venerdì 16 marzo 2018

LUOGHI COMUNI SUI FRATI: E' VERO CHE SONO SEMPRE CHIUSI IN CONVENTO ?

Cari amici, il Signore vi dia pace!

Vi avevo annunciato tempo fa una serie di post su luoghi comuni , stereotipi e pregiudizi vari che circondano la figura del frate francescano. Ebbene.. oggi (sempre con l'aiuto di un simpatico commento e un video dei "giovani frati") ne affrontiamo più da vicino uno, davvero tremendo e diffusissimo anche fra chi è in ricerca vocazionale.... Leggere per credere e... ricredersi!

E come sempre: Al Signore Gesù la nostra lode !
Fra Alberto(fra.alberto@davide.it)


Ma è vero che i frati 

stanno sempre chiusi in convento? 


Tra i tanti luoghi comuni su noi frati, questo è sicuramente il più ricorrente. Soprattutto quando mi capita di incontrare dei giovani, o di andare in qualche scuola, l’idea fissa è sempre la solita:
Perché una vita in “prigione” ? Che senso ha stare sempre chiusi in convento?

Questa errata convinzione, nasce da una non chiarezza circa due vocazioni di vita religiosa, simili in alcuni ambiti, ma anche ben diverse fra loro: quella del "monaco" e quella del "frate francescano"!
  • Sono "i monaci", infatti, a condurre la loro vita di consacrati esclusivamente all'interno del "monastero"(fra preghiera e lavoro), in un luogo volutamente "chiuso" e stabile.
  • Il "convento francescano" è invece per sua natura un luogo "aperto" e dinamico (infatti deriva da “con-venire” = ritrovarsi insieme), un luogo in cui "i frati" (e non solo!) si incontrano e dialogano e progettano per poi ancora uscire. Un luogo dove si arriva e da dove si parte. Per andare dove? Per stare fra la gente, per condividere evangelicamente, spalla a spalla, la vita quotidiana di ogni uomo e donna. L'itineranza e la mobilità sono dunque caratteristiche proprie francescane. 
Ma in effetti, che un consacrato se ne andasse per il mondo e stesse in mezzo alla gente, non era così scontato già ai tempi di San Francesco. Anch'egli, inizialmente, non era del tutto sicuro e convinto di intraprendere questo nuovo stile di vita: la decisione gli sarà suggerita dall'Alto! Ecco cosa scrive al riguardo San Bonaventura, raccontando la nascita del primo convento francescano al mondo (il nostro “Proto-convento” di Rivotorto):

«[Francesco] mosse con i compagni la questione se dovevano vivere abitualmente in mezzo alla gente o appartarsi nei luoghi solitari. Dopo aver indagato con l’insistenza della preghiera quale fosse il volere di Dio su questo punto, fu illuminato da una rivelazione e comprese […]: stabilì, che bisognava scegliere di vivere per tutti, piuttosto che per sé solo. Si raccolse con i frati in un tugurio abbandonato, vicino ad Assisi (Rivotorto), per viverci la vita religiosa secondo la norma della santa povertà e predicare alle popolazioni la parola di Dio, secondo l’opportunità del tempo e del luogo. Divenuto, quindi araldo del Vangelo, si aggirava per città e paesi, annunciando il regno di Dio non con il linguaggio dotto della sapienza umana, ma nella potenza dello Spirito Santo». [Dalla vita di san Francesco;  LMin 2,5; FF 1343B] 
E infatti lo stesso Francesco, poi scriverà a tutti i suoi frati:
«Ascoltate, miei signori, figli e fratelli: lodate il Signore, poiché è buono, ed esaltatelo nelle opere vostre, poiché per questo vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui, con la parola e con le opere, e facciate conoscere a tutti che non c’è nessuno Onnipotente eccetto Lui». [dalla Vita di san Francesco; LettOrd; FF 216]

Per questi motivi, anche noi, frati del 2018 (più di 800 anni dopo), abbiamo sì nel convento la nostra casa (dove viviamo in fraternità, dove ci ritroviamo per pregare insieme più volte al giorno, dove ci prepariamo e pure ci riposiamo…), ma siamo poi "in uscita" ogni giorno nei posti più disparati: nelle case, nelle parrocchie, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, per le strade, nei santuari, nelle comunità e persino in lontane terre di missione. Il frate francescano :« Un pellegrino e un forestiero» (san Francesco). 
carcere1













“eh, ma voi frati 
vivete fuori dal mondo,
non li conoscete 
i problemi della gente!”

Anche questo mi sono sentito dire più di qualche volta!!! Effettivamente in convento non ci sono bambini che ti svegliano alle tre di notte o altre situazioni proprie di chi ha famiglia (il lavoro, la scuola..., i figli..) . Però, mi chiedo: 
  • Forse che passare ore in un confessionale, o dedicare tempo all'ascolto come al conforto o alla guida di tante persone verso Gesù, non ti mette a contatto con i problemi della gente?
  • Forse che percorrere le corsie di un ospedale o le sezioni di un carcere o di una comunità di giovani tossicodipendenti, occuparti dei poveri, non ti fa incontrare le ferite più sanguinanti di questa umanità?
  • Stare nelle scuole, nelle parrocchie, in un oratorio, andare per le case o in terra di missione nel nome di Gesù, non ti sbatte forse in faccia la realtà più concreta della vita di ogni uomo o donna, giovane o anziano che sia?
  • Anche la nostra preghiera quotidiana non è forse un avere a cuore e un portare davanti al Signore le reali situazioni  delle persone, come del mondo intero?
Gente23









Quando qualcuno chiedeva ai primi frati dove stesse il loro chiostro (il porticato a quattro lati,  il luogo simbolo della clausura monastica), questi lo conducevano su un colle e gli mostravano «tutt’intorno la terra fin dove giungeva lo sguardo, dicendo: “Questo è il nostro chiostro!”» [SacCom 63; FF 2022].

Il mondo intero è il nostro chiostro! E se ci sono delle sbarre, se ci sono delle prigioni in questo nostro povero e amato mondo, beh, allora è proprio lì che vogliamo andare, per portarci il Signore Gesù, metterlo in mezzo al suo popolo, e lasciare che Lui possa fare ciò per cui è venuto:
“liberare i prigionieri!” [Lc 4,18].
Guarda il nostro video 
Tratto da "Bibbia Francescana"
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