giovedì 23 maggio 2019

P. GIUSEPPE UNGARO HA CONCLUSO IL SUO CAMMINO TERRENO - Un frate gioioso a servizio del Regno


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace.

Con tristezza vi rendo partecipi che nel mattino di mercoledì 22 maggio 2019 ha concluso il suo cammino terreno, fr. Giuseppe UNGARO, di anni 99: un mio confratello della comunità del Santo di Padova. Personalmente ho avuto la grazia di prestargli assistenza durante l'ultima notte trascorsa in ospedale; lunghe ore vissute da p. Giuseppe in un alternarsi di brevi assopimenti, di preghiere (l'amato Rosario) e invocazioni in greco (kyrie eleison). Si è spento quasi improvvisamente quando ormai era l'alba.


Altre volte avevo già scritto di questo frate (vedi POST precedenti), che sempre affascinava chiunque lo incontrasse: simpatico e intelligentissimo, sguardo buono e vivace, una lunga barba bianca da patriarca orientale e ciuffo sbarazzino che in qualche modo anticipavano il suo modo di fare molto umano e schietto e allo stesso tempo ieratico e solenne, quasi fuori dal tempo. Avrebbe compiuto i 100 anni lunedì 27 maggio e già stavamo pregustando la grande festa che insieme ai suoi molti amici si voleva celebrare. Una festa che ha voluto invece anticipare raggiungendo in cielo i molti santi conosciuti nella sua lunghissima vita.

Come spesso amava ricordare, infatti, P. Giuseppe ha avuto la grazia di incontrare giovanissimo per esempio P. Massimiliano Kolbe, (martire ad Aushwitz) e confessarsi da lui, così come ebbe rapporti di profonda amicizia con P. Pio da Pietralcina e P. Lepoldo Mandich. Tra gli amici santi ecco anche alcuni Papi: papa Giovanni XXIII, già da quand’era patriarca di Venezia; Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

Da giovane avrebbe desiderato andare in missione, ma la volontà divina l’aveva condotto presto fra i poveri e i sofferenti delle nostre periferie, ma anche fra i carcerati e tante famiglie in difficoltà a cui si è dedicato sempre con grande passione fino a pochi giorni fa, prima del suo ricovero in ospedale.  Di certo p. Giuseppe ha vissuto una vita intensa e piena e gioiosa, lasciando dietro di sè un ricordo carissimo e una testimonianza di fede e amore davvero unica. 

Si vantava anche, ricordo, di avere condotto in convento e suscitato negli anni diverse vocazioni alla vita religiosa francescana (sia maschile che femminile). Non mi stupisce questo, in considerazione della sua affascinante personalità, ma soprattutto dell'entusiasmo per la vita francescana che, giovanissimo, aveva abbracciato e che sempre lo ha caratterizzato.
Sono certo che dal cielo, ancora saprà farsi promotore vocazionale, accompagnando e pregando per quanti sono in ricerca e percepiscono nel cuore la chiamata del Signore.

Rendendo grazie all'Altissimo per il dono di p. Giuseppe, invito tutti ad affidare a Lui la vita di questo nostro caro confratello.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Fr. Giuseppe Ungaro:
nato a Padova il 27 maggio 1919;
entrato come seminarista a Camposampiero il 22 ottobre 1931;
professo temporaneo a Padova 3 agosto 1937;
professo solenne a Padova il 4 ottobre 1941;
ordinato presbitero a Roma il 6 giugno 1943.

Fr. Giuseppe Ungaro è stato e ha operato in diverse realtà francesane:
Sabaudia – dal 1944 al 1947;
Venezia – dal 1947 al 1955;
Sabaudia – 1955 al 1964;
Venezia – dal 1964 al 1970;
Padova-Convento del Santo – dal 1970 al 2019.
Incarichi provinciali:
Guardiano e Parroco a Sabaudia (1955-1964);
Guardiano e parroco a Venezia-Frari (1964-1970);
Assistente provinciale OFS 1972-1982.
Coordinatore per le Missioni popolari della Provincia, 1991-1997.

Contributi multimediali:
Sabaudia - cittadinanza onoraria ai frati minori conventuali;
La testimonianza di vita del nostro confratello padre Giuseppe Ungaro;
Padre Giuseppe Ungaro: testimonianza in TV;
Ha quasi cent'anni il frate confessore che parlò con i Santi, fra Giuseppe Ungaro;
A padre Giuseppe Ungaro il Sigillo della Città di Padova;
«Ho conosciuto molti santi». Fra Giuseppe Ungaro, 99 anni, da 47 in Basilica del Santo, ha conosciuto Massimiliano Kolbe, Leopoldo Mandic´ e Pio da Pietrelcina. E quattro Papi;

Il funerale sarà celebrato a Padova presso la Basilica del Santo
 venerdì 24 maggio alle ore 10:45.

R.I.P.

martedì 21 maggio 2019

LA VOCAZIONE E' QUESTIONE DI VITA!


Nell'Antico Testamento, è molto bello il racconto della vocazione di Samuele: una chiamata  che da subito lo vede, con tanta disponibilità e fiducia, mettersi in ascolto di Dio. Stupisce e provoca come, ancora giovinetto, egli abbia la capacità di dire: « Eccomi Signore! Tu mi chiami? Io mi dono a te ! » (Sam 3,1-20). 
In seguito, divenuto profeta del suo popolo, su mandato del Signore  dovrà individuare dei re per Israele: prima Saul, poi Davide. E' interessante notare come, in questa ricerca , Samuele si lasci guidare inizialmente dall'apparenza. Quando egli, infatti, vede i figli di Iesse, pensa : «Il più grande e il più forte fra essi sarà re, l'eletto di Dio », scartando da subito Davide, il più piccolo e gracile di tutti (cf. 1 Sam 16, 1-13).  Ma il Signore stesso gli darà al riguardo una bella lezione, richiamandolo ad un discernimento più profondo :
«No Samuele, tu guardi all'apparenza, a ciò che è esteriorità. Io, il Signore guardo al cuore». 
Cosa può significare per noi questa esperienza? Nel XXI secolo, nei tempi tormentati che stiamo vivendo, nelle turbolenze che attraversano il mondo e la Chiesa stessa, mi pare voglia dirci che è importante e necessario aprire il nostro spirito alla creatività e novità di Dio. Egli, infatti, è sempre all'opera per indicare risposte di vita vera e autentica all'umanità in cerca di senso e orientamento. Ma guardiamoci attorno:
  • Quante persone soffrono di un'emmoragia di senso nella loro esistenza?
  • Quante persone cercano una pace e  una gioia che non possiedono?
  • Quante persone rinunciano ad una vita piena e bella, perche' prive di speranza e fiducia?
  • Quante persone conducono giorni superficiali e vuoti, senza mai scoprire la profondità e la bellezza ?
  • Quante persone non sanno e non conoscono Dio, come buon conpagno e amico di strada?
Il Signore ama questa umanità sofferente e inquieta e non vuole che essa si perda e si annulli! Non cessa dunque di suscitare vocazioni e chiamate al dono di sè; continua rivolgere il suo invito a giovani ardenti e appassionati che, superando la dilagante esteriorità, siano disposti a seguirlo, disposti a rendersi disponibili per amare e a spendersi per Lui e il suo Regno!
La vocazione francescana è una risposta gioiosa a questo invito del Signore: per ricevere vita, per donare vita e ricondurre alla vita.
Se dunque anche tu, caro amico che leggi queste brevi righe, senti nel cuore questo richiamo, fidati del Signore e dei suoi suggerimenti. 

La vocazione è questione di VITA per te e per tante persone che ti incontreranno.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

venerdì 17 maggio 2019

VIDEO/TESTIMONIANZA: LA VOCAZIONE DI FRA PAOLO MARIA


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Si è celebrata domenica (12 maggio) la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni: la messe è davvero molta e l'invito alla preghiera e a farsi operai lavorando e spendendosi con gioia e amore per essa, ci è rivolto direttamente da Gesù (Lc10, 1-9).

Di seguito, vi propongo la bellissima testimonianza di un giovane frate francescano, fra Paolo Maria Braghini, un frate minore cappuccino, missionario in Amazzonia: i suoi occhi e il suo sorriso parlano da soli e credo incoraggino e siano da sprone a chiunque percepisca nel cuore una chiamata del Signore. Grazie fra Paolo Maria!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

mercoledì 15 maggio 2019

GIOVANI E FRATI IN CAMMINO NELLA NOTTE (25/26 maggio 2019)


Cari amici in ricerca, pace e bene.

Un antico detto così si esprime : "Vuoi trovare la tua strada? Inzia a camminare!" (Bar Joseph, monaco siriaco IV sec.).

Sembrerebbe un'espressione ovvia, ma non è così! Se nel cuore di ciascuno, credo, vi sia il desiderio di trovare un senso pieno alla propria esistenza e comprendere la propria vocazione, non è così scontato che sempre ci si attivi per ricercare questa meta. Spesso si preferisce aspettare, rimandare, non faticare anzichè decidersi a compiere qualche passo, sperimentare una via, approfondire una direzione e in definitiva fidarsi e rischiare!!

L'esperienza del pellegrinaggio a piedi, mettendosi in strada per andare verso una meta, al riguardo, è sempre "propedeutica" e di grande aiuto e stimolo anche per questo cammino interiore di ricerca e decisione di vita che a volte stenta a delinearsi. 

Noi "frati del Santo" di Padova invitiamo tutti pertanto ad unirvi al pellegrinaggio notturno che ogni anno, rinnova l'ultimo cammino di s. Antonio prima del suo abbraccio con sorella morte. 
Sarà un'esperienza bellissima, indimenticabile e soprattutto, utile per le scelte e la direzione e la vocazione che interpella e forse inquieta ciascuno di voi. 

Troverete in S. Antonio un autentico amico di Dio e uno straordinario compagno di strada e di cammino. Fidatevi! Vi aspettiamo per camminare insieme nella notte!
I vostri frati 

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L'ULTIMO CAMMINO DI S. ANTONIO
25 km a Piedi 

Camposampiero-Arcella-Santo
NELLA NOTTE
25-26 maggio 2019


PROGRAMMA E ISCRIZIONI:
CLICCA QUI
LE ISCRIZIONI ON-LINE  SONO APERTE


lunedì 13 maggio 2019

COS'E' LA VOCAZIONE? SCOPRIRSI CHIAMATI PER NOME


«Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». (Gv1,1-10)
  • Quando ti sei sentito chiamare per nome?
  • Cosa ti impedisce di fidarti del tuo pastore?

domenica 12 maggio 2019

VOCAZIONE??? COME SE FOSSE FACILE DISCERNERE O TROVARE IL CORAGGIO DI RISCHIARE!

Zone (Bs): Cima Trenta pass - Meta del Gruppo vocazionale S. Damiano il 1 maggio.
Non c’è gioia più grande che rischiare la vita per il Signore. 
Così Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra oggi, domenica 12 maggio.

Rischiare la vita? Ma non ha forse il sapore dell’azzardo o della ricerca del pericolo? 
No! Ha piuttosto il gusto dell’intuizione di una promessa che già si riesce a scorgere, come se si vedesse l’Invisibile. È la vicenda di molti personaggi della Scrittura, uomini e donne che per fede hanno saputo lasciare, partire senza sapere dove precisamente la strada li avrebbe condotti, compiere imprese che mai si sarebbero immaginati o avevano calcolato; non da supereroi, ma da uomini e donne decisi a giocarsi il proprio futuro nella sequela di quella profezia di vita che sempre si accompagna alla promessa di Dio.

La vocazione è così. La vocazione chiede un rischio, un buttarsi a braccia spalancate, la consegna  gratuita e totale di tutte le chiavi della nostra vita, del nostro cuore ad un Qualcuno di cui ci si fida e...basta! 

Certo, non è facile discernere la vocazione (Messaggio per la 56ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni). La vocazione in ogni caso , se si è davvero onesti con sè stessi, non è neppure  un qualche cosa di incomprensibile o di indecifrabile o irriconoscibile: essa ha sempre il colore di un invito forte e dolce, rispettoso e insistente allo stesso tempo che intuiamo nel nostro animo;  è una voce interiore, spesso flebile eppure tenace che però viene da fuori e scaturisce da Qualcun altro; talvolta è addirittura un grido che proviene dalla realtà e che può essere riconosciuta come Parola di Dio.

Oggi, noi preghiamo per questo: perché ciascuno si metta in ascolto delle promesse che Dio racchiude nella storia di tutti i giorni e nella vita di ognuno.

Sì, perché se esiste una promessa grande, che allarga l’orizzonte su un largo spazio di futuro e permette la scelta, l’orientamento di tutta una vita, ci sono anche promesse più feriali, nascoste nelle pieghe mai banali della quotidianità e che ne permettono la trasfigurazione.
Sono piccoli gesti di bene, di gratitudine, semplici richieste di scuse o grandi domande di perdono, passi semplici ma decisi che sanno ricucire fratture, divisioni, permettono di superare rancori incancreniti da anni; il primo passo, lo spunto, l’innesco, viene dalla realtà, dalla possibilità di riconoscere in un momento, quello opportuno capace, per opera di Dio, di rivelarne la promessa.

Se discernere non è semplice, trovare il coraggio di rischiare lo è forse ancora meno. 
Ed è per questo che bisogna pregare. La preghiera  ci pone a contatto con il cuore di Gesù, in ascolto dell’Amico (Francesco, “Christus Vivit”) dona la forza – perché spinti dalla sua carità (2Cor 5,14) a concretizzare. Perché l’amore – lo sappiamo – si misura più nei fatti che nelle parole.

Solo dalla preghiera nasce un appassionarsi , un prendersi cura, la possilità di  rischiare la vita sul suo nome (cf. At 15,26), di coltivare l’audacia di intuire proposte, di percorrere sentieri, di lasciare vecchie strade per aprirne di nuove, di rimanere aperti alla fantasia dello Spirito – purché sia la sua e non la nostra soltanto – che rende capaci di profezia, anche oggi.

Preghiamo dunque oggi cari amici che leggete questo blog. Preghiamo perché nell’ascolto della Parola, i giovani in particolare ne rimangano avvinti così che ardenti della sete di Dio non smettano mai di cercarlo e con gli occhi di chi crede (cf. Francesco, Lumen Fidei, 1) riescano a scorgere quella promessa nascosta, ma quanto mai reale che ha la forza di lanciarli con decisione nel compimento della loro vocazione, “come se vedessero l’Invisibile” (cf. Francesco, Evangelii Gaudium, 150).

Verso la cima Trenta Pass


sabato 11 maggio 2019

VOGLIO CHIARIRE UNA VOLTA PER TUTTE LA MIA STRADA


LETTERA DI LUCIO B.

Caro fra Alberto,
vorrei sapere da lei come agire e muovermi ormai in vista di un passo importante per la mia vita: decidere che direzione prendere, scegliere come spendermi, chiarire una volta per tutte la mia strada e vocazione! 

Vengo da una famiglia credente e tutta la mia storia, pur fra le normali vicende giovanili, è segnata dalla fede e dall'amore a Gesù e da un impegno bello e convinto nell'Azione Cattolica della mia diocesi. Prima di arrivare a questo recente e pressante interrogativo vocazionale, ho sempre coltivato il desiderio di farmi una famiglia anche con alcune belle esperienze relazionali. Ma ormai da qualche tempo il mio cuore mi sta portando verso una meta inaspettata. Sto ormai finendo l'università, e un corso di laurea carico di opportunità (ing. aerospaziale) che mi ha appassionato... 

Però, anche grazie ad un recente viaggio con alcuni amici (in Etiopia) mi sono molto interrogato sul mio futuro e una vita garantita dalla carriera e dal denaro e ormai ho capito che non è questo che cerco, ma che voglio "volare" altrove. Voglio vivere seguendo il Vangelo, solo per Gesù e i suoi poveri (ne ho visti tanti in Etiopia); vorrei provare a seguire l'esempio radicale dei due missionari francescani a cui ho fatto visita (miei conterranei), così come sono stato affascinato da alcuni giovani frati incontrati ad Assisi a Pasqua, dove ho subito sentito di dover ritornare! (Vi ero già stato lo scorso anno). 

Io che divento frate? Un pensiero per la verità, che qualche volta era già presente in me fin da ragazzo, ma che ho sempre scacciato e tacitato, ma che ora, però, è giunto il tempo di affrontare. Ma ho anche molti timori, molte paure! Non so per la verità da dove iniziare..., forse non so neppure veramente cosa significhi tale scelta!

Mi preoccupa poi comunicare ai miei questa mia ricerca: quanti sacrifici per il mio studio e la mia formazione, quante aspettative comprensibili nei miei riguardi!!! Attendo qualche indicazione, caro fra Alberto, insieme alla sua preghiera per me e il mio cammino di discernimento. Grazie infinite.
Lucio B.
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RISPOSTA DI FRA ALBERTO

Carissimo Lucio,
grazie prima di tutto per la fiducia e per avermi messo a parte della tua vita, delle tue domande e interrogativi. Un bel dono!

Mi colpisce la tua vicenda segnata dalla fede, dall'impegno ecclesiale in AC, da un percorso "normale" di vita proiettato verso una laurea, un lavoro, una famiglia: mete bellissime e sante se vissute nel Signore! Mi colpisce il tuo essere stato toccato in profondità dai poveri (nel viaggio in Etiopia) e dalla testimonianza dei frati lì incontrati come ad Assisi. Sempre il Signore sa come far risuonare le corde del nostro cuore per condurci e mostrarci la sua via: una strada talvolta inaspettata, o forse solo accantonata o dimenticata. Ma lui non viene mai meno ai sui progetti! E' sempre fedele e tenace il Signore e dolcemente rilancia a chi Lui vuole, il suo invito: SEGUIMI! Accadde così anche al giovane Francesco d'Assisi dopo l'abbraccio con il lebbroso: da quell'incontro una vita nuova si delineò per lui! 
Mi chiedi come fare? Certamente un primo passo è che tu ne parli con qualche sacerdote di tua fiducia e che certo come aderente all'AC conoscerai. Da parte mia ti posso indicare, se credi, qualche bravo confratello francescano a te vicino con cui avviare un dialogo e un confronto, una maggiore conoscenza di cosa significhi essere frate e, soprattutto, avere la possibilità di un percorso di direzione spirituale. Si tratta in definitiva di operare un serio discernimento vocazionale verso una scelta di vita bellissima, ma esigente, alternativa e anche un pò "fuori moda". Un camino che non puoi pensare di fare da solo! Facilmente, infatti, le esperienze forti dell'Etiopia o di Assisi che hai vissuto, potrebbero risultare fra pochi mesi non più così luccicanti. E' importante invece che non vengano meno alcune intuizioni e motivazioni di fondo che hai scoperto in te: il voler vivere seguendo il Vangelo, solo per Gesù e i suoi poveri; il fascino e l'attrattiva per la vocazione francescana.

Mi accenni anche alle tue paure: meno male che ci sono! Anche queste rivelano la tua "normalità". Avrei qualche dubbio sulla sincerità della tua ricerca, se non ci fossero. Esse pure vanno affrontate e guardate più da vicino con l'aiuto della guida spiritale che il Signore ti farà incontrare. Con questi valuterai ulteriori passi da compiere e l'opportunità di partecipare al gruppo vocazionale insieme ad altri giovani.( ho spesso parlato del Gruppo san Damiano)


Per quanto riguarda i tuoi genitori ti invito prima di tutto alla preghiera e a non lesinare in serietà e fedeltà nella tua ricerca! Il Signore, stanne certo, ti mostrerà e indicherà, al momento giusto, parole e gesti necessari. 

Carissimo, ecco alcune semplici e immediate considerazioni dopo la tua lettera. Resto a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Ti assicuro la mia preghiera, anche affidandoti a san Francesco d'Assisi e a S. Antonio di Padova (qui presso la sua tomba). Ti benedico. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 9 maggio 2019

PASQUA: TEMPO DI INCONTRI PERICOLOSI


Incontrare il Signore in questo periodo di Pasqua può essere "pericoloso", molto "pericoloso"! E' un tempo infatti che:

- Può portarci fuori dall'inconsistenza delle nostre paure e dei nostri recinti;

- Può far riaccendere il nostro cuore spento, ridonandoci passione ed entusiasmo. La grande novità è, infatti, che siamo amati incondizionatamente e sorretti e inviati da una forza che non viene da noi, ma dall'Alto;

- Può aprire i nostri occhi e la nostra mente per farci vedere le cose in modo diverso: con lo sguardo aperto e sconfinato del Signore, non con la nostra vista corta e ristretta;

- Può riportarci dove lo crocifissero, per ricordarci che il cammino del discepolo non può essere diverso da quello del maestro: amando fino a dare la vita, morendo per portare frutto, perdonando;

- Può soffiare sulle deboli e flebili braci della nostra fede, per riaccendere un fuoco che illumina e riscalda;

- Può portarci fuori dal disincanto in cui forse ci siamo ricnchiusi, forse anche a causa di tante ricerche frustrate, di tanti sogni infranti, di tante promesse non mantenute che stanno inaridendo i nostri cuori;

- Può rafforzarci con la sua Parola affinché non continuiamo a fuggire dalla sua chiamata, lasciando che il tempo, le paure e l'insicurezza ci impediscano di decidere totalmente per Lui, per il suo Regno, per il suo Vangelo.

- Può farci scoprire che non siamo soli: che Lui, il Signore, è vivo!!! E' rimasto con noi nell'Eucaristia per non sentirci mai più senza rimedio, abbandonati al nostro destino;

Sì, incontrare Cristo in questo tempo di Pasqua può essere molto "pericoloso"!

Con Cristo risorto e vivo… tutto cambia, tutto risplende: ci affidiamo a Lui nella gioia che finalmente riempie il nostro cuore. 

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cfr: https://vocacionesfranciscanas.blogspot.com/

martedì 7 maggio 2019

LA VOCAZIONE DI FRA ETTORE - 28 anni - Oltre la paura e il sospetto di un Dio che sembra chiedere di rinunciare alla felicità

Fra Ettore nella cappella del Franciscanum (Assisi)
Pace e bene cari giovani amici
in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita.

Fra le testimonianze sempre molte apprezzate del blog, vi sono quelle dei giovani frati. Piace soprattutto quando raccontano la loro vicenda vocazionale verso una scelta così radicale, segnata certo da slanci ed  entusiasmi, ma anche da dubbi e fughe e tormenti interiori.  

" Non riuscivo ad accogliere questa eventualità perché mi sembrava la richiesta di rinuncia alla felicità che vivevo in quel momento. Si era insinuato inconsciamente nel mio cuore il sospetto nei confronti di Dio che non desiderasse il meglio per me". 

Ecco come ce ne parla Fra Ettore Filippucci ( 28 anni) , studente in teologia ad Assisi.
Lo ringrazio di cuore per questa sua condivisione, invitando tutti a pregare per lui e il suo cammino di vita sulle orme di san Francesco.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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TESTIMONIANZA VOCAZIONALE DI FRA ETTORE

Ciao a tutti!

Sono fra Ettore Filippucci, ho 28 anni e vengo da un piccolo comune dell’ Umbria, Cannara, a pochi chilometri da Assisi.

Sono cresciuto in una bella famiglia che mi ha trasmesso i valori, la fede e non mi ha fatto mancare nulla.

Tuttavia a diciassette anni ho sentito il bisogno di cercare la ragioni del mio essere credente perché non mi bastava più giustificare tale scelta sulla base della tradizione. 

E’ sorto il desiderio di un’esperienza personale. 

Da lì ho iniziato a frequentare gli incontri diocesani per giovani, quindi tramite il mio migliore amico, ho scoperto la realtà del rinnovamento nello Spirito Santo. 

Ciò che mi ha attratto di queste persone è stato anzitutto la bellezza dello starci insieme: un legame misterioso si è creato immediatamente! Il Signore in questo “luogo” aveva pensato al mio primo e decisivo incontro con Lui. La mia vita è  così fiorita in un cammino di fede, in una relazione affettiva significativa, nello studio.

Tale serenità è stata interrotta dall’irruzione di una domanda inaspettata: “Mi chiami a seguirti in modo speciale Gesù?”.

Non riuscivo ad accogliere questa eventualità perché mi sembrava la richiesta di rinuncia alla felicità che vivevo in quel momento. Si è insinuato inconsciamente nel mio cuore il sospetto nei confronti di Dio che non desiderasse il meglio per me. Mi sono raffreddato nella fiducia.
Ho continuato la mia vita ordinaria “sotterrando” la pro-vocazione ricevuta, accontentandomi sempre più.

Tuttavia il Signore ha messo sul mio cammino testimoni autentici (coniugi e consacrati) che urlavano al mio cuore la realtà della mia insoddisfazione, il bisogno di luce sulla mia vocazione.
Ho quindi gridato a Dio e Lui mi ha risposto chiaramente, confermandomi la Sua chiamata.

Ciononostante non sono riuscito a fare il passo che avvertivo come troppo grande in quel momento. Dopo un tempo di smarrimento ho preso di nuovo in mano la mia vita, questa volta però con la presunzione di poter “costruire” con le mie forze una via di felicità alternativa a quella che Lui mi proponeva. Ho puntato quindi su ciò che avevo, ed in particolare sulla mia capacità di studiare per realizzarmi. Soltanto una forte delusione in questo campo, ed in particolare l’aver preso zero all’esame sostitutivo della tesi in occasione della laurea triennale in ingegneria meccanica, mi ha risvegliato e costretto a rimettere in discussione me stesso. 

Dove stavo andando? Cosa stavo facendo?

Da questa esperienza è ripresa una sincera ricerca nella fede, che ha avuto una svolta determinante nella scoperta di Maria. Per mezzo suo il Signore mi ha insegnato a non avere paura della verità e ad affrontare le domande che mi portavo dentro.

Ho quindi intrapreso un percorso di discernimento vocazionale con un frate conventuale, il quale mi ha coinvolto nell’evangelizzazione di strada a Perugia. In questo ambiente ho imparato la bellezza della diversità dallo stupore di vedere come Dio si servisse di chiunque si mettesse a Sua disposizione, valorizzandone la specificità.

Nel 2015 ho iniziato il postulato ad Osimo. In questo luogo ho avuto la Grazia di conoscere un frate, padre Nando Rocchi, costretto a letto da un problema di salute e con il quale si è creata una bella amicizia. Frequentandolo il Signore mi ha fatto sperimentare l’efficacia dell’interessamento per il prossimo, e mi ha mostrato chiaramente che l’”amore semplice” è fonte di consolazione e via privilegiata di guarigione del cuore. Tale esperienza mi ha cambiato la vita, ed ha costituito per me una vera occasione di conversione. Prima di viverla infatti pensavo che Dio passasse solo per gesti eccezionali.

Il ventiquattro agosto scorso ho concluso l’anno di noviziato nel Sacro Convento di Assisi. Ringrazio Dio per il dono di questo tempo speciale che mi ha permesso di fare maggiore luce su me stesso e di crescere nell’intimità con Lui. E quale ricchezza conoscere meglio S.Francesco!

Da settembre la mia comunità è il Franciscanum, il convento dove si ritrovano i frati in formazione per lo studio della teologia.

Il Signore vi dia pace!
Fra Ettore 
Assisi...Assisi...Assisi...

mercoledì 1 maggio 2019

DA SANT'ANTONIO A SANT'ANTONIO: I frati della Basilica di Padova aiutano il santuario antoniano di Colombo in Sri Lanka


Cari amici, il Signore vi dia pace.

Come frati della basilica del Santo (Pd), dove ogni anno il 1° maggio si celebra il pellegrinaggio antoniano delle comunità srilankesi residenti in Italia (circa 15.000 pellegrini), ci stringiamo nel dolore attorno alla comunità cristiana in Sri Lanka, duramente colpita dagli attentati terroristici nel giorno di Pasqua, e avviamo una raccolta fondi per ricostruire il Santuario di Sant’Antonio a Colombo e la vicina mensa per i poveri.

La raccolta fondi è attiva grazie alla sinergia con Caritas Sant’Antonio Onlus e Messaggero di Sant’Antonio Editrice.

Si può donare attraverso Caritas Sant’Antonio Onlus, Via Orto Botanico 11 - 35123 Padova:

on line dal portale web di Caritas Sant'Antonio - clicca qui http://www.caritasantoniana.org/it/donate
con conto corrente postale C/C 12742326 - IBAN IT51 X 07601 12100 000012742326
con bonifico bancario - IBAN: IT56 H 05018 12101 000015050206
Indicare nella causale “Donazione in favore dello Sri Lanka”.

Scarica la locandina con gli estremi per contribuire alla raccolta fondi: versione italiana e versione inglese

Sul sito di Caritas Antoniana sarà possibile seguire l'evoluzione del progetto.

Info: Caritas Antoniana, tel. 049 8603310, da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 13.00 - caritas@santantonio.org - www.caritasantoniana.org

Nel video di ABC News (Australia) girato subito dopo la serie di attentati coordinati del 21 aprile 2019 mostra il Santuario antoniano di Colombo, i devoti feriti e i frati conventuali.





martedì 30 aprile 2019

MESSA: SCUOLA DI VOCAZIONE

Cari giovani in ricerca vocazionale, oggi vorrei parlarvi della Messa.

Se state leggendo questo post, sono convinto che siate alla ricerca di una relazione profonda con il Signore, che il vostro cuore sia piano di domande, desideri, dubbi... un cuore inquieto.
Forse per questo, anche durante la Messa magari vi succede di perdervi dentro i vostri pensieri, le vostre domande, i vostri dubbi...
La celebrazione stessa invece, con la sua struttura, i suoi gesti, le sue parole, potrebbe esservi di aiuto. Per questo vi propongo di provare a viverla con un ottica diversa: lasciare che sia la Celebrazione Eucaristica a plasmarvi. Come?

La Messa in realtà, a ben vedere,
è proprio una scuola di vocazione.

Sappiamo tutti che la Celebrazione Eucaristica è il fulcro della nostra vita di fede e di Chiesa, sorgente e culmine dell'esperienza cristiana di Dio. Per questo in essa si incontrano i movimenti fondamentali della vocazione.
Voglio provare a farli emergere in 10 passaggi. Seguitemi.



1) Convocati:
Prima di essere noi a decidere di andare a Messa, è Dio che ci chiama, ci convoca a formare l'assemblea, la chiesa stessa, che radunata nel suo nome forma il suo Corpo. Ecco il primo punto di contatto: non sei tu l'artefice della tua vocazione! Tu sei anzitutto chiamato, con-vocato dal Signore, per stare con lui. E attenzione: non tu e Lui soli! Si tratta di inserirsi in una comunità che cammina verso questo incontro. La tua comunità parrocchiale? La tua comunità famigliare? Forse la comunità religiosa francescana che attende di accoglierti? Non sei solo!

2) Siamo peccatori:
All'inizio della celebrazione c'è sempre l'atto penitenziale. Lo facciamo subito, è la nostra prima risposta a Dio che ci chiama: l'inadeguatezza! Noi siamo e saremo sempre inadeguati rispetto alla chiamata del Signore, alla vocazione. Ciò che la chiesa ci insegna a fare è proprio l'unica cosa che è sempre alla nostra portata: riconoscere e dichiarare la nostra piccolezza, la nostra miseria, il nostro peccato. Tutto qua: questo ci è sempre possibile! Ma il bello è questo: Dio non ci chiede nient'altro! Lui sa bene che siamo inadeguati, ci conosce meglio di noi stessi: ci penserà lui, lentamente, con la sua misericordia potente a portarci in palmo di mano e farci a poco a poco come lui vuole. Non temere!

3) Cantiamo la lode di Dio:
Stupiti della gratuità sovrabbondante dell'amore di Dio che ci accoglie sempre così come siamo e si ostina a vederci anzitutto come figli suoi, non possiamo far altro che esultare di gioia! Nella Messa questo diventa canto, canto corale, che si innalza insieme a quello degli angeli: Sia gloria a Dio! Ci fa bene cantare la gloria di Dio, benedirlo, ringraziarlo, lodarlo: ci rimette al posto giusto e risveglia in noi lo Spirito che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che grida "Abbà, Padre!" Canta la gioia di essere figlio di Dio: è una medicina potente contro ogni ripiegamento su di noi stessi. Canta!

4) Pendiamo dalle sue labbra:
Ora ci sediamo, più o meno comodi, e ascoltiamo cosa il Signore ha da dirci. Ci raggiunge la sua Parola, una parola potente, che è capace di portare vita. Ogni vocazione inizia con una Parola, e continua ad alimentarsi con quella stessa Parola, sempre uguale eppure incredibilmente sempre nuova. Non sono parole messe lì a caso qualche migliaio di anni fa. Quando Dio parla è il mondo intero che sussulta! Accorda i tuoi orecchi su questa lunghezza d'onda, lasciati scavare dentro da questa spada che penetra in profondità. Scoprirai a poco a poco tanti piccoli meandri nascosti dentro di te. Pian piano saprai chi è davvero Dio per te e chi sei tu in veritàÈ un viaggio impagabile, non lasciartelo sfuggire: ascolta!




5) Qualcuno ci guida:
Sì, c'è anche la predica. Forse ti troverai di fronte ad un grande comunicatore che ti incanta dall'inizio alla fine. Più probabilmente ci sarà invece un povero prete che in tono annoiato mette in fila qualche frase di cui fatichi a cogliere il senso. E qui, non te lo nascondo, ci vuole fede. Sì, la nostra fede, che ci dice: "per quanto annebbiati e stanchi, gli occhi dell'altro mi vedono sempre meglio di quanto vedo io"! Da soli non possiamo camminare sulla via giusta. Anche ciò che ci sembra chiaro e palese, si può trasformare in un grande inganno con noi stessi. Abbiamo assoluto bisogno di qualcun altro accanto, che ci faccia da specchio. Chiedi con insistenza al Signore una guida per il tuo cammino vocazionale, e ascolta chi è chiamato a parlarti di lui. Ti assicuro che anche dentro la più insignificante delle omelie, una piccola parola che ti può far bene c'è sempre: lasciati aiutare!

6) L'intercessione potente:
La ricerca vocazionale è fatta di vari aspetti, ma ce n'è uno che regge tutto il sistema: la preghiera. E non sto parlando solamente della preghiera intesa come "stare con Gesù, ascoltare la sua parola...", per quanto questa sia necessaria e santa. Intendo almeno altri due tipi di preghiera. Anzitutto la preghiera degli altri sulla tua vita. Solo Dio sa quante vocazioni sono nate dalle preghiere silenziose della nonna Lina, imperterrita con il suo rosario, o di zio Beppe, ogni giorno davanti alla statua del suo Santo ad accendere un lumino! E poi la preghiera tua per gli altri: quanto ci fa bene mettere da parte le nostre domande, i nostri bisogni, le nostre frustrazioni e aprire gli occhi e il cuore sui bisogni di chi ci sta intorno! La Preghiera dei fedeli a Messa cerca di raccogliere tutto questo: l'intercessione della comunità è potente, "nessuno si salva da solo", ricordalo sempre. Alimenta la tua vocazione con questi tre tipi di preghiera: ricordati degli altri!

7) Mani vuote:
A questo punto si può dire che il ciclo riparte. Si passa dalla Liturgia della Parola alla Liturgia Eucaristica, ed è come se si ricominciasse dall'inizio. Avevamo iniziato riconoscendoci poveri peccatori, e adesso andiamo verso l'altare per offrire a Dio ciò che abbiamo. Davvero poca cosa, spesso delle semplici mani vuote. Un pezzo di pane, un bicchiere di vino. E c'è di più: questo poco che abbiamo non è merito nostro, ma ci è stato donato da Dio stesso. Ciò che facciamo quindi è restituire. Da Lui abbiamo ricevuto tutto, nelle sue mani grandi e paterne riconsegniamo ogni cosa. Lui sa custodirla e farla rinascere. Vocazione è anche questo: restituirsi a lui, lasciarci rendere frutto buono. Restituisciti a Lui!



8) La vetta:
È il culmine della celebrazione: la preghiera Eucaristica. Si inizia con il racconto dell'Ultima Cena. Si ripetono quei gesti, si impongono le mani, si invoca lo Spirito Santo. Ciò che è accaduto due mila anni fa, accade ora davanti ai nostri occhi. Siamo portati lì, davanti a quel pane, sotto quella Croce. È Gesù che dà tutto se stesso per noi. È il suo amore che trabocca, che arriva alla follia. È il mio Signore che mi mostra quanto è disposto a fare pur di avermi. Ogni vocazione non è altro, in fondo, che inserirsi in questo movimento: una vita che trova se stessa spezzandosi per l'altro, marcendo come il seme sotto terra e dando frutto. Inginocchiati davanti all'esperienza più radicale che esista, resta incredulo davanti all'impossibile che avviene sotto i tuoi occhi: adora il tuo Dio che è tutto per te!

9) Un pane che sazia:
Se non fosse abbastanza ciò che è appena accaduto sull'altare, il nostro Dio, pazzo fino in fondo, va oltre. C'è una seconda invocazione dello Spirito Santo, stavolta su di noi, comunità che sta celebrando. Come il pane è diventato il suo Corpo spezzato, così noi ora diventiamo Chiesa, cioè Corpo di Cristo. Per questo ci alziamo dai nostri posti, andiamo verso l'altare e mangiamo quel pane. Noi siamo quello che mangiamo, giusto? Allora cibarci di Lui significa diventare un po' come Lui. Significa che la nostra vita si "cristifica", prende la forma di Cristo, si inserisce in quella dinamica di dono-di-sé-per-gli-altri che dà vita al mondo e a noi stessi. Ecco perché quel pane sazia, perché colma la sete infinita di vita che ci portiamo dentro. Facendo la Comunione la nostra vocazione inizia ad attuarsi: siamo un po' più come Gesù!

10) Mandati:
Alla fine, l'ultimo passaggio non può che essere questo. Il Signore ancora una volta ci ricolloca al nostro posto. Nessuna fuga mistica, nessun paradiso disincarnato. Hai incontrato il tuo Signore? La sua Parola ti ha fatto bene, il suo Pane ti sta trasformando in Lui? Bene, ti svelo un segreto: tutto questo non è per te! O meglio, non è SOLO per te. Ogni vocazione è per la Chiesa e per il mondo. Nessuno è chiamato per salvarsi, per sistemarsi la vita, per "trovare la felicità": no, siamo chiamati per essere-per-gli-altri! Semmai ciò che ci deve preoccupare è la salvezza del mondo, che la vita piena possa rifiorire ovunque! Certo, in questo anche la nostra vita si realizza, si riempie di gioia, ma per dono di Dio, non per ricerca nostra. E per questo la Messa termina con l'invito "Andate in pace". Ogni vocazione è anche una missione. Fratello: vai, buttati, il mondo ha bisogno di uomini e donne che hanno incontrato la bellezza e siano strumenti attivi per farla rifiorire nella vita di ogni fratello e sorella! Vai, donati!

fr. Nico
nico.melato@gmail.com

domenica 28 aprile 2019

VALE LA PENA DARE LA VITA

Carissimi, qualche giorno fa vi ho segnalato la figura di padre Placido Cortese, frate francescano del nostro convento del Santo, martirizzato dalla Gestapo a Trieste nel 1944.
E proprio oggi, 27 aprile, un altro frate del nostro ordine viene beatificato nella città di La Rioja in Argentina. Ha una storia molto simile, accaduta però in tempi ancora più recenti:
si tratta di padre Carlos de Dios Murias!

Padre Carlos con due confratelli 

Carlos de Dios MURIAS nasce in Argentina nel 1945, all'età di 21 anni entra in convento fra i frati francescani a Montevideo e a 27 anni è ordinato presbitero. Giovanissimo, si spende per la causa della popolazione locale, oppressa dalla povertà e dal regime. Si occupa in particolare dei giovani, denunciando le ingiustizie e attirando l’odio dei potenti. La sera del 18 luglio 1976 viene prelevato (insieme ad un altro religioso francese) da alcuni sconosciuti presentatisi a nome delle autorità; i due vengono torturati e brutalmente uccisi la sera stessa.
Qualche tempo prima di essere ucciso, sapendo il pericolo a cui andava incontro se restava in quel luogo, un suo parrocchiano gli consiglia di scappare. Lui risponde con queste parole:
«È preferibile morire giovani avendo fatto qualcosa,
che non vecchi senza aver fatto nulla». 
Un disegno che ritrae i 4 martiri che vengono canonizzati oggi a La Rioja

Abbiamo difronte un giovane come molti di voi, innamorato di Dio e dell'umanità, che con la sua vita semplice ma a servizio del Vangelo senza sconti ci dice: davvero ne vale la pena! Anche oggi giovani frati in tutto il mondo continuano a dire "davvero ne vale la pena", nel loro vivere di tutti i giorni. Credo sia un altro ottimo testimone da tenere davanti agli occhi per i nostri cammini vocazionali.
Facciamo nostre queste parole, dando lode a Dio perché egli ha saputo dare la vita, e chiediamo la sua intercessione, affinché anche noi possiamo fare lo stesso: dare la vita a modo nostro, a Dio e a fratelli.
Beato Carlos de Dios Murias, prega e intercedi per noi!

fr. Nico Melato

Per conoscere di più di questa figura segui questo link.


venerdì 26 aprile 2019

EGIDIO, IL GIOVANE MARINAIO CHE AMAVA SAN FRANCESCO E CERCAVA LA VOLONTA' DI DIO

Cari giovani amici, il Signore vi dia pace. 

Vi voglio presentare oggi la figura di un santo giovane a me davvero caro:
EGIDIO BULLESI (Bullessich, secondo la forma originaria del suo cognome).
Per vie un poco misteriose (anche famigliari) ho avuto la grazia di conoscere anni fa la sua vicenda, subito restandone affascinato e colpito. Mi auguro possa attrarre e incuriosire anche voi, spronandovi alla santità.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Il 25 aprile è ricorso il 90° anniversario della sua nascita al Cielo. 
Egidio era un giovane dal carattere estroverso che nella sua breve vita terrena è stato fondatore di un gruppo Scout, catechista, marinaio, operaio, terziario francescano e soprattutto testimone - nella gioia e nel dolore - dell’amore di Dio e della necessità di educare i fanciulli nella fede. 

«L’Italia sarà grande solo quando sarà veramente cristiana!», esclamava Egidio, le cui virtù eroiche sono state riconosciute nel 1997, durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, che l’ha dichiarato quindi venerabile.

Terzo di nove figli, era nato il 24 agosto 1905 a Pola, allora appartenente all’Impero austro-ungarico. È appena un bambino quando, all’inizio della prima guerra mondiale, è costretto con la madre e i fratelli a lasciare l’ormai insicura Pola, dove rimane a lavorare il padre, un disegnatore navale impiegato nell’arsenale della città istriana. In quell'esperienza da profughi, prima a Rovigno (nell’odierna Croazia) poi in Ungheria e infine in Austria, Egidio e la sua famiglia patiranno la fame e il freddo, assieme a un gran numero di altre difficoltà. Appena tredicenne, nel settembre 1918, con la Grande Guerra alle battute finali, ritorna a Pola per lavorare accanto al padre ai cantieri navali, come apprendista carpentiere.

La città di Pola, passata alla fine del conflitto sotto la sovranità dell’Italia, è allora piena di drammi umani. Come ha scritto padre Ubertino Hohl, francescano, in una biografia sul venerabile: «Non c’era bisogno di un occhio di lince per scorgere la miseria morale e materiale della vecchia città adriatica nell’immediato dopoguerra. Le strade, i moli, le rive mostravano lo spettacolo triste di tanti poveri ragazzi abbandonati a sé stessi, bisognosi di una mano che li guidasse e di un cuore che li amasse. Bisognava avvicinarli, difenderli, educarli, prepararli alla vita». È in tale contesto che il giovanissimo Egidio svolge il suo apostolato, trasmettendo la fede in Cristo in ogni ambiente in cui si trova a passare le sue giornate, a partire da quello difficilissimo dell’arsenale.

La predicazione di un francescano, padre Tito Castagna, lo attrae spingendolo a studiare l’esempio di san Francesco e il 4 ottobre 1920 diviene terziario. L’anno seguente viene mandato a Roma per il 50° anniversario dell’Azione Cattolica: è in questa occasione che conosce la realtà dei Giovani Esploratori, adoperandosi al suo ritorno a Pola per la costituzione del gruppo Scout locale, che vedrà la luce nel 1923 e che Egidio farà sfilare, in uniforme, per la processione del Corpus Domini. Una costante della sua vita è la capacità di unire la testimonianza di fede alla giovialità, secondo un tratto che ricorda il carisma di san Giovanni Bosco: «Questa vita è tanto bella e quindi perché rattristarci? Allegria, sempre allegri, ma nel Signore. Una allegrezza cioè che derivi dalla buona coscienza, dal dovere sempre compiuto e dall’amore, dall’amicizia con il Signore. Essere sempre felici nel Signore: ecco la nostra allegrezza!», scriverà infatti Egidio, tutto proteso a compiere la volontà di Dio.

È il febbraio del 1925 quando, diciannovenne, viene chiamato per il servizio di leva nella Marina. E sulla Dante Alighieri, l’imponente nave da battaglia con 12 cannoni da 305 mm su quattro torri corazzate, Egidio continua il suo apostolato in mezzo a 1.300 commilitoni, senza timore di andare controcorrente: «Con la branda sotto braccio, in alto sulla prua della nave, guardavo il cielo, pensavo a Dio, fonte della mia gioia, della mia pace, della mia felicità». Grazie al suo spirito da camerata nasce un simpatico circolo cattolico che verrà detto «attività serali frigorifere» perché i suoi soci, che si impegnano a vivere la castità, si riuniscono vicino alle celle frigorifere della Dante Alighieri.


Nei 25 mesi di leva scrive diverse lettere, in cui emerge la sua eccezionale fede eucaristica e il fiducioso abbandono alla Provvidenza che lo sostiene nella sua missione evangelizzatrice, tra «ostinate ripulse, avversioni e giudizi spregiativi», come confida all’amico Amedeo in una missiva del 16 luglio 1926, aggiungendo poi: «Ma infine, ci sono le belle vittorie che il Signore concede a chi persevera senza debolezze. Veri miracoli queste vittorie, impossibili a spiegarsi per noi uomini che non con la fede, la vera, la ferma e forte fede. Ma quante fatiche, ho detto, e quanto da fare! […] e tutte le ore libere dal servizio sono con ‘essi’, con l’uno o con l’altro dei diversi amici […]. E quante volte, dopo salutati tutti, io mi intrattengo ancora con qualcuno, e questi è Gesù, al quale chiedo tutto ciò che vedo necessario per l’anima e per l’avvenire di questi miei veri amici».

In questa sua tensione verso la salvezza delle anime, Egidio è consapevole che la buona riuscita di ogni sua opera poggia sulla preghiera. Così scrive il successivo 27 luglio a don Antonio Santin, suo direttore spirituale: «Caro don Antonio, preghi tanto per me, perché sempre più mi convinco, dall’esperienza che faccio, che noi tanto possiamo, tanto otteniamo dal Signore, quando preghiamo. L’apostolato è un termometro che scende e sale in rapporto a quanto si prega. E ben lo vedo certe volte, che con le ragioni più stringenti non riesco a persuadere, ed invece con una preghiera confidente, viva, all’indomani è ottenuto».

È sempre in Marina quando, il 16 febbraio 1927, confida ancora in un’ampia lettera a don Santin come cresca la sua gioia in Dio e come questa si riversi sul prossimo: «Il mio amore per i misteri divini aumenta sempre più, sento un pieno nell’anima mia, nel mio cuore, che spesso mi sembra trabocchi; […] Oh, com’è buono Iddio! Poveri giovani, quanti non conoscono questa bella, grande fede, quanti non provano questi divini sublimi amori: quanti non amano Gesù e, al contrario, tuffandosi nel fango delle passioni e dei piaceri, ne provano le troppe amare delusioni, riportando tante gravissime, forse inguaribili ferite». Perciò, con la saggezza di un educatore provetto, scrive che «si tratta di far conoscere Gesù ai fanciulli, di formare i giovani cuori all’amore divino, d’istruire quelle giovani menti nella religione, d’avviarli alla vera vita cristiana, di formare veri apostoli. Si tratta di condurli per mano sulla via del Paradiso».

Congedato il 15 marzo dello stesso anno, Egidio va a lavorare come disegnatore tecnico al cantiere navale di Monfalcone, impegnandosi al contempo - come già nella sua città natia - a prestare servizio nell’Opera di Carità di San Vincenzo. Arriva, infine, la tubercolosi per la quale viene ricoverato nell’agosto 1928 a Pola, continuando a evangelizzare anche in ospedale, anzitutto insegnando ad accettare la malattia come mezzo per partecipare al disegno redentivo di Cristo crocifisso e risorto. «Se vivo, Gesù è la mia felicità. Se muoio, vado a godere il mio Gesù», dice con la serenità di chi gusta l’eterno già in terra, mentre offre le sue sofferenze per i missionari e il bene di tutta la Chiesa. 

Il 25 aprile 1929, ancora ventitreenne, Egidio entra nella gloria di Dio. Il giorno dei funerali, così dice don Santin al cimitero: «Non spargiamo lacrime, perché, più che pianto, Egidio deve essere invidiato e imitato. Non fiori, perché fiori sorgeranno spontanei sulla terra che lo ricopre e sulla via da lui percorsa…».

NOTE: Il 25 e 26 Aprile , sull’isola di Barbana, nel bellissimo Santuario francescano  - dove il venerabile Egidio Bullesi è sepolto dal 1974 - e nella natia Pola, varie le celebrazioni in suo ricordo (qui il programma).


giovedì 25 aprile 2019

Padre Placido Cortese: UNO CHE HA SAPUTO DARE TUTTO!

Ciao a tutti!
So che anche voi, giovani in ricerca vocazionale, navigate in rete alla ricerca di buoni spunti, di contenuti da gustare, di storie per cui valga la pena...
Per questo oggi, 25 aprile, vorrei segnalarvi la messa on-line di un nuovo sito che abbiamo curato noi frati francescani Conventuali della Basilica del Santo a Padova:


Si tratta di un nuovo portale dedicato interamente alla figura del nostro Servo di Dio padre Placido Cortese.

Lo conoscete? Ne avete mai sentito parlare?


Padre Placido Cortese con un bambino in braccio

Negli anni della Seconda Guerra Mondiale a Padova, come in tutta Italia, centinaia di persone erano perseguitate dal regime per i più disparati motivi. Questo semplice frate francescano è riuscito dal suo confessionale alla Basilica del Santo a mettere in piedi una intera rete clandestina di persone che si occupava di procurare documenti falsi per permettere l'espatrio dei perseguitati. Nel 1944 viene arrestato dalla Gestapo e morirà sotto atroci torture senza mai rivelare nessun nome.

Queste storie di vita donata fanno bene ad ogni ricerca vocazionale: qua si tratta di persone in carne ed ossa che hanno seguito le orme del Signore Gesù dando la vita, sul serio!
Se queste testimonianze ti affascinano, non temere: siamo tutti chiamati a donarci. Come diceva san Francesco: "è donando che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita a vita eterna"!

fr. Nico Melato
nico.melato@gmail.com

PS: se vuoi conoscere di più di Placido, oltre al sito segnalato, dai un occhio anche agli altri post su di lui, oppure gustati questa lettera dell'ultimo frate che l'ha visto in vita...
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Nel sito, oltre a molte immagini di padre Placido, potrai trovare la sua biografia, una selezione di lettere e vari scritti, la presentazione delle pubblicazioni e degli eventi che lo riguardano, e alcune testimonianze significative.

Te ne riporto solo una. Si tratta della lettera di padre Stefano Fogale (1910-1975), datata 12 aprile 1964. Padre Stefano, frate del Santo, fu tra gli ultimi a vedere Padre Cortese poco prima della sua cattura da parte della Gestapo:

Convento del Santo – Padova, 12 aprile 1964
"Monto Reverendo e carissimo don Guerrino, ho ricevuto la Sua graditissima, con la circolare per il ventennio della Resistenza da parte dell’Associazione Volontari della Libertà.
Non le nascondo però che per me è molto difficile scrivere sul nostro caro P. Cortese, strappatoci l’8 ottobre del 1944, alle ore 13,30. Ricordo come fosse ieri: eravamo vicini di stanza, stavamo parlando di cose amene, quando venne il portinaio a chiamarlo, dicendo che due signori lo attendevano in portineria. Ricordo che dissi al Padre le testuali parole: “Padre, non vada, perché la portano via!”. Il Padre sorrise, se ne andò in stanza, forse a prendere quel poco che aveva (aveva dato anche la sua biancheria personale ai poveri!) e poi zoppicando, se ne andò giù, e più non si vide".


Padre Placido fra le cupole della Basilica del Santo