lunedì 16 settembre 2019

LA PROFESSIONE SOLENNE DI FRA JEREMIE


Cari amici in ricerca il Signore vi dia pace . 
Spesso sentiamo parlare di crisi di vocazioni, di fuga dalla fede, di lontananza dei giovani dalla chiesa.
Eppure, anche in questo nostro difficile tempo, il Signore continua a chiamare dei giovani a seguirlo più da vicino. E così la nostra famiglia francescana cresce e si sviluppa anche in terre apparentemente molto aride e laicizzate come per es. la Francia.
Sabato, 14 settembre, festa della Croce Gloriosa, fr. Jérémie - Marie Baptiste Macé, un ragazzo francese di Saint Nazaire vicino a Nantes, ha emesso la sua solenne professione nelle mani della Custode provinciale, fra Jean François - Marie . 
Durante la celebrazione che si è svolta nel nostro convento di Cholet (nord della Francia) , si è impegnato a vivere per sempre i voti di povertà, castità e obbedienza, mettendo il suo cuore e i suoi passi in quelli di San Francesco. 
Qualche anno fa (2015) ad Assisi, al termine del Noviziato, aveva già pronunciato la Professione semplice continuando poi la sua formazione teologica e umana e pastorale in Italia a Padova presso il Convento S. Antonio dottore dove si preparano i giovani frati. Qui ho avuto modo di conoscerlo personalmente, entrando in amicizia e animando con lui l'adorazione degli universitari che si svolge ogni martedì sera alle 21,00. A Padova tornerà a breve per proseguire e concludere gli studi. Lo accompagniamo con la nostra preghiera e ringraziamo per la sua vocazione.
Ma la terra di Francia è stata recentemente benedetta anche dalla Professione temporanea di altri due giovani frati al termine del Noviziato ad Assisi  fra . Hugo - Marie e fra Gregorio . Mentre un altro giovane, fra Raffaello, ha iniziato da poco il Noviziato ad Assisi con il rito della vestizione. 
Ringraziamo a diamo lode al Signore che continua a seminare e rendere feconda la nostra famiglia francescana.  
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)




Una breve testimonianza di fra Jérémie - Marie. Lo ringraziamo!

tratto da: https://vocationfranciscaine.com/

domenica 15 settembre 2019

COME SI DIVENTA "FRATI FRANCESCANI"?

DOMANDA: "Come si diventa Frate?"
Ecco una domanda che quotidianamente qualcuno mi pone. Di seguito tento di illustrare abbastanza sinteticamente il percorso che noi frati francescani proponiamo ai giovani che si rivolgono a noi, il cammino per "diventare frate".


PADOVA -BASILICA DI S.ANTONIO
Un giovane pellegrino con fra Fabio e fra Alberto

ALL'INIZIO...
DUE LE PREMESSE NECESSARIE:

1. La prima premessa, (non scontata), consiste nell'avere già nel cuore un germe, una fiamma di vocazione, una intuizione vocazionale, un desiderio o almeno un dubbio o un interrogativo circa la possibilità di consacrarsi al Signore e nel seguirLo.  La vocazione religiosa è paragonabile ad un "innamoramento" per il Signore e per la sua causa. Usando questa parola, desidero sottolineare che al fondamento di ogni vocazione c'è l'Amore per il Signore. Questo innamoramento è frutto di un fuoco - di origine divina - che Dio stesso accende dentro il cuore di un giovane e per mezzo di questo fuoco lo attrae a Sé in maniera particolare. È lo stesso fuoco che il Signore ha acceso un giorno nel cuore degli apostoli quando li ha chiamati a Sé perché stessero con Lui. Si è trattato di un fuoco così dolce e così coinvolgente che essi subito, abbandonando tutto, decisero di stare con Lui. Per questo, un segno di un'autentica vocazione è la gioia (anche se poi non mancano i timori) che un giovane prova quando vede se stesso in compagnia di Gesù e al suo seguito.

2. In secondo luogo, se le precedenti indicazioni vanno bene per qualsiasi consacrato, chi vuole essere frate francescano deve considerare anche un'altra realtà prima di iniziare il suo percorso; se il Signore lo chiami ad essere come Lui, secondo alcune caratteristiche tipicamente francescanenella Fraternità, nella Minorità, in Povertà, per la Missione (cfr il mio precedente post al riguardo) . Naturalmente non si chiede una piena conoscenza di tutto questo, ma almeno una predisposizione del cuore, una simpatia, un'attrazione, spesso mediata dalla figura  di san Francesco, o da un incontro particolare con qualche frate, o da un'esperienza forte ad Assisi....


ASSISI-BASILICA SAN FRANCESCO / GIOVANI FRATI FRANCESCANI
LE TAPPE  
DI UN DISCERNIMENTO VOCAZIONALE
PER DIVENTARE FRATE FRANCESCANO 
SONO LE SEGUENTI:

1) I PRIMI INIZIALI PASSI :

La guida spirituale: Prima di tutto è necessario avviare una conoscenza personale, un dialogo sincero e aperto con un bravo frate francescano presentando a lui sogni e desideri..paure e timori. Molto importante e utile è infatti, la guida e la direzione spirituale (che sempre noi frati proponiamo) da parte di un religioso che si prenda a cuore la persona e la vita e la vocazione del giovane e lo accompagni fin dall'inizio in questo delicato cammino.

Il Gruppo San Damiano: Il giovane è invitato quindi a partecipare ad un gruppo di ricerca vocazionale (il Gruppo san Damiano) dove insieme ai frati e ad altri giovani con i medesimi interrogativi, inizia un cammino di discernimento. Ci si ritrova solitamente un fine settimana al mese (da ottobre a giugno), per pregare, condividere, conoscere più da vicino la vita dei frati e i segni della chiamata. Il gruppo San Damiano è attivo in tutte le regioni d'Italia. (qui è presentato il link al cammino per le regioni del Nord. Per chi fosse interessato da altre parti d'Italia, mi scriva personalmente e gli darò indicazioni in merito).

Esperienze di vita conventuale e di servizio: Nel tempo del primo discernimento è molto utile poter vivere qualche periodo in una comunità francescana o in luoghi dove i frati operano e si spendono (parrocchie/santuari, missioni, con i poveri...). Della serie: vieni e vedi! Fai esperienza e inizia a conoscere più da vicino la nostra vita!! (anche qui il link rimanda ad alcune attività dei frati nel nord Italia. Chi fosse interessato , da altre località, mi scriva pure e darò indicazioni).

2) IL POSTULATO

Il Postulato è la fase successiva al Gruppo San Damiano, quando il giovane, in accordo con la guida spirituale e i frati responsabili del cammino, sente di poter fare un primo grande passo: entrare e vivere per 2 anni in una comunità francescana reale, gomito a gomito con i frati (per l'italia del Nord, nel convento di Brescia; per il centro/sud ad Osimo). E' un tempo molto utile a verificare in concreto se uno sia adatto alla vita francescana. È come un pre-assaggio. Il Postulato è dunque ordinato a far capire al giovane e ai Frati se concretamente, e non nelle velleità, c'è stoffa e desiderio autentico per la vita religiosa francescana.

3) IL  NOVIZIATO
Il Noviziato: Segue il Postulato. Della durata di un anno, si svolge ad Assisi presso la Basilica e la tomba di san Francesco. E' ordinato a introdurre il giovane ancor più decisamente nella vita francescana, a capire come si risponde ad una vocazione divina, a verificare (con se stesso e i Frati) la propria attitudine a vivere il vangelo nella via segnata da San Francesco. In questo tempo si è affidati ad un Maestro, un saggio frate che accompagna il giovane, passo dopo passo, verso la piena donazione di sè al Signore.

Il saio francescano: All'inizio del Noviziato avviene la vestizione del saio (l'abito dei frati; i "panni della prova", come li chiama san Francesco). Il Noviziato termina con l'emissione dei voti di povertà, castità e obbedienza. Si tratta della "Professione religiosa temporanea" : la promessa iniziale, della durata di tre anni, a vivere da frate. La professione definitiva (detta anche solenne e per tutta la vita) giungerà più avanti, trascorsi questi primi tre anni di verifica e approfondimento .

4) IL  POST-NOVIZIATO
Post Noviziato: Nel tempo che segue il noviziato, i giovani frati vivono a Padova (per il Nord Italia) presso il Convento Sant'Antonio Dott. (oppure ad Assisi o Roma per le altre regioni) dove si applicano principalmente allo studio delle discipline filosofiche e teologiche in vista della "Professione Solenne" (con la quale si è frati per tutta la vita) e per molti, anche in vista dell'ordinazione sacerdotale.

Si tratta di anni importanti (circa 6 anni di studio in particolare per i futuri presbiteri) per la formazione culturale e spirituale come per le varie esperienze francescane di apostolato e servizio e vita fraterna nelle quali il giovane frate viene introdotto. Spesso, dopo la professione solenne e l'ordinazione sacerdotale, il ciclo di studi continua ancora per qualcuno al fine di approfondire un ambito telogico o biblico o pastorale.

Quello che colpisce di più, forse a prima vista, sono i molti anni di studio e formazione. Ma va subito aggiunto che, se questi, sono certamente necessari (specie nel nostro difficile contesto culturale e sociale), è ancor più necessario che il giovane frate si appassioni e riempia sempre più di Dio, interiorizzi e viva i sentimenti di Cristo, segua i passi umili e semplici del padre San Francesco, sempre più si pecepisca fratello di tutti, a disposizione di tutti.

PER TE CARO GIOVANE AMICO 
CHE HAI LETTO QUESTE PAROLE
Carissimo, forse il Signore attende anche te a seguirlo più da vicinola Chiesa e gli uomini ti attendono; ti attendono i poveri e i deboli, gli umili e i semplici così come i sofferenti nell'anima e nel corpo. 

Ti attendono le lontane terre di missione, ma anche i tanti ambiti di evangelizzazione e servizio nelle nostre terre sempre più scristianizzate; ti attendono i giovani e tutti gli assetati di luce e verità e senso in questo nostro difficile tempo.

Anche san Francesco ti attende per fare di te quello che visse con i suoi primi compagni e con i tanti giovani che da secoli sono affascinati dalla sua figura e dal suo messaggio. 

A te accogliere questa chiamata e vocazione; questo invito esigente ed esaltante! A te portare ovunque l'amore del Signore, la pace e la gioia... lo spirito di fraternità, in semplicità e letizia, in umiltà e povertà! 

Ti  incoraggio e benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode

frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

Assisi: giovani frati studenti in teologia
PS: ti interessa un test francescano? Clicca qui per rispondere al questionario «Che tipo di francescano saresti?» e ottenere, se vuoi, una risposta da frate Alberto

PDOVA - Giovani frati "musicanti"
NB: Alcune indicazioni e rimandi a link del presente post, sottolineano in particolare l'attività dei Frati Francescani Minori Conventuali nelle regioni del Nord Italia e che hanno il loro riferimento ideale nella Basilica di Sant'Antonio in Padova (dove io risiedo). Per giovani che fossero interessati a conoscerci in  altre regioni, resto disponibile per ogni indicazione o suggerimento; siamo del resto diffusi capillarmente e presenti in tutta l'Italia.


venerdì 13 settembre 2019

IL SIGNIFICATO DEL TAU FRANCESCANO

Qual é la spiegazione teologica del TAU ?

Il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico.
Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele: “Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono..”(Ez.9,4). Esso è il segno che posto sulla fronte dei poveri di Israele,li salva dallo sterminio.Con questo stesso senso se ne parla anche nell'Apocalisse: “Poi vidi un altro angelo che saliva da oriente e portava il sigillo del Dio vivente, e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era ordinato di danneggiare la terra e il mare dicendo: non danneggiate né la terra, né il mare, né piante finché non abbiamo segnato sulle loro fronti i servi del nostro Dio”(Ap7,2-3).
Il Tau è perciò segno di redenzione. E’ segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal Sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo (Ef.1,13).
Il Tau fu adottato prestissimo dai cristiani. Tale segno si trova già nelle catacombe a Roma. I primi cristiani adottarono il Tau per un duplice motivo. Esso, come ultima lettera dell’alfabeto ebraico, era una profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega, come appare dall’Apocalisse: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dal fonte dell’acqua della vita... Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap.21,6; 22,13).
Ma soprattutto i cristiani adottarono il Tau, perché la sua forma ricordava ad essi la croce, sulla quale Cristo si immolò per la salvezza del mondo.

San Francesco d’Assisi,
per questi stessi motivi, faceva riferimento di tutto al Cristo, all’Ultimo: per la somiglianza che il Tau ha con la croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita come pure nei gesti. In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza salvatrice ed esprime la beatitudine della povertà, elemento sostanziale della forma di vita francescana.
Era un amore che scaturiva da una appassionata venerazione per la santa croce, per l’umiltà del Cristo, oggetto continuo delle meditazioni di Francesco e per la missione del Cristo che attraverso la croce ha dato a tutti gli uomini il segno e l’espressione più grande del suo amore. Il Tau era inoltre per il Santo il segno concreto della sicura salvezza, e la vittoria di Cristo sul male. Grande fu in Francesco l’amore e la fede in questo segno. “Con tale sigillo, san Francesco si firmava ogniqualvolta o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche sua lettera” (FF 980); “Con esso dava inizio alle sue azioni” (FF 1347). Il Tau era quindi il segno più caro per Francesco, il suo sigillo, il segno rivelatore di una convinzione spirituale profonda che solo nella croce di Cristo è la salvezza di ogni uomo.
Quindi il Tau, che ha alle sue spalle una solida tradizione biblico-cristiana, fu accolto da Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare lui stesso, attraverso le stimmate nella sua carne, al termine dei suoi giorni, quel Tau vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato, ma soprattutto amato.
Oggi, moltissimi componenti della famiglia francescana: frati, suore, seminaristi aspiranti, francescani dell’ordine secolare, giovani devoti e ammiratori ed amici di san Francesco, portano il Tau come segno distintivo di riconoscimento della loro appartenenza alla famiglia o alla spiritualità francescana.
Il Tau non è un feticcio, né tanto meno un ninnolo qualsiasi, esso è il segno concreto di una devozione cristiana, ma soprattutto un impegno di vita nella sequela del Cristo povero e crocifisso.
Ricevere il Tau, portarlo sul proprio cuore, è l’impegno per un cammino, per una scuola di vita. Il cristiano segnato con il segno della croce al momento del suo battesimo, deve diventare, portando la croce, attraverso le immancabili sofferenze che comporta la vita, imitatore e seguace del Cristo povero e crocifisso. Quel Tau deve ricordarci una grande verità cristiana, la vita nostra associata a quella del Cristo nella croce come insostituibile mezzo di salvezza.
Lo sappiamo: nulla nasce di grande senza passare per il sacrificio. Accogliamo allora questo segno, portiamolo con fierezza, difendiamolo, viviamone la spiritualità, rendiamo ragione anche attraverso di esso della “speranza che è in noi”, consapevoli che solo aggrappandoci alla croce ogni giorno potremo rinascere con Lui, come Francesco, alla vita veramente nuova.

Il Tau è il segno di riconoscimento del cristiano,
cioè del figlio di Dio, del figlio scampato dal pericolo, del SALVATO. È un segno di potente protezione contro il male (Ez.9,6).
È un segno voluto da Dio per me, è un privilegio divino (Ap.9,4; Ap.7,1-4; Ap.14,1).
È il segno dei redenti del Signore, dei senza macchia, di coloro che si fidano di Lui, di coloro che si riconoscono figli amati e che sanno di essere preziosi per Dio (Ez.9,6).
È l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico (Sal.119 in fondo).
Ai tempi di Gesù la croce era la condanna per i malfattori, perciò simbolo di vergogna e scandalo. Ai condannati di quell’epoca veniva legato alle mani un palo dietro la schiena; arrivati sul luogo della esecuzione, venivano issati su un altro palo verticalmente conficcato nel terreno. Il TAU croce di Cristo, non è più un simbolo di vergogna e sconfitta, ma diventa simbolo di un sacrificio per mezzo del quale sono salvato.
È simbolo della dignità dei figli di Dio, perché è la Croce che ha sorretto Cristo. È un segno che mi ricorda che devo essere anch’io forte nelle prove, pronto all’obbedienza del Padre e docile nella sottomissione, come è stato Gesù davanti alla volontà del Padre. Solitamente è in legno di ulivo, perché? Perché il legno è un materiale molto povero e duttile; i figli di Dio sono chiamati a vivere in modo semplice e in povertà di spirito (Mt.5,3). Il legno è un materiale duttile, cioè si lavora facilmente; anche il cristiano battezzato, deve lasciarsi plasmare nella vita di tutti i giorni, dalla Parola di Dio, essere Volontario del Suo Vangelo. Portare il TAU significa avere risposto il mio SI alla volontà di Dio di salvarmi, accettare la sua proposta di salvezza.
Significa essere portatore di pace, perché l’ulivo è simbolo della PACE (“Signore fa di me uno strumento della tua pace” – San Francesco). S.Francesco, con il TAU benediceva e otteneva molte grazie. Anche noi possiamo benedire (vedi benedizione di S.Francesco o Nm.6,24-27). Benedire significa dire bene, volere il bene per qualcuno.
Al momento del nostro Battesimo, hanno scelto per noi madrina e padrino, oggi ricevendo il TAU, facciamo una libera scelta da cristiani adulti nella fede


PS: ti interessa un TEST FRANCESCANO? Clicca qui per rispondere al questionario «Che tipo di francescano saresti?» e ottenere, se vuoi, una risposta da frate Alberto.

tratto da: sanfrancescopatronod'italia

giovedì 12 settembre 2019

A LOURDES HO AMMESSO A ME STESSO DI POTER DIVENTARE FRATE

Frati alla grotta di Lourdes

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace .
ormai ad estate finita, ecco che tutto riparte, tutto ricomincia (la scuola, il lavoro, corsi vari..). In questi giorni sto ricevendo varie mail di giovani che chiedono informazioni sul discernimento vocazionale del "Gruppo san Damiano" e altre nostre iniziative  che a breve prenderanno il via.

Oggi riporto la bella mail di Giancarlo, un ragazzo di Milano che mi racconta la sua storia e il desiderio di partecipare al cammino vocazionale per meglio chiarire tanti dubbi (divento frate?) e dare un orientamento preciso alla sua vita. Vedo in queste lettere  un segno del Signore che ancora chiama e invita e suscita nel cuore dei giovani il desiderio a seguirlo più da vicino. Un benevenuto allora a Giancarlo nel Gruppo San Damiano e a quanti ancora vorranno unirsi a noi in questo cammino così bello di verifica e illuminazione sulla strada della propria vita.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
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LETTERA DI GIANCARLO
Caro fra Alberto, sono Giancarlo, studente laureando in matematica a Milano e lettore affezionato del blog (complimenti! è bellissimo!). (...) A ottobre vorrei unirmi al Gruppo san Damiano. Le spiego cosa è succeso in questi ultimi mesi.

Fin dalle superiori faccio parte dell'UNITALSI e spesso accompagno a Lourdes i malati: un'esperienza che sempre mi tocca profondamente così come mi commuove e mi aiuta sostare alla grotta a pregare o anche semplicemente fermarmi lì in silenzio.  In luglio, sempre a Lourdes ho avuto modo di conoscere per la prima volta, alcuni vostri frati. Non sapevo ci fosse una comunità anche a Lourdes. Invitato al convento, mi ha tanto colpito lo spirito di semplicità,  gioia e comunione che li animava, così come l'accoglienza  molto aperta di questi frati provenienti da varie parti del mondo. In convento ho anche potuto conoscere meglio, attraverso una mostra molto bella la figura straordinaria di san Massimiliano Kolbe e il suo donarsi, il suo sacrificarsi per amore. L'incontro con i frati ha risvegliato in me un richiamo segreto e antico, per la verità,  sempre temuto e rifiutato, di consacrarmi al Signore e di entrare nella vita religiosa, di diventare frate . Un desiderio che credo sia nato gradualmente proprio per la mia vicinanza ai malati e ai più bisognosi e per il fascino per figura di san Francesco. Ho però sempre rimandato o evitato la questione anche prendendo a scusa l'università.

Quest'anno però, l'esperienza di Lourdes ha lasciato in me un segno più profondo: una notte, davanti alla grotta, anche fra qualche lacrima, sono giunto finalmente alla consapevolezza che nella vita avrei potuto davvero diventare frate (ho ammesso a me stesso proprio questo!! )  e  che era giunto il momento di iniziare un discernimento partecipando al gruppo san Damiano.

Devo dire di avere molto pregato la Madonna , trovando in lei grande conforto e incoraggiamento. Mi ha molto aiutato anche Adelina, una signora anziana e inferma che ho accompagnato e che bruscamente mi ha chiesto se non avessi mai pensato di diventare prete o frate!!  Da qualche tempo sto pregando anche p. Massimiliano Kolbe, anche per la speciale devozione a Maria Immacolata che mi accomuna a lui. (...)  Mi affido a loro e a tutti voi. Grazie fra Alberto. A presto. Giancarlo.

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Giancarlo, davvero grazie per la fiducia e le parole che mi hai rivolto.
Grazie anche per gli apprezzamenti al blog, che mi aiutano a proseguire in questo servizio ai giovani in ricerca. Saremo ben lieti di accoglierti nel gruppo san Damiano che a breve ripartirà (19-20 ottobre). Un gruppetto di giovani già ha dato la sua adesione e ne attendiamo altri. Si tratta di un'esperienza che è sempre una benedizione per tutti, al di là delle scelte personali che alla fine emergeranno e il Signore vorrà suggerirti.

Mi fa piacere che tu abbia potuto incontrare i nostri frati a Lourdes; una presenza legata proprio alla devozione e all'amore all'Immacolata che noi frati minori conventuali coltiviamo da sempre.

E' sempre bello constatare come il Signore sappia attendere il momento giusto per rivolgere il suo dolce invito: come si possa servire di un blog come di un viaggio, di un servizio di volontariato, della parola di un'anziana signora come Adelina, della gioia e dell'accoglienza lieta dei frati di Lourdes, della testimonianza di P. Kolbe.

Carissimo, ci affidiamo all'Immacolata. Ti aspettiamo. Una preghiera reciproca. Fra Alberto

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Sito dei frati a Lourdes: http://immaculee.org/

mercoledì 11 settembre 2019

QUANDO POTRO' VIVERE FINALMENTE IL VANGELO?

GIOVANI VERSO ASSISI - GVA :  BEI SORRISI/GIOVANI BELLI
"Per vivere il Vangelo non si può aspettare che tutto ciò che c’è intorno a noi sia favorevole, perché le ambizioni di potere e gli interessi mondani ci giocano contro.

In una società in cui è così difficile vivere le Beatitudini, dobbiamo recuperare l’invito di Gesù a essere beati, felici, santi.

Solo così un giovane, vedendo un progetto di vita cristiana realizzato con gioia, può sentire il desiderio di incontrarLo".

Papa Francesco


P.S.: TI SEI ISCRITTO/A AL GVA 2019 ?

martedì 10 settembre 2019

"CHI-AMATO" PER NOME - IL MISTERO DELLA VOCAZIONE

Sulle montagne friulane: davanti all'Infinito
Dal Vangelo di Luca 6,12-19.
Martedì 10 settembre 2019
In quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione.
Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti.
Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

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"CHI-AMATO" PER NOME  - IL MISTERO DELLA VOCAZIONE
Sentirsi chi-amare per nome, sentirsi amati e scelti in modo unico, percepirsi prediletti, amici speciali, degni di fiducia e di confidenza, di intimità e vicinanza. Ecco cosa prima di tutto, intuiscono e vivono gli apostoli nel giorno in cui Gesù li invita a sè sul monte della preghiera per stare con lui . 

E' l'esperienza conturbante, irresistibile e indimenticabile che tanti giovani fanno quando il Signore per la prima volta bussa al cuore lasciando intuire una chiamata, una vocazione; quando inaspettatamente si sperimenta sulla propria pelle un sentirsi voluti bene senza misura, un essere guardati e toccati oltre ogni spiegazione semplicemente umana; quando giunge un invito mai ascoltato prima: SEGUIMI.

Ma questo fiume d'amore in piena così misterioso, può anche intimorire, può far retrarre; al vento impetuoso dello Spirito, a questa fiamma che ha acceso per un attimo il buio delle nostre notti, ci si può negare, si può fuggire, lo si può anestetizzare e dimenticare. Tante, infatti, le paure, le tentazioni, le angosce, gli interrogativi che presto inquinano il cuore del chi-amato.

Caro amico in ricerca, se hai udito la sua voce, fidati di Gesù, lasciati attrarre e sedurre! Lascia che la gioia unica che hai percepito in un quel momento speciale non si dissolva, ma orienti le tue scelte e la tua vita! Lui solo, fra tutti, ti conosce bene veramente; solo in Lui il mistero di questa chiamata: Lui ti vuole accanto a sè; Lui ti ha cercato ed amato per essere a tua volta strumento del suo amore a chi è più povero, malato e infermo, tormentato e oppresso dal male. A te vuole affidare la guarigione di tanti, il conforto e la misericordia; a te vuole affidare la sua Parola che sola risana e redime.

Fidati, fratello! Lasciati amare e chi-amare; lasciati guardare e toccare per poter anche tu allargare il tuo sguardo amorevole su ognuno, a tutti tendere le tue mani. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode!
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Alcune domande per te.
  • Quando mi sono sentito chiamare per nome da Gesù per la prima volta?
  • Come sto reagendo al suo invito a seguirlo più da vicino?
  • Ho già forse sperimentato qualche volta la forza risanante e guaritrice che mi è affidata in quanto suo discepolo?

domenica 8 settembre 2019

IN CRISI FAMIGLIARE, A POCHI GIORNI DALL'INGRESSO IN POSTULATO

Agosto 2019 - Postulanti di Brescia sula Cammino di Sant'Antonio

LETTERA DI (...)
IN CRISI FAMIGLIARE A POCHI GIORNI DALL'INGRESSO IN POSTULATO

Fra pochi giorni entrerò in Postulato a (...). In famiglia, l'aria che si respira è da funerale se non da tragedia, anche se questa mia decisione era ormai annunciata e preparata da tempo, pur rimanendo per tutti mai seriamente affrontata, quasi un tabù. Ora si è manifestata nella sua imminenza inevitabile..(...) Specie mio papà vede tutto questo come un dramma e quasi un tradimento al suo intendersi ateo/laico per formazione e cultura. E' diventato molto duro e pesante per me questo passo e un pensiero mi sta tormentando: ma se avessi sbagliato tutto? E se avessero ragione i miei cari? Ma ha davvero senso lasciare casa, un ottimo lavoro, le tante relazioni belle? Poi, mi rincuoro ripensando al serio cammino fatto, alle esperienze vissute e soprattutto alla mia sete di amare di più e senza misura e riserve, di amare fino in fondo, al mio desiderio di donare di più: sempre mi sono immaginato così la vita di me frate! Mi conforta specialmente la preghiera e l'abbraccio di Gesù che desidero seguire con tutto me stesso. Preghi per me caro padre. 

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro fratello (...) , grazie per la tua lettera bella e sofferta.
Mi dispiace molto per quello che mi scrivi circa la tua situazione famigliare, anche se, un poco non mi stupisce. Più volte ho parlato degli ostacoli e dei freni alla vocazione che ormai vengono anche dai nostri cari, dai contesti più vicini e personali: non è certo più di moda diventare frate, o religioso e comunque discepoli di Gesù.

Ma proprio nel vangelo di oggi il Signore evidenzia la radicalità della sequela e della chiamata che non ammette ambiguità. Gesù, pone in contrapposizione lo stare con lui ad altri amori pur importanti (famigliari, filiali, coniugali, fraterni, addirittura l'amore per la propria vita). Non è certo un invito a disprezzare o trascurare gli affetti di sangue più cari come il padre o la madre (c'è del resto anche un comandamento al riguardo ben chiaro), piuttosto chiede a chi vuol farsi suo discepolo di porre un ordine, una priorità, di operare una scelta di libertà per poterlo così seguire, senza catene o impedimenti o idoli.
Ma immagino che questi siano temi che tu hai affrontato tante volte nel tuo cammino spirituale e che ben comprendi: è importante dunque quel tuo fare spesso memoria della strada fatta e dei segni del Signore e dei suoi richiami e di come tu sia giunto a questo proposito di sequela.

Probabilmente è più difficile invece ora per te gestire i tuoi famigliari e i loro sentimenti. 
Al riguardo, se mi permetti, ecco qualche semplice indicazione.
Accogli sempre con affetto e mitezza i tuoi cari e le loro parole, accettando come ulteriore provvidenziale passo di discernimento anche questo imprevisto passaggio con le conseguenti e tormentate domande che si sono ripresentate. Del resto stai intraprendendo una scelta di vita e mi pare più che opportuno, spinto dai tuoi cari, che tu valuti bene quanto stai per compiere e se è davvero questo che vuoi.
Tieni poi presente che i loro sentimenti e la loro reazione sono certamente dovuti ad un grande volerti bene, al naturale timore di perderti, all'incognita di una strada incerta e scomoda e al desiderio di ogni genitore di vedere il loro figlio felice e realizzato. Sta dunque a te mostrare loro quella gioia che hai scoperto nel Signore, quella pienezza di felicità che hai intravisto nel fare della tua vita un dono, la possibilità come scrivi di diventare frate per "amare senza misura, senza riserve, fino in fondo"

Un 'opportunità di rasserenamento, sarà per loro anche l'incontro con la comunità francescana che a breve ti ospiterà: la letizia e la fraternità e la semplicità che vi potranno cogliere sarà per essi di grande sollievo. Continua soprattutto nella preghiera, per rinsaldare il tuo legame con Gesù e affidare a Lui le persone che ti vogliono bene. 

 Carissimo, anch'io pregherò per te e la tua famiglia. Ti benedico e abbraccio augurandoti un buon camino di postulato.
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Dal vangelo di Luca (14,25-33)
DOMENICA 8 settembre 2019
In quel tempo, 25una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 26«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. (...)

giovedì 5 settembre 2019

MI FIDO O NON MI FIDO?


Giovedì 5 settembre 2019
Dal Vangelo di Luca (5,1-11)


In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
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Il vangelo di oggi sottolinea una parola, un atteggiamento fondamentale di ogni ricerca e discernimento vocazionale: IL FIDARSI

IL FIDARSI DI GESU' E IL FIDARSI DI PIETRO  
  • Gesù vede dei pescatori al lavoro dopo una notte di pesca inconcludente e subito, senza timore, SI FIDA , non esita, ma si rivolge a Pietro, uno di loro, "pregandolo" di accoglierlo sulla sua barca e di scostarsi un poco da terra per così predicare con più comodo a quanti lo stanno seguendo.  
  • Pietro pure, subito SI FIDA  e non si sottrae a questo invito di Gesù. Avrebbe avuto mille ragioni per non dare retta a questo intruso: erano stanchi, delusi, affaticati e invece... 
  • Gesù ancora SI FIDA di Pietro chiedendogli ben di più : «Prendi il largo e getta le tue reti per la pesca».
  • Pietro pure SI FIDA di Gesù contro ogni sano buon senso riportando la sua barca in mare aperto, ritornando a pescare in pieno giorno: cosa che da esperto pescatore qual era, mai avrebbe fatto.
  • Gesù SI FIDA del gesto di umiltà di Pietro che si butta ai suoi piedi; lo invita a seguirlo e così diventare "pescatore di uomini". 
  • Pietro SI FIDA di Gesù e abbandonando ogni timore, lascia tutto facendosi suo discepolo.
IL FIDARSI DI GESU' VERSO DI ME
  • Gesù SI FIDA anche di me, quando passandomi accanto, non mi lascia nella mia stanchezza, nella mia tristezza, nel mio avvilimento, nel mio mutismo. Lui solo sa rivolgermi sempre una parola di conforto e amore, uno sguardo, un invito di novità e bellezza.
  • Gesù SI FIDA di me, quando mi sprona ad uscire dalla rassegnazione e dalle secche in cui talvolta affondo la mia vita, quando porta con me i tanti pesi che mi opprimono. Lui ogni volta  sa indicarmi nuovi orizzonti e riaprire spazi di vita anche dove la morte e la sterilità sembrano prevalere.
  •  Gesù SI FIDA di me, quando mette in luce le mie capacità, coinvolgendomi nel suo progetto d'amore. Lui sempre vede il bene, il bello, il buono di me, anche nonostante me. 
   E IL MIO FIDARMI? 
  • Chi è che si fida di me? E io..di chi mi fido?
  • Cosa o chi mi impedisce o mi ostacola nel FIDARMI del Signore e del suo invito a seguirlo? Forse penso che possa "fregarmi"?
  • Quali sono le mie più grandi paure rispetto alla sequela? 




sabato 31 agosto 2019

VOCAZIONE? NON TUTTO E' SUBITO CHIARO MA...

Nella scoperta della vocazione,
non tutto è subito chiaro,
perchè la fede "vede"
nella misura in cui entra
nello spazio aperto della Parola di Dio


Papa Francesco
(Documento finale - Sinodo sui giovani 2018 n.77)

giovedì 29 agosto 2019

" PER CHI SONO IO? "


" PER CHI SONO IO ? "
...IO SONO UNA MISSIONE SU QUESTA TERRA, 
E PER QUESTO MI TROVO
IN QUESTO MONDO

(Papa Francesco)

martedì 27 agosto 2019

HA ANCORA SENSO PARLARE DI VOCAZIONE?


Cari amici , pace a voi. 

Come più volte ho scritto, la ricerca vocazionale e dunque l'individuazione della propria specifica strada, del proprio orizzonte di vita, della chiamata che il Signore ha seminato nel cuore di ciascuno è davvero questione cruciale e fondamentale per ognuno: ne va della vita e di quella pienezza e felicità di cui desideriamo tutti colorare e riempire la nostra esistenza!!

Oggi però, più che mai, la parola "vocazione" è snobbata e derisa, pare non avere più senso! Vige infatti il "fai da te", l'uomo si interpreta unica ragione e fine a se stesso! Non c'è spazio per Dio e ipotetici suoi progetti. 

Dimentichiamo però che gran parte di ciò che siamo e possediamo ci è stato regalato; che in realtà, tutto è DONO, tutto abbiamo ricevuto e continua ad esserci offerto. Dimentichiamo la parola GRAZIE!

Solo a partire da questa consapevolezza di DONO e dunque di GRATITUDINE e LODE, il cuore e la volontà e l'anima e l'intelligenza possono rendersi disponibili e così  aprirsi ad una nuova possibilità, ad un dialogo fecondo e fiducioso con Dio, alla scoperta di quel tesoro interiore che Lui da sempre ha seminato in noi e che attende di essere portato alla luce.

Nel trattato "Selva", Parte I, c. 10, nn. 13-14, Sant'Alfonso Maria de Liguori, parlando della vocazione presenta queste considerazioni: 

"Dio... secondo l'ordine della sua provvidenza, destina a ciascuno lo stato di vita, e, secondo lo stato a cui lo chiama, prepara poi le grazie e gli aiuti convenienti... Se uno erra la vocazione, andrà errata tutta la sua vita; perché in quello stato, a cui non l'ha chiamato Dio, rimarrà egli privo degli aiuti opportuni per ben vivere... Ciascuno... sarà ben atto per adempire quell'officio a cui l'elegge Dio, così al contrario sarà inetto per quell'officio a cui Dio non l'elegge".

Confidiamo dunque nel Signore, cari fratelli, che solo vuole il nostro bene e come San Francesco, non stanchiamoci mai di chiedergli : 
"SIGNORE COSA VUOI CHE IO FACCIA"

A Lui sempre la nostra lode
fra Alberto (fra.alberto@davide.it

sabato 24 agosto 2019

ASSISI 31 AGOSTO 2019 - PROFESSIONE DEI NOVIZI

Un gesto importante segna il rito della Professione:
Il Novizio pone le sue mani in quelle del Ministro Provinciale in segno di affidamento e consegna
Cari amici, 
condivido con tutti voi una grande gioia.

Ad Assisi,  sabato 31 agosto 2019 - ore 11.00, otto giovani NOVIZI dell'Ordine Francescano dei Frati Minori Conventuali emetteranno la loro prima professione religiosa nella nostra famiglia, pronunciando i voti di povertà, castità e obbedienza e vestendo il saio francescano e il cingolo con i tre nodi. 
La celebrazione si svolgerà nella Basilica Papale di San Francesco.
Si tratta di questi fratelli:
  • fra Emanuele Maria Antinori
  • fra Alberto Gerardo Lacovara
  • fra Domenico Torre
  • fra Fabio Ponte
  • fra Grégoire Lefèvre
  • fra Hugo-Marie Perez
  • fra André Marie Rahbar
  • fra Naim Joseph Touma
Stringiamoci loro attorno, assicurando a ciascuno il nostro sostegno nella preghiera per l'importante passo che si accingono a compiere.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

fra Hugo-Marie Perez (a sinistra) e fra Grégoire Lefèvre ( a destra)
Due dei Novizi che emetteranno i voti sabato 31 agosto

giovedì 22 agosto 2019

MOBBING-BULLISMO VOCAZIONALE E ALTERNATIVE POSSIBILI

Due frati in allegria..per le strade del mondo!
Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Sono certo che in questo vostro cammino e discernimento ad una possibile vocazione alla vita consacrata e sacerdotale francescana,  abbiate già più volte riscontrato vari ostacoli personali, ma anche tanti rifiuti, talvolta il dileggio e forse l'emarginazione; come se, per buona parte della nostra società e delle persone anche noi più vicine, non ci fosse nulla di peggio e più irragionevole di tale scelta. Questo avviene ormai a scuola, al lavoro, fra gli amici, ma anche purtroppo nelle famiglie di origine.

Esistono a mio parere almeno 4 tipi di mobbing/bullismo vocazionale:

1. Il mobbing e l'ostracisimo che rischiamo prima di tutto di scoprire in noi stessi.
Sono tanti, infatti, i dubbi e i freni che una vocazione giovanile oggi, per quanto genuina, deve affrontare per poter sbocciare ed essere accolta. Ne ho già parlato in vari post precedenti : la tentazione di rimandare continuamente, quella di dedicarsi senza troppo pensare solo a se stessi e ai propri progetti escludendo il Signore ; la scarsa stima di sè, la paura di essre "fregati" dal Signore, il rifiuto di soffrire e la conseguente fuga di fronte alla difficoltà o al giudizio altrui, l'imperante e suadente edonismo, lo stordimento del mondo virtuale che un pò tutti ci schiavizza ..e via dicendo. 
  • Si tratta di spezzare queste catene, di respirare libertà, aprire le braccia e il cuore sperimentando e ricercando ogni giorno l'amore del Signore e la sua volontà, soprattutto nella preghiera e nell'incontro silenzioso e segreto con lui.
2. Il mobbing/bullismo di coetanei e compagni. 
Per molti giovani che pure si sentono "chiamati", è spesso alquanto difficile condividere tale intuizione e trovare benevola accoglienza : piuttosto sono più frequenti umiliazioni e dileggi vari, epiteti e soprannomi negativi. La solitudine "vocazionale" ne è la prima conseguenza e il rischio di scoraggiarsi e lasciar perdere diventa così molto forte.
  • Risulta qui importante, trovare nuove vie alternative e spazi possibili di condivisione con altri giovani ugualmente in ricerca. Vitale allora poter frequentare una comunità religiosa, partecipare ad un gruppo di discernimento vocazionale insieme ad altri giovani (come il Gruppo san Damiano), per avere la possibilità di uno scambio, di un confronto, di un incoraggimaento reciproco, di un cammino condiviso. Irrinunciabile poi, il dialogo sincero e libero con una guida spirituale: senza,  non si va da nessuna parte!
3. Il mobbing/bullismo vocazionale in famiglia.
Se un tempo non lontano nelle nostre famiglie avere un figlio frate o prete era ritenuto un onore, oggi, per tanti genitori, fratelli o parenti vari è quasi una disgrazia e si tende pertanto a scoraggiare e distogliere da tale orientamente anteponendo alla vocazione divina altre mete ritenute più allettanti e valide (la laurea, il lavoro, la famiglia, i piaceri della vita). L'ostacolo, quando viene dai propri cari, è spesso davvero forte; fin da costringere a fare delle scelte estranee e lontane alla chiamata del Signore. Il rischio però, in tal caso, è di un'esistenza incompleta e imposta da altri e in fondo poco felice e realizzata.
  • L'alternativa è solo la decisione di abbracciare la croce custodendo con tenacia e gioia nella preghiera quanto il Signore ha seminato nel cuore. Sempre fondamentale sarà l'aiuto di bravi religiosi e la frequentazione di ambienti incoraggianti e rasserenanti (da ricercare!!).  Va anche detto che, la fedeltà e la felicità di una scelta vocazionale riescono solitamente, con pazienza, a superare anche le più forti ritrosie genitoriali che in fondo solo desiderano per i propri figli il bene e la felicità!! Dunque, non abbiate paura; c'è bisogno di frati e preti e religiosi felici!
4. Il mobbing/bullismo da parte della società. 
Oggi, la chiesa e i preti, i frati le suore, ma anche semplicemente essere e definirsi cristiani non è certo pù di moda e parlar male di loro è la cosa più frequente. Basta farsi un giro sui social e scoprire tanti toni sprezzanti, sarcastici, giudicanti e velenosi, caricaturali. Per es. la figura del frate oscilla fra gran mangiate e bevute insieme a medioevali penitenze e digiuni, è il tonto ignorante e fannullone, lo sprovveduto o il cinico furbacchione, tradizionalista o troppo moderno, mammone o novello hippy e così via ...
  • Siamo tutti invitati ad alleggerire il cuore, lasciandoci guidare da Gesù, nella certezza che il suo Vangelo è ancora una buona notizia per il mondo, per tutti! Ci deve dunque orientare sempre uno spirito di positività e ottimisimo verso il mondo e ogni persona, anche la più lontana : tutti anelano alla verità, all'amore; tutti anelano a Gesù che ha dato la sua vita per ciascuno.
  • Il mondo ci attende, proprio là dove apparentemente vi è più distanza e chiusura. Là dove la parola del Vangelo può illuminare, portare pace, conforto, speranza: lì dobbiamo andare! 
  • Coraggio dunque e gioia e letizia!

Da una rilettura di un intervento dell’arcivescovo di Aparecida (Brasile), monsignor Orlando Brandes,