domenica 8 dicembre 2019

MARIA CI GUIDA NEL DISCERNIMENTO DELLA VOCAZIONE

Brescia- Chiesa/convento san Francesco
Statua dell'Immacolata

Cari amici, celebriamo oggi la solennità dell'Immacolata, tanto cara a tutti noi frati francescani. 

In questo fine settimana mi trovo con un gruppetto di giovani del Nord Italia per il ritiro mensile del Gruppo san Damiano. Siamo in un nostro bellissimo santuario, a "San Romedio" in Trentino val di Non, circondati da una natura meravigliosa, sentendoci vicini e in comunione con altri ragazzi in discernimento (del centro- sud) che si ritrovano invece ad Assisi per un analogo incontro. 

Di seguito ecco un commento vocazionale al Vangelo dell'Annunciazione, lo stesso che ho proposto ai giovani presenti. Spero possa essere utile anche a tanti di voi che mi seguono nel blog. 

Affido tutti all'intercessione della beata Vergine Maria Immacolata. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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COMMENTO VOCAZIONALE 
AL VANGELO
DELL'ANNUNCIAZIONE

DAL VANGELO DI LUCA (1, 26-38)
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava MARIA. Entrando da lei, l’angelo disse:“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.(«Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!» = CEI 1997). A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all'angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l'angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.
APPROFONDIMENTO DEL  TESTO 

V.26 « Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio…»
Dio prende l'iniziativa! E' Lui che sceglie Maria fra tutte le fanciulle d'Israele, è Lui che le invia il suo messaggero.

► Ecco una prima legge costante dell'agire di Dio: ogni chiamata/vocazione è sempre frutto dell'amore libero, gratuito e preveniente di Dio. 
Così fu anche la chiamata di Abramo, di Mosè, di tutti i profeti. Così la chiamata di Maria. Alle volte si può avere l'impressione di essere noi a porci “in ricerca” di Dio. Ma non è mai così: è sempre Dio che fa il primo passo. Se noi lo cerchiamo è perché lui, per primo, suscita in noi il desiderio di incontrarlo (forse ne è la prova anche il fatto che siamo qui). Di fronte a un Dio che si comporta così, che mantiene sempre l'iniziativa, c'è posto soltanto per la disponibilità, l'accoglienza e il ringraziamento: le qualità di Maria che possiamo imitare.

Ricordo qualche momento particolare nella mia vicenda di vita (e vocazionale) in cui posso dire di essere stato visitato/toccato dal Signore. Come l’ho accolto? Come ho risposto? (fuga, paura, dubbi, stupore, ascolto.)
= Come mi pongo davanti all'imprevisto di Dio, al suo modo di intervenire nella mia vita e nella storia? So riconoscerlo nelle modalità in cui egli si svela, senza imporgli le mie?


V. 27 «La vergine si chiamava MARIA »
Maria è una fanciulla ebrea, che conduce una vita normale nella più semplice quotidianità, una vita che ad occhi superficiali per nulla si distingue da quella di tutte le altre ragazze della sua età. Come ogni pio ebreo attende il Messia. 
Maria vive a Nazareth, un paese sconosciuto e senza importanza, al punto che l'Antico Testamento non lo nomina neppure una volta. Il suo promesso sposo, è un falegname. Una storia quotidiana, quasi banale. E’proprio questa fanciulla, semplice e sconosciuta, che Dio sceglie per farne la madre del Messia.

Da qui una seconda considerazione per noi: Dio non segue le valutazioni degli uomini per chiamare qualcuno, anzi! 
Gli uomini giudicano secondo criteri terreni (di forza, di potere, di autosufficienza). La legge di Dio invece è l'amore gratuito e il suo agire è mosso da uno sguardo più profondo, che rifugge la superficialità e l’apparire, ma guarda alla disponibilità del cuore, all’umiltà…alla verità di noi stessi.

In questa situazione di Maria siamo invitati ad uno sguardo positivo su noi stessi, il nostro ambiente famigliare, la nostra storia; per quanto normale e forse “banale”; per quanto segnato anche da mediocrità…e ferite! Questa è storia amata e conosciuta da Dio e in questa mia storia il Signore vuole entrare. 
= Chiedo al Signore di stare davanti a Lui e nella mia vita “in verità”, allontanando ogni finzione o apparire o falsità. Gli chiedo di aiutarmi a rimuovere ciò che inquina il mio e suo sguardo positivo su di me, tutto ciò che mi porta a svalutarmi.


V. 28 Entrando da lei, [l’angelo]disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.    («Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!»)
Secondo il testo greco, la prima parola dell'angelo non è un semplice saluto, ma è un riconoscimento estasiato/gioioso dalla bellezza di Maria, la “piena di Grazia”, la ripiena di Dio, la “tutta bella – la tota pulchra”. Una bellezza che è molto di più dell’estetica: è salvezza!! Perché in fin dei conti l’assenza del peccato originale rende Maria bellissima, poiché Ella corrisponde pienamente a quell’idea di umanità che Dio aveva quando creò l’uomo e la donna. Ecco il perché di quell’esclamazione di gioia, di letizia: il Signore riempie totalmente la vita di Maria, in lei non c’è ombra di peccato o distanza da Dio!

► Terza considerazione vocazionale: Le chiamate di Dio sono prima di tutto una chiamata alla “pienezza in Lui”, a “fare il pieno di Lui” e dunque alla “gioia”, alla meraviglia, alla bellezza. 
Siamo tutti chiamati allo stesso destino di Maria, a recuperare quella bellezza che è lo splendore del cuore prima ancora che l’estetica di un corpo. E solo quando il Signore ci riempie totalmente, sperimentiamo la pace del cuore, la Gioia vera, la fine di quel vuoto e di quella noia che spesso ci assale!

= Cosa (peccati particolari, vizi, abitudini.) o chi (relazioni, affetti, legami) mi impedisce di far spazio al Signore, di essere “pieno di Lui”, di avere “gioia piena”?
= Per dilatare la mia disponibilità alla grazia, come curo la dimensione contemplativa della vita (la preghiera e i sacramenti, la continuità tra la preghiera e la vita...)?


V. 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. (cfr. anche v 34)
Le resistenze, i turbamenti, le tentazioni appartengono alla dinamica della chiamata. Il fatto che perplessità e interrogativi ricorrano di norma nei racconti biblici di vocazione significa che il dubbio in sé stesso non è deviazione colpevole, ma è una tappa di discernimento necessaria.

► Quarta regola vocazionale: Dio interpella una libertà, e una libertà/volontà responsabile. 
Lui ti rivolge un invito, ma questo non ti esime dalla tua fatica, da un discernimento non scontato né facile, rischioso. Tuttavia, il dubbio non deve restare la nostra ultima parola: il dubbio permanente finisce per tarpare le ali della fede e paralizza le possibilità di una risposta generosa al Signore.

Ripercorro con la mente ed il cuore, le mie paure, i miei tentennamenti, i miei dubbi, i miei tanti interrogativi…
= Succede, nella mia vita, che il dubbio - da reazione costruttiva - degeneri in paralisi distruttiva? Quali ne sono le cause? Mi affido a Maria, giovane donna umile e …forte!

V. 30 L'angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. (Cfr. V.28: il Signore è con te”. Cfr. V.37.  nulla è impossibile a Dio).
Il cammino che Maria è chiamata a intraprendere accanto al Figlio Gesù è un cammino difficile. Ma c'è una sicurezza: «Il Signore è con te…non temere». Dio non toglie le difficoltà, ma si fa presente nelle difficoltà. Dio non si limita ad affidarci un compito: cammina con noi per svolgerlo.

► Quinta considerazione vocazionale: Quando il Signore chiama e ti suggerisce una strada, ti concede anche la forza e il sostegno per intraprenderla: non ti abbandona, ma cammina con te!

Fidati…non temere…il Signore è con te… nulla è impossibile a Dio: parole così semplici, così luminose, dette dall’angelo a Maria, che sprigionano una forza onnipotente. Maria sa ascoltare in profondità questa parola e sa credervi con fede piena, con assoluto abbandono e mi invita a credere con Lei.

= Voglio FIDARMI del Signore… o ancora nel mio cuore in fondo penso, che così…resterò... fregato?!


V. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
L’angelo svela a Maria la sua missione. Maria è chiamata ad essere madre, madre di quel Figlio, e in Lui di tutti gli uomini. Ma è una missione che essa scoprirà gradualmente nel corso della sua vita, fino ad afferrarne completamente il senso solo ai piedi della croce di Gesù. Ma la croce (morire per amore!) fa subito parte dell’annuncio: sarà una ragazza madre, additata, a rischio lapidazione e abbandono… “E anche a te una spada trafiggerà l'anima” (Lc 2, 25). Nella culla di Gesù gli iconografi già raffigurano la tomba, il sepolcro, a indicare il suo cammino di donazione e amore fino alla morte!!!

► Sesta regola vocazionale: la chiamata alla vita religiosa è sempre e solo in vista di Gesù e non è mai esente dalla croce (morire per amore!).
Lui, siamo chiamati a concepire, a generare, a nominare, lodare, invocare, far conoscere, amare… Questo è il nostro Natale quotidiano!

Capita talvolta di assistere a qualche “inquinamento” vocazionale, dove i motivi di una scelta e di un desiderio sono anche altri da Gesù: fuga dal mondo, incapacità relazionali, voglia di sicurezze, ricerca estetica (l’abito, il chiostro…), sogni di grandezza o di realizzazione personale (farò questo o quello..) . Chiedo a Maria di purificare i miei desideri e le mie intenzioni per guardare SOLO a GESU’.
= Che ne è della croce nella mia vita? La considero come un incidente di percorso, o la considero veramente come il crocevia nell'esercizio della missione che mi è affidata? Nella mia vita spirituale assomiglio forse a un abile ingegnere stradale, che progetta comode tangenziali, quadrifogli e grandi raccordi, pur di evitare il Calvario?


V. 38 Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto".
L'angelo l'ha chiamata "piena di grazia", e Maria chiama sé stessa "serva". Piena di grazia e serva: in questi due nomi è racchiuso tutto il progetto di Dio, tutta l'esistenza cristiana. 
Tutto ciò che sei e che hai è dono di Dio (grazia), di conseguenza tutto ciò che sei e che hai deve farsi dono (servizio). La chiamata di Dio è stata da Maria accolta e vissuta secondo questo schema semplicissimo: grazia e servizio. Delicato ed attento il primo gesto di Maria dopo l’annuncio dell’angelo: visita la cugina Elisabetta.

► Settima regola vocazionale: Un’autentica chiamata del Signore, non mira principalmente alla nostra autorealizzazione (io basto a me stesso!), 
ma chiede l’abbandono alla volontà di Dio, chiede un SI’! Sempre ha come stile e finalità il servizio, il donarsi, la condivisione di quanto ricevuto!

Anche a me oggi il Signore dice: “Hai trovato grazia ai miei occhi”. Grazie Signore: Sento che sono importante, unico, desiderabile, degno ai tuoi occhi. Mi lascio raggiungere fino in fondo da questa Parola; mi ripeto all’infinito che io ho trovato grazia presso Dio, come Maria.  Gli chiedo, come Francesco, di mostrarmi la missione che ha in serbo per me: “Signore cosa vuoi che io faccia?”.
Eccomi…: Quanta ricchezza di presenza in questo “Eccomi!”; Quante volte Dio stesso per primo l’ha pronunciato, l’ha ripetuto nei miei riguardi. Lui non ha mai smesso di cercarmi, di starmi appresso, di camminare con me, dovunque io sia andato. Quanti prima di me e quanti anche oggi, insieme a me ripetono “eccomi”! No, non sono solo. “Eccomi” (Is 65, 1) ripete Dio; “Eccomi, sono la serva del Signore” risponde Maria; “Ecco, io vengo per fare la tua volontà” (Sal 39, 8) dice Cristo…E io..cosa dico?

mercoledì 4 dicembre 2019

AVVENTO : UN TEMPO PER ATLETI !


Ormai da giorni le strade sono piene di luci, i negozi stracolmi, la corsa al regalo avviata, la pubblicità e il grande businness natalizio galoppanti a pieno regime. 
Sommesso e debole e quasi nascosto e soffocato rischia di essere, al contrario, il nostro cammino spirituale dell'Avvento; flebili e quasi invisibili rischiano di apparire i segni che rimandano a questo percorso interiore.

In realtà il tempo di Avvento, non ha nulla di "debole":  è, infatti, un periodo speciale, unico, davvero "forte"!  
È per sportivi, per atleti, per appassionati ed entusiasti. 

La liturgia non a caso è ricca di immagini che evocano movimento, lo spostarsi e il mettersi in cammino, la necessità di riposizionare e aggiustare la propria vita, l'invito ad uscire dalla staticità e dalla mediocrità. Nelle letture appare evidente questa sana e provocante tensione: preparatevi! state pronti! spianate la strada! riempite e date un senso alle vostre vite vuote...

VIENE IL SIGNORE !

Grande è il rischio di rendere il Natale una festa banale, di giungervi in modo superficiale e "pagano".  L’Avvento ci indica l’essenziale della vita. 

La relazione con il Dio-che-viene-a-visitarci dà a ogni gesto, a ogni cosa una luce diversa, uno spessore, un valore simbolico. Da questa prospettiva viene anche un invito alla sobrietà, a non essere dominati dalle cose di questo mondo, dalle realtà materiali, ma piuttosto a governarle" (Papa Francesco - Angelus 27 novembre 2016)

IMMERSI NEL MISTERO DELL'INCARNAZIONE!

Tutta la pedagogia liturgica, i testi, i colori, i preparativi ci guidano verso questa gioia che vivremo a Natale. 
La gioia non può essere limitata ai sensi dello sguardo e del gusto, deve invadere il cuore. L'Avvento è dunque un prezioso momento di preparazione interiore, un tempo in cui "allenarsi", "fare palestra", "esercitarsi" spiritualmente con la pazienza e la tenacia degli atleti che mirano a grandi risultati. 

Approfittiamo della profondità delle letture per ascoltare la voce del profeta Giovanni Battista, del profeta Isaia ..., dedichiamo spazio al silenzio e alla preghiera personale...,  prepariamo la strada per accogliere il Signore Gesù che viene.

LA BUONA BATTAGLIA DELLA FEDE

Il tempo dell’Avvento è un cammino fatto di gioia ma anche di dolore, di luce ma anche di buio. E' la buona battaglia della fede. 
Dio è più potente e più forte di tutto. Questa convinzione dà al credente serenità, coraggio e la forza di perseverare nel bene di fronte alle peggiori avversità. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore e di pace!”. (Papa Francesco -  Cattedrale di Bangui, 29 novembre 2015)

VEGLIAMO E VIGILIAMO!

L’invito di Gesù nel tempo dell’Avvento è a vegliare, a fare attenzione, a non sprecare le occasioni di amore che ci dona: 

Essere attenti e vigilanti sono i presupposti per non continuare a ‘vagare lontano dalle vie del Signore’, smarriti nei nostri peccati e nelle nostre infedeltà; essere attenti ed essere vigilanti sono le condizioni per permettere a Dio di irrompere nella nostra esistenza, per restituirle significato e valore con la sua presenza piena di bontà e di tenerezza”. (Papa Francesco, Angelus 3 dicembre 2017).

A TUTTI... BUON CAMMINO D'AVVENTO!

lunedì 2 dicembre 2019

PERCHE' PREGARE? COME PREGARE ?


Pace e bene
cari amici in "ricerca".

Spesso mi sento rivolgere questa domanda: Perchè pregare? E, come pregare?
Al riguardo vi propongo oggi una bellissima riflessione di un anziano e saggio confratello che vive con me nel Convento del Santo (Pd): Frate Francesco Ruffato, 85 anni di passione evangelica e gioia francescana .

All'inizio dell' Avvento, le sue parole ci sono di grande aiuto, per chiederci com'è la nostra preghiera e forse ravvivarla, riaccenderla se necessario, per prepararci ad accogliere il Signore Gesù che viene.

A Lui sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Signore, insegnaci a pregare

Sono certo che le prime preghiere le ho imparate dalla mia mamma e dal mio papà che, dopo una frugale cena, guidava la recita del santo rosario: lingua ufficiale il latino “macheronico” o un “italiano” dialettale.

Da grandicelli imitavamo i genitori: piegavamo le sedie di paglia verso lo stomaco. I fratelli più piccoli si adagiavano tra il grembo della mamma e le ringhiere della sedia. Pregavamo per i vivi e per i morti. Si concludeva con una preghiera classica nelle famiglie dei cristiani contadini: “Gesù, Giuseppe, Maria, vi dono il cuore e l’anima mia; Gesù, Giuseppe, Maria, assistetemi nell’ultima mia agonia; Gesù, Giuseppe, Maria, spiri in pace con voi l’anima mia”.
A dieci anni avevo già la convinzione che non fosse domenica senza partecipare alla S. Messa. Si pensava e si pregava così al mio paese, il 95% di contadini al termine della seconda guerra mondiale.

Oggi in Italia è molto bassa la percentuale di cristiani praticanti.
Sopravvivono la devozione popolare e alcune tradizioni religiose che si mescolano con il folclore. Nei giorni festivi lo spazio occupato nel passato dalla partecipazione alla Messa, oggi è riservato alle attività sportive. Nel giorno di riposo la famiglia si stempera e quel giorno non è più il giorno dello scambio di opinioni, del pranzo condiviso o del buon umore familiare, dove i piccoli si alimentano del credo dei genitori. I piccoli crescono fuori, come se appartenessero ad altri e vivessero in un altro pianeta.

Con l’aumento dell’istruzione, anche la scuola sembra alienare il fatto religioso.
I più intellettuali dei cristiani vantano il diritto di considerare che tutto è pregare: quando si lavora, quando si mangia, quando ci si diverte. A questa lettura del mondo Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, così rispondeva: “Oggi alcuni affermano Dio non conoscibile e verificabile, non più attuale, e ne deducono la necessità di distogliere da Lui ogni interesse per concentrarlo tutto e solo sulla realtà mondana. Altri, Dio non lo vogliono neppur pensato e nominato, lo dichiarano “morto”, perché alienante e di ostacolo al progresso. Spiegano la morte di Dio dicendo: “Dio è morto in Gesù Cristo che (…) diventando “uomo, si è seppellito nell’uomo”.

E così si è passati da un Cristianesimo senza Dio a un Cristianesimo senza Cristo, (..) ad un Cristianesimo che si batte per la giustizia sociale e per il benessere. Siamo caduti – in un certo senso - in un integrismo a rovescio: sacro e profano si identificano di nuovo. Nel Medio Evo il sacro assorbiva il profano dichiarandolo sacro; adesso il profano si mangia il sacro, dichiarando sacro sé stesso.

John Henry Newman, celebre teologo anglicano convertito al cattolicesimo e recentemente canonizzato da Papa Francesco, denuncia che abbiamo ridotto il Vangelo a una “fede razionale”, e Robert Cheaib, ultimo biografo di Newman, scrive, citandolo, che alcuni si rifugiano nello slogan: “Tanto, io prego sempre”

Ma osserva Cheaib. “Pregare lungo il giorno è effettivamente una caratteristica dello spirito cristiano, ma possiamo essere certi che, nella maggior parte dei casi, quelli che non pregano in tempi prefissati, in modo più solenne e diretto, non pregheranno mai bene.” Ed ancora: “Statene certi, fratelli miei, chiunque di voi sia convinto di disattendere alle sue preghiere mattutine e serali, sta rinunciando all’armatura che lo proteggerà dalle astuzie del diavolo (…) e cadrà senza preavviso, mentre chi è rigoroso nell’osservanza della preghiera del mattino e della sera, pregando con il cuore e con le labbra, difficilmente si smarrisce, perché ogni mattina e ogni sera portano a lui consiglio per ravvedersi.


La condizione più adatta per pregare bene è il silenzio, lontani dal rumore.
“Se vuoi pregare bene, prega spesso, prega con regolarità, prega con ritmo. La preghiera, essendo un’abitudine, va acquisita come tutte le altre abitudini, attraverso la pratica (…). Se vuoi pregare bene, devi accettare di cominciare a pregare male, dato che è tutto ciò che possiamo fare. Come possiamo altrimenti perfezionare la preghiera se non la pratichiamo?” 
( Newman )

Luigi Francesco Ruffato, frate del Santo