mercoledì 21 novembre 2018

CHE SIGNIFICA VIVERE LA VERGINITA' - CASTITA' PER IL REGNO ?

Cari amici in "ricerca vocazionale",
pace e bene!

Riprendo oggi un tema che sempre crea questioni e dibattiti: il voto di castità e la scelta del celibato/nubilato che caratterizza noi religiosi (frati, suore..).  Al riguardo, ricordo molto bene una lettera inviatami tempo fa da Dennis, un giovane di 22 anni. Questi si dichiarava cattolico, ma affermava "di non capire in alcun modo la scelta della castità e del celibato, per i sacerdoti come per i religiosi ". Mi chiedeva pertanto di aiutarlo a "comprendere meglio il senso di quell'espressione di Gesù in cui parla di verginità per il regno dei cieli":«Vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli»: così troviamo, infatti, nel Vangelo di Matteo (19,12). Di seguito una breve riflessione che può essere utile per tutti.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


COSA VUOL DIRE VIVERE LA VERGINITA' - CASTITA' PER IL REGNO?
Che cosa vuol dire, insomma, verginità (l'essere eunuchi) per il Regno dei cieli? Partirei da una definizione sintetica:
  • Esser vergini per il Regno dei cieli vuol dire amare Dio al di sopra di tutte le creature (con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze),
  • Per amare con il cuore e la libertà di Dio ogni creatura, senza legarsi a nessuna, né escluderne alcuna (senza procedere cioè con i criteri elettivi-selettivi tipici dell’amore umano),
  • anzi, amando in particolare chi è più tentato di non sentirsi amabile .
Provo a scomporre gli elementi più significativi della proposta, come emergono da questo tentativo di definizione:

1) La sostanza della verginità: E' l'Amore! La scelta verginale consiste essenzialmente nell’Amore, inizia e si compie nell’amare, nel voler bene, non primariamente nel rinunciare all’amore o a qualche istinto. Il consacrato pertanto non è uno che rifiuta l'amore! Anzi!

2) L’oggetto dell’amore verginale: E' Dio! Anzitutto e prima di tutto e tutti! Ma non solo Dio, anche le creature, ogni creatura, e in particolare chi è più tentato di non sentirsi amabile e non è di fatto amato. Non c’è rivalità tra questi amori, semmai c’è progressione a partire dall’amore di Dio, come un movimento concentrico.

3) La modalità o stile dell’amore verginale (=condizioni in positivo): E' la totalità, indicata dalle caratteristiche dei due amori: Dio è amato con tutto il cuore, mente e volontà; la creatura col cuore e la libertà di Dio. Dunque è un amore totalmente umano e totalmente divino.

4) Le rinunce dell’amore verginale (=condizioni in negativo): il vergine deve certo rinunciare a legami definitivi ed esclusivi, per tutta la vita (sarebbe il matrimonio), ma anche a esclusioni di sorta, di qualcuno. In sostanza deve rinunciare a procedere coi criteri della benevolenza o simpatia solo umana o dei legami del sangue, che sceglie ed esclude in base al semplice istinto o all’interesse personale, più che a quello altrui.

5) Il modello di una vita in verginità: E' Gesù stesso (Fil 2,6-11) che senza tenere nulla per sè, si è spogliato di tutto e totalmente si è consegnato al Padre e ha offerto la Sua vita per tutti, spezzando il Suo corpo e versando il Suo sangue per ognuno di noi; spalancando in tal modo sull'umanità intera le Sue braccia .

6) La tipicità di una vita verginale: Non è una scelta "umana" fra le tante (magari inventata dai preti!) , ma scaturisce direttamente dalla vita e dal'esempio di Gesù, Figlio di Dio. Chi vi è chiamato e vi aderisce vuole riproporre dunque il modo di amare di Dio,  nello stile "divino" mostratoci da Gesù: i Suoi gesti, i sentimenti, la Sua scelta radicale di Dono di Sè. Per questo nella Chiesa la Verginità è necessaria e sempre sarà presente!

Di fronte alla semplicità e ricchezza di questi elementi dovrebbero apparire ancor più strane e immotivate le molte paure e i molti  imbarazzi e incomprensioni anche di tanti cristiani  nel guardare alla scelta verginale, ma...si sa.., il Vangelo non è mai a buon mercato, mentre è più facile voler apparire  al passo coi tempi.

Vi segnalo anche al riguardo una stupenda catechesi pronunciata dall'amato Giovanni Paolo II su questo tema.

Il Signore vi benedica e vi conceda di alzare lo sguardo, di tendere alle più alte vette!


lunedì 19 novembre 2018

SURSUM CORDA !

Alpi Friulane- Monte Terzo
Sursum corda? Che strana espressione! Essa viene dal latino: 'sursum' che significa ‘in alto',  e 'corda' che è tratto dalla parola 'cor' e che vuol dire 'cuore'. ‘Sursum corda’ si traduce dunque nel linguaggio corrente e anche liturgico con 'In alto i nostri cuori'. Credo sia a tutti famigliare questa espressione che il sacerdote pronuncia ogni volta nella santa messa :
Sacerdote : In alto i nostri cuori / Sursum corda
Assemblea : Sono rivolti al Signore / Habemus ad Dominum.
In alto i nostri cuori! Il cuore nella Bibbia (‘leb’ in ebraico)  è ben di più che un semplice organoEsso è considerato il centro della decisione, il luogo della volontà, sede di una coscienza illuminata e formata.
Quando Dio parla, è solo attraverso e per mezzo del cuore (‘leb‘) che l'uomo può udirlo e incontrarlo.
E' dunque nel cuore e attraverso il cuore (leb‘) che si rivela la nostra vocazione.
Naturalmente, per giungere a questa consapevolezza, è necessario che il nostro lebsia bene orientato, un pò come un'antenna parabolica verso un satellite: cattivo orientamento = cattiva ricezione del segnale. Si pone però anche subito qualche altra questione: come fare per bene orientare il nostro cuore? Ma questo orientamento è davvero così importante e necessario per la nostra vita? Facciamo un altro passo per scoprirlo. Il salmo 120 ci parla così :
« Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il Cielo e la Terra. »
E allora sarà bene che mi chieda: In che direzione io guardo? E... che cosa desidero? Che cosa poi, in realtà, mi cattura e coinvolge veramente? 
Sono forse soprattutto rivolto a me stesso e alle mie mancanze, ai miei limiti, ai miei problemi, alle mie sofferenze o anche solo ai miei progetti?  Guardo prevalentemente agli altri e alle loro imperfezioni e ai loro errori o a quello che loro hanno e io non ho? Considero soprattutto il mondo e le sue difficoltà? Oppure, sto cercando il Signore e la sua gloria ?
Si tratta di domande davvero importanti in cui Gesù ci può orientare e illuminare con la sua parola (Mt 6, 22-23) : «La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!» 
Se poi teniamo presente che il nostro sguardo è normalmente focalizzato su ciò che riteniamo più importante, ecco che Gesù viene ulteriormente a richiamarci e  a ricordarci che: « là dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore» (Mt 6, 21)
Dunque, per bene orientare "l'antenna parabolica" del nostre cuore, è  necessario imparare a direzionare al meglio il nostro sguardo. Ma questo non è per niente facile, nè scontato! Talvolta basta qualche "grado" di differenza per farci miseramente cadere. Lo stesso Simon Pietro ne ha fatto amara esperienza quando camminando sulle acque per raggiungere Gesù, tutto gli va bene finchè il suo sguardo e la sua attenzione, improvvisamente, non sono più rivolti a Gesù, ma vengono attratti e travolti dal mare in tempesta. E' allora che inizia ad avere paura e ad affondare!! (cf. Mt, 14, 22-33). Anche San Paolo ci racconta in una lettera come, ad un certo punto della sua vita, sia stato necessario prendere una decisione fondamentale e così indirizzare la parabola del suo cuore verso Gesù (Fil3,14):
« Questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.»
Tutto ciò deve interrogare anche noi: verso quale meta e scopo di vita siamo diretti? E poi, come potremmo correre verso un obiettivo senza mai guardarlo, per dirigerci verso di esso? Il peccato è proprio questo: quando ci lasciamo distrarre come San Pietro e perdiamo di vista l'obiettivo vero della nostra esistenza che è Gesù. Il peccato è quando il nostro cuore è male orientato e così ci dirigiamo verso un idolo invece di mirare e correre verso il Signore. Ma il frutto di questa mancata centratura non può che non essere amaro e triste; è mancare infatti, il bersaglio della vita eterna, il bersaglio dell'Amore vero che solo è fonte di felicità e fecondità.
Verso quale meta è dunque orientato il nostro sguardo? Perchè non prenderci a questo punto un pò di tempo per rispondere a tale domanda tanto importante? Perchè non provare a tendere l'arco della nostra vita per mirare l'obiettivo del nostro desiderio più profondo?
Sì, alziamo il nostro sguardo, eleviamo i nostri cuori! Lasciamoci condurre alle altezze dell'Amore, alla sorgente della Santa Trinità! E' là che il tempo si arresta e i nostri interrogativi trovano risposta; è là che i nostri occhi si illuminano perchè guardano in Alto, ricercano l'Alto. Il salmo 33 ci incoraggia al riguardo :
"Guardate a Lui e sarete raggianti, non sarano confusi i vostri volti!" 
Prendiamoci allora del tempo per discernere la nostra strada! Una buona occasione al riguardo è per es. il Gruppo san Damiano che riunisce dei giovani desiderosi di comprendere la propria vocazione, scoprendo ciò che il Signore ha seminato nel loro cuore ("leb").  Se ti interessa vedi qui i dettagli della proposta.
Disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.» i. (Gv 14,6)
 cfr. https://vocationfranciscaine.com/

domenica 18 novembre 2018

UN SI' O UN NO ?


L’istante magico è quel momento in cui 
un SI' o un NO 
può cambiare tutta la nostra esistenza.

Paulo Coelho

sabato 17 novembre 2018

MIO FIGLIO E' UN GIOVANE FRATE FRANCESCANO


Ciao a tutti, fratelli di cammino.

Oggi è una giornata davvero luminosa: sono proprio contento perché ho avuto il permesso di condividere con voi un piccolo gioiello prezioso!

Come sapete qualche volta su questo blog postiamo le lettere di qualcuno di voi (previo il permesso del mittente, ovviamente!), certi che la testimonianza diretta sia sempre utile e benedetta per il cammino di tutti.
Questa volta però ho fra le mani una lettera molto particolare: l'ha scritta la mamma di un frate, un mio caro confratello di cammino. Me l'aveva letta qualche settimana fa, con le lacrime agli occhi dalla commozione: mi è venuto naturale proporgli di condividerla sul blog... sono passati un po' di giorni, e ieri sera mi è giunto il via libera direttamente dalla voce (altrettanto commossa) di sua mamma, che in questi anni è divenuta anche un po' mamma mia...

Ecco, allora ve la metto qui sotto, senza il bisogno di aggiungere commento alcuno: sono convinto che davvero parli da sola, urli al mondo la bellezza di amare, di affidarsi, di spendersi, di regalarsi a Dio e ai fratelli. Mamme così sostengono il mondo: con l'aiuto del Signore aprono la vita al futuro, fanno la loro piccola parte perché il regno di Dio venga, e venga presto!

Un abbraccio a tutti.
Fra Nico (nico.melato@gmail.com)


Lettera di L., mamma di un giovane frate francescano

Mio figlio è un giovane frate francescano.
Mio figlio è vita donata!
È testimonianza viva e vera di Dio,
della Sua presenza, della Sua tenerezza, del suo grande Amore!

Tutto è cominciato, anzi tutto è cambiato per mio figlio e per noi, un po’ di anni fa: con poche parole scritte in una lettera ci annunciava la sua decisione:
Mamma, ho incontrato il Signore! Voglio capire cosa vuole da me… sto cercando di abbandonarmi a Lui, così che possa indicarmi la strada, mi sto innamorando di Lui e …sono felice”.

In quel momento mi sono sentita smarrita, incredula, disarmata, piccola, di fronte ad una “cosa” così grande, così unica, così rara… È difficile descrivere le emozioni che ho provato cercando di capire. Desideravo tanto aiutarlo, rassicurarlo, come quando era piccolo e bastava una carezza, un bacio, una storia raccontata piano… Io che l’ho cresciuto, che gli ho insegnato tante cose, che lo amo più della mia stessa vita, non sapevo cosa fare o dire… Forse la mia era semplicemente paura di madre, paura di perderlo, e sentivo dentro una nostalgia struggente, quasi un dolore fisico: non ero pronta a lasciarlo andare, ma non potevo fermare la sua luce!!!

Allora ho imparato da mio figlio. Come lui, mi sono affidata al Signore completamente e ho pregato, tanto, e le mie preghiere impastate di lacrime mi hanno aiutato ad avere fede, ad avere la certezza che il Signore avrebbe vegliato su di lui, che non lo avrebbe abbandonato mai!

E da lontano in questi anni ho sempre cercato di accompagnare il suo cammino e tutti i momenti belli che ha vissuto, ho sempre cercato di sostenerlo nelle difficoltà che ha incontrato con tutto il mio amore, condividendo le sue esperienze di aiuto nei vari servizi che ha vissuto, ascoltando i racconti dei suoi pellegrinaggi, ridendo insieme della sua gioia, così preziosa per me!

Grazie a mio figlio ho conosciuto tanti frati (o “fratelli” come li chiama lui), ho sperimentato la gioia di far parte di una grande famiglia che accoglie, che abbraccia, che ama così semplicemente, sempre con il sorriso! Ho ricevuto tanto da loro, con la gratuità che caratterizza lo stile francescano e ho provato tante emozioni, forti e vere.

Mio figlio mi manca ancora tanto. Non c’è giorno che io non pensi a lui, che non parli con lui dentro il mio cuore, che non preghi per lui… Ma so che quello che fa è buono e giusto, e io ringrazio sempre il Signore per questo grande dono e sono fiera e felice di essere la sua mamma!

venerdì 16 novembre 2018

LA VOCAZIONE , UNA DANZA FRA DIO E L'UOMO

                                         Henri Matisse, La danza II (1910), Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo                                              “tu  sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima ed io ti amo”. (Is 43, 4) 

Mi scrive Luigi (18 anni). 
(...) Anche se credente, per me è inconcepibile parlare e accettare anche solo l'idea di vocazione e la possibilità di partecipare ad un percorso vocazionale come il Gruppo san Damiano. Come posso pensare che qualcuno (anche se è Dio) abbia già deciso per me cosa devo fare nella mia vita?(...)

Risposta di fra Alberto
Comprendo bene, caro Luigi,  come la parola "vocazione" così intesa  ti possa spaventare e allontanare da un cammino di ricerca proprio perchè vista come un qualche cosa di esterno, di imposto dall'alto. Se fosse davvero così, avresti pienamente ragione! 
Consentimi però di parlartene in termini diversi.

Al riguardo, prima di tutto vorrei dirti che, anche se prendi in considerazione la tua giovane esistenza, questa già ti interroga e ti provoca inevitabilmente in chiave vocazionale:  la vita, infatti, che pure ti appartiene, è un qualche cosa di grande e bello che non ti sei dato da solo, ma che ti è stata affidata gratuitamente. Essa dunque è già una chiamata - una vocazione, che sgorga da un atto d'amore di Dio unicamente e specificatamente rivolto a te; tu non sei solo un atto biologico!
E' bello e confortante, invece, scoprire quanto il profeta Isaia mette sulle labbra di Dio, che  “tu  sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima ed io ti amo”. (Is 43, 4) che sei stato creato per essere amato e per amare e che questo è il tuo vero destino, qualsiasi strada percorrerai. 

In secondo luogo, venendo poi alle dinamiche e ai  percorsi vocazionali che tanto ti spaventano, è vero che l'interlocutore principale è Dio, che chiama chi vuole, quando vuole e come vuole «secondo il suo proposito e la sua grazia» (2 Tim 1, 9); che chiama tutti alla salvezza, senza farsi limitare dalle disposizioni del ricevente.
Ma la libertà di Dio s'incontra sempre con la libertà dell'uomo e dunque anche con la tua libertà, in un dialogo misterioso e affascinante, fatto di parole e di silenzi, di messaggi e azioni, di sguardi e gesti, una libertà che è perfetta, quella di Dio, e l'altra imperfetta, quella umana.

La vocazione è dunque totalmente attività di Dio, ma anche realmente attività dell'uomo: lavoro e penetrazione di Dio nel cuore della libertà umana, ma anche fatica e lotta dell'uomo per esser libero d'accogliere il dono”. (Nuove Vocazioni per una Nuova Europa)

All’origine della vocazione c’è dunque l’amore di Dio, il suo desiderio di prendersi cura del bisogno di ogni persona di sentirsi amata e custodita. Ma proprio perché si sente amato, l’uomo diventa capace di amare e, per questo, si chiede: «Come posso esprimere l’amore che sento dentro?».
Ciascuno poi realizza la propria libertà di amare in varie direzioni ( matrimonio, vita consacrata, missione, servizio...)

Mi piace paragonare la dinamica vocazionale ad una sorta di DANZA fra l'uomo e Dio; una danza talvolta non facile, a volte gioiosa e appassionata, ma anche sofferta e timorosa, alla ricerca di un equilibrio e di un passo comune, di un'armonia reciproca non sempre immediata, ma necessaria  e fondamentale per la vita di ognuno di noi.

Non scoraggiarti dunque caro Luigi, ma lasciati coinvolgere dalla musica, dalla danza, dai passi che il Signore vuole proporti e insegnarti e insieme, costruirete una storia, una vita, un intreccio e un'intesa che darà senso e pienezza alla tua vita in un libero volteggiare e stringersi e abbracciarsi. Una danza che saprà abbracciare e coinvolgere anche altre persone a cui donare donare la stessa gioia e lo stesso amore e la medesima armonia. 

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

martedì 13 novembre 2018

LA VOCAZIONE DEL FRATE FRANCESCANO : AMARE, DONARE, RIPARARE

Gerusalemme - frate francescano nella piazza del Santo Seplocro

Pace e bene cari amici in ricerca. 

In questo nostro tempo, la Chiesa sta attraversando un momento non certo facile.
Si assiste, soprattutto in occidente, ad un crescente disinteresse e fuga dalla fede.
Essere cristiani non è certo più di moda; il Vangelo e Gesù sono "roba inutile e superata" per tante persone, specie per i  giovani che però, di conseguenza, si ritrovano sempre più soli, disorientati, spesso sedotti e traviati da idoli potenti e diabolici. Pesano dolorosamente anche i peccati e gli scandali all'interno della chiesa stessa e di alcuni suoi uomini che con i loro tradimenti e nefandezze l'hanno oscurata e umiliata, generando ulteriore sfiducia e distanza. 

Il Signore sta regalando però a questo nostro difficile tempo anche la testimonianza semplice e forte di tante persone, di tanti giovani ardenti, desiderosi di annunciarlo e spendersi per Lui. In particolare ci ha donato la luce di papa Francesco che con la sua azione e le sue parole, sta scuotendo l'intera Chiesa ad un rinnovato slancio d'amore e gioia e fede nel Vangelo e in Gesù.  Dunque... NON TEMIAMO!  



In tale contesto, ritorna ancor più attuale, il nostro carisma francescano con quelle parole che il Signore Gesù, dal Crocifisso di san Damiano, rivolse al giovane e inquieto Francesco 800 anni fa: « Va, Francesco e ripara la mia Chiesa, che come vedi, cade in rovina». 
Quante vite, infatti, anche in questo tempo, sono offese ed oppresse attendendo qualcuno che porga la mano! Ci sono cuori da sanare e guarire; ci sono giovani confusi e soli, da accompagnare e incoraggiare; c'è una tristezza e un non-senso che solo la gioia del Vangelo può cancellare; c'è ancora una Chiesa da riparare e ricostruire. 
Al riguardo, la vocazione francescana con le dimensioni della fraternità, dell’interiorità, della predicazione della penitenza e della pace che la caratterizzano, ha davvero tanto di buono da dire e offrire. 

A noi francescani, credo dunque sia affidata oggi più che mai, la missione di portare a tutti coloro che sono "affaticati e oppressi" un messaggio d'amore e gioia e speranza.
Come leggiamo nel Vangelo di san Giovanni (cf. Gv 12, 1-10noi frati dobbiamo però metterci umili ai piedi di Gesù e del prossimo per offrire una nuova e rinnovata unzione di Betania così che il profumo prezioso di Cristo e del suo Vangelo ritorni a inondare il mondo
Ma come fare?

  • sempre più "profumato e prezioso" e intimo dovrà essere il nostro incontro con il Signore, ma anche sempre più bello e aperto il relazionarci con il prossimo, soprattutto se ferito e debole. 
  • sempre più  "profumata e preziosa" la nostra vocazione nel risollevare vite, benedire vite, celebrare la vita di ogni essere umano nel nome di Gesù. 
  • "profumata e preziosa" e dunque generosa e audace la nostra missione di riparare la Chiesa a partire dai cuori, dalle famiglie, dai giovani, dal vissuto di ogni uomo. 

Nella sua Prima Regola San Francesco dice : « chiunque bussi alla porta del convento, questi sia accolto con bontà, sia esso amico o nemico». Si tratta di una bella sfida!!
 La sfida di: 

  • Accogliere tutti con bontà, senza giudicare. 
  • Accogliere per incoraggiare. 
  • Accogliere per fortificare. 
  • Accogliere per rilanciare e rinnovare una vita. 
  • Accogliere con pudore la storia di ogni persona: il pudore, l’aidos (Αἰδώς) dei greci, questo spazio di intimità e rispetto e umiltà fra noi e gli altri che è quasi scomparso nella nostra società e che noi frati possiamo offrire attraverso relazioni libere, gratuite e sane. 

Se dunque non lo si era ancora compreso, la nostra vocazione, (cfr. post precedenti ), consiste nel "DONARSI in Cristo", in alternativa ad un altro attegggiamento contrapposto come il "PRENDERE o il PRETENDERE per Sè".
Amare, donare, riparare, …: ecco cosa deve caratterizzare i frati francescani!! 

Anche a te, allora, caro amico "in ricerca" che leggi queste righe, rilancio la nostra chiamata e vocazione... Pensaci! Prega! Confrontati! Fai qualche passo...  e il Signore ti guiderà! 

A Lui sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


VA E RIPARA LA MIA CASA.....

lunedì 12 novembre 2018

SE IL SIGNORE CHIAMA... NON TI VUOLE FREGARE

Brescia-Convento/chiesa di san Francesco
Gruppo san Damiano alla celebrazione eucaristica
Cari amici in ricerca vocazionale, pace e bene.

Nel recente week end a Brescia (convento/chiesa di san Francesco)  si è svolto il secondo incontro del Gruppo San Damiano, per un discernimento e un orientamento alla vita religiosa francescana (diventare frate ?). 

Sette giovani arrivati un pò da varie parti del nord Italia (Sebastiano da Verona, Giacomo da Parma, Simone da Padova, Marco da Mantova, Marco da Novara, Massimo e Paolo da Torino) si sono ritrovati con noi frati per pregare, confrontarsi, condividere, ascoltare ed essere ascoltati.

  • Il tempo: E' fondamentale, come ho scritto tante volte, questo "darsi del tempo", sapersi fermare attorno ad una domanda, un sentimento, un'inquietudine e così rientrare in se stessi e guardare più da vicino i segni divini e la loro direzione: si tratta di verificare una scelta di vita... non si può avere fretta o affrontare il tutto con superficialità !!
  • Il gruppo: Fondamentale è anche il camminare insieme ad altri! Da soli non si va da nessuna parte e si rischia al contrario o di scappare o di giungere a conclusioni unicamente basate su noi stessi, fatte a nostra immagine e somiglianza e dove la volontà di Dio c'entra ben poco. Questa, unicamente dal confronto e attraverso tante mediazioni, invece, riesce ad emergere e rivelarsi.
  • Il Signore: Irrinunciabile, l'incontro  con il Signore attraverso la Parola, nell'adorazione, nella preghiera condivisa con i frati, nel silenzio che solo da voce ai sussurri dall'Alto.
  • La testimonianza : Sempre bella e concreta poi, l'esperienza di stare in comunità con dei frati veri, la testimonianza dei postulanti  , i giovani che a Brescia vivono  due anni di verifica e che consente anche ai nuovi arrivati un dialogo e un riconoscersi alla pari.  
Certo, aderire al gruppo San Damiano, chiede di fidarsi e rischiare, un uscire da se non scontato per mettersi in gioco ed esporsi e muovere dei passi e faticare, e gioire e piangere se necessario. Ma ne vale la pena..nella certezza che il Signore quando chiama e si propone, non vuole fregarti, ma donarti una vita piena e bella.

Il prossimo appuntamento sarà dal 6 al 9 dicembre. L'incontro si terrà ad Assisi presso la Basilica di san Francesco, accanto alla tomba del santo: un momento autentico di Grazia. (vedi sito)
Se qualcuno di voi, miei giovani amici e lettori volesse unirsi al gruppo per vivere questa esperienza di discernimento, si faccia vivo quanto prima.  

Chiedo anche la vostra preghiera per i giovani del Gruppo san Damiano e noi accompagnatori e guide. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 11 novembre 2018

LA CASSA DELLE COSE INCERTE: quando i dubbi ti divorano!


Fratelli in ricerca, oggi voglio raccontarvi una piccola storia.

Qualche giorno fa ero al “Giovani Verso Assisi”, il grande incontro nazionale che noi frati organizziamo ogni anno per il ponte di Ognissanti dedicato a tutti i giovani che si sentono legati alla realtà francescana.

Durante una delle serate vissute in basilica, accanto alla tomba di San Francesco, ho avuto l’immenso dono di ascoltare alcuni di questi giovani, di farmi loro accanto, di condividere passaggi di vita intensi, impegnativi, messi fra le mie mani come tante fragili opere d’arte.
Ho ancora ben stampato negli occhi lo sguardo di una ragazza di una regione del sud, C., pieno di dubbi, di domande, di indecisioni e incertezze… Si sentiva davvero schiacciata fra le tante cose che la assillano fra famiglia, ragazzo, università, futuro, gruppo in parrocchia, preghiera...

In quel momento, ascoltandola, mi è tornata in mente un’immagine: qualche settimana prima nel duomo di Monza mi ero imbattuto su una cosa molto particolare, direi unica. Era una semplice cassetta, tipo quelle per le offerte, ma recava una scritta che mi ha davvero incuriosito, e quindi l’ho fotografata:
Cassa delle cose incerte - Duomo di Monza
Le ho raccontato di questa cassetta, e insieme abbiamo immaginato di averla lì con noi. Abbiamo provato a fare un elenco, un elenco delle cose incerte, e ad una ad una infilarle dentro la cassetta. Mentre la pila di foglietti immaginari cresceva, saliva anche un leggero sorriso su quel volto tirato, che man mano si rilassava un po’. Abbiamo potuto anche scherzare e prenderci un po’ in giro per tutti i casini in cui ci infiliamo nelle nostre vite, compresi quelli che non esistono proprio e li costruiamo noi, dal nulla, con la nostra fantasia.

Quando ci siamo salutati l’elenco delle cose incerte era ancora lì, dentro la cassetta. Nessuna di queste era stata apparentemente risolta. Eppure questo gesto simbolico, questa cassetta immaginaria, ci aveva fatto bene: quando i dubbi vengono chiamati per nome, fissati nei loro confini realistici, condivisi con qualcuno di cui ci fidiamo, affidati alle mani buone e sagge del nostro Signore, lasciati anche decantare nel tempo… quando viviamo questo passaggio interiore, apparentemente banale e inutile, le cose lentamente cambiano.
La realtà diventa un po’ meno ostile, la foresta dei nostri pensieri inizia a diventare un po’ più familiare, qualche raggio di luce comincia a penetrare fra i rami. È un semplice foglietto che non esiste, con alcune parole impresse sopra, lasciato dentro una cassetta del nostro cuore, fra le mani di Dio. Eppure lentamente si scioglie, perde di potere su di noi, si rivela nella sua evanescenza e sparisce, oppure ci racconta una verità più profonda di noi, e quindi si trasforma in possibilità nuova di vita.

Fratelli, siamo tutti pieni di cose incerte.

Qualche anno fa, all'inizio del cammino, credevo che con il passare del tempo le cose si sarebbero via via chiarite, che i dubbi sarebbero volati via. La mia povera e minuscola esperienza invece mi sta dicendo il contrario: con il tempo le certezze diminuiscono di numero, le domande si fanno invece sempre più profonde. Sì, perché stare con il Signore semplifica e destruttura: lentamente la sua presenza sfoglia il nostro cuore, e strato dopo strato ci si avvicina al centro, dove le cose sicure diventano sempre meno e sempre più forti, reali, concrete, durature, mentre tutto il resto si trasfigura, rivela la sua essenza, ciò che è davvero: umanità fragile, da rispettare, da accogliere, da amare.

Facciamoci una cassetta delle cose incerte! Ascoltiamo i nostri dubbi, diamo loro un nome e una cittadinanza dentro di noi. Affidiamoli alle mani del Signore, che abita nel nostro profondo. Scrutiamoli, mettiamoli alla prova, lasciamoli sciogliere e trasformarsi.
E aggrappiamoci sempre all'unica vera certezza: Dio è amore!
Il suo amore fedele non ci abbandonerà mai!

Buon cammino a tutti!

Fr. Nico

sabato 10 novembre 2018

LE PICCOLE COSE


Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo; 
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno 
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, 
come un bimbo svezzato è l’anima mia,
speri Israele nel Signore, ora e sempre. 
                                                                                                Salmo 130


Benedetti siano gli istanti,
e i millimetri, e le ombre
delle piccole cose.

Fernando Pessoa

venerdì 9 novembre 2018

CELIBATO E CASTITA': UNA PORTA SOCCHIUSA


Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.

Il Celibato per il Regno con il voto di castità, connota in modo radicale la vita di noi frati come di ogni religioso  o sacerdote. Una scelta esigente, quasi una sfida oggi, spesso non capita e contestata da chi la rifiuta a priori, ma anche mal compresa da chi la intepreta erroneamente come una neccessaria fuga e protezione, una barriera, una siepe dalle insidie del mondo.

In realtà quando ne si intuisce la verità profonda, la bellezza e la vertigine, non si può non esserne affascinati e stupiti. "Oggi ancor più che in passato, ha in sé un’incredibile carica profetica ed è un cammino di felicità e di realizzazione umana". E' così che può succedere, anche in questo nostro tempo, che alcuni "pazzi"  si sentano chiamati ad abbracciare questa via

Per un approfondimento in merito, vi propongo una interessante riflessione di Jean-Paul Vesco, (Domenicano, vescovo di Oran) pubblicata recentemente sull'Osservatore Romano.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
F. Alberto (fra.alberto@davide.it)
=============///=======///======///==============
UNA PORTA SOCCHIUSA...
Una frase del nostro maestro dei novizi mi accompagna dai tempi del mio noviziato domenicano: «Vivere il celibato consacrato significa accettare la scomodità e il rischio di lasciare la porta della propria vita affettiva largamente socchiusa». Sposarsi di solito permette di chiudere, per quanto è possibile, la porta a tutte le altre possibilità e di costruire un rapporto affettivo nel tempo con il proprio coniuge. Niente di simile nella vita consacrata che, oltretutto, suscita per natura confidenze, scambi a cuore aperto, e nutre molto facilmente una raffigurazione idealizzata della persona celibe «in vista del Regno dei cieli».

È forte la tentazione di chiudere quella dannata porta con ogni mezzo. Il più naturale è porsi, per quanto possibile, fuori dalla portata del rischio del rapporto, separarsi. Ciò significa, in primo luogo, non porsi più in una situazione di alterità in cui il rapporto è fatto di scambio reciproco, in cui ognuno si lascia raggiungere, si lascia toccare. È questo bisogno di separazione, in parte necessaria, la ragion d’essere della clausura monastica.

Il clericalismo, di cui Papa Francesco non smette di denunciare la pericolosità per la Chiesa, ha in parte origine da questo desiderio legittimo di mettere la propria vita affettiva al riparo dalle correnti d’aria. Ma la clausura clericale può presto rivelarsi, sia per i sacerdoti sia per le persone che li frequentano, anche se con le intenzioni più pure da entrambe le parti, una protezione tanto più illusoria in quanto può nascondere il rischio della seduzione reciproca.
Tale rischio è aggravato dal fatto che il bisogno di una giusta distanza si coniuga con la propensione di ogni istituzione umana a produrre i propri strati, i propri codici e le proprie élite.

La Chiesa non solo non fa eccezione, ma ha addirittura una propensione particolare a sacralizzarli. Che cosa abbiamo fatto del comandamento di Gesù ai suoi discepoli «e non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo» (Matteo 23, 9)? 
Quando capiremo finalmente che con queste parole Gesù auspica vivamente una Chiesa di fratelli e di sorelle e non una Chiesa scissa tra sacerdoti e fedeli, così come ha denunciato papa Francesco nella sua lettera sugli abusi sessuali dello scorso 22 agosto? «Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo».

Pertanto, lungi dall’essere un baluardo contro gli assalti dell’affettività, questo isolamento clericale, anche sotto forma di autorità degli uni sugli altri — che, se non si fa attenzione, l’ordinazione sacerdotale genera in modo così naturale — può creare le condizioni favorevoli a ogni sorta di eccesso, di abuso di potere. Tali abusi scioccano ancor di più in quanto spesso toccano le corde più delicate dell’anima delle persone che li subiscono. I danni umani sono ancora più terrificanti. E se commessi su bambini, sono criminali e devono essere trattati come tali.

Periodicamente si levano voci che invocano tali abusi a sostegno della rivendicazione del «matrimonio dei sacerdoti», panacea per tutti i mali della Chiesa. È di fatto un altro modo di soccombere ancora una volta alla tentazione di sbattere questa dannata porta socchiusa. Sarebbe davvero un peccato se la Chiesa cattolica romana si riallacciasse alla sua tradizione millenaria di ordinazione di uomini sposati per un simile motivo, di mancanza.

Ben lungi dall’essere una frustrazione affettiva perversa e pericolosa per il contesto, il celibato consacrato è un tesoro del cristianesimo. Oggi ancor più che in passato, ha in sé un’incredibile carica profetica ed è un cammino di felicità e di realizzazione umana. Quant’è bello provare questa libertà di una vita come fratelli e come sorelle in un rapporto di alterità e di uguaglianza assoluta in dignità. Quant’è bello assaporare la castità di un rapporto di amicizia tra uomini e donne, certo raramente scevro della sua parte di seduzione reciproca, in un mondo in cui il desiderio è l’oggetto di tutte le polarizzazioni.

Dio, quant’è bello questo rapporto, Dio, quanto è vertiginoso. Significa accettare il rischio di questa porta socchiusa, non abbassare mai del tutto la guardia e guardare in faccia la nostra fragilità umana piuttosto che nasconderla dietro a protezioni illusorie. Significa l’umiltà e l’annullamento dell’amico dello sposo, che esulta di gioia alla voce dello sposo (cfr. Giovanni 3, 29), più che la sicurezza di un “uomo di Dio” che potrebbe sorprendersi a dimenticare che rimane comunque un uomo.

di Jean-Paul Vesco,
Domenicano, vescovo di Oran

Tratto dall'Osservatore Romano

giovedì 8 novembre 2018

DIO CI PARLA? QUANDO, COME?


"Frati in dialogo"

Dio ci parla? E se sì, quando e come?

Oggi prova a rispondere fra Emanuele Zuglian, giovane frate studente in teologia a Padova (presso il Convento s. Antonio dottore), condividendo la sua esperienza di ascolto e di incontro con Gesù.
La Sua voce non solo lo ha guidato, qualche anno fa, a scoprire la chiamata ad essere frate ma, ancora oggi, gli mostra la bellezza della vocazione francescana nel condividere la vita con i poveri, con gli ultimi. 

Lo rigraziamo di cuore anche con la nostra preghiera. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

==============///=======///=======///==============

Quella volta che… 
Testimonianza di fra Emanuele

Un’impresa ardua scegliere un episodio particolare in cui ho sentito una parola di vita rivolta a me da parte di Dio. 

Sono convinto che il Signore ci parli continuamente e ci raggiunga nelle pieghe più piccole e ordinarie delle nostre giornate.

Tuttavia, ci sono degli incontri che effettivamente lasciano impresso nel nostro cuore e nei nostri ricordi la certezza che in quel preciso momento, in quel particolare incontro, in quel dato luogo, il Signore ci ha visitato in modo speciale.

Recentemente mi stavo recando a piedi verso la stazione di Padova e spesso si incontrano persone che chiedono soldi e, onestamente, in alcuni casi sono anche moleste. Tuttavia, passando in quel luogo ho notato più di una volta un uomo senza fissa dimora che quasi sempre trova riparo appoggiato alle vetrate dell’ingresso della stazione.

Mi ha colpito molto questa persona dall’aspetto mite, la corporatura esile e la sua piccola statura, soprattutto il suo sguardo profondo e gentile. Qualche volta ho sentito il desiderio di dargli qualcosa, vincendo quei pregiudizi che abbiamo un po’ tutti nei confronti di questi poveri: li userà per bere, per la droga… etc.
Quello che più mi colpisce è che lui non chiede niente…. anzi non parla neppure. Lo vedo quasi sempre scrivere qualcosa o disegnare e se ti avvicini lui ti sorride e gli leggi negli occhi la gratitudine per quel piccolo gesto.

Una domenica in particolare, tornando dalla parrocchia dove offro il mio servizio nel fine settimana, mi sono avvicinato a lui e gli ho dato una moneta. Allontanandomi, mentre mi incamminavo verso casa, vedevo ancora il suo volto e quegli occhi gentili e grati.

Dentro di me sono nati sentimenti di gioia e una commozione profonda e in un istante il mio cuore ha ricordato con semplicità le sante parole del Vangelo di Matteo 25,40:


“tutto quello 
che avete fatto a uno solo 
di questi miei fratelli più piccoli, 
l’avete fatto a me.”




Per ironizzare un po’ potrei dirla cosi: una grande gioia per una piccola moneta.

Mi auguro e vi auguro che il Signore ci faccia sperimentare in sovrabbondanza di queste grazie, perché credo che i piccoli gesti di amore quotidiani, di cui noi tutti siamo capaci, possono renderci sempre più simili al nostro Signore Gesù Cristo.

Fra Emanuele

mercoledì 7 novembre 2018

LA VITA E' UN SOGNO FATTO PER TUTTI E L'AMORE E' IL PREMIO (Avicii)

Assisi - GVA 2018 : Framing di Giovani e frati

Cari amici in ricerca, pace e bene.
Sono di ritorno in convento dopo i giorni stupendi del Convegno Giovani verso Assisi.

Qui ho incontrato e ascoltato tanti ragazzi davvero unici, carichi di speranze e grandi desideri e slanci, come a volte di paure e angosce e coraggio e fede di fronte al mistero e alle sfide della vita. 

Mi ha particolarmente colpito il dialogo avuto con M. un giovane di 18 anni appena compiuti: una testa arruffata di capelli neri e ricci, un fare apparentemente deciso e spigliato, un sorriso luminoso.. simpatico.
Già dalle prime battute, ecco il contrasto con la bellezza immediata di una giovinezza esplosiva e la fatica di crescere e vivere a pieno i suoi giovani anni, strattonato fra mille tensioni ed emozioni ed incognite. Ecco il peso dell'angoscia e del vuoto sempre in agguato, ma anche la lotta per uscirne, la voglia di diventare grande e il suo buttarsi impacciato in nuove esperienze fra tante paure, insieme al tormento di scoprirsi ancora così inadeguato in un bisogno immenso di amare ed essere amato e il timore di sbagliare o di ricevere fregature... Ecco la voglia di scappare e non vivere, la seduzione di vie di fuga facili, anestetizzanti e velenose.

Stava ascoltando, tutto "incuffiato", una splendida canzone «Wake me up» di Avicii, al secolo Tim Bergling, che il 28 aprile 2018, è morto suicida: un grande artista, all'apice del successo e dei record di vendite, travolto dal non senso e da un vuoto incolmabile.

M. mi ha confidato di essere rimasto profondamente colpito da questa tragica fine di Avicii, di averlo addirittura in parte invidiato, di avere pensato in qualche momento, sia pure per brevissimi istanti,  di emularlo e così sfuggire alla vita.
Era ad Assisi per la prima volta, giunto un pò per caso su invito di un amico.

E' stato molto bello ascoltare il suo racconto, insieme alla gioia inaspettata che mi diceva di stare provando da questa esperienza del convegno. Da solo si era fatto il giro di alcuni luoghi di Francesco, scoprendone la storia e immedesimandosi in lui e nella sua ricerca. Per la prima volta, in un angolo oscuro della chiesetta di san Damiano, si era scoperto a pregare e a piangere e a invocare il Signore, sentendolo vicino, amico e compagno.

Per la prima volta la sua domanda di felicità e di senso aveva trovato in Gesù un segnale forte, una indicazione luminosa e profonda capace di squarciare un orizzonte spesso oscuro, carico di incognite e paure. Per la prima volta parlava di sè con qualcuno, senza filtri, e per di più con un frate, un religioso.

"Me ne torno a casa cresciuto", mi ha detto, "meno timoroso! Ora so che non sono solo". E infine, citando Avicii "la vita è un sogno fatto per tutti e l'amore è il premio... ora so che questo vale anche anche per me".

Carissimi, affido M. anche alle vostre preghiere insieme a tutti i ragazzi presenti ad Assisi.
E al Signore Gesù, per il suo servo Francesco, sempre la nostra lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

Avicii, Wake Me Up

Feeling my way through the darkness
Guided by a beating heart
I can't tell where the journey will end
But I know where to start
They tell me I'm too young to understand
They say I'm caught up in a dream
Life will pass me by if I don't open up my eyes
Well that's fine by me
So wake me up when it's all over
When I'm wiser and I'm older
All this time I was finding myself
And I didn't know I was lost
[x2]
I tried carrying the weight of the world
But I only have two hands
I hope I get the chance to travel the world
But I don't have any plans
Wish that I could stay forever this young
Not afraid to close my eyes
Life's a game made for everyone
And love is the prize
So wake me up when it's all over
When I'm wiser and I'm older
All this time I was finding myself
And I didn't know I was lost
[x2]
I didn't know I was lost
I didn't know I was lost
I didn't know I was lost
I didn't know I was lost 

Avicii, Wake Me Up: (traduzione italiana)

Sento la mia strada attraverso l'oscurità
guidato da un cuore pulsante
non so dove finirà il viaggio
ma so da dove cominciare
dicono che sia troppo giovane per capire
dicono che io sia preso in un sogno
la vita mi passerà avanti se non apro gli occhi
beh va bene per me
allora svegliatemi quando è finita
quando sarò più saggio e più vecchio
tutto questo tempo mi stavo trovando
e non sapevo che mi ero perso
cerco di portare il peso del mondo
ma ho solo due mani
spero di avere la possibilità di viaggiare per il mondo
ma non ho altri piani
spero di restare così giovane
senza paura di chiudere gli occhi
la vita è un sogno fatto per tutti
e l'amore è il premio
allora svegliatemi quando è finita
quando sarò più saggio e più vecchio
tutto questo tempo mi stavo trovando
e non sapevo che mi ero perso
[x2]
e non sapevo che mi ero perso
e non sapevo che mi ero perso
e non sapevo che mi ero perso
e non sapevo che mi ero perso