sabato 20 luglio 2019

LA GIOIA DELLA META


LA GIOIA DELLA META
 E' GIA' CONTENUTA
 NELLA CONCRETEZZA 
DEL PASSO QUOTIDIANO

(Alfredo Micalusi)

mercoledì 17 luglio 2019

SE VUOI E CERCHI QUALCOSA....


SE VUOI QUALCOSA
CHE NON HAI MAI AVUTO,
DEVI FARE QUALCOSA
CHE NON HAI MAI FATTO

 (Thomas Jefferson)

domenica 14 luglio 2019

GIOVANI AD ASSISI 5-10 AGOSTO : CORSO DI ORIENTAMENTO ALLA VITA


Caro giovane amico, il Signore ti dia piace.
  • Se stai cercando con cuore sincero la volontà del Signore per la tua vita...
  • Se molte domande circa la tua strada bussano al tuo cuore e desideri fare chiarezza e ricevere un orientamento, una luce...
  • Se ti affascina san Francesco e vuoi immergerti nella sua splendida terra natale e conoscere più da vicino la sua esperienza e camminare alcuni giorni con i suoi frati ...
  • Se forse hai intuito in te, da parte di Gesù, un invito speciale di sequela o se, più semplicemente, hai bisogno di un aiuto e di alcuni giorni di pace e interiorità per meglio comprendere dove dirigerti e andare... 
TI ASPETTIAMO AD ASSISI AL CORSO DI ORIENTAMENTO ALLA VITA
5-10 AGOSTO 2019

La settimana è rivolta a tutti i ragazzi/e che hanno 
tra i 18 e 28 anni .
Per info ed iscrizioni invia una mail a segreteria@giovaniversoassisi.it

Per scoprire il programma clicca qui.

giovedì 11 luglio 2019

COSA VUOLE DIRE LASCIARE TUTTO?


11 luglio 2019
Dal Vangelo di Matteo (19,27-29)


In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
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Che sia per piacere o per bisogno, siamo per natura portati ad attaccarci a persone e a cose, e per esse investiamo tutte le nostre energie: ci diamo tanto da fare per trovare la persona giusta, studiamo sodo per avere il massimo dei risultati, lavoriamo molto per guadagnare un buono stipendio, facciamo il possibile nella cura dei nostri figli. Tutto questo è necessario. È dunque impensabile che il Signore ci chieda di lasciarlo per trasferirci su un eremo.

Eppure è quello che sembra chiedere Gesù, è quello che i discepoli fanno. Tuttavia, giustamente, Pietro chiede una ricompensa, non si fa niente per niente, giusto? Posso infatti rinunciare a passare del tempo con i miei cari, se è per guadagnare di più; posso rinunciare a una bella fetta di torta, se è per dimagrire; posso rinunciare a una serata con gli amici, se è per compiacere il mio capo. Ciò a cui rinuncio deve essere misurabile e il guadagno deve essere tangibile.

E qui torniamo al nostro amico Pietro. Cosa vuol dire “lasciare tutto”? Esattamente il contrario di tutto, ovvero, il superfluo; Gesù conosce bene il nostro cuore, allora ci offre la libertà chiedendoci di staccarci da ciò che ci rende dipendenti, frustrati, affannati, felici a metà o addirittura infelici. Distingue i bisogni veri da quelli apparenti. Le rinunce di cui ci parla non sono misurabili, il guadagno ha un peso inestimabile nel cuore. Chiamasi vita eterna, cioè dare senso al mio vivere quotidiano.

Siate in pace, perché Gesù lo sa bene qual è il nostro vero bisogno. Non denaro, stima e conoscenze, ma, semplicemente, l’amore.

Ilaria De Lillo

Alcune domande per te:
  • Cosa sento essere per me superfluo e d’intralcio alla felicità?
  • Quali sono i miei veri bisogni ?
  • Cosa sono pronto a lasciare per guadagnare la vita eterna?

lunedì 8 luglio 2019

DECISIONE UMANA O DECISIONE CRISTIANA? QUALE PREZZO E DIFFERENZA?

Cari amici, 
si assiste oggi, ad una singolare allergia decisionale in favore di un rimando continuo. Ma se è la decisione in generale oggi a fare problema, quella cristiana/ vocazionale è ancora più penalizzata e in difficoltà.

Questo è evidente anche in quanti di voi mi scrivono raccontandomi la fatica di doversi decidere per il Signore e la difficoltà di una scelta per Lui, insieme all'attrazione e alla seduzione per orientamenti di vita legati maggiormente ai propri progetti, al proprio comodo e garantismo, all'emotività, anzichè alla logica del Vangelo!!

La scelta cristiana/vocazionale è, infatti, di un tipo tutto particolare che con le altre decisioni semplicemente umane ha in comune solo il nome: se ad essa applichiamo criteri che non le appartengono appare assurda e rimane necessariamente inevasa. Di seguito cerco di enucleare alcune sostanziali differenze fra decisione umana e decisione cristiana.

LA PERFETTA DECISIONE «UMANA», DEVE ESSERE:
  • SICURA: gli elementi di rischio devono essere ridotti al minimo; fra tutte, è migliore quella decisione che più sa assicurarsi contro l'errore e il rischio di sbagliarsi. Di qui la ricerca di quanto possa in qualche modo non solo progettare, ma prevedere, se possibile, il futuro, a partire da ciò che la persona è ed è sicura di saper fare. Qualsiasi scelta che preveda prestazioni percepite oltre le proprie capacità sono accuratamente evitate; il rischio sarà quello di scegliere non il massimo di quel che si può dare e di ripetere quel che si è già, in una sorta di autoclonazione psicologica.
  • A MINIMO COSTO: è preferibile quella decisione che raggiunga l'obiettivo con il massimo di efficienza e il minimo di perdita. Sembra criterio molto logico; in realtà nasconde la paura di complicarsi la vita e finisce non di rado per orientare la decisione verso obiettivi non troppo impegnativi, o per ridurre, impercettibilmente, livello e qualità delle proprie aspirazioni.
  • PRECISA E CHIARA prima ancora della sua attuazione e in tutti i suoi dettagli: gli obiettivi, finali e intermedi, devono essere esaurientemente analizzati fin dall'inizio in modo da ridurre al massimo l'intromissione, nella fase di attuazione della scelta, di variabili future impreviste. Anche questa pretesa sembra molto razionale e prudente; ma lascia aperto un interrogativo altrettanto realista: è mai possibile fare una scelta così, che riesca davvero a prevedere tutto, quando si tratta di scegliere per la vita? È davvero “umano” questo tipo di decisione, visto che esiste una zona scoperta che il calcolo non può del tutto prevedere e controllare?
  • RIVEDIBILE (o reversibile). Come abbiamo visto più sopra, la decisione umana, calcolatrice e il più possibile preveggente, spesso e volentieri si lascia una uscita di sicurezza, nel caso l’opzione non dovesse funzionare per i più svariati motivi. In realtà è una scelta paurosa, paurosa della definitività, incapace di abbandono, timorosa o scettica nei confronti di colui che si sceglie e cui ci si dovrebbe in qualche modo “consegnare” …  La paura del “per sempre” rende leggera e inaffidabile ogni scelta, e svela una sottile disperazione in chi compie la scelta (apparente).
Alpi friulane: cima del cacciatore
LA DECISIONE «CRISTIANA» E' INVECE:
  • A RISCHIO: Nel discernimento cristiano il credente corre il rischio massimo per l’umana creatura: scoprire la volontà di Dio. Rischio reso ancor più …rischioso dalla solitudine sostanziale in cui egli viene a trovarsi poiché la decisione è personale. Il credente sa che nessun comandamento oggettivo, nessuna regola esterna, nessun parere o consiglio di altre persone, persino della guida spirituale, potrà mai dargli la certezza che quanto deciderà di fare è quello che Dio vuole che egli faccia.
  • A MASSIMO COSTO: La scelta cristiana fatta in nome del Radicalmente Altro che misteriosamente attrae il cuore umano viaggia su valori ideali massimi. La decisione è cristiana quando esprime il dono di sé, e quando mette la persona in condizione di mantenere l’offerta di sé anche quando questo comporta rinuncia e chiede un prezzo alto: soprattutto allora ci vuole corrispondenza tra i due livelli, quello del costo-rinuncia e quello dell’amore-desiderio. Più il costo è alto più grande dev’esser l’amore, fino a integrare il massimo della rinuncia di sé col massimo del dono di sé.
  • MAI TOTALMENTE PREVEDIBILE E AL RIPARO DA SORPRESELa decisione cristiana dev’essere precisa, ma mai potrà esser chiara in tutti i dettagli, al punto da risultare prevedibile e da porre al riparo da ogni sorpresa. Certo, i valori accettati all'inizio devono essere oggettivi e realisti, ma non saranno mai esaurientemente chiari; la scelta si scopre man mano che la si attua, in un cammino e in un processo permanente. Discernere e decidere, ancora una volta, non significa disporre del futuro, quasi sapendolo con certezza in anticipo. Significa piuttosto saper leggere una direzione nel presente, che pure va oltre il presente; significa leggere una coerenza tra ciò che si comincia a intuire e una possibilità di attuare quella verità in un progetto di vita.
  • E' TUTTA GIOCATA SULLA FIDUCIA Fiducia in un Altro, in Dio e nel suo essere per me Mistero buono che gradualmente si svela; mistero amico perché mi viene incontro; mistero vocazionale perché prima della mia scelta di lui, c’è la sua scelta di me. È un po’ il paradosso vocazionale: noi stiamo riflettendo sulla decisione da prendere e su come possiamo scegliere la nostra vocazione, ma in realtà si tratta di lasciarsi scegliere, di  fidarci di Colui-che-chiama, e che chiama perché ama, o che chi-ama, e che di fatto mi ha chiamato da tutta l’eternità, ovvero mi ha amato da sempre preferendomi alla non esistenza. Mistero grande! Come non fidarmi di questa Volontà Buona? La quale mi ha già scelto e chiamato alla vita, quando io non potevo minimamente meritare tutto ciò? A essa sono già affidato, da sempre, vivo solo perché sono nelle sue mani. Dunque è del tutto naturale continuare a fidarmi, a lasciarmi scegliere da essa perché vuole il mio bene e la mia felicità, anche quando mi chiede qualcosa di difficile e costoso, o che va o sembra andare al di là delle mie capacità o oltre una certa logica che sembra così logica o di certi calcoli che paiono così evidenti…. Anzi, a questo punto capisco cos’è la fiducia: la fiducia è lo spazio della decisione che il calcolo non può o non riuscirà mai a occupare, che il calcolo deve per forza lasciar libero. Una scelta vocazionale senza fiducia sarebbe un non senso per una vocazione votata al fallimento. La vocazione cristiana, invece, è tale proprio perché è espressione di fiducia, apre all’esperienza del Dio affidabile. Se non è la fiducia a occupare quello spazio, sarà la presunzione dell’individuo a occuparlo o comunque la sua lettura soggettiva, con le paure, i dubbi, le resistenze, le interpretazioni riduttive, le aspettative irrealistiche, le difese che sappiamo. Ma se è la fiducia che occupa quello spazio scalzando via il calcolo, allora la scelta è totale e radicale, e irreversibile come tutte le scelte fatte per amore, perché ci si sente amati.

 E TU? CHE TIPO DI DECISIONE PRENDERAI?

venerdì 5 luglio 2019

ED EGLI, ALZATOSI, LO SEGUI'


5 luglio 2019
DAL VANGELO DI MATTEO (9,9-13)
In quel tempo 9 Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì. 10Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Una parola, un imperativo: “Seguimi!”, e un duplice gesto di resurrezione e di sequela: “Ed egli, alzatosi, lo seguì” (v. 9). “Alzatosi” (anastás) è un verbo che dice non solo la stazione eretta, ma anche l’atto del risorgere. La chiamata è un movimento di resurrezione, dalla stasi al moto, dal sonno alla veglia, dalla morte alla vita.
Il vangelo non si attarda a esaminare il “frattempo” interiore di Matteo, fra l’appello ricevuto e la sua risposta: non c’è spazio per un’analisi psicologica, spirituale, interiore o storico-sociologica. C’è un’immediatezza che sorprende, in quella risposta silenziosa, senza parole, tutta concentrata nel duplice gesto del corpo, che si leva e s’incammina. La narrazione evangelica non soppesa le ragioni della scelta che possono aver abitato il cuore di Matteo. “C’è una sola ragione valida per questa corrispondenza tra chiamata e azione: Gesù Cristo stesso. È lui che chiama. Perciò il pubblicano lo segue. Questo incontro attesta l’autorità di Gesù incondizionata, immediata e ingiustificabile. Nulla precede questo incontro e nulla segue se non l’obbedienza del chiamato” (D. Bonhoeffer).
Anche l’invito di Gesù alla sequela è scarno, minimalista, tutto racchiuso nell’esigenza e nel peso di una sola parola: seguire. Ma nulla si dice sull’opportunità di tale sequela, su rischi e vantaggi, sull’itinerario e sulla meta del cammino. L’unico oggetto della sequela, l’unico centro di gravità, l’unico senso del cammino è lui, il Cristo: seguirlo significa mettere i propri passi sulle sue orme, ovunque egli vada (cf. Mt 8,19). “E che cosa ci dice il testo del modo di seguire? Seguimi. Corri dietro a me. Ecco tutto. Camminare dietro a lui è, in fondo, qualcosa senza contenuto. Non è certo un programma di vita, la cui realizzazione possa sembrare ragionevole; non è una meta, un ideale a cui si possa tendere. Non è una cosa per cui, secondo l’opinione degli uomini, valga la pena impegnare qualcosa, e tanto meno se stessi” (D. Bonhoeffer).
“Ed egli, alzatosi, lo seguì” (v. 9). L’adesione a Cristo segna un nuovo inizio: è l’avvio di un’esistenza inedita, la possibilità di un ri-cominciamento, quasi un nascere di nuovo, muovendo i passi sulla via dei paradossi di Dio, come insegna ancora Bonhoeffer: “Si fa un taglio netto e semplicemente ci si incammina. Si è chiamati fuori e bisogna ‘venir fuori’ dall’esistenza condotta fino a questo giorno. Il passato resta indietro, lo si lascia completamente. Il discepolo viene gettato dalla sicurezza relativa della vita nell’assoluta mancanza di sicurezza (ma, in realtà, nell’assoluta sicurezza e tranquillità della comunione con Gesù); da una situazione di cui ci si può rendere conto e che si può valutare (ma in realtà del tutto imprevedibile), in una esistenza imprevedibile, esposta al caso (ma in realtà l’unica determinata dalla necessità e valutabile); dall’ambito delle possibilità limitate (ma in realtà infinite) nell’ambito delle possibilità illimitate (ma di fatto nell’unica realtà veramente liberatrice). Questo non è null’altro che il vincolo che lega solo a Gesù Cristo, cioè appunto la completa rottura con ogni piano programmato, ogni aspirazione idealistica, ogni legalismo. Perciò non si può dare altro contenuto, perché Gesù Cristo è l’unico contenuto. Accanto a Gesù non possono esserci altri contenuti: lui stesso è il contenuto”.

OCEANS / TU MI CHIAMI SULLE ACQUE


OCEANS
where feet may fail Cover Sveglia Francescana
Immagini dal film documentario Océans di Jacques Perrin.
Testo-Letra-Lyrics.
You call me out upon the waters
The great unknown where feet may fail
And there I find You in the mystery
In oceans deep
My faith will stand.
A tu nombre clamaré,
en ti mis ojos fijaré
En tempestad, descasare en tu poder
Pues tuyo soy hasta el final.
Spirit lead me where my trust is without borders
Let me walk upon the waters
Wherever You would call me.
Tú me llevas más allá de lo soñado
Donde puedo estar confiado al estar en tu presencia.
Spirit lead me where my trust is without borders
Let me walk upon the waters
Wherever You would call me
Take me deeper than my feet could ever wander
And my faith will be made stronger
In the presence of my Savior.
Tu espíritu me guié sin fronteras
Más allá de las barreras a donde tú me llames
Take me deeper than my feet could ever wander
And my faith will be made stronger
In the presence of my Savior.
I will call upon Your name
Keep my eyes above the waves
My soul will rest in Your embrace,
Pues tuyo soy hasta el final.

OCEANS

where feet may fail Cover Sveglia Francescana

Tu mi chiami in giro sulle acque
Il grande sconosciuto dove i piedi possono fallire
E lì ti trovo nel mistero
Negli oceani in profondità
La mia fede sarà in piedi.

Al tuo nome elevo,

In te i miei occhi fisserò
In tempesta, descasare in tuo potere
Beh, io sono fino alla fine.

Lo Spirito mi conduce dove la mia fiducia è senza confini

Fammi camminare sulle acque
Ovunque tu mi chiami.
Tu mi porti oltre i sogni
Dove posso essere fiducioso di essere in tua presenza.

Lo Spirito mi conduce dove la mia fiducia è senza confini

Fammi camminare sulle acque
Ovunque tu mi chiami
Mi porti più in profondità di quanto i miei piedi possano mai vagare
E la mia fede sarà resa più forte
Alla presenza del mio Salvatore.

Il tuo spirito mi ha guidato senza frontiere

Oltre le barriere dove mi chiami tu
Mi porti più in profondità di quanto 
i miei piedi possano mai vagare
E la mia fede sarà resa più forte
Alla presenza del mio Salvatore.

Chiamero ' il tuo nome

Tieni i miei occhi sopra le onde
La mia anima si riposa nel tuo abbraccio,
Beh, io sono fino alla fine.

mercoledì 3 luglio 2019

DA PAPA FRANCESCO / CARI GIOVANI


«Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! 
E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”».
papa Francesco

lunedì 1 luglio 2019

COMPROMESSI VOCAZIONALI


Lunedì 1 luglio 2019

Dal Vangelo di Matteo (8,18-22)
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». 
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Nel vangelo di oggi risuona un invito "SEGUIMI" : un invito d'amore eterno, perenne ed immenso, continuamente rivolto dal Signore a tanti giovani di buona volontà.

E' Gesù che passando sulla nostra stessa strada e facendosi nostro compagno di cammino, continua a fidarsi di noi, invitando alla sequela, alla missione, al dono, all'amore: un invito appassionato, segnato dalla Croce e dalla radicalità del vangelo!

La tentazione di tergiversare, di mettere in atto compromessi vocazionali, di prendere le distanze è subito forte: "aspetta..prima devo fare questo, poi quest'altro..; oppure non sono degno, non sono pronto, è troppo esigente e rischioso. E poi..(come vediamo nel vangelo citato) devo occuparami niente meno che di mio padre, che è morto..devo dargli sepoltura!".  E' forte e conturbante questa immagine di morte e di una tomba che impedisce la sequela!!

Da questo testo ecco alcune domande per un discernimento :
  • Quando è risuonato in me questo invito? Come ho reagito? 
  • Dove mi trovo nel cammino?
  • Quali sono i compromessi che più mi distolgono dal seguire il Signore?
  • Quali sono i cadaveri e gli scheletri e le tombe e i legami che nella mia vita mi imprigionano togliendomi libertà e gratuità per la sequela?
  • Quali scuse o resistenze sento di avere accampato fino ad ora per rimandare, non ascoltare, minimizzare tale invito?
  • Cosa sta significando per la mia vita una risposta oppure un diniego?

domenica 30 giugno 2019

PER CHI SONO IO?

ASSISI - GVA: Fra Andrea con un gruppo di giovani 
«Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci:
 “MA CHI SONO IO ?”
Tu puoi domandarti "chi sei tu" 
e fare tutta una vita cercando "chi sei tu". 
Ma domandati piuttosto:
“PER CHI SONO IO?”»

papa Francesco

venerdì 28 giugno 2019

LA STORIA VOCAZIONALE DI FRA DOMENICO PAOLO

Assisi: Fra Domenico Paolo (terzo, in basso, da sinistra) nel giorno della professione temporanea (24 agosto 2018)

Cari amici "in ricerca", pace e bene.

Condivido oggi con voi la bella storia vocazionale di un giovane frate, fra Domenico Paolo Di Ridolfi. Un'avventura d'amore, un cammino misterioso che vede protagonisti il Signore e san Francesco e il "Sì" disponibile e generoso di fra Domenico Paolo che ringrazio di cuore per la testimonianza assicurandogli la nostra preghiera e vicinanza.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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UNA "VOCE" HA BUSSATO AL MIO CUORE... 
E LA MIA VITA E' CAMBIATA

Fra DOMENICO PAOLO DI RIDOLFI 
RACCONTA LA SUA VOCAZIONE

Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più lo chiamavo, più si allontanava da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. A Éfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. (Os 11,1-3)

Mi chiamo fra Domenico Paolo Di Ridolfi e vengo da Atri, comune che si trova in provincia di Teramo. Sono voluto partire da questa Parola del profeta Osea perché è quella che più mi rappresenta nel mio cammino vocazionale. Fin da piccolo mi piaceva fare il commerciante, un'arte che mi riusciva bene. Il desiderio per questo mestiere cresceva tanto che all’età di 14 anni sono entrato a lavorare in un supermercato, anche se per motivi di studio vi andavo solo durante la stagione estiva. Così ricevuta la cresima il mio mondo era basato sulla scuola, i divertimenti e il lavoro, per Dio non c’era posto.


Tutto questo fino a quando due anni dopo fui ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma per una grave ipoacusia improvvisa all’orecchio destro. Dopo circa venti giorni di degenza cominciai a pregare il rosario, una preghiera che non conoscevo, ma che grazie alla radio dell’ospedale riuscii ad imparare. Fu un momento difficile, soprattutto perché dovevo accettare che non ci avrei sentito più; in questo momento fu proprio la preghiera a darmi la forza per combattere. Ma ciò che mi aspettava fuori era ancora più difficile poiché la scuola non mi voleva promuovere per la mia lunga assenza e così rinunciando ai divertimenti e facendomi forza sulla figura di Maria e quella di S.Francesco riuscii a recuperare tutte le materie e ad essere promosso con buoni voti.

Ho citato il nome di S. Francesco perché è stata un'immagine sempre viva durante il periodo di degenza, infatti, mentre pregavo il rosario, sentivo in continuazione le parole dette da lui in un film, che poi ho scoperto essere parole del vangelo. Erano entrate nel mio cuore.

In questo anno sentii forte la chiamata del Signore ma non sapevo come servirLo, pertanto mi riallontanai da Lui e tornai ad essere sordo alla sua chiamata, e finita la scuola iniziai a fare il lavoro che più mi piaceva e insieme alla mia famiglia aprimmo una macelleria e una salumeria nel cuore del centro storico di Atri. Sono anni belli, intensi, ma di grande confusione, perché dentro di me la voce di Dio non mi ha mai abbandonato e più scappavo da Lui e più era forte la sua presenza; così nel 2008 faccio una vacanza insieme ai miei amici a Ibiza dove si tocca l’apice del divertimento, ma ritornato a casa provo un senso di vuoto

Questa lacuna interiore comincia ad essere colmata quando mia madre m’invita ad andare con lei al Santuario di S. Gabriele dell’Addolorata a Isola del Gran Sasso (Te), dove mi accosto al sacramento della confessione dopo molti anni e il padre passionista m’invita a tornare per parlare più approfonditamente. Dopo tre incontri mi decido a cambiare e ad ascoltare i loro consigli tanto che qualche mese dopo entro nell’UNITALSI e comincio a comportarmi più seriamente soprattutto con le ragazze. Nel primo pellegrinaggio a Lourdes, ci sarà un evento che farà crollare tutte le mie sicurezze, ovvero l’incontro con un ragazzo disabile che mi permetterà di comprendere come Dio passa attraverso un limite, cosa che io non credevo e mi chiedevo: come può essere che un totalmente Altro si manifesti anche attraverso le nostre povertà?

Il ritorno da Lourdes fa cominciare il mio cammino di conversione e di riavvicinamento a Cristo e quindi alla chiesa e nel 2011 rientro nella parrocchia di S. Maria Assunta per mettermi al suo servizio; da qui la mia vita comincia ad avere uno stravolgimento sempre maggiore, infatti oltre al lavoro ci saranno le attività pastorali ad impegnarmi, trascurando amici e fidanzate, inoltre comincio anche a confrontarmi con un frate.

Il Signore mi stava e mi sta insegnando a camminare, ma io non compresi e ancora oggi non comprendo pienamente che Lui si prende cura di me, ma nel 2015 entro nel postulato dei frati minori conventuali e quindi in noviziato dove ho potuto conoscere più da vicino la persona di S. Francesco, toccare i luoghi dove lui è passato e interiorizzare il suo carisma. Ora mi trovo in post noviziato, in una tappa formativa (sto studiando teologia) che spero porti dei frutti a suo tempo!

In tutto ciò di una cosa sono certo: che il Signore è presente e vive lì dove le persone sono fragili, che Lui è capace di capovolgere il nostro ideale di limite, soprattutto in un mondo dove è presente il culto dell’efficienza e del successo. Egli si fa presente negli emarginati e negli esclusi. Le nostre povertà non sono da scartare ma da valorizzare dando loro un senso nuovo e, se riusciamo ad accoglierle, allora saremo capaci di accogliere anche quelle di qualunque persona che il Signore ci mette al nostro fianco che sia fratello, sorella, madre, padre, moglie o marito ecc..

Ringrazio Dio per tutto ciò che mi ha fatto scoprire lungo il cammino e per le tante cose che mi farà ancora scoprire!

Fra Domenico Paolo Di Ridolfi

Video della professione di fra Domenico Paolo e gruppo dei Novizi

tratto dalla rivista: San Francesco patrono d'Italia

giovedì 27 giugno 2019

5-10 AGOSTO 2019 -VIENI ALLA SETTIMANA VOCAZIONALE AD ASSISI?


Pace e bene cari giovani amici.

L'estate è sempre un tempo favorevole per vivere belle esperienze e approfondire la propria ricerca esistenziale e spirituale, per aprire la mente e il cuore a nuovi incontri, alla vita, alla felicità.

Fra le tante possibilità vi segnalo una settimana molto speciale ad Assisi/Basilica di san Francesco dal 5 al 10 agosto 2019 : una settimana di orientamento vocazionale per giovani (18-28 anni) dal titolo: "Alla scoperta della propria vocazione" attraverso l'ascolto, la ricerca, la preghiera e la fraternità...

Già mi immagino alcuni di voi escludere a priori tale possibilità, inorriditi dalla parola "vocazione"!!! "Per carità...non sia mai"!!!

È in parte vero, purtroppo, come ha detto recentemente anche papa Francesco, "che la parola vocazione ai giovani può fare paura, perché spesso è stata confusa con un progetto che toglie la libertà", come se in qualche modo nascondesse un doppio gioco, un imbroglio...una fregatura!
"In realtà Dio sostiene sempre fino in fondo la libertà di ciascuno" (papa Francesco) e ha grande rispetto per il cammino dei suoi figli, desiderando per ognuno una vita ricca di senso e bellezza, una vita piena e realizzata.

Proprio per questo, la parola vocazione non è da temere, ma anzi, è la parola che dovremmo amare di più, perché è il segno di quanto siamo importanti agli occhi di Dio. È l’indice di gradimento, presso di Lui, della nostra fragile vita, un'autentica scommessa sulla nostra povertà, come sul nostro futuro. E' la meraviglia di riconoscere – a un certo punto – che ciò che vogliamo per davvero è anche ciò che Dio vuole da noi, conseguenza di un incontro con Lui carico di stupore e gratitudine.

"Sì, perché, se Dio ti chiama, vuol dire che ti ama. Gli stai a cuore, e ti affida un compito che solo tu puoi svolgere. Un compito su misura, davvero adatto a te". (cfr. don Tonino Bello).

Carissimi, vi invito pertanto a questo appuntamento! Chi fosse interessato o volesse informazioni, ci scriva e ci contatti al più presto; i posti sono limitati.
Qui potrete vedere quanto prima il programma dettagliato.

E non temiamo di metterci in ascolto e in ricerca per riconoscere la nostra vocazione nella consapevolezza che «tutto ciò che viene toccato da Cristo diventa giovane e si riempie di vita. Coraggio allora! Cristo ci vuole vivi!» (papa Francesco)


Al Signore Gesù sempre la nostra lode
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

ESTATE 2019 - GIOVANI VERSO ASSISI

venerdì 21 giugno 2019

IL PAPA RICORDA AI FRATI TRE ASPETTI FONDAMENTALI DELLA LORO VOCAZIONE

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace!
Da pochi giorni si è concluso il nostro Capitolo Generale, un'assemblea che raduna ogni 6 anni i rappresentanti di tutti i frati sparsi nel mondo, per eleggere il Ministro Generale, il successore di san Francesco. Tutti i capitolari hanno avuto la grazia di partecipare ad un incontro riservato con Papa Francesco (lunedì 17 gugno) in Vaticano. In questa occasione il nuovo ministro generale, l'argentino fr. Carlos Trovarelli, gli ha rivolto qualche parola di saluto chiedendo al santo Padre la benedizione per il suo gravoso servizio e per l'Ordine intero. 
In risposta, Papa Francesco ha insistito su tre aspetti che sono al cuore della nostra vocazione francescana  e della scelta di vita di ogni frate: 
  • La fraternità : « La fraternità è un dono da accogliere con gratitudine. È una realtà sempre “in cammino”, in costruzione, e che pertanto chiede il contributo di tutti, senza che alcuno si escluda o sia escluso; nella quale non ci sono “consumatori” ma costruttori». 
  • La minorità : «A me piace tanto questo: pensare alla vostra minorità. Questa è una scelta difficile perché si oppone alla logica del mondo, la quale cerca il successo a qualunque costo, desidera occupare i primi posti, l’essere considerati come signori. Francesco vi chiede di essere minori, sull’esempio di Gesù che non è venuto per essere servito ma per servire (...) Sia questa la vostra unica ambizione: farsi servi, servirvi gli uni gli altri. Vissuta così, la vostra esistenza sarà profezia in questo mondo dove l’ambizione del potere è una grande tentazione».
  • La pace : « Predicate la pace. Il saluto francescano che vi contraddistingue è “Pace e bene!”, “Shalom we tob”, in ebraico, che ben possiamo tradurre con riconciliazione: riconciliazione con sé stessi, con Dio, con gli altri e con le creature, cioè vivere in armonia: pace che ti porta l’armonia. È una riconciliazione a cerchi concentrici, che parte dal cuore e si estende all’universo – ma in realtà parte dal cuore di Dio, dal cuore di Cristo»
Tre carattteristiche per la nostra vocazione sui passi di san Francesco, condensate in una frase della Regola: « la vita dei frati è questa: osservare il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità». Il papa non l'ha certo dimenticato :
«La vita francescana in tutte le sue manifestazioni nasce dall’ascolto del santo Vangelo, come ci mostra il Poverello nella Porziuncola quando, dopo aver ascoltato il racconto della sequela esclama: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!» (...) Il Vangelo dev’essere il vostro vademecumAscoltatelo sempre con attenzione; pregate con esso; e sull’esempio di Maria, “Vergine fatta Chiesa” (cfr S. Francesco, Saluto alla B.V. Maria, 1), meditatelo assiduamente, così che, assimilandolo, conformiate la vostra vita alla vita di Cristo»


Sei attratto o ti incuriosisce la nostra vocazione francescana ?
Contattami, sarò lieto di ascoltarti!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode!
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)




mercoledì 19 giugno 2019

STO FORSE SPRECANDO LA MIA VITA ?

Rito della Professione solenne.
Due frati prostrati a terra, mentre si cantano le litanie dei santi
Si dice che quando si sta per morire ci passerà davanti agli occhi tutta la nostra vita.
Mi sono sempre chiesto che cosa significhi: è una specie di film con le scene essenziali o una serie di fotografie? Chissà!

Di certo si tratterà di una luminosa verità su come abbiamo vissuto, se la nostra vita è andata sprecata o meno, se abbiamo amato o meno...

Per questo ogni sera è opportuno fare qualche minuto di esame di coscienza, per allenarsi a considerare la storia di quella giornata alla presenza di Dio: solo così ogni giorno successivo sarà una piccola resurrezione e ci alleneremo per la grande resurrezione finale.

Alessandro D'Avenia

sabato 15 giugno 2019

SE SEI "SINGLE" E CERCHI... PREGA SANT'ANTONIO "CASAMENTEIRO"

In preghiera davanti alla reliquia del Santo
Pace e bene cari amici “in ricerca”.

Sabato 22 giugno 2019, nella Basilica del Santo vi sarà una speciale celebrazione chiamata “sant’Antonio Casamenteiro”. Essa prende spunto da una devozione popolare particolarmente diffusa in Portogallo e nei Paesi dell’America Latina per sant’Antonio, pregato per trovare moglie o marito, appunto “accasarsi”(da cui l’appellativo “casamenteiro”).
Questo titolo rimanda anche ad un episodio della vita del Santo che, miracolosamente, procurando  la dote e un degno corredo ad una giovane molto povera, le consentì di giungere presto alle nozze tanto sperate.

Qualche tempo fa ne ha parlato scherzosamente anche papa Francesco di fronte a una classe di terza superiore di un liceo padovano (17 novembre 2017).
"In Argentina si venera tanto Sant'Antonio – ha detto il papa -  E’ il patrono delle ragazze che cercano un fidanzato"- "Vuoi marito? Prega s. Antonio!!

Con questa iniziativa, in realtà, noi frati della Basilica del Santo desideriamo andare incontro ad un’oggettiva  e diffusissima difficoltà, soprattutto di tanti giovani-adulti sui 30/40 anni,  di molti "single", nel trovare una direzione di vita, nel dare un senso pieno all’esistenza, nell’ individuare la propria vocazione e, soprattutto, nel trovare un affetto o una relazione stabile.  Sembra, infatti, che anche a molti di questi manchi spesso la “dote”, il “corredo” necessario,  per dare compimento alla propria esistenza!
E purtroppo, grande è anche la sofferenza che ne consegue di non intravedere un futuro,  di non riuscire ad incontrare un amore da ricambiare o un’anima gemella con cui costruire una storia o realizzare il sogno di farsi una famiglia, avere dei figli. Difficile per molti, anche l’accettazione serena di una vita da “single” percepita come subita e in cui il “treno delle opportunità appare ormai perso” per sempre .

Molte e varie le cause di questo fenomeno impensabile solo pochi anni fa:  
  • Oggi è necessario spendere per esempio notevolissime energie per gli studi universitari,  per tentare di dare un futuro certo al proprio percorso professionale, per giungere ad un lavoro e ad un reddito stabile...  Ma, mai come ora, questo appare difficile e complicato per tutta una generazione di giovani adulti.  Per essi anche tutto il mondo degli affetti, dei legami, delle relazioni.. appare precario e instabile e sovente viene  accantonato o rimandato. Ma gli anni preziosi della giovinezza passano presto e il rischio è di ritrovarsi sterili  e soli! 
  • Un’ulteriore motivazione mi pare di coglierla  anche nella superficialità indotta da una cultura edonista e vuota .. della serie:  ho un tempo infinito davanti a me e dunque per ora mi diverto.. ci penserò dopo, sono giovane, non voglio responsabilità “. Ne conseguono necessariamente relazioni instabili, fragilità di affetti, precarietà di legami....
  • Sono poi venuti meno molti luoghi aggregativi “sani”, quegli spazi di incontro semplice e vero che tanto hanno caratterizzato le generazioni precedenti ( i patronati e gli oratori, le associazioni legate alla chiesa..allo scoutismo, allo sport ecc..) in cui le relazioni erano più immediate, dove si condividevano passioni e valori comuni. Ora ci si muove e si vaga spesso in ambienti decisamente più sofisticati ed esigenti, locali alla moda ( pub,  bar...discoteche), ma dove il confronto spietato  e le aspettative spesso altissime, così come la paura e le reciproche diffidenze,  rendono il tutto estremamente più complicato.
  • Dai mass media conosciamo poi anche il doloroso fenomeno dei NEET che riguarda i tanti giovani che addirittura hanno smesso di ricercare, di sperare, di studiare, di lavorare, come se la vita per essi fosse già chiusa e blindata, senza alcuna prospettiva, davvero senza alcuna buona “dote” o degno “corredo” per costruirsi un futuro.
Di fronte a questo malessere, l’iniziativa del rettore della basilica, p. Oliviero Svanera, vuole essere prima di tutto un’opportunità di preghiera al Santo, chiamato in tutto il Sudamerica con il titolo di “casamenteiro” (ma anche nei paesi nord Americani “the holy matchmaker” )  : colui cioè che aiuta a mettere su casa, dà stabilità, sa creare legami e ponti, ti mostra la tua strada, suscita incontri, sa far nascere nuovi affetti, fa ritrovare serenità e fiducia. 
  • Sant’Antonio, il Santo che soprattutto sprona a ritrovare e vivere più intensamente la fede spesso affievolita e dunque sa ridare un senso e una direzione e una rinnovata speranza all’esistenza anche quando questa appare difficile e triste, bloccata e in un vicolo cieco.
  • Sant’Antonio colui che, non a caso,  fa trovare le cose perdute!
  • Sant’Antonio, il promotore “vocazionale” per eccellenza!
Il programma prevede di ritrovarsi già dalle 16,30 per un incontro e un confronto sul tema e alle ore 19,00 la s. Messa in Basilica presieduta dal rettore, P. Oliviero Svanera. In particolare i presenti saranno invitati  a recitare l’antico inno antoniano  “Si quaeris miracula” (se cerchi i miracoli): una preghiera per chiedere l’intercessione del Santo e affidargli le tante richieste, i tanti desideri d’amore e felicità e senso nascosti nel cuore.
Alle ore 20,00, seguirà nel chiostro “Luca Belludi” un momento di festa e fraternità francescana, animato dalla banda musicale giovanile di Selvazzano Dentro .

Siamo certi che Sant’Antonio a tutti vorrà dare una mano, a nessuno negherà un poco di “dote” e di  “corredo” necessario!
Al Signore Gesù, per il suo servo Antonio, sempre la nostra Lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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Testo in Latino: Si quaeris miracula, Mors, error calamitas, Daemon, lepra fugiunt, Aegri surgunt sani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Pereunt pericula, Cessat et necessitas: Narrent hi, qui sentiunt, Dicant Paduani. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. R: Cedunt mare, vincula: Membra resque, perditas Petunt et accipiunt Iuvenes et cani.

Testo in Italiano: Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.