giovedì 28 febbraio 2019

VOCAZIONE è RICONOSCERE

SCARTI


“Discepolo

è colui che

nella pietra scartata

riconosce il Figlio,

il suo Signore

e Salvatore, 

testata d’angolo

del nuovo tempio”


[Silvano Fausti sj]



martedì 26 febbraio 2019

DIVENTARE FRATE: CHE REQUISITI SERVONO?

Cari amici "in ricerca",
anche oggi mi è giunta una mail con una domanda che in molti mi rivolgete:

"quali sono i "REQUISITI per diventare frate?".


Assisi: due giovani Novizi
In merito a questo, vi lascio alcune piste di riflessione:

La vocazione è DONO
La premessa fondamentale è che la vocazione la si riceve in DONO, non la si merita per particolari esami o traguardi raggiunti, per doti o "requisiti" speciali, ma il Signore chiama chi vuole e come vuole e quando vuole. Il Suo invito infatti scaturisce da uno sguardo d'amore privilegiato e misterioso offerto in assoluta gratuità. Pertanto, per "diventare" frate, il primo "requisito" fondamentale è la chiamata stessa! 

La vocazione è RISPOSTA
La proposta del Signore non costituisce mai un obbligo o un dovere irrinunciabile da accogliere contro noi stessi. Si tratta sempre di un invito dolce e appassionato,  "un se vuoi...seguimi" amorevole e forte allo stesso tempo, che però mai imprigiona o costringe. E' un suggerimento d'amore e solo come tale può essere accolta: l'amore, infatti, non si impone, non può essere preteso!! L'amore esige invece sempre una risposta libera.

La vocazione è GIOIA
La chiamata alla vita religiosa, a diventare frate, è dunque l'invito ad una pienezza di vita da parte del Signore. La gioia del cuore ne è sempre un indizio, un segnale di autenticità; una gioia che va oltre i facili entusasmi come gli inevitabili momenti di difficoltà.

La necessità di un DISCERNIMENTO
Di fronte ad un'intuizione, un desiderio, un interrogativo vocazionale, in ogni caso, la prima cosa da fare è quella di operare un serio e sincero "discernimento" sulla vocazione. E' importante cioè , con pazienza e umiltà e fede, comprendere se davvero questa è la strada che il Signore ti vuole indicare e se è questa che il tuo cuore desidera abbracciare. Come muoversi al riguardo?

Ecco 4 PASSI irrinunciabili:
  • 1) La preghiera: la preghiera è il respiro , è la vita e la luce di ogni vocazione religiosa. Un frate che non prega, inevitabilmente si perde e vede scomparire dolorosamente e drammaticamente ben presto il senso della sua chiamata e scelta. Questa infatti ha motivo di essere solo in relazione al Signore Gesù e a un legame intimo e forte con Lui che solo la preghiera alimenta e vivifica. Così è per ogni giovane che porta nel cuore un richiamo alla vita consacrata: se viene meno la preghiera questo dono è presto oscurato, accantonato o sottovalutato. .... Ma la sua vita , senza questo Dono, come sarà?
  • 2) Un Padre (o una madre) spirituale: Ti sarà poi molto utile avere una guida, un padre (o una Madre) spirituale, un bravo sacerdote o religioso/a che ti accompagni nel discernimento, che ti aiuti a crescere nella fede e nell'amore di Gesù e della Sua Parola e nella preghiera; che ti sia dunque guida e compagno di viaggio... Senza, non andrai da nessuna parte. Prega dunque lo Spirito Santo che ponga questa persona al tuo fianco... Al riguardo, se lo desideri e mi indichi dove abiti, potrò consigliarti volentieri qualche confratello francescano a te più vicino a cui rivolgerti con fiducia.
  • 3) Un cammino in un Gruppo Vocazionale: Inoltre (questa è la mia esperienza con tanti giovani) sarà importante che tu possa percorrere un "cammino di verifica" all'interno di un gruppo di ricerca vocazionale , dove poter incontrare e confrontarti anche con altri giovani che si pongono le tue stesse domande, che vivono le medesime paure, gli stessi sogni. Noi frati francescani proponiamo in quasi ogni regione d'Italia questi Corsi vocazionali, e sempre molti sono coloro che vi aderiscono. Per il Nord Italia, in particolare, io con altri frati seguo il GRUPPO SAN DAMIANO . Si tratta di un incontro mensile (un fine settimana) che solitamente si vive a Brescia (nell'antico convento San Francesco e sede del postulato). Un cammino che sempre si rivela di capitale importanza per chi lo frequenta e vuole comprendere la volontà di Dio nella propria vita. Se vuoi ulteriori dettagli fatti vivo!
  • 4) Un'esperienza di vita in convento. Infine, come ultima indicazione, ti sarà di grande aiuto qualche esperienza di vita concreta all'interno di un nostro convento o realtà caritativa o pastorale o missionaria e così vedere più da vicino la nostra famiglia francescana.
Ecco dunque 4 indicazioni molto importanti! Ne mancano certo delle altre che spero di poterti comunicare quando potremo incontrarci di persona e conoscerci meglio, oppure che potrai condividere con la tua guida spirituale; ogni cammino infatti è sempre anche molto personale e legato alla vicenda e alla storia di ciascuno.

A tutti un buon cammino e sempre disponibile a rispondere alle vostre domande. Vi benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)



domenica 24 febbraio 2019

NON CIO' CHE VOGLIO IO, MA CIO' CHE VUOI TU, SIGNORE




"Ti condurrà
dove tu non vuoi"

Perché tu dica
con Cristo:
non ciò che voglio io,
ma ciò che vuoi tu!

sant'Antonio, Sermoni


venerdì 22 febbraio 2019

MA CHI TE LO FA FARE ... A DIVENTARE FRATE?

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi da pace. 
Quasi ogni giorno mi viene chiesto a bruciapelo: "ma chi te lo fa fare di buttare via la tua vita così?".
Una domanda anche ragionevole dal punto di vista umano. Un frate, in effetti, "spreca" la sua vita: non si sposa, non avrà figli, rinuncia a tante cose, e tutto ciò che è e farà, sarà per gli altri e per il Signore in un donarsi continuo e gratuito!!!

Per tentare una risposta vi ripropongo una bella riflessione dei nostri frati francesi sul senso della scelta religiosa, e più in generale sul significato di ogni vocazione cristiana. "Diventare frate" infatti, ha a che fare con il nostro battesimo e rimanda ad una chiamata e missione che in realtà accomuna ogni credente, qualsiasi strada di vita intraprenda: l'AMORE! E' l'amore la sorgente di ogni vocazione, e l'amore sa esprimersi in tante sfaccettature e sfumature e gradualità, raggiungendo talvolta picchi estremi e radicali, orizzonti sconfinati, vette altissime.. da brivido! Qui trova senso la vocazione del frate, la vocazione francescana! 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


L'AMORE, SORGENTE E CUORE DI OGNI VOCAZIONE
San Francesco spesso ripeteva in lacrime: «l’amore non è amato». San Massimiliano Kolbe, facendogli eco diceva : «solo l'amore crea, solo l'amore è forza creatrice». Santa Teresa del Bambino Gesù, giovanissima carmelitana (muore a soli 24 anni) così spiega la sua scelta radicale, dopo una lunga ricerca interiore: « la mia vocazione, infine io l'ho trovata! Nel cuore della Chiesa mia madre, io sarò l'amore ». Vale a dire: è l'amore il centro della vita cristiana, è l'amore il cuore e il motivo di ogni vocazione e chiamata.
Per meglio comprendere questa verità riprendiamo sinteticamente una catechesi (vedi testo integrale) proposta da papa Francesco nel giubileo dei ragazzi (aprile 2016) in cui ha commentato una frase del Vangelo di S. Giovanni (Gv 13,35) « da questo sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri ».

« L’amore è sempre concreto ».
Per il papa, « l’amore è la carta d’identità del cristiano » ed esso, per essere autentico, deve esprimersi in gesti, scelte, fatti reali e visibili: « L’amore è sempre concreto. Chi non è concreto e parla dell’amore fa una telenovela, un teleromanzo». Occorre dunque « metterci alla scuola di Gesù, che è una scuola di vita per imparare ad amare. » Certo, « amare è bello, è la via per essere felici. Però non è facile, è impegnativo, costa fatica». Amare infatti, « vuol dire donare, non solo qualcosa di materiale, ma qualcosa di sé stessi: il proprio tempo, la propria amicizia, le proprie capacità ». Il papa ha invitato i giovani a guardare al Signore « Guardiamo al Signore, che è invincibile in generosità ». Ogni giorno, « Egli ci dona la sua amicizia fedele, che non ci toglierà mai. E’ l’amico per sempre, il Signore. Anche se tu lo deludi e ti allontani da Lui, Gesù continua a volerti bene e a starti vicino, a credere in te più di quanto tu creda in te stesso. Questa è la concretezza dell’amore che ci insegna Gesù ».
Quindi il papa ha proseguito:
« Il Signore è sempre con te ed è contento di stare con te. Come fece con i suoi giovani discepoli, ti guarda negli occhi e ti chiama a seguirlo, a “prendere il largo” e a “gettare le reti” fidandosi della sua parola, cioè a mettere in gioco i tuoi talenti nella vita, insieme con Lui, senza paura. Gesù ti aspetta pazientemente, attende una risposta, attende il tuo “sì”»

« L’amore non è mai possessivo».
Per il papa si tratta di imparare ad « amare le persone senza volerle come proprie, ma lasciandole libere. Perché l’amore è libero! (...) C’è sempre infatti la tentazione di inquinare l’affetto con la pretesa istintiva di prendere, di “avere” quello che piace; e questo è egoismo. E anche la cultura consumistica rafforza questa tendenza. Ma ogni cosa, se la si stringe troppo, si sciupa, si rovina: poi si rimane delusi, con il vuoto dentro. Il Signore, se ascoltate la sua voce, vi rivelerà il segreto della tenerezza: prendersi cura dell’altra persona, che vuol dire rispettarla, custodirla e aspettarla. E questa è la concretezza della tenerezza e dell’amore ».

Il santo padre ha poi sviluppato il tema complementare della libertà spiegando che « La libertà non è poter sempre fare quello che mi va: questo rende chiusi, distanti, impedisce di essere amici aperti e sinceri; non è vero che quando io sto bene tutto va bene. No, non è vero. La libertà, invece, è il dono di poter scegliere il bene: questa è libertà. E’ libero chi sceglie il bene, chi cerca quello che piace a Dio, anche se è faticoso, non è facile » . 
Ha quindi esortato i ragazzi presenti così:
« Solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Scelte coraggiose e forti. Non accontentatevi della mediocrità, di “vivacchiare” stando comodi e seduti; non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose ».

« Come crescere nell'amore? »
Per il Papa, «il segreto è ancora il Signore». Si tratta di vivere prima di tutto i l sacramento dell'Eucarestia e della Confessione per chè è lì, infatti che « impariamo ad accogliere il suo Amore, a farlo nostro, a rimetterlo in circolo nel mondo. E quando amare sembra pesante, quando è difficile dire di no a quello che è sbagliato, guardate la croce di Gesù, abbracciatela e non lasciate la sua mano, che vi conduce verso l’alto e vi risolleva quando cadete ». Ha quindi concluso il suo intervento con queste parole:

« Siete chiamati a costruire così il futuro: insieme agli altri e per gli altri, mai contro qualcun altro! Farete cose meravigliose se vi preparate bene già da ora, vivendo pienamente questa vostra età così ricca di doni, e senza aver paura della fatica. Fate come i campioni sportivi, che raggiungono alti traguardi allenandosi con umiltà e duramente ogni giorno. Il vostro programma quotidiano siano le opere di misericordia: allenatevi con entusiasmo in esse per diventare campioni di vita, campioni di amore! Così sarete riconosciuti come discepoli di Gesù. Così avrete la carta d’identità di cristiani. E vi assicuro: la vostra gioia sarà piena.»
E TU?
HAI DEI GRANDI SOGNI ?
FORSE IL SIGNORE CHIAMA ANCHE TE A DONARTI SENZA RISERVE ?  
A DIVENTARE UN "CAMPIONE DI AMORE AUTENTICO" ?!

FORSE IN CUOR TUO E' GIA' RISUONATO UN SUO INVITO? 

mercoledì 20 febbraio 2019

TRIDUO PASQUALE 2019 - GIOVANI E FRATI AL CONVENTO DEL SANTO (Pd)

Padova: Basilica  e convento di S. Antonio
Anche quest’anno, ecco una proposta davvero speciale, in un contesto straordinario: 
Vivere con noi frati francescani e le suore francescane il TRIDUO PASQUALE presso il Convento e la Basilica di S. Antonio di Padova.
  • Dal Giovedì Santo (primo pomeriggio) alla Domenica di Pasqua (18 Aprile - 21 Aprile 2019). 
  • Per giovani 18-30 anni (ragazzi e ragazze).
  • Posti limitati: chi fosse interessato si faccia vivo quanto prima.
  • Offerta libera.
    Per iscrizioni e informazioni contatta al più presto personalmente i responsabili.
    • Se sei un ragazzo: 
    fra Alberto, fra Fabio, fra Giambo
    Frati Francescani Conventuali
    Basilica del Santo (Pd) – tel.: 049 8242811 ; cell.: 
    3339062097 ; mail: info@fragiovani.org
    www.fragiovani.org
    • Se sei una ragazza :
    suor Barbara Danesi,
    Francescana Elisabettina – tel.: 049 655216;  barbara.danesi@elisabettine.it
    www.francescanelisabettine.it


    Basilica del Santo: Via Crucis

    martedì 19 febbraio 2019

    I FRATI FRANCESCANI AMANO IL PAPA - W PAPA FRANCESCO !

    Frate Nico saluta Papa Francesco 
    Pace e bene cari amici in ricerca vocazionale.

    Ho ricevuto l'altro giorno, da un sedicente aspirante alla vita francescana, parole davvero tristi, direi scandalose e oscene, nei confronti di papa Francesco e del suo agire.

    Chi mi ha scritto (...) mi snocciolava il ritrito e miope carnet di accuse riportate quotidianamente in molti blog e siti così detti "cattolico-tradizionalisti", per i quali papa Francesco è a dir poco un eretico e il distruttore del cattolicesimo.

    Oggetto di tanto scandalo erano in particolare, le forti prese  di posizione in favore dei migranti e dei diseredati della terra, così come il recente viaggio negli Emirati Arabi e l'incontro pacifico e il dialogo che da tempo papa Francesco sta cercando di avviare con l'Islam.

    La mia risposta non è che una ed estremamente chiara e decisa:
    • Non possono sussistere fedeli che si dichiarino cattolici e che nello stesso tempo, avversino il Papa!
    • Non esistono aspiranti genuini alla vita religiosa e  veramente ispirati dall'Alto nel desiderio di diventare frati Francescani, che però vedano nel Papa un distruttore della Chiesa, un nemico, "un figlio del demonio".
    • Non è neppure pensabile che possa anche solo iniziare un percorso vocazionale francescano, chi manca di rispetto e devoto ossequio a Papa Francesco e non riconosca in lui l'agire fecondo e sempre nuovo dello Spirito Santo e la Grazia speciale che il Signore ha effuso sui di lui in forza del suo mandato petrino. 
    Fra i criteri di ammissione all'Ordine del resto, come prescrive lo stesso san Francesco d'Assisi nella Regola, vi è la cattolicità e la devozione e sottomissione al Papa e alla santa Madre Chiesa di Roma (vedi articolo interessante al riguardo).

    A chi poi critica papa Francesco per la sua incessante difesa dei poveri e dei migranti vorrei semplicemente ricordare il Vangelo  a cui continuamente si ispira e a cui richiama tutti noi, in particolare la pagina di Matteo (25, 31-46): "ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitatonudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi". Parole di Gesù che non lasciano dubbi! E il Vangelo è la Regola dei frati! 

    E per quanto riguarda i rapporti con l'Islam è proprio il Poverello d'Assisi (di cui il Papa porta il nome e a cui si ispira) ad intuire, in un tempo di crociate e feroci conflitti e contrapposizioni fra cristiani e musulmani, un possibile dialogo e un modo nuovo, pacifico e rispettoso di relazionarsi e parlarsi e incontrarsi (vedi articolo "san Francesco e il Sultano d'Egitto"). I frati sono tali, perchè "fratelli" di tutti e a tutti sottomessi e con tutti in pace.

    Dunque cari fratelli in ricerca, interroghiamoci circa la nostra cattolicità ed evangelicità! Solo così potremo aspirare a diventare frati francescani.
    I frati Francescani hanno come Regola di Osservare il Vangelo tutto intero, "senza se e senza ma"!
    I Frati Francescani sono fratelli di tutti.
    I Frati Francescani amano la madre Chiesa e il Papa! W Papa Francesco!

    Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
    Fra Alberto(fra.alberto@davide.it)


    Riporto di seguito le parole che Papa Francesco ha pronunciato nel corso dell’Udienza generale di mercoledì 6 febbraio di ritorno dal viaggio negli Emirati Arabi.
    “Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
    Nei giorni scorsi ho compiuto un breve Viaggio Apostolico negli Emirati Arabi Uniti. Un Viaggio breve ma molto importante che, riallacciandosi all’incontro del 2017 ad Al-Azhar, in Egitto, ha scritto una nuova pagina nella storia del dialogo tra Cristianesimo e Islam e nell’impegno di promuovere la pace nel mondo sulla base della fratellanza umana.
    Per la prima volta un Papa si è recato nella penisola arabica. E la Provvidenza ha voluto che sia stato un Papa di nome Francesco, 800 anni dopo la visita di san Francesco di Assisi al sultano al-Malik al-Kamil.
    Ho pensato spesso a san Francesco durante questo Viaggio: mi aiutava a tenere nel cuore il Vangelo, l’amore di Gesù Cristo, mentre vivevo i vari momenti della visita; nel mio cuore c’era il Vangelo di Cristo, la preghiera al Padre per tutti i suoi figli, specialmente per i più poveri, per le vittime delle ingiustizie, delle guerre, della miseria…; la preghiera perché il dialogo tra il Cristianesimo e l’Islam sia fattore decisivo per la pace nel mondo di oggi.Ringrazio il Principe Ereditario, il Presidente, il Vice Presidente e tutte le Autorità degli Emirati Arabi Uniti, che mi hanno accolto con grande cortesia. Quel Paese è cresciuto molto negli ultimi decenni: è diventato un crocevia tra Oriente e Occidente, un’“oasi” multietnica e multireligiosa, e dunque un luogo adatto per promuovere la cultura dell’incontro.
    Viva riconoscenza esprimo al Vescovo Paul Hinder, Vicario Apostolico dell’Arabia del Sud, che ha preparato e organizzato l’evento per la comunità cattolica, e il mio “grazie” si estende con affetto ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici che animano la presenza cristiana in quella terra. (…)
    Oltre ai discorsi, ad Abu Dhabi è stato fatto un passo in più: io e il Grande Imam di Al-Azhar abbiamo firmato il Documento sulla Fratellanza Umana, nel quale insieme affermiamo la comune vocazione di tutti gli uomini e le donne ad essere fratelli in quanto figli e figlie di Dio, condanniamo ogni forma di violenza, specialmente quella rivestita di motivazioni religiose, e ci impegniamo a diffondere nel mondo i valori autentici e la pace. (…)
    In un’epoca come la nostra, in cui è forte la tentazione di vedere in atto uno scontro tra le civiltà cristiana e quella islamica, e anche di considerare le religioni come fonti di conflitto, abbiamo voluto dare un ulteriore segno, chiaro e deciso, che invece è possibile incontrarsi, è possibile rispettarsi e dialogare, e che, pur nella diversità delle culture e delle tradizioni, il mondo cristiano e quello islamico apprezzano e tutelano valori comuni: la vita, la famiglia, il senso religioso, l’onore per gli anziani, l’educazione dei giovani, e altri ancora. Negli Emirati Arabi Uniti vive circa un milione di cristiani (un po’ di più): lavoratori originari di vari Paesi dell’Asia. Ieri mattina ho incontrato una rappresentanza della comunità cattolica nella Cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi (erano forse 150mila) (…) – un tempio molto semplice – e poi ho celebrato per tutti – erano moltissimi! – l’Eucaristia nello stadio della città, annunciando il Vangelo delle Beatitudini. Nella Messa, concelebrata con i Patriarchi, gli Arcivescovi Maggiori e i Vescovi presenti, abbiamo pregato in modo particolare per la pace e la giustizia, con speciale intenzione al Medio Oriente e allo Yemen.
    Cari fratelli e sorelle, questo Viaggio appartiene alle “sorprese” di Dio. Lodiamo dunque Lui e la sua provvidenza, e preghiamo perché i semi sparsi portino frutti secondo la sua santa volontà. Grazie”.
    Papa Francesco 
    Assisi - Basilica di san Francesco
    Approvazione della Regola da parte di Papa Onorio III

    domenica 17 febbraio 2019

    venerdì 15 febbraio 2019

    COSA SIGNIFICA LA VESTE DEI FRATI?

    Bologna- Festival francescano: fra Tommaso e fra Francesco guidano una  "fast conference"

     IL SIGNIFICATO DELL'ABITO

    Pace e bene cari amici in ricerca della vocazione divina per la vostra vita. 
    Nei post precedenti ho cercato di illustrare la genesi dell'abito francescano, e le vicissitudini storiche che l'hanno via via anche un poco modificato (nei colori e nella foggia) 

    Molto più mi interessa ribadirne il significato profondo e il valore che esso rappresenta per ogni frate.
    • E' un segno di consacrazione prima di tutto per il frate stesso. Ogni volta che lo indossa, l'abito gli ricorda che non appartiene più a sé stesso, ma a Gesù Cristo e con la sua forma di Croce gli ripropone la sequela del Cristo Crocifisso. 
    • L'abito in tal modo è segno tangibile e visibile anche per gli altri: testimonia infatti (e questo a volte scandalizza e provoca qualcuno) che ci sono ancora persone che credono in Gesù Cristo e si giocano tutta la loro vita per Lui (certo presentarsi agli altri con l'abito richiede anche la responsabilità di non far fare brutta figura a Colui di cui ci si proclama discepoli).
    • L'abito inoltre è un segno di fraternità e di appartenenza alla nostra famiglia francescana e bene esprime l'uguaglianza e lo spirito di amore e comprensione  e di unità che sempre deve regnare fra noi tutti.
    • L'abito è quindi un forte segno di povertà. Il frate infatti è un uomo libero dalle mode e dalle ricercatezze come dalle mille novità indotte dal consumismo contemporaneo che molto esalta l'esteriorità e poco la dimensione spirituale. Il francescano dunque, sempre testimonia anche nel vestire, quella sobrietà e essenzialità che rimanda ad una fiducia incondizionata nella Provvidenza che non fa mancare nulla alle sue creature. 
    • L'abito francescano è pertanto il segno di "un di più", una chiara indicazione oggi più che mai forte e provocante, che il Signore Gesù può essere ancora "il tutto" per la vita di un uomo. E Dio solo sa quanto questa nostra triste e stanca società abbia bisogno di segni evidenti che subito e immediatamente richiamino il Cielo. Certo, portare sempre l'abito, (lo dico per esperienza personale) qualche volta non è per niente facile: in certi contesti ti aspettano il dileggio, la supponenza, la malcelata indifferenza se non il sarcasmo e l'offesa. Ma non è forse questo che il Signore Gesù ha promesso a coloro che lo seguono e gli danno testimonianza... insieme però al centuplo quaggiù e l'eternità?
    «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna». (Mc 10,29)



    mercoledì 13 febbraio 2019

    IL COLORE DELLA VESTE DEI FRATI : Marrone, nero, grigio..?


    Continuiamo anche oggi il tema dell'abito religioso francescano, della tonaca dei frati, e in particolare andiamo a vederne il colore e come nei secoli questo abbia subito vari mutamenti. Parto sempre dall'esperienza dei Frati Minori Conventuali, la mia famiglia religiosa, che appartiene al ceppo più antico e ininterrotto dell'Ordine Francescano. Da sempre siamo i custodi delle "tombe di famiglia" : la tomba di san Francesco  e la tomba di sant'Antonio nelle rispettive basiliche di Assisi e Padova.

    IL "GRIGIO" COLORE ORIGINARIO  
    Poichè per confezionare la tonaca si tesseva della lana grezza (non tinta), alla maniera più semplice e povera, il colore appariva all'inizio di un CENERINO-GRIGIO, con varie tonalità ora più chiare ora più scure (in base alla lana che si aveva a disposizione). Il colore dell'abito francescano pertanto fu ben presto fissato come "grigio-cinerino" per tutti i francescani, tanto che San Bonaventura nelle sue costituzioni prescriveva che la trama della stoffa fosse composta da: "due fili neri e uno bianco". I dipinti antichi attestano il colore cenerino come tipico dei francescani della prima ora, i frati "della comunità" o conventuali, tanto che nei paesi anglosassoni i Frati Conventuali erano e sono ancora chiamati i GREY FRIARS (frati grigi). La storia però ci mise uno zampino...e pesante.

    LE VICISSITUDINI STORICHE 
    Con Napoleone, e le varie soppressioni (la confisca di tutti i conventi e il divieto di vivere da frati), in Europa i Frati Conventuali riuscirono in qualche modo a sopravvivere (spesso in tacito accordo con le autorità locali) e a restare in qualche loro chiesa TINGENDO la Tonaca di NERO (il colore della talare dei preti diocesani che soli potevano operare e fare pastorale ). Passata la burrasca napoleonica, il colore nero rimase nei paesi europei toccati dalla rivoluzione francese, mentre continuò ad essere portato cenerino/grigio in tutto il resto del mondo.

    E L'ABITO MARRONE?
    Anche il più comune e riconoscibile abito "marrone" che spesso è associato all'immagine del frate francescano  (è l'abito dei frati Minori Osservanti e dei Cappuccini), in realtà ha pure una storia recente. Per i Frati Osservanti infatti il passaggio definitivo dal cenerino al marrone, iniziato in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, verrà prescritto ufficialmente solo a fine Ottocento con l'Unione Leoniana che radunerà sotto la dicitura di Ordine dei Frati Minori (1897) i tanti rivoli dell'Osservanza, mentre i Cappuccini già lo avevano adottato da tempo.
    Quindi, il colore originario e "ufficiale" dell'abito francescano che inizialmente era grigio per tutti i frati, (anche per Osservanti, Riformati e Cappuccini) via via si è modificato, assumendo diverse tonalità, andando così a distinguere anche le diverse appartenenze alle famiglie francescane. 

    PERCHE' ALCUNI I FRATI CONVENTUALI SONO IN GRIGIO, ALTRI IN NERO?  
    Come avrete capito  noi Frati Minori Conventuali abbiamo l'abito con due colorazioni: nero (per lo più in Europa) e grigio (nel resto del mondo) e non marrone!
    Da qualche anno, vi è all'interno del nostro Ordine la spinta e il desiderio di molti di ritornare tutti all'unico e originale abito grigio

    In realtà la cosa non è poi così semplice anche perchè in varie nazioni europee il nero ormai ci identifica da secoli come francescani e soprattutto è associato e legato alle storie forti e nobili di tantissimi frati che, con questo abito nero, si sono spesi, hanno sofferto e hanno dato grande testimonianza di vita cristiana e francescana. 
    Penso ai frati perseguitati durante il comunismo in Polonia o in Romania e nei paesi dell'Est, alla testimonianza di P. Massimiliano Kolbe (che amava e preferiva l'abito nero), penso a P. Placido Cortese (frate del Santo-Pd e direttore del Messaggero di S. Antonio) arrestato e ucciso dalla Gestapo; penso anche all'amore di tanta gente verso generazioni di francescani abitualmente riconosciuti con questo abito (per es. nelle grandi basiliche dove noi frati Conventuali siamo e che custodiamo da sempre: San Francesco ad Assisi e S. Antonio a Padova...i Frari a Venezia...S. Croce a Firenze..). 
    Ma con l'abito grigio sono stati martirizzati nei recenti anni due giovani nostri frati in Perù, sulle Ande, fra Michael Tomaszek e fra Zbigniew  e in Argentina è stato ucciso durante la dittatura fra Carlos Murias, per la loro azione a favore dei poveri. 
    Dunque la questione "nero o grigio" credo che ancora proseguirà.., ma non è un gran problema., mi pare! Ciò che invece davvero conta è il significato dell'abito francescano : una vita offerta al Signore e ai fratelli! 



     fra Michael Tomaszek e fra Zbigniew I frati martiri del Perù

    lunedì 11 febbraio 2019

    ORIGINE E STORIA DELL'ABITO FRANCESCANO


    Pace e bene cari amici in ricerca vocazionale. 

    Sono molti quelli che mi scrivono chiedendomi informazioni sul nostro abito francescano, sull'abito dei frati. Mi limito nella mia risposta partendo dall'esperienza di san Francesco e sottolinenando in particolare la tradizione dei Frati Francescani Minori Conventuali a cui appartengo (risalente al ceppo più antico e ininterrotto delle famiglie francescane).  

    San Francesco, in un certo senso è una sorta di stilista...! E' lui stesso infatti a confezionarsi un abito che rappresenta anche esteriormente la sua scelta di vita. 
    Il Poverello di Assisi infatti, dopo la sua conversione e  la decisione di vivere radicalmente il Vangelo, dicono le cronache  che:
    " Si confeziona da sè una veste che riproduce l'immagine della croce, per tenere lontane tutte le seduzioni del demonio, la fa ruvidissima per crocifiggere la carne e tutti i suoi vizi e peccati, e talmente povera e grossolana da rendere impossibile l'invidiargliela" (FF.1432). 

    Francesco è il discepolo fedele che mette in pratica alla lettera ogni parola di Gesù (cfr. Mt 10,1-10) e così eccolo indossare una rozza tunica di lana grezza, eccolo sciogliere la cintura che aveva ai fianchi e sostituirla con una corda (il cingolo), non portare calzature.., non avere nulla.. 

    E' una scelta spirituale con la quale vuole sentirsi in piena intimità e conformità a Gesù , ma è anche una scelta che lo mette vicino e prossimo alla tanta gente povera del suo tempo che più o meno vestiva a quel modo: un sacco ruvido con un cappuccio contro la pioggia, e una corda ai fianchi.

    I frati seguirono dunque il suo esempio e ben presto si distinsero e identificarono proprio per questa veste  fatta a forma di croce e un cingolo ai fianchi.

    Al Signore Gesù sempre la nostra lode
    fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

    sabato 9 febbraio 2019

    ASSISI/GVA - I FRATI CHIEDONO AI GIOVANI UN AIUTO E UN SONDAGGIO


    Carissimi giovani,
    molti di voi, certo, hanno già vissuto l'esperienza meravigliosa del GVA, "GIOVANI VERSO ASSISI": un appuntamento che ogni anno raduna nella città di Francesco centinaia di ragazzi condividendo con i frati momenti di festa e lode, di riflessione e domande, di spiritualità.

    Per rendere questa proposta sempre più bella e coinvolgente, vi chiediamo di darci una mano nella scelta delle tematiche di #GiovaniversoAssisi a partire dal 2020.

    Vai a questo link per effettuare il SONDAGGIO: https://goo.gl/forms/h5PPLSMJ2N4pY9ri2

    Il sondaggio è attivo fino alle ore 12.00 del 15 febbraio 2019 .

    Un ringraziamento a fr. Nico (del Centro Francescano Giovani - Nord Italia) per la scrittura e il montaggio del video; ai vari frati, ai giovani di Bari e di Montella per le riprese... a tutti voi per il coinvolgimento...

    E...naturalmente,
    al Signore Gesù sempre la nostra lode. 

    VIDEO...VIDEO...VIDEO...VIDEO...VIDEO...
     

    giovedì 7 febbraio 2019

    PER CHI SONO IO?


    "Per chi sono io?"
    ...IO SONO UNA MISSIONE
    SU QUESTA TERRA, 
    E PER QUESTO MI TROVO
     IN QUESTO MONDO...


    (Papa Francesco)

    domenica 3 febbraio 2019

    VIVERE SIGNIFICA....

    Alcuni postulanti di Brescia
    VIVERE, ESATTAMENTE,
    SIGNIFICA TRASFORMARSI
     IN SE STESSI.


    R. M. Rilke

    sabato 2 febbraio 2019

    Che senso ha una vita così?

    Ciao a tutti, carissimi giovani in ricerca!

    Come saprete, oggi, 2 febbraio, si ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio, e tutta la chiesa celebra la

    GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA

    Per noi consacrati c'è una domanda che la vita di ogni giorno ci sbatte in faccia, e che in giornate come queste sentiamo ancora più urgente e pungente:

    Che senso ha oggi la vita consacrata?
    Ha ancora senso una vita così, nel terzo millennio?

    (due frati durante la loro professione solenne)

    Sapete, c'è un testo che mi ha accompagnato in questi ultimi anni, una piccola luce, accesa nelle nebbie che avvolgono i nostri tempi. Lo condivido con voi:

    «Forse, a ben guardare, non è mai esistito un mondo così "evangelico" come il nostro, che pure ci fa tanta paura. Infatti, nonostante le ambiguità e le contraddizioni che sono presenti in ogni epoca, forse mai come nel nostro tempo, così secolarizzato, la libertà e la felicità di tutti e per tutti, almeno come princìpi, sono stati così a cuore a molti... anzi a moltissimi.
    Come disse papa Giovanni XXIII sul letto di morte:


    "Ora più che mai siamo intesi a servire l'uomo in quanto tale. Non è il vangelo che cambia: siamo noi che incominciamo a comprenderlo meglio! Sì, è giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l'opportunità e di guardare lontano!".

    Il modo di concepire il nostro "essere umani" è profondamente cambiato. Ciò comporta delle conseguenze forti. La prima di queste è rinunciare ad essere modello, per imparare a sentirci fino in fondo compagni di strada che non hanno nulla da insegnare se non quello che possono condividere nel profondo della condizione umana».
    [Fratel MichaelDavide, Non perfetti, ma felici. Per una profezia sostenibile della vita consacrata, 2015]



    Rinunciare ad essere modello per essere semplici compagni di strada.
    A volte questo costa al nostro orgoglio, ai nostri secoli di gloriosa tradizione, alla sicurezza delle risposte pronte che pretendiamo di avere.
    No, la storia ci sta indicando un'altra via: accanto ai passi di ogni uomo, alla pari.
    E si tratta di una vita così evangelica, così francescana...

    Proprio come Francesco d'Assisi, fratelli minori di tutti, niente da insegnare, solo un incontro da condividere, un incontro che ci ha cambiato la vita!

    Buona strada a tutti.

    Fra Nico
    nico.melato@gmail.com