martedì 30 aprile 2019

MESSA: SCUOLA DI VOCAZIONE

Cari giovani in ricerca vocazionale, oggi vorrei parlarvi della Messa.

Se state leggendo questo post, sono convinto che siate alla ricerca di una relazione profonda con il Signore, che il vostro cuore sia piano di domande, desideri, dubbi... un cuore inquieto.
Forse per questo, anche durante la Messa magari vi succede di perdervi dentro i vostri pensieri, le vostre domande, i vostri dubbi...
La celebrazione stessa invece, con la sua struttura, i suoi gesti, le sue parole, potrebbe esservi di aiuto. Per questo vi propongo di provare a viverla con un ottica diversa: lasciare che sia la Celebrazione Eucaristica a plasmarvi. Come?

La Messa in realtà, a ben vedere,
è proprio una scuola di vocazione.

Sappiamo tutti che la Celebrazione Eucaristica è il fulcro della nostra vita di fede e di Chiesa, sorgente e culmine dell'esperienza cristiana di Dio. Per questo in essa si incontrano i movimenti fondamentali della vocazione.
Voglio provare a farli emergere in 10 passaggi. Seguitemi.



1) Convocati:
Prima di essere noi a decidere di andare a Messa, è Dio che ci chiama, ci convoca a formare l'assemblea, la chiesa stessa, che radunata nel suo nome forma il suo Corpo. Ecco il primo punto di contatto: non sei tu l'artefice della tua vocazione! Tu sei anzitutto chiamato, con-vocato dal Signore, per stare con lui. E attenzione: non tu e Lui soli! Si tratta di inserirsi in una comunità che cammina verso questo incontro. La tua comunità parrocchiale? La tua comunità famigliare? Forse la comunità religiosa francescana che attende di accoglierti? Non sei solo!

2) Siamo peccatori:
All'inizio della celebrazione c'è sempre l'atto penitenziale. Lo facciamo subito, è la nostra prima risposta a Dio che ci chiama: l'inadeguatezza! Noi siamo e saremo sempre inadeguati rispetto alla chiamata del Signore, alla vocazione. Ciò che la chiesa ci insegna a fare è proprio l'unica cosa che è sempre alla nostra portata: riconoscere e dichiarare la nostra piccolezza, la nostra miseria, il nostro peccato. Tutto qua: questo ci è sempre possibile! Ma il bello è questo: Dio non ci chiede nient'altro! Lui sa bene che siamo inadeguati, ci conosce meglio di noi stessi: ci penserà lui, lentamente, con la sua misericordia potente a portarci in palmo di mano e farci a poco a poco come lui vuole. Non temere!

3) Cantiamo la lode di Dio:
Stupiti della gratuità sovrabbondante dell'amore di Dio che ci accoglie sempre così come siamo e si ostina a vederci anzitutto come figli suoi, non possiamo far altro che esultare di gioia! Nella Messa questo diventa canto, canto corale, che si innalza insieme a quello degli angeli: Sia gloria a Dio! Ci fa bene cantare la gloria di Dio, benedirlo, ringraziarlo, lodarlo: ci rimette al posto giusto e risveglia in noi lo Spirito che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che grida "Abbà, Padre!" Canta la gioia di essere figlio di Dio: è una medicina potente contro ogni ripiegamento su di noi stessi. Canta!

4) Pendiamo dalle sue labbra:
Ora ci sediamo, più o meno comodi, e ascoltiamo cosa il Signore ha da dirci. Ci raggiunge la sua Parola, una parola potente, che è capace di portare vita. Ogni vocazione inizia con una Parola, e continua ad alimentarsi con quella stessa Parola, sempre uguale eppure incredibilmente sempre nuova. Non sono parole messe lì a caso qualche migliaio di anni fa. Quando Dio parla è il mondo intero che sussulta! Accorda i tuoi orecchi su questa lunghezza d'onda, lasciati scavare dentro da questa spada che penetra in profondità. Scoprirai a poco a poco tanti piccoli meandri nascosti dentro di te. Pian piano saprai chi è davvero Dio per te e chi sei tu in veritàÈ un viaggio impagabile, non lasciartelo sfuggire: ascolta!




5) Qualcuno ci guida:
Sì, c'è anche la predica. Forse ti troverai di fronte ad un grande comunicatore che ti incanta dall'inizio alla fine. Più probabilmente ci sarà invece un povero prete che in tono annoiato mette in fila qualche frase di cui fatichi a cogliere il senso. E qui, non te lo nascondo, ci vuole fede. Sì, la nostra fede, che ci dice: "per quanto annebbiati e stanchi, gli occhi dell'altro mi vedono sempre meglio di quanto vedo io"! Da soli non possiamo camminare sulla via giusta. Anche ciò che ci sembra chiaro e palese, si può trasformare in un grande inganno con noi stessi. Abbiamo assoluto bisogno di qualcun altro accanto, che ci faccia da specchio. Chiedi con insistenza al Signore una guida per il tuo cammino vocazionale, e ascolta chi è chiamato a parlarti di lui. Ti assicuro che anche dentro la più insignificante delle omelie, una piccola parola che ti può far bene c'è sempre: lasciati aiutare!

6) L'intercessione potente:
La ricerca vocazionale è fatta di vari aspetti, ma ce n'è uno che regge tutto il sistema: la preghiera. E non sto parlando solamente della preghiera intesa come "stare con Gesù, ascoltare la sua parola...", per quanto questa sia necessaria e santa. Intendo almeno altri due tipi di preghiera. Anzitutto la preghiera degli altri sulla tua vita. Solo Dio sa quante vocazioni sono nate dalle preghiere silenziose della nonna Lina, imperterrita con il suo rosario, o di zio Beppe, ogni giorno davanti alla statua del suo Santo ad accendere un lumino! E poi la preghiera tua per gli altri: quanto ci fa bene mettere da parte le nostre domande, i nostri bisogni, le nostre frustrazioni e aprire gli occhi e il cuore sui bisogni di chi ci sta intorno! La Preghiera dei fedeli a Messa cerca di raccogliere tutto questo: l'intercessione della comunità è potente, "nessuno si salva da solo", ricordalo sempre. Alimenta la tua vocazione con questi tre tipi di preghiera: ricordati degli altri!

7) Mani vuote:
A questo punto si può dire che il ciclo riparte. Si passa dalla Liturgia della Parola alla Liturgia Eucaristica, ed è come se si ricominciasse dall'inizio. Avevamo iniziato riconoscendoci poveri peccatori, e adesso andiamo verso l'altare per offrire a Dio ciò che abbiamo. Davvero poca cosa, spesso delle semplici mani vuote. Un pezzo di pane, un bicchiere di vino. E c'è di più: questo poco che abbiamo non è merito nostro, ma ci è stato donato da Dio stesso. Ciò che facciamo quindi è restituire. Da Lui abbiamo ricevuto tutto, nelle sue mani grandi e paterne riconsegniamo ogni cosa. Lui sa custodirla e farla rinascere. Vocazione è anche questo: restituirsi a lui, lasciarci rendere frutto buono. Restituisciti a Lui!



8) La vetta:
È il culmine della celebrazione: la preghiera Eucaristica. Si inizia con il racconto dell'Ultima Cena. Si ripetono quei gesti, si impongono le mani, si invoca lo Spirito Santo. Ciò che è accaduto due mila anni fa, accade ora davanti ai nostri occhi. Siamo portati lì, davanti a quel pane, sotto quella Croce. È Gesù che dà tutto se stesso per noi. È il suo amore che trabocca, che arriva alla follia. È il mio Signore che mi mostra quanto è disposto a fare pur di avermi. Ogni vocazione non è altro, in fondo, che inserirsi in questo movimento: una vita che trova se stessa spezzandosi per l'altro, marcendo come il seme sotto terra e dando frutto. Inginocchiati davanti all'esperienza più radicale che esista, resta incredulo davanti all'impossibile che avviene sotto i tuoi occhi: adora il tuo Dio che è tutto per te!

9) Un pane che sazia:
Se non fosse abbastanza ciò che è appena accaduto sull'altare, il nostro Dio, pazzo fino in fondo, va oltre. C'è una seconda invocazione dello Spirito Santo, stavolta su di noi, comunità che sta celebrando. Come il pane è diventato il suo Corpo spezzato, così noi ora diventiamo Chiesa, cioè Corpo di Cristo. Per questo ci alziamo dai nostri posti, andiamo verso l'altare e mangiamo quel pane. Noi siamo quello che mangiamo, giusto? Allora cibarci di Lui significa diventare un po' come Lui. Significa che la nostra vita si "cristifica", prende la forma di Cristo, si inserisce in quella dinamica di dono-di-sé-per-gli-altri che dà vita al mondo e a noi stessi. Ecco perché quel pane sazia, perché colma la sete infinita di vita che ci portiamo dentro. Facendo la Comunione la nostra vocazione inizia ad attuarsi: siamo un po' più come Gesù!

10) Mandati:
Alla fine, l'ultimo passaggio non può che essere questo. Il Signore ancora una volta ci ricolloca al nostro posto. Nessuna fuga mistica, nessun paradiso disincarnato. Hai incontrato il tuo Signore? La sua Parola ti ha fatto bene, il suo Pane ti sta trasformando in Lui? Bene, ti svelo un segreto: tutto questo non è per te! O meglio, non è SOLO per te. Ogni vocazione è per la Chiesa e per il mondo. Nessuno è chiamato per salvarsi, per sistemarsi la vita, per "trovare la felicità": no, siamo chiamati per essere-per-gli-altri! Semmai ciò che ci deve preoccupare è la salvezza del mondo, che la vita piena possa rifiorire ovunque! Certo, in questo anche la nostra vita si realizza, si riempie di gioia, ma per dono di Dio, non per ricerca nostra. E per questo la Messa termina con l'invito "Andate in pace". Ogni vocazione è anche una missione. Fratello: vai, buttati, il mondo ha bisogno di uomini e donne che hanno incontrato la bellezza e siano strumenti attivi per farla rifiorire nella vita di ogni fratello e sorella! Vai, donati!

fr. Nico
nico.melato@gmail.com

domenica 28 aprile 2019

VALE LA PENA DARE LA VITA

Carissimi, qualche giorno fa vi ho segnalato la figura di padre Placido Cortese, frate francescano del nostro convento del Santo, martirizzato dalla Gestapo a Trieste nel 1944.
E proprio oggi, 27 aprile, un altro frate del nostro ordine viene beatificato nella città di La Rioja in Argentina. Ha una storia molto simile, accaduta però in tempi ancora più recenti:
si tratta di padre Carlos de Dios Murias!

Padre Carlos con due confratelli 

Carlos de Dios MURIAS nasce in Argentina nel 1945, all'età di 21 anni entra in convento fra i frati francescani a Montevideo e a 27 anni è ordinato presbitero. Giovanissimo, si spende per la causa della popolazione locale, oppressa dalla povertà e dal regime. Si occupa in particolare dei giovani, denunciando le ingiustizie e attirando l’odio dei potenti. La sera del 18 luglio 1976 viene prelevato (insieme ad un altro religioso francese) da alcuni sconosciuti presentatisi a nome delle autorità; i due vengono torturati e brutalmente uccisi la sera stessa.
Qualche tempo prima di essere ucciso, sapendo il pericolo a cui andava incontro se restava in quel luogo, un suo parrocchiano gli consiglia di scappare. Lui risponde con queste parole:
«È preferibile morire giovani avendo fatto qualcosa,
che non vecchi senza aver fatto nulla». 
Un disegno che ritrae i 4 martiri che vengono canonizzati oggi a La Rioja

Abbiamo difronte un giovane come molti di voi, innamorato di Dio e dell'umanità, che con la sua vita semplice ma a servizio del Vangelo senza sconti ci dice: davvero ne vale la pena! Anche oggi giovani frati in tutto il mondo continuano a dire "davvero ne vale la pena", nel loro vivere di tutti i giorni. Credo sia un altro ottimo testimone da tenere davanti agli occhi per i nostri cammini vocazionali.
Facciamo nostre queste parole, dando lode a Dio perché egli ha saputo dare la vita, e chiediamo la sua intercessione, affinché anche noi possiamo fare lo stesso: dare la vita a modo nostro, a Dio e a fratelli.
Beato Carlos de Dios Murias, prega e intercedi per noi!

fr. Nico Melato

Per conoscere di più di questa figura segui questo link.


venerdì 26 aprile 2019

EGIDIO, IL GIOVANE MARINAIO CHE AMAVA SAN FRANCESCO E CERCAVA LA VOLONTA' DI DIO

Cari giovani amici, il Signore vi dia pace. 

Vi voglio presentare oggi la figura di un santo giovane a me davvero caro:
EGIDIO BULLESI (Bullessich, secondo la forma originaria del suo cognome).
Per vie un poco misteriose (anche famigliari) ho avuto la grazia di conoscere anni fa la sua vicenda, subito restandone affascinato e colpito. Mi auguro possa attrarre e incuriosire anche voi, spronandovi alla santità.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Il 25 aprile è ricorso il 90° anniversario della sua nascita al Cielo. 
Egidio era un giovane dal carattere estroverso che nella sua breve vita terrena è stato fondatore di un gruppo Scout, catechista, marinaio, operaio, terziario francescano e soprattutto testimone - nella gioia e nel dolore - dell’amore di Dio e della necessità di educare i fanciulli nella fede. 

«L’Italia sarà grande solo quando sarà veramente cristiana!», esclamava Egidio, le cui virtù eroiche sono state riconosciute nel 1997, durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, che l’ha dichiarato quindi venerabile.

Terzo di nove figli, era nato il 24 agosto 1905 a Pola, allora appartenente all’Impero austro-ungarico. È appena un bambino quando, all’inizio della prima guerra mondiale, è costretto con la madre e i fratelli a lasciare l’ormai insicura Pola, dove rimane a lavorare il padre, un disegnatore navale impiegato nell’arsenale della città istriana. In quell'esperienza da profughi, prima a Rovigno (nell’odierna Croazia) poi in Ungheria e infine in Austria, Egidio e la sua famiglia patiranno la fame e il freddo, assieme a un gran numero di altre difficoltà. Appena tredicenne, nel settembre 1918, con la Grande Guerra alle battute finali, ritorna a Pola per lavorare accanto al padre ai cantieri navali, come apprendista carpentiere.

La città di Pola, passata alla fine del conflitto sotto la sovranità dell’Italia, è allora piena di drammi umani. Come ha scritto padre Ubertino Hohl, francescano, in una biografia sul venerabile: «Non c’era bisogno di un occhio di lince per scorgere la miseria morale e materiale della vecchia città adriatica nell’immediato dopoguerra. Le strade, i moli, le rive mostravano lo spettacolo triste di tanti poveri ragazzi abbandonati a sé stessi, bisognosi di una mano che li guidasse e di un cuore che li amasse. Bisognava avvicinarli, difenderli, educarli, prepararli alla vita». È in tale contesto che il giovanissimo Egidio svolge il suo apostolato, trasmettendo la fede in Cristo in ogni ambiente in cui si trova a passare le sue giornate, a partire da quello difficilissimo dell’arsenale.

La predicazione di un francescano, padre Tito Castagna, lo attrae spingendolo a studiare l’esempio di san Francesco e il 4 ottobre 1920 diviene terziario. L’anno seguente viene mandato a Roma per il 50° anniversario dell’Azione Cattolica: è in questa occasione che conosce la realtà dei Giovani Esploratori, adoperandosi al suo ritorno a Pola per la costituzione del gruppo Scout locale, che vedrà la luce nel 1923 e che Egidio farà sfilare, in uniforme, per la processione del Corpus Domini. Una costante della sua vita è la capacità di unire la testimonianza di fede alla giovialità, secondo un tratto che ricorda il carisma di san Giovanni Bosco: «Questa vita è tanto bella e quindi perché rattristarci? Allegria, sempre allegri, ma nel Signore. Una allegrezza cioè che derivi dalla buona coscienza, dal dovere sempre compiuto e dall’amore, dall’amicizia con il Signore. Essere sempre felici nel Signore: ecco la nostra allegrezza!», scriverà infatti Egidio, tutto proteso a compiere la volontà di Dio.

È il febbraio del 1925 quando, diciannovenne, viene chiamato per il servizio di leva nella Marina. E sulla Dante Alighieri, l’imponente nave da battaglia con 12 cannoni da 305 mm su quattro torri corazzate, Egidio continua il suo apostolato in mezzo a 1.300 commilitoni, senza timore di andare controcorrente: «Con la branda sotto braccio, in alto sulla prua della nave, guardavo il cielo, pensavo a Dio, fonte della mia gioia, della mia pace, della mia felicità». Grazie al suo spirito da camerata nasce un simpatico circolo cattolico che verrà detto «attività serali frigorifere» perché i suoi soci, che si impegnano a vivere la castità, si riuniscono vicino alle celle frigorifere della Dante Alighieri.


Nei 25 mesi di leva scrive diverse lettere, in cui emerge la sua eccezionale fede eucaristica e il fiducioso abbandono alla Provvidenza che lo sostiene nella sua missione evangelizzatrice, tra «ostinate ripulse, avversioni e giudizi spregiativi», come confida all’amico Amedeo in una missiva del 16 luglio 1926, aggiungendo poi: «Ma infine, ci sono le belle vittorie che il Signore concede a chi persevera senza debolezze. Veri miracoli queste vittorie, impossibili a spiegarsi per noi uomini che non con la fede, la vera, la ferma e forte fede. Ma quante fatiche, ho detto, e quanto da fare! […] e tutte le ore libere dal servizio sono con ‘essi’, con l’uno o con l’altro dei diversi amici […]. E quante volte, dopo salutati tutti, io mi intrattengo ancora con qualcuno, e questi è Gesù, al quale chiedo tutto ciò che vedo necessario per l’anima e per l’avvenire di questi miei veri amici».

In questa sua tensione verso la salvezza delle anime, Egidio è consapevole che la buona riuscita di ogni sua opera poggia sulla preghiera. Così scrive il successivo 27 luglio a don Antonio Santin, suo direttore spirituale: «Caro don Antonio, preghi tanto per me, perché sempre più mi convinco, dall’esperienza che faccio, che noi tanto possiamo, tanto otteniamo dal Signore, quando preghiamo. L’apostolato è un termometro che scende e sale in rapporto a quanto si prega. E ben lo vedo certe volte, che con le ragioni più stringenti non riesco a persuadere, ed invece con una preghiera confidente, viva, all’indomani è ottenuto».

È sempre in Marina quando, il 16 febbraio 1927, confida ancora in un’ampia lettera a don Santin come cresca la sua gioia in Dio e come questa si riversi sul prossimo: «Il mio amore per i misteri divini aumenta sempre più, sento un pieno nell’anima mia, nel mio cuore, che spesso mi sembra trabocchi; […] Oh, com’è buono Iddio! Poveri giovani, quanti non conoscono questa bella, grande fede, quanti non provano questi divini sublimi amori: quanti non amano Gesù e, al contrario, tuffandosi nel fango delle passioni e dei piaceri, ne provano le troppe amare delusioni, riportando tante gravissime, forse inguaribili ferite». Perciò, con la saggezza di un educatore provetto, scrive che «si tratta di far conoscere Gesù ai fanciulli, di formare i giovani cuori all’amore divino, d’istruire quelle giovani menti nella religione, d’avviarli alla vera vita cristiana, di formare veri apostoli. Si tratta di condurli per mano sulla via del Paradiso».

Congedato il 15 marzo dello stesso anno, Egidio va a lavorare come disegnatore tecnico al cantiere navale di Monfalcone, impegnandosi al contempo - come già nella sua città natia - a prestare servizio nell’Opera di Carità di San Vincenzo. Arriva, infine, la tubercolosi per la quale viene ricoverato nell’agosto 1928 a Pola, continuando a evangelizzare anche in ospedale, anzitutto insegnando ad accettare la malattia come mezzo per partecipare al disegno redentivo di Cristo crocifisso e risorto. «Se vivo, Gesù è la mia felicità. Se muoio, vado a godere il mio Gesù», dice con la serenità di chi gusta l’eterno già in terra, mentre offre le sue sofferenze per i missionari e il bene di tutta la Chiesa. 

Il 25 aprile 1929, ancora ventitreenne, Egidio entra nella gloria di Dio. Il giorno dei funerali, così dice don Santin al cimitero: «Non spargiamo lacrime, perché, più che pianto, Egidio deve essere invidiato e imitato. Non fiori, perché fiori sorgeranno spontanei sulla terra che lo ricopre e sulla via da lui percorsa…».

NOTE: Il 25 e 26 Aprile , sull’isola di Barbana, nel bellissimo Santuario francescano  - dove il venerabile Egidio Bullesi è sepolto dal 1974 - e nella natia Pola, varie le celebrazioni in suo ricordo (qui il programma).


giovedì 25 aprile 2019

Padre Placido Cortese: UNO CHE HA SAPUTO DARE TUTTO!

Ciao a tutti!
So che anche voi, giovani in ricerca vocazionale, navigate in rete alla ricerca di buoni spunti, di contenuti da gustare, di storie per cui valga la pena...
Per questo oggi, 25 aprile, vorrei segnalarvi la messa on-line di un nuovo sito che abbiamo curato noi frati francescani Conventuali della Basilica del Santo a Padova:


Si tratta di un nuovo portale dedicato interamente alla figura del nostro Servo di Dio padre Placido Cortese.

Lo conoscete? Ne avete mai sentito parlare?


Padre Placido Cortese con un bambino in braccio

Negli anni della Seconda Guerra Mondiale a Padova, come in tutta Italia, centinaia di persone erano perseguitate dal regime per i più disparati motivi. Questo semplice frate francescano è riuscito dal suo confessionale alla Basilica del Santo a mettere in piedi una intera rete clandestina di persone che si occupava di procurare documenti falsi per permettere l'espatrio dei perseguitati. Nel 1944 viene arrestato dalla Gestapo e morirà sotto atroci torture senza mai rivelare nessun nome.

Queste storie di vita donata fanno bene ad ogni ricerca vocazionale: qua si tratta di persone in carne ed ossa che hanno seguito le orme del Signore Gesù dando la vita, sul serio!
Se queste testimonianze ti affascinano, non temere: siamo tutti chiamati a donarci. Come diceva san Francesco: "è donando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita a vita eterna"!

fr. Nico Melato
nico.melato@gmail.com

PS: se vuoi conoscere di più di Placido, oltre al sito segnalato, dai un occhio anche agli altri post su di lui, oppure gustati questa lettera dell'ultimo frate che l'ha visto in vita...
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Nel sito, oltre a molte immagini di padre Placido, potrai trovare la sua biografia, una selezione di lettere e vari scritti, la presentazione delle pubblicazioni e degli eventi che lo riguardano, e alcune testimonianze significative.

Te ne riporto solo una. Si tratta della lettera di padre Stefano Fogale (1910-1975), datata 12 aprile 1964. Padre Stefano, frate del Santo, fu tra gli ultimi a vedere Padre Cortese poco prima della sua cattura da parte della Gestapo:

Convento del Santo – Padova, 12 aprile 1964
"Monto Reverendo e carissimo don Guerrino, ho ricevuto la Sua graditissima, con la circolare per il ventennio della Resistenza da parte dell’Associazione Volontari della Libertà.
Non le nascondo però che per me è molto difficile scrivere sul nostro caro P. Cortese, strappatoci l’8 ottobre del 1944, alle ore 13,30. Ricordo come fosse ieri: eravamo vicini di stanza, stavamo parlando di cose amene, quando venne il portinaio a chiamarlo, dicendo che due signori lo attendevano in portineria. Ricordo che dissi al Padre le testuali parole: “Padre, non vada, perché la portano via!”. Il Padre sorrise, se ne andò in stanza, forse a prendere quel poco che aveva (aveva dato anche la sua biancheria personale ai poveri!) e poi zoppicando, se ne andò giù, e più non si vide".


Padre Placido fra le cupole della Basilica del Santo


martedì 23 aprile 2019

VOCAZIONE E... PROCRASTINAZIONE. #1 TI CONVIENE?


Cari amici in ricerca vocazionale,
Pace e Bene!

Oggi vi propongo un'interessante riflessione da parte di un caro confratello, fra Paolo, che collabora con me nell'accompagnamento dei giovani in discernimento. Affronterà il tema spinoso e davvero attuale del procrastinare e rimandare e ritardare continuamente le scelte di vita. Un atteggiamento che, mi pare, sia molto diffuso e spesso ritenuto vantaggioso rispetto ai molti rischi che, al contrario, ogni decisione comporta. Ma fino a che punto è conveniente adottarlo? Andiamo a  scoprirlo insieme...!

E al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Buona Settimana di Pasqua.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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VOCAZIONE E... PROCRASTINAZIONE.  #1 TI CONVIENE? 


Sei un procrastinatore seriale? Ti capita spesso di rimandare i tuoi impegni? Lo studio, un progetto – la stessa etimologia latina del termine lo dice: cras, domani! – domani che, ovviamente non giunge mai spontaneo, da solo, sulle libere ali del vento...
di lavoro, un buon proposito per l’anno nuovo? Magari stai procrastinando qualcosa di importante proprio ora, leggendo questo post... Il vantaggio subdolo è che ti permette di rimandare, ritardare, dilazionare, evitare ancora e ancora... a un fantomatico domani

Procrastinare può essere un vero problema: ore o addirittura giorni o mesi interi sprecati a non concludere nulla, per non parlare della frustrazione e dello stress che ne consegue e dei contraccolpi negativi sull'autostima...

Procrastinare riguarda anche la vocazione, la cui domanda è rimandata al giorno di San Mai. Allora chiediti: «Davvero procrastinare paga? E se smettessi di procrastinare, di rimandare ancora a data da destinarsi il tema della vocazione, di cosa fare, finalmente, della mia vita?». Ti sei mai chiesto come sarebbe la tua vita se oggi stesso smettessi di rimandare sempre a chissà quando questa sana e santa domanda che ti porti dentro?

Se anche tu sei un inconsapevole e pur fedele devoto di "San Mai", ti propongo subito questo primo esercizio antiprocrastinazione, tanto per non perdere tempo...

1.Trovati un momento e un posto tranquillo
2. Respira qualche minuto, per sgomberare la mente. Può esseri utile scrivere una rapida lista delle cose che in questo momento affollano la tua mente, per parcheggiarle momentaneamente sulla carta.
3. Immagina ora queste 5 situazioni:
  • Hai appena raggiunto l’obiettivo a cui tenevi da così tanto tempo.
  • Le tue giornate sono fruttuose e arrivi a sera stanco, ma contento.
  • Il senso di frustrazione che allagava le tue giornate ti ha finalmente lasciato e ora respiri davvero leggero.
  • Ti senti fiero di te stesso. La tua autostima migliora sensibilmente e ti senti sereno, con il gusto della vita piena dentro.
  • Sai perché e per chi vivere e questo ti rende solido e con un'energia travolgente.
4. Chiediti, dopo aver immaginato tutto questo se : «Davvero mi conviene procrastinare per allontanare da me questi momenti? Davvero mi conviene buttare il mio tempo per non gustare mai queste esperienze? Davvero mi conviene ignorare qual è la mia vocazione, il perché e il per chi sono a questo mondo?»

Bene, ora che l'hai fatto, nota quale effetto stanno facendo su di te le risposte che tu stesso hai dato a queste domande... scrivilo per fissarlo. Ti danno più ansia o più gioia?

Alle prossime puntate di antiprocrastinazione vocazionale!

Fra Paolo

domenica 21 aprile 2019

PASQUA DI RESURREZIONE


Che la Pasqua sia per tutti una memoria.
Chi spera, cammina: non fugge.
S’incarna nella storia, non si aliena.
Costruisce il futuro, non l’attende soltanto.

Ha la grinta del lottatore,
non la rassegnazione di chi disarma.
Ha la passione del veggente,
non l’aria avvilita di chi si lascia andare.

Cambia la storia, non la subisce.
Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti,
non la gloria del navigatore solitario.

Chi spera è sempre uno che “ha buoni motivi”,
anche se i suoi progetti
portano sempre incorporato
un alto tasso di timore.  (don Tonino Bello)

sabato 20 aprile 2019

VOCAZIONE: IL DONO DIROMPENTE E VITALE DEL SABATO SANTO

Beato Angelico - Discesa agli inferi di Cristo
Oggi, Sabato Santo,  è una giornata importante per la vocazione. 
Perché? Perché è il giorno del silenzio che libera.

Oggi tutto tace. «Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. [...]

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura. [...]

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli ».

Questa la bellissima meditazione di un antico omileta sul sabato santo.

Cosa c'entra con la mia ricerca vocazionale? - ti chiederai... C'entra eccome!
  • Oggi è il giorno dove si frantumano tutte le attese sbagliate sulla vita e sulla stessa vocazione. 
  • Oggi finalmente salta tutto ciò che non c'entra con la vita piena, perché muore il vecchio uomo.
Muore il vecchio io, l'uomo vecchio, la sommatoria di tutte le identificazioni ricevute, subite, inferte nella nostra storia evolutiva: «Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato». (Rm 6,6). Anche altre tradizioni riconoscono nella distruzione dell'uomo vecchio, del vecchio io, la via all'autenticità: «L'ego è l'angolo tenebroso in cui i raggi dell'intelletto non riescono a penetrare, è l'ultimo nascondiglio dell'ignoranza, che così si ripara tranquillamente dalla luce. Quando questo covo viene scoperchiato, l'ignoranza svanisce come brina al sole. In effetti, l'ignoranza e l'idea dell'ego sono la stessa cosa». (Daisetsu Teitarō Suzuki)

Il Sabato Santo è il liberante giorno delle macerie su cui ti puoi finalmente fermare: per piangere, per riconoscere l'inevitabile, forse per maledire e maledirsi come vittime. Come anche per entrare in contatto con le più remote e ancora inabitate regioni del cuore, cariche di pure energie vitali sopite, che ti appartengono e che finalmente possono trapelare come fievoli luci dal fondo oscuro di vecchie illusioni su di te e sulla vita, ridotte a macerie. Il duro impatto con sorella morte, nelle sue tante forme, frantuma ogni schema rassicurante: nulla sarà come prima. Finalmente. Gesù Cristo, in persona, ti risolleva dalle tue macerie, ti libera dai demoni delle illusioni narrate e credute e ti rimette in piedi, sulla tua strada.

Il Sabato Santo si prepara a nascere l'uomo nuovo. Il chiamato alla vita piena, libera dalle vecchie e inutili illusioni, ridotte a polvere di macerie fumanti. «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà!» (Ef 5.14)

fra Paolo
Basilica del santo (Briosco): Particolare del candelabro pasquale
"la discesa agli inferi"


venerdì 19 aprile 2019

GESU' MI HA GUARDATO


Dal vangelo di Luca (23,39-43)
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”.
Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 
Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

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“Sollecitato dall’atto di fede che il buon ladrone rende sulla croce, Sant’Agostino, vescovo d’Ippona, stabilisce con lui un dialogo.

Gli chiede: «Come hai fatto a riconoscere la divinità del Messia nel momento in cui i nemici di Cristo trionfavano rumorosamente e gli apostoli erano incapaci di riconoscerla attraverso il suo volto agonizzante? Gli uni e gli altri avevano studiato le Scritture, ma erano incapaci di vedere che in quel momento esse trovavano in lui compimento».

Quindi, con insistenza riprende: «Come hai fatto tu a capirlo? […] Tu che non sai niente, che non hai compiuto che cattive azioni in tutta la tua vita? Dove hai studiato? Quali libri hai letto?».

Di fronte a tanta insistenza, il buon ladrone offre la sua umile risposta:
«Non ho studiato le Scritture e neppure ho meditato le profezie, ma Gesù mi ha guardato e nel suo sguardo ho capito ogni cosa»” 

(Marie-Dominique Molinié, "Le courage d’avoir peur", 1975/2017).

giovedì 18 aprile 2019

CAMPO VOCAZIONALE E DI SERVIZIO (27 aprile - 1 maggio 2019)


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Oggi, giovedì santo inizia il Santo Triduo Pasquale e alcuni giovani condivideranno questo tempo con noi frati ( alla Basilica di S. Antonio - Pd) fino al giorno di Pasqua: un'esperienza davvero unica e bellissima. 

Ma vengo a ricordare  un prossimo appuntamento per chi desiderasse conoscere più da vicino la vita di noi frati. 

Con i giovani in ricerca del "Gruppo san Damiano"  saremo a Brescia da sabato 27 aprile (arrivo per cena- ore 19,30) a mercoledì 1 maggio, per condividere una proposta di servizio e fraternità, vissuta insieme alla comunità dei giovani del Postulato e altri ragazzi che vorranno unirsi a noi. 

Sarà l'occasione di renderci utili  verso qualcuno davvero più bisognoso (le persone con gravi disabilità- fisiche o mentali -  di una vicina casa di accoglienza dove ci recheremo in questi giorni), ma anche sarà bello poter condividere la gioia della vocazione, confrontarci e pregare,  gustare la bellezza di stare insieme in letizia e semplicità francescana.

Sarà in particolare una piccola, ma grande occasione di sperimentare concretamente il significato di un donarsi per il Signore e il prossimo: una dimensione intimamente legata alla scelta vocazionale.

Chi fosse interessato a partecipare mi contatti quanto prima.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


lunedì 15 aprile 2019

SETTIMANA SANTA : RAMI SECCHI E RAMI FIORITI

Cari amici, in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace!


Domenica abbiamo celebrato la Festa della Palme che ha dato così inizio ai giorni della Settimana Santa e della Settimana di Passione. 
Tutti abbiamo ricevuto un ramo di ulivo o di palma: un gesto che ci rimanda anche alla primavera, alla vita, alla natura che si risveglia.

Oggi la Chiesa, per tanti motivi specie in occidente, non sembra certo vivere una primavera radiosa quanto piuttosto un inverno rigido e nebbioso. Ne vediamo le cause nella secolarizzazione, nella fuga dalla fede di tanti, nell'individualismo e nell'indifferenza della nostra società, ma anche negli scandali e nell'incoerenza e nella contro testimonianza di molti cristiani ed esponenti del clero. 
 I mass media al riguardo, non risparmiano nulla alla Chiesa, elencandone gli errori e le mancanze e i tanti limiti.

Siamo chiamati come credenti a portare questa croce! Il Venerdì santo, Gesù non controbatte per nulla le accuse a lui rivolte, non risponde alle grida, agli insulti e agli sputi. Egli prende la sua croce e va diritto verso la sua meta. Il suo atteggiamento è un modello anche per noi! 
La tentazione grande sarebbe ancora quella di difenderci, o accusare altri o rimpiangere i bei tempi andati. Gesù invece esce da Gerusalemme portando la sua croce in silenzio, invitando così anche noi ad abbandonare logiche difensive, quanto piuttosto a sentirci inseriti in una logica di fedeltà, di speranza e bellezza, in una logica di Vangelo.

Se è vero, infatti, che nella Chiesa (ma anche nella nostra stessa vita) vi sono rami secchi e frutti velenosi da eliminare, vi sono anche tanti rami fioriti, frutti e fiori profumati che sempre ne rinnovano la primavera e la giovinezza. La forza del messaggio di Gesù, infatti, continua nonostante tutto ad attrarre, a provocare, a consolare, a dare luce e senso a tante vite che solo in Lui trovano pace e riposo. 
Sono in particolare i giovani a percepire la novità del Vangelo! E' il nostro grandissimo Papa Francesco, a scuoterci quotidianamente con i suoi gesti profetici; sono gli innumerevoli piccoli e nascosti gesti d'amore e di sacrificio di umili e semplici persone a rendere sempre vivo e presente il Signore Gesù in mezzo a noi.
Se dunque la Chiesa (e la nostra stessa vita), appare spesso prigioniera in un inverno senza fine, ecco che la novità, e il rinnovamento, la rinascita, la primavera le sono in realtà costitutive.
Sempre è pronto a sbocciare un "ramo di mandorlo" carico di speranza.

Il simbolo del mandorlo è spesso evocato nella Bibbia: essendo il primo albero a fiorire dopo l'inverno, annunzia la vittoria della vita sulla morte.
Cari fratelli, dunque non temiamo ! Il Signore Gesù sempre "rifiorisce" in mezzo a noi!
A tutti, Buona Settimana Santa.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
   
Narbonne: domenica delle Palme

domenica 14 aprile 2019

TU, SIGNORE, NON STARE LONTANO.

Tu, Signore, non stare lontano

Salmo Responsoriale [Sal 21 (22)]: rit.: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? / Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, / storcono le labbra, scuotono il capo: / «Si rivolga al Signore; lui lo liberi, / lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.
Un branco di cani mi circonda, / mi accerchia una banda di malfattori; / hanno scavato le mie mani e i miei piedi. / Posso contare tutte le mie ossa. R.
Si dividono le mie vesti, / sulla mia tunica gettano la sorte. / Ma tu, Signore, non stare lontano, / mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, / ti loderò in mezzo all’assemblea. / Lodate il Signore, voi suoi fedeli, / gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, / lo tema tutta la discendenza d’Israele. R.
[Salmo Responsoriale, dal Sal 21 (22)]
Domenica delle Palme – anno C La solennità della domenica antecedente la Pasqua si esprime anche con la ricchezza di testi biblici diffusi tra il rito della benedizione degli ulivi e la santa messa, caratterizzata dalla proclamazione della Passione, quest’anno “C” secondo la narrazione di san Luca evangelista. Tra tutte le proposte, ci soffermiamo qui sul Salmo 22, ridotto nella versione liturgica per il salmo responsoriale.
Questo Salmo nella tradizione cristiana ha un posto privilegiato nella rilettura della passione di Cristo, da parte del Nuovo Testamento: le ultime parole di Gesù in croce si legano alle battute iniziali del Salmo, pronunziate nella versione aramaica: Eloì, Eloì, lammah sabachtani, «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46). Ma per comprendere il valore di questa citazione e il Salmo stesso dobbiamo segnalare un dato fondamentale. Il Salmo 22 nella sua attuale redazione si presenta come una composizione a tre fasi che non si esauriscono nel semplice grido di supplica. Ora, secondo la prassi giudaica, Gesù, citando l’inizio del carme, abbracciava tutto il testo che comprende però anche fasi di gioia e di speranza. Certo, la dominante del Salmo è la grande lamentazione (vv. 2-22), ma dal v. 23 al v. 27 si apre un secondo movimento pieno di luce: si tratta di un ringraziamento in cui si loda il Dio che si schiera dalla parte delle vittime. Infine, una terza fase del Salmo (vv. 28-32) si sviluppa sulla base di un inno autonomo in onore di Jhwh Re universale. Per questo il carme nella sua totalità e quindi la preghiera del Cristo sono un canto di grande desolazione, ma anche di forte speranza [G. Ravasi].
«Padre, dopo le forti grida, e le lacrime / di tuo Figlio in croce, non ti chiediamo di capire; / ti chiediamo solo di essere fedeli come lui / e che tu ci esaudisca nella nostra pietà: / così pure noi possiamo cantare l’inno della Pasqua / insieme a tutti i poveri e gli oppressi» [D.M. Turoldo]
Francesco d’Assisi, nella sua profonda meditazione orante della Passione di Cristo, partendo dalla trama del Salmo 21 elabora sapientemente diverse citazioni bibliche per comporre il “suo” Salmo (il 6°) per l’Ufficio della Passione del Signore:
Salmo [VI]
O voi tutti che passate per via, * [Lam 1,12] / considerate e vedete se c’è dolore pari al mio dolore.
Perché mi ha circondato un branco di cani, * [Sal 21,17] / una banda dei malvagi mi ha assediato.
Essi mi hanno osservato e scrutato, † [Sal 21,18-19] / si sono divise tra loro le mie vesti * / e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.
Hanno forato le mie mani e i miei piedi, * [Sal 21,17-18] / hanno contato tutte le mie ossa.
Hanno spalancato contro di me la loro bocca, * [Sal 21,14] / come leone che sbrana e ruggisce.
Come acqua sono stato versato, * [Sal 21,15] / sono disperse tutte le mie ossa.
E il mio cuore è diventato come cera che si fonde * / in mezzo alle mie viscere.
Come coccio si è seccata la mia forza, * [Sal. 21,16] / la mia lingua si è attaccata alle mie fauci.
Come cibo mi hanno dato fiele * [Sal 68,22] / e nella mia sete mi hanno abbeverato con aceto.
Mi hanno condotto nella polvere di morte * [Sal 21,16] / e hanno accresciuto il dolore delle mie ferite. [Sal 68,27]
Mi ero addormentato e sono risorto, * [cf. Sal 3,6] / e il Padre mio santissimo mi ha accolto nella gloria. [cf. Sal 72,24]
Padre santo, tu hai preso la mia destra † [Gv 17,11] / e mi hai guidato nella tua volontà * [Sal 72,23-24] / e mi hai assunto nella gloria.
Che altro, infatti, c’è per me in cielo? * [Sal 72,25] / e da te che altro ho voluto sulla terra?
Guardate e sappiate che io sono Dio, dice il Signore, * [Sal 45,11] / sarò esaltato fra le genti e innalzato sulla terra.
Benedetto il Signore Dio di Israele, † [Lc 1,68] / che ha redento le anime dei suoi servi * / con il proprio santissimo suo sangue, [cf. Ap 5,9]
egli non abbandonerà * [Sal 33,23 Vg] / tutti quelli che sperano in lui.
E sappiamo che egli viene, * [cf. Sal 95,13] / che verrà a giudicare ciò che è giusto.
Gloria al Padre… Come era nel principio…
(Francesco d’Assisi, Ufficio della Passione del Signore, Salmo VI : FF 287).
Frate Andrea Vaona   / BIBBIA FRANCESCANA /

sabato 13 aprile 2019

VOCAZIONE: REGALATI UN BIVIO! 7 PASSI PER APPROCCIARE DIRETTAMENTE – DI PANCIA – IL TEMA



La nostra è l'epoca delle distrazioni di massa. Tutto fa a gara per accaparrarsi la nostra attenzione, distogliendola dalle cose importanti, come l'orientamento di fondo della vita: la vocazione. È il momento di fare qualcosa.

Conoscere la propria vocazione è il primo inestimabile valore per vivere alla grande, per esprimere l'unicità che ci è stata affidata, per gustare la vita.

Approfitta di questi giorni prima di Pasqua, di questa Settimana Santa 2019. Regalati un bivio, ovvero del tempo – un'oretta, in uno spazio tutto per te, confortevole e silenzioso. Zero cellulari e internet – sopravviverai, tranquillo! Solo per un'ora! –. 

Ecco qui le istruzioni, in sette passi, per un primo approccio, dichiaratamente viscerale:
  1. Procurati carta – 3 fogli – e una penna. Sì, scrivere ti aiuta a oggettivare i tuoi pensieri.
  2. Trovati uno spazio, riservato solo per te, dove stare tranquillo per un'ora – punta la sveglia.
  3. Preparati. Siediti e respira per 5 minuti; a ogni espirazione butta fuori un pezzo di mondo che vorrebbe ingombrare questa tua preziosa ora.
  4. Prendi il primo foglio e anzitutto svuota la tua mente da ciò che la ingombra in questo momento. Scrivi semplicemente una lista delle cose che ti vengono in mente, per 10 minuti consecutivi: le cose che devi fare; le cose che vorresti fare; qualsiasi altra cosa che si spiaggi alla tua consapevolezza.
  5. Ora prendi il secondo foglio e rispondi a queste quattro domande vocazionali in modo diretto, viscerale, per i prossimi 30 minuti. Semaforo verde alle tue reazioni di pancia, così come ti si presentano:
    1. Voglio sposarmi? Se sì, perché? Se no, perché?
    2. Voglio essere consacrato nel mondo? Se sì, perché? Se no, perché?
    3. Voglio farmi prete? Se sì, perché? Se no, perché?
    4. Voglio farmi frate? Se sì, perché? Se no, perché?
  6. Ora, sul terzo e ultimo foglio, scrivi le impressioni, l'effetto che ti ha fatto questo primo approccio vocazionale tutto viscerale. Quali luci ti ha regalato?
  7. Negli ultimi 15 minuti riprendi in mano il primo foglio e individua 3 cose che sono dei mangia-tempo, anzi: dei ladri-di-tempo. Scegline una e immagina di rinunciarvi. Se tu usassi quel tempo così recuperato per pensare alla vocazione delle quattro che ti ha suscitato più gioia – grande e importantissimo indicatore di discernimento –, che effetto ti farebbe? Come ti aiuterebbe a vivere meglio?
Questo è il tuo primo regalo vocazionale: il primo bivio! Quando te lo farai questa settimana entrante? Fissalo ora tra le tue priorità della settimana!

Buone riflessioni viscerali!



giovedì 11 aprile 2019

TU SEI BELLEZZA

Ciao a tutti.

Nel fine settimana appena trascorso, noi frati francescani Conventuali abbiamo vissuto il meeting dei giovani. Un'esperienza davvero bella! E, vi assicuro, il termine non è scelto a caso. Infatti il tema che ci ha guidato in questi due giorni è stato proprio
Tu sei bellezza.

Padre Fabio introduce il tema ai giovani presenti

Ogni anno proponiamo questo incontro a tutti i giovani che ci conoscono, che frequentano i nostri conventi, i nostri santuari, le nostre parrocchie. Ci si ritrova ogni volta in una città diversa per stare insieme e condividere la gioia di seguire il Signore Gesù sulle orme di Francesco e Chiara d'Assisi, fra momenti di preghiera, di fraternità, di formazione, di annuncio.

Quest'anno abbiamo parlato di bellezza. Siamo partiti da una famosa preghiera di San Francesco, le Lodi di Dio Altissimo. Qui il nostro santo esprime tutto il suo cuore straripante di amore per il Signore attraverso una lunga serie di attributi, fra i quali l'unico ad essere ripetuto due volte è proprio "tu sei bellezza".


Adorazione e evangelizzazione presso la chiesa di S. Pantalon - Venezia

Sì, il nostro Dio è bellezza! Se n'erano accorti i discepoli quel giorno sul Tabor, quando Pietro, confuso dallo splendore di Gesù e straripante di gioia, ha esclamato "Signore, è bello per noi stare qui!". Davvero il nostro Dio è bellezza, ed è bello stare con lui perché stare nella bellezza ci fa bene. Sapete una cosa? Io penso che quel giorno, scendendo dal monte della Trasfigurazione, non solo Gesù, ma anche i discepoli avessero una luce nuova negli occhi, una bellezza rinnovata nel volto.
Sì, la bellezza di Dio pervade il mondo, e lentamente ci cambia dentro, ci fa belli come lui, a poco a poco, se scegliamo di stare alla sua presenza, camminare nel mondo in compagnia sua.
La vita consacrata, che noi frati francescani scegliamo di vivere, in fondo è permeata da questa logica. Anche san Giovanni Paolo II, nel 1996, usava l'immagine della Trasfigurazione di Gesù per dire questo:

"Alla vita consacrata è affidato il compito di additare il Figlio di Dio fatto uomo come il traguardo escatologico a cui tutto tende, lo splendore di fronte al quale ogni altra luce impallidisce, l'infinita bellezza che, sola, può appagare totalmente il cuore dell'uomo. Nella vita consacrata, dunque, non si tratta solo di seguire Cristo con tutto il cuore [...], ma di vivere ed esprimere ciò con l'adesione «conformativa» a Cristo dell'intera esistenza [...]Attraverso la professione dei consigli, infatti, il consacrato non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si preoccupa di riprodurre in sé, per quanto possibile, «la forma di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo». [...] Con tale immedesimazione «conformativa» al mistero di Cristo, la vita consacrata realizza a titolo speciale quella confessio Trinitatis che caratterizza l'intera vita cristiana, riconoscendo con ammirazione la sublime bellezza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e testimoniandone con gioia l'amorevole condiscendenza verso ogni essere umano". (Vita Consecrata n. 16)


Contemplando la bellezza dell'arte alla chiesa di S. Pantalon - Venezia

Il mondo ha bisogno di bellezza.
La Chiesa tutta, pur con le sue fragilità, i suoi peccati, le sue contraddizioni, da due millenni porta nel mondo a poco a poco la bellezza del nostro Dio. A Venezia ci siamo riempiti gli occhi di questa bellezza: nell'ammirare le magnifiche opere d'arte che la fede dei secoli ci consegna; nel volto dei compagni di cammino che il Signore ci dona; nella preghiera e nel canto di fronte all'Eucaristia; nel portarla di notte nelle piazze e nei bar, raccontando le meraviglie che il Signore ha fatto per noi.

Forse anche tu cerchi questa bellezza che riempie la vita. Forse ne hai gustato un pezzetto e desideri con tutto il cuore gustarla ancora e poterla condividere con gli altri.
Lascia che il Signore ti conquisti, ti seduca: apri gli occhi e lascia che diventino umidi di commozione per le sue meraviglie.
Esclama "che bello!", e seguilo, con tutto ciò che puoi.

fr. Nico



martedì 9 aprile 2019

TRIDUO PASQUALE ALLA BASILICA DI SANT'ANTONIO A PADOVA

Ciao a tutti!

Manca davvero poco alla Pasqua, e noi frati francescani della Basilica di S. Antonio a Padova vi rilanciamo ancora una proposta davvero speciale:

perché non vivere il Triduo Pasquale con noi?

Si tratta di un'esperienza unica, fatta di liturgie ben curate, condivisione fraterna, preghiera e servizio ai poveri. 
Vogliamo offrire ai giovani dai 18 ai 30 anni (ragazzi e ragazze) la possibilità di accompagnare il Signore Gesù nella sua Passione, Morte e Risurrezione in un contesto straordinario, vivendo i ritmi della vita dei frati e delle suore.


Staremo insieme dal primo pomeriggio del Giovedì Santo (18 aprile) fino al pranzo della Domenica di Pasqua (21 aprile). Si richiede solamente un'offerta libera.

NB: Attenzione: è un'esperienza che si può vivere solo una volta nella vita! 

Per iscrizioni e informazioni contatta al più presto personalmente i responsabili (i posti sono pochi!):
  • Se sei un ragazzo: 
fra Alberto, fra Fabio, fra Giambo
Frati Francescani Conventuali
Basilica del Santo (Pd) – tel.: 049 8242811 ; cell.: 
3339062097 ; mail: info@fragiovani.org
www.fragiovani.org
  • Se sei una ragazza :
suor Barbara Danesi,
Francescana Elisabettina – tel.: 049 655216;  barbara.danesi@elisabettine.it
www.francescanelisabettine.it


Basilica del Santo: Via Crucis