sabato 21 marzo 2020

Preghiera a S. Antonio nella pestilenza e malattia


Ammirabile sant’Antonio,
glorioso per fama di miracoli e per predilezione di Gesù,
venuto in sembianze di bambino a riposare tra le tue braccia,
ottienimi dalla sua bontà la grazia
che desidero ardentemente nel profondo del mio cuore.
Tu, così pietoso verso i miseri peccatori,
non badare ai miei demeriti,
ma alla gloria di Dio,
che sarà ancora una volta esaltata da te.
Intercedi presso Dio affinché
protegga le nostre famiglie e comunità dalla malattia che affligge il nostro paese,
sostenga col suo Santo Spirito i malati e i loro famigliari,
aiuti col dono della fortezza e dell'intelletto quanti sono impegnati nell'assistenza sanitaria.
Della mia gratitudine, ti sia pegno la mia carità verso i bisognosi con i quali,
per grazia di Gesù redentore e per la tua intercessione,
mi sia dato entrare nel regno dei cieli.
Amen.

venerdì 20 marzo 2020

Atto di comunione spirituale in tempo di pandemia.


Tanti ragazzi mi segnalano, anche con una certa inaspettata sorpresa, la loro sofferenza per non poter partecipare alla messa e ricevere l'eucarestia. Comprendo il loro dolore che è anche quello di noi presbiteri, costretti in questo momento a non "sfamare", a non "toccare" il nostro popolo, la nostra gente. E' una scuola di povertà e minorità aspra e sofferta per tutti. Eppure, anche in questo tratto arido e sterile di "deserto" che stiamo attraversando il Signore non ci abbandona.

In particolare ricordo che, nell'impossibilità di partecipare alla messa, si può anche ricorrere alla così detta "comunione spirituale". Si tratta di rivolgere a Dio il proprio desiderio di riceverlo nella Santa Comunione, unendosi spiritualmente a Lui in modo personale e intimo.

San Giovanni Paolo II ha lodato questa pratica nella sua enciclica Ecclesia de Eucharistia 34: “È opportuno coltivare nell’animo il costante desiderio del Sacramento eucaristico. È nata di qui la pratica della «comunione spirituale», felicemente invalsa da secoli nella Chiesa e raccomandata da Santi maestri di vita spirituale. Santa Teresa di Gesù scriveva: «Quando non vi comunicate e non partecipate alla messa, potete comunicarvi spiritualmente, la qual cosa è assai vantaggiosa… Così in voi si imprime molto dell’amore di nostro Signore»”.

Anche papa Francesco ha invitato alla comunione spirituale «tutti coloro che sono lontani e seguono la Messa per televisione in questo difficile tempo», suggerendo questa preghiera: «Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia».

Di seguito propongo anche un atto di comunione spirituale composto da mons. Centène, vescovo di Vannes (Francia), per tutti coloro che non possono partecipare all'eucarestia a causa dell'epidemia.

ATTO DI COMUNIONE SPIRITUALE

Signore Gesù, credo fermamente che tu sia presente nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia. Ti amo più di ogni altra cosa e ti desidero con tutta la mia anima:"a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua." (salmo 62).


Signore Gesù, vorrei riceverti oggi con tutto l'amore della Vergine Maria, con la gioia e il fervore dei santi. Poiché mi è impedito di riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente a visitare la mia anima.

In questo tempo di Quaresima e di epidemia, possa questo digiuno eucaristico al quale sono costretto, farmi partecipare alle tue sofferenze e soprattutto al sentimento di abbandono che hai provato sulla Croce quando hai gridato: "Mio Dio, mio ​​Dio perché mi hai abbandonato" (Mc 15, 33-37).

Possa questo digiuno sacramentale farmi condividere i sentimenti della Tua Santissima Madre e di San Giuseppe quando Ti hanno perso al tempio di Gerusalemme.  Possa io rivivere i sentimenti della Tua Santa Madre quando Ti ha accolto, senza vita, ai piedi della Croce.

Possa questo digiuno eucaristico farmi condividere le sofferenze del tuo Corpo mistico, della Chiesa, specialmente là dove la persecuzione o l'assenza di sacerdoti sono da ostacolo alla vita sacramentale.

Possa questo digiuno sacramentale farmi capire che l'Eucaristia è un dono sovrabbondante del tuo amore che va oltre ogni mia pretesa di conforto spirituale. Possa questo digiuno eucaristico essere una riparazione per tutte le volte in cui Ti ho ricevuto in un cuore mal preparato, con tiepidezza, con indifferenza, senza amore e sentimenti di gratitudine.

Possa questo digiuno sacramentale alimentare sempre più il mio desiderio di riceverti realmente e sostanzialmente con il Tuo corpo, il Tuo sangue, la Tua anima e la Tua divinità quando le circostanze lo consentiranno.

E fino ad allora, Signore Gesù, vieni a visitarci spiritualmente con la tua grazia per rafforzarci nelle nostre prove. Maranatha, vieni Signore Gesù. "

mercoledì 18 marzo 2020

Dall'immunità di gregge al Buon Pastore

Zubaran: Agnus Dei
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio». (Giovanni 10, 11-18)

«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione». (Luca 15, 4-6)

Risultato immagini per la pecora perduta parabola

lunedì 16 marzo 2020

Signore, vogliamo vederti - Cover dei frati


In questi giorni siamo tutti un pò frastornati, impotenti e travolti dall'epidemia, da questo tragico evento che sembra più grande e forte di noi, piccoli e fragili uomini. E' in atto un'autentica battaglia che vede in prima linea medici, infermieri, personale sanitario, volontari, autorità..; alla loro nobile azione ci affidiamo con disponibilità grata e obbediente .

E' però anche di grande sostegno e speranza continuare ad alzare lo sguardo al Signore e allargare il cuore con la preghiera; ci aiuta gustare le preziose gioie che possiamo riscoprire nella convivenza "forzata" in famiglia o in comunità. Ci sostiene il volerci bene attraverso tanti piccoli gesti che ciascuno può donare e ricevere.

Ecco allora che dai nostri giovani frati studenti in teologia a Roma, quelli già conosciuti altre volte della "Sveglia francescana"  , ci arriva in dono un bellissimo canto da loro interpretato : Apri i miei occhi Signore . Un canto che si ispira al salmo 27 : "Di te ha detto il mio cuore cercate il Suo Volto, il Tuo Volto Signore io cerco non nascondermi il Tuo Volto".

Può darsi, infatti, che in questi giorni difficili ci sia capitato qualche volta di pensare a un Dio che è difficile da vedere, da incontrare, a un Dio che si è fatto lontano. Il salmo e il canto ci richiamano al fatto che non è Dio che nasconde il Suo Volto, ma siamo noi che, nella prova e nella nostra fragilità, siamo impediti e fatichiamo a vederLo, siamo noi a non avere ora la vista sufficiente.

Abbiamo bisogno, piccoli e poveri uomini,  che Dio apra i nostri occhi per vedere la bellezza del Suo Volto. ChiediamoGli questa grazia con tutte le nostre forze. 

Un abbraccio riconoscente (via Blog si può!) ai nostri giovani frati studenti della "Sveglia francescana".

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto  (fra.alberto@davide.it)


Testo del canto
Apri i miei occhi Signore
Apri i miei occhi del cuor
Voglio vederti, voglio vederti
Apri i miei occhi Signore
Apri i miei occhi del cuore
Voglio vederti, voglio vederti

Vederti splendere Signor
Nella luce della Tua gloria
Ricolmi del tuo amor
Cantiamo Santo Santo Santo...

Santo, Santo, Santo
Santo, Santo, Santo
Santo, Santo, Santo
Voglio vederti!

domenica 15 marzo 2020

Una meditazione dalle sorelle Clarisse


Dalle sorelle Clarisse di Borgo Valsugana ecco una riflessione sul tragico momento che tutti stiamo vivendo con grande apprensione. 

Sulle labbra le parole vere
Siamo immersi in un’emergenza che nessuno di noi pensava di vivere. Ci siamo trovati impreparati ad affrontare, più ancora che l’emergenza Coronavirus, l’evidenza della nostra condizione umana, così indifesa, fragile e disarmata.

Come se, abbattute di colpo le illusioni, la vita ci stesse ricordando che siamo creature, punto e basta. Tutti ugualmente creature, da nord a sud, da est a ovest. Gli strepiti mediatici, gli allarmismi e le superficialità, non riescono a coprire il grande silenzio che si è fatto nei nostri cuori.

È un silenzio vigile e vitale, pronto a balzare sulle labbra come domanda di vicinanza, di solidarietà e come implorazione: “Miserere!”, lo stesso grido che Dante, nella Divina Commedia, alza nel momento in cui si scopre braccato e nudo davanti alle conseguenze delle sue scelte. “Miserere, abbi misericordia” è il grido che si alza silenziosamente cosciente dalla nostra fragilità. Quella che il Figlio di Dio ha assunto e fatta indissolubilmente propria.

La preghiera che scaturisce in queste settimane ci mette sulle labbra le parole vere: “Dal profondo a te grido, Signore…”. Non sono parole superficiali, sono le parole essenziali che sentiamo corrispondere fino in fondo a ciò che siamo e viviamo.

Le diciamo perché sappiamo che un Altro, il nostro Dio, Uno e Trino, le ascolta. Di più: sappiamo che queste parole sono impresse nella carne ferita e gloriosa del Figlio. Il Crocifisso sta lì, appeso alle pareti delle nostre case, che in questo tempo si svelano per quel che sono: chiese domestiche, luoghi dove la fede può essere celebrata in piccoli gesti di dono, di attenzione, di premura, di intercessione per tutti e di riconciliazione. Sì, di riconciliazione: abbiamo sempre bisogno di perdono, dato e ricevuto, che rimetta al centro delle relazioni l’incontro e l’abbraccio, “come in cielo così in terra”. E che non dimentichi coloro che, meno fortunati di noi, si trovano a vivere, oltre a questo, anche il dramma della guerra e della fame.

Le Sorelle Clarisse del Monastero
di San Damiano di Borgo Valsugana (Tn)

giovedì 12 marzo 2020

Preghiera di Papa Francesco a Maria, Salute dei malati.


In questi giorni in cui l'Italia è assediata dal virus, molti sono i malati, si piange per le persone scomparse, si lotta per la guarigione negli ospedali e tutti siamo in grande apprensione, giunge di conforto la vicinanza di papa Francesco con la sua preghiera alla Vergine Maria - Salute dei Malati . A Lei affidiamo le nostre famiglie e comunità, la nostra Italia.

Preghiera alla Madonna di Papa Francesco

O Maria,
tu risplendi sempre nel nostro cammino
come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,
che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù,
mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,
sai di che cosa abbiamo bisogno
e siamo certi che provvederai
perché, come a Cana di Galilea,
possa tornare la gioia e la festa
dopo questo momento di prova.

Aiutaci, Madre del Divino Amore,
a conformarci al volere del Padre
e a fare ciò che ci dirà Gesù,
che ha preso su di sé le nostre sofferenze
e si è caricato dei nostri dolori
per condurci, attraverso la croce,
alla gioia della risurrezione. Amen.
Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.

Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.


Immagine: Madonna col Bambino o Madonna del Pilastro: particolare della Vergine tra i santi Giovanni evangelista e Giovanni battista. Affresco di Stefano da Ferrara, sec. XIV. Basilica di sant' Antonio, navata sinistra, altare del i pilastro.

mercoledì 11 marzo 2020

Pregare salva la vita


"Pregare salva la vita, perché ci ricorda che ciò che conta 
non è soggetto a nessun virus" 

(p. Luigi Epicopo) 

martedì 10 marzo 2020

Sant'Antonio prega per noi e per la nostra Italia


Da oggi, MARTEDÌ 10 marzo 2020, l’Italia intera è diventata zona rossa, tutti assediati e impauriti da un terribile morbo. Anche la Basilica del Santo (Pd) e la mia comunità dei frati vive un isolamento e un vuoto davvero strano, partecipi delle sofferenze e preocupazioni di tutti.

Il martedì, per coincidenza, è il giorno dedicato a Sant’Antonio di Padova, in cui si celebrarono i suoi funerali, in seguito alla morte avvenuta venerdì 13 giugno. Due anni dopo, nel 1233, fra Guliano da Spira compose in onore del Santo una preghiera di lode - o responsorio, il famoso "Si QUAERIS". E' cantato nella Basilica di Sant'Antonio a Padova e, ogni martedì, in molte chiese nel mondo intero.

Nell'inno fra Giuliano invitava a rivolgersi con fede al Signore tramite la potente intercessione del Santo: "la morte, infatti, l’errore, le calamità e il demonio sono messi in fuga e sconfitti, gli ammalati diventano sani..."; "i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute..."

Da secoli si prega dunque il "SI QUAERIS"  per essere liberati dal male e ritrovare le cose smarrite. E in questo momento, tutti, abbiamo bisogno che il morbo che ci insidia e appesta sia sconfitto e debellato e possiamo ritrovare la normalità degli affetti e delle piccole preziose cose quotidiane. Tutte le misure messe in atto per contrastare il virus sono doverose e necessarie, ma c'è bisogno di un sostegno grande dall'Alto, perchè non ci scoraggiamo, siamo uniti e il male sia presto vinto.

Ci affidiamo pertanto con fiducia all'intercessione di S. Antonio, il Taumaturgo, il giovane frate francescano amico del Signore, perchè ci sostenga tutti in questo difficile momento e ci aiuti a ritrovare salute, pace e serenità.   

Sant'Antonio prega per tutti noi, per la tua amata città di Padova e per la nostra Italia. 

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SI QUAERIS
Testo in Latino: Si quaeris miracula, Mors, error calamitas, Daemon, lepra fugiunt, Aegri surgunt sani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Pereunt pericula, Cessat et necessitas: Narrent hi, qui sentiunt, Dicant Paduani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani.

Testo in Italiano: Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

lunedì 9 marzo 2020

Frati nel tempo del coronavirus


Cari amici, stiamo tutti vivendo giorni davvero difficili, segnati dall'epidemia del coronavirus. Un tempo anche per noi frati francescani (anche per la mia comunità presso la basilica di s. Antonio - Pd) fatto di preoccupazione e interrogativi di fronte ad un evento inimmaginabile che ha colto tutti di sorpresa; anche noi in un crescendo di timori e smarrimento di fronte al dilagare del morbo e alle sue conseguenze dolorose.

Anche i frati dunque hanno paura!!! ??

Già, anche noi, per quanto consacrati e "uomini di Dio"; noi che dovremmo essere i "testimoni qui in terra di un di più", di una vita e di una pienezza che va oltre, noi che annunciamo "sorella morte"... ebbene, anche noi ci troviamo a fare i conti con la nostra fragile umanità, la debolezza e il limite, la precarietà, l'incognita del futuro, la morte! Ma poteva essere diversamente? 

Ma è bello constatare come, pur accanto alle tante paure, sia presto maturata in noi anche una maggiore consapevolezza della nostra missione, del nostro specifico compito,  in questo tempo difficile: curando ancor più la preghiera e subito cercando di immaginare come renderci presenti e sostenere i tanti pellegrini e devoti costretti, in questa tristissima quaresima, ad un "digiuno" eucaristico e spirituale davvero inusitato. Ecco dunque la messa in streeming, sussidi vari in basilica..e via web.., le confessioni pur fra qualche attenzione. 

Sentiamo forte il senso di responsabilità verso ogni persona e comprendiamo che la preghiera è in questo momento quanto ci è soprattutto chiesto e quanto principalmente dobbiamo fare. Ce lo confermano le molte telefonate al riguardo, i tanti messaggi di amici e devoti, fra cui molti medici e personale sanitario anche del vicino ospedale, ma anche dalla Lombardia e altre regioni in sofferenza.
  • La preghiera non come un amuleto o una magia.
  • La preghiera per non lasciare che la paura ci imponga le regole del gioco.
  • La preghiera per trovare parole e gesti e cuore con cui affrontare cristianamente questo passaggio doloroso.
  • La preghiera per aiutarci a mettere in evidenza ciò che davvero vale e rende degna la vita.
  • La preghiera, per invocare salvezza e aiuto e guarigione, senza voler costringere Dio alla nostra volontà.
  • La preghiera per non dimenticarci che Lui è già ora dalla nostra parte, già ora ci è accanto, che Lui è Padre.
  • La preghiera per affidarci all'intercessione di uno straordinario amico del Signore: S. Antonio. 
  • La preghiera anche per chi non ha il dono della fede, per chi non crede.
  • La preghiera per chi non ha più le parole giuste, per chi è schiacciato o solo o abbandonato. 
  • La preghiera per sostenere chi lotta e si sta spendendo in questa battaglia. 
"Siamo chiamati a pregare, a pregare tanto! A sostenerci l'un l'altro con la preghiera.  A sentirci in comunione reciproca, una sola famiglia; facendo circolare tutto il bene possibile che Dio ha messo nel nostro cuore." (cfr. messaggio card. Montenegro)


domenica 8 marzo 2020

Testimonianza di fra Luca : "sentirsi amati".


Fra Luca, giovane studente in teologia a Padova nel così detto"Postnoviziato", ci racconta un passaggio fondamentale della sua vocazione e ricerca: l'esperienza di sentirsi amato personalmente e intimamente dal Signore! 

“ Tu sei il figlio mio amato”: Quante volte ho letto ed ascoltato queste parole!
Ma mai come quel giorno quando Dio l’ha detto proprio a me. Un giorno, ero ancora in postulato, andai in una libreria insieme a dei miei confratelli e guardando velocemente i vari ripiani mi colpì un titolo “Sentirsi amati” (di Henri Nouwen). Mi incuriosì tantissimo, volevo leggerlo. Dopo qualche giorno era il mio onomastico e chiesi alla mia comunità se come regalo potevo ricevere proprio quel testo e venni ascoltato. Divorai il libro: più lo leggevo e più rimanevo senza parole. Ma quando arrivai al “Tu sei il figlio mio amato” cambiò tutto. Sentii che stava accadendo proprio questo! Dio lo stava dicendo a me e voleva farmelo capire, voleva farmelo vivere.
Cambiò totalmente il mio rapporto con Dio, con Colui che chiamavo padrema del quale, in fondo, mi era difficile sentirmi figlio; cambiò il pensare e vivere l’amore di questo Padre.

Dopo qualche settimana, con i miei confratelli partimmo per gli esercizi spirituali. Una sera, dedicata all’adorazione eucaristica prolungata fino al mattino, proprio là dove, nel mio intimo, c’era questa voglia e bisogno di sentirmi amato, nel pieno della notte Gesù mi ha incontrato e mi ha fatto sperimentare questa grazia. Io e lui, l’amante e l’amato.
Dio ci ama? Oh sì, e non smette mai di farcelo capire con tutti mezzi e modi.

Fra Luca

giovedì 5 marzo 2020

Che significa essere un frate francescano?


A San Francesco, un giorno chiesero  di illustrare il "frate perfetto", come dovesse essere il frate più autentico e vero. Egli rispose in modo alquanto originale, sottolineando le specifiche qualità e peculiarità di ciascun frate: la bontà dell'uno, l'intelligenza dell'altro, la forza di un terzo, l'intelligenza di quello, la gentilezza di quell'altro ecc...

Che grande san Francesco!! Nelle sue parole, infatti, egli mise da subito in evidenza le qualità e non i difetti dei suoi fratelli e insieme volle mostrare il valore della dimensione comunitaria del vivere francescano, dove ci si completa e integra, ci si valorizza e corregge a vicenda. Volle così anche sottolineare come ciascun frate, pur abbracciando la vita religiosa, non fosse stato omologato ad un modello precostituito, ma avesse mantenuto la propria specifica identità e diversità.  

Ma chi è dunque un frate francescano? Cosa lo rende unico e speciale? 
Vediamolo insieme in poche parole chiave.

AMORE: Il frate francescano è prima di tutto un uomo innamorato e appassionato di Dio e del prossimo. Anch'egli è piccolo e debole come tutti, ma porta nel cuore un misterioso richiamo divino ad amare e donarsi senza riserve. A tale appello cerca di rispondere con tutto sè stesso, con l'intera sua vita. In ogni suo gesto tende perciò a realizzare il comandamento evangelico: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze (...) e il tuo prossimo come te stesso (Mc12, 30-31)".  Modello ed esempio di vita, per il frate, è Gesù stesso: in Lui continuamente scopre e ritrova e riorienta sentimenti e atteggiamenti e gesti. L'amore è pertanto al centro della sua vocazione e in Gesù ricerca la forza di realizzarlo, riconoscendosi, infatti, da sè stesso alquanto povero e limitato!

♦ LIBERTA', RADICALITA', DONO DI SE': Il frate è un uomo affascinato da San Francesco e dal suo modo libero e radicale di seguire il Signore e vivere il Vangelo. La Regola a cui cerca di ispirarsi è apparentemente semplice e diretta: "Osservare il Santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità". La "spogliazione" come atteggiamento di libertà e "non possesso"  (da cose o persone o posizioni di potere..) e il dono totale di sé, la gratuità,  ne costituiscono la traduzione concreta. Si tratta di grandi ideali e di una non facile sfida quotidiana per ogni frate. Al riguardo, è la preghiera a costituire "il carburante" e l'alimento fondamentale a scelte tante belle quanto impegnative. Senza, il frate, diventa subito un uomo perso, privo di direzione e significato.

PACE, FRATERNITA', MISSIONE: Il frate non è mai solo, ma condivide la sua vocazione con altri fratelli. "Il Signore mi diede dei fratelli": così si espresse San Francesco, motivando l'inizio dell'Ordine. Il francescano, in tal modo, vuole testimoniare la possibilità di una convivenza pacifica e riconciliata come è bene espresso anche nel famoso saluto di "Pace e Bene" che il Poverello rivolgeva a chiunque incontrasse. Il frate francescano cerca di contribuire, pertanto, con la sua vita e la sua scelta e la sua missione a favorire in ogni ambiente stili e atteggiamenti di fraternità e pace. Non c'è rischio di annoiarsi!

MINORITA', SEMPLICITA', GIOIA: Al frate francescano, infine, non dovrebbe mai mancare uno stile di vita gioioso, semplice e umile come San Francesco e i suoi primi fratelli. Se " un santo è triste, è un triste santo"; così afferma un antico detto spirituale!!! Sì, la gioia - e in particolare la gioia che san Francesco definiva "perfetta", vale a dire la gioia che permane e si mantiene viva pur attraverso le prove - è al centro della vocazione francescana. Essa la vediamo esplodere nel Cantico delle creature  e viene dallo spogliarsi, dal distacco, dall'accettare di non avere nulla, se non l'essenziale: il Signore Gesù Cristo! Non a caso papa Francesco vi ha qui individuato una via di rinnovamento per la chiesa intera, quando dice: " Come vorrei una chiesa povera per i poveri ",

Carissimo, giunti al termine di questo percorso riguardante la figura del frate francescano non posso non porti qualche domanda:
  • E se questo ritratto, fosse anche il  tuo?
  • E se questa vita ti affascinasse e riguardasse anche te?  
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



mercoledì 26 febbraio 2020

Quaresima, dono di Dio


Entriamo oggi nella Quaresima: 40 giorni per prepararci alle feste pasquali, fondamento della nostra fede cristiana. Tre grandi pilastri caratterizzano questo tempo speciale: la preghiera, il digiuno e l'elemosina. 

I pilastri della Quaresima: la preghiera, il digiuno e l'elemosina. 
Ciascuno di questi pilastri ci auta a rispondere al primo dei comandamenti : «Amerai il Signore tuo Dio e il tuo prossimo come te stesso»: 
  • La preghiera costruisce e dà forma alla nostra relazione con il Signore. Essa ci permette di scoprire un Dio che ci ama e di rispondere al suo amore. 
  • Il digiuno illumina e purifica la relazione con noi stessi. Ci insegna a volerci bene e a custodirci liberandoci da tutto ciò che ci appesantisce e incatena: il cibo, ma anche tutte le altre eventuali dipendenze (internet, smartphone, alcool, moda, sport, iperattivismo etc.).
  • L’elemosina ci interroga e provoca sulla nostra relazione con gli altri. Essa ci insegna ad amare concretamente anche attraverso un'offerta (di denaro, di tempo, di disponibilità) e mettendo in atto reali gesti fraterni.
Quaresima: un tempo favorevole
Papa Franceso, nel suo messaggio per la Quaresima 2020, insiste su un altro aspetto fondamentale di questo periodo: la Quaresima è un « kairos », vale a dire «un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù», un «mistero d'amore» che risulta essere a «fondamento della nostra conversione». Si tratta dunque di «un tempo di grazia da non lasciar passare invano». Essa, infatti, ci permette (scrive il papa):
  • Di «contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo, dunque, cuore a cuore, da amico ad amico. Ecco perchè la preghiera è tanto importante in questo tempo quaresimale».
  • Di scuoterci dal nostro torpore: «Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore
  • Di richiamarci alla condivisione: «La quaresima è una ricchezza da condividere attraverso l'elemosina e i gesti fraterni. Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo»
Noi frati vi auguriamo dunque un buon inizio di Quaresima. Che questo tempo doni a ciascuno di scoprire di quale amore siamo amati e di rispondere a questo amore, ciascuno secondo la propria vocazione e chiamata. Buona e Santa Quaresima a tutti!


«Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. 
E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo» 
(Papa Francesco - Christus vivit n. 123)»

martedì 25 febbraio 2020

Anche il francescanesimo è contagioso!

Frate Fabio ... ci offre un caffè!
Uno strano paragone.
Me lo diceva sempre il caro p.Alessandro Brentari, quando da ragazzo iniziavo a frequentare i luoghi francescani: «stai attento! Non vorrai mica prendere anche tu il virus!»

Quelli non erano certo tempi di epidemia o di psicosi collettiva, però l’ipotesi di un qualche tipo di contagio faceva quanto meno strabuzzare gli occhi e suscitava altre domande: «un virus?! Perché?». A quel punto l’esperto frate, sapendo di aver attizzato la curiosità di noi giovani, iniziava a tessere il suo racconto. «Sì, è così: voi venite ad Assisi, pregate alla tomba di san Francesco, vi comprate il tau e addirittura ve lo mettete al collo! Pazzi: siete felici e cantate, ignari del pericolo che state correndo!!». La storia, che era partita come una battuta, sembrava farsi seria: «padre Alessandro, dicci di che pericolo si tratta…». E lui, con un sorriso sornione: «…ma quello di venire contagiati dal “franciscocco”, il virus francescano!».

La risata generale non riusciva a chiudere il racconto del nostro frate, che ci sapeva fare nell’intrattenere i giovani e nel farli appassionare al carisma del Poverello. «Mentre voi ragazzi entrate in contatto con il mondo francescano, le sue preghiere, i suoi simboli, piano piano, senza che ve ne accorgiate, vi lasciate toccare il cuore da queste cose. È proprio così che il franciscocco fa breccia in voi e non vi dà scampo! Vi innamorate delle vicende di Francesco e Chiara, della loro vita vissuta radicalmente sulle orme dell’Altissimo e bon Signore, e vi viene perfino voglia di imitarli. La spiritualità francescana diventerà fondamentale per voi, e correte il rischio che vi cambi radicalmente, dal profondo. Vedete com’è pericoloso questo virus?!».

Di fronte a questa giocosa ironia francescana non posso che sorridere ancora oggi, magari con un po’ di nostalgia per quel padre che adesso è in cielo. Ma devo anche dire che p. Alessandro aveva ragione.

«Stai attento!», mi diceva. E in effetti io il virus l’ho preso! Non ho smesso di frequentare Assisi, la Basilica del Santo a Padova e tutti quei conventi con alta concentrazione di bacilli vocazionali. Oggi, mentre scrivo queste righe, sono un frate da una dozzina di anni: il francescanesimo non mi è “passato”; anzi, mi ha preso il cuore… e la vita. Non solo: desidero che anche molti altri giovani possano rimanere contagiati dal Vangelo di Cristo e dal carisma meraviglioso di Francesco d’Assisi.

Quindi se mi incontraste e vi dicessi «attenti al franciscocco!» non credetemi! In realtà spero che vi raggiunga e riempia di gioia anche voi.

frate Fabio (fabio.turris@gmail.com)

Fra Alessandro (a sinistra) e fra Alberto

sabato 15 febbraio 2020

Siamo al mondo "per caso"? Oppure...?.

Basilica di S. Antonio (Pd): Giovani e frati in preghiera alla tomba del Santo.
Il ritrovamento misterioso della lingua incorrotta di Sant'Antonio di Padova (febbraio 1263), e quello dell’intatto apparato vocale nel 1981, furono frutto di «un caso»? Nasciamo, viviamo, moriamo «per caso» ? Oppure… 

Cari amici, il Signore vi dia pace.
Come più volte ho scritto, io appartengo alla comunità di frati che vive presso la Basilica e la tomba del Santo di Padova. Non dimentichiamo, che S. Antonio era frate francescano, contemporaneo e amico dello stesso S. Francesco. E proprio nel 2020 ricordiamo il centenario della sua adesione all'ideale francescano, che abbraccia a Coimbra, giovane venticinquenne.
Ebbene, nel cuore di febbraio (il 15 e la domenica più vicina) si celebra in Basilica la «Festa della traslazione delle reliquie del Santo», popolarmente detta «Festa della lingua».
È il ricordo di un evento prodigioso avvenuto nel 1263 quando san Bonaventura, nella ricognizione dei resti mortali di Sant’Antonio, a 32 anni dalla morte, ne ritrovò la lingua incorrotta.
Mostrandola ai fedeli stupiti e attoniti, esclamò: «O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora appare a tutti quanto grande è stato il tuo valore presso Dio».
La preziosa reliquia, custodita in un artistico reliquiario e visibile nella cappella del tesoro dietro l’abside, è ancora motivo di lode e meraviglia, ma talvolta, anche di dubbi e perplessità. Non posso non citare al riguardo, il commento simpatico e ironico di un pellegrino che giustificava il tutto con la furbizia dei frati che, a suo dire, «avevano intinto secoli fa la lingua in qualche prodotto segreto per meglio conservarla». Confesso di essere stato, sorridendo, possibilista al riguardo, ricordando i frati da sempre esperti in farmacia ed erboristeria!!
In realtà, al di là delle battute, si è aggiunto in anni recenti un altro fatto misterioso e intrigante, subito interpretato dai devoti come un «segno» di Dio a conferma del miracolo della lingua e delle parole potenti che sant’Antonio con essa pronunciava.
Nel 1981, infatti, in un’ultima ricognizione dei resti mortali del Santo, gli studiosi dell’università di Padova hanno rinvenuto fra le ceneri anche il fragile apparato vocale di sant’Antonio (laringe, faringe, corde vocali...), pure perfettamente e inspiegabilmente conservato dopo ottocento anni.
Anche tale dato mi è stato però contestato in un recente dialogo con un turista. Questi, con molto scetticismo, commentava e riduceva il tutto ad un puro fatto casuale, ad un’accidentale coincidenza! Altro che «segno» dall’alto, altro che «conferma» divina! Solo ed esclusivamente «un caso».
In effetti, la teoria del «caso» non è poi così fuori moda e secondo alcune ipotesi scientifiche sarebbe all’origine persino del mondo, dell’universo, dell’uomo.
Confesso di non trovarmi per niente a mio agio in tale lettura e interpretazione della vita che vedo minimalista e parziale e soprattutto alquanto triste, priva di ogni speranza e orizzonte di senso.
«Per caso»
 nasciamo? Siamo «gettati nel mondo» per banale accidente? «Per caso» ci ritroviamo in una famiglia, dei genitori..? «Per caso» cresciamo e studiamo? «Per caso» ci innamoriamo, soffriamo o gioiamo? «Per caso» ci ammaliamo e invecchiamo? «Per caso» moriamo? Una prospettiva oscura e tragica che personalmente mi raggela e annichilisce.
Che bello invece e confortante avere la certezza e la fede che la nostra vita scaturisca dal cuore di Dio e che tutto sia frutto di un disegno più grande! Bello intravedere «i segni» della sua presenza nel nostro cammino quotidiano come nelle vicende dell’umanità e credere dunque che sia Lui ad indicarci una strada, un progetto da scoprire, una vocazione da realizzare!
In altre parole: siamo pensati, siamo amati per sempre e da sempre! Siamo unici e irripetibili! Non siamo frutto del «caso», ma «figli di Dio»! Solo in Lui tutto acquista un senso, direzione, redenzione: anche il dolore, anche la morte, anche la sofferenza.

Cari amici «in ricerca», con questa consapevolezza nel cuore, niente vi è allora di più commovente che lasciarsi sorprendere e interpellare dal Signore e dal suo invito: «Vieni e seguimi». Nulla di più alto che accogliere la sua chiamata, per appartenergli e testimoniarlo con l’intera vita.
Certo, così avvenne, anche per il giovane S. Antonio!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

frate Alberto

Padova: “Festa della Lingua del Santo” domenica 14 in basilica
Basilica di S. Antonio di Padova

venerdì 14 febbraio 2020

Chi è il frate francescano?

Frate francescano pellegrino con altri giovani pellegrini a Santiago di Compostella.
Molti ragazzi mi chiedono: "ma chi è un frate francescano?" e "che significa diventare frate?". Al riguardo ho già scritto molto. Di seguito una sintesi super essenziale di ciò che siamo e cerchiamo di vivere. 

CHI E' IL FRATE FRANCESCANO?
  • Un innamorato: Un  uomo che sente forte il desiderio di amore e di totale dedizione al Signore e cerca di rispondere, con tutto se stesso e l'intera vita, alla Sua chiamata. Come Gesù vuole vivere: per Lui, con Lui e in Lui.
  • S. Francesco: Il riferimento ideale per questa sequela radicale del Signore e del Suo Vangelo.
  • La fraternità : L'ambiente quotidiano dove realizzare tale vocazione (il frate non è mai solo). E' anche un modello di vita e società pacificata da costruire e annunciare.
  • Il servizio e il dono di sè: Gli atteggiamenti naturali e irrinunciabili per ogni francescano nei riguardi di ogni persona. 
  • La povertà e la semplicità:  Nello stile umile ed essenziale di ogni suo gesto.
  • La letizia e la gioia: Il sentire tipico di tutti i frati. Un "frate triste" è un "triste frate"!

E TU...? HAI MAI PENSATO DI...
DIVENTARE FRATE FRANCESCANO?


Pace e bene a tutti!
fra' Alberto (fra.alberto@davide.it)

frati francescani in preghiera

giovedì 13 febbraio 2020

COME TI ACCORGI DELLA VOCAZIONE?

Frate francescano alla porta del convento
Forse ti sei chiesto qualche volta come riconoscere la vocazione, la tua chiamata. Come ci si accorge di questa? Quali sono i segni e i sintomi più frequenti che la suggeriscono? Ecco di seguito alcune indicazioni. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

SEGNI premonitori
= Desideri dare un significato importante e profondo alla tua vita.
= Percepisci e intuisci nel cuore che il Signore ti invita e suggerisce "un di più".
= Ti crea forte disagio e ti coinvolge la sofferenza delle persone; hai una sensibilità verso chi è più debole o povero.
= La vita normale che conduci ti piace, ma senti che in fondo non è "piena", che qualche cosa ti manca. Al riguardo tieni presente che quello che “ti piace per davvero” è ciò che realizza il desiderio più profondo celato nel tuo intimo, ma anche che, quasi mai, questo è facilmente riconosciuto o accettato; anzi, di solito è quanto ci fa più paura e cerchiamo di evitare.

Poniti con ONESTA' e LIBERTA' davanti a Dio e a te stesso 
= C'è una risposta che solo tu puoi dare: a questa devi tendere, è questa che va ricercata!
= Cerca di far emergere anche tutti i timori (veri o presunti) che hai riguardo alla vocazione. Molti giovani preferiscono nascondersi dietro mille pretesti per fuggire da una possibile chiamata!
= Che peccato, poi, pensare che Dio ti stia proponendo qualcosa che non ti renderà felice! Che Lui voglia "fregarti"!
= Cerca di verificarti anche su ciò che al momento sembra costarti di più, anzichè preferire la via più comoda e facile. Infatti, solo nella responsabilità e in un pieno coinvolgimento di noi stessi realizziamo il meglio, raggiungiamo delle mete, scopriamo nuove vie e possibilità; mai, questo avviene da scelte mediocri!

Riconosci in te QUALITA' e LIMITI
= Se Dio ti sta chiamando ti darà sicuramente i doni e le grazie necessari per diventare frate e consacrato. 
= Scruta però e conosci sempre meglio te stesso per scoprire le qualità e i talenti che già possiedi. 
= Non temere di far emergere anche limiti e difettti e peccati. Il Signore, non chiama e non vuole persone perfette, ma chiede ai suoi discepoli di essere uomini riconciliati e pacificati, in un continuo cammino di conversione e rinnovamento.
= confrontati e fatti aiutare e accompagnare da una guida spirituale, sapendo che così potrai fare un cammino di discernimento serio e piano piano scoprire ciò che Dio vuole veramente da te.

Ricorda che la vocazione è un PROCESSO, è un CAMMINO
= La vocazione francescana è un processo, un cammino da percorrere come tutte le storie d’amore.
= Non pretendere risposte fulminee e precostituite, ma cammina con pazienza e fiducia.
= Tieni conto che il Signore tende a nascondersi quando ci chiama. Vuole così lasciarci un margine  per agire e per ricercarlo in libertà (altrimenti non sarebbe una vera storia d’amore).
= Cerca di misurarti nel privilegiare sempre ciò che serve di più agli altri, anzichè a te stesso .
= Scegli solo ciò che ti dà la vera pace del cuore. La scelta più autentica, anche se talvolta molto difficile, è quella che è capace di farti sentire il cuore contento; è lì dove il tuo cuore inquieto trova pace, sente di essere al giusto posto, trova "casa".
Approfitta dei ritiri e incontri vocazionali del Gruppo San Damiano per conoscere più da vicino la vocazione religiosa  e l’ambiente e la vita di un convento e dei frati francescani.
= Prega sempre ardentemente come il giovane Francesco d'Assisi: "Signore cosa vuoi che io faccia?". Lui non mancherà di mostrarti la Via!

venerdì 7 febbraio 2020

Cosa non è la vocazione?

Giovane frate ai piedi di san Fancesco
Se più volte ho cercato di illustrare "cosa è la vocazione", oggi , in maniera sintetica vediamo "cosa non è la vocazione", in particolare cosa "non è la vocazione religiosa". Il rischio infatti di avere su di essa idee distorte è molto facile. Meglio dunque chiarire ulteriormente la questione onde evitare illusioni e scelte superficiali.

E se per caso vi riconoscerete in qualche caso sotto esposto, niente paura: è abbastanza normale qualche "inquinamento" alla partenza! Ciò che è importante e necessario è invece fare verità su noi stessi, cercando anche l'aiuto di guide sante ed esperte che ci possano accompagnare e così meglio comprendere, nonostante tutto, l'autentica volontà del Signore sulla nostra vita. Coraggio dunque!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

COSA NON E' LA VOCAZIONE ? 
  • Non è un sentimento: Si è soliti dire "sento" la vocazione; in realtà la vocazione "non si sente", non è semplicemente un'emozione. Piuttosto, è una certezza interiore che nasce dalla grazia di Dio che tocca la mia anima e chiede una risposta libera. Se Dio ti sta chiamando, la certezza dentro di te crescerà tanto più quanto tu gli risponderai con generosità.
  • Non è un oracolo: La vocazione non è un oracolo divino calato dall'alto, come se già tutto fosse deciso e stabilito e all'uomo preso di mira tocchi unicamente controfirmare un documento già redatto per lui. La vocazione è un cammino d'amore in compagnia di Gesù; la vocazione è lo svilupparsi di un'intuizione che via via prende forma e matura nella preghiera, nel dialogo con il Signore, nell'ascolto di sè e della vita, nella libertà e nella responsabilità. 
  • Non è un premio: La vocazione non è un riconoscimento alla nostra bravura o intelligenza o bontà. Essa è invece pura gratuità da parte Dio, un dono e un invito d'amore assolutamente libero, che egli fa e rivolge a chi vuole, come vuole e quando Lui vuole. 
  • Non è un rifugio: La vocazione non nasce da un'incapacità di affrontare la vita. Consacrarsi nella speranza di trovare un "nido caldo" è pericoloso e illusorio. Il frate è infatti oggi più che mai un uomo di Dio perennemente sulla breccia, esposto alla frontiera, chiamato a donarsi e spendersi per tutti, più che a tutelare e custodire se stesso. 
  • Non è una fuga: La vocazione non può essere il ripiego a frustrazioni e delusioni varie (lavorative, famigliari, sociali..) nè tanto meno a immaturità umane o disordini affettivi o sessuali. I problemi, infatti, da cui si pensa di scappare, non si dissolveranno solo perchè si veste un abito religioso, anzi...!!
  • Non è una carriera: Spesso nei film e nell'immaginario di molti, diventare prete o frate, è considerato come un percorso in crescita verso cariche e posizioni di prestigio e potere come altre carriere. Niente di più falso e fuorviante! La vocazione è invece una storia d’amore, un incontro, una relazione, un donarsi. La vocazione è un "cuore trafitto" ! Chi cerca la carriera, come religioso vivrà una vita infelice e sterile, segnata dalla solitudine e dall'invidia.
  • Non è una sicurezza matematica: La vocazione religiosa, non è un qualche cosa dato e raggiunto una volta per sempre. Essa è un cammino, è un mistero d'amore e deve tenere presente il rischio e la libertà che sempre l'amare comporta:  un rischio che è nelle mani di Dio, ma anche, ogni giorno, è affidato alle nostra risposta. Se non si corrisponde, l'amore rimane frustrato, l'amore può anche finire e naufragare. L'amore si può anche sotterrare e non ascoltare.
  • Non è un qualche cosa di unicamente mio: La vocazione, la chiamata alla vita religiosa, non è mai un fatto esclusivamente personale. Non è infatti legata principalmente all'utorealizzazione di noi stessi, ma è sempre "per": "per" Dio, "per" la Chiesa, "per" i poveri, "per" l'annuncio, "per" la missione, "per" il martirio.... Quando manca questo slancio e sguardo all'esterno non c'è vera vocazione!
  • Non è mai al di fuori della Chiesa: La vocazione, non è il semplice sentire di qualcuno, che a tutti i costi deve essere accolto ed esaudito. La vocazione, come scrivevo sopra, è sempre "per" la Chiesa e nasce "nella" Chiesa. Pertanto, "dalla" chiesa (dai suoi rappresentanti, guide, formatori..) e per la propria utilità e il bene dei fedeli è vagliata, riconosciuta o anche, se necessario, non ritenuta idonea o autentica. Ecco perchè sempre si propone ai candidati un percorso di discernimento, con degli accompagnatori, il padre spirituale. il Gruppo san Damiano..ecc. ecc.
Frati alla missione francescana di Rieti 

martedì 4 febbraio 2020

Cos'è la vocazione?

Pellegrini sul Cammino di sant'Antonio- fra san Pietro in Pedriolo e Dozza
Vuoi sapere come investire la vita? Qual è la tua strada? È il problema di tutti. Il tuo interrogativo è serio perché ognuno ha una vocazione, anzi è "una vocazione" e la riuscita dipende dalla risposta che ognuno sa dare: vivere infatti è rispondere. Come scoprire la propria vocazione? Leggi il seguito.
COSA E' LA VOCAZIONE?
Da ogni seme può nascere un fiore - Cos'è una vocazione se non un piccolo seme? Un germoglio da annaffiare e coltivare con ogni premura e delicatezza...!?

La vocazione non è una scelta, ma una risposta - L’uomo è per natura e per vocazione un essere oreintato a Dio. Da Dio viene e a Dio ritorna. L’uomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità. Nel Vangelo vediamo Gesù chiamare a sé quelli che poi farà suoi discepoli: “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. (Gv 15,16) All’origine di ogni autentica chiamata vi è dunque il Signore che sceglie e invita alla sua sequela. Questa chiamata e questo essere inviati nel suo nome valgono per ogni strada, sia pure in forme e modalità diverse (matrimonio, vita consacrata, servizio laicale, missione ecc.).  La vocazione, dunque, non si può costruire a tavolino, non ce la diamo da soli; la si riceve da Dio. Questo è il senso proprio della parola vocazione, che significa “chiamare”.

Come faccio a conoscere la volontà di Dio su di me? - Pregando ogni giorno, dialogando con Dio che ti riveli dove e come la tua vita sarà in pienezza. Non chiedere unicamente a te stesso “ Cosa voglio fare per la mia vita?” Questo è una domanda parziale! Invece, poniti anche un'altra domanda: “Gesù, cosa vuoi che io faccia?”, come chiedeva spesso San Francesco all'inizio della sua ricerca. Mettiti dunque in un atteggiamento di ricerca, di domanda e soprattutto di ascolto! Il primo luogo di rivelazione è il cuore. Ascolta con il cuore! Prova a cogliere alcuni segni che parlano nella tua vita; confronta poi possibilmente la tua vita e i tuoi sogni e i tuoi timori con una Guida, un Padre spirituale, un sacerdote o un religioso buono che ti accompagni nel discernimento...(fondamentale!!!).

Qual è il fine di ogni vocazione? -  In ogni chiamata, vi è un appello di Dio per compiere qualcosa di specifico per Lui e per il Suo Regno. Dio mi ha creato, mi ha preso per mano e il suo sogno è quello di condividere in tutto la mia vita, perchè io sia felice e abbia un vita piena, autentica, "eterna"! La prima vocazione di ogni persona è pertanto la santità: tutti (sposati e non, laici e clero, giovani e vecchi, donne o uomini..) siamo invitati ad amare e seguire il Signore, a camminare secondo i suoi insegnamenti, cooperando alla missione iniziata da Gesù, amando e servendo gli altri. 

Posso essere felice se non seguo ciò che Dio ha in progetto per me? - Se non scopri e non tendi alla strada che davvero ti appartiene, la tua felicità risulterà parziale e non potrai mai essere così felice come avresti potuto esserlo, se tu avessi scelto di seguire la tua vocazione. Per questo è molto importante che tu la scopra e la segua. La vocazione è la decisione più importante che prenderai in tutta la tua vita. Certamente, ci sono prove e difficoltà in ogni vocazione. Diventare frate, prete, religioso o missionario, ma anche sposarsi, formarsi una famiglia, non toglie tutta la sofferenza dalla vita. Ma c’è grande gioia nell'appoggiare la propria vita a Gesù, soprattutto sapendo di essere nella sua volontà. 

giovane frate francescano in famiglia