venerdì 31 maggio 2019

A TE, MADRE, AFFIDIAMO LA NOSTRA RICERCA E VOCAZIONE


Cari amici, si conclude oggi il mese di maggio, il mese mariano, il mese del S. Rosario.
Ma la Vergine Santa cosa può suggerirci per il nostro cammino di discernimento?
Davvero moltissimo, anzi,... tutto !!

Maria, la Madre del Signore è, infatti, modello per quanti sono in ricerca della vocazione divina per la loro vita. E' guida per coloro che con disponibilità si pongono in ascolto nel profondo del loro cuore dei sussurri e dei gemiti del Signore. Maria è il riferimento per quanti desiderano dare a Lui e alla sua voce una risposta gioiosa e libera.
L'adesione di Maria alla chiamata del Signore è, infatti, un generoso e totale "Amen", un'umile e piena consegna di sè a Dio, alla sua volontà, al suo progetto di amore e salvezza. E' il suo "sì", senza fughe o reticenze, a permetterle di diventare la Madre di Dio, la Madre del nostro Salvatore.

Maria rimarrà fedele a quel primo "fiat" fino al momento tragico della crocifissione del suo Figlio, quando "stava presso la croce " sostenendo, accompagnando e partecipando al sacrificio redentore di Cristo. Ed è proprio dalla croce che Gesù ci ha consegnato a lei  indicandocela come nostra Madre: noi divenuti così suoi figli ! Un affidamento e una figliolanza che vale per ogni credente, ma ancor più per i sacerdoti e tutte le persone consacrate!

Cari amici in ricerca, mettiamoci dunque con fiducia nelle mani di Maria! Con lei di nulla possiamo temere! Anche se stiamo intuendo un'inaspettata chiamata di Dio al sacerdozio ministeriale o alla vita consacrata che forse ci vede impreparati e dubbiosi, guardiamo a Lei. A Maria, Vergine coraggiosa e fedele, possiamo chiedere di aiutarci a custodire e far maturare anche il più piccolo e fragile germe di vocazione seminato nel nostro cuore. A lei consegniamo ogni tentennamento o paura per pronunciare  noi pure, con gioia il nostro "sì", il nostro "eccomi" umile e deciso alla chiamata del Signore.

Maria, Madre dei giovani in ricerca, prega per noi



cfr. https://vocacionesfranciscanas.blogspot.com/

mercoledì 29 maggio 2019

LA VITA DEI FRATI FRANCESCANI - In un video il nuovo Ministro Generale, 120° successore di S. Francesco

Cari amici in ricerca e ascolto della vocazione divina per la vostra vita,
il Signore vi dia pace.

Molti di voi mi contattano per conoscere più da vicino la vita di noi frati francescani.
Un momento molto importante è stato recentemente, ad Assisi, l'elezione del nuovo Ministro Generale, il frate incaricato a presiedere e guidare l' Ordine Francescano .

Come  già scrivevo alcuni giorni fa (vedi post), sabato 25 maggio, il Capitolo Generale (l'assemblea rappresentativa di tutti i frati francescani sparsi nel mondo) ha, infatti, eletto nella persona di Fra Carlos Alberto Trovarelli il 120° successore di san Francesco e nuovo Ministro Generale.

Di seguito vi propongo due bellissimi video che riportano alcune immagini di fra Carlos e dei frati capitolari, in particolare l'insediamento e la benedizione presso la tomba di san Francesco e la gioia di sentirsi "fratelli".

Chiedo a ciascuno una preghiera per fra Carlos e per tutti i frati e le comunità francescane del mondo che ora da lui saranno guidate e custodite e accompagnate.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

IL NUOVO MINISTRO GENERALE
 
I FRATI CAPITOLARI - "FRATELLI" 

martedì 28 maggio 2019

LA VOCAZIONE - TRA PASSATO E FUTURO


Cari amici in ricerca della chiamata divina, il Signore vi dia pace.
Oggi vi proprongo una breve riflessione sulla vocazione a partire da una frase del Vangelo che ascolteremo nella ormai vicina domenica di Pentecoste.
«Lo Spirito Santo v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (cf. Gv 14,26).

Queste poche parole evidenziano come lo Spirito santo, da un lato continui a custodire la Chiesa con la "memoria"
 e, dall'altra, non cessi di indirizzarla e sospingerla e rinnovarla verso l'avventura della "missione", in una continua novità di vita. 

"Memoria" e "missione"due movimenti che si ritrovano e si incrociano anche in ogni vocazione e ricerca vocazionale:
  • La memoria (non la nostalgia!): dice e rimanda a tutto ciò che già noi siamo, a ciò che abbiamo ricevuto e che abbiamo ascoltato e fatto nostro; dice anche il donarsi di tutte quelle persone che hanno attraversato le nostre vicende, arricchendo il nostro patrimonio personale e spirituale, contribuendo a fare di noi quel che ora siamo.
  • La missione: apre invece all'avvenire, è uno sguardo sul futuro dove nuovi inediti orizzonti si prospettano e ci sono suggeriti, insieme però anche a molte domande: Che fare? Come fare ? Con chi? Dove?… Tante sono spesso anche le inquietudini e i timori che la missione suscita!! Ma in mezzo a tutto questo, il vangelo suggerisce una risposta potente:"Egli v'insegnerà ogni cosa".  Sì, lo Spirito santo ci insegna TUTTO! Egli è il Maestro interiore: E' lui a mostrarci la via da intraprendere, la strada da seguire. Gesù stesso l'ha promesso, ed egli è sempre fedele alle sue parole!
In realtà, nel percorso di discernimento vocazionale di molti giovani, spesso succede che sia il passato (in quanto ben conosciuto) ad essere fonte di una certa sicurezza e dunque a dettare legge e orientamento di vita! Per essi è il futuro a suscitare maggiore angoscia e inquietudine:  Sarò fedele? Ne sarò capace? Ne sono degno? ecc..Domande che a volte si trasformano in trappole paralizzanti!
Può però anche accadere il contrario: quando si vuole abbandonare un passato tormentato e doloroso per girare pagina, ricominciare, tentare un nuovo avvenire pieno di speranza. Ma ciascuno, (non dimentichiamolo mai!), è frutto della propria storia e non la si può certo ignorare!
CHE FARE?  La nostra gioia, la nostra pace e la nostra sicurezza devono trovare la loro sorgente più vera nella promessa che Gesù ci ha fatto: il dono dello Spirito Santo! La nostra chiamata, la nostra vocazione devono attingere conferma e forza principalmente da questa presenza rassicurante e non da altre vie, nell'illusione di basarci su noi stessi.
Se Gesù ci chiama, non è certo perchè noi siamo già dei santi, ma perchè diventiamo santi con la potenza del suo Spirito! Ed è così che il cammino, allora, si farà più sereno e generoso e libero…

BUONA STRADA !

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode

lunedì 27 maggio 2019

ASSISI - ELETTO 120° SUCCESSORE DI SAN FRANCESCO

Assisi- Fra Carlos benedice una famiglia 
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace.

Sabato 25 maggio, ad Assisi (presso la tomba di san Francesco), il Capitolo Generale (l'assemblea rappresentativa di tutti i frati dell'Ordine Francescano) ha eletto il nuovo Ministro Generale fra CARLOS TROVARELLI. Si tratta del 120° successore di san Francesco alla guida dell'Ordine Francescano dei frati minori conventuali.

Alcune note biografiche: 
Fr. Carlos, è nto il 22 giugno 1962 in Argentina; emmette la professione religiosa il 4 ottobre 1990 ed è ordinato Sacerdote il 25 Marzo 1995.Trascorre anche alcuni anni di formazione a Padova presso il nostro convento S. Antonio Dott. per specializzarsi in teologia. Negli ultimi anni ha rivestito un ìmportante incarico nell'Ordine a servizo delle comunità francescane dell'America Latina.

Appena eletto così si espresso:


Lo accompagniamo con la nostra preghiera e simpatia in questo ministero così importante e gravoso a guida dei frati e a servizio di tutte le comunità francescane sparse nel mondo.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Alcune 
immagini 
del nuovo 
Ministro generale 

Altre fotografie

sabato 25 maggio 2019

GIOVANI E FRATI IN CAMMINO CON S. ANTONIO NELLA NOTTE (25 maggio 2019)

Cammino di sant'Antonio - Giovani pellegrini giunti  alla meta (Basilica del Santo)
«Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivoLui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza».
Con tali parole inizia la recente Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit, di Papa Francesco. Un’esortazione rivolta ai giovani e a tutto il popolo di Dio ai quali il Papa rinnova l’annuncio di un Padre che ci ama, vivo oggi, contemporaneo.
Sarà proprio questo bellissimo documento a fare da sfondo e guidare l’edizione del Cammino di sant’Antonio 2019, il pellegrinaggio nella notte fra sabato 25 e domenica 26 maggio che noi frati della basilica proponiamo anche quest’anno a tanti giovani e devoti sulle orme di Antonio: un giovane santo che fece dell’amore di Dio il cuore del suo annuncio e della sua testimonianza di vita.
Il tracciato, come sempre, si snoda per circa 25 Km dai Santuari Antoniani di Camposampiero (Pd) per giungere in Padova toccando prima il Santuario dell’Arcella, sorto sul luogo dove il Santo andò incontro a sorella morte, per poi concludersi alla Basilica che fa da scrigno prezioso alla sua tomba.
Tantissimi pellegrini sono attesi (lo sorso anno erano circa 1.500) da varie parti d’Italia e dall’estero: la devozione al Santo è davvero universale!
(Programma e iscrizioni al sito ufficiale Ilcamminodisantantonio.org)



La partenza sarà introdotta da una veglia e da un momento di preghiera. Qui ascolteremo la forte testimonianza di Grégoire Ahonghonon (detto il Basaglia africano) un filantropo beninese fondatore dell'associazione Saint Camille de Lellis che, anche con il sostegno dei frati della Basilica, opera e si prende cura, nei suoi centri in tutta l’Africa, di migliaia di malati di mente.
Un impegno che nasce in un contesto sociale in cui questi malati psichici sono i “dimenticati tra i dimenticati”: per cultura, infatti, la malattia si riconduce agli spiriti maligni. Di qui la pratica di incatenare queste persone in zone isolate o di lasciarle in famigerati “campi” dove, per essere “guarite”, subiscono ogni sorta di mortificazione del corpo. 
È il 1982 quando Grégoire inizia quest’opera, reduce da un pellegrinaggio a Gerusalemme, dopo un periodo estremamente buio e difficile della sua vita: un viaggio dal quale tornerà completamente trasformato, consapevole che, nella sua vita cristiana, doveva essere un testimone, un uomo dalla fede autentica e vera. Nella città santa aveva ricevuto «occhi nuovi», il dono di uno sguardo diverso sulla propria realtà e sugli uomini, dei quali non poteva più disinteressarsi.
L’esperienza di Grégoire troverà eco lungo il cammino anche nella vita e nei gesti di S. Antonio. Alcune soste meditative e di preghiera, riproporranno l’appassionata testimonianza evangelica del Santo, il suo spendersi a favore dei poveri e degli ultimi, il medesimo prodigarsi per tante persone oppresse del suo tempo. 
Anche per ciascuno dei pellegrini nella notte, risuonerà l’invito ad avere «occhi nuovi», a diventare strumenti del Signore «per irradiare luce e speranza», per «collaborare alla trasformazione del mondo» (papa Francesco in Christus vivit) con la stessa energia, la medesima audacia e creatività che caratterizzarono il Santo, la medesima fede e forza che stanno sostenendo Grégoire nella sua difficile opera.
Soprattutto ai giovani saranno rilanciate le parole ardenti e provocatorie che il Papa scrive nella sua esortazione: «La vostra vita, non è un “nel frattempo”. Voi siete l’adesso di Dio che vi vuole fecondi». «Camminate con fiducia verso la grande meta: la santità». 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 23 maggio 2019

P. GIUSEPPE UNGARO HA CONCLUSO IL SUO CAMMINO TERRENO - Un frate gioioso a servizio del Regno


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace.

Con tristezza vi rendo partecipi che nel mattino di mercoledì 22 maggio 2019 ha concluso il suo cammino terreno, fr. Giuseppe UNGARO, di anni 99: un mio confratello della comunità del Santo di Padova. Personalmente ho avuto la grazia di prestargli assistenza durante l'ultima notte trascorsa in ospedale; lunghe ore vissute da p. Giuseppe in un alternarsi di brevi assopimenti, di preghiere (l'amato Rosario) e invocazioni in greco (kyrie eleison). Si è spento quasi improvvisamente quando ormai era l'alba.


Altre volte avevo già scritto di questo frate (vedi POST precedenti), che sempre affascinava chiunque lo incontrasse: simpatico e intelligentissimo, sguardo buono e vivace, una lunga barba bianca da patriarca orientale e ciuffo sbarazzino che in qualche modo anticipavano il suo modo di fare molto umano e schietto e allo stesso tempo ieratico e solenne, quasi fuori dal tempo. Avrebbe compiuto i 100 anni lunedì 27 maggio e già stavamo pregustando la grande festa che insieme ai suoi molti amici si voleva celebrare. Una festa che ha voluto invece anticipare raggiungendo in cielo i molti santi conosciuti nella sua lunghissima vita.

Come spesso amava ricordare, infatti, P. Giuseppe ha avuto la grazia di incontrare giovanissimo per esempio P. Massimiliano Kolbe, (martire ad Aushwitz) e confessarsi da lui, così come ebbe rapporti di profonda amicizia con P. Pio da Pietralcina e P. Lepoldo Mandich. Tra gli amici santi ecco anche alcuni Papi: papa Giovanni XXIII, già da quand’era patriarca di Venezia; Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

Da giovane avrebbe desiderato andare in missione, ma la volontà divina l’aveva condotto presto fra i poveri e i sofferenti delle nostre periferie, ma anche fra i carcerati e tante famiglie in difficoltà a cui si è dedicato sempre con grande passione fino a pochi giorni fa, prima del suo ricovero in ospedale.  Di certo p. Giuseppe ha vissuto una vita intensa e piena e gioiosa, lasciando dietro di sè un ricordo carissimo e una testimonianza di fede e amore davvero unica. 

Si vantava anche, ricordo, di avere condotto in convento e suscitato negli anni diverse vocazioni alla vita religiosa francescana (sia maschile che femminile). Non mi stupisce questo, in considerazione della sua affascinante personalità, ma soprattutto dell'entusiasmo per la vita francescana che, giovanissimo, aveva abbracciato e che sempre lo ha caratterizzato.
Sono certo che dal cielo, ancora saprà farsi promotore vocazionale, accompagnando e pregando per quanti sono in ricerca e percepiscono nel cuore la chiamata del Signore.

Rendendo grazie all'Altissimo per il dono di p. Giuseppe, invito tutti ad affidare a Lui la vita di questo nostro caro confratello.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Fr. Giuseppe Ungaro:
nato a Padova il 27 maggio 1919;
entrato come seminarista a Camposampiero il 22 ottobre 1931;
professo temporaneo a Padova 3 agosto 1937;
professo solenne a Padova il 4 ottobre 1941;
ordinato presbitero a Roma il 6 giugno 1943.

Fr. Giuseppe Ungaro è stato e ha operato in diverse realtà francesane:
Sabaudia – dal 1944 al 1947;
Venezia – dal 1947 al 1955;
Sabaudia – 1955 al 1964;
Venezia – dal 1964 al 1970;
Padova-Convento del Santo – dal 1970 al 2019.
Incarichi provinciali:
Guardiano e Parroco a Sabaudia (1955-1964);
Guardiano e parroco a Venezia-Frari (1964-1970);
Assistente provinciale OFS 1972-1982.
Coordinatore per le Missioni popolari della Provincia, 1991-1997.

Contributi multimediali:
Sabaudia - cittadinanza onoraria ai frati minori conventuali;
La testimonianza di vita del nostro confratello padre Giuseppe Ungaro;
Padre Giuseppe Ungaro: testimonianza in TV;
Ha quasi cent'anni il frate confessore che parlò con i Santi, fra Giuseppe Ungaro;
A padre Giuseppe Ungaro il Sigillo della Città di Padova;
«Ho conosciuto molti santi». Fra Giuseppe Ungaro, 99 anni, da 47 in Basilica del Santo, ha conosciuto Massimiliano Kolbe, Leopoldo Mandic´ e Pio da Pietrelcina. E quattro Papi;

Il funerale sarà celebrato a Padova presso la Basilica del Santo
 venerdì 24 maggio alle ore 10:45.

R.I.P.

martedì 21 maggio 2019

LA VOCAZIONE E' QUESTIONE DI VITA!


Nell'Antico Testamento, è molto bello il racconto della vocazione di Samuele: una chiamata  che da subito lo vede, con tanta disponibilità e fiducia, mettersi in ascolto di Dio. Stupisce e provoca come, ancora giovinetto, egli abbia la capacità di dire: « Eccomi Signore! Tu mi chiami? Io mi dono a te ! » (Sam 3,1-20). 
In seguito, divenuto profeta del suo popolo, su mandato del Signore  dovrà individuare dei re per Israele: prima Saul, poi Davide. E' interessante notare come, in questa ricerca , Samuele si lasci guidare inizialmente dall'apparenza. Quando egli, infatti, vede i figli di Iesse, pensa : «Il più grande e il più forte fra essi sarà re, l'eletto di Dio », scartando da subito Davide, il più piccolo e gracile di tutti (cf. 1 Sam 16, 1-13).  Ma il Signore stesso gli darà al riguardo una bella lezione, richiamandolo ad un discernimento più profondo :
«No Samuele, tu guardi all'apparenza, a ciò che è esteriorità. Io, il Signore guardo al cuore». 
Cosa può significare per noi questa esperienza? Nel XXI secolo, nei tempi tormentati che stiamo vivendo, nelle turbolenze che attraversano il mondo e la Chiesa stessa, mi pare voglia dirci che è importante e necessario aprire il nostro spirito alla creatività e novità di Dio. Egli, infatti, è sempre all'opera per indicare risposte di vita vera e autentica all'umanità in cerca di senso e orientamento. Ma guardiamoci attorno:
  • Quante persone soffrono di un'emmoragia di senso nella loro esistenza?
  • Quante persone cercano una pace e  una gioia che non possiedono?
  • Quante persone rinunciano ad una vita piena e bella, perche' prive di speranza e fiducia?
  • Quante persone conducono giorni superficiali e vuoti, senza mai scoprire la profondità e la bellezza ?
  • Quante persone non sanno e non conoscono Dio, come buon conpagno e amico di strada?
Il Signore ama questa umanità sofferente e inquieta e non vuole che essa si perda e si annulli! Non cessa dunque di suscitare vocazioni e chiamate al dono di sè; continua rivolgere il suo invito a giovani ardenti e appassionati che, superando la dilagante esteriorità, siano disposti a seguirlo, disposti a rendersi disponibili per amare e a spendersi per Lui e il suo Regno!
La vocazione francescana è una risposta gioiosa a questo invito del Signore: per ricevere vita, per donare vita e ricondurre alla vita.
Se dunque anche tu, caro amico che leggi queste brevi righe, senti nel cuore questo richiamo, fidati del Signore e dei suoi suggerimenti. 

La vocazione è questione di VITA per te e per tante persone che ti incontreranno.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

venerdì 17 maggio 2019

VIDEO/TESTIMONIANZA: LA VOCAZIONE DI FRA PAOLO MARIA


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Si è celebrata domenica (12 maggio) la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni: la messe è davvero molta e l'invito alla preghiera e a farsi operai lavorando e spendendosi con gioia e amore per essa, ci è rivolto direttamente da Gesù (Lc10, 1-9).

Di seguito, vi propongo la bellissima testimonianza di un giovane frate francescano, fra Paolo Maria Braghini, un frate minore cappuccino, missionario in Amazzonia: i suoi occhi e il suo sorriso parlano da soli e credo incoraggino e siano da sprone a chiunque percepisca nel cuore una chiamata del Signore. Grazie fra Paolo Maria!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

mercoledì 15 maggio 2019

GIOVANI E FRATI IN CAMMINO NELLA NOTTE (25/26 maggio 2019)


Cari amici in ricerca, pace e bene.

Un antico detto così si esprime : "Vuoi trovare la tua strada? Inzia a camminare!" (Bar Joseph, monaco siriaco IV sec.).

Sembrerebbe un'espressione ovvia, ma non è così! Se nel cuore di ciascuno, credo, vi sia il desiderio di trovare un senso pieno alla propria esistenza e comprendere la propria vocazione, non è così scontato che sempre ci si attivi per ricercare questa meta. Spesso si preferisce aspettare, rimandare, non faticare anzichè decidersi a compiere qualche passo, sperimentare una via, approfondire una direzione e in definitiva fidarsi e rischiare!!

L'esperienza del pellegrinaggio a piedi, mettendosi in strada per andare verso una meta, al riguardo, è sempre "propedeutica" e di grande aiuto e stimolo anche per questo cammino interiore di ricerca e decisione di vita che a volte stenta a delinearsi. 

Noi "frati del Santo" di Padova invitiamo tutti pertanto ad unirvi al pellegrinaggio notturno che ogni anno, rinnova l'ultimo cammino di s. Antonio prima del suo abbraccio con sorella morte. 
Sarà un'esperienza bellissima, indimenticabile e soprattutto, utile per le scelte e la direzione e la vocazione che interpella e forse inquieta ciascuno di voi. 

Troverete in S. Antonio un autentico amico di Dio e uno straordinario compagno di strada e di cammino. Fidatevi! Vi aspettiamo per camminare insieme nella notte!
I vostri frati 

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L'ULTIMO CAMMINO DI S. ANTONIO
25 km a Piedi 

Camposampiero-Arcella-Santo
NELLA NOTTE
25-26 maggio 2019


PROGRAMMA E ISCRIZIONI:
CLICCA QUI
LE ISCRIZIONI ON-LINE  SONO APERTE


lunedì 13 maggio 2019

COS'E' LA VOCAZIONE? SCOPRIRSI CHIAMATI PER NOME


«Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». (Gv1,1-10)
  • Quando ti sei sentito chiamare per nome?
  • Cosa ti impedisce di fidarti del tuo pastore?

domenica 12 maggio 2019

VOCAZIONE??? COME SE FOSSE FACILE DISCERNERE O TROVARE IL CORAGGIO DI RISCHIARE!

Zone (Bs): Cima Trenta pass - Meta del Gruppo vocazionale S. Damiano il 1 maggio.
Non c’è gioia più grande che rischiare la vita per il Signore. 
Così Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra oggi, domenica 12 maggio.

Rischiare la vita? Ma non ha forse il sapore dell’azzardo o della ricerca del pericolo? 
No! Ha piuttosto il gusto dell’intuizione di una promessa che già si riesce a scorgere, come se si vedesse l’Invisibile. È la vicenda di molti personaggi della Scrittura, uomini e donne che per fede hanno saputo lasciare, partire senza sapere dove precisamente la strada li avrebbe condotti, compiere imprese che mai si sarebbero immaginati o avevano calcolato; non da supereroi, ma da uomini e donne decisi a giocarsi il proprio futuro nella sequela di quella profezia di vita che sempre si accompagna alla promessa di Dio.

La vocazione è così. La vocazione chiede un rischio, un buttarsi a braccia spalancate, la consegna  gratuita e totale di tutte le chiavi della nostra vita, del nostro cuore ad un Qualcuno di cui ci si fida e...basta! 

Certo, non è facile discernere la vocazione (Messaggio per la 56ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni). La vocazione in ogni caso , se si è davvero onesti con sè stessi, non è neppure  un qualche cosa di incomprensibile o di indecifrabile o irriconoscibile: essa ha sempre il colore di un invito forte e dolce, rispettoso e insistente allo stesso tempo che intuiamo nel nostro animo;  è una voce interiore, spesso flebile eppure tenace che però viene da fuori e scaturisce da Qualcun altro; talvolta è addirittura un grido che proviene dalla realtà e che può essere riconosciuta come Parola di Dio.

Oggi, noi preghiamo per questo: perché ciascuno si metta in ascolto delle promesse che Dio racchiude nella storia di tutti i giorni e nella vita di ognuno.

Sì, perché se esiste una promessa grande, che allarga l’orizzonte su un largo spazio di futuro e permette la scelta, l’orientamento di tutta una vita, ci sono anche promesse più feriali, nascoste nelle pieghe mai banali della quotidianità e che ne permettono la trasfigurazione.
Sono piccoli gesti di bene, di gratitudine, semplici richieste di scuse o grandi domande di perdono, passi semplici ma decisi che sanno ricucire fratture, divisioni, permettono di superare rancori incancreniti da anni; il primo passo, lo spunto, l’innesco, viene dalla realtà, dalla possibilità di riconoscere in un momento, quello opportuno capace, per opera di Dio, di rivelarne la promessa.

Se discernere non è semplice, trovare il coraggio di rischiare lo è forse ancora meno. 
Ed è per questo che bisogna pregare. La preghiera  ci pone a contatto con il cuore di Gesù, in ascolto dell’Amico (Francesco, “Christus Vivit”) dona la forza – perché spinti dalla sua carità (2Cor 5,14) a concretizzare. Perché l’amore – lo sappiamo – si misura più nei fatti che nelle parole.

Solo dalla preghiera nasce un appassionarsi , un prendersi cura, la possilità di  rischiare la vita sul suo nome (cf. At 15,26), di coltivare l’audacia di intuire proposte, di percorrere sentieri, di lasciare vecchie strade per aprirne di nuove, di rimanere aperti alla fantasia dello Spirito – purché sia la sua e non la nostra soltanto – che rende capaci di profezia, anche oggi.

Preghiamo dunque oggi cari amici che leggete questo blog. Preghiamo perché nell’ascolto della Parola, i giovani in particolare ne rimangano avvinti così che ardenti della sete di Dio non smettano mai di cercarlo e con gli occhi di chi crede (cf. Francesco, Lumen Fidei, 1) riescano a scorgere quella promessa nascosta, ma quanto mai reale che ha la forza di lanciarli con decisione nel compimento della loro vocazione, “come se vedessero l’Invisibile” (cf. Francesco, Evangelii Gaudium, 150).

Verso la cima Trenta Pass


sabato 11 maggio 2019

VOGLIO CHIARIRE UNA VOLTA PER TUTTE LA MIA STRADA


LETTERA DI LUCIO B.

Caro fra Alberto,
vorrei sapere da lei come agire e muovermi ormai in vista di un passo importante per la mia vita: decidere che direzione prendere, scegliere come spendermi, chiarire una volta per tutte la mia strada e vocazione! 

Vengo da una famiglia credente e tutta la mia storia, pur fra le normali vicende giovanili, è segnata dalla fede e dall'amore a Gesù e da un impegno bello e convinto nell'Azione Cattolica della mia diocesi. Prima di arrivare a questo recente e pressante interrogativo vocazionale, ho sempre coltivato il desiderio di farmi una famiglia anche con alcune belle esperienze relazionali. Ma ormai da qualche tempo il mio cuore mi sta portando verso una meta inaspettata. Sto ormai finendo l'università, e un corso di laurea carico di opportunità (ing. aerospaziale) che mi ha appassionato... 

Però, anche grazie ad un recente viaggio con alcuni amici (in Etiopia) mi sono molto interrogato sul mio futuro e una vita garantita dalla carriera e dal denaro e ormai ho capito che non è questo che cerco, ma che voglio "volare" altrove. Voglio vivere seguendo il Vangelo, solo per Gesù e i suoi poveri (ne ho visti tanti in Etiopia); vorrei provare a seguire l'esempio radicale dei due missionari francescani a cui ho fatto visita (miei conterranei), così come sono stato affascinato da alcuni giovani frati incontrati ad Assisi a Pasqua, dove ho subito sentito di dover ritornare! (Vi ero già stato lo scorso anno). 

Io che divento frate? Un pensiero per la verità, che qualche volta era già presente in me fin da ragazzo, ma che ho sempre scacciato e tacitato, ma che ora, però, è giunto il tempo di affrontare. Ma ho anche molti timori, molte paure! Non so per la verità da dove iniziare..., forse non so neppure veramente cosa significhi tale scelta!

Mi preoccupa poi comunicare ai miei questa mia ricerca: quanti sacrifici per il mio studio e la mia formazione, quante aspettative comprensibili nei miei riguardi!!! Attendo qualche indicazione, caro fra Alberto, insieme alla sua preghiera per me e il mio cammino di discernimento. Grazie infinite.
Lucio B.
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RISPOSTA DI FRA ALBERTO

Carissimo Lucio,
grazie prima di tutto per la fiducia e per avermi messo a parte della tua vita, delle tue domande e interrogativi. Un bel dono!

Mi colpisce la tua vicenda segnata dalla fede, dall'impegno ecclesiale in AC, da un percorso "normale" di vita proiettato verso una laurea, un lavoro, una famiglia: mete bellissime e sante se vissute nel Signore! Mi colpisce il tuo essere stato toccato in profondità dai poveri (nel viaggio in Etiopia) e dalla testimonianza dei frati lì incontrati come ad Assisi. Sempre il Signore sa come far risuonare le corde del nostro cuore per condurci e mostrarci la sua via: una strada talvolta inaspettata, o forse solo accantonata o dimenticata. Ma lui non viene mai meno ai sui progetti! E' sempre fedele e tenace il Signore e dolcemente rilancia a chi Lui vuole, il suo invito: SEGUIMI! Accadde così anche al giovane Francesco d'Assisi dopo l'abbraccio con il lebbroso: da quell'incontro una vita nuova si delineò per lui! 
Mi chiedi come fare? Certamente un primo passo è che tu ne parli con qualche sacerdote di tua fiducia e che certo come aderente all'AC conoscerai. Da parte mia ti posso indicare, se credi, qualche bravo confratello francescano a te vicino con cui avviare un dialogo e un confronto, una maggiore conoscenza di cosa significhi essere frate e, soprattutto, avere la possibilità di un percorso di direzione spirituale. Si tratta in definitiva di operare un serio discernimento vocazionale verso una scelta di vita bellissima, ma esigente, alternativa e anche un pò "fuori moda". Un camino che non puoi pensare di fare da solo! Facilmente, infatti, le esperienze forti dell'Etiopia o di Assisi che hai vissuto, potrebbero risultare fra pochi mesi non più così luccicanti. E' importante invece che non vengano meno alcune intuizioni e motivazioni di fondo che hai scoperto in te: il voler vivere seguendo il Vangelo, solo per Gesù e i suoi poveri; il fascino e l'attrattiva per la vocazione francescana.

Mi accenni anche alle tue paure: meno male che ci sono! Anche queste rivelano la tua "normalità". Avrei qualche dubbio sulla sincerità della tua ricerca, se non ci fossero. Esse pure vanno affrontate e guardate più da vicino con l'aiuto della guida spiritale che il Signore ti farà incontrare. Con questi valuterai ulteriori passi da compiere e l'opportunità di partecipare al gruppo vocazionale insieme ad altri giovani.( ho spesso parlato del Gruppo san Damiano)


Per quanto riguarda i tuoi genitori ti invito prima di tutto alla preghiera e a non lesinare in serietà e fedeltà nella tua ricerca! Il Signore, stanne certo, ti mostrerà e indicherà, al momento giusto, parole e gesti necessari. 

Carissimo, ecco alcune semplici e immediate considerazioni dopo la tua lettera. Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Ti assicuro la mia preghiera, anche affidandoti a san Francesco d'Assisi e a S. Antonio di Padova (qui presso la sua tomba). Ti benedico. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 9 maggio 2019

PASQUA: TEMPO DI INCONTRI PERICOLOSI


Incontrare il Signore in questo periodo di Pasqua può essere "pericoloso", molto "pericoloso"! E' un tempo infatti che:

- Può portarci fuori dall'inconsistenza delle nostre paure e dei nostri recinti;

- Può far riaccendere il nostro cuore spento, ridonandoci passione ed entusiasmo. La grande novità è, infatti, che siamo amati incondizionatamente e sorretti e inviati da una forza che non viene da noi, ma dall'Alto;

- Può aprire i nostri occhi e la nostra mente per farci vedere le cose in modo diverso: con lo sguardo aperto e sconfinato del Signore, non con la nostra vista corta e ristretta;

- Può riportarci dove lo crocifissero, per ricordarci che il cammino del discepolo non può essere diverso da quello del maestro: amando fino a dare la vita, morendo per portare frutto, perdonando;

- Può soffiare sulle deboli e flebili braci della nostra fede, per riaccendere un fuoco che illumina e riscalda;

- Può portarci fuori dal disincanto in cui forse ci siamo ricnchiusi, forse anche a causa di tante ricerche frustrate, di tanti sogni infranti, di tante promesse non mantenute che stanno inaridendo i nostri cuori;

- Può rafforzarci con la sua Parola affinché non continuiamo a fuggire dalla sua chiamata, lasciando che il tempo, le paure e l'insicurezza ci impediscano di decidere totalmente per Lui, per il suo Regno, per il suo Vangelo.

- Può farci scoprire che non siamo soli: che Lui, il Signore, è vivo!!! E' rimasto con noi nell'Eucaristia per non sentirci mai più senza rimedio, abbandonati al nostro destino;

Sì, incontrare Cristo in questo tempo di Pasqua può essere molto "pericoloso"!

Con Cristo risorto e vivo… tutto cambia, tutto risplende: ci affidiamo a Lui nella gioia che finalmente riempie il nostro cuore. 

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cfr: https://vocacionesfranciscanas.blogspot.com/

martedì 7 maggio 2019

LA VOCAZIONE DI FRA ETTORE - 28 anni - Oltre la paura e il sospetto di un Dio che sembra chiedere di rinunciare alla felicità

Fra Ettore nella cappella del Franciscanum (Assisi)
Pace e bene cari giovani amici
in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita.

Fra le testimonianze sempre molte apprezzate del blog, vi sono quelle dei giovani frati. Piace soprattutto quando raccontano la loro vicenda vocazionale verso una scelta così radicale, segnata certo da slanci ed  entusiasmi, ma anche da dubbi e fughe e tormenti interiori.  

" Non riuscivo ad accogliere questa eventualità perché mi sembrava la richiesta di rinuncia alla felicità che vivevo in quel momento. Si era insinuato inconsciamente nel mio cuore il sospetto nei confronti di Dio che non desiderasse il meglio per me". 

Ecco come ce ne parla Fra Ettore Filippucci ( 28 anni) , studente in teologia ad Assisi.
Lo ringrazio di cuore per questa sua condivisione, invitando tutti a pregare per lui e il suo cammino di vita sulle orme di san Francesco.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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TESTIMONIANZA VOCAZIONALE DI FRA ETTORE

Ciao a tutti!

Sono fra Ettore Filippucci, ho 28 anni e vengo da un piccolo comune dell’ Umbria, Cannara, a pochi chilometri da Assisi.

Sono cresciuto in una bella famiglia che mi ha trasmesso i valori, la fede e non mi ha fatto mancare nulla.

Tuttavia a diciassette anni ho sentito il bisogno di cercare la ragioni del mio essere credente perché non mi bastava più giustificare tale scelta sulla base della tradizione. 

E’ sorto il desiderio di un’esperienza personale. 

Da lì ho iniziato a frequentare gli incontri diocesani per giovani, quindi tramite il mio migliore amico, ho scoperto la realtà del rinnovamento nello Spirito Santo. 

Ciò che mi ha attratto di queste persone è stato anzitutto la bellezza dello starci insieme: un legame misterioso si è creato immediatamente! Il Signore in questo “luogo” aveva pensato al mio primo e decisivo incontro con Lui. La mia vita è  così fiorita in un cammino di fede, in una relazione affettiva significativa, nello studio.

Tale serenità è stata interrotta dall’irruzione di una domanda inaspettata: “Mi chiami a seguirti in modo speciale Gesù?”.

Non riuscivo ad accogliere questa eventualità perché mi sembrava la richiesta di rinuncia alla felicità che vivevo in quel momento. Si è insinuato inconsciamente nel mio cuore il sospetto nei confronti di Dio che non desiderasse il meglio per me. Mi sono raffreddato nella fiducia.
Ho continuato la mia vita ordinaria “sotterrando” la pro-vocazione ricevuta, accontentandomi sempre più.

Tuttavia il Signore ha messo sul mio cammino testimoni autentici (coniugi e consacrati) che urlavano al mio cuore la realtà della mia insoddisfazione, il bisogno di luce sulla mia vocazione.
Ho quindi gridato a Dio e Lui mi ha risposto chiaramente, confermandomi la Sua chiamata.

Ciononostante non sono riuscito a fare il passo che avvertivo come troppo grande in quel momento. Dopo un tempo di smarrimento ho preso di nuovo in mano la mia vita, questa volta però con la presunzione di poter “costruire” con le mie forze una via di felicità alternativa a quella che Lui mi proponeva. Ho puntato quindi su ciò che avevo, ed in particolare sulla mia capacità di studiare per realizzarmi. Soltanto una forte delusione in questo campo, ed in particolare l’aver preso zero all’esame sostitutivo della tesi in occasione della laurea triennale in ingegneria meccanica, mi ha risvegliato e costretto a rimettere in discussione me stesso. 

Dove stavo andando? Cosa stavo facendo?

Da questa esperienza è ripresa una sincera ricerca nella fede, che ha avuto una svolta determinante nella scoperta di Maria. Per mezzo suo il Signore mi ha insegnato a non avere paura della verità e ad affrontare le domande che mi portavo dentro.

Ho quindi intrapreso un percorso di discernimento vocazionale con un frate conventuale, il quale mi ha coinvolto nell’evangelizzazione di strada a Perugia. In questo ambiente ho imparato la bellezza della diversità dallo stupore di vedere come Dio si servisse di chiunque si mettesse a Sua disposizione, valorizzandone la specificità.

Nel 2015 ho iniziato il postulato ad Osimo. In questo luogo ho avuto la Grazia di conoscere un frate, padre Nando Rocchi, costretto a letto da un problema di salute e con il quale si è creata una bella amicizia. Frequentandolo il Signore mi ha fatto sperimentare l’efficacia dell’interessamento per il prossimo, e mi ha mostrato chiaramente che l’”amore semplice” è fonte di consolazione e via privilegiata di guarigione del cuore. Tale esperienza mi ha cambiato la vita, ed ha costituito per me una vera occasione di conversione. Prima di viverla infatti pensavo che Dio passasse solo per gesti eccezionali.

Il ventiquattro agosto scorso ho concluso l’anno di noviziato nel Sacro Convento di Assisi. Ringrazio Dio per il dono di questo tempo speciale che mi ha permesso di fare maggiore luce su me stesso e di crescere nell’intimità con Lui. E quale ricchezza conoscere meglio S.Francesco!

Da settembre la mia comunità è il Franciscanum, il convento dove si ritrovano i frati in formazione per lo studio della teologia.

Il Signore vi dia pace!
Fra Ettore 
Assisi...Assisi...Assisi...

mercoledì 1 maggio 2019

DA SANT'ANTONIO A SANT'ANTONIO: I frati della Basilica di Padova aiutano il santuario antoniano di Colombo in Sri Lanka


Cari amici, il Signore vi dia pace.

Come frati della basilica del Santo (Pd), dove ogni anno il 1° maggio si celebra il pellegrinaggio antoniano delle comunità srilankesi residenti in Italia (circa 15.000 pellegrini), ci stringiamo nel dolore attorno alla comunità cristiana in Sri Lanka, duramente colpita dagli attentati terroristici nel giorno di Pasqua, e avviamo una raccolta fondi per ricostruire il Santuario di Sant’Antonio a Colombo e la vicina mensa per i poveri.

La raccolta fondi è attiva grazie alla sinergia con Caritas Sant’Antonio Onlus e Messaggero di Sant’Antonio Editrice.

Si può donare attraverso Caritas Sant’Antonio Onlus, Via Orto Botanico 11 - 35123 Padova:

on line dal portale web di Caritas Sant'Antonio - clicca qui http://www.caritasantoniana.org/it/donate
con conto corrente postale C/C 12742326 - IBAN IT51 X 07601 12100 000012742326
con bonifico bancario - IBAN: IT56 H 05018 12101 000015050206
Indicare nella causale “Donazione in favore dello Sri Lanka”.

Scarica la locandina con gli estremi per contribuire alla raccolta fondi: versione italiana e versione inglese

Sul sito di Caritas Antoniana sarà possibile seguire l'evoluzione del progetto.

Info: Caritas Antoniana, tel. 049 8603310, da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 13.00 - caritas@santantonio.org - www.caritasantoniana.org

Nel video di ABC News (Australia) girato subito dopo la serie di attentati coordinati del 21 aprile 2019 mostra il Santuario antoniano di Colombo, i devoti feriti e i frati conventuali.