechino, fonda una comunità cristiana nello Shandong, segno evidente che, durante il cammino, egli predica, battezza, organizza delle comunità: gli viene attribuita l’amministrazione di ventimila battesimi. Pericoli, torture e rischi di ogni genere costellano il suo procedere verso la meta.

IL RITORNO E LA MORTE 
Fra il 1325 e il 1328 è a Khanbaliq, sede di Giovanni da Montecorvino e capitale dell’impero, conquistando anche la simpatia del Gran Khan. Dopo tre anni di permanenza e apostolato, l’arcivescovo ordina a Odorico di tornare in Europa con il mandato di chiedere al papa l’invio di almeno cinquanta missionari. Frate Odorico percorre questa vota la via di terra: passa per la regione del Tibet, per il Turkestan, Pamir, Afghanistan, Persia settentrionale, Armenia, fino nuovamente a Trebisonda. Da qui, con una nave, giunge a Venezia nel 1330 e subito si dispone a proseguire per Avignone, dove risiede il papa. Giunto però a Pisa, si ammala: la tradizione riferisce di un’apparizione di San Francesco, che gli ordina di tornare al suo «piccolo nido», il convento di Udine, mentre avrebbe pensato lui ad avvertire il papa della richiesta di nuovi missionari. Il Beato Odorico, stanchissimo, si ferma a Padova, nel Convento del Santo: i cinquantamila chilometri percorsi pesano sul suo fisico. Il ministro provinciale frate Guidotto lo prega più volte e poi gli dà l’obbedienza di scrivere i ricordi del suo incredibile viaggio. Odorico, nel mese di maggio 1330, detta allora la confratello Guglielmo da Solagna l’Itinerarium o Relatio, che sarà noto poi, in diversi codici, anche con i titoli di De mirabilibus mundi, De Rebus incognitis, Novitates. Il beato arriva infine al convento della sua giovinezza, professione religiosa, studi e primo apostolato a Udine. Irriconoscibile per le fatiche e tribolazioni, muore poco dopo, il 14 gennaio 1331.

IL CULTO COME BEATO 
La salma rimane esposta per giorni nella chiesa di San Francesco e numerosi sono i miracoli attribuiti alla sua intercessione: il patriarca di Aquileia Pagano della Torre dispone che siano raccolti a annotati. Tutti ormai chiamano Odorico «beato». Il patriarca si adopera subito anche per la canonizzazione, ma – non giunta al papa o dispersa la documentazione – si deve attendere fino al 2 luglio 1755 per il riconoscimento, da parte di Benedetto XIV, del culto sempre tributatogli lungo i secoli e in particolare presso la stupenda arca marmorea voluta subito dal patriarca per la custodia del corpo e scolpita già l’anno seguente la morte (1332) da Filippo de Sanctis. Dal 1771 essa è conservata nella chiesa della Beata Vergine del Carmine, sempre a Udine. Sull’altare maggiore della chiesa di Villanova di Pordenone una statua, opera del 1520 del Pilacorte, mostra il beato nella iconografia tradizionale con il libro dei Vangeli nella mano sinistra e il crocifisso nella destra. Così pure lo raffigura Francesco Grillo in una tela del 1790 al Carmine di Udine, mentre nel santuario antoniano di Camposampiero Odorico è raffigurato nell’atto di battezzare. A Pordenone è intitolata a lui una chiesa parrocchiale, opera dell’architetto Mario Botta, consacrata nel 1998. Ancora nella città natale, un altare con statua del 1923 si trova nel santuario della Beata Vergine delle Grazie e un reliquiario è conservato nel duomo concattedrale. La causa di canonizzazione del Beato Odorico è ripresa nell’anno 2002, postulata dai Frati Minori Conventuali. Nel luglio 2002 si è proceduto alla ricognizione medico-canonica del corpo, parzialmente incorrotto. Conclusa a Udine l’inchiesta diocesana per la canonizzazione, gli atti sono stati trasmessi alla Congregazione delle cause dei Santi nell’aprile 2006. Le iniziative a sostegno della causa, di culto e divulgazione della figura del Beato Odorico, sono seguite da una commissione rappresentativa delle diocesi di Udine e Concordia-Pordenone e della Provincia del Nord Italia dei Francescani Conventuali.
don Giancarlo Stival
Testo tratto da qui.




SESSUALITA' E VOCAZIONE

Pace e bene cari amici, il Signore vi dia pace. 
Uno dei temi certamente più "intriganti" per i giovani "in ricerca vocazionale" riguarda la scelta della castità. Sono molti i ragazzi che mi scrivono al riguardo chiedendomi consigli. Ripropongo oggi la corrispondenza intercorsa qualche tempo fa con un giovane in ricerca vocazionale che mi manifestava alcune difficoltà nel gestire la sua sessualità (causa pornografia); un problema per altro piuttosto frequente fra molti giovani. Nella mia risposta evidenzio solo alcuni passaggi fondamentali, ma l'argomento meriterebbe molto di più. Vi invito a pregare per questo giovane come per quanti ricercano la bellezza della castità e della purezza in un mondo che invece spesso esalta e incoraggia atteggiamenti opposti. Vi benedico e incoraggio. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


LETTERA DI UN GIOVANE
Salve fra Alberto, sono (...) un ragazzo di 21 anni in ricerca vocazionale e vorrei iniziare il cammino del Gruppo vocazionale francescano . E' da un bel po' di tempo che leggo il suo blog . Grazie per quello che fa e per le sue risposte sempre illuminanti e consolanti.
Il mio è un argomento piuttosto delicato. A casa mia, quando ero piccolo (ma ancora adesso!!) argomenti legati alla sessualità sono sempre stati argomenti tabù, da non tirare fuori. Come tutti gli adolescenti, penso, c'è stato il momento della scoperta di questa sfera e della scoperta del proprio corpo ( anche attraverso la pornografia, internet.. ). Ho sempre sentito che ciò che andavo a fare, che l'utilizzo del mio corpo per il mio piacere (parlo di utilizzo di pornografia a livello personale), era una cosa "più grande di me", nel senso che avevo la sensazione di rovinare una cosa bella, potente e profonda. Ne provavo così vergogna, che nonostante sapevo che "era peccato", non ho mai avuto il coraggio di confessarlo.
Lo scorso anno, con il gruppo giovani della mia parrocchia, abbiamo affrontato il tema della sessualità al campo scuola estivo. Finalmente ho avuto il coraggio di mettere in discussione questo aspetto della mia persona, ho avuto il coraggio di aprire questo sacco, svuotarlo e tentare di rimettere ordine. Purtroppo non è ancora stato chiuso e riordinato del tutto. Mi spiego. Riflettendo e confrontandomi con la responsabile del gruppo giovani (una bravissima signora sposata), sono arrivato alla conclusione di essere proprio schiavo della pornografia. Quest'anno, grazie al confronto serrato con la mia responsabile, ma soprattutto alla preghiera, sono riuscito a fare tanti passi avanti in questo aspetto. Nel percorso compiuto, riconosco un sacco la presenza del Padre e riconosco che diverse volte mi ha aiutato. Il problema è che ho ancora qualche ricaduta ogni tanto. Questo mi rattrista, perché infonde in me un senso di indegnità nei confronti di tutti i momenti che il Padre mi ha donato di vivere, e mi fa pensare di non esser degno di intraprendere il percorso degli incontri vocazionali, sentendomi non meritevole dell'Amore che il Padre ha per me.
Il consiglio che vorrei chiederle riguarda proprio questo ambito qui. Le è mai capitato qualcuno che ha vissuto le mie stesse cose? Nel caso, cosa gli è stato utile per rimettere ordine? Ritiene opportuno che cominci gli incontri vocazionali? Questo può essere un ostacolo nello scegliere di vivere interamente per Gesù? Grazie!

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace e bene caro (...). 
Grazie per la fiducia e grazie per avermi scritto di te anche in ordine ad aspetti tanto delicati e personali. Vedo che poi mi hai inviato un'altra mail molto più lunga dove mi hai spiegato ancor più chi sei, cosa cerchi e anche mi hai raccontato meglio la tua vita. Grazie davvero di cuore.
Mi limito qui alla questione che mi poni: la pornografia e la sua compatibilità con un discernimento vocazionale. Prima di tutto vorrei dirti che il cammino di maturazione e conoscenza di sé (di cui la dimensione sessuale è un aspetto fondamentale), è un percorso che dura l’intera vita, ma che certo diventa cruciale nell’adolescenza e nella giovinezza. Che in questo periodo della vita (da vera bomba ormonale!), si attraversino anche fasi talvolta turbolente e disordinate e confuse, non ti deve spaventare (anche se non lo devi sottovalutare). Purtroppo lo stesso clima culturale ipersessualizzato e la facilità dei mezzi di comunicazione (internet ecc,.), insieme talvolta all’incapacità delle famiglie ad affrontare serenamente la questione, induce spesso un giovane a cercare strade poco limpide, vissute nella solitudine e nell’autoreferenzialità. Ciò che mi pare molto bello e incoraggiante per te è che tu abbia avuto la forza e la possibilità di parlarne finalmente con la brava signora che guida il vostro gruppo giovani e così iniziare a guardare a questa tua difficoltà con maggiore serenità, mettendo in atto anche delle strategie per superarla.  Mi limito qui ad alcuni suggerimenti:

1)IL CONFRONTO : Ecco allora un primo consiglio anche per altri giovani che mi scrivono su questo tema: per far fronte al vizio della pornografia, il primo passo da fare è il confronto, la possibilità  e il coraggio di aprire “porte e finestre” a qualcuno di cui ci si fida; è di "ammettere" il problema (cosa per nulla facile!) e quindi poterne parlare liberamente. La pornografia infatti è una fuga, un isolarsi, un rifugiarsi in un mondo fantastico irreale e irraggiungibile, che al momento seduce, ma che immediatamente dopo, lascia l’amaro in bocca, genera tristezza e depressione, sensi di colpa e vergogna. Il confrontarsi, il farsi aiutare, è dunque un passo straordinario e necessario.

2)LA RELAZIONE : Come già stai sperimentando, un grande sostegno viene dalla preghiera così come dai sacramenti (eucarestia, riconciliazione)e dunque nell’affidamento costante al Signore. Costruendo, infatti, una sempre maggiore e autentica relazione con Dio, scopriamo sempre di più di sentirci figli amati e preziosi agli occhi di un Padre buono. E l'amore, il sentirsi voluti bene, sono un grande antidoto al vizio della pornografia. Essa, infatti, è sempre la risposta sbagliata e distorta e certo inquinata, ad un mondo interiore che non possiamo eludere e che rimanda proprio al nostro bisogno di affetto, di amore e comprensione, di intimità; al desiderio di essere voluti bene e di volere bene, di essere abbracciati, toccati … Sono pertanto questi i bisogni concreti che vanno ascoltati e soddisfatti non certo rifugiandoti in un mondo irreale e fittizio, ma piuttosto impegnandoti a costruire ogni giorno relazioni belle, autentiche e profonde, con persone vere, con amici reali, con ragazze e ragazzi in carne ed ossa (non con immagini racchiuse in un monitor)!!. Si tratta di uscire sempre più da sé stessi per andare verso l’altro. Si tratta di un cambio di sguardo su Dio come sul prossimo: non più oggetti, "cose" da usare e sfruttare per il proprio piacere o tornaconto, ma persone concrete da conoscere e amare. La “relazione” è dunque un altro passo necessario.

3)ANCORATO ALLA REALTA': La pornografia la si sconfigge poi stando ancorati con tutte le forze alla realtà. Vale a dire vivendo a pieno e con passione e ardore tutto ciò che ogni giorno ti interpella: lo studio, il lavoro, lo sport, l’amore, gli interessi, le amicizie, la natura… Tutto ciò che è vita piena è un antidoto potente a quanto è solo un surrogato velenoso, una finzione di vita. Un'attenzione e una prevenzione grande va posta alle "fughe", alla tentazione di isolarsi e scappare dalle spiccole grandi sfide quotidiane, dalla paura o dalla pigrizia di assumere delle responsabilità.  Dunque la terza indicazione è: vivi una vita piena e vera!

4)LA LIBERTA': Impara poi a vigilare sempre di più su te stesso e mai dare per scontata una vittoria in questo campo. Quando si è adottato un vizio, la sua radice maligna sempre può agire e ritornare attiva…C'è bisogno di vigilanza dunque, di un "essere consapevoli", di uno “stare pronti” e con la lampada sempre accesa e magari trovando anche un aiuto concreto in un buon filtro antiporcherie!! La pornografia del resto è una sorta di schiavitù: se ti accorgi di non poterne fare a meno significa che, purtroppo, già ne sei prigioniero!!! Siamo fatti per la libertà!! Cerca e persegui la tua libertà!

5)LA GIUSTIZIA : Il mercato della pornografia, rappresenta uno dei più colossali businnes mondiali. Spesso è associata a contesti criminali (droga, prostituzione, sfruttamento di persone, reciclaggio di denaro ecc..). In molti paesi si avvale  della disponibilità "a buon mercato" di persone, che per un pò di denaro, per poter vivere vendono il loro corpo. Le immagini di corpi sensuali che tanto seducono, nascondono spesso tristi realtà segnate da violenze e ingiustizie e miseria e soprusi che mai avremo la possibità veramente di conoscere e smascherare. La pornografia rischia pertanto di renderci complici di un mondo ingiusto  e iniquo. Cerca dunque la giustizia!

Ebbene caro amico, con queste premesse e atteggiamenti da attivare e da verificare con la tua guida spirituale, credo che tu possa intraprendere certamente un cammino di ricerca vocazionale, ma anche di crescita umana e relazionale, nella consapevolezza però, che un eventuale ingresso nella vita religiosa sarà subordinato ad una tua raggiunta maturità e autonomia e libertà in questo ambito così delicato. Hai dunque un cammino impegnativo e bello davanti. Coraggio: ne vale la pena!
Ti benedico. Fra Alberto

P.s: LA GIOIA DEL CUORE  E' IL PREMIO PER CHI VINCE QUESTA BATTAGLIA!


Assisi - Basilica di san Francesco
Gruppo di frati e giovani

venerdì 10 gennaio 2020

TESTIMONIANZA DI FRA DANIELE GIOMBINI


Fra Daniele Giombini novello sacerdote
 Sabato 28 dicembre, nella Basilica di S. Francesco ad Assisi, fra Daniele Giombini è stato ordinato sacerdote  insieme ad altri due confratelli, 
fra Peter e fra Sosthene 
«Vi accompagni sempre la luce e il sorriso del volto di Dio, possiate conservarli e donarli alle persone che incontrerete». Ed ancora: «Guardate il vostro abito. Ha la manica larga non a caso! Vi ricordi che tutti vanno accolti senza pregiudizi per trasmettere la misericordia di Dio». 
Sono alcuni pensieri che il Provinciale (il superiore) della provincia del Centro Italia dei frati minori conventuali, fra Franco Buonamano, ha rivolto al nuovo presbitero Daniele Giombini che insieme a due confratelli ha ricevuto il sacramento dell’ordinazione sacerdotale. Tra i tanti presenti un nutrito gruppo di parenti, amici, ex colleghi di lavoro e parrocchiani di Cattabrighe (Pu), suo paese d'origine,  hanno voluto stringersi attorno a Daniele per condividere la gioia e la grazia di questo momento, in quella basilica che…già da sola dà pace.
 Al termine della celebrazione l’accoglienza nel grande refettorio del sacro convento per un momento di festa insieme. Il giorno di Capodanno, padre Daniele, ha celebrato la sua prima Messa nella parrocchia di Cattabrighe (Pu), in una chiesa gremita, concelebrata insieme al parroco don Michele, al provinciale padre Franco, a padre Peter e padre Sosthene (che sono stati ordinati con lui), oltre ad una decina di frati venuti da Foligno, Osimo e Urbino. 
Nei ringraziamenti finali padre Daniele ha rivolto un pensiero  «Quando alzo gli occhi e vi guardo, come in un flash-back, vedo la mia vita. Ognuno di voi è stato un tassello importante di quanto mi sta succedendo: i miei genitori, i miei parenti, i frati formatori, i miei catechisti, i miei ex colleghi di lavoro, tutta la gente che conosco e che non conosco che hanno pregato per me. Vi ringrazio di questo e anche se ci vedremo poco saremo uniti dalla preghiera che, vicendevolmente, ci terrà vicini». 
Poi in un clima gioioso e sereno, tra i sorrisi dei presenti, un ringraziamento particolare ed ironico al padre provinciale «Grazie anche a padre Franco che…mi ha mandato a Cagliari!». Dopo il bacio delle mani al nuovo presbitero ancora un momento di festa condivisa fra pizza, spumante e torta.

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Biografia: Nel segno di
San Francesco


Fra Daniele nasce 40 anni fa a Pesaro dove compie gli studi diplomandosi come ragioniere e iniziando subito a lavorare in uno studio di consulenza commercialista della città. 

Frequenta la  sua parrocchia di Cattabrighe, ma dopo la cresima si allontana dalla parrocchia. In seguito inizia un servizio di volontariato in ambito parrocchiale e alla “Città della Gioia”, quindi si avvicina alla parrocchia di Villa Fastiggi ed ai frati francescani qui presenti. 

Nel novembre 2010 decide di entrare al postulato di Osimo, ovvero il primo passo del discernimento nell’ordine dei Frati Minori Conventuali. 

Il 2012 è l’anno del noviziato ad Assisi presso il sacro convento e il 7 settembre 2013 la professione dei voti temporanei per tre anni. 

Nel 2016 fra Daniele decide di continuare nel discernimento per un altro anno ad Assisi, dove nel frattempo studia filosofia e teologia; quindi la scelta della professione perpetua il 16 settembre 2017 e l’ordinazione  sacerdotale il 28 dicembre 2019.

giovedì 9 gennaio 2020

LA VOCAZIONE? DISEGNO O TRANELLO DI DIO?

Spagna: Giovane e frate francescano 

C'È DAVVERO UN DISEGNO DI DIO SU DI ME E COME LO CONOSCO?

Dio non si diverte a costruire tranelli o a rovinarci la vita con i suoi enigmi. Il suo progetto su di noi non è così nascosto... Come scoprire allora la nostra strada? 


Se ci fosse un disegno già scritto da qualche parte, quasi come se si trattasse solo di una specie di copione teatrale che ciascuno deve solo trovare e recitare, vorrebbe dire che di fatto non siamo veramente liberi di scegliere la nostra vita. A volte pensiamo a questo disegno di Dio come se fosse un indizio che Dio ha nascosto da qualche parte, come in una grande caccia al tesoro. Un indizio che dobbiamo trovare dentro un certo tempo, scaduto il quale, abbiamo perso.
Mi sono sempre chiesto quale immagine di Dio emerga da una visione di questo tipo. Dio appare come uno che si diverte a costruire tranelli, uno che non parla chiaro, uno che ci rovina la vita con i suoi enigmi. Alla fine la responsabilità è sempre sua: se Dio avesse parlato più chiaramente, probabilmente avrei realizzato meglio la mia vita!
Sarebbe più opportuno, forse, pensare che questo disegno non è così nascosto, ma è scritto dentro di noi. Sono io con i miei doni, i miei limiti, la mia storia, il disegno che Dio ha tracciato. Per questo, capire la volontà di Dio su di me significa innanzitutto conoscere me stesso, per quanto possibile. Ma proprio perché solo Dio mi conosce fino in fondo, solo nella relazione con Lui posso fare verità sulla mia vita. Solo se vedo quale tessera del puzzle sono, posso collocarmi meglio nel quadro del mondo.
Non c’ è dunque un copione già scritto da recitare, ma sicuramente c’ è un modo più adatto a me per amare di più, per essere me stesso, per essere felice sapendo di essere al mio posto.
Intraprendendo un percorso di discernimento, è dunque necessario prima di tutto pregare il Signore perchè ci guidi in una sempre più profonda conoscenza di noi stessi. Dio ci ama e per questo siamo sicuri che ci spinge sempre verso il nostro bene, ci apre gli occhi e ci invita a scegliere la vita!

Cfr. Riflessione del filosofo 
Gaetano Piccolo (tratto da Famiglia Cristiana)

lunedì 6 gennaio 2020

SEGUENDO LA STELLA

Vincent van GoghNotte stellata, 1889
Quando sento il bisogno di religione, 
esco di notte a dipingere le stelle.
(Vincent Van Gogh)
«Dov'è il re dei Giudei che è nato? 
Abbiamo visto sorgere la sua stella, 
e siamo venuti per adorarlo». 
(Matteo 2,2)