venerdì 16 novembre 2018

LA VOCAZIONE , UNA DANZA FRA DIO E L'UOMO

                                         Henri Matisse, La danza II (1910), Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo                                              “tu  sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima ed io ti amo”. (Is 43, 4) 

Mi scrive Luigi (18 anni). 
(...) Anche se credente, per me è inconcepibile parlare e accettare anche solo l'idea di vocazione e la possibilità di partecipare ad un percorso vocazionale come il Gruppo san Damiano. Come posso pensare che qualcuno (anche se è Dio) abbia già deciso per me cosa devo fare nella mia vita?(...)

Risposta di fra Alberto
Comprendo bene, caro Luigi,  come la parola "vocazione" così intesa  ti possa spaventare e allontanare da un cammino di ricerca proprio perchè vista come un qualche cosa di esterno, di imposto dall'alto. Se fosse davvero così, avresti pienamente ragione! 
Consentimi però di parlartene in termini diversi.

Al riguardo, prima di tutto vorrei dirti che, anche se prendi in considerazione la tua giovane esistenza, questa già ti interroga e ti provoca inevitabilmente in chiave vocazionale:  la vita, infatti, che pure ti appartiene, è un qualche cosa di grande e bello che non ti sei dato da solo, ma che ti è stata affidata gratuitamente. Essa dunque è già una chiamata - una vocazione, che sgorga da un atto d'amore di Dio unicamente e specificatamente rivolto a te; tu non sei solo un atto biologico!
E' bello e confortante, invece, scoprire quanto il profeta Isaia mette sulle labbra di Dio, che  “tu  sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima ed io ti amo”. (Is 43, 4) che sei stato creato per essere amato e per amare e che questo è il tuo vero destino, qualsiasi strada percorrerai. 

In secondo luogo, venendo poi alle dinamiche e ai  percorsi vocazionali che tanto ti spaventano, è vero che l'interlocutore principale è Dio, che chiama chi vuole, quando vuole e come vuole «secondo il suo proposito e la sua grazia» (2 Tim 1, 9); che chiama tutti alla salvezza, senza farsi limitare dalle disposizioni del ricevente.
Ma la libertà di Dio s'incontra sempre con la libertà dell'uomo e dunque anche con la tua libertà, in un dialogo misterioso e affascinante, fatto di parole e di silenzi, di messaggi e azioni, di sguardi e gesti, una libertà che è perfetta, quella di Dio, e l'altra imperfetta, quella umana.

La vocazione è dunque totalmente attività di Dio, ma anche realmente attività dell'uomo: lavoro e penetrazione di Dio nel cuore della libertà umana, ma anche fatica e lotta dell'uomo per esser libero d'accogliere il dono”. (Nuove Vocazioni per una Nuova Europa)

All’origine della vocazione c’è dunque l’amore di Dio, il suo desiderio di prendersi cura del bisogno di ogni persona di sentirsi amata e custodita. Ma proprio perché si sente amato, l’uomo diventa capace di amare e, per questo, si chiede: «Come posso esprimere l’amore che sento dentro?».
Ciascuno poi realizza la propria libertà di amare in varie direzioni ( matrimonio, vita consacrata, missione, servizio...)

Mi piace paragonare la dinamica vocazionale ad una sorta di DANZA fra l'uomo e Dio; una danza talvolta non facile, a volte gioiosa e appassionata, ma anche sofferta e timorosa, alla ricerca di un equilibrio e di un passo comune, di un'armonia reciproca non sempre immediata, ma necessaria  e fondamentale per la vita di ognuno di noi.

Non scoraggiarti dunque caro Luigi, ma lasciati coinvolgere dalla musica, dalla danza, dai passi che il Signore vuole proporti e insegnarti e insieme, costruirete una storia, una vita, un intreccio e un'intesa che darà senso e pienezza alla tua vita in un libero volteggiare e stringersi e abbracciarsi. Una danza che saprà abbracciare e coinvolgere anche altre persone a cui donare donare la stessa gioia e lo stesso amore e la medesima armonia. 

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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