venerdì 30 novembre 2018

LASCIATE LE RETI, LO SEGUIRONO


30 Novembre 2018 - Festa di S. Andrea Apostolo
Dal Vangelo di Matteo (4,18-22)


In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
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Queste reti che i discepoli han saputo lasciare... spesso sono reti che ci intrappolano e ci impediscono di seguire Gesù.
Quante reti in questo mondo...
(Marco V.)

giovedì 29 novembre 2018

FRATI FRANCESCANI - ARTIGIANI DELLA SANTITA'

Pace e bene
cari amici in ricerca e simpatizzanti tutti !

Oggi, 29 novembre, i frati sono in festa:
e' la FESTA DI TUTTI I SANTI FRANCESCANI (vedi POST precedente).

Per l'occasione, ci siamo anche un pò divertiti a produrre un video scherzoso sulla SANTITA'.
 W S. Francesco ! W i frati!

 

FRATE PERCHE' INNAMORATO

"La Regola e vita dei frati minori è questa,
cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo,
vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità". 

(Regola di san Francesco)

Pace e bene
cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina.

Oggi 29 Novembre si celebra nel "mondo francescano" la festa di tutti i Santi dell’Ordine francescano. Perchè questa data? Il 29 novembre 1223, Francesco e i suoi primi frati ricevettero l'approvazione definitiva della Regola da parte di papa Onorio III. La pergamena originale è conservata ad Assisi, nella cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco.


Mi piace rileggere questo giorno come  la festa degli innamorati del Vangelo e di Gesù sulle orme di san Francesco .
Alla sua Regola radicalmente evangelica, infatti, si sono appassionati e innamorati nei secoli, innumerevoli persone che vi hanno speso la vita: tanti religiosi e religiose, sacerdoti e laici, donne e uomini, adulti e fanciulli che affascinati da Francesco hanno profumato di santità la chiesa e il mondo entusiasmando e coinvolgendo il cuore di tante altre persone verso Gesù. 
Passione, amore, innamoramento, idealità, gratuità, letizia, dono di sè..: caratteristiche ineludibili della vocazione francescana.
Se non fosse così, anche questa nostra vita di frati, sarebbe triste e mediocre, scialba e sterile, probabilmente insopportabile. Un frate (ma anche chi aspira ad esserlo) è dunque sempre chiamato a vigilare e custodire la qualità della sua risposta al Signore e a chiedersi: 
Come vivo ? Come mi sto donando? Mi so abbandonare al Signore e fidare di Lui? So amare e perdonare?  So mantenere un cuore semplice e lieto?
Se la nostra vita, infatti,  non è appassionata e guidata dall'amore di Dio, diventiamo insignificanti e aridi, senza colore e profumo, senza sogni e ardori. La vocazione è invece prima di tutto una chiamata alla testimonianza e alla missione, ad essere "sale della terra e luce del mondo" . 
Se dunque caro amico "in ricerca" ipotizzi di fare la nostra vita, interrogati anche tu sulla qualità e l'intensità delle passioni che ti animano e accendono il cuore. Se sei "tiepido", questa vita probabilmente non fa per te!

Chiudo con una frase di San papa Giovanni Paolo II ai giovani alla GMG del 2000 che è tutto un programma: "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Museo di Capodimonte (Na)
Colantonio (1445) - S.Francesco consegna la Regola

mercoledì 28 novembre 2018

PELLEGRINI SULLA STRADA DEI SOGNI


I SOGNI SONO UN DONO
CHE DIO SEMINA
NEI VOSTRI CUORI...
SIATE PELLEGRINI
SULLA STRADA DEI VOSTRI SOGNI ! 

Papa Francesco

martedì 27 novembre 2018

PERDERE LA VITA PER UN AMORE PIU' GRANDE

CILE - P. Tullio fra i bimbi della missione
LETTERA DI ANGELO (26 anni)
Caro fra Alberto,
grazie per il servizio che fai ai giovani nel blog. In questi anni l'ho consultato spesso: utile e bello!
Ti scrivo per un consiglio: sto frequentando un gruppo vocazionale e sono seriamente orientato ad entrare in seminario, nel così detto anno propedeutico. La scelta in qualche modo è già arrivata nel mio cuore anche con l'aiuto delle mie guide. Confesso però che mi preoccupa un pò lasciare il buon lavoro che ho.., così la mia famiglia, le persone che amo e tanti ambiti della mia vita a cui sono legato. (...)  Gradirei una tua parola al riguardo.
Grazie. (Angelo P. -  26 anni - Milano)

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Angelo, grazie a te per la fiducia.
Che dirti?? Ricordo molto bene gli stessi pensieri e interrogativi quando, più o meno alla tua età ho frequentato il gruppo vocazionale francescano per poi decidermi di entrare in postulato: e il lavoro? e i mei cari? gli amici? il volontariato in cui ero molto impegnato ?E soprattutto la mia libertà a cui tenevo più di ogni altra cosa? Erano e sono domande e preoccupazioni legittime e sane: ci mancherebbe!!

In realtà, poi arriva il momento in cui senti che ti devi buttare, che sei giunto ad un punto di "non ritorno" e che se tu rinunciassi, rinunceresti alla tua vera vita, ad un amore più grande che supera tutto il resto. Dunque se, come mi pare di capire hai già camminato seriamente nel disernimento, non temere!! Lasciati guidare con fiducia dal Signore e dalla sua Grazia!

Del resto, credo avrai già compreso che diventare prete (o frate o missionario...) significa abbandonare tanti desideri personali, per mettersi al servizio del Signore, dei fratelli, di una chiesa e di una comunità, di chi più ha bisogno. Una scelta appassionante... se questa è la tua vocazione! Pensa che .. qualcuno da sempre aspetta proprio te: aspetta il tuo donarti gratuitamente, aspetta il tuo amore, ha bisogno del tuo sorriso e della tua gioia, del tuo perdono. Qualcuno attende da te parole e gesti di Vangelo, attende che tu gli porti Gesù! E' un servire... non  un essere servito che ti si prospetta davanti e che ogni giorno dovrai riscegliere.

Un cammino di donazione ora, credimi, solo all'inizio, ma che sarai chiamato continuamente a rinnovare, a volte con tanta fatica e qualche sofferenza. Il tuo desiderio e la tua volontà nel donarti però resteranno sempre vivi, se saprai aggrapparti al Signore Gesù, fonte di ogni nostra gioia e senso ultimo di ogni consacrazione.
Se in cuor tuo ti accorgessi di avere altre motivazioni che ti spingono a questa scelta che non siano Gesù, non fare questo passo!! Te ne pentiresti presto!
La vita si può perdere solo per un Amore più grande. 

Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode
Fra Alberto

lunedì 26 novembre 2018

ASSISI - IMMACOLATA: Week-End Vocazionale - "Signore, cosa vuoi che io faccia?”


Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 

Da giovedì 6 a domenica 9 dicembre  i nostri frati di Assisi del "Centro Francescano Giovani", presso la Basilica di san Francesco, propongono il Week-End Vocazionale “Signore, cosa vuoi che io faccia" riservato a tutti quei ragazzi che già sono in un cammino di discernimento vocazionale, ma anche è rivolto a coloro che desiderano inziare questo percorso.


Noi frati del Nord Italia parteciperemo con i giovani del Gruppo san Damiano e altri ragazzi che ci hanno chiesto un aiuto per comprendere la strada che il Signore vuole loro indicare.

Sempre stupisce come Assisi sia per tutti (giovani e non solo) una tappa importante per fare un pò di luce, per giungere al senso profondo di sè, per un più attento discernimento e per scelte di vita e vocazione davvero libere e consapevoli! 

Se qualche ragazzo intende ancora unirsi al gruppo del Nord, anche per il viaggio ( ci fermeremo a La Verna), mi contatti al più presto. 


Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it



sabato 24 novembre 2018

TORNA LA "SVEGLIA FRANCESCANA"

ROMA - Giovani frati alla "SVEGLIA FRANCESCANA"
Pace e bene cari amici in ricerca.

Nella solennità di Cristo, Re dell’Universo, (25 novembre 2018),ritorna in gran forma il gruppo di evangelizzazione “Sveglia Francescana”.

Si tratta dei nostri giovani frati francescani conventuali, studenti in teologia a Roma, che animeranno le piazze e le strade del centro di Roma, annunciando la bellezza e la gioia del Vangelo del Signore Gesù, unico vero Re. 

Siamo tutti invitati a pregare per loro e per le persone che incontreranno.
E se qualcuno vorrà unirsi ad essi per dare insieme lode a Dio, l'appuntamento è per:
domani dalle ore 15:00 in Piazza Navona presso la Chiesa di Sant’Agnese. 

Ci saranno canti, balli, dialoghi, confessioni per chi vuole, adorazione eucaristica e benedizioni.
Vi aspettiamo!!! Viva Cristo, Re dell’Universo !!!

giovedì 22 novembre 2018

DIO CI PARLA? QUANDO, COME? STORIA VOCAZIONALE DI FRA ROBERTO, GIOVANE FRATE

Pace e bene amici "ricercatori"!

In un recente post ho presentato la testimonianza di fra Emanule Zuglian giovane frate studente in teologia a Padova

Questa volta è fra Roberto Gottardi a raccontarci un episodio significativo della sua storia vocazionale. Fra Roberto è diventato frate appena qualche mese fa ad Assisi, ma con già una buona dose di esperienza di vita e di lavoro alle spalle. Ora egli pure vive a Padova (presso il Convento sant'Antonio dottore) dove prosegue gli studi e la formazione.

Ringraziamo Fra Roberto per la sua testimonianza ..magari facendo per lui anche una preghiera! 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Roberto...a destra
Quella volta che… 
Testimonianza di fra Roberto

È stato difficile scegliere un episodio, un momento nel quale ho sentito che Dio mi ha parlato.
Così, pregandoci sopra, davanti al crocifisso di San Damiano che tengo in camera, ho deciso di condividere un episodio molto significativo della mia storia vocazionale, risalente a una decina di anni fa.

Il contesto è semplice: una messa una domenica pomeriggio. Solita chiesa e solita messa. La celebrazione è, come sempre, molto familiare e l’omelia molto ricca. Alla fine dell’Eucaristia faccio l’abituale giro dei saluti; le persone sono tante e cerco di non dimenticare nessuno.

Mentre giro vedo un amico, Gabriele – al tempo studente di teologia, ora è missionario in Costa d’Avorio. Mi avvicino a lui per dirgli ciao e per parlare così un po’ insieme. Dopo qualche parola ci salutiamo scambiandoci un abbraccio. Un gesto come questo normalmente dura qualche secondo. Invece quella volta, mentre io stavo per lasciarlo, lui mi trattiene e stringe più forte.

Non so come spiegarlo, ma in quel momento ho percepito un senso di pace profonda, come se avessi ricevuto un abbraccio dal Signore. Tornando verso casa, ho pianto per tutto il viaggio di ritorno e anche una volta rientrato.

Ecco, in questa occasione mi sono sentito amato dal Signore, mi sono sentito cercato da Lui, e Lo ringrazio per avermi usato così tanta misericordia. Ogni volta che vivo momenti di tristezza, di fatica, ripensare a quell’episodio mi dà molta consolazione, mi fa ritornare ad una sorta di centro interiore, ad un calore che mi scalda l’anima e dà senso alla mia vita, alle mie scelte. Lì ho sentito il Signore chiamarmi, accarezzarmi con la dolcezza profonda e paterna che solo Lui sa donare, con un gesto semplice ma chiarissimo.

In un mondo così complesso come quello di oggi, veramente questi piccoli gesti, se li accogliamo con il cuore aperto e con attenzione, possono dare un senso al nostro vivere, alle nostre scelte, risvegliare in noi e in chi ci sta intorno la bellezza della vita.

Vorrei chiudere e salutare tutti con una frase di papa Francesco, dall’enciclica apostolica Gaudete et exultate: “Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita”.

Fra Roberto

mercoledì 21 novembre 2018

CHE SIGNIFICA VIVERE LA VERGINITA' - CASTITA' PER IL REGNO ?

Cari amici in "ricerca vocazionale",
pace e bene!

Riprendo oggi un tema che sempre crea questioni e dibattiti: il voto di castità e la scelta del celibato/nubilato che caratterizza noi religiosi (frati, suore..).  Al riguardo, ricordo molto bene una lettera inviatami tempo fa da Dennis, un giovane di 22 anni. Questi si dichiarava cattolico, ma affermava "di non capire in alcun modo la scelta della castità e del celibato, per i sacerdoti come per i religiosi ". Mi chiedeva pertanto di aiutarlo a "comprendere meglio il senso di quell'espressione di Gesù in cui parla di verginità per il regno dei cieli":«Vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli»: così troviamo, infatti, nel Vangelo di Matteo (19,12). Di seguito una breve riflessione che può essere utile per tutti.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


COSA VUOL DIRE VIVERE LA VERGINITA' - CASTITA' PER IL REGNO?
Che cosa vuol dire, insomma, verginità (l'essere eunuchi) per il Regno dei cieli? Partirei da una definizione sintetica:
  • Esser vergini per il Regno dei cieli vuol dire amare Dio al di sopra di tutte le creature (con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze),
  • Per amare con il cuore e la libertà di Dio ogni creatura, senza legarsi a nessuna, né escluderne alcuna (senza procedere cioè con i criteri elettivi-selettivi tipici dell’amore umano),
  • anzi, amando in particolare chi è più tentato di non sentirsi amabile .
Provo a scomporre gli elementi più significativi della proposta, come emergono da questo tentativo di definizione:

1) La sostanza della verginità: E' l'Amore! La scelta verginale consiste essenzialmente nell’Amore, inizia e si compie nell’amare, nel voler bene, non primariamente nel rinunciare all’amore o a qualche istinto. Il consacrato pertanto non è uno che rifiuta l'amore! Anzi!

2) L’oggetto dell’amore verginale: E' Dio! Anzitutto e prima di tutto e tutti! Ma non solo Dio, anche le creature, ogni creatura, e in particolare chi è più tentato di non sentirsi amabile e non è di fatto amato. Non c’è rivalità tra questi amori, semmai c’è progressione a partire dall’amore di Dio, come un movimento concentrico.

3) La modalità o stile dell’amore verginale (=condizioni in positivo): E' la totalità, indicata dalle caratteristiche dei due amori: Dio è amato con tutto il cuore, mente e volontà; la creatura col cuore e la libertà di Dio. Dunque è un amore totalmente umano e totalmente divino.

4) Le rinunce dell’amore verginale (=condizioni in negativo): il vergine deve certo rinunciare a legami definitivi ed esclusivi, per tutta la vita (sarebbe il matrimonio), ma anche a esclusioni di sorta, di qualcuno. In sostanza deve rinunciare a procedere coi criteri della benevolenza o simpatia solo umana o dei legami del sangue, che sceglie ed esclude in base al semplice istinto o all’interesse personale, più che a quello altrui.

5) Il modello di una vita in verginità: E' Gesù stesso (Fil 2,6-11) che senza tenere nulla per sè, si è spogliato di tutto e totalmente si è consegnato al Padre e ha offerto la Sua vita per tutti, spezzando il Suo corpo e versando il Suo sangue per ognuno di noi; spalancando in tal modo sull'umanità intera le Sue braccia .

6) La tipicità di una vita verginale: Non è una scelta "umana" fra le tante (magari inventata dai preti!) , ma scaturisce direttamente dalla vita e dal'esempio di Gesù, Figlio di Dio. Chi vi è chiamato e vi aderisce vuole riproporre dunque il modo di amare di Dio,  nello stile "divino" mostratoci da Gesù: i Suoi gesti, i sentimenti, la Sua scelta radicale di Dono di Sè. Per questo nella Chiesa la Verginità è necessaria e sempre sarà presente!

Di fronte alla semplicità e ricchezza di questi elementi dovrebbero apparire ancor più strane e immotivate le molte paure e i molti  imbarazzi e incomprensioni anche di tanti cristiani  nel guardare alla scelta verginale, ma...si sa.., il Vangelo non è mai a buon mercato, mentre è più facile voler apparire  al passo coi tempi.

Vi segnalo anche al riguardo una stupenda catechesi pronunciata dall'amato Giovanni Paolo II su questo tema.

Il Signore vi benedica e vi conceda di alzare lo sguardo, di tendere alle più alte vette!


lunedì 19 novembre 2018

SURSUM CORDA !

Alpi Friulane- Monte Terzo
Sursum corda? Che strana espressione! Essa viene dal latino: 'sursum' che significa ‘in alto',  e 'corda' che è tratto dalla parola 'cor' e che vuol dire 'cuore'. ‘Sursum corda’ si traduce dunque nel linguaggio corrente e anche liturgico con 'In alto i nostri cuori'. Credo sia a tutti famigliare questa espressione che il sacerdote pronuncia ogni volta nella santa messa :
Sacerdote : In alto i nostri cuori / Sursum corda
Assemblea : Sono rivolti al Signore / Habemus ad Dominum.
In alto i nostri cuori! Il cuore nella Bibbia (‘leb’ in ebraico)  è ben di più che un semplice organoEsso è considerato il centro della decisione, il luogo della volontà, sede di una coscienza illuminata e formata.
Quando Dio parla, è solo attraverso e per mezzo del cuore (‘leb‘) che l'uomo può udirlo e incontrarlo.
E' dunque nel cuore e attraverso il cuore (leb‘) che si rivela la nostra vocazione.
Naturalmente, per giungere a questa consapevolezza, è necessario che il nostro lebsia bene orientato, un pò come un'antenna parabolica verso un satellite: cattivo orientamento = cattiva ricezione del segnale. Si pone però anche subito qualche altra questione: come fare per bene orientare il nostro cuore? Ma questo orientamento è davvero così importante e necessario per la nostra vita? Facciamo un altro passo per scoprirlo. Il salmo 120 ci parla così :
« Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il Cielo e la Terra. »
E allora sarà bene che mi chieda: In che direzione io guardo? E... che cosa desidero? Che cosa poi, in realtà, mi cattura e coinvolge veramente? 
Sono forse soprattutto rivolto a me stesso e alle mie mancanze, ai miei limiti, ai miei problemi, alle mie sofferenze o anche solo ai miei progetti?  Guardo prevalentemente agli altri e alle loro imperfezioni e ai loro errori o a quello che loro hanno e io non ho? Considero soprattutto il mondo e le sue difficoltà? Oppure, sto cercando il Signore e la sua gloria ?
Si tratta di domande davvero importanti in cui Gesù ci può orientare e illuminare con la sua parola (Mt 6, 22-23) : «La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!» 
Se poi teniamo presente che il nostro sguardo è normalmente focalizzato su ciò che riteniamo più importante, ecco che Gesù viene ulteriormente a richiamarci e  a ricordarci che: « là dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore» (Mt 6, 21)
Dunque, per bene orientare "l'antenna parabolica" del nostre cuore, è  necessario imparare a direzionare al meglio il nostro sguardo. Ma questo non è per niente facile, nè scontato! Talvolta basta qualche "grado" di differenza per farci miseramente cadere. Lo stesso Simon Pietro ne ha fatto amara esperienza quando camminando sulle acque per raggiungere Gesù, tutto gli va bene finchè il suo sguardo e la sua attenzione, improvvisamente, non sono più rivolti a Gesù, ma vengono attratti e travolti dal mare in tempesta. E' allora che inizia ad avere paura e ad affondare!! (cf. Mt, 14, 22-33). Anche San Paolo ci racconta in una lettera come, ad un certo punto della sua vita, sia stato necessario prendere una decisione fondamentale e così indirizzare la parabola del suo cuore verso Gesù (Fil3,14):
« Questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.»
Tutto ciò deve interrogare anche noi: verso quale meta e scopo di vita siamo diretti? E poi, come potremmo correre verso un obiettivo senza mai guardarlo, per dirigerci verso di esso? Il peccato è proprio questo: quando ci lasciamo distrarre come San Pietro e perdiamo di vista l'obiettivo vero della nostra esistenza che è Gesù. Il peccato è quando il nostro cuore è male orientato e così ci dirigiamo verso un idolo invece di mirare e correre verso il Signore. Ma il frutto di questa mancata centratura non può che non essere amaro e triste; è mancare infatti, il bersaglio della vita eterna, il bersaglio dell'Amore vero che solo è fonte di felicità e fecondità.
Verso quale meta è dunque orientato il nostro sguardo? Perchè non prenderci a questo punto un pò di tempo per rispondere a tale domanda tanto importante? Perchè non provare a tendere l'arco della nostra vita per mirare l'obiettivo del nostro desiderio più profondo?
Sì, alziamo il nostro sguardo, eleviamo i nostri cuori! Lasciamoci condurre alle altezze dell'Amore, alla sorgente della Santa Trinità! E' là che il tempo si arresta e i nostri interrogativi trovano risposta; è là che i nostri occhi si illuminano perchè guardano in Alto, ricercano l'Alto. Il salmo 33 ci incoraggia al riguardo :
"Guardate a Lui e sarete raggianti, non sarano confusi i vostri volti!" 
Prendiamoci allora del tempo per discernere la nostra strada! Una buona occasione al riguardo è per es. il Gruppo san Damiano che riunisce dei giovani desiderosi di comprendere la propria vocazione, scoprendo ciò che il Signore ha seminato nel loro cuore ("leb").  Se ti interessa vedi qui i dettagli della proposta.
Disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.» i. (Gv 14,6)
 cfr. https://vocationfranciscaine.com/

domenica 18 novembre 2018

UN SI' O UN NO ?


L’istante magico è quel momento in cui 
un SI' o un NO 
può cambiare tutta la nostra esistenza.

Paulo Coelho

sabato 17 novembre 2018

MIO FIGLIO E' UN GIOVANE FRATE FRANCESCANO


Ciao a tutti, fratelli di cammino.

Oggi è una giornata davvero luminosa: sono proprio contento perché ho avuto il permesso di condividere con voi un piccolo gioiello prezioso!

Come sapete qualche volta su questo blog postiamo le lettere di qualcuno di voi (previo il permesso del mittente, ovviamente!), certi che la testimonianza diretta sia sempre utile e benedetta per il cammino di tutti.
Questa volta però ho fra le mani una lettera molto particolare: l'ha scritta la mamma di un frate, un mio caro confratello di cammino. Me l'aveva letta qualche settimana fa, con le lacrime agli occhi dalla commozione: mi è venuto naturale proporgli di condividerla sul blog... sono passati un po' di giorni, e ieri sera mi è giunto il via libera direttamente dalla voce (altrettanto commossa) di sua mamma, che in questi anni è divenuta anche un po' mamma mia...

Ecco, allora ve la metto qui sotto, senza il bisogno di aggiungere commento alcuno: sono convinto che davvero parli da sola, urli al mondo la bellezza di amare, di affidarsi, di spendersi, di regalarsi a Dio e ai fratelli. Mamme così sostengono il mondo: con l'aiuto del Signore aprono la vita al futuro, fanno la loro piccola parte perché il regno di Dio venga, e venga presto!

Un abbraccio a tutti.
Fra Nico (nico.melato@gmail.com)


Lettera di L., mamma di un giovane frate francescano

Mio figlio è un giovane frate francescano.
Mio figlio è vita donata!
È testimonianza viva e vera di Dio,
della Sua presenza, della Sua tenerezza, del suo grande Amore!

Tutto è cominciato, anzi tutto è cambiato per mio figlio e per noi, un po’ di anni fa: con poche parole scritte in una lettera ci annunciava la sua decisione:
Mamma, ho incontrato il Signore! Voglio capire cosa vuole da me… sto cercando di abbandonarmi a Lui, così che possa indicarmi la strada, mi sto innamorando di Lui e …sono felice”.

In quel momento mi sono sentita smarrita, incredula, disarmata, piccola, di fronte ad una “cosa” così grande, così unica, così rara… È difficile descrivere le emozioni che ho provato cercando di capire. Desideravo tanto aiutarlo, rassicurarlo, come quando era piccolo e bastava una carezza, un bacio, una storia raccontata piano… Io che l’ho cresciuto, che gli ho insegnato tante cose, che lo amo più della mia stessa vita, non sapevo cosa fare o dire… Forse la mia era semplicemente paura di madre, paura di perderlo, e sentivo dentro una nostalgia struggente, quasi un dolore fisico: non ero pronta a lasciarlo andare, ma non potevo fermare la sua luce!!!

Allora ho imparato da mio figlio. Come lui, mi sono affidata al Signore completamente e ho pregato, tanto, e le mie preghiere impastate di lacrime mi hanno aiutato ad avere fede, ad avere la certezza che il Signore avrebbe vegliato su di lui, che non lo avrebbe abbandonato mai!

E da lontano in questi anni ho sempre cercato di accompagnare il suo cammino e tutti i momenti belli che ha vissuto, ho sempre cercato di sostenerlo nelle difficoltà che ha incontrato con tutto il mio amore, condividendo le sue esperienze di aiuto nei vari servizi che ha vissuto, ascoltando i racconti dei suoi pellegrinaggi, ridendo insieme della sua gioia, così preziosa per me!

Grazie a mio figlio ho conosciuto tanti frati (o “fratelli” come li chiama lui), ho sperimentato la gioia di far parte di una grande famiglia che accoglie, che abbraccia, che ama così semplicemente, sempre con il sorriso! Ho ricevuto tanto da loro, con la gratuità che caratterizza lo stile francescano e ho provato tante emozioni, forti e vere.

Mio figlio mi manca ancora tanto. Non c’è giorno che io non pensi a lui, che non parli con lui dentro il mio cuore, che non preghi per lui… Ma so che quello che fa è buono e giusto, e io ringrazio sempre il Signore per questo grande dono e sono fiera e felice di essere la sua mamma!

venerdì 16 novembre 2018

LA VOCAZIONE , UNA DANZA FRA DIO E L'UOMO

                                         Henri Matisse, La danza II (1910), Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo                                              “tu  sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima ed io ti amo”. (Is 43, 4) 

Mi scrive Luigi (18 anni). 
(...) Anche se credente, per me è inconcepibile parlare e accettare anche solo l'idea di vocazione e la possibilità di partecipare ad un percorso vocazionale come il Gruppo san Damiano. Come posso pensare che qualcuno (anche se è Dio) abbia già deciso per me cosa devo fare nella mia vita?(...)

Risposta di fra Alberto
Comprendo bene, caro Luigi,  come la parola "vocazione" così intesa  ti possa spaventare e allontanare da un cammino di ricerca proprio perchè vista come un qualche cosa di esterno, di imposto dall'alto. Se fosse davvero così, avresti pienamente ragione! 
Consentimi però di parlartene in termini diversi.

Al riguardo, prima di tutto vorrei dirti che, anche se prendi in considerazione la tua giovane esistenza, questa già ti interroga e ti provoca inevitabilmente in chiave vocazionale:  la vita, infatti, che pure ti appartiene, è un qualche cosa di grande e bello che non ti sei dato da solo, ma che ti è stata affidata gratuitamente. Essa dunque è già una chiamata - una vocazione, che sgorga da un atto d'amore di Dio unicamente e specificatamente rivolto a te; tu non sei solo un atto biologico!
E' bello e confortante, invece, scoprire quanto il profeta Isaia mette sulle labbra di Dio, che  “tu  sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima ed io ti amo”. (Is 43, 4) che sei stato creato per essere amato e per amare e che questo è il tuo vero destino, qualsiasi strada percorrerai. 

In secondo luogo, venendo poi alle dinamiche e ai  percorsi vocazionali che tanto ti spaventano, è vero che l'interlocutore principale è Dio, che chiama chi vuole, quando vuole e come vuole «secondo il suo proposito e la sua grazia» (2 Tim 1, 9); che chiama tutti alla salvezza, senza farsi limitare dalle disposizioni del ricevente.
Ma la libertà di Dio s'incontra sempre con la libertà dell'uomo e dunque anche con la tua libertà, in un dialogo misterioso e affascinante, fatto di parole e di silenzi, di messaggi e azioni, di sguardi e gesti, una libertà che è perfetta, quella di Dio, e l'altra imperfetta, quella umana.

La vocazione è dunque totalmente attività di Dio, ma anche realmente attività dell'uomo: lavoro e penetrazione di Dio nel cuore della libertà umana, ma anche fatica e lotta dell'uomo per esser libero d'accogliere il dono”. (Nuove Vocazioni per una Nuova Europa)

All’origine della vocazione c’è dunque l’amore di Dio, il suo desiderio di prendersi cura del bisogno di ogni persona di sentirsi amata e custodita. Ma proprio perché si sente amato, l’uomo diventa capace di amare e, per questo, si chiede: «Come posso esprimere l’amore che sento dentro?».
Ciascuno poi realizza la propria libertà di amare in varie direzioni ( matrimonio, vita consacrata, missione, servizio...)

Mi piace paragonare la dinamica vocazionale ad una sorta di DANZA fra l'uomo e Dio; una danza talvolta non facile, a volte gioiosa e appassionata, ma anche sofferta e timorosa, alla ricerca di un equilibrio e di un passo comune, di un'armonia reciproca non sempre immediata, ma necessaria  e fondamentale per la vita di ognuno di noi.

Non scoraggiarti dunque caro Luigi, ma lasciati coinvolgere dalla musica, dalla danza, dai passi che il Signore vuole proporti e insegnarti e insieme, costruirete una storia, una vita, un intreccio e un'intesa che darà senso e pienezza alla tua vita in un libero volteggiare e stringersi e abbracciarsi. Una danza che saprà abbracciare e coinvolgere anche altre persone a cui donare donare la stessa gioia e lo stesso amore e la medesima armonia. 

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

martedì 13 novembre 2018

LA VOCAZIONE DEL FRATE FRANCESCANO : AMARE, DONARE, RIPARARE

Gerusalemme - frate francescano nella piazza del Santo Seplocro

Pace e bene cari amici in ricerca. 

In questo nostro tempo, la Chiesa sta attraversando un momento non certo facile.
Si assiste, soprattutto in occidente, ad un crescente disinteresse e fuga dalla fede.
Essere cristiani non è certo più di moda; il Vangelo e Gesù sono "roba inutile e superata" per tante persone, specie per i  giovani che però, di conseguenza, si ritrovano sempre più soli, disorientati, spesso sedotti e traviati da idoli potenti e diabolici. Pesano dolorosamente anche i peccati e gli scandali all'interno della chiesa stessa e di alcuni suoi uomini che con i loro tradimenti e nefandezze l'hanno oscurata e umiliata, generando ulteriore sfiducia e distanza. 

Il Signore sta regalando però a questo nostro difficile tempo anche la testimonianza semplice e forte di tante persone, di tanti giovani ardenti, desiderosi di annunciarlo e spendersi per Lui. In particolare ci ha donato la luce di papa Francesco che con la sua azione e le sue parole, sta scuotendo l'intera Chiesa ad un rinnovato slancio d'amore e gioia e fede nel Vangelo e in Gesù.  Dunque... NON TEMIAMO!  



In tale contesto, ritorna ancor più attuale, il nostro carisma francescano con quelle parole che il Signore Gesù, dal Crocifisso di san Damiano, rivolse al giovane e inquieto Francesco 800 anni fa: « Va, Francesco e ripara la mia Chiesa, che come vedi, cade in rovina». 
Quante vite, infatti, anche in questo tempo, sono offese ed oppresse attendendo qualcuno che porga la mano! Ci sono cuori da sanare e guarire; ci sono giovani confusi e soli, da accompagnare e incoraggiare; c'è una tristezza e un non-senso che solo la gioia del Vangelo può cancellare; c'è ancora una Chiesa da riparare e ricostruire. 
Al riguardo, la vocazione francescana con le dimensioni della fraternità, dell’interiorità, della predicazione della penitenza e della pace che la caratterizzano, ha davvero tanto di buono da dire e offrire. 

A noi francescani, credo dunque sia affidata oggi più che mai, la missione di portare a tutti coloro che sono "affaticati e oppressi" un messaggio d'amore e gioia e speranza.
Come leggiamo nel Vangelo di san Giovanni (cf. Gv 12, 1-10noi frati dobbiamo però metterci umili ai piedi di Gesù e del prossimo per offrire una nuova e rinnovata unzione di Betania così che il profumo prezioso di Cristo e del suo Vangelo ritorni a inondare il mondo
Ma come fare?

  • sempre più "profumato e prezioso" e intimo dovrà essere il nostro incontro con il Signore, ma anche sempre più bello e aperto il relazionarci con il prossimo, soprattutto se ferito e debole. 
  • sempre più  "profumata e preziosa" la nostra vocazione nel risollevare vite, benedire vite, celebrare la vita di ogni essere umano nel nome di Gesù. 
  • "profumata e preziosa" e dunque generosa e audace la nostra missione di riparare la Chiesa a partire dai cuori, dalle famiglie, dai giovani, dal vissuto di ogni uomo. 

Nella sua Prima Regola San Francesco dice : « chiunque bussi alla porta del convento, questi sia accolto con bontà, sia esso amico o nemico». Si tratta di una bella sfida!!
 La sfida di: 

  • Accogliere tutti con bontà, senza giudicare. 
  • Accogliere per incoraggiare. 
  • Accogliere per fortificare. 
  • Accogliere per rilanciare e rinnovare una vita. 
  • Accogliere con pudore la storia di ogni persona: il pudore, l’aidos (Αἰδώς) dei greci, questo spazio di intimità e rispetto e umiltà fra noi e gli altri che è quasi scomparso nella nostra società e che noi frati possiamo offrire attraverso relazioni libere, gratuite e sane. 

Se dunque non lo si era ancora compreso, la nostra vocazione, (cfr. post precedenti ), consiste nel "DONARSI in Cristo", in alternativa ad un altro attegggiamento contrapposto come il "PRENDERE o il PRETENDERE per Sè".
Amare, donare, riparare, …: ecco cosa deve caratterizzare i frati francescani!! 

Anche a te, allora, caro amico "in ricerca" che leggi queste righe, rilancio la nostra chiamata e vocazione... Pensaci! Prega! Confrontati! Fai qualche passo...  e il Signore ti guiderà! 

A Lui sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


VA E RIPARA LA MIA CASA.....

lunedì 12 novembre 2018

SE IL SIGNORE CHIAMA... NON TI VUOLE FREGARE

Brescia-Convento/chiesa di san Francesco
Gruppo san Damiano alla celebrazione eucaristica
Cari amici in ricerca vocazionale, pace e bene.

Nel recente week end a Brescia (convento/chiesa di san Francesco)  si è svolto il secondo incontro del Gruppo San Damiano, per un discernimento e un orientamento alla vita religiosa francescana (diventare frate ?). 

Sette giovani arrivati un pò da varie parti del nord Italia (Sebastiano da Verona, Giacomo da Parma, Simone da Padova, Marco da Mantova, Marco da Novara, Massimo e Paolo da Torino) si sono ritrovati con noi frati per pregare, confrontarsi, condividere, ascoltare ed essere ascoltati.

  • Il tempo: E' fondamentale, come ho scritto tante volte, questo "darsi del tempo", sapersi fermare attorno ad una domanda, un sentimento, un'inquietudine e così rientrare in se stessi e guardare più da vicino i segni divini e la loro direzione: si tratta di verificare una scelta di vita... non si può avere fretta o affrontare il tutto con superficialità !!
  • Il gruppo: Fondamentale è anche il camminare insieme ad altri! Da soli non si va da nessuna parte e si rischia al contrario o di scappare o di giungere a conclusioni unicamente basate su noi stessi, fatte a nostra immagine e somiglianza e dove la volontà di Dio c'entra ben poco. Questa, unicamente dal confronto e attraverso tante mediazioni, invece, riesce ad emergere e rivelarsi.
  • Il Signore: Irrinunciabile, l'incontro  con il Signore attraverso la Parola, nell'adorazione, nella preghiera condivisa con i frati, nel silenzio che solo da voce ai sussurri dall'Alto.
  • La testimonianza : Sempre bella e concreta poi, l'esperienza di stare in comunità con dei frati veri, la testimonianza dei postulanti  , i giovani che a Brescia vivono  due anni di verifica e che consente anche ai nuovi arrivati un dialogo e un riconoscersi alla pari.  
Certo, aderire al gruppo San Damiano, chiede di fidarsi e rischiare, un uscire da se non scontato per mettersi in gioco ed esporsi e muovere dei passi e faticare, e gioire e piangere se necessario. Ma ne vale la pena..nella certezza che il Signore quando chiama e si propone, non vuole fregarti, ma donarti una vita piena e bella.

Il prossimo appuntamento sarà dal 6 al 9 dicembre. L'incontro si terrà ad Assisi presso la Basilica di san Francesco, accanto alla tomba del santo: un momento autentico di Grazia. (vedi sito)
Se qualcuno di voi, miei giovani amici e lettori volesse unirsi al gruppo per vivere questa esperienza di discernimento, si faccia vivo quanto prima.  

Chiedo anche la vostra preghiera per i giovani del Gruppo san Damiano e noi accompagnatori e guide. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 11 novembre 2018

LA CASSA DELLE COSE INCERTE: quando i dubbi ti divorano!


Fratelli in ricerca, oggi voglio raccontarvi una piccola storia.

Qualche giorno fa ero al “Giovani Verso Assisi”, il grande incontro nazionale che noi frati organizziamo ogni anno per il ponte di Ognissanti dedicato a tutti i giovani che si sentono legati alla realtà francescana.

Durante una delle serate vissute in basilica, accanto alla tomba di San Francesco, ho avuto l’immenso dono di ascoltare alcuni di questi giovani, di farmi loro accanto, di condividere passaggi di vita intensi, impegnativi, messi fra le mie mani come tante fragili opere d’arte.
Ho ancora ben stampato negli occhi lo sguardo di una ragazza di una regione del sud, C., pieno di dubbi, di domande, di indecisioni e incertezze… Si sentiva davvero schiacciata fra le tante cose che la assillano fra famiglia, ragazzo, università, futuro, gruppo in parrocchia, preghiera...

In quel momento, ascoltandola, mi è tornata in mente un’immagine: qualche settimana prima nel duomo di Monza mi ero imbattuto su una cosa molto particolare, direi unica. Era una semplice cassetta, tipo quelle per le offerte, ma recava una scritta che mi ha davvero incuriosito, e quindi l’ho fotografata:
Cassa delle cose incerte - Duomo di Monza
Le ho raccontato di questa cassetta, e insieme abbiamo immaginato di averla lì con noi. Abbiamo provato a fare un elenco, un elenco delle cose incerte, e ad una ad una infilarle dentro la cassetta. Mentre la pila di foglietti immaginari cresceva, saliva anche un leggero sorriso su quel volto tirato, che man mano si rilassava un po’. Abbiamo potuto anche scherzare e prenderci un po’ in giro per tutti i casini in cui ci infiliamo nelle nostre vite, compresi quelli che non esistono proprio e li costruiamo noi, dal nulla, con la nostra fantasia.

Quando ci siamo salutati l’elenco delle cose incerte era ancora lì, dentro la cassetta. Nessuna di queste era stata apparentemente risolta. Eppure questo gesto simbolico, questa cassetta immaginaria, ci aveva fatto bene: quando i dubbi vengono chiamati per nome, fissati nei loro confini realistici, condivisi con qualcuno di cui ci fidiamo, affidati alle mani buone e sagge del nostro Signore, lasciati anche decantare nel tempo… quando viviamo questo passaggio interiore, apparentemente banale e inutile, le cose lentamente cambiano.
La realtà diventa un po’ meno ostile, la foresta dei nostri pensieri inizia a diventare un po’ più familiare, qualche raggio di luce comincia a penetrare fra i rami. È un semplice foglietto che non esiste, con alcune parole impresse sopra, lasciato dentro una cassetta del nostro cuore, fra le mani di Dio. Eppure lentamente si scioglie, perde di potere su di noi, si rivela nella sua evanescenza e sparisce, oppure ci racconta una verità più profonda di noi, e quindi si trasforma in possibilità nuova di vita.

Fratelli, siamo tutti pieni di cose incerte.

Qualche anno fa, all'inizio del cammino, credevo che con il passare del tempo le cose si sarebbero via via chiarite, che i dubbi sarebbero volati via. La mia povera e minuscola esperienza invece mi sta dicendo il contrario: con il tempo le certezze diminuiscono di numero, le domande si fanno invece sempre più profonde. Sì, perché stare con il Signore semplifica e destruttura: lentamente la sua presenza sfoglia il nostro cuore, e strato dopo strato ci si avvicina al centro, dove le cose sicure diventano sempre meno e sempre più forti, reali, concrete, durature, mentre tutto il resto si trasfigura, rivela la sua essenza, ciò che è davvero: umanità fragile, da rispettare, da accogliere, da amare.

Facciamoci una cassetta delle cose incerte! Ascoltiamo i nostri dubbi, diamo loro un nome e una cittadinanza dentro di noi. Affidiamoli alle mani del Signore, che abita nel nostro profondo. Scrutiamoli, mettiamoli alla prova, lasciamoli sciogliere e trasformarsi.
E aggrappiamoci sempre all'unica vera certezza: Dio è amore!
Il suo amore fedele non ci abbandonerà mai!

Buon cammino a tutti!

Fr. Nico