martedì 31 dicembre 2019

LA PAURA DI DECIDERSI ALLA VOCAZIONE

Pellegrini sul "Cammino di sant'Antonio"
Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

In questi anni di accompagnamento di tanti ragazzi (e talvolta con lunghi cammini di discernimento) è emerso per molti uno scoglio invalicabile: la fatica, se non l'impossibilità di prendere una decisione "seria" per la propria vita (avere una relazione affettiva stabile, sposarsi, costruire una famiglia, dire SI' ad una chiamata religiosa....) . 

Grande è la paura di sbagliare (un "orco" terribile per tanti giovani!), forte l'illusione di poter restare a "mezza via" tenendo aperte tutte le possibilità anzichè darsi "una meta" precisa. Meglio rimandare a tempo indeterminato decisioni "forti" per non soffrire e rischiare. Più semplice collocarsi in zone d'ombra intermedie dove è sempre pronta un'uscita di sicurezza, una porta socchiusa per ancora potere scappare e fuggire e illudersi di ricominciare (per es. la scelta di convivere di tanti ragazzi nasconde anche queste dinamiche).

Insieme  - è vero - vi sono tutte la difficoltà di un tempo non facile per i giovani, un tempo che ha azzerato la speranza, carico di precarietà e incertezze.
E così, ecco finte giovinezze "perpetue", adolescenze mai finite, spesso in un protrarsi di riti sterili e tristi (dallo spritz, all'obbligo di divertirsi a tutti i costi, ai viaggi, alla moda, all'apparire...per non dire altro). Oppure, vite votate alla carriera  e agli studi e ad una coltivazione di sè spesso colta e raffinata, ma impermeabili a ciò che davvero da senso e riempie il cuore, in un continuo rimandare un'assunzione di responsabilità per la propria esistenza, illudendosi che questa sia eterna.

MA...NON E' COSI'!  Il tempo scorre e in un attimo la GIOVINEZZA passa e non solo!
Ed è davvero una tragedia quando questo meraviglioso periodo si insabbia e arena e non si apre e non si decide ad un futuro, ad una prospettiva di pienezza e di senso, ad una direzione di vita, all'AMARE!


Cari amici, dal Signore abbiamo ricevuto doni straordinari! 
Per ciascuno Egli ha in serbo una "META d'AMORE", una vocazione di santità e bellezza: scopriamola e inseguiamola! La nostra persona, ai Suoi occhi, è unica e irripetibile così come le nostre vite: rendiamole luminose e generose e amanti !

E' importante, al riguardo, imparare e allenarsi ogni giorno ad un primo passo cruciale: LA PREGHIERA! 
Chiediamo continuamente al Signore, come San Francesco: "Signore cosa vuoi che io faccia?".  Lui è il custode dei nostri sogni e desideri, della nostra strada, della nostra felicità. Crescendo nell'intimità con Lui, sarà più facile intuire la direzione e la meta; non saremo più soli nel nostro discernimento e nella nostra ricerca. Lo Spirito Santo di Dio, pazientemente ci offrirà luce e orientamento e pace.

Sarà necessario imparare e allenarsi ogni giorno ad un altro passo fondamentale: LA DECISIONE!
Ogni pur piccola decisione, infatti, ci impegna alla consapevolezza di noi stessi, ci porta a scoprire e valorizzare la bellezza seminata da Dio in ciascuno. Ci abilita a passi sempre più ampi e impegnativi, senza la pretesa di avere "tutto e subito".  Ci indirizza alle grandi scelte, ci sollecita a guardare lontano, ad uscire da noi stessi, ci deve spingere ad AMARE.

Là dove permane, l'autoreferenzialità pagana e senza Dio, così come il lasciarsi andare, la fuga, il disimpegno, il farsi trascinare, la non assunzione di responsabilità o il peccato dell'accidia (come è definito dalla Chiesa), ci si prepara a giorni vuoti, di tristezza e solitudine.

E tu... che "META D'AMORE" hai scoperto per la tua vita? 
Stai pregando per essa? E come ti stai decidendo nei suoi confronti?

Vi benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


La DECISIONEè la persona in atto...
che risponde: "presente!a un appello del MONDO,
e che si impegna nella vita  con la sua RISPOSTA
Emmanuel Mounier

domenica 29 dicembre 2019

UNA PREGHIERA PER LE FAMIGLIE DEI FRATI E DEGLI ASPIRANTI FRATI

Assisi - Giovani frati fra amici e parenti 

Pace e bene 
cari amici in "ricerca" e che forse sognate la vita francescana e di "diventare frati".
Oggi si celebra la "Santa Famiglia di Nazaret" e insieme siamo invitati a pregare per tutte le nostre famiglie e le famiglie del mondo.

In particolare vi invito a pregare per le famiglie dei religiosi, le famiglie di noi frati francescani, e dei giovani aspiranti alla vita consacrata. La famiglia è il cuore pulsante di ogni vocazione, è uno scrigno di santità se vissuta nello spirito del Vangelo, dell'amore reciproco, del donarsi disinteressato. Dall'esempio  e dalla fede di mamma e papà sboccia il desiderio di consacrazione nel cuore dei figli .

Preghiamo anche per quelle famiglie, per quei genitori (purtroppo sempre più frequenti) che guardano con ostilità ad una possibile scelta francescana dei loro figli, che spesso ne ostacolano la vocazione alla vita consacrata o sacerdotale. Sovente si tratta di genitori che si dicono credenti, frequentano la chiesa e hanno trasmesso la fede ai propri figli, eppure, guardano con orrore e inquietudine all'idea che uno di loro "entri in convento". Decisamente meglio e più rassicurante pensarlo ingegnere o medico o insegnante, ma  frate, Mai!

Spesso questi atteggiamenti nascono da "un volere bene distorto", da una sorta di "eccesso di amore" e "possesso" nei riguardi dei propri cari, determinando una specie di "accerchiamento affettivo" che rischia però di bloccarne i desideri e le aspirazioni più profonde, di tarparne la libertà. I figli in realtà mai dovrebbero essere considerati di proprietà e dominio esclusivo dei genitori, ma sempre un Dono dall'Alto e il cui progetto di vita e di futuro è nel cuore di Dio.

Non a caso, nel vangelo in cui si narra di Gesù (dodicenne) che viene ritrovato nel tempio e rimproverato da Maria e Giuseppe per la sua prolungata assenza, Gesù stesso dice loro una frase emblematica: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). Questa, in fondo, è la vocazione alla vita consacrata, ma anche la vocazione ineludibile di ogni credente, chiamato prima di tutto ad "occuparsi delle cose del Padre", avere mente e cuore e intelligenza e affetti interamente e prima di tutto orientati al Signore e alla sua volontà e nel Signore tutto leggere e interpretare.

Un amore per il Signore che non esclude perciò gli altri amori, ma li ordina indicando una priorità e così rendendoli liberi e fecondi, offrendo ad essi fondamento e sostegno. 

Al riguardo, San Francesco che aveva ben capito questo, ha lasciato ai suoi frati un forte richiamo: Niente altro dobbiamo desiderare, niente altro volere, niente altro ci piaccia e diletti se non il Creatore e Redentore nostro Gesù Cristo”(FF 70-71).

A Lui sempre la nostra lode!
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Frati con alcuni famigliari

sabato 28 dicembre 2019

VUOI DIVENTARE FRATE? CHE FINE HA FATTO GESU'?

Giovane frate francescano in preghiera 

Caro amico "in ricerca",
e forse col pensiero (almeno ogni tanto) di consacrarti al Signore, di "diventare frate":
Pace e Bene.

Abbiamo appena celebrato il Natale, una delle più grandi feste della nostra fede cristiana. Il Natale, un appuntamento di amore e di gioia! In questo giorno, infatti, riceviamo il più bel regalo: Gesù, Dio - fatto uomo, l' Emmanuele: il Dio con noi! Ma... ti invito a  riflettere su una domanda:

Che ne hai fatto di  Gesù che è nato a Natale? Lo hai accolto? O è rimasto alla periferia di casa tua, della tua famiglia, della tua vita?

Forte è, infatti, il rischio di relegarlo in un angolino sperduto del cuore o addirittura di dimenticarcene, di non tenerne per nulla conto, di non avere per lui alcun posto. Eppure è lui, Gesù il centro della festa del Natale!! Del resto come non ricordare cosa è successo a Betlemme: Maria ha dato alla luce il suo bambino in una stalla perché “non c'era posto nell'albergo"(Lc 2,7)). E nel vangelo di San Giovanni si legge: " venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto". (Gv 1, 11).  Cosa possiamo dedurne? Il Dio di tutto l'universo, fonte di tutta la vita e di tutto l'amore, senza il quale nulla è stato creato e nulla esiste, è respinto, lasciato fuori! Questo non può non interrogarti così come interrogava San Francesco, quando vagando fra i boschi gemeva e piangeva e si addolorava constatando che "L' amore non è amato"

C'è spazio, dunque nel tuo cuore per Gesù o è già pieno e ingombro d'altro (di te stesso, di altre preoccupazioni, di tante cose, ecc.)? Gesù è davvero importante per te? Lo ami o ti è indifferente?  Forse ti spaventa o temi ti possa chiedere troppo? Forse sei molto occupato per avere il cuore rivolto a Lui?

Il Natale senza Gesù è un "falso", una " fake news" che dà un piacere temporaneo, quando in realtà, ci è offerta una gioia ben più profonda e duratura! La vera festa di Natale è un incontro d'amore con il nostro Dio che si rende umile, così piccolo e indifeso, da dissolvere ogni nostra paura o timore nei suoi riguardi, da eliminare ogni ostacolo per così avvicinarci a Lui . Colui che è "totalmente Altro" si fa il "totalmente Vicino" tanto da poterlo tenere tra le nostre braccia, abbracciarlo nel nostro cuore e accoglierlo nella nostra vita. E se gli diamo il benvenuto, allora tutto cambia, tutto si illumina e si trasforma! Ogni aspetto dell'esistere assume il suo significato più vero, diventa fecondo, generativo! Al riguardo è bellissima l'esperienza di Maria: il suo " SI' " all'angelo trasforma ogni suo precedente progetto, cambiando la sua e la vita stessa dell'intera umanità. 

Quindi, caro amico "in ricerca": come Maria, non temere di dire il tuo SI' al Signore, al progetto che ha in serbo per te fin dall'eternità. Non temere a dire SÌ alla vita, alla gentilezza, alla bellezza, alla gioia, alla fecondità, alla speranza che viene dal Signore Gesù ! Lascia che sia Lui a prendere possesso della tua vita, dagli il tuo benvenuto, fai spazio per Lui.

Lascia che Gesù prenda forma in te, possa nascere in te e gradualmente assumere il primo posto nel tuo cuore fino a poter ripetere le parole di san Paolo : " Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me" (Gal 2, 20).
Francesco d'Assisi , al riguardo, ti guidi e ti sia di esempio! Per lui, infatti, la realtà prima, centrale, desiderabile sopra ogni cosa era di "avere il cuore rivolto senza posa verso il Signore" (Regola non Bollata XXII; FF 59). Parlando ai frati così li esortava: "niente altro dobbiamo desiderare, nint'altro volere, nient'altro ci piaccia o diletti se non il Creatore e Redentore nostro" (fonti francescane 70-71);  "Niente ci ostacoli, niente ci separi, niente si interponga" a Lui! (FF69)

Che anche tu, mio caro amico, possa diventare un novello San Francesco! A tal punto unito a Cristo così da essere definito come Francesco, un "Alter Christus" (un "altro Cristo ") e portare sempre e a tutti la tenerezza del suo amore. Allora sarà sempre Natale!

Questa è la vocazione francescana, questo significa diventare frate, questo è essere cristiani!
Domenichino: Madonna e San Francesco con Gesù Bambino (1621-25)
cfr: vocationfranciscaine

giovedì 26 dicembre 2019

DALL'INDIFFERENZA AL "FARE DIFFERENZA" - Lettera "aperta" ai giovani di Brunilde (19 anni)


Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Si celebra oggi la memoria di S. Stefano il primo giovane ucciso a causa di Gesù e del Vangelo. Nel nostro mondo occidentale, episodi tanto drammatici certo difficilmente ormai accadono (in altri paesi lontani ancora si rischia la pelle in nome della fede e in odio ad essa!) . Oggi però qui da noi, vige un nuovo atteggiamento ormai generalizzato, un virus forse peggiore dell'odio, che sta devastando non solo la fede di molti, ma anche gli affetti, le relazioni, la coscienza, la libertà, la dignità della nostra umanità. Parlo dell' INDIFFERENZA, di un indurimento del cuore, di un menefreghismo dilagante per cui si chiudono gli occhi di fronte ad episodi crudeli, non ci si lascia toccare da nessuna ingiustizia, neppure ci si sente coinvolti in alcun richiamo di bene o bellezza o idealità... La "crisi vocazionale" che la Chiesa vive, nasce anche da questo sentire ormai diffuso che irride e ostacola qualsiasi richiamo a "spendersi" a "donare la vita" per Dio e per gli altri. 

Al riguardo, Brunilde (una ragazza di 19 anni), ha scritto una lettera aperta ai suoi coetanei "indifferenti" . Ve la propongo: è davvero bellissima e provocante!

A tutti ancora un BUON SANTO NATALE!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


LETTERA APERTA AI GIOVANI INDIFFERENTI...
CHE VOGLIONO FARE LA DIFFERENZA!

  Eravamo al pian terreno, accanto alla pista. Si è formato un cerchio di ragazzi attorno, noi abbiamo cercato di intervenire, ma è stato un attimo. Nicco perdeva sangue dalla bocca, quei due che l’avevano picchiato sono scappati, nessuno li ha fermati. Abbiamo cercato di soccorrerlo, di sollevare il corpo, era pesante, nessuno ci dava aiuto, erano tutti lì a riprendere la scena con i telefonini (Filippo, amico della vittima)

Costa Brava, a 70 km da Barcellona, discoteca St. Trop’ (14 agosto 2017).

Niccolò Ciatti, 22 anni, morto il giorno dopo il pestaggio...ed “erano tutti lì a riprendere con i telefonini”.  

Che ne pensi? Sai, ripensando a questa scena mi è venuta in mente la Crocifissione. È vero, allora non c'erano i telefonini...ma quanto popolo c'era, lì, in quel momento, impassibile! Mancavano solo i macabri, inermi riflettori dei flash, riservati a Niccolò. Ma le persone c'erano in entrambe le occasioni. Persone vive, con un cuore, una coscienza, dei sentimenti, dei pensieri! Persone "vive"...davvero?

Ti faccio una domanda, che in un primo momento potrà sembrarti banale: chi ha ucciso Niccolò? I giornali hanno riportato che sono stati tre ceceni (dai 20 ai 26) ad ammazzarlo di botte, con il calcio finale sul viso. Proviamo a cambiare il punto di osservazione: Niccolò veniva pestato a sangue, e nessuno è intervenuto. Era appena stato picchiato, e nessuno l'ha soccorso. 

Per che cosa è morto, solo per le botte? Sei sicuro?
Più di qualche anno fa ho ascoltato in una fiction televisiva una frase che da allora di tanto in tanto mi torna alla mente, e diceva più o meno questo: "Sai qual è l'opposto dell'amore? L'indifferenza, perché nell'odio risiede ancora una dimostrazione di interesse". Te che ne dici?
Per capire meglio cosa sia questa indiffernza, l'ho cercata nel dizionario di casa (uno di quelli delle guerre puniche...!) e ho trovato "mancanza di partecipazione e di interesse". Come sinonimo, invece, era riportata la parola apatia, ovvero "incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse, dal punto di vista affettivo o anche intellettivo".
Forse ci possono aiutare due rappresentazioni bibliche efficaci per capire meglio l'indifferenza e l'amore: il cuore duro e il cuore puro.

Adesso però c' è una cosa pazzesca che vorrei dirti...nella cultura semita il cuore non è il centro dell'emotività, come lo è per noi. È ben di più. Per gli ebrei il cuore è la sede delle tue scelte, delle tue decisioni. È la sede della tua coscienza! Non è geniale?

Un cuore duro quindi come potrà essere? Io me lo immagino come una terra riarsa al sole nelle giornate estive più secche, così impaccata che non riesce nemmeno più ad assorbire acqua né a respirare. Oppure come i terreni negli inverni rigidi, che si imbiancano senza che la brina possa penetrarli. 

Un cuore che non partecipa e non si interessa, che non si fa carico delle cose, degli impegni, delle persone, come sarà? Splendente, riposato, respirante, gioioso, ordinato, con voglia di vivere? O, piuttosto, spento, stanco, affollato (e quindi sempre e comunque immerso nella solitudine) e soffocato, triste, disordinato, morto dentro?

Il cuore duro è un cuore separato. Separato da Dio, dagli altri, da se stesso.
Perdendo la comunione con Dio l'uomo subisce la rebellione delle passioni e l'oscuramento della conoscenza, deforma il modo di rapportarsi agli altri e alle cose, crea conflitto sociale e strutture di peccato.
La separazione nel cuore dagli altri può portarci a non riconoscere quello che dobbiamo fare, quello che è importante, che vale, la parte più profonda della vita e delle persone alla quale non vogliamo rinunciare.
La separazione nel cuore da noi stessi può portarci a non riconoscere quello che possiamo fare, chi siamo, il nostro valore (in quanto figli di Dio), la parte più profonda di noi alla quale non vogliamo rinunciare?

E com' è facile che le cose scivolino di dosso, come l'acqua! Talvolta anch'io mi sorprendo a pensare o dire che non c'entro niente con quanto accaduto, che la responsabilità è di questo, quello, quell'altro...e la mia?
Un lavoro negligente, uno studio superficiale e dell'ultimo secondo, le amicizie trascurate, la battuta non pensata "contando fino a dieci" (come dicono sempre i genitori), una chiamata posticipata troppo, le omissioni (mancate azioni di bene),...diciamocelo: non è colpa dell'allenatore che ci ha chiesto un allenamento in più, della nonna che ci ha tenuto al telefono mezz'ora, dell'amico... La responsabilità è nostra, senza scuse. E quanto muoriamo dentro di noi, giorno dopo giorno, o facciamo soffrire gli altri, giorno dopo giorno!

Però la Bibbia ci parla anche del cuore puro. Dono del Signore e frutto dell'impegno personale. Impegno nell'amore. La via della carità purifica il cuore da quei pesi, quei blocchi che attanagliano la nostra vita, la nostra volontà, la nostra libertà.
Lo Spirito sostiene il cammino, ma è l'uomo che cammina. Un percorso lento ma costante, alimentato con la preghiera, l'esercizio pratico delle virtù; ricco di gesti frequenti e generosi di premurosa attenzione. Perché la carità non ci rende indifferenti, ma capaci di amare tutti appassionatamente in Dio.

Ehi, ma questo è il Regno dei Cieli! Non il Paradiso, ma il Regno di Cieli: quello vicino a noi, che possiamo vivere ogni giorno nonostante tutti gli impegni che abbiamo e le cose che facciamo: perché Dio regna, e regna anche sulla terra, sulla nostra storia.

"Amare gli altri sia per te più che stare in un appartato eremo", diceva San Francesco ad un superiore di un convento affaticato dalle cattive relazioni con alcuni suoi frati.
E ce lo dice proprio lui, quel Francesco che ad un certo punto ha deciso: voglio passare dall'indifferenza a voler fare la differenza!
Facendo pulizia del cuore dal "di più", per essere disponibile.
Facendo sintesi, unione e coerenza tra tutti i diversi ambiti della mia vita.
Dando senso alle mie azioni, e omissioni.

Per essere santi non ci sono abbonamenti speciali, caratteristiche ereditarie o posizioni socialmente ultili o di svantaggio! Francesco ha voluto fare la differenza rispetto a quello che era, nelle piccole cose, in ogni azione, impegno, relazione, per essere parte delle tante gocce del mare dell'amore. Gocce indispensabili. 
Quanto amore possiamo vivere in ogni giornata! Non ci credi? "Vieni e vedi"...

Per accompagnarti nell'immersione della tua quotidiana Felicità, S. Francesco ti lascia una sua preghiera tutta speciale che lo ha aiutato nel suo cammino:

"O alto e glorioso Dio,
illumina el core mio.
Dame fede dricta,
speranza certa,
carità perfecta,
humiltà profonda,
senno e conosciemento,
che io servi li toi comandamenti".

Brunilde, 19 anni  (spiritodelsole3@gmail.com) 

E ancora auguri di Buon Natale a tutti voi con uno splendido canto natalizio
che ci rinfranca ed eleva lo spirito  

mercoledì 25 dicembre 2019

FRANCESCO E IL NATALE

Basilica del Santo(Pd) - Cappella di san Francesco 
Presepio di Greccio (Ubaldo Oppi - 1932)

"Spesso, frate Francesco, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava “Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come il belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole" (Fonti Francescane 470 - dalla vita di san Francesco di fra Tommaso da Celano).

"Senza Gesù non c'è Natale, c'è un'altra festa, ma non Natale". (papa Francesco)

In Gesù, per Gesù e con Gesù,
auguri di cuore di un Santo Natale 
a tutti voi e alle vostre famiglie
dai vostri fratelli frati Francescani

lunedì 23 dicembre 2019

SE STAI PENSANDO DI DIVENTARE FRATE, RICORDA CHE...


LETTERA DI ANGELO
Caro fra Alberto, a giorni inizierò con i frati, per alcuni mesi, un'esperienza vocazionale in convento per poi continuare il mio discernimento, come spero, entrando in Postulato. Il mio desiderio è di diventare frate, di consacrami al Signore, di donarmi agli altri. E' un passo bello e atteso e cercato quello che sto per fare, ma anche ne sento un pò il peso e l'impegno.  Le chiedo di ricordarmi nella preghiera e anche di darmi qualche suo buon consiglio per vivere al meglio questa esperienza. Angelo (26 anni -  di Torino)
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RISPOSTA DI FRA ALBERTO.
Caro Angelo, (...)  ti sono vicino e ti ricordo nella preghiera e ti incoraggio in questa esperienza così importante per la tua scelta di vita. Di seguito trovi alcune indicazioni per il tuo percorso che spero possano essere utili a te come a tanti altri giovani in discernimento vocazionale. (...) Ti benedico!

SE STAI PENSANDO DI DIVENTARE FRATE, RICORDA CHE...

- Tale scelta ha il suo senso e la sua pienezza unicamente nel desiderio e nella volontà di donarti completamente al Signore, e di rispondere con gioia al suo amore. Altri motivi non sono sufficienti a giustificare tale via! Ritorna pertanto sempre con il cuore a quando ti sei sentito chiamare e guardare e amare in modo speciale dal Signore!  

- Tieni poi presente che, d'ora innanzi, sempre più dovrai abbandonare e mettere in secondo piano i tuoi progetti, le tue comodità, la ricerca della tua gloria e fama, i soldi, il successo, la pretesa di farti da solo. Ogni volta, infatti, che ti lascerai sedurre da queste cose, metterai a repentaglio la tua chiamata, la tua scelta. Non dimenticarti invece della promessa del Signore e della sua fedeltà quando ti dice: "chiunque lascerà casa, padre, madre, campi a causa mia..riceverà cento volte tanto e la vita eterna". 

- Inoltre, la vocazione, la chiamata di Dio, è un tesoro prezioso che va custodito: infatti, la si può anche perdere o dissolvere quando non ci si prende cura di sè e si viene meno a quelle piccole, ma fondamentali fedeltà che ogni giorno però riportano e riconducono il nostro cuore a Gesù e all'intimità con Lui, in particolare la fedeltà alla preghiera!

- Difficoltà, dubbi e momenti di oscurità fanno parte del cammino! Inutile illudersi diversamente!  Non farti dunque prenderti dal panico se  queste situazioni arriveranno! Il Signore non ti lascerà solo e non ti farà mancare la sua Grazia anche quando ti troverai a vivere momenti di noia, solitudine, di incompresione da parte degli altri, di monotonia. Confida in Lui e nel sostegno di una buona guida spirituale!

- Se poi hai pensato di entrare a far parte di una comunità perfetta e senza macchia, in una chiesa perfetta, di incontrare solo frati o sacerdoti perfetti, hai sbagliato strada!! Questa perfezione esiste solo nel tuo immaginario, ma è lontanissima dalla realtà che sempre ci rimanda invece alla parzialità, alla debolezza, alla fragilità di persone e istituzioni; che sempre chiama in causa l'umanità povera e limitata di ciascuno, anche la tua! Ama piuttosto i fratelli che ti ritroverai accanto e vivi l'esperienza di comunità che ti è offerta come una grande opportunità di crescita e confronto.

- Resisti allo scoraggiamento e alla tentazione di lasciare alle prime inevitabili difficoltà:  il nostro nemico (il maligno) al riguardo, sa bene, infatti, dove colpirci presto nei nostri lati più vulnerabili. Non cadere dunque nelle sue trappole quando dovrai misurarti con le tue o altrui fragilità, quando ti scoprirai incapace di salvare il mondo, quando l'esempio di qualche consacrato non sarà all'altezza delle tue aspettative. 

- Soprattutto, ricorda, che senza una vita di "preghiera" ben presto ti ritroverai più vicino "al mondo" che "al cielo" e dunque ti diventerà impossibile restare un giovane libero e puro in una "scelta di vocazione". In tal caso, anche se decidessi di diventare frate, correresti il rischio di una "doppia vita" o di una "vita mediocre" e dunque infelice e vuota. 

- Tieni poi a bada e smaschera la tentazione forse più subdola che solitamente colpisce chi si avvia in un cammino di discernimento: la nostalgia per un passato che si intende lasciare, ma che inconsapevolmente continuiamo a richiamare e rincorrere. Un giovane che decide di orientarsi alla vita religiosa non può vivere di pensieri nostalgici e di tristezze e continui ripensamenti. Piuttosto lo accompagna la gioia  e uno sguardo di speranza verso il futuro. 

- La felicità e la serenità nel cammino che ti accingi a compiere saranno dunque strettamente legate al tuo consegnarti al Signore in umiltà e in pieno abbandono a Lui, in totale fiducia al suo disegno su di te! Ed è quanto ti auguro con tutto il cuore! 
Allora Maria disse: 
«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
(Luca 1, 38)

giovedì 19 dicembre 2019

QUALCUNO ASPETTAVA PROPRIO ME!


Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Condivido oggi la lettera inviatami da Gianni, un ragazzo di Roma, in cui mi parla del suo percorso di vita e di discernimento, come del suo imminente ingresso in una comunità di accoglienza vocazionale per sperimentare più da vicino la nostra vita francescana. Ringraziandolo per la testimonianza che ci ha regalato, invito tutti a sostenerlo con la nostra preghiera, affidandolo al Signore Gesù.

A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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Caro fra Alberto,
ormai da parecchio seguo il tuo blog: grazie! Mi è stato davvero utile in tanti passaggi!
A gennaio entrerò in una comunità di accoglienza vocazionale per un'esperienza di vita insieme ai frati francescani. Non so se diventerò frate, ma ho capito che la mia vita di prima non mi basta più e intendo perciò spenderla nell'amore, nel donarmi per il Signore e per gli altri. Mi sono molto ritrovato in un tuo recente post in cui parli di ferite come seme di vocazione. Ho pensato perciò di inviarti qualche riga sulla mia ricerca e il mio percorso vocazionale, forse immaginando che le mie parole possano essere utili anche ad altri ragazzi. 

Per tanto tempo, lo ammetto, la stessa parola vocazione (che da adolescente era qualche volta risuonata in me) mi ha infastidito e l'ho rifuggita con determinazione, accantonando insieme la mia fede e inseguendo freneticamente i miei progetti di studio e lavoro e di realizzazione personale.
Ho dunque concluso i miei studi in ingegneria energetica trovando subito un ottimo lavoro in una multinazionale e buttandomi a capofitto in tutto ciò che mi attirava e piaceva e potevo finalmente permettermi. Tanti entusiasmi e voglia di spaccare il mondo, di prendere e godermi tutto ciò che la vita mi poteva offrire,  insieme però a un ritrovarmi spesso insoddisfatto e incompleto, con una sete dentro, mai pienamente saziata.

Ma  poi, piano piano,  forse anche per essere caduto in molti errori e avere percorso ostinatamente varie strade illusorie alla ricerca di chissà quale impossibile felicità ( viaggi, carriera, sport, palestra, amicizie e storie d'amore superficiali ed egoiste..) il Signore ha riaperto una piccola breccia nel mio cuore. 

Questo spiraglio è stato caratterizzato all'inizio da una semplice preghiera mattutina in metrò andando al lavoro, iniziata un pò per caso, probabilmente per lenire la sofferenza sommersa che stava riemergendo. Ho scoperto ben presto come questo piccolo spazio dell'anima, questo momento spirituale fosse l'unico modo per avere un pò di quel conforto che mi mancava, di quella consolazione e un pò di luce che non avevo nelle giornate frenetiche e vuote che stavo ormai conducendo. Via via per questa breccia mi sono trovato a lasciar entrare sempre un pò di più il Signore che fino ad allora avevo praticamente escluso dalla mia vita.  Ho così rimesso piede in chiesa; ricordo una "prima" toccante confessione, una "prima" messa dopo anni di lontananza e il riaffiorare un pò "fastidioso" della parola vocazione... Mi sono affidato con tanto tremore anche ad un frate chiedendogli di accompagnarmi e farmi un pò da guida spirituale e recuperare e crescere nella fede che avevo perduto da troppo.

La scorsa estate, con altri ragazzi, abbiamo fatto un pellegrinaggio di una settimana a piedi verso Assisi dalla Verna: un'esperienza bellissima, davvero francescana! Un momento di svolta!  Giunto alla Porziuncola, stanchissimo, in quella chiesetta ho avuto la percezione chiara di sentirmi abbracciato e voluto bene .. di un bene immenso! Alla Porziuncola qualcuno aspettava proprio me!! Ho pianto tanto mentre si faceva avanti un pensiero più chiaro:  che la direzione e il senso da dare alla mia vita (la vocazione appunto!)  non era quel qualcosa che fino ad allora mi ero inventato e avevo deciso da solo, unicamente da me stesso. Era giunto ormai il tempo di mettermi in ascolto, di assumere una disponibilità umile e disarmata di fronte al Signore e al suo vangelo e alla sua dolce e amorevole proposta di vita per me: un invito a seguirlo che era ritornato nel cammino verso Assisi a farsi sentire e bussare al mio cuore e che ora dovevo finalmente assumere e guardare più da vicino, senza scappare!

Ho iniziato da allora un dialogo più intenso con il Signore, cercando di crescere nella familiarità con Lui, soprattutto dedicando più spazio alla preghiera intima, alla preghiera del cuore. Solo con la preghiera è possibile trovare ciò che Dio vuole da noi: questo ormai mi è chiaro!!  Nella preghiera, lo Spirito Santo ci rende capaci di ascoltare e percepire la voce di Colui che ci chiama con il nostro nome e da sempre ci conosce e ci mostra la via.  Anche per Francesco d'Assisi è stato così e il cammino dalla Verna alla Porziuncola è stato per me come rinnovarne i passi!
Fondamentale è stato l'aiuto di fra Matteo, la mia guida spirituale!

E così , caro fra Alberto, ecco in sintesi il mio cammino e la mia ricerca di vita. Fra pochi giorni sarà Natale: il Signore ci viene incontro, si fa trovare, è il "Dio con noi"! E' l'esperienza in realtà da me fatta in questi ultimi mesi.
Mi accingo a gennaio  a varcare la soglia del convento, per un nuovo pellegrinaggio, per sperimentare più da vicino la vita francescana ( ho chiesto l'aspettativa dal lavoro con grande meraviglia di tutti!) ; non so bene dove arriverò, ma ho il cuore in pace e sono nella gioia. So che il Signore mi sarà sempre vicino!

Ti chiedo una preghiera per me e il mio discernimento.
Grazie di cuore per quello che fai per tanti giovani come me.
Buon Natale. 

Gianni

venerdì 13 dicembre 2019

NELLE NOSTRE FERITE IL SEME DELLA VOCAZIONE


LETTERA DI ANGELO (22 anni) 
Caro fra Alberto, ti leggo sempre con grande interesse. Grazie per come ti dedichi a noi giovani (...) Da qualche tempo mi sto interrogando sulla vostra vita e forse, chissà, sarebbe bello diventare frate francescano. E' nato in me questo pensiero dopo una recente visita ad Assisi, alla Basilica e in particolare alla tomba di san Francesco che mi ha molto scosso e turbato. In quel luogo, osservando anche un giovanissimo frate che pregava, mi sono infatti ritrovato a piangere...; ho dovuto scappare via. Per qualche istante ho pensato che quella scelta forse poteva essere bella anche per me.  Mi vedo però pieno di difetti e la mia vita (per quanto giovane..ho 22 anni) ha già avuto vari insuccessi e molte ferite che spesso sanguinano e mi fanno star male (una sessualità a volte disordinata che non so gestire bene e, tante fatiche in famiglia..i miei sono separati, le varie fughe in cerca di piaceri immediati che poi mi lasciano un grande vuoto dentro, la lontananza dalla chiesa che solo da un pò sto in parte recuperando). Come può essere compatibile una scelta così grande con la mia vita così contorta? "Tra le mie ferite, i miei fallimenti e una possibile vocazione, quale relazione e che spiragli ci possono essere?" Grazie per quello che mi dirai (...)
Angelo da Milano
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RISPOSTA DI FRA ALBERTO
La vocazione: un passaggio dalla morte alla vita

Caro Angelo, grazie per quanto mi hai scritto di te. 
Mi chiedi in definitiva:  "Tra le mie ferite, i miei fallimenti e una possibile vocazione, quale relazione e che spiragli ci possono essere?" 
E' una domanda che anche molti altri ragazzi spesso mi pongono in termini analoghi: "sono così.., ho fatto questo e quello..., ho questo peccato, ho un vizio che mi pungola.., come posso pensare di diventare frate, di consacrarmi al Signore? 
Per risponderti ricorro in parte ad una bellissima catechesi che recentemente ho udito proprio ad Assisi (al Convegno Giovani GVA 2019

Il relatore (padre Jean Paul Hernandez) chiedendosi l’origine di ogni vocazione rimandava al senso profondo del Battesimo che abbiamo ricevuto e che spesso rischiamo di non comprendere o dimenticare. Infatti, nel battesimo, in quell'essere immersi nell'acqua del fonte per poi rimergere è significato il nostro scendere con Gesù Cristo nella morte (nei nostri peccati e fallimenti e vizi e oscurità) per poi risalire con Lui rinnovati e lavati, rinati a nuova vita. Nei primi secoli del cristianesimo questo passaggio dalla morte alla vita espresso nel battesimo era ulteriormente rimarcato  dal fatto che la celebrazione dello stesso avveniva durante la lunga notte tra il sabato santo e la domenica di Pasqua, cioè un passaggio attraverso la morte per arrivare alla resurrezione. Da qui un'espressione di P. Jean Paul che mi ha molto colpito:  "Non c’è vocazione se non nasce proprio dal battesimo cioè uno scendere prima nella propria morte" .

La vocazione non nasce dunque dalle nostre lauree, tanto meno dalla nostra ricchezza, né dalle nostre tante qualità, o perché sono una persona intelligente, spiritosa, accogliente, di buone maniere: No! Da lì non giunge alcuna vocazione. Nasce invece proprio dai tuoi fallimenti, e da quelli più grossi, quelli che magari non riesci neanche a confessare. 

Sei stato ad Assisi e alla tomba di San Francesco! Ebbene, il giovane Francesco, ricco e viziato ed egocentrico e pieno di sè, non sarebbe diventato San Francesco se non avesse attraversato precedentemente l’esperienza dell'essere sconfitto in guerra e della dura prigionia nel carcere a Perugia, se non avesse attraversato gli anni della giovinezza in cui non sapeva cosa fare, in cui sembrava un po’ “inebetito”, una sorta di fallito, se non avesse avuto l’ennesimo insuccesso a Spoleto (quando va in fumo anche l'ultimo tentativo di diventare cavaliere a cui tanto aspirava), quando è costretto a fermarsi, a riconoscere di non farcela, di non capire nulla, quando tutto gli va storto! Ebbene, proprio in tutti questi passaggi contorti, lì nasce la sua vocazione: nel fondo della morte.

Ecco, il battesimo è scendere nella propria morte e accorgersi che nel luogo più lontano dal cielo, nel fondo della vasca, nel luogo in cui tu ti senti morto (come Francesco quando è prigioniero a Perugia o come quando scappa impaurito e vigliacco di fronte al lebbroso, oppure quando si reca a Spoleto ancora rincorrendo inutili sogni di gloria) proprio lì, il Signore vuole iniziare con te l’avventura più bella del mondo. Lì, nelle sue morti, anche Francesco intuisce una parola diversa, un richiamo di salvezza e vita nuova, suggerita dallo Spirito: "Francesco, ma di chi ti devi fidare di più, da chi riceverai di più, dal servo o dal padrone?".  In definitiva, a Spoleto, Francesco accetta finalmente di porsi una domanda radicale e forte (suggerita dalla sua storia e dal Signore) circa il senso e l'orientamento da dare alla propria vita: per CHI e per CHE COSA vale la pena d'ora innanzi io mi spenda e lotti e creda? 

Allora, caro Angelo, il primo quesito che devi porti circa la tua vocazione è: “qual è la mia morte? Che cosa dentro di me sa di morte?”. "Forse qualche grave ferita che ho ricevuto, forse qualche grave fallimento, forse i miei genitori che reputo non mi abbiano amato come avrebbero dovuto amarmi, forse sono figlio di una famiglia piena di conflitti, forse io stesso ho fatto tanto del male, forse io stesso anni fa ho fatto qualcosa di molto brutto che non riesco ancora a perdonarmi, o forse ancora oggi ho una brutta dipendenza che è la mia morte a cui non ci voglio pensare, da cui non riesco a uscire??!!" Eccolo lì, questo è il fondo della tua vasca, il luogo dove ti fai schifo, il luogo dove ti senti maledetto, lontano da Dio, lontano dal cielo, dentro al sarcofago. Ma queste ferite possono diventare i tuoi punti di forza; dai tuoi fallimenti e segni di morte, in Gesù, puoi rialzarti e ritrovare una nuova via, la tua via, la tua vocazione.

Nella Basilica superiore di san Francesco ad Assisi, avrai certo visto come Giotto rappresenti in un affresco un famoso episodio della vita del Poverello: il suo incontro con il crocifisso di san Damiano. Francesco è all'interno di una chiesetta tutta diroccata e squarciata (essa stessa ferita!) ed è in ginocchio davanti a questa immagine che tutti conosciamo. È un Crocifisso che parla di vita anche se immerso nella morte: ha, infatti, gli occhi aperti e spalancati, è vivo! Secondo alcuni studiosi questa icona va interpretata simbolicamente come una tomba, un sarcofago, un lungo sarcofago orizzontale.  Dunque il Crocifisso di San Damiano è un Cristo che è già uscito dal sepolcro, che fa sorgere e venire la vita anche da una tomba e da uno strumento di morte com'era la croce.

Non è un caso allora se Francesco, proprio in quel momento della sua vita, in cui sta ancora cercando, in cui certo ha già avuto l’esperienza di Spoleto, ma ancora non sa molto bene come regolarsi e ancora spesso cade, fa delle fughe per non capire bene che cosa Dio gli sta dicendo, ecco, proprio in quel momento lì, davanti a questo crocifisso capisce che è nella sua morte, nella sua ferita, nel suo fallimento che Dio gli sta parlando e che Dio lo renderà capace di essere vicino ad altri fallimenti, a tutti i falliti della storia. 

Il crocifisso gli rivela, infatti, una missione, una vocazione, una strada da percorrere forte e inaspettata: “ Francesco va e ripara la mia casa, che come vedi cade in rovina”
Lui proprio perchè ferito, fallito, incompleto e irrealizzato, lui stesso in fondo "casa in rovina" può incrociare lo sguardo del Crocifisso, "il fallito" per eccellenza (secondo la logica del mondo),  e scoprirvi il volto del Risorto, lo sguardo del Signore Gesù il vivente che ha sconfitto ogni morte e da questi sentirsi amato e inviato per le strade degli uomini ad annunciare l'amore e la pace, a risanare e guarire, confortare e riparare tanti cuori infranti e dolenti e affaticati. 

È grazie alle crepe della sua vita che il Signore ha potuto chiamare Francesco a riparare le crepe della Chiesa universale cioè della comunità, degli altri, dell'umanità…  
Così facendo caro Angelo anche tu potrai riparare le tue crepe e ferite ed essere guaritore di quelle altrui e trovare la tua vocazione.

Ti incoraggio dunque caro fratello! Non temere! Gli  spiragli di cui mi chiedi per giungere alla tua vocazione sono dunque già tutti dentro di te. Devi solo osare ad accoglierli, dando loro un nome,  e attraverso di essi intravedere il volto di Gesù crocifisso e risorto e diventare anche tu "un guaritore ferito".

Ti benedico ! Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Il Sogno di Spoleto: quando Francesco, dopo averle provate tutte ed essere passato attraverso  una serie di fallimenti, ritenta ancora una volta l'ultimo sogno : diventare cavaliere. Si arruola pertanto in un esercito in partenza per la Puglia . Ma, a poche miglia da Assisi, una voce interiore gli pone la domanda fondamentale : Di chi ti devi fidare di più? Chi vuoi seguire e servire?   
“Messosi dunque in cammino, giunse fino a Spoleto e qui cominciò a non sentirsi bene. Tuttavia, preoccupato del suo viaggio, mentre riposava, nel dormiveglia intese una voce interrogarlo dove fosse diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: «Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?» Rispose: «Il padrone». Quello riprese: «Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito?». Allora Francesco interrogò: «Signore, che vuoi ch’io faccia?» Concluse la voce: «Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa devi interpretarla in tutt’altro senso». Destatosi, egli si mise a riflettere attentamente su questa rivelazione. Mentre il sogno precedente, tutto proteso com’egli era verso il successo, lo aveva mandato quasi fuori di sé per la felicità, questa nuova visione lo obbligò a raccogliersi dentro di sé. Attonito, pensava e ripensava così intensamente al messaggio ricevuto, che quella notte non riuscì più a chiuder occhio. Spuntato il mattino, in gran fretta dirottò il cavallo verso Assisi, lieto ed esultante. E aspettava che Dio, del quale aveva udito la voce, gli rivelasse la sua volontà, mostrandogli la via della salvezza. Ormai il suo cuore era cambiato. Non gl’importava più della spedizione in Puglia: solo bramava di conformarsi al volere divino.” (FF 1401 - Dalla Vita di San Francesco -  Leggenda dei tre compagni)


Alcune domande per la riflessione personale

- Qual’ è la mia morte? Dove sento puzza?
- Fuggo o so stare nel fallimento?
- Sto cercando qualcosa nella vita?
- Sto personalmente cercando Dio?
- Che immagine ho di Dio? I volti che incontro ogni giorno mi parlano di Lui?
- La parola vocazione cosa mi suscita? Mi fa paura? Mi destabilizza?
- Ci sono / o ci sono stati dei momenti della mia vita in cui ho cominciato a rispondere?
- Ho un rapporto personale con Cristo? Lo conosco, ci parlo, lo amo, mi faccio guidare dalla sua parola?
- Amo la mia Chiesa? So donarmi nel servizio e nel sostegno delle debolezze dei fratelli?


domenica 8 dicembre 2019

MARIA CI GUIDA NEL DISCERNIMENTO DELLA VOCAZIONE

Brescia- Chiesa/convento san Francesco
Statua dell'Immacolata

Cari amici, celebriamo oggi la solennità dell'Immacolata, tanto cara a tutti noi frati francescani. 

In questo fine settimana mi trovo con un gruppetto di giovani del Nord Italia per il ritiro mensile del Gruppo san Damiano. Siamo in un nostro bellissimo santuario, a "San Romedio" in Trentino val di Non, circondati da una natura meravigliosa, sentendoci vicini e in comunione con altri ragazzi in discernimento (del centro- sud) che si ritrovano invece ad Assisi per un analogo incontro. 

Di seguito ecco un commento vocazionale al Vangelo dell'Annunciazione, lo stesso che ho proposto ai giovani presenti. Spero possa essere utile anche a tanti di voi che mi seguono nel blog. 

Affido tutti all'intercessione della beata Vergine Maria Immacolata. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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COMMENTO VOCAZIONALE 
AL VANGELO
DELL'ANNUNCIAZIONE

DAL VANGELO DI LUCA (1, 26-38)
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava MARIA. Entrando da lei, l’angelo disse:“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.(«Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!» = CEI 1997). A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all'angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l'angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.
APPROFONDIMENTO DEL  TESTO 

V.26 « Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio…»
Dio prende l'iniziativa! E' Lui che sceglie Maria fra tutte le fanciulle d'Israele, è Lui che le invia il suo messaggero.

► Ecco una prima legge costante dell'agire di Dio: ogni chiamata/vocazione è sempre frutto dell'amore libero, gratuito e preveniente di Dio. 
Così fu anche la chiamata di Abramo, di Mosè, di tutti i profeti. Così la chiamata di Maria. Alle volte si può avere l'impressione di essere noi a porci “in ricerca” di Dio. Ma non è mai così: è sempre Dio che fa il primo passo. Se noi lo cerchiamo è perché lui, per primo, suscita in noi il desiderio di incontrarlo (forse ne è la prova anche il fatto che siamo qui). Di fronte a un Dio che si comporta così, che mantiene sempre l'iniziativa, c'è posto soltanto per la disponibilità, l'accoglienza e il ringraziamento: le qualità di Maria che possiamo imitare.

Ricordo qualche momento particolare nella mia vicenda di vita (e vocazionale) in cui posso dire di essere stato visitato/toccato dal Signore. Come l’ho accolto? Come ho risposto? (fuga, paura, dubbi, stupore, ascolto.)
= Come mi pongo davanti all'imprevisto di Dio, al suo modo di intervenire nella mia vita e nella storia? So riconoscerlo nelle modalità in cui egli si svela, senza imporgli le mie?


V. 27 «La vergine si chiamava MARIA »
Maria è una fanciulla ebrea, che conduce una vita normale nella più semplice quotidianità, una vita che ad occhi superficiali per nulla si distingue da quella di tutte le altre ragazze della sua età. Come ogni pio ebreo attende il Messia. 
Maria vive a Nazareth, un paese sconosciuto e senza importanza, al punto che l'Antico Testamento non lo nomina neppure una volta. Il suo promesso sposo, è un falegname. Una storia quotidiana, quasi banale. E’proprio questa fanciulla, semplice e sconosciuta, che Dio sceglie per farne la madre del Messia.

Da qui una seconda considerazione per noi: Dio non segue le valutazioni degli uomini per chiamare qualcuno, anzi! 
Gli uomini giudicano secondo criteri terreni (di forza, di potere, di autosufficienza). La legge di Dio invece è l'amore gratuito e il suo agire è mosso da uno sguardo più profondo, che rifugge la superficialità e l’apparire, ma guarda alla disponibilità del cuore, all’umiltà…alla verità di noi stessi.

In questa situazione di Maria siamo invitati ad uno sguardo positivo su noi stessi, il nostro ambiente famigliare, la nostra storia; per quanto normale e forse “banale”; per quanto segnato anche da mediocrità…e ferite! Questa è storia amata e conosciuta da Dio e in questa mia storia il Signore vuole entrare. 
= Chiedo al Signore di stare davanti a Lui e nella mia vita “in verità”, allontanando ogni finzione o apparire o falsità. Gli chiedo di aiutarmi a rimuovere ciò che inquina il mio e suo sguardo positivo su di me, tutto ciò che mi porta a svalutarmi.


V. 28 Entrando da lei, [l’angelo]disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.    («Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!»)
Secondo il testo greco, la prima parola dell'angelo non è un semplice saluto, ma è un riconoscimento estasiato/gioioso dalla bellezza di Maria, la “piena di Grazia”, la ripiena di Dio, la “tutta bella – la tota pulchra”. Una bellezza che è molto di più dell’estetica: è salvezza!! Perché in fin dei conti l’assenza del peccato originale rende Maria bellissima, poiché Ella corrisponde pienamente a quell’idea di umanità che Dio aveva quando creò l’uomo e la donna. Ecco il perché di quell’esclamazione di gioia, di letizia: il Signore riempie totalmente la vita di Maria, in lei non c’è ombra di peccato o distanza da Dio!

► Terza considerazione vocazionale: Le chiamate di Dio sono prima di tutto una chiamata alla “pienezza in Lui”, a “fare il pieno di Lui” e dunque alla “gioia”, alla meraviglia, alla bellezza. 
Siamo tutti chiamati allo stesso destino di Maria, a recuperare quella bellezza che è lo splendore del cuore prima ancora che l’estetica di un corpo. E solo quando il Signore ci riempie totalmente, sperimentiamo la pace del cuore, la Gioia vera, la fine di quel vuoto e di quella noia che spesso ci assale!

= Cosa (peccati particolari, vizi, abitudini.) o chi (relazioni, affetti, legami) mi impedisce di far spazio al Signore, di essere “pieno di Lui”, di avere “gioia piena”?
= Per dilatare la mia disponibilità alla grazia, come curo la dimensione contemplativa della vita (la preghiera e i sacramenti, la continuità tra la preghiera e la vita...)?


V. 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. (cfr. anche v 34)
Le resistenze, i turbamenti, le tentazioni appartengono alla dinamica della chiamata. Il fatto che perplessità e interrogativi ricorrano di norma nei racconti biblici di vocazione significa che il dubbio in sé stesso non è deviazione colpevole, ma è una tappa di discernimento necessaria.

► Quarta regola vocazionale: Dio interpella una libertà, e una libertà/volontà responsabile. 
Lui ti rivolge un invito, ma questo non ti esime dalla tua fatica, da un discernimento non scontato né facile, rischioso. Tuttavia, il dubbio non deve restare la nostra ultima parola: il dubbio permanente finisce per tarpare le ali della fede e paralizza le possibilità di una risposta generosa al Signore.

Ripercorro con la mente ed il cuore, le mie paure, i miei tentennamenti, i miei dubbi, i miei tanti interrogativi…
= Succede, nella mia vita, che il dubbio - da reazione costruttiva - degeneri in paralisi distruttiva? Quali ne sono le cause? Mi affido a Maria, giovane donna umile e …forte!

V. 30 L'angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. (Cfr. V.28: il Signore è con te”. Cfr. V.37.  nulla è impossibile a Dio).
Il cammino che Maria è chiamata a intraprendere accanto al Figlio Gesù è un cammino difficile. Ma c'è una sicurezza: «Il Signore è con te…non temere». Dio non toglie le difficoltà, ma si fa presente nelle difficoltà. Dio non si limita ad affidarci un compito: cammina con noi per svolgerlo.

► Quinta considerazione vocazionale: Quando il Signore chiama e ti suggerisce una strada, ti concede anche la forza e il sostegno per intraprenderla: non ti abbandona, ma cammina con te!

Fidati…non temere…il Signore è con te… nulla è impossibile a Dio: parole così semplici, così luminose, dette dall’angelo a Maria, che sprigionano una forza onnipotente. Maria sa ascoltare in profondità questa parola e sa credervi con fede piena, con assoluto abbandono e mi invita a credere con Lei.

= Voglio FIDARMI del Signore… o ancora nel mio cuore in fondo penso, che così…resterò... fregato?!


V. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
L’angelo svela a Maria la sua missione. Maria è chiamata ad essere madre, madre di quel Figlio, e in Lui di tutti gli uomini. Ma è una missione che essa scoprirà gradualmente nel corso della sua vita, fino ad afferrarne completamente il senso solo ai piedi della croce di Gesù. Ma la croce (morire per amore!) fa subito parte dell’annuncio: sarà una ragazza madre, additata, a rischio lapidazione e abbandono… “E anche a te una spada trafiggerà l'anima” (Lc 2, 25). Nella culla di Gesù gli iconografi già raffigurano la tomba, il sepolcro, a indicare il suo cammino di donazione e amore fino alla morte!!!

► Sesta regola vocazionale: la chiamata alla vita religiosa è sempre e solo in vista di Gesù e non è mai esente dalla croce (morire per amore!).
Lui, siamo chiamati a concepire, a generare, a nominare, lodare, invocare, far conoscere, amare… Questo è il nostro Natale quotidiano!

Capita talvolta di assistere a qualche “inquinamento” vocazionale, dove i motivi di una scelta e di un desiderio sono anche altri da Gesù: fuga dal mondo, incapacità relazionali, voglia di sicurezze, ricerca estetica (l’abito, il chiostro…), sogni di grandezza o di realizzazione personale (farò questo o quello..) . Chiedo a Maria di purificare i miei desideri e le mie intenzioni per guardare SOLO a GESU’.
= Che ne è della croce nella mia vita? La considero come un incidente di percorso, o la considero veramente come il crocevia nell'esercizio della missione che mi è affidata? Nella mia vita spirituale assomiglio forse a un abile ingegnere stradale, che progetta comode tangenziali, quadrifogli e grandi raccordi, pur di evitare il Calvario?


V. 38 Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto".
L'angelo l'ha chiamata "piena di grazia", e Maria chiama sé stessa "serva". Piena di grazia e serva: in questi due nomi è racchiuso tutto il progetto di Dio, tutta l'esistenza cristiana. 
Tutto ciò che sei e che hai è dono di Dio (grazia), di conseguenza tutto ciò che sei e che hai deve farsi dono (servizio). La chiamata di Dio è stata da Maria accolta e vissuta secondo questo schema semplicissimo: grazia e servizio. Delicato ed attento il primo gesto di Maria dopo l’annuncio dell’angelo: visita la cugina Elisabetta.

► Settima regola vocazionale: Un’autentica chiamata del Signore, non mira principalmente alla nostra autorealizzazione (io basto a me stesso!), 
ma chiede l’abbandono alla volontà di Dio, chiede un SI’! Sempre ha come stile e finalità il servizio, il donarsi, la condivisione di quanto ricevuto!

Anche a me oggi il Signore dice: “Hai trovato grazia ai miei occhi”. Grazie Signore: Sento che sono importante, unico, desiderabile, degno ai tuoi occhi. Mi lascio raggiungere fino in fondo da questa Parola; mi ripeto all’infinito che io ho trovato grazia presso Dio, come Maria.  Gli chiedo, come Francesco, di mostrarmi la missione che ha in serbo per me: “Signore cosa vuoi che io faccia?”.
Eccomi…: Quanta ricchezza di presenza in questo “Eccomi!”; Quante volte Dio stesso per primo l’ha pronunciato, l’ha ripetuto nei miei riguardi. Lui non ha mai smesso di cercarmi, di starmi appresso, di camminare con me, dovunque io sia andato. Quanti prima di me e quanti anche oggi, insieme a me ripetono “eccomi”! No, non sono solo. “Eccomi” (Is 65, 1) ripete Dio; “Eccomi, sono la serva del Signore” risponde Maria; “Ecco, io vengo per fare la tua volontà” (Sal 39, 8) dice Cristo…E io..cosa dico?