martedì 23 aprile 2019

VOCAZIONE E... PROCRASTINAZIONE. #1 TI CONVIENE?


Cari amici in ricerca vocazionale,
Pace e Bene!

Oggi vi propongo un'interessante riflessione da parte di un caro confratello, fra Paolo, che collabora con me nell'accompagnamento dei giovani in discernimento. Affronterà il tema spinoso e davvero attuale del procrastinare e rimandare e ritardare continuamente le scelte di vita. Un atteggiamento che, mi pare, sia molto diffuso e spesso ritenuto vantaggioso rispetto ai molti rischi che, al contrario, ogni decisione comporta. Ma fino a che punto è conveniente adottarlo? Andiamo a  scoprirlo insieme...!

E al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Buona Settimana di Pasqua.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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VOCAZIONE E... PROCRASTINAZIONE.  #1 TI CONVIENE? 


Sei un procrastinatore seriale? Ti capita spesso di rimandare i tuoi impegni? Lo studio, un progetto – la stessa etimologia latina del termine lo dice: cras, domani! – domani che, ovviamente non giunge mai spontaneo, da solo, sulle libere ali del vento...
di lavoro, un buon proposito per l’anno nuovo? Magari stai procrastinando qualcosa di importante proprio ora, leggendo questo post... Il vantaggio subdolo è che ti permette di rimandare, ritardare, dilazionare, evitare ancora e ancora... a un fantomatico domani

Procrastinare può essere un vero problema: ore o addirittura giorni o mesi interi sprecati a non concludere nulla, per non parlare della frustrazione e dello stress che ne consegue e dei contraccolpi negativi sull'autostima...

Procrastinare riguarda anche la vocazione, la cui domanda è rimandata al giorno di San Mai. Allora chiediti: «Davvero procrastinare paga? E se smettessi di procrastinare, di rimandare ancora a data da destinarsi il tema della vocazione, di cosa fare, finalmente, della mia vita?». Ti sei mai chiesto come sarebbe la tua vita se oggi stesso smettessi di rimandare sempre a chissà quando questa sana e santa domanda che ti porti dentro?

Se anche tu sei un inconsapevole e pur fedele devoto di "San Mai", ti propongo subito questo primo esercizio antiprocrastinazione, tanto per non perdere tempo...

1.Trovati un momento e un posto tranquillo
2. Respira qualche minuto, per sgomberare la mente. Può esseri utile scrivere una rapida lista delle cose che in questo momento affollano la tua mente, per parcheggiarle momentaneamente sulla carta.
3. Immagina ora queste 5 situazioni:
  • Hai appena raggiunto l’obiettivo a cui tenevi da così tanto tempo.
  • Le tue giornate sono fruttuose e arrivi a sera stanco, ma contento.
  • Il senso di frustrazione che allagava le tue giornate ti ha finalmente lasciato e ora respiri davvero leggero.
  • Ti senti fiero di te stesso. La tua autostima migliora sensibilmente e ti senti sereno, con il gusto della vita piena dentro.
  • Sai perché e per chi vivere e questo ti rende solido e con un'energia travolgente.
4. Chiediti, dopo aver immaginato tutto questo se : «Davvero mi conviene procrastinare per allontanare da me questi momenti? Davvero mi conviene buttare il mio tempo per non gustare mai queste esperienze? Davvero mi conviene ignorare qual è la mia vocazione, il perché e il per chi sono a questo mondo?»

Bene, ora che l'hai fatto, nota quale effetto stanno facendo su di te le risposte che tu stesso hai dato a queste domande... scrivilo per fissarlo. Ti danno più ansia o più gioia?

Alle prossime puntate di antiprocrastinazione vocazionale!

Fra Paolo

domenica 21 aprile 2019

PASQUA DI RESURREZIONE


Che la Pasqua sia per tutti una memoria.
Chi spera, cammina: non fugge.
S’incarna nella storia, non si aliena.
Costruisce il futuro, non l’attende soltanto.

Ha la grinta del lottatore,
non la rassegnazione di chi disarma.
Ha la passione del veggente,
non l’aria avvilita di chi si lascia andare.

Cambia la storia, non la subisce.
Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti,
non la gloria del navigatore solitario.

Chi spera è sempre uno che “ha buoni motivi”,
anche se i suoi progetti
portano sempre incorporato
un alto tasso di timore.  (don Tonino Bello)

sabato 20 aprile 2019

VOCAZIONE: IL DONO DIROMPENTE E VITALE DEL SABATO SANTO

Beato Angelico - Discesa agli inferi di Cristo
Oggi, Sabato Santo,  è una giornata importante per la vocazione. 
Perché? Perché è il giorno del silenzio che libera.

Oggi tutto tace. «Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. [...]

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura. [...]

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l'eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli ».

Questa la bellissima meditazione di un antico omileta sul sabato santo.

Cosa c'entra con la mia ricerca vocazionale? - ti chiederai... C'entra eccome!
  • Oggi è il giorno dove si frantumano tutte le attese sbagliate sulla vita e sulla stessa vocazione. 
  • Oggi finalmente salta tutto ciò che non c'entra con la vita piena, perché muore il vecchio uomo.
Muore il vecchio io, l'uomo vecchio, la sommatoria di tutte le identificazioni ricevute, subite, inferte nella nostra storia evolutiva: «Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato». (Rm 6,6). Anche altre tradizioni riconoscono nella distruzione dell'uomo vecchio, del vecchio io, la via all'autenticità: «L'ego è l'angolo tenebroso in cui i raggi dell'intelletto non riescono a penetrare, è l'ultimo nascondiglio dell'ignoranza, che così si ripara tranquillamente dalla luce. Quando questo covo viene scoperchiato, l'ignoranza svanisce come brina al sole. In effetti, l'ignoranza e l'idea dell'ego sono la stessa cosa». (Daisetsu Teitarō Suzuki)

Il Sabato Santo è il liberante giorno delle macerie su cui ti puoi finalmente fermare: per piangere, per riconoscere l'inevitabile, forse per maledire e maledirsi come vittime. Come anche per entrare in contatto con le più remote e ancora inabitate regioni del cuore, cariche di pure energie vitali sopite, che ti appartengono e che finalmente possono trapelare come fievoli luci dal fondo oscuro di vecchie illusioni su di te e sulla vita, ridotte a macerie. Il duro impatto con sorella morte, nelle sue tante forme, frantuma ogni schema rassicurante: nulla sarà come prima. Finalmente. Gesù Cristo, in persona, ti risolleva dalle tue macerie, ti libera dai demoni delle illusioni narrate e credute e ti rimette in piedi, sulla tua strada.

Il Sabato Santo si prepara a nascere l'uomo nuovo. Il chiamato alla vita piena, libera dalle vecchie e inutili illusioni, ridotte a polvere di macerie fumanti. «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà!» (Ef 5.14)

fra Paolo
Basilica del santo (Briosco): Particolare del candelabro pasquale
"la discesa agli inferi"


venerdì 19 aprile 2019

GESU' MI HA GUARDATO


Dal vangelo di Luca (23,39-43)
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”.
Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 
Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

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“Sollecitato dall’atto di fede che il buon ladrone rende sulla croce, Sant’Agostino, vescovo d’Ippona, stabilisce con lui un dialogo.

Gli chiede: «Come hai fatto a riconoscere la divinità del Messia nel momento in cui i nemici di Cristo trionfavano rumorosamente e gli apostoli erano incapaci di riconoscerla attraverso il suo volto agonizzante? Gli uni e gli altri avevano studiato le Scritture, ma erano incapaci di vedere che in quel momento esse trovavano in lui compimento».

Quindi, con insistenza riprende: «Come hai fatto tu a capirlo? […] Tu che non sai niente, che non hai compiuto che cattive azioni in tutta la tua vita? Dove hai studiato? Quali libri hai letto?».

Di fronte a tanta insistenza, il buon ladrone offre la sua umile risposta:
«Non ho studiato le Scritture e neppure ho meditato le profezie, ma Gesù mi ha guardato e nel suo sguardo ho capito ogni cosa»” 

(Marie-Dominique Molinié, "Le courage d’avoir peur", 1975/2017).

giovedì 18 aprile 2019

CAMPO VOCAZIONALE E DI SERVIZIO (27 aprile - 1 maggio 2019)


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Oggi, giovedì santo inizia il Santo Triduo Pasquale e alcuni giovani condivideranno questo tempo con noi frati ( alla Basilica di S. Antonio - Pd) fino al giorno di Pasqua: un'esperienza davvero unica e bellissima. 

Ma vengo a ricordare  un prossimo appuntamento per chi desiderasse conoscere più da vicino la vita di noi frati. 

Con i giovani in ricerca del "Gruppo san Damiano"  saremo a Brescia da sabato 27 aprile (arrivo per cena- ore 19,30) a mercoledì 1 maggio, per condividere una proposta di servizio e fraternità, vissuta insieme alla comunità dei giovani del Postulato e altri ragazzi che vorranno unirsi a noi. 

Sarà l'occasione di renderci utili  verso qualcuno davvero più bisognoso (le persone con gravi disabilità- fisiche o mentali -  di una vicina casa di accoglienza dove ci recheremo in questi giorni), ma anche sarà bello poter condividere la gioia della vocazione, confrontarci e pregare,  gustare la bellezza di stare insieme in letizia e semplicità francescana.

Sarà in particolare una piccola, ma grande occasione di sperimentare concretamente il significato di un donarsi per il Signore e il prossimo: una dimensione intimamente legata alla scelta vocazionale.

Chi fosse interessato a partecipare mi contatti quanto prima.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


lunedì 15 aprile 2019

SETTIMANA SANTA : RAMI SECCHI E RAMI FIORITI

Cari amici, in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace!


Domenica abbiamo celebrato la Festa della Palme che ha dato così inizio ai giorni della Settimana Santa e della Settimana di Passione. 
Tutti abbiamo ricevuto un ramo di ulivo o di palma: un gesto che ci rimanda anche alla primavera, alla vita, alla natura che si risveglia.

Oggi la Chiesa, per tanti motivi specie in occidente, non sembra certo vivere una primavera radiosa quanto piuttosto un inverno rigido e nebbioso. Ne vediamo le cause nella secolarizzazione, nella fuga dalla fede di tanti, nell'individualismo e nell'indifferenza della nostra società, ma anche negli scandali e nell'incoerenza e nella contro testimonianza di molti cristiani ed esponenti del clero. 
 I mass media al riguardo, non risparmiano nulla alla Chiesa, elencandone gli errori e le mancanze e i tanti limiti.

Siamo chiamati come credenti a portare questa croce! Il Venerdì santo, Gesù non controbatte per nulla le accuse a lui rivolte, non risponde alle grida, agli insulti e agli sputi. Egli prende la sua croce e va diritto verso la sua meta. Il suo atteggiamento è un modello anche per noi! 
La tentazione grande sarebbe ancora quella di difenderci, o accusare altri o rimpiangere i bei tempi andati. Gesù invece esce da Gerusalemme portando la sua croce in silenzio, invitando così anche noi ad abbandonare logiche difensive, quanto piuttosto a sentirci inseriti in una logica di fedeltà, di speranza e bellezza, in una logica di Vangelo.

Se è vero, infatti, che nella Chiesa (ma anche nella nostra stessa vita) vi sono rami secchi e frutti velenosi da eliminare, vi sono anche tanti rami fioriti, frutti e fiori profumati che sempre ne rinnovano la primavera e la giovinezza. La forza del messaggio di Gesù, infatti, continua nonostante tutto ad attrarre, a provocare, a consolare, a dare luce e senso a tante vite che solo in Lui trovano pace e riposo. 
Sono in particolare i giovani a percepire la novità del Vangelo! E' il nostro grandissimo Papa Francesco, a scuoterci quotidianamente con i suoi gesti profetici; sono gli innumerevoli piccoli e nascosti gesti d'amore e di sacrificio di umili e semplici persone a rendere sempre vivo e presente il Signore Gesù in mezzo a noi.
Se dunque la Chiesa (e la nostra stessa vita), appare spesso prigioniera in un inverno senza fine, ecco che la novità, e il rinnovamento, la rinascita, la primavera le sono in realtà costitutive.
Sempre è pronto a sbocciare un "ramo di mandorlo" carico di speranza.

Il simbolo del mandorlo è spesso evocato nella Bibbia: essendo il primo albero a fiorire dopo l'inverno, annunzia la vittoria della vita sulla morte.
Cari fratelli, dunque non temiamo ! Il Signore Gesù sempre "rifiorisce" in mezzo a noi!
A tutti, Buona Settimana Santa.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
   
Narbonne: domenica delle Palme

domenica 14 aprile 2019

TU, SIGNORE, NON STARE LONTANO.

Tu, Signore, non stare lontano

Salmo Responsoriale [Sal 21 (22)]: rit.: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? / Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, / storcono le labbra, scuotono il capo: / «Si rivolga al Signore; lui lo liberi, / lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.
Un branco di cani mi circonda, / mi accerchia una banda di malfattori; / hanno scavato le mie mani e i miei piedi. / Posso contare tutte le mie ossa. R.
Si dividono le mie vesti, / sulla mia tunica gettano la sorte. / Ma tu, Signore, non stare lontano, / mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, / ti loderò in mezzo all’assemblea. / Lodate il Signore, voi suoi fedeli, / gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, / lo tema tutta la discendenza d’Israele. R.
[Salmo Responsoriale, dal Sal 21 (22)]
Domenica delle Palme – anno C La solennità della domenica antecedente la Pasqua si esprime anche con la ricchezza di testi biblici diffusi tra il rito della benedizione degli ulivi e la santa messa, caratterizzata dalla proclamazione della Passione, quest’anno “C” secondo la narrazione di san Luca evangelista. Tra tutte le proposte, ci soffermiamo qui sul Salmo 22, ridotto nella versione liturgica per il salmo responsoriale.
Questo Salmo nella tradizione cristiana ha un posto privilegiato nella rilettura della passione di Cristo, da parte del Nuovo Testamento: le ultime parole di Gesù in croce si legano alle battute iniziali del Salmo, pronunziate nella versione aramaica: Eloì, Eloì, lammah sabachtani, «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46). Ma per comprendere il valore di questa citazione e il Salmo stesso dobbiamo segnalare un dato fondamentale. Il Salmo 22 nella sua attuale redazione si presenta come una composizione a tre fasi che non si esauriscono nel semplice grido di supplica. Ora, secondo la prassi giudaica, Gesù, citando l’inizio del carme, abbracciava tutto il testo che comprende però anche fasi di gioia e di speranza. Certo, la dominante del Salmo è la grande lamentazione (vv. 2-22), ma dal v. 23 al v. 27 si apre un secondo movimento pieno di luce: si tratta di un ringraziamento in cui si loda il Dio che si schiera dalla parte delle vittime. Infine, una terza fase del Salmo (vv. 28-32) si sviluppa sulla base di un inno autonomo in onore di Jhwh Re universale. Per questo il carme nella sua totalità e quindi la preghiera del Cristo sono un canto di grande desolazione, ma anche di forte speranza [G. Ravasi].
«Padre, dopo le forti grida, e le lacrime / di tuo Figlio in croce, non ti chiediamo di capire; / ti chiediamo solo di essere fedeli come lui / e che tu ci esaudisca nella nostra pietà: / così pure noi possiamo cantare l’inno della Pasqua / insieme a tutti i poveri e gli oppressi» [D.M. Turoldo]
Francesco d’Assisi, nella sua profonda meditazione orante della Passione di Cristo, partendo dalla trama del Salmo 21 elabora sapientemente diverse citazioni bibliche per comporre il “suo” Salmo (il 6°) per l’Ufficio della Passione del Signore:
Salmo [VI]
O voi tutti che passate per via, * [Lam 1,12] / considerate e vedete se c’è dolore pari al mio dolore.
Perché mi ha circondato un branco di cani, * [Sal 21,17] / una banda dei malvagi mi ha assediato.
Essi mi hanno osservato e scrutato, † [Sal 21,18-19] / si sono divise tra loro le mie vesti * / e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.
Hanno forato le mie mani e i miei piedi, * [Sal 21,17-18] / hanno contato tutte le mie ossa.
Hanno spalancato contro di me la loro bocca, * [Sal 21,14] / come leone che sbrana e ruggisce.
Come acqua sono stato versato, * [Sal 21,15] / sono disperse tutte le mie ossa.
E il mio cuore è diventato come cera che si fonde * / in mezzo alle mie viscere.
Come coccio si è seccata la mia forza, * [Sal. 21,16] / la mia lingua si è attaccata alle mie fauci.
Come cibo mi hanno dato fiele * [Sal 68,22] / e nella mia sete mi hanno abbeverato con aceto.
Mi hanno condotto nella polvere di morte * [Sal 21,16] / e hanno accresciuto il dolore delle mie ferite. [Sal 68,27]
Mi ero addormentato e sono risorto, * [cf. Sal 3,6] / e il Padre mio santissimo mi ha accolto nella gloria. [cf. Sal 72,24]
Padre santo, tu hai preso la mia destra † [Gv 17,11] / e mi hai guidato nella tua volontà * [Sal 72,23-24] / e mi hai assunto nella gloria.
Che altro, infatti, c’è per me in cielo? * [Sal 72,25] / e da te che altro ho voluto sulla terra?
Guardate e sappiate che io sono Dio, dice il Signore, * [Sal 45,11] / sarò esaltato fra le genti e innalzato sulla terra.
Benedetto il Signore Dio di Israele, † [Lc 1,68] / che ha redento le anime dei suoi servi * / con il proprio santissimo suo sangue, [cf. Ap 5,9]
egli non abbandonerà * [Sal 33,23 Vg] / tutti quelli che sperano in lui.
E sappiamo che egli viene, * [cf. Sal 95,13] / che verrà a giudicare ciò che è giusto.
Gloria al Padre… Come era nel principio…
(Francesco d’Assisi, Ufficio della Passione del Signore, Salmo VI : FF 287).
Frate Andrea Vaona   / BIBBIA FRANCESCANA /

sabato 13 aprile 2019

VOCAZIONE: REGALATI UN BIVIO! 7 PASSI PER APPROCCIARE DIRETTAMENTE – DI PANCIA – IL TEMA



La nostra è l'epoca delle distrazioni di massa. Tutto fa a gara per accaparrarsi la nostra attenzione, distogliendola dalle cose importanti, come l'orientamento di fondo della vita: la vocazione. È il momento di fare qualcosa.

Conoscere la propria vocazione è il primo inestimabile valore per vivere alla grande, per esprimere l'unicità che ci è stata affidata, per gustare la vita.

Approfitta di questi giorni prima di Pasqua, di questa Settimana Santa 2019. Regalati un bivio, ovvero del tempo – un'oretta, in uno spazio tutto per te, confortevole e silenzioso. Zero cellulari e internet – sopravviverai, tranquillo! Solo per un'ora! –. 

Ecco qui le istruzioni, in sette passi, per un primo approccio, dichiaratamente viscerale:
  1. Procurati carta – 3 fogli – e una penna. Sì, scrivere ti aiuta a oggettivare i tuoi pensieri.
  2. Trovati uno spazio, riservato solo per te, dove stare tranquillo per un'ora – punta la sveglia.
  3. Preparati. Siediti e respira per 5 minuti; a ogni espirazione butta fuori un pezzo di mondo che vorrebbe ingombrare questa tua preziosa ora.
  4. Prendi il primo foglio e anzitutto svuota la tua mente da ciò che la ingombra in questo momento. Scrivi semplicemente una lista delle cose che ti vengono in mente, per 10 minuti consecutivi: le cose che devi fare; le cose che vorresti fare; qualsiasi altra cosa che si spiaggi alla tua consapevolezza.
  5. Ora prendi il secondo foglio e rispondi a queste quattro domande vocazionali in modo diretto, viscerale, per i prossimi 30 minuti. Semaforo verde alle tue reazioni di pancia, così come ti si presentano:
    1. Voglio sposarmi? Se sì, perché? Se no, perché?
    2. Voglio essere consacrato nel mondo? Se sì, perché? Se no, perché?
    3. Voglio farmi prete? Se sì, perché? Se no, perché?
    4. Voglio farmi frate? Se sì, perché? Se no, perché?
  6. Ora, sul terzo e ultimo foglio, scrivi le impressioni, l'effetto che ti ha fatto questo primo approccio vocazionale tutto viscerale. Quali luci ti ha regalato?
  7. Negli ultimi 15 minuti riprendi in mano il primo foglio e individua 3 cose che sono dei mangia-tempo, anzi: dei ladri-di-tempo. Scegline una e immagina di rinunciarvi. Se tu usassi quel tempo così recuperato per pensare alla vocazione delle quattro che ti ha suscitato più gioia – grande e importantissimo indicatore di discernimento –, che effetto ti farebbe? Come ti aiuterebbe a vivere meglio?
Questo è il tuo primo regalo vocazionale: il primo bivio! Quando te lo farai questa settimana entrante? Fissalo ora tra le tue priorità della settimana!

Buone riflessioni viscerali!



giovedì 11 aprile 2019

TU SEI BELLEZZA

Ciao a tutti.

Nel fine settimana appena trascorso, noi frati francescani Conventuali abbiamo vissuto il meeting dei giovani. Un'esperienza davvero bella! E, vi assicuro, il termine non è scelto a caso. Infatti il tema che ci ha guidato in questi due giorni è stato proprio
Tu sei bellezza.

Padre Fabio introduce il tema ai giovani presenti

Ogni anno proponiamo questo incontro a tutti i giovani che ci conoscono, che frequentano i nostri conventi, i nostri santuari, le nostre parrocchie. Ci si ritrova ogni volta in una città diversa per stare insieme e condividere la gioia di seguire il Signore Gesù sulle orme di Francesco e Chiara d'Assisi, fra momenti di preghiera, di fraternità, di formazione, di annuncio.

Quest'anno abbiamo parlato di bellezza. Siamo partiti da una famosa preghiera di San Francesco, le Lodi di Dio Altissimo. Qui il nostro santo esprime tutto il suo cuore straripante di amore per il Signore attraverso una lunga serie di attributi, fra i quali l'unico ad essere ripetuto due volte è proprio "tu sei bellezza".


Adorazione e evangelizzazione presso la chiesa di S. Pantalon - Venezia

Sì, il nostro Dio è bellezza! Se n'erano accorti i discepoli quel giorno sul Tabor, quando Pietro, confuso dallo splendore di Gesù e straripante di gioia, ha esclamato "Signore, è bello per noi stare qui!". Davvero il nostro Dio è bellezza, ed è bello stare con lui perché stare nella bellezza ci fa bene. Sapete una cosa? Io penso che quel giorno, scendendo dal monte della Trasfigurazione, non solo Gesù, ma anche i discepoli avessero una luce nuova negli occhi, una bellezza rinnovata nel volto.
Sì, la bellezza di Dio pervade il mondo, e lentamente ci cambia dentro, ci fa belli come lui, a poco a poco, se scegliamo di stare alla sua presenza, camminare nel mondo in compagnia sua.
La vita consacrata, che noi frati francescani scegliamo di vivere, in fondo è permeata da questa logica. Anche san Giovanni Paolo II, nel 1996, usava l'immagine della Trasfigurazione di Gesù per dire questo:

"Alla vita consacrata è affidato il compito di additare il Figlio di Dio fatto uomo come il traguardo escatologico a cui tutto tende, lo splendore di fronte al quale ogni altra luce impallidisce, l'infinita bellezza che, sola, può appagare totalmente il cuore dell'uomo. Nella vita consacrata, dunque, non si tratta solo di seguire Cristo con tutto il cuore [...], ma di vivere ed esprimere ciò con l'adesione «conformativa» a Cristo dell'intera esistenza [...]Attraverso la professione dei consigli, infatti, il consacrato non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si preoccupa di riprodurre in sé, per quanto possibile, «la forma di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo». [...] Con tale immedesimazione «conformativa» al mistero di Cristo, la vita consacrata realizza a titolo speciale quella confessio Trinitatis che caratterizza l'intera vita cristiana, riconoscendo con ammirazione la sublime bellezza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e testimoniandone con gioia l'amorevole condiscendenza verso ogni essere umano". (Vita Consecrata n. 16)


Contemplando la bellezza dell'arte alla chiesa di S. Pantalon - Venezia

Il mondo ha bisogno di bellezza.
La Chiesa tutta, pur con le sue fragilità, i suoi peccati, le sue contraddizioni, da due millenni porta nel mondo a poco a poco la bellezza del nostro Dio. A Venezia ci siamo riempiti gli occhi di questa bellezza: nell'ammirare le magnifiche opere d'arte che la fede dei secoli ci consegna; nel volto dei compagni di cammino che il Signore ci dona; nella preghiera e nel canto di fronte all'Eucaristia; nel portarla di notte nelle piazze e nei bar, raccontando le meraviglie che il Signore ha fatto per noi.

Forse anche tu cerchi questa bellezza che riempie la vita. Forse ne hai gustato un pezzetto e desideri con tutto il cuore gustarla ancora e poterla condividere con gli altri.
Lascia che il Signore ti conquisti, ti seduca: apri gli occhi e lascia che diventino umidi di commozione per le sue meraviglie.
Esclama "che bello!", e seguilo, con tutto ciò che puoi.

fr. Nico



martedì 9 aprile 2019

TRIDUO PASQUALE ALLA BASILICA DI SANT'ANTONIO A PADOVA

Ciao a tutti!

Manca davvero poco alla Pasqua, e noi frati francescani della Basilica di S. Antonio a Padova vi rilanciamo ancora una proposta davvero speciale:

perché non vivere il Triduo Pasquale con noi?

Si tratta di un'esperienza unica, fatta di liturgie ben curate, condivisione fraterna, preghiera e servizio ai poveri. 
Vogliamo offrire ai giovani dai 18 ai 30 anni (ragazzi e ragazze) la possibilità di accompagnare il Signore Gesù nella sua Passione, Morte e Risurrezione in un contesto straordinario, vivendo i ritmi della vita dei frati e delle suore.


Staremo insieme dal primo pomeriggio del Giovedì Santo (18 aprile) fino al pranzo della Domenica di Pasqua (21 aprile). Si richiede solamente un'offerta libera.

NB: Attenzione: è un'esperienza che si può vivere solo una volta nella vita! 

Per iscrizioni e informazioni contatta al più presto personalmente i responsabili (i posti sono pochi!):
  • Se sei un ragazzo: 
fra Alberto, fra Fabio, fra Giambo
Frati Francescani Conventuali
Basilica del Santo (Pd) – tel.: 049 8242811 ; cell.: 
3339062097 ; mail: info@fragiovani.org
www.fragiovani.org
  • Se sei una ragazza :
suor Barbara Danesi,
Francescana Elisabettina – tel.: 049 655216;  barbara.danesi@elisabettine.it
www.francescanelisabettine.it


Basilica del Santo: Via Crucis

giovedì 4 aprile 2019

DOVE TROVARE LA RAGIONE E IL SENSO DEL VIVERE?


Trovare la "ragione" e il "senso" per cui valga la pena vivere non ha prezzo:
ecco l'anelito più profondo custodito nel cuore di ogni giovane.

In questa ricerca, certo, è davvero molto importante scoprire la preziosità dei tanti doni e qualità di cui siamo depositari e così "correre" per una piena maturazione e realizzazione di noi stessi .

Accanto a ciò, non è però mai facile o scontato il combattimento quotidiano per un'esistenza autentica e vera, pienamente libera, non semplicemente centrata su noi stessi e la schiavitù delle passioni e dei piaceri effimeri ed egoisti sempre in agguato; così come non è scontato sottrarsi al fascino di mete ed obbiettivi superficiali ed illusori in cui, rischiamo di spendere la nostra vita, ma anche di sprecarla.
Inoltre, inevitabile per tutti è, prima o poi, il conto amaro della propria vulnerabilità, degli insuccessi, dei tanti limiti scoperti, delle delusioni e delle ferite subite.

Come fare a trovare la via sicura?

Diventa decisivo saper andare oltre "LE COSE" e "IL FARE" e "L'AVERE"... che tanto ci stordiscono e affascinano, per rapportarci ad un "TU"; chiedendoci dunque a "CHI" vogliamo affidare la nostra vita , "CHI" desideriamo seguire e amare, in "CHI" possiamo ritrovare il senso ultimo della nostra esistenza, della gioia come del dolore, come della finitudine e della morte.

Ebbene, cari amici in ricerca, quando le "cose" e "il fare" e "l'avere"... si rivelano in tutta la loro fragilità e precarietà, solo Cristo ci attende! Solo in Lui, quando nulla più ci sofddisfa, possiamo riposare e trovare riposo. Solo in Lui scopriamo la bellezza e la libertà che ci attrae così tanto.

È Lui che ci provoca con quella sete di un "DI PIU" che non ci permette di lasciarci stordire dal conformismo e dalla mediocrità. È Lui che legge nei nostri cuori le decisioni più autentiche che altri vorrebbero soffocare; è Lui che ci dà la grazia di seguirle ... E' Lui che offre la Gioia piena!

Solo Cristo ha parole che resistono al passare del tempo e rimangono per l'eternità!
Seguirlo, come San Francesco, nella povertà, nell'umiltà e nella fraternità è l'essenza della vocazione francescana .

Caro amico, se queste parole in qualche modo ti hanno toccato il cuore, non attendere, ma fatti vivo: la nostra porta è aperta anche per te!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

martedì 2 aprile 2019

L'INTERIORITA': LA STRADA PER UNA VITA VERA


Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace
Nel nostro talvolta non facile cammino di discernimento ci può essere davvero tanto utile l'esperienza del giovane Francesco d'Assisi. Egli pure giunse ad aderire al Signore e abbandonarsi alla Sua volontà dopo un non facile percorso, sempre mosso però da un spinta interiore profonda, da un desiderio di verità e interiorità radicale.

Ecco come un antico biografo racconta la sua ricerca: 
"Conducendo un suo compagno, che aveva molto amato, in località fuori mano, gli diceva di avere scoperto un grande e prezioso tesoro. Quello ne fu tutto felice e volentieri si univa a Francesco quando era invitato. Spesso lo conduceva in una grotta, presso Assisi, ci entrava da solo, lasciando fuori l'amico, impaziente di impadronirsi del tesoro. Francesco, animato da un nuovo straordinario spirito, pregava in segreto il Padre; però non confidava a nessuno cosa faceva nella grotta; Dio solo lo sapeva, e a lui incessantemente chiedeva come impadronirsi del tesoro celeste.  All'uscire dalla grotta, all'amico egli appariva divenuto un altro uomo". (Legenda dei Tre compagni cap 4,12)


Il ritirarsi di Francesco nelle grotte non è certo una fuga. Egli ricerca Dio e ricerca se stesso. Ha sete di un incontro vero e profondo. Il suo discendere fisicamente nella terra, in una grotta, corrisponde al cammino spirituale che egli compie per giungere alla verità di sè.
Le grotte oscure e umide da un lato gli offrono protezione, dall'altra appaiono cariche di mistero.

Così Francesco ricerca la luce nell'oscurità degli anfratti; egli vuole passare dalla superficialità all'autenticità, dall'apparenza alla verità.
In tanti momenti importanti della sua vita, quando avrà bisogno di operare un discernimento sulle sue scelte, ritroverà luce e conforto proprio in questi luoghi così aspri e rudi.

Francesco d'Assisi non esita dunque a intraprendere un faticoso pellegrinaggio interiore verso le proprie radici, dove scoprire il senso profondo di sè e della sua vita, dove discernere chi deve essere secondo Dio e la Sua volontà. Dalle grotte egli esce ogni volta trasformato, lasciandosi plasmare dallo Spirito creatore e santificatore.
La spiritualità francescana è profondamente legata all'incarnazione di Gesù Cristo.
San Franceso vivrà il mistero della Natività a Greccio (cf. la foto a fianco), in un romitorio scavato nella roccia, e il mistero della croce alla Verna, sempre in una grotta.
In questi due luoghi di eremitaggio mediterà sul senso della vita come della morte, sull'inizio e sulla fine, sulla gioia di una vita nascente come sul dolore della Passione.

Così come la vita dell'uomo si sviluppa e si forma nel mistero del ventre materno, anche il nostro rinascere come uomini nuovi si realizza pertanto nel mistero della nostra interiorità, là dove il cuore si apre alla trascendenza.

Francesco cammina e ripete in tal modo i passi di Gesù nel deserto e ricalca le impronte del profeta Elia che pure, fa la propria esperienza di Dio in una grotta. Francesco è un grande cercatore di Dio. Egli si tuffa nel mistero di Dio e là, trova l'amore.

Per la tua meditazione

  • Trovo del tempo per me, per mettermi in ascolto e pormi delle domande profonde?
  • Con quale sguardo mi rivolgo alla mia vita? Mi scopro superficiale, distratto, oppure serio e attento?
  • Sono aperto alla ricerca di Dio? 
  • Quanto temo la verità su me stesso?