domenica 30 giugno 2019

PER CHI SONO IO?

ASSISI - GVA: Fra Andrea con un gruppo di giovani 
«Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci:
 “MA CHI SONO IO ?”
Tu puoi domandarti "chi sei tu" 
e fare tutta una vita cercando "chi sei tu". 
Ma domandati piuttosto:
“PER CHI SONO IO?”»

papa Francesco

venerdì 28 giugno 2019

LA STORIA VOCAZIONALE DI FRA DOMENICO PAOLO

Assisi: Fra Domenico Paolo (terzo, in basso, da sinistra) nel giorno della professione temporanea (24 agosto 2018)

Cari amici "in ricerca", pace e bene.

Condivido oggi con voi la bella storia vocazionale di un giovane frate, fra Domenico Paolo Di Ridolfi. Un'avventura d'amore, un cammino misterioso che vede protagonisti il Signore e san Francesco e il "Sì" disponibile e generoso di fra Domenico Paolo che ringrazio di cuore per la testimonianza assicurandogli la nostra preghiera e vicinanza.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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UNA "VOCE" HA BUSSATO AL MIO CUORE... 
E LA MIA VITA E' CAMBIATA

Fra DOMENICO PAOLO DI RIDOLFI 
RACCONTA LA SUA VOCAZIONE

Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più lo chiamavo, più si allontanava da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. A Éfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. (Os 11,1-3)

Mi chiamo fra Domenico Paolo Di Ridolfi e vengo da Atri, comune che si trova in provincia di Teramo. Sono voluto partire da questa Parola del profeta Osea perché è quella che più mi rappresenta nel mio cammino vocazionale. Fin da piccolo mi piaceva fare il commerciante, un'arte che mi riusciva bene. Il desiderio per questo mestiere cresceva tanto che all’età di 14 anni sono entrato a lavorare in un supermercato, anche se per motivi di studio vi andavo solo durante la stagione estiva. Così ricevuta la cresima il mio mondo era basato sulla scuola, i divertimenti e il lavoro, per Dio non c’era posto.


Tutto questo fino a quando due anni dopo fui ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma per una grave ipoacusia improvvisa all’orecchio destro. Dopo circa venti giorni di degenza cominciai a pregare il rosario, una preghiera che non conoscevo, ma che grazie alla radio dell’ospedale riuscii ad imparare. Fu un momento difficile, soprattutto perché dovevo accettare che non ci avrei sentito più; in questo momento fu proprio la preghiera a darmi la forza per combattere. Ma ciò che mi aspettava fuori era ancora più difficile poiché la scuola non mi voleva promuovere per la mia lunga assenza e così rinunciando ai divertimenti e facendomi forza sulla figura di Maria e quella di S.Francesco riuscii a recuperare tutte le materie e ad essere promosso con buoni voti.

Ho citato il nome di S. Francesco perché è stata un'immagine sempre viva durante il periodo di degenza, infatti, mentre pregavo il rosario, sentivo in continuazione le parole dette da lui in un film, che poi ho scoperto essere parole del vangelo. Erano entrate nel mio cuore.

In questo anno sentii forte la chiamata del Signore ma non sapevo come servirLo, pertanto mi riallontanai da Lui e tornai ad essere sordo alla sua chiamata, e finita la scuola iniziai a fare il lavoro che più mi piaceva e insieme alla mia famiglia aprimmo una macelleria e una salumeria nel cuore del centro storico di Atri. Sono anni belli, intensi, ma di grande confusione, perché dentro di me la voce di Dio non mi ha mai abbandonato e più scappavo da Lui e più era forte la sua presenza; così nel 2008 faccio una vacanza insieme ai miei amici a Ibiza dove si tocca l’apice del divertimento, ma ritornato a casa provo un senso di vuoto

Questa lacuna interiore comincia ad essere colmata quando mia madre m’invita ad andare con lei al Santuario di S. Gabriele dell’Addolorata a Isola del Gran Sasso (Te), dove mi accosto al sacramento della confessione dopo molti anni e il padre passionista m’invita a tornare per parlare più approfonditamente. Dopo tre incontri mi decido a cambiare e ad ascoltare i loro consigli tanto che qualche mese dopo entro nell’UNITALSI e comincio a comportarmi più seriamente soprattutto con le ragazze. Nel primo pellegrinaggio a Lourdes, ci sarà un evento che farà crollare tutte le mie sicurezze, ovvero l’incontro con un ragazzo disabile che mi permetterà di comprendere come Dio passa attraverso un limite, cosa che io non credevo e mi chiedevo: come può essere che un totalmente Altro si manifesti anche attraverso le nostre povertà?

Il ritorno da Lourdes fa cominciare il mio cammino di conversione e di riavvicinamento a Cristo e quindi alla chiesa e nel 2011 rientro nella parrocchia di S. Maria Assunta per mettermi al suo servizio; da qui la mia vita comincia ad avere uno stravolgimento sempre maggiore, infatti oltre al lavoro ci saranno le attività pastorali ad impegnarmi, trascurando amici e fidanzate, inoltre comincio anche a confrontarmi con un frate.

Il Signore mi stava e mi sta insegnando a camminare, ma io non compresi e ancora oggi non comprendo pienamente che Lui si prende cura di me, ma nel 2015 entro nel postulato dei frati minori conventuali e quindi in noviziato dove ho potuto conoscere più da vicino la persona di S. Francesco, toccare i luoghi dove lui è passato e interiorizzare il suo carisma. Ora mi trovo in post noviziato, in una tappa formativa (sto studiando teologia) che spero porti dei frutti a suo tempo!

In tutto ciò di una cosa sono certo: che il Signore è presente e vive lì dove le persone sono fragili, che Lui è capace di capovolgere il nostro ideale di limite, soprattutto in un mondo dove è presente il culto dell’efficienza e del successo. Egli si fa presente negli emarginati e negli esclusi. Le nostre povertà non sono da scartare ma da valorizzare dando loro un senso nuovo e, se riusciamo ad accoglierle, allora saremo capaci di accogliere anche quelle di qualunque persona che il Signore ci mette al nostro fianco che sia fratello, sorella, madre, padre, moglie o marito ecc..

Ringrazio Dio per tutto ciò che mi ha fatto scoprire lungo il cammino e per le tante cose che mi farà ancora scoprire!

Fra Domenico Paolo Di Ridolfi

Video della professione di fra Domenico Paolo e gruppo dei Novizi

tratto dalla rivista: San Francesco patrono d'Italia

giovedì 27 giugno 2019

5-10 AGOSTO 2019 -VIENI ALLA SETTIMANA VOCAZIONALE AD ASSISI?


Pace e bene cari giovani amici.

L'estate è sempre un tempo favorevole per vivere belle esperienze e approfondire la propria ricerca esistenziale e spirituale, per aprire la mente e il cuore a nuovi incontri, alla vita, alla felicità.

Fra le tante possibilità vi segnalo una settimana molto speciale ad Assisi/Basilica di san Francesco dal 5 al 10 agosto 2019 : una settimana di orientamento vocazionale per giovani (18-28 anni) dal titolo: "Alla scoperta della propria vocazione" attraverso l'ascolto, la ricerca, la preghiera e la fraternità...

Già mi immagino alcuni di voi escludere a priori tale possibilità, inorriditi dalla parola "vocazione"!!! "Per carità...non sia mai"!!!

È in parte vero, purtroppo, come ha detto recentemente anche papa Francesco, "che la parola vocazione ai giovani può fare paura, perché spesso è stata confusa con un progetto che toglie la libertà", come se in qualche modo nascondesse un doppio gioco, un imbroglio...una fregatura!
"In realtà Dio sostiene sempre fino in fondo la libertà di ciascuno" (papa Francesco) e ha grande rispetto per il cammino dei suoi figli, desiderando per ognuno una vita ricca di senso e bellezza, una vita piena e realizzata.

Proprio per questo, la parola vocazione non è da temere, ma anzi, è la parola che dovremmo amare di più, perché è il segno di quanto siamo importanti agli occhi di Dio. È l’indice di gradimento, presso di Lui, della nostra fragile vita, un'autentica scommessa sulla nostra povertà, come sul nostro futuro. E' la meraviglia di riconoscere – a un certo punto – che ciò che vogliamo per davvero è anche ciò che Dio vuole da noi, conseguenza di un incontro con Lui carico di stupore e gratitudine.

"Sì, perché, se Dio ti chiama, vuol dire che ti ama. Gli stai a cuore, e ti affida un compito che solo tu puoi svolgere. Un compito su misura, davvero adatto a te". (cfr. don Tonino Bello).

Carissimi, vi invito pertanto a questo appuntamento! Chi fosse interessato o volesse informazioni, ci scriva e ci contatti al più presto; i posti sono limitati.
Qui potrete vedere quanto prima il programma dettagliato.

E non temiamo di metterci in ascolto e in ricerca per riconoscere la nostra vocazione nella consapevolezza che «tutto ciò che viene toccato da Cristo diventa giovane e si riempie di vita. Coraggio allora! Cristo ci vuole vivi!» (papa Francesco)


Al Signore Gesù sempre la nostra lode
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

ESTATE 2019 - GIOVANI VERSO ASSISI

venerdì 21 giugno 2019

IL PAPA RICORDA AI FRATI TRE ASPETTI FONDAMENTALI DELLA LORO VOCAZIONE

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace!
Da pochi giorni si è concluso il nostro Capitolo Generale, un'assemblea che raduna ogni 6 anni i rappresentanti di tutti i frati sparsi nel mondo, per eleggere il Ministro Generale, il successore di san Francesco. Tutti i capitolari hanno avuto la grazia di partecipare ad un incontro riservato con Papa Francesco (lunedì 17 gugno) in Vaticano. In questa occasione il nuovo ministro generale, l'argentino fr. Carlos Trovarelli, gli ha rivolto qualche parola di saluto chiedendo al santo Padre la benedizione per il suo gravoso servizio e per l'Ordine intero. 
In risposta, Papa Francesco ha insistito su tre aspetti che sono al cuore della nostra vocazione francescana  e della scelta di vita di ogni frate: 
  • La fraternità : « La fraternità è un dono da accogliere con gratitudine. È una realtà sempre “in cammino”, in costruzione, e che pertanto chiede il contributo di tutti, senza che alcuno si escluda o sia escluso; nella quale non ci sono “consumatori” ma costruttori». 
  • La minorità : «A me piace tanto questo: pensare alla vostra minorità. Questa è una scelta difficile perché si oppone alla logica del mondo, la quale cerca il successo a qualunque costo, desidera occupare i primi posti, l’essere considerati come signori. Francesco vi chiede di essere minori, sull’esempio di Gesù che non è venuto per essere servito ma per servire (...) Sia questa la vostra unica ambizione: farsi servi, servirvi gli uni gli altri. Vissuta così, la vostra esistenza sarà profezia in questo mondo dove l’ambizione del potere è una grande tentazione».
  • La pace : « Predicate la pace. Il saluto francescano che vi contraddistingue è “Pace e bene!”, “Shalom we tob”, in ebraico, che ben possiamo tradurre con riconciliazione: riconciliazione con sé stessi, con Dio, con gli altri e con le creature, cioè vivere in armonia: pace che ti porta l’armonia. È una riconciliazione a cerchi concentrici, che parte dal cuore e si estende all’universo – ma in realtà parte dal cuore di Dio, dal cuore di Cristo»
Tre carattteristiche per la nostra vocazione sui passi di san Francesco, condensate in una frase della Regola: « la vita dei frati è questa: osservare il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità». Il papa non l'ha certo dimenticato :
«La vita francescana in tutte le sue manifestazioni nasce dall’ascolto del santo Vangelo, come ci mostra il Poverello nella Porziuncola quando, dopo aver ascoltato il racconto della sequela esclama: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!» (...) Il Vangelo dev’essere il vostro vademecumAscoltatelo sempre con attenzione; pregate con esso; e sull’esempio di Maria, “Vergine fatta Chiesa” (cfr S. Francesco, Saluto alla B.V. Maria, 1), meditatelo assiduamente, così che, assimilandolo, conformiate la vostra vita alla vita di Cristo»


Sei attratto o ti incuriosisce la nostra vocazione francescana ?
Contattami, sarò lieto di ascoltarti!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode!
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)




mercoledì 19 giugno 2019

STO FORSE SPRECANDO LA MIA VITA ?

Rito della Professione solenne.
Due frati prostrati a terra, mentre si cantano le litanie dei santi
Si dice che quando si sta per morire ci passerà davanti agli occhi tutta la nostra vita.
Mi sono sempre chiesto che cosa significhi: è una specie di film con le scene essenziali o una serie di fotografie? Chissà!

Di certo si tratterà di una luminosa verità su come abbiamo vissuto, se la nostra vita è andata sprecata o meno, se abbiamo amato o meno...

Per questo ogni sera è opportuno fare qualche minuto di esame di coscienza, per allenarsi a considerare la storia di quella giornata alla presenza di Dio: solo così ogni giorno successivo sarà una piccola resurrezione e ci alleneremo per la grande resurrezione finale.

Alessandro D'Avenia

sabato 15 giugno 2019

SE SEI "SINGLE" E CERCHI... PREGA SANT'ANTONIO "CASAMENTEIRO"

In preghiera davanti alla reliquia del Santo
Pace e bene cari amici “in ricerca”.

Sabato 22 giugno 2019, nella Basilica del Santo vi sarà una speciale celebrazione chiamata “sant’Antonio Casamenteiro”. Essa prende spunto da una devozione popolare particolarmente diffusa in Portogallo e nei Paesi dell’America Latina per sant’Antonio, pregato per trovare moglie o marito, appunto “accasarsi”(da cui l’appellativo “casamenteiro”).
Questo titolo rimanda anche ad un episodio della vita del Santo che, miracolosamente, procurando  la dote e un degno corredo ad una giovane molto povera, le consentì di giungere presto alle nozze tanto sperate.

Qualche tempo fa ne ha parlato scherzosamente anche papa Francesco di fronte a una classe di terza superiore di un liceo padovano (17 novembre 2017).
"In Argentina si venera tanto Sant'Antonio – ha detto il papa -  E’ il patrono delle ragazze che cercano un fidanzato"- "Vuoi marito? Prega s. Antonio!!

Con questa iniziativa, in realtà, noi frati della Basilica del Santo desideriamo andare incontro ad un’oggettiva  e diffusissima difficoltà, soprattutto di tanti giovani-adulti sui 30/40 anni,  di molti "single", nel trovare una direzione di vita, nel dare un senso pieno all’esistenza, nell’ individuare la propria vocazione e, soprattutto, nel trovare un affetto o una relazione stabile.  Sembra, infatti, che anche a molti di questi manchi spesso la “dote”, il “corredo” necessario,  per dare compimento alla propria esistenza!
E purtroppo, grande è anche la sofferenza che ne consegue di non intravedere un futuro,  di non riuscire ad incontrare un amore da ricambiare o un’anima gemella con cui costruire una storia o realizzare il sogno di farsi una famiglia, avere dei figli. Difficile per molti, anche l’accettazione serena di una vita da “single” percepita come subita e in cui il “treno delle opportunità appare ormai perso” per sempre .

Molte e varie le cause di questo fenomeno impensabile solo pochi anni fa:  
  • Oggi è necessario spendere per esempio notevolissime energie per gli studi universitari,  per tentare di dare un futuro certo al proprio percorso professionale, per giungere ad un lavoro e ad un reddito stabile...  Ma, mai come ora, questo appare difficile e complicato per tutta una generazione di giovani adulti.  Per essi anche tutto il mondo degli affetti, dei legami, delle relazioni.. appare precario e instabile e sovente viene  accantonato o rimandato. Ma gli anni preziosi della giovinezza passano presto e il rischio è di ritrovarsi sterili  e soli! 
  • Un’ulteriore motivazione mi pare di coglierla  anche nella superficialità indotta da una cultura edonista e vuota .. della serie:  ho un tempo infinito davanti a me e dunque per ora mi diverto.. ci penserò dopo, sono giovane, non voglio responsabilità “. Ne conseguono necessariamente relazioni instabili, fragilità di affetti, precarietà di legami....
  • Sono poi venuti meno molti luoghi aggregativi “sani”, quegli spazi di incontro semplice e vero che tanto hanno caratterizzato le generazioni precedenti ( i patronati e gli oratori, le associazioni legate alla chiesa..allo scoutismo, allo sport ecc..) in cui le relazioni erano più immediate, dove si condividevano passioni e valori comuni. Ora ci si muove e si vaga spesso in ambienti decisamente più sofisticati ed esigenti, locali alla moda ( pub,  bar...discoteche), ma dove il confronto spietato  e le aspettative spesso altissime, così come la paura e le reciproche diffidenze,  rendono il tutto estremamente più complicato.
  • Dai mass media conosciamo poi anche il doloroso fenomeno dei NEET che riguarda i tanti giovani che addirittura hanno smesso di ricercare, di sperare, di studiare, di lavorare, come se la vita per essi fosse già chiusa e blindata, senza alcuna prospettiva, davvero senza alcuna buona “dote” o degno “corredo” per costruirsi un futuro.
Di fronte a questo malessere, l’iniziativa del rettore della basilica, p. Oliviero Svanera, vuole essere prima di tutto un’opportunità di preghiera al Santo, chiamato in tutto il Sudamerica con il titolo di “casamenteiro” (ma anche nei paesi nord Americani “the holy matchmaker” )  : colui cioè che aiuta a mettere su casa, dà stabilità, sa creare legami e ponti, ti mostra la tua strada, suscita incontri, sa far nascere nuovi affetti, fa ritrovare serenità e fiducia. 
  • Sant’Antonio, il Santo che soprattutto sprona a ritrovare e vivere più intensamente la fede spesso affievolita e dunque sa ridare un senso e una direzione e una rinnovata speranza all’esistenza anche quando questa appare difficile e triste, bloccata e in un vicolo cieco.
  • Sant’Antonio colui che, non a caso,  fa trovare le cose perdute!
  • Sant’Antonio, il promotore “vocazionale” per eccellenza!
Il programma prevede di ritrovarsi già dalle 16,30 per un incontro e un confronto sul tema e alle ore 19,00 la s. Messa in Basilica presieduta dal rettore, P. Oliviero Svanera. In particolare i presenti saranno invitati  a recitare l’antico inno antoniano  “Si quaeris miracula” (se cerchi i miracoli): una preghiera per chiedere l’intercessione del Santo e affidargli le tante richieste, i tanti desideri d’amore e felicità e senso nascosti nel cuore.
Alle ore 20,00, seguirà nel chiostro “Luca Belludi” un momento di festa e fraternità francescana, animato dalla banda musicale giovanile di Selvazzano Dentro .

Siamo certi che Sant’Antonio a tutti vorrà dare una mano, a nessuno negherà un poco di “dote” e di  “corredo” necessario!
Al Signore Gesù, per il suo servo Antonio, sempre la nostra Lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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Testo in Latino: Si quaeris miracula, Mors, error calamitas, Daemon, lepra fugiunt, Aegri surgunt sani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Pereunt pericula, Cessat et necessitas: Narrent hi, qui sentiunt, Dicant Paduani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani.

Testo in Italiano: Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

giovedì 13 giugno 2019

CHI SONO E CHE FANNO I FRATI FRANCESCANI DELLA BASILICA DEL SANTO DI PADOVA?

Padova: Basilica del Santo - Chiostro del noviziato
Cari giovani amici, pace e bene!

Il 13 giugno alla Basilica del Santo (Pd), ma come  in tutte le comunità francescane e in migliaia di chiese nei vari continenti, si festeggia con grande amore e solennità s. Antonio di Padova. Tutti, immagino, conosciate la meravigliosa Basilica sorta sulla sua tomba.
Meno conosciuta è la realtà del grande convento francescano che l'affianca, abitato da una delle più numerose comunità di frati esistenti al mondo (più di 50) e dove anch'io vivo e opero. Ma che ci fanno qui i frati? Di che si occupano?
Ce ne parla un caro, anziano e saggio confratello, fra Francesco Ruffato, da sempre dedito all'accoglienza, all'ascolto e alla confessione dei tantissimi pellegrini che ogni giorno giungono alla Basilica. Lo ringrazio di cuore per la sua testimonianza che ci aiuta meglio a comprendere la missione di noi francescani e di che cosa può occuparsi un frate in un grande santuario come il Santo.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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BASILICA DI SANT'ANTONIO,  CLINICA D'ANIME
testimonianza di p. Francesco Ruffato

Io vivo in una numerosa comunità di frati francescani, minori conventuali, detti Frati del Santo: tutti a servizio della Basilica di S. Antonio di Padova, detta Santuario Antoniano, il più celebre nel Triveneto e forse uno dei più antichi in senso moderno. Non è un eremo, ma un convento di frati di vita attiva che “cercano Dio nelle persone”. 

E’ nato attorno alla figura di un immigrato dal Portogallo, canonico agostiniano, affascinato dalle scelte di Francesco d’Assisi. Si fece francescano e prese il nome di Antonio. A Padova insegnò teologia ai confratelli: fu predicatore efficace in difesa dei poveri e taumaturgo. Da otto secoli la sua tomba è meta di innumerevoli pellegrini, che giungono da ogni parte del mondo. 

Da allora è Il Santo, che ha trasformato il santuario in una “specializzata clinica spirituale per l’uomo d’oggi” (Paolo VI). “Tutti noi di famiglia, confidò papa Montini, eravamo molto devoti a S. Antonio, ma specialmente la mia cara mamma… egli ti illumini sulla decisione da prendere e guidi i tuoi passi”. 
Il Santo suggerisce: “Non abbiate nemici, né a casa, né lontano né dentro di voi”. Nel silenzio si raccolgono lacrime di pentimento, di dolore e di consolazione: “Se il ladro (della croce) ha meritato il paradiso, perché non dovrebbe ottenere il perdono il cristiano?” (S. Massimo di Torino). Un giorno congiunsi in preghiera le mani insanguinate di un assassino e condivisi il pianto di una vittima, segnata dalla cattiveria umana. “Al Santo” accadono gesti di perdono inimmaginabili e iniziative di efficace aiuto ai poveri.

Le cronache ci raccontano che al Santo hanno pregato giovani adolescenti come S.Teresa di Lisieux, Carlo Acutis (prossimo beato), Giulia Gabrieli, morta in concetto di santità; e sulla tomba si sono soffermati in meditazione S. Francesco di Sales, S. Massimiliano Maria Kolbe, il martire della carità p. Placido Cortese, il Venerabile frate Girolamo Biasi, S. Leopoldo Mandic (cappuccino), i papi S. Pio X, S. Giovanni XXIII, S. Giovanni Paolo II. Ma al Santo sono stati anche il noto scrittore Curzio Malaparte: “…quando fui di fronte al simulacro del Santo fui preso all’improvviso da un nodo alla gola, da una commozione fino allora mai provata, da un impeto tale di trasporto che scoppiai a piangere”; e il celebre cantautore Lucio Dalla: “A Gesù e a S. Antonio affido la mia anima, la mia vita, il mio lavoro, nell’umile speranza di essere perdonato dei miei peccati e avvicinato alla loro luce”.


E’ una umanità ferita quella che desidera essere ascoltata e curata al Santo. Nel silenzio del confessionale si presentano spesso penitenti convinti che il Signore li attenda, e parlano, parlano…Ma ancora più spesso si vivono lenti silenzi, rotti a tu per tu con il confessore, che sanno di mistero: il mistero di chi assolve e sa di aver bisogno di essere perdonato dalla misericordia di Dio come colui che riceve l’assoluzione. 
Con il nostro ministero di confessori e Centro di ascolto, collaboriamo a costruire ponti di fraternità nelle famiglie, nelle parrocchie, tra i sacerdoti, nelle scuole, nell’ambiente di lavoro, negli ospedali, ma, soprattutto, a consolare chi è provato dalla sofferenza. Ogni giorno è sempre nuovo per poveri e ricchi, potenti e peccatori di ogni specie, sani e malati, uomini e donne. Entrano in basilica con fede e escono con la speranza di vivere meglio di prima. Alla preghiera liturgica comunitaria mattutina vi partecipano devoti di ogni genere e, talvolta, anche di diversa religione. Insieme meditiamo sul quotidiano dei santi e su alcuni versetti della Bibbia. Uno mi ha recentemente colpito: “Vuoi essere un vero credente? Pratica la giustizia, ama la misericordia e cammina umilmente con il tuo Dio”. Dopo una giornata vissuta ad ascoltare i pellegrini, i frati si raccolgono in preghiera per la recita dei Vespri, cui segue una cena comunitaria senza i misteri del silenzio.


La sera, prima di coricarmi, penso a chi ha chiesto la mia preghiera, soprattutto a chi, e sono tanti, ha versato lacrime calde. Vado con il pensiero alle parole scritte sulla volta della tomba del Santo: “Voi che siete stanchi e affaticati venite a me e io vi ristorerò”. E vado - e questa volta con il cuore! - a chi ha perduto una persona cara. Idealmente, ricordo l’espressione di papa Roncalli al giornalista Enzo Biagi: "Dottor Biagi, il problema non è la morte (muoiono tutti), ma sapere dove si va. Questo è consolante!” . Chi cammina o viaggia verso Padova per pregare S. Antonio, dimentichi la statistica (4 milioni di pellegrini all’anno) e ricordi che il Santuario Antoniano è un dono al mondo, aperto alla misericordia a tempo pieno. Basta un po’ di fede, per ritrovare la voglia di vivere e un po’ di speranza per non sentirsi soli o abbandonati. Dio si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero.

Una sera, tardi, mi sono tornate alla mente le parole che il regista Ermanno Olmi fa dire a Papa Giovanni XXIII: “Cari genitori, quando sono uscito di casa, verso i dieci anni di età, ho letto molti libri e imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi…Ma quelle poche cose che ho imparato da voi in casa sono ancora le più preziose e importanti…!”. E con il pensiero ritorno bambino: è lì che ho imparato dove si va.
Ora mi trovo cresciuto, seduto al confessionale, con persone in fila nella cappella della riconciliazione e, prima della notte, con l’ultimo pensiero che è una domanda: “Oltre che assolvere e pregare, che altro posso fare per i poveri cristi che ho incontrati nella giornata, che mi sta alle spalle?” Domani, chi mi darà la risposta?





p. (Luigi) Francesco Ruffato, 

frate del Santo






mercoledì 12 giugno 2019

LA VOCAZIONE DI SANT'ANTONIO DI PADOVA


Cari amici in ricerca,
il Signore vi doni pace!

Oggi, in breve, vi ripropongo alcuni passaggi fondamentali della vocazione di Sant'Antonio da Lisbona e di Padova, ormai prossimi alla sua festa che sempre richiama alla sua tomba migliaia di fedeli da tutto il mondo. Questo giovane santo (muore a 35 anni!) e grande fratello della prima ora del francescanesimo è un modello forte ed originale per noi frati, soprattutto per quanti sono anche sacerdoti. Ma la sua vita può essere un riferimento molto importante anche per ogni giovane che ricerchi la propria vocazione con passione e apertura di cuore, anche affrontando difficoltà e cambiamenti inaspettati, come avvenne per lui.
Vi invito a confrontare (con l'aiuto di qualche domanda) la vostra ricerca e discernimento della chiamata con le turbolenze e le prove che anche il Santo di Padova pure attraversò per comprendere la volontà del Signore.

Buona festa del Santo e ogni bene!
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Nato nel 1195 in una famiglia nobile (de Bulhões) accanto alla Cattedrale di Lisbona, fu battezzato con il nome di Fernando.

UNA VOCAZIONE GIOVANILE
Probabilmente spinto ad imboccare la 'carriera' paterna del cavalierato, fin da giovanissimo si decide invece, contro la volontà, invece per la vita religiosa. A circa quindici anni entra nel Monastero di São Vicente di Lisbona tra i Canonici regolari, organizzati attorno alla Regola di Sant'Agostino. 
Preferendo un maggior raccoglimento rispetto alle frequenti visite di amici e parenti, due anni dopo chiede ed ottiene il trasferimento presso il Monastero di Santa Cruz a Coimbra, allora capitale del Portogallo.
  • Nel cammino vocazionale è spesso normale e frequente che la vocazione e la chiamata del Signore si manifestino con qualche segno e invito fin dalla prima giovinezza, talvolta anche nella fanciullezza. Poi certo, è altrettanto frequente, che ce se ne dimentichi o si rimandi, o si faccia finta di nulla o che comunque si attenda di crescre e maturare.
  • Se sei giovane/giovanissimo (15-25 anni), hai mai avvertito i segni e/o il desiderio di una vocazione verso la vita religiosa francescana e/o il sacerdozio ?
  • Se sei adulto o un giovane adulto, la domanda vocazionale che forse ora ti stai ponendo può trovare radici e memoria in episodi concreti nella tua infanzia e adolescenza?
  • Come affronti gli inevitabili contrasti che spesso giungono dalla famiglia o dalla cerchia di amici nei riguardi di una eventuale scelta di consacrazione?
FORMAZIONE E SACERDOZIO
Il monastero è molto grande e importante per la capitale. In una comunità di circa settanta monaci approfondisce gli studi, anche grazie alla grande biblioteca monastica e alla vivacità culturale che caratterizza le comunità agostiniane in quei decenni, fino a che non vengono "superati" dal progressivo affermarsi delle nascenti università. Distinguendosi nella conoscenza delle Sacre Scritture e nella predicazione, viene ordinato sacerdote.
Frattanto nel suo Monastero agostiniano, anche per pressioni esterne, crescono le tensioni comunitarie e calano l'impegno e la coesione attorno alla vocazione e allo stile di vita religioso.
  • Negli anni dello studio, Fernando si forma anche come credente e religioso. Decisivo per lui e per noi è il rapporto con il Vangelo e la Bibbia. Dedichi spazio nella lettura e nella preghiera all'ascolto della Parola di Dio?
  • La scelta di abbracciare la vita religiosa (in qualsiasi sua forma) richiede un serio discernimento e un appropriato cammino di verifica delle motivazioni spirituali e delle intuizioni interiori. Sequela gioiosa a Gesù, radicalità di vita e forte testimonianza evangelica, dono gratuito di sè,  ne sono alcuni dei valori comuni e irrinunciabili. Che desideri percepisci e coltivi in te che forse ti indirizzano ad una scelta di consacrazione?
NOVITA' MISSIONARIA
Statua di Sant'Antonio
pronta per la festa nel Convento francescano
di Santo Antonio dos Olivais a Coimbra
dove don Fernando divenne frate Antonio
Nel 1219 giunge dall'Italia una spedizione diretta in Marocco, per tentare una missione tra i mussulmani. Si tratta di cinque religiosi itineranti, chiamati "frati minori", appartenenti ad un nuovo movimento iniziato da un certo Francesco d'Assisi. Si imbarcano da Coimbra, dopo essere stati ospiti nella comunità monastica di Fernando che resta alquanto colpito dalla loro gioia e dallo stile fraterno .
Alcuni mesi dopo i cinque missionari francescani sono riportati a Coimbra, ma senza vita: per l'annuncio del Vangelo hanno incontrato il martirio. Le loro reliquie vengono portate proprio nella Chiesa di Santa Croce (dove sono conservate ancora oggi) a Coimbra.
Questa testimonianza di estrema fedeltà si rivela fondamentale per il giovane religioso Fernando, che nel settembre 1220 decide di lasciare i Canonici agostiniani per entrare a far parte del nuovo Ordo Minorum di Francesco d’Assisi. In questo passaggio lascia il suo nome di battesimo, per assumere quello di Antonio.
Questo cambiamento è accompagnato e certamente motivato dall'avvertire una forte vocazione alla missione in uno stile fraterno, senza escludere la possibilità e il rischio del martirio: con questo slancio parte anch'egli alla volta del Marocco.

Ma la sua vita francescana lo porterà presto in missione altrove...in luoghi e situazioni che mai avrebbe immaginato!
  • L'incontro con i frati francescani, apre il cuore del giovane monaco Fernando alla fraternità e alla missione. Nella tua ricerca prevale l'orientamento al silenzio e alla preghiera? O alla missione e alla dimensione fraterna?
  • S. Antonio non teme il martirio per Cristo. E tu per chi saresti disposto a dare la vita?
  • Conosci almeno un po' gli elementi di fondo dalla vita francescana per poter fare una scelta ponderata? [Per approfondire questa domanda]
  • Sant'Antonio non è stato un tipo che ha "rimandato" le pur difficili scelte, che sentiva di dover affrontare. Tu che rapporto hai con il tempo? Stai rimandando? Rischi di perdere tempo ed energie preziose da donare? [In ogni caso è importante confrontarsi con una guida spirituale]
Cari amici, ecco alcuni elementi tratti dalla prima parte della vita di S. Antonio che spero vi possano essere utili per il vostro discernimento.  
Vi affido tutti all'intercessione del Santo amato in tutto il mondo: vi custodisca e protegga. 

martedì 11 giugno 2019

SIGNORE, VOGLIO CIO' CHE TU VUOI

Cile : P. Tullio prega con un gruppo di giovani 
A te caro amico,
che forse leggi "per caso" questo righe e ti ritrovi in questo blog magari per la prima volta, vorrei dirti e ricordarti che solo Gesù conosce i nostri cuori, i nostri desideri più profondi, la strada più autentica su cui incamminarci ...

Se sei in ricerca e da qualche tempo ti sei messo in ascolto della voce del Signore, se forse hai anche intuito una chiamata a donarti totalmente a Lui per servire la Chiesa e ogni persona come sacerdote o consacrato e frate francescano, ... non essere paralizzato dal dubbio o dalla paura, non scappare e non ignorare questo dolce e forte invito divino: ne va della tua vita e di quella di tanti che in te potranno riconoscere la presenza e la vicinanza di Gesù, aspettando proprio da te una parola di fede e speranza, insieme al tuo cuore buono e generoso, alle tue mani disponibili, ai tuoi abbracci, alle tue lacrime, al tuo conforto...

Confida dunque nel Signore che sempre è fedele alle sue promesse! Unicamente nella sua volontà è la nostra gioia piena. E quando l'oscurità sembrerà prevalere ripeti con fede: "Signore, voglio ciò che tu vuoi","Signore, voglio ciò che tu vuoi","Signore, voglio ciò che tu vuoi". 

A Lui sempre la nostra Lode
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 9 giugno 2019

PENTECOSTE : FESTA DELLA VOCAZIONE

Frati della "Sveglia Francescana" - Evangelizzazione per le strade di Roma
Oggi, celebriamo la Pentecoste: una festa intimamente legata alla vocazione e alla ricerca della propria strada di vita, specie per chi è attratto dalla vita religiosa e dal diventare frate francescano. In questo giorno la liturgia ci offre un testo potente da meditare, tratto dagli Atti degli Apostoli (Atti 2, 1-11) :
1 Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4 ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
5 Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. 7 Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? 8 E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? 9 Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, 11 Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».
La vocazione è naturalmente inserita nel movimento e nel soffio dello Spirito. 
Infatti, il nostro istinto e le nostre fragilità ci dicono: «Restate chiusi in casa, non uscite, non rischiate, fatevi gli affari vostri! Ci sono troppi nemici fuori: i giudei, i romani (come avviene per gli apostoli barricati nel Cenacolo), ed oggi gli atei, gli indifferenti, chi vi disprezzerà e vi sarà ostile, chi vi perseguiterà e vi emarginerà, chi vi deriderà! E' troppo pericoloso e anche "fuori moda" essere cristiano e ancor più diventare frate! Ma chi vuoi che ti creda e ti dia retta? E poi, perchè sprecare così la tua vita? ».
Al contrario, lo Spirito ci dice: «Uscite! Fidatevi! Non abbiate paura! Donatevi! La vostra vita è per gli altri. La vostra missione è di fecondare il mondo. C'è un'umanità assetata e dispersa, fra differenti lingue e diverse culture, che attende il  "vostro sale e la vostra luce", che anela all'unica parola che salva, quella di Gesù e del suo Vangelo».
Del resto, San Francesco così spronava i suoi frati ad andare, ad uscire : “Abbiate fiducia nel Signore, che ha vinto il mondo! Egli parla con il suo Spirito in voi e per mezzo di voi, ammonendo uomini e donne a convertirsi a Lui e ad osservare i suoi precetti (dalla legenda dei 3 Compagni 36). 
Oggi certamente i Parti e i Medi (come per gli apostoli) sono lontani e non ci evocano nulla, così come la nostra società appare molto diversa da quella in cui visse il Poverello .
Ma resta ancora fondamentale, anche per i nostri contemporanei, poter ascoltare e conoscere un linguaggio nuovo, quello dell'Amore !
Un linguaggio per la verità universale, ma che si ritrova spesso soffocato e dimenticato, svuotato. Lo sperimentiamo nei media con possibilità di contatti immensi e, paradossalmente, scarsissime relazioni autentiche e vere. Vediamo l'Amore oltraggiato  e violentato in tante situazioni di egoismo che calpestano la vita di molte persone. 
Lo Spirito Santo ci spinge dunque ad annunciare l'Amore vero, l'Amore di Gesù! Allora la relazione diventa vera e autentica. Allora il donarsi e la gratuità vincono la perenne tentazione di bastare a noi stessi, l'autoreferenzialità che non guarda in faccia a nessuno. Allora il non senso, il vuoto e la disperazione, si riempiono di luce e nuovi orizzonti. Lo Spirito crea ponti, fa cadere muri, libera dalla paura, conforta, fortifica, guida, illumina, invia...
Lasciamo che lo Spirito Santo invada le nostre vite. Lui ci donerà il calore e la luce di cui abbiamo bisogno per vivere.
Lasciamo che lo Spirito Santo ci sostenga per ritrovare la libertà  e la gioia perduta perchè inquinata dal male.
Lasciamo che lo Spirito Santo si posi su di noi e ci renda capaci di nuove e più autentiche relazioni in Gesù.
Lasciamo che lo Spirito Santo faccia irruzione in noi così che la nostra testimonianza di fede sia più audace e luminosa.
Lasciamo che lo Spirito Santo guidi e orienti le nostre scelte verso la felicità senza fine, verso la santità.
Lasciamo che lo Spirito Santo ci tocchi e risani e converta il nostro cuore .
Lasciamo che lo Spirito Santo ci spinga a donarci offrendo la nostra vita a servizio del Regno di Dio, per creare un mondo nuovo di fraternità e pace. 

Lasciamo che lo Spirito Santo fecondi la nostra vocazione!


Vieni Santo Spirito