mercoledì 3 ottobre 2018

La COSA PEGGIORE PER UN UOMO? ACCORGERSI DI NON AVERE VISSUTO


"Io ho fatto la mia parte la vostra ve la insegni Dio...ora ben venga sorella morte" (san Francesco)

Mi colpiscono queste ultime parole pronunciate da San Francesco, poco prima di spirare, la sera del 3 ottbre 1226. 
Con un corpo ormai sfinito, si appresta al grande passo con un'estrema libertà e consapevolezza di una vita totalmente e pienamente spesa rispondendo con slancio ad un invito, una chiamata lontana udita nella giovinezza e rivoltagli dal crocifisso nella chiesetta di san Damiano: "Francesco, va e ripara la mia casa".

Ora, dopo avere percorso le strade degli uomini annunciando amore, pace e speranza,  se ne va da questa terra, circondato dai suoi, senza rimpianti, senza più nulla di cui temere. La morte è sorella e "tutto è compiuto" per lui come per Gesù sulla croce.

Credo che questa testimonianza di Francesco non possa non interrogarci tutti sul senso che stiamo dando alla nostra vita, su come stiamo aderendo alla chiamata del Signore e alla vocazione che ha suggerito al nostro cuore. Ecco alcune domande:
  • Se la morte dovesse coglierci ora, come risponderemmo e con quale animo l'affronteremmo?
  • Che parole saremmo in grado di pronunciare?
  • Che valutazione potremmo dare ai nostri giorni trascorsi?
  • Come guardiamo al futuro?
L'esempio di Francesco ci sproni alla vigilanza e alla cura della nostra vita, all'assunzione piena e generosa della nostra chiamata e vocazione.

Concludo con un pensiero provocante di uno scrittore americano del secolo scorso, Henry David Thoreau (1817-1862):
"La cosa peggiore per ogni essere umano è giungere in punto di morte e accorgersi di non avere vissuto". 

Al Signore Gesù, per il suo servo Francesco, sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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